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Venezia. “Archeologia e ambiente in laguna. Verso il grande museo del Lazzaretto vecchio”: ne parla a bordo scavo di Lio Piccolo il team di scavo di Ca’ Foscari con i curatori del progetto museale e gli archeobotanici coinvolti. Visita guidata e aperitivo archeologico

venezia_lio-piccolo_vivere-d-acqua_archeologia-e-ambiente_14-ottobre_locandinaVisita agli Scavi, Aperitivo archeologico e ospiti d’eccezione. Nuovo appuntamento, venerdì 14 ottobre 2022, alle 16, a Lio Piccolo (Venezia) con “Archeologia di comunità. Lo scavo della villa marittima di epoca romana di Lio Piccolo, anno 2022”, nell’ambito del progetto “Vivere d’acqua, archeologie tra Altino e Lio Piccolo” dell’università Ca’ Foscari di Venezia. In programma visita dello scavo, conversazione a bordo scavo e aperitivo archeologico. Si accede all’area dello scavo dall’agriturismo Le Saline in via della Sparesera 4 a Lio Piccolo (Ve). Per partecipare scrivere a vivereacqua@unive.it, messaggi whatsapp a +39 351 690 0300. Il tema di venerdì 14 ottobre 2022 è “Archeologia e ambiente in laguna. Verso il grande museo del Lazzaretto vecchio”. Il team di scavo Diego Calaon e Daniela Cottica incontrano Daniele Ferrara, Letizia Pulcini e Giulia Passante della Direzione regionale Musei del Veneto, curatori del progetto museale. La conservazione della risorsa archeologica è davvero una sfida per la Laguna, dove i siti difficilmente possono essere lasciati visibili come in un parco archeologico tradizionale. A questa sfida risponde l’ambizioso progetto del futuro museo di Archeologia del Lazzaretto Vecchio, con un progetto di narrazione della lunga storia conservativa della laguna e di Venezia. Invece gli archeobotanici Marco Marchesini e Silvia Marvelli aiuteranno a capire come l’ambiente naturale, le piante e le erbe ci permettano di tracciare una storia di continue iterazioni tra uomo e ambiente.

Altino (Ve). Ultimo appuntamento con Scavi aperti: la direttrice Marianna Bressan conduce i visitatori alla scoperta di un’infrastruttura pubblica emersa nel quartiere residenziale augusteo

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La zona dell’infrastruttura pubblica scavata nella zona del quartiere residenziale augusteo di Altino (foto drm-veneto)

Scavi Aperti: ultimo appuntamento. Giunge al termine l’iniziativa di archeologia pubblica ad Altino promossa da Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve). E sarà proprio Marianna Bressan, giovedì 13 ottobre, alle 15.30, a condurre la visita guidata agli scavi in corso nel Quartiere residenziale augusteo di Altino. L’iniziativa è aperta a tutte e tutti, su prenotazione ai recapiti: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443. Si consiglia di indossare abiti e scarpe comode. Cosa si può vedere? Un’infrastruttura pubblica a volta (di cui sono rimasti alcuni mattoni d’attacco) con spallette, anche quelle in mattoni alte un metro e mezzo ben visibili e una pavimentazione di lastroni di trachite. Sul fondo oggetti di uso quotidiano, pettini, oggetti in osso per la cura del corpo, vasellame da mensa e piccole lucerne decorate. L’infrastruttura che è ben conservata e fruibile si potrà vedere nel corso di quest’ultima visita guidata nel suo massimo fulgore perché gli scavi hanno fatto in modo di renderla molto ben visibile ai visitatori. La struttura, che si trova 3 metri sotto terra rispetto al piano campagna (il livello del terreno in cui si cammina oggi), è probabilmente parte dello stesso sistema fognario, già in parte emerso diversi decenni fa, nella zona a nord oltre l’anfiteatro.

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La zona del quartiere residenziale augusteo prima dello scavo dove è emersa l’infrastruttura pubblica (foto drm-veneto)

Gli scavi hanno però “liberato” la struttura che è ora esposta per una lunghezza di 14 metri. Gli scavi hanno fatto emergere anche una serie di canalette di adduzione che sfociavano dentro la cloaca (una delle quali con un pezzo di volta) e le tracce di un edificio superiore. “Il manufatto”, spiega Marianna Bressan, “ha una dimensione imponente quindi si tratta sicuramente di un sistema fognario pubblico predisposto secondo un preciso disegno urbanistico, non di un piccolo fognolo di scarico dalle abitazioni private. Il livello di conservazione è molto buono e ci dice molto della pianificazione urbanistica dell’epoca”.

Verona. Al museo Archeologico nazionale apre la sezione dell’Età del Ferro che completa il percorso espositivo della Preistoria e Protostoria: tra le star in mostra i “Cavalli delle Franchine” di Oppeano e la tomba del “principe bambino” dalla necropoli celtica di Lazisetta a Santa Maria di Zevio

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17 febbraio 2022: taglio del nastro al museo Archeologico nazionale di Verona all’ex carcere asburgico di San Tomaso (foto graziano tavan)

verona_museo-archeologico-nazionale_logoSono passati otto mesi da quel 17 febbraio 2022 quando l’ex carcere asburgico di San Tomaso ha aperto le porte – dopo un restauro decennale – all’atteso museo Archeologico nazionale di Verona. Si era cominciato con una parte dell’ultimo piano dello storico edificio, quello dedicato alla Preistoria e alla Protostoria: “Agli albori della creatività umana”. Nell’allestimento curato dall’architetto Chiara Matteazzi la storia del popolamento del Veronese si è snodata dal Paleolitico all’Età del bronzo, con i visitatori accolti dallo Sciamano della Grotta di Fumane, raffigurazione in ocra rocca riferibile ai primi Sapiens (40.000 BP, Paleolitico superiore, ad oggi una delle più antiche figure teriomorfe (figure di uomo-animale) del pianeta, che del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona è diventato il simbolo (vedi Verona. Il museo Archeologico nazionale è una realtà: le due protagoniste – l’ex direttrice Federica Gonzato e la nuova Giovanna Falezza – ci introducono alla nuova istituzione culturale, con un breve excursus sulla storia della sede e sull’allestimento. Apertura completa entro il 2025 | archeologiavocidalpassato). Ma già al taglio del nastro la direttrice del museo, Giovanna Falezza, aveva assicurato che all’inizio dell’autunno il percorso sarebbe stato completato con la sezione dell’Età del Ferro. E ora ci siamo.

