Quarto d’Altino (Ve). Al Crowne Plaza Venice East presentazione del film “Ernesto “Tito” Canal – L’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia” di Marino Rossi e Pierandrea Gagliardi con la prof.ssa Daniela Cottica (Ca’ Foscari)
Un film da non perdere, un omaggio all’archeologo autodidatta e geniale che ha dedicato la vita alla ricerca delle origini di Venezia scavando nell’acqua, fra i ghebi, le barene e le isole della Laguna. Giovedì 12 giugno 2025, alle 18, al Crowne Plaza Venice East di Quarto d’Altino (Ve), sarà presentato il documentario “Ernesto “Tito” Canal – L’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia” di Marino Rossi e Pierandrea Gagliardi. Il film è prodotto da Controcampo con il patrocinio dell’università Ca’ Foscari Venezia – Dipartimento di Studi Umanistici. Saranno presenti gli autori e la professoressa Daniela Cottica, archeologa dell’università Ca’ Foscari. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.
Ernesto “Tito” Canal – L’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia di Marino Rossi e Pierandrea Gagliardi racconta la vita e alcune delle scoperte archeologiche più importanti fatte da Ernesto “Tito” Canal nell’arco della sua vita (1924-2018), anche attraverso l’inedita testimonianza video raccolta da Pierandrea Gagliardi nel 2012. Un racconto coinvolgente per vivere da vicino le emozioni di un vero esploratore delle acque lagunari, delle sue scoperte e dei suoi sogni. Il film è un omaggio alle intuizioni di Ernesto “Tito” Canal e a tutti coloro che lo hanno accompagnato imparando a “vedere con il cuore”, prima ancora che con gli occhi. “Queste ricerche ci aiutano a capire da dove siamo venuti e dove stiamo andando” (Ernesto Canal).
Venezia. A Ca’ Foscari presentazione della nuova guida accessibile in simboli CAA “Alla scoperta del Porto fluviale di Aquileia” a cura di Daniela Cottica (Ca’ Foscari), Giovanna De Appolonia (fondazione Radio Magica ETS) e Elena Rocco (Ca’ Foscari)
Lunedì 2 dicembre 2024, alle 16.30, nell’aula Baratto a Ca’ Foscari, Dorsoduro 3246 a Venezia, alla vigilia della Giornata Mondiale dei Diritti delle persone con disabilità, verrà presentata la nuova guida accessibile in simboli CAA (comunicazione aumentativa alternativa) dedicata “Alla scoperta del porto fluviale di Aquileia”. Le autrici sono Daniela Cottica (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari), Giovanna De Appolonia (fondazione Radio Magica ETS) e Elena Rocco (Venice School of Management, università Ca’ Foscari). Il progetto è un’iniziativa sostenuta nell’ambito dei progetti di Public Engagement 2024 dell’università Ca’ Foscari Venezia, con il co-finanziamento di Fondazione Aquileia, Fondazione Radio Magica ETS, Regione Friuli Venezia Giulia (Avviso Divulgazione Umanistica 2024) e di Progetto PNRR CHANGES (Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society, cod. progetto PE00000020 – CUP H53C22000850006 nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 4 “Istruzione e ricerca” – Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa” – Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU”) ed il supporto della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Il progetto è stato selezionato da Ca’ Foscari per il suo valore educativo, culturale e sociale.
Programma. Alle 16.30, i saluti istituzionali di Alessio Cotugno, prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze; di Maria Del Valle Ojeda Calvo, prorettrice alla Ricerca; di Daniele Baglioni, direttore del dipartimento di Studi umanistici; e di Marco Tolotti, vicedirettore Venice School of Management università Ca’ Foscari Venezia. Seguono gli interventi dei partner. Alle 16.50, Roberto Corciulo, presidente Fondazione Aquileia (via Zoom): “Aquileia: il porto più settentrionale del Mediterraneo durante l’Impero romano”; 17.10, Cristiano Tiussi, direttore Fondazione Aquileia: “Il porto f luviale di Aquileia: i progetti di valorizzazione e accessibilità”; 17.30, Daniela Cottica, DSU università Ca’ Foscari Venezia: “La guida accessibile in CAA del porto fluviale di Aquileia: un progetto sinergico fra ricerca, didattica e public engagement”; 17.50, Elena Rocco, VSM, università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Radio Magica: “Linguaggi accessibili come strategia per ampliare la fruizione di un sito Unesco. La nuova guida in CAA per scoprire il Porto Fluviale di Aquileia”; 18.10, discussione e conclusioni. La presentazione sarà moderata da Cinzia Dal Maso, giornalista e fondatrice di Archeostorie Magazine.

