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Policoro (Mt). Al museo Archeologico nazionale della Siritide l’incontro “Storia di un’amicizia. Dino Adamesteanu raccontato dagli amici”: un pomeriggio dedicato ai ricordi, alle testimonianze e agli aneddoti di chi ha condiviso con lui esperienze di vita e di ricerca

Venerdì 7 agosto 2026, alle 17.30, in sala conferenze del museo Archeologico nazionale della Siritide a Policoro (Mt), l’incontro “Storia di un’amicizia. Dino Adamesteanu raccontato dagli amici”: un pomeriggio dedicato ai ricordi, alle testimonianze e agli aneddoti di chi ha condiviso con lui esperienze di vita e di ricerca. Ci sono persone che hanno lasciato un segno nella storia dell’archeologia italiana e della Basilicata. Tra queste, Dino Adamesteanu occupa un posto speciale: studioso, pioniere e protagonista della riscoperta del patrimonio archeologico della Magna Grecia. Dopo i saluti di Raffaella Bonaudo, direttrice dei musei nazionali di Matera, intervengono Angelo Bottini, già soprintendente della Basilicata; Salvatore Bianco, già direttore del museo della Siritide. Modera Carmelo Colelli, direttore del museo Archeologico nazionale della Siritide. Ingresso gratuito.

Copertina del libro “Storia di un’amicizia. Dinu, Teresa e Ida” a cura di Teresa Armenti, Ida Iannella

L’incontro sarà anche l’occasione per la presentazione del libro “Storia di un’amicizia. Dinu, Teresa e Ida” a cura di Teresa Armenti, Ida Iannella (EditricErmes), con la partecipazione degli autori, che illustra la mostra fotografico-documentaria a cura di Teresa Armenti e Ida Iannella (Castelsaraceno 28 maggio 2011).

Archeologia in lutto. Si è spento, stroncato da un male incurabile a 60 anni, l’archeologo Clemente Marconi, tra i maggiori esperti di archeologia del Mediterraneo antico e del mondo greco d’Occidente, il cui nome è legato a filo doppio con Selinunte. Ecco il ricordo di enti culturali e colleghi

Il prof. Clemente Marconi, il grande archeologo di Selinunte, morto a 60 anni (foto museiitaliani)

Archeologia in lutto. Il 23 luglio 2026, si è spento a New York, dove era docente alla New York University, stroncato da un male incurabile, l’archeologo Clemente Marconi, tra i maggiori esperti di archeologia del Mediterraneo antico e del mondo greco d’Occidente, il cui nome è legato a filo doppio con Selinunte, in Sicilia. Aveva 60 anni- Era nato a Rona il 12 gennaio 1966. Lascia la moglie Rosalia Pumo e due figli. La triste notizia è rimbalzata da una sponda all’altra dell’oceano Atlantico fino alla Sicilia, dove le attestazioni di cordoglio sono venute da enti culturali e colleghi archeologi. A dare la triste notizia è stata proprio la moglie Rosalia Pumo, a sua volta archeologa, conosciuta al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, che ha informato innanzitutto il direttore del Parco archeologico di Selinunte Felice Crescente. “Il 22 luglio mio fratello Clemente si è addormentato per sempre”, scrive la sorella Carolina Marconi. “Per metà della sua vita è stato tormentato da problemi di salute. Ma ha sempre lottato come un leone, e la vita gli ha dato una moglie e due figli stupendi. Gli ha dato un lavoro che adorava, sempre in movimento fra New York, Roma, Milano e l’amata Selinunte. Ora è in pace, insieme a papà e a tutti gli altri cari che non ci sono più”. Ha ricoperto incarichi accademici sia negli Stati Uniti che in Italia, ricoprendo il ruolo di James R. McCredie Professor of Greek Art and Archaeology, professore universitario all’Institute of Fine Arts della New York University e professore ordinario di Archeologia classica al dipartimento di Patrimonio culturale e ambientale dell’università di Milano. Marconi diresse anche gli scavi dell’Istituto di Belle Arti della New York University e dell’università di Milano sull’acropoli di Selinunte. E la Scuola Archeologica Italiana di Atene: “Con lui l’archeologia classica perde uno dei suoi maggiori protagonisti. Ricercatore di eccezionale valore, maestro autorevole e innovatore, Clemente ha saputo congiungere come pochi il rigore del metodo, la conoscenza dell’arte greca e l’esperienza concreta dello scavo. Per noi, tuttavia, non era soltanto una figura eminente dell’archeologia. Era un amico generoso, affettuoso e leale, capace di entusiasmo, ironia e rara umanità. La sua assenza apre un vuoto che nessuna formula di circostanza può colmare. La Scuola si stringe con commozione alla famiglia, agli allievi, ai colleghi e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Caro Clemente, ci mancheranno la tua lucidità, il tuo sorriso e la gioia con cui sapevi fare dell’archeologia una passione condivisa”.