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Il pozzo di Bovolone dell’Età del Bronzo, conservato al museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

Mercoledì 26 ottobre 2022, alle 11, con l’evento “ENTRANDO NELLA STORIA. L’età del Ferro nel Veronese” si inaugurano le nuove sale espositive del museo Archeologico nazionale di Verona, con un’ampia sezione interamente riservata all’Età del Ferro, che saranno aperte al pubblico dal venerdì successivo, 28 ottobre 2022. La nuova sezione, curata sotto il profilo scientifico da Giovanna Falezza, direttrice del Museo, e da Luciano Salzani, già funzionario della Soprintendenza veronese, è stata allestita da Chiara Matteazzi, in continuità con il precedente allestimento museale. Il criterio è quello cronologico, con una serie di focus su oggetti e rinvenimenti di particolare interesse. Ad essere documentata è la storia del territorio veronese, luogo di incontri e contatti che qui si intrecciarono tra Veneti, Etruschi e Reti.

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Giovanna Falezza, direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

L’Età del Ferro si sviluppò nel corso del primo millennio a.C., volgendo al termine con le prime manifestazioni dell’arrivo dei Romani, all’incirca nel II secolo a.C. “Già a partire dal IX secolo a.C., nel Veronese, sia in pianura che in collina, sorgono numerosi abitati, anche di rilevanti dimensioni”, anticipa la direttrice Giovanna Falezza: “ad esempio il centro veneto di località Coazze di Gazzo Veronese, che si estendeva su una superficie di oltre 60 ettari, con ampie aree di insediamenti abitativi accanto ad aree artigianali. Oltre, naturalmente, alle estese necropoli, dalle quali provengono oggetti particolari, venuti da lontano e con lavorazioni raffinatissime, a testimoniare la ricchezza dei contatti di cui il nostro territorio è teatro in questo periodo”.  Sono soprattutto i ricchissimi materiali rinvenuti negli scavi delle necropoli ad fornire i contenuti della nuova sezione. Sepolture di uomini e donne ma anche di cavalli: i cavalli veneti, citati da fonti latine e greche per la loro agile bellezza. Nel percorso museale, uno dei due “Cavalli delle Franchine”, necropoli in territorio di Oppeano. Un maschio, morto a 17-18 anni, 135 cm al garrese, sepolto in una piccola fossa coricato sul fianco destro, con le gambe ripiegate.

Sicuramente emoziona la tomba del “Principe bambino”, una delle 187 della necropoli celtica di Lazisetta a Santa Maria di Zevio, unica per la ricchezza del corredo funebre. È la sepoltura di un bambino di 5-7 anni, le cui ceneri vennero deposte assieme ad un sontuoso carro da parata (di cui restano gli elementi metallici quali mozzi delle ruote, timone, 1 cerchione di ruota, 2 morsi dei cavalli che lo trainavano) e a un ampio corredo tipico solitamente dei guerrieri adulti (spada, lancia, giavellotto e scudo), oltre a vasellame ceramico e bronzeo, monete, attrezzi agricoli e strumenti per il banchetto (spiedi, coltelli, alari e un graffione di ferro). All’interno di alcuni vasi erano residui di ossa di maiale, resti del banchetto funebre. L’attento studio del contesto ha permesso agli archeologi di ricostruire il rituale con cui questo giovane “principe” fu sepolto: dopo essere stato cremato insieme ad alcune offerte, le sue ceneri furono raccolte in un contenitore in materiale organico (stoffa o cuoio) e deposte nella fossa assieme al resto del corredo; al di sopra fu collocato il carro, capovolto e parzialmente smontato; infine, dopo un parziale interramento, fu acceso un secondo grande fuoco rituale. Alla fine la tomba fu probabilmente coperta da un tumulo che segnalava l’elevato stato sociale del defunto.

Non meno curiosa una tomba (VII sec. a.C.) rinvenuta in una delle tre necropoli di Oppeano.  Appartenne ad una bambina di pochi anni. All’interno dell’urna, al di sopra delle ossa combuste, oltre ad alcuni elementi di corredo sono stati deposti alcuni elementi molto particolari: delle conchiglie, di cui una forata, legate forse alla sfera del gioco; un astragalo, probabilmente un amuleto; infine un uovo di cigno, uccello acquatico ritenuto sacro. Proprio quest’ultimo assume un significato rituale molto importante, interpretabile come simbolo di rinascita e rigenerazione.

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L’architetto Chiara Matteazzi ha curato l’allestimento del museo Archeologico nazionale di Verona

“Con l’allestimento delle sale dell’Età del Ferro abbiamo voluto anche inserire due esperienze immersive e alcune postazioni multimediali, destinate ad arricchire la narrazione dei reperti presentati nel percorso museale”, aggiunge Chiara Matteazzi. “L’uso delle tecnologie in campo museale consente infatti di migliorare con nuovi linguaggi la comprensione di tematiche complesse legate ai reperti esposti, utilizzando tecniche di storytelling per stimolare la curiosità del visitatore e amplificare il coinvolgimento cognitivo ed emozionale. L’obiettivo è quello di trasferire al visitatore, in maniera adeguata, non solo informazioni ma anche emozioni, rendendolo partecipe e coinvolgendolo nella narrazione”. “I lavori sono proseguiti senza soluzione di continuità da febbraio e con ottimi risultati”, conclude il dirigente della Direzione regionale Musei Veneto, Daniele Ferrara. “Terminato l’intero terzo piano del museo, contiamo ora di avviare molto presto il cantiere per la sezione romana, che i veronesi (e non solo) attendono da molti anni”.