Veduta panoramica dell’antico porto fluviale di Aquileia (foto nicola oleotto)
Questa guida è stata progettata per spiegare il porto fluviale in modo accessibile grazie all’impiego di tre “codici” diversi ma complementari per supportare la trasmissione del messaggio: foto e illustrazioni, testo facile da leggere e simboli della CAA (comunicazione aumentativa alternativa) utili a bambini in età prescolare e, in generale, a persone con difficoltà linguistiche e/o cognitive. Il punto di forza dell’iniziativa è la sinergia tra i membri di un team multidisciplinare: archeologi, esperti di comunicazione, di didattica e di comunicazione aumentativa alternativa, uniti dalla sfida comune di rendere accessibile al pubblico più vasto le conoscenze generate da anni di ricerca e indagini archeologiche presso il porto fluviale di Aquileia. La trasposizione in simboli è a cura della dott.sse Barbara Porcella e Valentina Baraghini, esperte di comunicazione aumentativa alternativa (CAA) e fondatrici di Liberoaccesso. La guida accessibile sarà disponibile in formato cartaceo e in formato video dal sito www.radiomagica.org mentre copie in cartaceo saranno disponibili per la distribuzione durante l’evento.
“Come docente di comunicazione”, commenta Elena Rocco (università Ca’ Foscari), coautrice del libro, “ritengo strategico che ogni prodotto, sia esso tangibile o intangibile, trovi nuovi linguaggi capaci di parlare al pubblico più vasto, soprattutto al pubblico più fragile che è a rischio di esclusione”. “L’archeologia scava nel passato”, aggiunge Daniela Cottica (archeologa dell’università Ca’ Foscari), “ma i suoi “occhi” devono guardare al futuro, sposando progetti multidisciplinari sperimentali, come quello che ha permesso la realizzazione della guida accessibile al porto fluviale di Aquileia”. Il presidente e il direttore di Fondazione Aquileia nel salutare con piacere la realizzazione di questa guida, sottolineano che è un dovere imprescindibile per ogni istituzione culturale applicare i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità per promuovere, proteggere e garantire a tutti il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Questo impegno include l’adozione di accomodamenti ragionevoli che assicurino il diritto alla partecipazione culturale e all’istruzione, rispettando appieno la dignità di ciascun individuo”.
Trieste. Un raro pugnale risalente all’età del Rame di più di 4000 anni fa è stato rinvenuto nella grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico, insieme ad abbondanti resti ceramici e manufatti in pietra grazie: i risultati della campagna di scavo condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia. Nuova luce sulla preistoria dell’Alto Adriatico

Pugnale in rame a codolo risalente alla seconda metà del III millennio a.C. al momento del rinvenimento nella grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico (foto di Federico Bernardini)
Un raro pugnale risalente all’età del Rame di più di 4000 anni fa è stato rinvenuto nella grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico, insieme ad abbondanti resti ceramici e manufatti in pietra grazie alla campagna di scavo condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Institute of Archaeolgy – Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e l’università di Siena. L’eccezionale scoperta è stata presentata mercoledì 23 ottobre 2024, a Trieste a Palazzo Economo, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, alla presenza di Monica Hrovatin, sindaca di Sgonico; Andrea Pessina, segretario regionale del MiC per il FVG; Roberto Micheli, funzionario per la soprintendenza ABAP FVG; Federico Bernardini, professore di Metodologia della ricerca archeologica al dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia; ed Elena Leghissa, dell’Institute of Archaeolgy, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts.