Marconi ha conseguito la laurea in Lettere Classiche e Arti e Archeologia Greca e Romana all’università di Roma la Sapienza nel 1990. Nel 1997 ha conseguito il dottorato in Arte Classica e Archeologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove è stato formato da Salvatore Settis. La sua formazione accademica ha enfatizzato un approccio interdisciplinare al mondo antico, fondendo metodologie storiche, filologiche, archeologiche e di storia dell’arte. Dopo aver conseguito il dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Marconi ha insegnato, dal 1999 al 2006, Arte e Archeologia Greca nel dipartimento di Storia dell’Arte e Archeologia della Columbia University. Nel 2006 ha lasciato la Columbia University per entrare all’Institute of Fine Arts della New York University, dove ha insegnato Arte Greca e Archeologia. Nel 2010–2011 Marconi è stato Elizabeth A. Whitehead Professor all’American School of Classical Studies di Atene. Dal 2017 ha anche insegnato Archeologia Classica all’università di Milano. Nel 2019 è stato professore ospite all’Australian Archaeological Institute ad Atene. A partire dal 2006, Marconi ha diretto gli scavi dell’Institute of Fine Arts—New York University a Selinunte. Oltre all’insegnamento e al lavoro sul campo, Marconi ha avviato il Seminario di Arte Antica e Archeologia presso l’Institute of Fine Arts della New York University nel 2012. Il seminario mira a esplorare criticamente nuove metodologie e approcci teorici nello studio dell’arte e dell’architettura antica. Nel 2021 è diventato membro dell’Accademia nazionale dei Lincei e dell’Academia Europaes.

A partire dal 2006, Marconi ha diretto gli scavi dell’Institute of Fine Arts–New York University sull’acropoli di Selinunte, uno dei siti più significativi per l’archeologia greca e punica in Italia. Il suo lavoro a Selinunte, in collaborazione con il parco archeologico di Selinunte, e, a partire dal 2017, con l’università di Milano, ha visto la collaborazione di un numero considerevole di specialisti affiliati a numerose istituzioni accademiche e di ricerca europee e americane. Il suo lavoro portò a importanti scoperte riguardanti il principale santuario urbano del sito, lo sviluppo storico e l’archeologia della religione greca nei periodi Arcaico e Classico. I ritrovamenti del Tempio R, uno dei primi edifici monumentali di culto del sito, completamente sigillato nei suoi livelli arcaico e classico, contribuirono in modo significativo all’apertura, nel 2017, del museo locale nel Baglio Florio. Analogamente, la ricerca di Marconi sulle metope di Selinunte e il lavoro del progetto Selinunte sul Tempio B nel principale santuario urbano hanno portato a una nuova esposizione dei reperti provenienti da Selinunte al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo, dove è stato nominato consulente per la ristrutturazione del museo tra il 2009 e il 2015.