Venezia. Lo scavo archeologico della villa marittima di Lio Piccolo apre le porte al pubblico con gli Aperitivi Archeologici. Incontri con gli archeologi e visite guidate

venezia_lio-piccolo_scavo-villa-marittima_locandinaDal 1° ottobre 2022 lo scavo archeologico di Lio Piccolo apre ufficialmente le porte al pubblico: proiezioni cinematografiche, visite guidate e conversazioni archeologiche animeranno Lio Piccolo, Ca’ Savio e l’area di cantiere dello scavo. Tutte le attività saranno accessibili tramite prenotazione (vivereacqua@unive.it e whatsapp 3516900300). L’indagine archeologica come lo scorso anno è diretta dal prof. Diego Calaon e dalla prof.ssa Daniela Cottica dell’università di Ca’ Foscari Venezia e vede la collaborazione e il finanziamento del Comune di Cavallino-Treporti, sotto l’alta sorveglianza della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ministero della Cultura. Le attività di archeologia pubblica sono organizzate in collaborazione con la Direzione Regionale Musei, Veneto. “L’apertura al pubblico e la condivisione dei risultati è per noi archeologi un’azione fondamentale per un progetto partecipato e condiviso”, spiegano Diego Calaon e Daniela Cottica. “Condividere il percorso stratigrafico e, soprattutto, interpretativo ci ha permesso lo scorso anno di recuperare preziosissime informazioni dalla comunità: in un’indagine affascinante, talvolta complessa, che mira a comprendere il legame tra uomo e ambiente nell’antichità, per capire le modalità di sfruttamento degli spazi costieri antichi, abbiamo bisogno di condividere le informazioni con chi, “vive d’acqua”, proprio come il nome del nostro progetto”. L’apertura delle aree archeologiche mentre il lavoro è in corso, permette al pubblico di esser parte integrante di questo processo: non solo visitatori dunque, ma protagonisti del processo cognitivo e interpretativo. Che aspetto aveva la costa di fronte ad Altino presso Lio Piccolo in epoca romana? È questa la domanda e la sfida posta dallo scavo. L’amministrazione di Cavallino-Treporti ha inoltre promosso un percorso didattico finalizzato alla conoscenza del luogo per le scuole del territorio che hanno colto l’opportunità e che in questi giorni porteranno i ragazzi delle classi primarie e secondarie a visitare le aree archeologiche.

venezia_lio-piccolo_aperitivi-archeologici_1-ottobre_locandinaSabato 1° ottobre 2022, alle 16, Aperitivo Archeologico con Diego Calaon, Daniela Cottica e il team di scavo. Ospite Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino. Segue la visita guidata agli scavi. Gli eventi sono gratuiti. È necessaria la prenotazione a: vivereacqua@unive.it, la prenotazione dal diritto pass per il passaggio nella ZTL di Lio Piccolo. L’accesso allo scavo avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Alle Saline (Via della Sparesera 4 – Lio Piccolo). Lio Piccolo è Zona a Tutela Rilevanza Urbanistica, per questa ragione l’amministrazione comunale ha anche messo a disposizione il trenino gommato con partenza dal cimitero di Treporti e arrivo al Borgo di Lio Piccolo (info orari e costi www.ctservizi.eu/it). Info: vivereacqua@unive.it, WhatsApp: +39 351 690 0300.

Adria. Al museo Archeologico nazionale presentazione della nuova Guida a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola per la collana “Quaderni della direzione regionale musei Veneto”

Copertina della nuova Guida del museo Archeologico nazionale di Adria

Il museo Archeologico nazionale di Adria rinnova la propria offerta culturale con la nuova guida: 175 pagine, foto a colori di qualità, testi e schede dei approfondimento. Sabato 30 aprile 2022, alle 17.30, nella sala conferenze del museo (via Badini, 59, Adria), presentazione a cura degli autori della nuova Guida del museo Archeologico nazionale di Adria, edita dalla Direzione regionale Musei del Veneto nella collana “Quaderni della direzione regionale musei Veneto” con il sostegno di BancAdria Colli Euganei Credito cooperativo italiano. Ingresso gratuito all’evento. Info e prenotazioni: 0426 21612. In museo si potrà acquistare una copia della guida (11.40 euro). La Guida è a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola. Testi di Giovanna Gambacurta e Loretta Zega. Schede tematiche di Sandra Bedetti, Fiorenza Bortolami, Alberta Facchi, Marta Franzin, Andrea Gaucci, Stefania Paiola, Cinzia Tagliaferro, Maria Cristina Vallicelli, Federica Wiel-Marin. Anche questa nuova edizione della guida come la precedente del 2012 si sviluppa seguendo il percorso museale e restituendone in maniera incisiva le chiavi di lettura: il visitatore è accompagnato alla scoperta del museo con testi suggestivi e un impianto grafico che aderisce ancora di più al racconto tra le sale e che si dipana attraverso il colore, da sempre cifra caratteristica dell’allestimento. Vera innovazione di questa nuova edizione è l’inserimento di schede focus che valorizzano, arricchendoli di approfondimenti e di dati scientifici aggiornati, alcuni dei temi, delle classi di materiali e dei singoli reperti dell’esposizione.

Verona. Il museo Archeologico nazionale è una realtà: le due protagoniste – l’ex direttrice Federica Gonzato e la nuova Giovanna Falezza – ci introducono alla nuova istituzione culturale, con un breve excursus sulla storia della sede e sull’allestimento. Apertura completa entro il 2025

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Taglio del nastro all’Archeologico di Verona: da sinistra, Matteazzi, Falezza, Ferrara, Gonzato, Osanna, Sboarina (foto graziano tavan)

Obiettivo 2025. L’impegno è stato preso ufficialmente da tutti i protagonisti dell’inaugurazione del museo Archeologico nazionale di Verona nell’ex caserma asburgica San Tomaso, la prima istituzione statale nella città scaligera: da Daniele Ferrara, direttore della  Direzione regionale Musei Veneto, a Giovanna Falezza, neo direttrice dell’Archeologico (che parla nell’intervista rilasciata ad archeologiavocidalpassato.com), dal prof. Massimo Osanna, direttore generale Musei ministero alla Cultura, all’architetto Chiara Matteazzi, che ha curato l’allestimento. Intanto da oggi, 18 febbraio 2022, il museo Archeologico nazionale è aperto al pubblico: per ora tre giorni alla settimana, venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 18. La visita è limitata all’ultimo piano, dove è stata allestita la sezione di Preistoria e Protostoria: si va dal Paleolitico all’Età del Bronzo. Per l’Età del Ferro dovremo attendere settembre 2022.