La campagna di scavo nella grotta di Tina Jama (Ts) è condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)
Le nuove indagini hanno permesso di ricostruire con metodologie di scavo moderne, la storia delle regioni dell’Adriatico nord-orientale in un lungo arco cronologico compreso tra circa 9000 e 4000 anni fa. “Lo scavo presso la grotta Tina Jama, condotto da un team italo-sloveno”, ha affermato il direttore dello scavo Federico Bernardini, “mira a chiarire diversi aspetti della preistoria recente delle regioni adriatiche nord-orientali, adottando un approccio moderno e rigoroso. Al contempo, offre un’importante esperienza formativa per studenti italiani e internazionali”. Ed Elena Leghissa ha aggiunto: “Gli scavi presso la grotta Tina Jama hanno rivelato strati dell’età del Bronzo e del Rame finale, risalenti alla seconda metà del III millennio a.C., cruciali per comprendere le trasformazioni tecnologiche, culturali e sociali dell’Europa di quel periodo. Il proseguimento degli scavi approfondirà le relazioni tra le diverse facies culturali del III millennio a.C. nell’area del Caput Adriae”. Secondo Federico Bernaridini ed Elena Leghissa “Il ritrovamento di un raro pugnale in rame, risalente alla seconda metà del III millennio a.C., è un evento eccezionale che solleva interrogativi sull’uso della grotta, dato che manufatti così preziosi sono generalmente rinvenuti in contesti sepolcrali”.

L’ingresso della grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico – Zgonik, non lontano dalla cima del monte Lanaro/Volnik (foto unive / sabap fvg)
I risultati degli scavi e il pugnale in rame. Non lontano dalla cima del monte Lanaro/Volnik, nella grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico – Zgonik, nel Carso triestino, le ricerche italo-slovene in corso stanno permettendo di ricostruire con metodologie di scavo moderne la storia delle regioni dell’Adriatico nord-orientale in un lungo arco cronologico compreso tra circa 9000 e 4000 anni fa. Sta infatti per concludersi la seconda campagna di scavi, condotta su concessione ministeriale sotto la direzione di Federico Bernardini del Venice Centre for Digital and Public Humanities e del Centro Studi Archeologia Venezia dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’Institute of Archaeolgy, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam, l’università di Siena e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Le ricerche sono state realizzate anche grazie alla collaborazione con i proprietari del terreno Marino Pernarcich e Paola Zivec, nonché le aziende agricole Marucelli Omar e Milič Zagrski, che con il loro entusiastico supporto e il fondamentale sostegno logistico hanno reso possibile l’attività di ricerca sul campo.

Fase della campagna di scavo nella grotta di Tina Jama (Ts) è condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)
Gli scavi, che segnano una ripresa delle indagini archeologiche nelle grotte del Carso dopo alcuni decenni di inattività, hanno permesso di raggiungere livelli attribuibili all’età del Rame nei quali è stato rinvenuto un raro pugnale in rame risalente a più di 4000 anni fa, oltre ad abbondanti resti ceramici e manufatti in pietra. È stata scoperta inoltre una struttura in lastre e blocchi di pietra che chiudeva l’ingresso della grotta in un periodo probabilmente compreso circa tra il 2000 e il 1500 a.C., la cui funzione è ancora misteriosa ma forse connessa a scopi funerari, come potrebbero far pensare alcuni frammenti di crani umani in parte ad essa associati. Tuttavia la struttura potrebbe essere stata creata anche per riparare l’interno della grotta dai venti di bora.

Resti ossei rinvenuti nello scavo della grotta di Tina Jama (Ts) condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)
Prima della creazione di questa struttura, i materiali ceramici raccolti e la presenza di un focolare suggeriscono che la cavità venne frequentata da gruppi la cui cultura materiale suggerisce stretti contatti con l’area dalmata nella seconda metà del III millennio a.C. (cultura di Cetina). Il pugnale in rame proviene da questi livelli; esso presenta una lunghezza di poco meno di 10 cm e una forma a foglia con codolo. Simili reperti non trovano confronti puntuali in Italia mentre il manufatto della Tina Jama può essere confrontato con simili reperti provenienti da un famoso sito palafitticolo nei pressi di Ljubljana in Slovenia, le palafitte di Dežman/Deschmann.