Felice Crescente con Clemente Marconi (foto regione siciliana)

PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE, CAVE DI CUSA E PANTELLERIA. Quando il professor Clemente Marconi parlava di Selinunte, aveva gli occhi che brillavano, come un ragazzino al primo amore. Perché l’archeologo romano conosceva sul serio ogni pietra, restava sotto il sole asfissiante dell’estate se aveva anche lontanamente l’impressione che qualcosa di nuovo stava saltando fuori. E questa terra lo ha ricompensato, regalandogli i suoi segreti, la sua storia frastagliata che si leggeva in controluce, di reperto in reperto. Marconi amava Selinunte e Selinunte amava Marconi; era un rapporto esclusivo, non ammetteva terze parti. E questo suo amore spassionato lo ha trasferito alle decine di studenti provenienti da tutto il mondo, che ogni anno accorrevano a Selinunte. “Clemente Marconi ha veramente amato Selinunte, le ha dedicato decenni di ricerca, passione e rigore scientifico”, afferma, molto addolorato, Felice Crescente, direttore del parco archeologico di Selinunte, “con un trasporto straordinario che andava ben oltre il lavoro da archeologo. Ogni sua campagna di scavo ci regalava un nuovo tassello della storia complessa e stratificata di questo sito che ha anche tanto da raccontarci. Ci mancherà moltissimo Clemente Marconi. Dalla mia finestra lo vedevo sugli scavi, sempre con un abito di lino bianco e il cappello, pareva una nuvola: ci mancheranno le sue discussioni dotte, la cura e la delicatezza che metteva in ogni studio o attività. Ma la sua eredità continuerà a vivere negli studi, nelle scoperte e nella memoria di Selinunte”.

MUSEI ITALIANI. I museiitaliani ricordano il prof. Clemente Marconi, archeologo classico di fama internazionale, che ha legato il suo nome agli scavi e alle ricerche archeologiche di Selinunte, a partire dai celebri studi sulle metope. Accademico dei Lincei e membro di numerose istituzioni scientifiche e accademie, si è contraddistinto per il rigore scientifico e metodologico e per la generosità nei confronti di colleghi e allievi. Negli ultimi mesi stava collaborando con la Direzione generale Musei al progetto di riallestimento del Museo archeologico nazionale di Metaponto: il prof. Massimo Osanna lo aveva chiamato a far parte del gruppo di lavoro, insieme al prof. Carlo Rescigno, per l’elaborazione del nuovo progetto espositivo del Museo, proprio in ragione della sua autorevole competenza sul mondo greco d’Occidente. Tutta la comunità scientifica del Ministero della Cultura si unisce nel ricordo dell’illustre studioso, e dell’esempio della sua straordinaria figura umana e professionale.

L’archeologo Clemente Marconi al museo Archeologico di Metaponto (foto drm-basilicata)

DIREZIONE REGIONALE MUSEI NAZIONALI BASILICATA. I Musei nazionali di Matera – Direzione Regionale Musei nazionali della Basilicata esprimono il più profondo cordoglio per la scomparsa del prof. Clemente Marconi, eminente archeologo, professore all’Università di Milano e all’Institute of Fine Arts di New York, Accademico dei Lincei, direttore della missione di scavo a Selinunte. Componente del comitato scientifico del museo Archeologico nazionale di Metaponto, aveva appena terminato la sistemazione della sezione scultorea del nuovo allestimento. Di lui ricordiamo, oltre alla profonda competenza scientifica, la straordinaria umanità, la simpatia, la cordialità e la contagiosa allegria. Raccogliamo con profonda gratitudine la preziosa eredità della sua esperienza metapontina, che sarà per sempre custodita nelle soluzioni espositive da lui ideate.

L’archeologo Clemente Marconi (foto drm-calabria)

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. I parchi archeologici di Crotone e Sibari e il direttore Filippo Demma salutano il professor Clemente Marconi: amico e maestro.