Il nuovo museo, come ha spiegato l’ex direttrice Federica Gonzato, che ha seguito passo passo la nascita dell’Archeologico – il cui iter è iniziato almeno vent’anni fa – e ne ha curato il progetto scientifico, si distingue dai musei civici proprio perché raccoglie le testimonianze dell’archeologia di tutta la provincia di Verona: raccoglie i reperti provenienti da scavi di emergenza e da campagne di scavo curate in decenni dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona e da molte università. E soprattutto partiamo da circa 100mila anni fa di storia, dal Paleolitico: e da qui si instaura un dialogo con il visitatore per raccontargli quella che è la storia dell’uomo. “Ecco questa è proprio la mission del museo Archeologico nazionale di Verona – spiega Gonzato: l’evoluzione dell’uomo e della sua mente, di come lui vede se stesso, di come si vede proiettato nell’ambiente, e di tutto il percorso che lui fa quotidianamente di piccole scoperte e intuizioni per migliorare la sua vita quotidiana”.

L’ex caserma asburgica, alle spalle della chiesa di San Tomaso, sede del museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

Il museo Archeologico nazionale di Verona è accolto da quello che, in epoca asburgica,  fu il carcere di guarnigione (Garnisons Stockhaus). L’edificio si innalza su un lotto trapezoidale, adiacente al fianco meridionale della chiesa di San Tomaso, in precedenza occupato dal monastero, con un grande chiostro quadrangolare e alcune corti minori. Il carcere (ed oggi il Museo) si articola su tre corpi di fabbrica lineari: i due maggiori si affacciano, rispettivamente, sullo stradone di San Tomaso e sulla via retrostante dell’isolato, vicolo Campanile di San Tomaso. Il terzo corpo di fabbrica, minore, li collega a meridione. Verso l’interno i medesimi fabbricati delimitano una grande corte quadrangolare; un cortile di servizio è annesso a sud del tratto minore e lo divide dagli altri fabbricati civili dell’isolato. Il tratto principale, contiguo alla facciata della chiesa, conteneva gli uffici, con la cancelleria, gli archivi, e gli alloggiamenti del personale addetto alla custodia. Al centro, verso il cortile, sporgeva il corpo poligonale della cappella, in asse con l’androne d’ingresso. Le due campate iniziali, adiacenti alla chiesa, pur inserite nel nuovo edificio, non appartenevano al Carcere, ma alla casa canonica. Questa era collegata da un passaggio, lungo il fianco della chiesa, alla vecchia sagrestia, sulla via retrostante, unita all’altro tratto del Carcere, destinato, con l’ala minore, alle celle. Il passaggio adiacente al fianco della chiesa è il resto del chiostro quattrocentesco, con gli archi murati, che continua anche sul lato della sagrestia, a est.

Ad accogliere il pubblico è lo Sciamano della Grotta di Fumane, scelto come simbolo del museo stesso. Ma sono molti i motivi e i tesori che dovrebbero spingere il pubblico a venire a visitare l’Archeologico, come spiega ad archeologiavocidalpassato.com la neodirettrice Giovanna Falezza.

Ciottolo inciso con figura di stambecco dal Riparo Tagliente, conservato nel museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

Nella prima sezione cronologica, il Paleolitico, fase in cui anche il territorio veronese è testimone della piena espansione delle popolazioni neandertaliane e dell’Homo sapiens in Europa, il Museo racconta le prime forme d’arte e la vita di queste popolazioni di cacciatori e raccoglitori, accogliendo preziosi reperti di due siti di grande rilevanza a livello europeo: la Grotta di Fumane, con le sue pietre dipinte – prima fra tutte, lo sciamano -, e Riparo Tagliente.

Vasi e boccali dal sito neolitico antico (5300-500 a.C.) di Lugo di Grezzana, conservati al museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

Nella seconda sezione cronologica, il Neolitico, fondamentale fase della preistoria in cui i gruppi umani passano da un’economia basata essenzialmente su caccia e pesca all’introduzione di agricoltura e allevamento e quindi alla possibilità di produrre il cibo per il proprio sostentamento, spiccano i reperti dal sito veronese di Lugo di Grezzana che proiettano i visitatori nella vita di un villaggio neolitico, mentre i rinvenimenti da altri siti veronesi li introducono ai rituali funebri e agli oggetti dedicati al culto.

Statue-stele da Spiazzo di Cerna e Sassina di Prun, conservate al museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

Nella terza sezione cronologica, l’Età del Rame, momento della preistoria in cui l’Uomo scopre la possibilità di utilizzare un metallo – il rame, appunto – per realizzare armi e strumenti, troviamo la capanna di Gazzo Veronese, la necropoli recentemente scoperta di Nogarole Rocca, statue-stele e preziosi corredi tombali dal territorio veronese che accompagnano i visitatori nella prima “età dei metalli”.

Il pozzo di Bovolone dell’Età del Bronzo, conservato al museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

Nella quarta ed ultima sezione aperta al pubblico, la più articolata, l’Età del Bronzo, fase in cui le comunità umane, oltre ad introdurre l’uso del bronzo per la costruzione dei propri oggetti, diventano sempre più numerose, articolate ed interconnesse tra loro, il Museo racconta la vita di questi abili artigiani e costruttori: l’enorme pozzo di Bovolone, valorizzato con un gioco di luci, campeggia al centro della sala dedicata ai villaggi; attorno, alcuni modellini raccontano le antiche tecniche edilizie, mentre reperti eccezionali parlano al visitatore della vita e del lavoro di tutti i giorni.

Il vaso a bocche multiple (età del Bronzo) proveniente dalla palafitta del lago del Frassino (Vr) e conservato al museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Questa sezione accoglie una vetrina dedicata alla tre palafitte UNESCO della provincia di Verona, oltre ad una serie di reperti in legno dal sito di Vallese di Oppeano, eccezionalmente conservati. L’articolata vita dell’Età del Bronzo viene poi raccontata nelle sale seguenti, con una serie di reperti derivati dagli scambi con il mondo europeo e mediterraneo, e con gli eccezionali rinvenimenti dalle necropoli veronesi. Fra tutte, si ricorda quella di Olmo di Nogara, con le raffinate spade di bronzo deposte al fianco dei guerrieri. Infine, il Museo racconta quella che doveva essere l’antica ritualità, con un’ultima sala dedicata ai “doni agli dei” dell’Età del Bronzo.