Punta di freccia in selce rinvenuta nello scavo della grotta di Tina Jama (Ts) condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)
Materiali portati in superficie da animali, tra cui punte di freccia in selce, lunghe lame dello stesso materiale prodotte a pressione, un manufatto in ossidiana (vetro vulcanico importato dal sud Italia o dal centro Europa), asce in pietra levigata, altri manufatti litici e ceramici e ornamenti in conchiglia dimostrano che la grotta è stata frequentata per millenni e fanno ben sperare per le future campagne di scavo.
Rovigo. Al museo dei Grandi fiumi al via il ciclo di incontri “Archeologia del sacro: devoti e pellegrini sulle vie del culto” promosso dal Cpssae: quattro incontri per un viaggio attraverso le testimonianze archeologiche legate ai santuari e ai culti, dagli Etruschi al Medioevo
Dai santuari etruschi e venti ai pellegrini romei, dai roghi votivi nell’Età del Bronzo al sacro in età romana: dal 26 ottobre al 14 dicembre 2024, il CPSSAE, con Accademia dei Concordi, museo dei Grandi fiumi e il patrocinio del Comune di Rovigo, organizza “Archeologia del sacro: devoti e pellegrini sulle vie del culto”, quattro incontri alle 16 nella Sala Flumina del museo dei Grandi fiumi di Rovigo che offriranno un viaggio attraverso le testimonianze archeologiche legate ai santuari e ai culti che hanno caratterizzato diverse epoche storiche, dal periodo etrusco fino al medioevo. Lo scopo è quello di creare nella cittadinanza una maggiore consapevolezza del patrimonio archeologico locale, anche alla luce degli importanti progetti di ricerca e valorizzazione in corso nel territorio comunale e provinciale. Gli incontri della durata di circa 2 ore, dalle 16 alle 18, si svolgeranno come una sorta di dialogo/intervista tra un socio C.P.S.S.A.E. in continuità con quanto già realizzato nel 2022 – “Dialoghi dal sottosuolo” – e nel 2023 – “Come nasce una città: Rovigo e dintorni dall’età del Bronzo alla modernità” – in collaborazione con il Museo dei Grandi Fiumi e vari studiosi che saranno chiamati ad illustrare ed esplorare il tema del “sacro” attraverso la materialità dell’archeologia in sintonia con forme di devozione, soprattutto popolare.
PROGRAMMA. Sabato 26 ottobre 2024, alle 16: “Santuari e culti tra Etruschi e Veneti” con Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari di Venezia) e Alberta Facchi (direttore museo Archeologico nazionale di Adria), modera Maria Cristina Vallicelli (Sabap Venezia-Belluno-Padova); sabato 9 novembre 2024, alle 16: “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” con Franco Marzatico (soprintendente Beni culturali Trento), modera Paolo Bellintani (Cpssae); sabato 30 novembre 2024, alle 16: “Attestazioni del sacro in età romana” con Simonetta Bonomi (Sabap Friuli-Venezia Giulia), modera Raffaele Peretto (Cpssae); sabato 14 dicembre 2024, alle 16: “Le vie dei pellegrini romei” con Raffaele Peretto (Cpssae), modera Sandra Bedetti (Cpssae).
Comacchio (Fe). Weekend nel sito di Santa Maria in Padovetere: con gli archeologi della missione di Ca’ Foscari visita guidata agli scavi in corso alla villa romana e alle sepolture altomedievali
Fine settimana speciale per gli appassionati di archeologia che avranno l’opportunità di vedere gli archeologi all’opera nel sito di Santa Maria in Padovetere, in strada Fiume a Comacchio. La missione archeologica dell’università Ca’ Foscari di Venezia – dipartimento di Studi umanistici – guidata da Alessandro Alessio Rucco e sotto la direzione scientifica della soprintendente Carolina Ascari Raccagni sta proseguendo gli scavi nell’area della villa romana individuata nel corso del 2023, con l’obiettivo di mettere in luce le diverse fasi della struttura nonché le numerose sepolture altomedievali lì deposte a seguito dell’abbandono della villa. Appuntamento sabato 24 e domenica 25 agosto 2024, alle 18 e alle 19. La partecipazione alle visite guidate è gratuita ma su prenotazione al numero di telefono 0533.311316 o all’indirizzo mail info@museodeltaantico.com.
Esclusivo. Con la prof.ssa Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari) primo bilancio della campagna 2024 nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): emerge un disegno urbanistico progettuale. Kylikes e skyphoi ritrovati confermano l’importazione del vino e la diffusione della cerimonia del simposio, mentre la ceramica etrusca di imitazione ci riporta al centro di produzione di Adria