Rossella Giglio con Clemente Marconi (foto profilo FB rossella giglio)

Rossella Giglio, archeologa, Regione Siciliana. “Partecipo una tristissima notizia, la scomparsa a New York di Clemente Marconi, un collega, illustre studioso. Le nostre strade professionali per lungo tempo si sono incontrate proficuamente. Un abbraccio alla moglie Rosalia Pumi e a tutta la famiglia”.

Serena Raffiotta, archeologa. “Una brutta notizia per l’archeologia internazionale. Una grandissima perdita per la Sicilia. Clemente Marconi era amico di tutti. Un Genio nel campo della scultura e dell’architettura greca di Sicilia. È stato tra i primi a pubblicare studi scientifici di elevato rigore scientifico sugli acroliti e la Dea di Morgantina, esaminando i reperti negli Stati Uniti prima ancora del loro rimpatrio. Mancherà a tutti noi. Oggi è un giorno tristissimo. Condoglianze di vero cuore alla sua famiglia”.

Massimo Cultraro, archeologo. “In una torrida estate infuocata anche dalle sterili polemiche sul film di Nolan, oggi Clemente Marconi (1966-2026), archeologo e studioso visionario, termina la sua Odissea. Perdiamo un valido ricercatore e formatore di una vera scuola, a me viene sottratto un vecchio e speciale amico. Buona navigazione Clemente…verso le isole dei Beati dove un giorno ci riabbracceremo. Mi stringo a Rosalia e ai suoi ragazzi”.

PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA. “Il parco archeologico di Ostia antica si unisce al cordoglio della comunità scientifica internazionale per la scomparsa di Clemente Marconi, archeologo di straordinario prestigio, studioso dell’arte e dell’architettura del mondo greco e protagonista di alcune tra le più importanti ricerche archeologiche degli ultimi decenni. Con il suo rigore scientifico, la passione per la ricerca e la generosità con cui ha condiviso il sapere con colleghi e allievi, Clemente Marconi ha lasciato un segno profondo negli studi sull’antichità, contribuendo in modo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio archeologico del Mediterraneo. La sua opera continuerà a vivere nelle sue pubblicazioni, nelle scoperte che ha consegnato alla comunità scientifica e nelle tante persone che ha formato e ispirato. Alla famiglia, ai colleghi, agli allievi e a tutti coloro che ne hanno condiviso il percorso umano e scientifico il Parco archeologico di Ostia antica esprime le più sentite condoglianze”.

Giuseppe Castellana, archeologo. “Ho appreso la notizia dolorosa della morte di Clemente Marconi che ho avuto modo di conoscere e di apprezzare per le sue straordinarie doti di studioso quando lo ebbi come collaboratore borsista al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento. Furono anni di intenso lavoro e Clemente schedò centinaia di manufatti del Museo di seconda scelta e di magazzino con profonda conoscenza. Fu un rapporto di amicizia sincera e al museo di Agrigento conobbe Rosalia Pumo con cui si fidanzò e che poi sposò. Siamo stati in certo senso complici di quel matrimonio che si tenne poi a Salemi. Quando partì per gli Stati Uniti perdemmo un grande collaboratore ma negli Stati Uniti si fece conoscere prima alla Columbia University e poi alla New York University come docente molto seguito ed apprezzato. Tutti i colleghi conoscono la sua rapida carriera di grande studioso della scultura greca e soprattutto di quella siceliota e selinuntina. Lo ricordo con grande affetto. Non ci siamo rivisti negli ultimi anni specie da quando sono andato in pensione. Ricordo un incontro che ebbi con Clemente a New York presso Central Park dove discutemmo di un progetto per una Mostra da realizzare proprio a New York sulle necropoli siceliote. Eravamo amareggiati per i tanti magnifici pezzi archeologici del Metropolitan Museum provenienti anche dalla Sicilia ma che non recavano mai la provenienza. Erano gli anni del ritorno in Sicilia della Dea di Aidone dal Paul Getty Museum di Los Angeles Malibu e delle accese polemiche che culminarono anche in una visita di Soprintendenti italiani organizzata dalla Ambasciata Americana in Italia sulla restituzione di opere provenienti dall’Italia in esposizione nei Musei Americani. A quella visita fui invitato assieme alla collega Ciiurcina allora direttrice del museo “Paolo Orsi” di Siracusa. Clemente fu uno degli archeologi che si batté per la restituzione di opere illegalmente trafugate. Clemente sei stato un grande studioso non solo ma sei stato un Uomo di grandi valori umani ed hai lasciato un patrimonio aere perennius. La Terra non ti sia grave. Riposa in pace. Alla moglie Rosalia e ai figli le più sentite condoglianze”.