Verona. L’attesa è finita. Domani si inaugura, e venerdì apre al pubblico, il nuovo museo Archeologico nazionale nell’ex caserma asburgica San Tomaso. Si inizia con la sezione di Preistoria e Protostoria: un percorso da 200mila anni fa al I sec. a.C. Ecco le prime immagini

L’ingresso del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

L’attesa è finita. Il museo Archeologico nazionale di Verona è una realtà. Domani, giovedì 17 febbraio 2022, alle 11.30, si inaugura la sezione “Preistoria  e protostoria: agli albori della creatività umana” del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona nell’ex caserma asburgica San Tomaso, in stradone San Tomaso, 3. E venerdì 18 febbraio 2022 il museo sarà aperto al pubblico che nei giorni di venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 18, potrà percorrere 200mila anni di storia. Là dove erano imprigionati i carbonari che lottavano contro l’Impero Asburgico hanno trovato posto infatti le testimonianze più antiche degli insediamenti umani nel territorio veronese, portate alla luce dopo un secolo e più di campagne archeologiche.  Si tratta di reperti considerati i primi, eccezionali esempi delle espressioni della civiltà e della creatività umane, che si possono ora finalmente ammirare accompagnati da un chiaro corredo introduttivo. Ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale valorizzano questo straordinario patrimonio in bianche teche sovrastate dalle colossali capriate lignee del grande edificio costruito nel 1856 per farne sede carceraria.

Uno degli ampi spazi espositivi del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

I muri perimetrali delle celle sostengono possenti arcate in mattoni, conferendo all’ambiente la sembianza di una chiesa romanica. La Direzione regionale Musei Veneto, cui questo museo statale afferisce, ha investito fondi del ministero alla Cultura per restaurare e mettere a norma l’edificio che si sviluppa su tre piani, compresa la elegante facciata sul lungadige veronese. L’allestimento del nuovo museo Archeologico, affidato all’architetto Chiara Matteazzi su progetto scientifico dell’ex direttrice Federica Gonzato, è iniziato dall’ampio sottotetto dove hanno trovato collocazione le sezioni dedicate alla Preistoria e alla Protostoria, a documentare un lasso di tempo che prende avvio circa 200mila anni fa e si dipana sino al primo secolo a.C. Il piano intermedio accoglierà invece i reperti dell’età celtica e romana, oltre ad uffici, biblioteca e spazi per incontri, mentre il piano terra è destinato a documentare l’età altomedievale.

La facciata dell’ex caserma asburgica, sede del museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Domani, all’inaugurazione, con Daniele Ferrara direttore della  Direzione regionale Musei Veneto e Giovanna Falezza neo direttrice dell’Archeologico, interverrà il prof. Massimo Osanna direttore generale Musei ministero alla Cultura. “Complessivamente l’investimento supererà i 3 milioni di euro, integralmente  finanziati dal ministero alla Cultura”, afferma Daniele Ferrara. “Aperta al pubblico la sezione riservata alla preistoria e alla protostoria, contiamo di avviare molto presto il cantiere per la sezione romana, mentre con fondi assegnati tramite il PNNR metteremo a cantiere anche il piano terra per completare quello che si prefigura come uno dei più importanti musei archeologici italiani”.

Una sala della sezione “Preistoria e protostoria” del museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Il percorso espositivo della sezione Preistoria e Protostoria, anche grazie a ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale, narra le principali componenti storiche del veronese in un arco cronologico compreso tra oltre 100mila anni fa e il 100 a.C. Predisposto con la collaborazione dell’università di Ferrara, dell’università di Trento e della soprintendenza ABAP di Verona, il percorso si articola in una serie di sottosezioni dedicate ai principali siti preistorici e protostorici, dal Paleolitico (rappresentato dalla famosa pietra dipinta, nota come lo “Sciamano”, considerato tra le più antiche rappresentazioni umane sino ad oggi note al mondo, proveniente dalla Grotta di Fumane), passando attraverso il Neolitico e l’età del Rame, fino all’età del Bronzo, con l’esposizione dei materiali provenienti dai siti palafitticoli inseriti nella lista UNESCO del veronese, e all’età del Ferro. L’allestimento si sviluppa in modo lineare, attraverso le diverse sale dei due bracci del terzo piano (dal Paleolitico all’età del Bronzo) fino a confluire nel terzo braccio (dedicato all’età del Ferro).

Lo “sciamano” dalla Grotta di Fumane (foto drm-veneto)

Tra i molti tesori del nuovo Museo, la neo direttrice dell’istituzione veronese, Giovanna Falezza, segnala la pietra dipinta nota come “lo Sciamano”, assunto a simbolo del nuovo museo. Tra le opere d’arte in ocra rossa rinvenute nella Grotta di Fumane e riferibili all’attività artistica dei primi Sapiens (40mila BP, Paleolitico superiore), la più famosa è questa pietra calcarea sulla quale, in ocra rossa, è raffigurato un personaggio che indossa un copricapo. Questa pietra è, ad oggi,  una delle più antiche figure teriomorfe (figure di uomo-animale) del pianeta.

Il vaso a bocche multiple (età del Bronzo) proveniente dalla palafitta del lago del Frassino (Vr) e conservato al museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Risale invece all’Età del Bronzo antico, lo straordinario esemplare di vaso a bocche multiple recuperato durante lo scavo archeologico della Palafitta del Laghetto del Frassino presso Peschiera del Garda.  Dal medesimo sito provengono anche ceramiche con decorazioni incise, conchiglie, metalli e utensili in osso, pietra e legno. Sempre dal Garda, rinvenuti ad una profondità di circa tre metri, provengono una tazza dell’Età del Bronzo antico e alcuni resti paleobotanici, tra i quali una spiga carbonizzata di farro.