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): le aree di scavo viste da Nord (foto unive)

La prof.ssa Giovanna Gmbacurta (università Ca’ Foscari) direttore dello scavo del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unive)
C’è un disegno urbanistico progettuale nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine: è una delle conclusioni giunte dalla campagna di scavo 2024, condotto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi Umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la Soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Un incendio ha provocato l’abbandono delle strutture emerse nella trincea settentrionale, molto danneggiata dalle arature, mentre nella seconda trincea aperta è emerso un piccolo edificio con pavimenti che potrebbe essere una casa ma anche una piccola bottega: tutti dati da verificare l’anno prossimo. Invece la ceramica attica a figure nere di importazione, con kylikes e skyphoi, conferma l’importazione del vino e la diffusione della cerimonia del simposio, mentre la ceramica etrusca di imitazione ci riporta al centro di produzione di Adria. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Giovanna Gambacurta in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.
“Quest’anno, 2024, abbiamo ripreso lo scavo nel sito di San Basilio ad Ariano nel Polesine – spiega la prof.ssa Gambacurta – proseguendo un progetto che è cominciato nel 2018 e che conduciamo con l’università di Padova, con il Comune di Ariano nel Polesine, con la Soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza, e con il museo Archeologico nazionale di Adria, progetto finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, cui dobbiamo la collaborazione e anche la possibilità di portare avanti queste ricerche con i nostri studenti di Ca’ Foscari.

San Basilio 2024: area A, lo scavo della struttura incendiata intaccata dalle arature (foto unive)

San Basilio 2024: area D, lo scavo del pavimento di capanna (foto unive)
“Quest’anno abbiamo riaperto due trincee che riguardano l’insediamento etrusco. Una prima, aperta nel 2023, dove la situazione è un po’ più difficile perché il sito è molto compromesso dalle arature. Qui stiamo cercando di capire a quali strutture ci troviamo di fronte. Nella seconda invece, che si trova in un punto più favorevole, abbiamo cominciato a rinvenire delle strutture più integre, che pensiamo di indagare più a fondo negli anni successivi. Queste due trincee sono dislocate in punti un po’ diversi anche dalle trincee degli anni precedenti, e questo perché stiamo cercando di ricostruire – insieme all’università di Padova – quello che poteva essere un orientamento coerente delle strutture dell’insediamento. E da queste ricerche sta emergendo un aspetto interessante: il sito di San Basilio, che nasce agli inizi del VI sec. a.C. – forse alla fine del VII, ha fin dall’inizio un orientamento coerente, una sorta di disegno progettuale che sembra corrispondere in molti degli insediamenti che popolano la zona del delta del Po, da Adria a quella che poi sarà Spina, con una progettualità molto previsionale che coinvolgeva probabilmente le strade, i canali su cui si affacciavano le abitazioni, e così via”.
“Nella trincea più settentrionale, aperta nel 2023, le strutture che erano parzialmente conservate sono state probabilmente abbandonate in seguito a un episodio di incendio. Troviamo infatti grandi strati di nero e di materiale carbonizzato. Probabilmente questo ha proprio causato un momento di abbandono, di stasi dell’insediamento.