Angela Bellia con Clemente Marconi (foto profilo FB bellia)

Angela Bellia, archeologa. “Oggi è un giorno di grandissima tristezza e di profonda inquietudine, di quelli in cui ci si interroga sul senso della vita e della morte, che ha portato via una persona buona, interamente dedita all’avanzamento della conoscenza. È venuto a mancare un caro amico e uno studioso straordinario, Clemente Marconi. È stato il supervisor della mia prima fellowship Marie Curie alla New York University dove mi ha accolta, e da lì il nostro lavoro è proseguito negli anni, condividendo la pubblicazione di volumi e la partecipazione a numerose conferenze. In tutto questo tempo, non mi ha mai fatto mancare il suo incoraggiamento e i suoi consigli preziosi. Clemente è stato un grande archeologo e storico dell’arte a cui va il merito indiscusso di aver aperto nuove strade nella ricerca e di aver proposto letture inedite. Ma al di là della sua immensa caratura accademica, era di una generosità rara. Lo è stato con me come lo era con tutti, dimostrando un’attenzione speciale e un grande supporto specialmente verso i ricercatori e le ricercatrici più giovani. Con il cuore a pezzi, mando il mio abbraccio più grande a sua moglie Rosalia Pumo, cara amica, e ai loro due ragazzi. Grazie di tutto, Clemente”.

Laura Volpe con Clemente Marconi (foto profilo FB volpe)

Laura Volpe, archeologa. “Ci sono persone che, forse senza rendersene conto, cambiano il corso della vita degli altri. Undici anni fa il professor Clemente Marconi mi diede un’opportunità e scelse di credere in me quando ero solo all’inizio del mio percorso. Oggi, se sono coordinatrice del Conservation Lab sullo scavo archeologico di Selinunte e se sono la professionista che sto diventando, è anche grazie alla fiducia che ripose in me. Porterò sempre con me gli insegnamenti ricevuti, il rigore, la passione e l’amore per questo straordinario lavoro che è l’archeologia. Nonché i suoi indimenticabili “Evviva!!!!”. Grazie Clemente per aver creduto in me e in tanti altri giovani. Il suo esempio continuerà a vivere nel nostro lavoro, ogni giorno. Che la terra di Selinunte Le sia lieve”.

Maria Cecilia Parra, archeologa. “Volevo rispettare il silenzio richiestomi sulla scomparsa di Clemente, ma vedo un pullulare di post e non posso non aggiungere il mio. Ma nel dolore, mi limito a ricordare Clemente nei suoi anni pisani e poi a Entella, con me sullo scavo di una cava di gesso nell’area del complesso monumentale del vallone orientale , e poi ancora in un sopralluogo, io e lui soli, in una cava di Menfi, lui con tutti i suoi strumenti per la lavorazione dei materiali lapidei … era il momento del suo studio sulle metope del tempio E di Selinunte … gli strumenti non piacquero ai Carabinieri che ci fermarono per strada ma … È superfluo parlare dello studioso valente che in tanti stanno ricordando, in questo momento ricordo soltanto l’amico. Ciao Clemente”.

Giuliano Volpe, archeologo. “Apprendo con profondo dispiacere della scomparsa di una grande studioso, un grande archeologo, Clemente Marconi, un esponente di punta della moderna archeologia classica”.