Spade ripiegate, cuspidi di lancia, pugnali ed altri elementi laminari contorti (Bronzo finale) provenienti dal sito di Pila del Brancon di Nogara (Vr) e conservate al museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm – veneto)

Dal sito di Pila del Brancon, a Nogara, provengono spade ripiegate, cuspidi di lancia, pugnali ed altri elementi laminari contorti, materiali che possono essere riferiti ad una fase iniziale dell’età del Bronzo finale. Notevoli e numerosi gli oggetti da ornamento esposti nel nuovo Museo e tra essi spicca il magnifico spillone scoperto presso la palafitta de La Quercia a Lazise, lungo più di mezzo metro, con larga testa a disco e gambo ritorto.

Verona. Dopo un lungo restauro e decenni di attesa, apre il nuovo museo Archeologico nazionale nell’ex caserma asburgica San Tomaso: si inizia con la ricca sezione di Preistoria e Protostoria, con lo Sciamano di Fumane, simbolo del museo

L’annuncio-invito dell’inaugurazione del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona
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Le eleganti architetture dell’ex caserma asburgica, sede del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Se si apre il sito del museo Archeologico nazionale di Verona e si clicca alla voce “orari”, la risposta è secca: temporaneamente chiuso per restauri. Una situazione che permane da sempre, da decenni: perché in realtà non è mai stato aperto. Da quando lo Stato ha individuato l’ex caserma asburgica di San Tomaso affacciata sull’Adige a Verona come sede dell’istituendo museo Archeologico nazionale per coprire una storica lacuna della città scaligera, dove non c’è alcun museo statale ma solo civici, tutti gli interventi sono stati indirizzati al recupero e al restauro del grande edificio, adiacente alla chiesa di S. Tomaso Cantuariense, una delle testimonianze di architettura civile austriaca meglio conservate a Verona, per renderlo idoneo all’esposizione delle ricchissime testimonianze provenienti dalle ricerche archeologiche effettuate nella città e nel territorio veronese negli ultimi quarant’anni, articolate in un arco temporale che va dalla preistoria alla protostoria, alla fase celtica, alla romanizzazione, fino all’età romano-imperiale. Ma, dopo vari annunci, stavolta ci siamo. Giovedì 17 febbraio 2022, alle 11.30, sarà inaugurato il nuovo museo Archeologico nazionale di Verona nell’ex caserma asburgica San Tomaso alla presenza del direttore regionale Museo Veneto, Daniele Ferrara; del direttore dell’Archeologico, Giovanna Falezza; del soprintendente Abap di Verona, Vincenzo Tinè. Interverrà il prof. Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura.

Lo “sciamano” dalla Grotta di Fumane (foto drm-veneto)

verona_museo-archeologico-nazionale_logoSi comincia con l’apertura al pubblico dell’importante Sezione riservata alla Preistoria e Protostoria. Dal  Neolitico all’età del Rame, del Bronzo e del Ferro, con l’esposizione, tra gli altri,  dei materiali provenienti anche dai siti palafitticoli UNESCO del veronese. Il percorso espositivo della sezione Preistoria e Protostoria, anche grazie a ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale, narra le principali componenti storiche del veronese, compreso tra 50mila anni fa e il 100 a.C. In generale il percorso espositivo si articola in una serie di sottosezioni dedicate alle principali epoche della preistoria-protostoria del territorio veronese, dal Paleolitico (rappresentato dalla famosa pietra dipinta, nota come lo “Sciamano”, proveniente dalla Grotta di Fumane), passando attraverso il Neolitico e l’età del Rame, fino all’età del Bronzo, con l’esposizione dei materiali provenienti dai siti palafitticoli UNESCO del veronese, e l’età del Ferro. L’obiettivo è quello di far percepire il ruolo formativo di questo territorio rispetto al centro urbano di Verona, la cui nascita è l’esito di un percorso storico di lunga durata. L’allestimento si sviluppa in modo unilineare e senza interferenze, partendo dalla sala di orientamento (accessibile dalla scalinata e dall’ascensore) attraverso le diverse sale dei due bracci del terzo piano (dal Paleolitico all’età del Bronzo) fino a confluire nel terzo braccio (dedicato all’età del Ferro).

Parco archeologico di Altino: presentato il progetto finanziato dal Mic che fonde museo e area archeologica in un unico percorso più fruibile al pubblico per raccontare la storia di un luogo e del suo paesaggio speciale. Due anni per realizzarlo

La torretta al centro del museo Archeologico nazionale di Altino: da lì si potrà cogliere con uno sguardo tutta l’estensione del realizzando parco archeologico di Altino (foto drm – veneto)

All’inizio fu il museo di Altino. Poi vennero il museo nazionale e l’area archeologica di Altino. Ora (o meglio, a breve) è il parco archeologico di Altino: perché la “Venezia prima di Venezia” ha tutte le carte in regola per diventare il primo parco archeologico del Veneto, dal patrimonio culturale e paesaggistico a una grande visione per il futuro del polo museale altinate, dal progetto al finanziamento del Mic (sostanzioso, ma sicuramente fondamentale per iniziare), dalla posizione strategica ai margini della laguna veneta al coinvolgimento degli enti e le associazioni territoriali. Manca solo la firma del ministro Dario Franceschini. Ma nessuno si nasconde che, dopo anni di lungaggini (solo per arrivare al nuovo museo ci sono voluti vent’anni! Vedi Il nuovo museo Archeologico di Altino (Venezia) prende forma: venerdì 12 si inaugura il nuovo edificio, e per un giorno si visitano gli spazi che apriranno nel giugno 2015 | archeologiavocidalpassato), questa volta sembra fatta.

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I partecipanti alla presentazione del progetto del parco archeologico di Altino: da sinistra, Marco Sartori, Elisabetta Baldan, Simone Venturini, Claudio Grosso, Daniele Ferrara, Marianna Bressan, e Paola Bonifacio (foto graziano tavan)

Ne è convinta Marianna Bressan, vulcanica direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino, che martedì 1° febbraio 2022 ha presentato la visione (perché si è pensato proprio in grande) del parco archeologico, affiancata da altrettanto entusiasti e convinti “compagni di viaggio”: Daniele Ferrara, direttore regionale Musei del Veneto; Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna; Claudio Grosso, sindaco di Quarto D’Altino; Simone Venturini, assessore al Turismo del Comune di Venezia; Paola Bonifacio, manager dei Musei Civici di Treviso; Elisabetta Baldan, architetto, e Marco Sartori, ingegnere, dello Studio di architettura ddba di Treviso.