San Basilio 2024: area D, al centro pavimento di capanna con buche di palo (foto unive)
“Però queste strutture, dai materiali che troviamo e che poi vedremo un po’ nel dettaglio, si datano bene tra la fine del VI sec. e gli inizi del V sec. a.C., ed è la stessa cronologia che ritroviamo nell’altra trincea dove abbiamo probabilmente una struttura insediativa, una piccola casa in cui abbiano rinvenuto soprattutto gli apparati pavimentali che non sono stati affatto stati interessati da questo incendio che deve essere stato quindi un episodio del tutto localizzato”.
“I materiali rinvenuti a San Basilio hanno una caratteristica: sono purtroppo tutti macinati. Sono tutti frammenti molto piccoli e questo rappresenta naturalmente una difficoltà. Nonostante questo però si possono riconoscere alcuni di questi oggetti, e si può dare un inquadramento cronologico. Soprattutto quei materiali frammentari, che vengono dalle importazioni greche, sono produzioni di ceramica greca, per lo più a figure nere, come un frammento di kylix ci mostra. Si tratta soprattutto di kylikes e skyphoi, cioè le coppe più larghe, più profonde per bere, e quasi tutto questo vasellame è legato all’importazione del vino, e quindi a una cerimonia di simposio, di banchetto, che era una forma sociale collettiva importante in questo periodo di cui le ceramiche sono testimonianza.

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): fondo di skyphos di importazione attica (foto unive)
“Tra gli oggetti più significativi e anche un po’ più integri viene un piede frammentario, la parte finale, il fondo, di uno skyphos di produzione attica caratterizzato da lettere incise sotto il fondo. Non è l’unico frammento che presenta delle lettere, ne abbiamo trovati negli anni precedenti. Questo testimonia un uso di quelli che vengono identificati come trademarks, segni probabilmente di commercio, di mercato, perché non sono vere e proprie parole o nomi. Sono perlopiù segni o sillabe o sigle che si possono rifare ai produttori, al contenuto, alle quantità: è molto discusso il significato di questi segni. Ma rappresentano comunque un elemento documentario importante.

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): frammento di ceramica a figure nere, imitazione locale etrusca della produzione attica (foto graziano tavan)
“L’altro oggetto significativo è un frammento a figure nere su fondo rosso ma a larghe pennellate, quindi con una vernice molto diluita di una qualità decisamente diversa da quella di produzione attica. Esiste quindi un’imitazione locale etrusca della produzione attica che la riproduce senza riuscire ad averne la stessa qualità. La cosa significativa è che simile a questo frammento ci sono degli oggetti – una decina di vasi grandi e piccoli ad Adria – che sono stati identificati da numerosi studiosi forse proprio come una produzione locale adriese che imitava le figure nere. Il frammento trovato a San Basilio sarebbe l’unico fuori di Adria che faceva capo a questa officina di produzione locale”.

San Basilio 2024: laboratorio di Ca’ Foscari, studio e schedatura dei reperti (foto unive)
“Dobbiamo pensare bene a quali sono le prospettive future per proseguire questo progetto che ci sta dando tante soddisfazioni e naturalmente speriamo che queste soddisfazioni siano condivise dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che è quella che ci sostiene. Ma abbiamo avuto una buona conferma anche da loro. Cosa faremo? Di sicuro delle due trincee che abbiamo aperto quest’anno, cercheremo di finire il lavoro su una, quella più settentrionale, quella più rovinata dalle arature, dove le situazioni sono meno evidenti, mentre approfondiremmo l’analisi dell’altra dove – come dicevo – emerge in parte una struttura insediativa, il pavimento di una casa, un insediamento domestico. E siccome emerge solo parzialmente probabilmente mireremo ad allargarla per vederne bene i confini e i limiti, e a capire in quale contesto si trovava questa casa, e se aveva delle funzioni specifiche. Ad esempio, se aveva una suddivisione di ambienti all’interno, se questi ambienti erano divisi per destinazione: quindi da quello abitativo a quello magari funzionale.