Potenza. Al del museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” serata con “ITINERE. Il cammino del mito”, esperienza teatrale e culturale che intreccia memoria, archeologia e narrazione, a cura dell’associazione culturale La Fabbrica dei Ricordi Felici

Un cammino nel mito. Un incontro con la memoria. Un modo nuovo di abitare al museo. Sabato 27 giugno 2027, il mito torna a camminare tra i reperti attraverso le sale del museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” di Potenza: l’associazione culturale La Fabbrica dei Ricordi Felici porta in scena “ITINERE. Il cammino del mito” a cura di Sabrina Mutino, drammaturgia di Salvatore Riggi, con Daniela Appolloni, Salvatore Riggi, Giorgia Lunghi, Marco Allegretti, Gabriele Palnamente, Dalila Aprile e Claudia Peluso. Esperienza teatrale e culturale che intreccia memoria, archeologia e narrazione. Tra figure antiche, suggestioni classiche e linguaggi contemporanei, il pubblico sarà accompagnato in un percorso evocativo dove il patrimonio non resta immobile, ma prende voce, corpo e movimento. Sarà possibile fruire dello spettacolo, al solo costo del biglietto di ingresso di 5 euro, eccetto le gratuità previste per legge, in gruppi di 35 persone, divise in 3 turni: alle 19.30, alle 21 e alle 22. È necessario effettuare la prenotazione tramite form al seguente link: https://forms.gle/iRWYWkxS8khTsXuB9. Info: 350 568 5514 (solo WhatsApp), itinere2026@libero.it

Policoro (Mt). Al museo Archeologico nazionale della Siritide a Policoro (Mt) “Nel segno di Demetra: un viaggio tra mito e modernità”: percorso guidato tra archeologia e linguaggi contemporanei

Sapevate che il legame tra terra, grano e sacro continua a ispirare l’arte dopo millenni? Domenica 18 gennaio 2026, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale della Siritide a Policoro (Mt) “Nel segno di Demetra: un viaggio tra mito e modernità”, un’esperienza unica che unisce il fascino dell’archeologia alla forza dei linguaggi contemporanei. Un percorso guidato dal personale del museo che si snoda attraverso “L’Eco Parco”, una passeggiata tra natura e le nuove installazioni artistiche; e la mostra “Dee del Grano”, un’immersione nei reperti e nei simboli legati al culto di Demetra. L’evento fa parte dell’iniziativa di mostra diffusa dedicata alle divinità della terra, un racconto corale che attraversa il nostro territorio. Il percorso è incluso nel biglietto d’ingresso del museo e del parco (escluse gratuità di legge). Prenotazione allo 0835.972154.

Bari. Al Castello Svevo, in presenza e on line, tre giornate di studi collegate alla mostra “Antichi Popoli di Puglia. L’Archeologia racconta” a cura di Massimo Osanna e Luca Mercuri. Sessanta interventi tra archeologi, accademici e studiosi per raccontare ogni aspetto della storia della Puglia antica