Due anni per realizzare il progetto: il termine ultimo è giugno 2024. Cosa vedremo alla fine dei lavori? Si camminerà tra i resti della città sepolta, scoprendone i reperti, ma anche le antiche costruzioni. Ci saranno i mosaici conservati, ma anche la casa in cui probabilmente erano collocati. E mentre si passeggerà accanto al basolato della strada originaria si scopriranno i dintorni, ricostruiti con pannelli iconografici e immagini. Sarà un museo all’aperto, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti. “Il progetto mira a far comprendere ai visitatori che le aree museali e quelle archeologiche si trovano proprio qui per la presenza di un’antica città sepolta, seppur non visibile”, interviene Marianna Bressan: “racconteremo un “unico mondo” che conterrà storia, arte, paesaggio e territorio e che sarà dunque in grado di mostrare a 360 gradi la storia di questi luoghi. Nel progetto inoltre verrà studiato anche il miglioramento dell’accessibilità per tutti”. Finanziato dal ministero della Cultura con 1milione e 700mila euro, il progetto del parco archeologico potrà contare su 1,5 milioni di euro. Più di due terzi (circa 1,2 milioni di euro) andranno in lavori veri e propri a partire dal rifacimento dei percorsi, degli impianti, dei magazzini, degli allestimenti, passando per l’adeguamento degli edifici e gli ulteriori scavi archeologici. Il restante (300mila euro) servirà per i servizi a partire dagli studi di indirizzo per il modello di sviluppo culturale e turistico, passando per il restauro, gli allestimenti, le traduzioni, la grafica e la comunicazione cui si aggiungeranno i progetti (dei lavori, dell’accessibilità).

Veduta aerea dell’area archeologica di Altino tagliata in due dalla strada provinciale (foto drm – veneto)

Cosa cambierà nel rapporto con il territorio e col sistema paesaggio? Il parco archeologico, rispetto a museo e area archeologica concepiti singolarmente, permetterà di mettere a sistema archeologia (dunque valore culturale) e paesaggio nella proposta di valorizzazione del territorio. Il parco archeologico sarà anche un importante fattore di rilancio per il territorio in chiave turistica: raggiungibile via acqua da Venezia e via terra attraverso un circuito di piste pedonali e ciclabili immerse nella natura, rappresenterà la meta ideale per un turismo lento e sostenibile.

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Il sistema di accesso al parco archeologico di Altino nel progetto dello Studio di Architettura ddba

“La creazione di nuovi flussi turistico-culturali nella Laguna Veneta è una priorità per le pubbliche amministrazioni, poiché ciò contribuisce alla tutela del patrimonio archeologico, storico e artistico presente nei centri urbani e disseminato nel contesto”, spiega Daniele Ferrara. “Occorre lavorare in condivisione tra pubblico e privato per orientare i residenti e i visitatori, italiani e stranieri, verso proposte culturali permanenti coincidenti appunto con percorsi di conoscenza e godimento dei tanti aspetti che l’ambito lagunare offre. È necessario far riscoprire una dimensione di fruizione lenta che avvicini con interesse e piacere a quel ‘museo diffuso’ di cui l’Italia è ricca e di cui la Laguna Veneta è uno degli esempi più alti e significativi”. Il progetto del parco nazionale di Altino nasce inoltre anche da una proficua e stretta collaborazione tra Direzione Regionale Musei e Soprintendenza, a partire dal vincolo archeologico posto su tutta l’area urbana nel 2019. “Abbiamo condotto diverse indagini tra 2020 e 2021”, ricorda Emanuela Carpani, “finanziate dal Ministero e dirette dal nostro funzionario archeologo Massimo Dadà. Queste ricerche ci hanno fatto meglio comprendere la conservazione delle strutture antiche. I risultati fino ad ora raggiunti verranno resi noti a breve in collaborazione con l’Istituto Centrale per l’Archeologia”.

La pista ciclabile. Tra gli elementi maggiormente caratterizzanti della zona nell’ottica della fruibilità di un turismo lento e sostenibile vi è indubbiamente quello delle piste ciclabili nel Parco del fiume Sile, che si estende per 11 territori comunali distribuiti nelle province di Padova, Treviso e Venezia. “È nel nostro DNA puntare, potenziare e rinforzare il cicloturismo nel territorio comunale offrendo al turista la possibilità di apprezzarne il paesaggio ambientale e gli aspetti storico archeologici”, interviene Claudio Grosso. “In particolare questa possibilità verrà data attraverso il completamento di un circuito che comprende il tratto di Greenway che dal capoluogo arriva al museo di Altino attraverso la nuova ciclabile sul Siloncello e ritorna al centro di Quarto d’Altino attraverso il percorso della memoria e la via Claudia Augusta. Si tratta di un’idea di ampio respiro che è finalizzata anche a supportare i nuovi interventi previsti per il parco archeologico”.

“Oggi è un momento molto importante perché tracciamo il percorso di evoluzione di questo straordinario museo”, dichiara Venturini, assessore al Turismo del Comune di Venezia. “Un unico itinerario unirà la componente paesaggistica con la ‘città sepolta’, che in parte vedrà la luce grazie ai nuovi scavi, e con la componente museale, dove già oggi sono esposti preziosi reperti che permettono di ricostruire la storia del porto che si sviluppò prima di Venezia. Si tratta di un progetto importante che completa l’offerta culturale del nostro territorio permettendo di conoscere una storia ancora da riscoprire pienamente. Conoscere le nostre radici significa conoscere anche chi siamo e chi saremo. Questo parco archeologico costituirà una novità assoluta per il Veneziano in grado di affascinare, nei prossimi anni, famiglie, studiosi e scolaresche. Un progetto ambizioso che arricchisce ancora di più l’offerta culturale del nostro territorio, coniugandosi con la bellezza del paesaggio”.