San Basilio 2024: cote frammentaria (foto unive)
“Poteva essere anche una piccola bottega, ci poteva essere un piccolo livello artigianale. Dico questo perché abbiamo trovato anche dei macinelli, cioè dei ciottoli in pietra che potevano essere utilizzati come pestelli e come macine e questo ci fa pensare che lì potesse esserci una produzione di qualche tipo: si potevano macinare dai cereali anche alla ceramica per produrre quegli inclusi che servono poi alle stesse produzioni ceramiche, oppure si potevano macinare le scorie metalliche per la produzione di metallo. Quindi ci sono diversi tipi di attività possibili che dobbiamo cercare di approfondire.

La prof.ssa Giovanna Gambacurta si confronta con i suoi studenti sullo scavo del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)
“E sicuramente dovremo approfondire l’orientamento, le dimensioni e l’organizzazione interna di questo edificio e il suo legame con quello che era il contesto naturale. L’edificio è vicino a quello che era un canale che oggi è interrato ma che allora doveva in qualche modo attraversare l’abitato e fornire uno dei punti di approdo e di attracco e quindi economicamente rilevanti per la vita dell’insediamento. Quindi – conclude la prof.ssa Gambacurta – cerchiamo anche di inquadrare l’insediamento in una ricostruzione geomorfologica e ambientale complessiva antica”.
Jesolo (Ve). Nel X secolo, un’intera comunità di abitanti della Laguna di Venezia passò da una dieta a base di prodotti ittici, ad un consumo prevalente di carne e latticini: lo rivela uno studio dell’università Ca’ Foscari e dell’università del Salento sui denti e le ossa di 52 individui sepolti nel sito dell’antica Equilo, a monastero di San Mauro, pubblicato sulla rivista scientifica Archaeological and Anthropological Sciences

Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)
Quando lo studio di una sepoltura con le nuove tecnologie può illuminarci su cosa mangiavano gli abitanti di una specifica area in un determinato periodo della storia. Succede nel sito archeologico noto come Monastero di San Mauro a Jesolo (Ve) dove è attiva una missione archeologica dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Qui proprio uno studio scientifico sugli isotopi di carbonio e azoto nel collagene dei denti e delle ossa di 52 individui sepolti nel sito dell’antica Equilo, oggi San Mauro a Jesolo, coordinato da Ca’ Foscari con l’università di Salerno, e pubblicato sulla rivista scientifica Archaeological and Anthropological Sciences (Dario Battistel, Serena Viva, Clara Turetta et al., Carbon and nitrogen stable isotopes reveal the human paleodiet evolution during the 8th-12th century in the Venetian Lagoon (Italy). Archaeol Anthropol Sci 16, 117, 2024)., rivela che nel X secolo, un’intera comunità di abitanti della Laguna di Venezia passò da una dieta a base di prodotti ittici, ad un consumo prevalente di carne e latticini: cambiamenti significativi nella dieta nel corso del Medioevo, influenzati da cambiamenti economici e ambientali. Dello studio ne parla Enrico Costa sul numero del 31 luglio 2024 di CfNews. Questa ricerca è un tassello di una ricerca complessa e multidisciplinare sulla vita quotidiana dei veneziani medievali, che contribuirà a comprendere come le comunità si adattassero ai cambiamenti ambientali ed economici dell’epoca.

Un’illustrazione dell’articolo di Dario Battistel, Serena Viva, Clara Turetta et al., “Carbon and nitrogen stable isotopes reveal the human paleodiet evolution during the 8th-12th century in the Venetian Lagoon (Italy)”, pubblicato su Archaeological and Anthropological Sciences 16, 117, 2024
La ricerca ha coinvolto un gruppo di ricerca interdisciplinare che ha unito studiose e studiosi in Archeologia medievale e Chimica analitica dell’ateneo veneziano (dipartimento di Studi umanistici e dipartimento di Scienze ambientali, informatica e statistica), in collaborazione con l’Istituto di scienze polari del consiglio nazionale delle ricerche e l’università del Salento. I ricercatori e le ricercatrici hanno esaminato le firme chimiche lasciate nelle ossa e nei denti umani, analizzando i rapporti isotopici di carbonio e azoto. Questi isotopi stabili possono essere considerati come delle impronte digitali dietetiche che si preservano per migliaia di anni nelle ossa e nei denti, rivelando il regime alimentare del singolo individuo nel corso della propria vita. L’analisi degli isotopi stabili nel collagene, in combinazione con l’utilizzo di un modello matematico appositamente sviluppato dai ricercatori per questo contesto, ha permesso di determinare le proporzioni della componente proteica marina e terrestre nelle diete degli antichi veneziani.

Lo scavo di una sepoltura dell’Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)
I risultati indicano che dall’VIII al X secolo il pesce costituiva il 30-60% della dieta. Tuttavia, dal X al XII secolo, il consumo di pesce diminuì al 10-30%, con un corrispondente aumento delle fonti di proteine terrestri, come carne e latticini. La consistenza del campione e la sua varietà in termini di età, sesso, cronologia e condizioni patologiche ha permesso di rilevare, per la prima volta, attraverso dati antropologici e paleo-alimentari, una profonda trasformazione socioeconomica nella quotidianità della comunità lagunare di Equilo, un insediamento portuale che, all’epoca, si trovava affacciato sulla laguna. Lo studio dimostra come il cambiamento delle abitudini alimentari sia un indicatore dalle trasformazioni economiche e sociali nella Venezia medievale che hanno determinato significativi cambiamenti nello stile di vita degli individui ed un’evoluzione delle reti commerciali tra le comunità lagunari.

Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)
“Si tratta di una trasformazione culturale intima e profonda”, spiega Dario Battistel, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e primo autore dell’articolo. “L’analisi degli isotopi di azoto nei denti negli individui immaturi ha infatti messo in luce una trasformazione nelle pratiche e nelle tempistiche di svezzamento. Svezzamento che risulta più precoce dopo il X secolo, in concomitanza con il cambio di regime alimentare e, probabilmente, legato ad una nuova e più dinamica organizzazione socioeconomica”. E Sauro Gelichi, professore di Archeologia medievale a Ca’ Foscari e direttore degli scavi nel sito di Jesolo, spiega: “Con l’incremento dell’attività agricola dopo il Mille, un porto importante come Equilo deve aver visto un incremento del passaggio dei cereali e dei prodotti legati all’agricoltura. Il passaggio da risorse locali a un più ampio bacino agroalimentare è l’unica ragione per spiegare i cambiamenti nella dieta della comunità? Ci sono delle specificità locali? Come e perché cambiò la cultura del cibo? I dati scientifici emersi in questo studio saranno messi in dialogo con quelli provenienti dalle analisi antropologiche sugli individui e dallo studio archeozoologico per rispondere a queste domande, ancora aperte”.

Alla scoperta delle ultime novità degli scavi di Campo Rialto ad Altino (Ve). Venerdì 19 luglio 2024 è in programma una visita accompagnata agli scavi di Campo Rialto: studenti e ricercatori dell’università Ca’ Foscari di Venezia condurranno i visitatori e le visitatrici sul cantiere di scavo e illustreranno le ultime novità emerse dalle ricerche. Appuntamento alle 17. Il ritrovo è alla chiesa di S. Eliodoro, dalla quale con una breve passeggiata si potrà accedere all’area di scavo. L’evento è gratuito. È gradita la prenotazione a 
Quello di giugno 2024 sarà un mese intenso di incontri, visite guidate, aperitivi archeologici, promossi dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, con il Comune di Cavallino Treporti e la soprintendenza di Venezia e laguna, nello scavo della Villa Marittima di Lio Piccolo, il più grande scavo archeologico stratigrafico di epoca romana condotto all’interno nella laguna di Venezia: il tutto nel segno dell’archeologia pubblica e dell’archeologia di comunità. E di “patrimonio partecipato” si parlerà proprio nell’incontro del 7 giugno 2024 con Monica Calcagno, Diego Calaon, Cinzia Dal Maso. Archeologi, studenti, amministratori, cittadini costruiscono insieme una storia contemporanea fatta di elementi antichi per immaginare un futuro sostenibile per il turismo e la residenzialità in un ambiente delicato e unico. Gli eventi sono gratuiti. È necessaria la prenotazione a: 

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