bari_castello-svevo_antichi-popoli-di-puglia_giornate-di-studio_locandinaTre giornate di studi a Bari sugli antichi popoli di Puglia. Martedì 18, mercoledì 19 e giovedì 20 aprile 2023 appuntamento al Castello Svevo di Bari in concomitanza con la mostra “Antichi Popoli di Puglia. L’Archeologia racconta”, a cura del direttore generale Musei, Massimo Osanna, e dal direttore regionale Musei Puglia, Luca Mercuri, prodotta interamente dal ministero della Cultura, allestita nel Castello Svevo di Bari e aperta fino al 14 maggio 2023, che permette di ripercorrere un viaggio nel tempo nel territorio pugliese dall’VIII secolo a.C. all’età di Augusto. Durante le tre giornate di studi interverranno 60 fra esponenti del ministero della Cultura, accademici e studiosi per raccontare delle attività di tutela, valorizzazione e ricerca sul territorio e scandagliare ogni aspetto della storia della Puglia antica. Tre le sessioni di lavoro il 18 aprile: 1. I musei della Puglia e della Basilicata e le nuove prospettive di valorizzazione; 2. La Puglia; 3. La Daunia. Due invece le sessioni del 19 aprile: 4. La Messapia 5. La Peucezia. Infine una la sessione del 20 aprile: 6. La Puglia e Roma. Per conoscere tutti i temi affrontati nel ricco programma si veda il link tinyurl.com/ProgrammaConvegnoAntichiPopoli. È possibile partecipare da uditori in presenza nella sala conferenze del Castello di Bari, inviando una email per richiedere l’accredito (indicando nome cognome, ente o istituto e numero partecipanti) all’indirizzo drm-pug.comunicazione@cultura.gov.it  entro e non oltre le 18 di lunedì 17 aprile 2023. È inoltre possibile seguire il convegno da remoto, accedendo ai seguenti link: bit.ly/AntichiPopoli_Giornata1, bit.ly/AntichiPopoli_Giornata2, bit.ly/AntichiPopoli_Giornata3.

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Reperti apuli esposti nella mostra “Antichi Popoli di Puglia. L’Archeologia racconta” al Castello Svevo di Bari (foto drm-puglia)

La mostra “Antichi Popoli di Puglia. L’archeologia racconta”, a cura di Massimo Osanna e Luca Mercuri, presenta oltre seicento reperti, molti dei quali normalmente non esposti al pubblico, distribuiti lungo una linea temporale che dall’ VIII secolo a.C. giunge fino all’epoca dell’imperatore Augusto: una storia di oggetti che raccontano popoli, narrandone incontri, scambi e scontri sullo sfondo di un territorio unico, un affascinante viaggio nel tempo attraverso l’archeologia della Puglia. L’esposizione, prodotta dal ministero della Cultura e ideata dalla direzione generale Musei e dalla direzione regionale Musei Puglia, si avvale di un allestimento scenografico composto di videoinstallazioni e opere provenienti non solo dai musei della stessa direzione regionale, ma anche della direzione regionale Musei Basilicata, dal museo Archeologico nazionale di Taranto, da musei civici e regionali e dai depositi delle Soprintendenze, consentendo anche a reperti solitamente non esposti di vedere la luce.

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Videoinstallazione alla mostra “Antichi Popoli di Puglia. L’Archeologia racconta” al Castello Svevo di Bari (foto drm-puglia)

“La consapevolezza che su questo territorio insista un così ricco patrimonio archeologico è il punto di partenza da cui nasce l’ambizioso progetto espositivo di Antichi Popoli di Puglia, che riunisce in un solo percorso i contesti e le opere più significative dell’archeologia pugliese”, commenta il direttore generale Musei, Massimo Osanna. “L’allestimento diventa altresì occasione per evidenziare, anche con la presenza di opere usualmente non esposte, la pluralità di culture avvicendatesi nel territorio, attraverso una narrazione che ne valorizza i caratteri peculiari”. E il direttore regionale Musei Puglia, Luca Mercuri: “Il ricco e variegato patrimonio archeologico della Puglia ha suggerito le linee tematiche della mostra, che ha trovato terreno fertile in tutti i Musei, le Soprintendenze e le altre istituzioni locali coinvolte in questa operazione ambiziosa. L’esposizione nasce come opportunità per valorizzare le collezioni dei luoghi della cultura del territorio ed è stata allestita nel Castello Svevo di Bari, cuore pulsante della città e monumento tra i più noti e visitati dell’intera Regione, con numeri in straordinaria crescita. Ringrazio il Direttore Generale Musei, prof. Massimo Osanna, che ha ideato questo progetto cui abbiamo collaborato con grande entusiasmo, per una nuova valorizzazione dei beni culturali di questo territorio”.