Vediamo meglio cosa prevede il progetto realizzato dallo Studio di Architettura ddba di Treviso, e illustrato dall’architetto Elisabetta Baldan e dall’ingegnere Marco Sartori. “Il primo cambiamento fondamentale prevede non più solo l’esistenza del Museo e dell’Area archeologica intesi come elementi separati, ma la nascita di un parco archeologico perimetrato”.

La strada romana basolata (che rea l’antico decumano) introduce oggi all’area archeologica del quartiere augusteo (foto drm-veneto)
Rendering del nuovo accesso al parco archeologico di Altino nel progetto dello Studio di Architettura ddba

Innanzitutto ci sarà una continuità tra la prima area archeologica e AltinoLab (la vecchia sede del museo Archeologico di Altino) al quale si accederà direttamente aprendo un passaggio sul giardino. Verrà migliorato anche il collegamento tra AltinoLab e la seconda area archeologica (della porta-approdo). Le due zone sono adiacenti, ma oggi separate da siepi e recinzioni, tanto che, per recarsi dall’uno all’altra, è necessario portarsi sulla strada provinciale, in quel punto peraltro stretta e priva di marciapiede. In questa seconda zona non sono presenti resti archeologici a vista e dunque verrà proposta una passeggiata prevalentemente naturalistico-ambientale, durante la quale si porteranno i visitatori a “percepire” la relazione con la città sepolta, realmente presente anche se non visibile proprio sotto i loro piedi.

Rendering dello spazio riorganizzato davanti all’Altino Lab nel progetto dello Studio di Architettura ddba

Parte integrante del percorso sarà il passaggio accanto ad una parte del campo, ora in uso agrario ad un’azienda agricola che lo coltiva con grani antichi, nel rispetto dell’agricoltura naturale e dei resti archeologici. Allo stesso tempo, AltinoLab svilupperà in 2 modi diversi rispetto al passato la sua duplice natura di spazio aperto al pubblico e di lavoro e studio. La “torretta”, parte integrante del corpo edilizio di nuova costruzione del Museo sarà il luogo fisico sul quale puntare per cominciare il racconto topografico della città sepolta: il terrazzo sopraelevato permetterà infatti di cogliere il paesaggio nel modo migliore possibile.

La planimetria delle area archeologiche di Altino sui due lati della strada provinciale nel progetto del parco archeologico di Altino (studio di architettura ddba)

Sotto la superficie della campagna altinate si trovano infatti i resti di una città millenaria, prima veneta e poi romana, emporio e crocevia di culture dal VIII sec. a.C. al VII sec. d.C. La città sepolta è da anni materia di ricerca archeologica. Il progetto prevede anche uno scavo estensivo nella più promettente tra le due aree archeologiche visitabili, l’area del quartiere residenziale augusteo. L’obiettivo è che gli ulteriori scavi intercettino nuove strutture da lasciare a vista per estendere la fruizione attuale degli spazi. Quelle attuali, inoltre, verranno rivoluzionate con un ripensamento degli apparati didattici.

Veduta aerea del complesso del nuovo museo Archeologico di Altino: è apprezzabile la vicinanza dell’approdo aperto sulla laguna (forto drm-veneto)

L’accessibilità Il Museo è già privo di barriere architettoniche e ad AltinoLab sono presenti pannelli tradotti in alfabeto Braille per le persone con disabilità visive. Il nuovo progetto renderà strutture e contenuti egualmente accessibili a tutte e tutti, con un’attenzione particolare a ogni possibile disabilità o barriera di comprensione, anche linguistica (i testi per il momento sono disponibili soltanto in italiano). Il 3D e le comunicazioni ad alta tecnologia Le applicazioni per la comunicazione saranno tradizionali, come la pannellistica informativa e le didascalie statiche, ma verranno progettate anche svolte innovative, che esploreranno le possibilità che le diverse tecnologie applicate ai beni culturali offrono oggi (come ad esempio la realtà immersiva in 3D).

Altino. Nasce il parco Archeologico che unisce il museo nazionale e l’area archeologica in una lunga “passeggiata immersiva” nella storia, in un’ottica di turismo lento e sostenibile. Martedì la presentazione del progetto

Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia (foto drm-veneto)

A dicembre 2021, alla presentazione di “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino (vedi Altino (Ve). Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale, presenta “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino | archeologiavocidalpassato),

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Marianna Bressan, direttrice del museo e area archeologica di Altino, nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)

Marianna Bressan direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino lo aveva accennato, per scaramanzia, più come un buon auspicio per il 2022 che per un processo amministrativo-istituzionale in via ormai di definizione: la nascita del parco archeologico di Altino per unire il museo e l’intera area archeologica, e dare vita a una lunga passeggiata immersiva nella storia. L’auspicio è diventato realtà. Il progetto verrà presentato da Daniele Ferrara, direttore regionale Musei Veneto e da Marianna Bressan, direttrice del museo di Altino, martedì 1° febbraio 2022, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Altino. Saranno presenti anche Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna; Claudio Grosso, sindaco di Quarto D’Altino; Simone Venturini, assessore al Turismo del Comune di Venezia; Paola Bonifacio, manager dei Musei Civici di Treviso in rappresentanza del Comune di Treviso e lo Studio di Architettura ddba.

Un tratto di strada romana basolata nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)
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Laboratorio di archeologia del paesaggio tenuto ad Altino (Ve)

“Sculture funerarie e mosaici accanto alle ricostruzioni dei luoghi che li ospitavano, immersi nella natura circostante e percorsi naturalistici in un’ottica di turismo lento e sostenibile”, spiega Marianna Bressan. “Si camminerà tra i resti della città sepolta, scoprendone i reperti ma anche le antiche costruzioni. Ci saranno i mosaici conservati ma anche la casa in cui probabilmente erano collocati. E mentre si passeggerà accanto al basolato della strada originaria si scopriranno i dintorni, ricostruiti con pannelli iconografici e immagini”. Finanziato dal ministero della Cultura con 1milione e700mila euro il parco archeologico di Altino muove ora i primi passi. Sarà un “museo all’aperto”, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico nazionale con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti.