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“100 opere tornano a casa”. Grazie al progetto del Mic il Gladiatore Giustiniani, conservato al parco archeologico di Ostia antica, è tornato nella sua “casa”: Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt)

La presentazione del gruppo scultoreo del “Gladiatore Giustiniani” a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) (foto mic)
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L’arrivo a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) del “Gladiatore Giustiniani” dal parco archeologico di Ostia antica (foto mic)

Il “Gladiatore Giustiniani” è tornato a casa a Villa Giustiniani di Bassano Romano, in provincia di Viterbo, e dal 22 gennaio 2022 è in esposizione nella Sala di Amore e Psiche nel piano nobile di Villa Giustiniani. L’iniziativa rientra nel progetto “100 opere tornano a casa” presentato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, a dicembre scorso a Palazzo Barberini, per dare visibilità e valorizzare il patrimonio storico artistico e archeologico italiano conservato nei depositi dei luoghi d’arte statali e per promuovere i musei più piccoli, periferici e meno frequentati. Così Il “Gladiatore Giustiniani”, conservato nei depositi del parco archeologico di Ostia antica, è tornato nella sua “casa” di Bassano Romano a Villa Giustiniani, il luogo dal quale proveniva e dove, in passato, decorava la grande vasca del parco. Alla presentazione dell’opera erano presenti: Emanuele Maggi, sindaco di Bassano Romano; Danilo Ottaviani, vicecomandante del Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale; Federica Zalabra, direttrice di Villa Giustiniani; Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia Antica.

Il torso del Gladiatore Giustiniani ritornato a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) (foto mic)

L’opera è un pastiche tardo rinascimentale, composta da frammenti antichi e moderni riuniti e fatti integrare dal marchese Giustiniani secondo il gusto del tempo: una testa di leone e un antico torso romano. In origine, la parte romana, di cui resta il torso, raffigurava il dio Mitra che uccide il toro. Mitra teneva fermo l’animale poggiandogli sul dorso un ginocchio, con la mano sinistra tirava verso di sé la testa e con la destra era pronto a colpire con un coltello.

La loggia del piano nobile di Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt) (foto mic)

Con l’aspetto di un gladiatore che uccide un leone, invece, si presentava nel Seicento. In un gladiatore che uccide un leone, infatti, si era voluto trasformare nel Seicento l’antico torso di Mitra conservato nella collezione del marchese Vincenzo Giustiniani, poi riutilizzato come ornamento per la grande vasca nel parco della villa a Bassano Romano.

Il gruppo del Gladiatore Giustiniani ricomposto nella sala di Psiche e Amore di Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt) (foto mic)

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Nel corso del Novecento, la statua fu smembrata e i pezzi venduti separatamente sul mercato antiquario. Il torso antico è stato poi recuperato dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale al Getty Museum di Malibù e restituito all’Italia nel 1999, mentre la testa del leone è stata ritrovata nella Villa Capo di Bove, oggi parte del parco archeologico dell’Appia antica (vedi Alla mostra “Archaeology and Me” a Palazzo Massimo a Roma per la prima volta insieme due dei tre pezzi trafugati del “Gladiatore che uccide un leone”, gruppo scultoreo della seicentesca Collezione Giustiniani | archeologiavocidalpassato). Dopo il recupero, entrambe le sculture sono state conservate al parco archeologico di Ostia: qui si trova anche un’altra scultura, raffigurante “Mitra che uccide il toro”, attribuita allo scultore neoattico Kriton, di cui il torso Giustiniani sarebbe una replica. 

Il gruppo di Mitra che uccide il toro, scoperto nel mitreo di Vulci, per la prima volta è esposto in Toscana nella mostra “I misteri di Mitra” alla fortezza Orsini di Sorano

Il mitreo scoperto a Vulci nel 1975 dominato dal gruppo scultoreo di Mitra che uccide il toro

Il manifesto della mostra “I misteri di Mitra” a Sorano

Scoperto nel 1975 nel corso di scavi condotti dalla soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale, il mitreo di Vulci rappresenta uno dei più interessanti ritrovamenti relativi al culto di Mitra, forse un unicum, vista l’enorme portata di informazioni che ha messo a disposizione degli studiosi moderni. Le opere scultoree e i reperti ceramici, probabilmente appartenenti alla Domus di un facoltoso personaggio, conservate nel museo di Vulci vengono esposte per la prima volta in Toscana: fino al 5 novembre si possono ammirare al museo del Medioevo e del Rinascimento nella fortezza Orsini di Sorano (Grosseto) nella mostra “I misteri di Mitra” frutto di un’importante collaborazione fra il museo e il parco naturalistico-archeologico di Vulci, la soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale e il Sistema museale comunale di Sorano. Il museo è aperto tutti i giorni, lunedì esclusi, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

La copia del gruppo scultoreo del mitreo realizzata da Carlo Brignola

Il borgo di Sorano dominato dalla fortezza Orsini

Il gruppo con il dio Mitra in atto di uccidere il toro, in marmo bianco, forse importato dall’Asia Minore, al momento della scoperta era spezzato in numerosi frammenti accanto all’altare. Mitra in abiti orientali trattiene per il muso il toro verso il quale convergono un cane, lo scorpione e il serpente, altri protagonisti della tauroctonia. Oltre al gruppo che anche nel mitreo nel parco di Vulci e ora in mostra è stato riprodotto in copia, nel 1975 furono recuperati nel mitreo altre importanti statue: secondo gli archeologi, il loro stile rimanda al III secolo d.C. La copia è stata realizzata dall’artista Carlo Brignola in argilla; trattandosi di un pezzo unico, per la sua cottura è stato necessario realizzare un forno adatto alle dimensioni dell’opera.

Alla mostra “Archaeology and Me” a Palazzo Massimo a Roma per la prima volta insieme due dei tre pezzi trafugati del “Gladiatore che uccide un leone”, gruppo scultoreo della seicentesca Collezione Giustiniani

Il gruppo del "Gladiatore che uccide il leone" in un'incisione della seicentesca Collezione Giustiniani

Il gruppo del “Gladiatore che uccide il leone” in un’incisione della seicentesca Collezione Giustiniani

Palazzo Massimo a Roma, sede del museo nazionale Romano

Palazzo Massimo a Roma, sede del museo nazionale Romano

Per la prima volta dopo 50 anni tornano insieme due dei tre pezzi del “Gladiatore che uccide un leone”, gruppo scultoreo della seicentesca Collezione Giustiniani, trafugati tra il 1966 e il 1971: sono la testa del leone, preso, ma ruggente. E il busto dell’atleta pronto a colpirlo a morte. Testa di leone e busto dell’atleta sono le star indiscusse della mostra “Archaelogy and Me – Pensare l’archeologia nell’Europa contemporanea”, aperta al museo nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma fino al 23 aprile 2017. Che cos’è l’archeologia? Come viene percepita dai cittadini europei? Quale ruolo ha nella società contemporanea? Sono le domande alle quali risponde la mostra a cura di Maria Pia Guermandi e Rita Paris, promossa dalla soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area centrale di Roma e dal museo nazionale Romano, in collaborazione con l’Istituto per i Beni Artistici Culturali e naturali dell’Emilia Romagna, con l’organizzazione di Electa.

Il torso di Mitra-Gladiatore restituito dal Paul Getty Museum, ora in mostra a Roma

Il torso di Mitra-Gladiatore restituito dal Paul Getty Museum, ora in mostra a Roma

Il gruppo del “Gladiatore che uccide un leone”, ritratto in una delle incisioni volute dal marchese Vincenzo Giustianiani nel 1631 per illustrare la sua collezione di antichità, era in realtà una composizione creata all’epoca intorno al frammento di un Mitra tauroctono di età romana. Rubato dalla Villa di Bassano Romano, il torso è stato restituito dal Getty Museum nel ’99 grazie al nucleo Tutela patrimonio culturale dei carabinieri dopo una lunga vicenda, ben riassunta sul sito “Archaelogy and me”, che dimostra come “l’archeologia non sia solo scavo, ma anche studio, conoscenza, collaborazione e tanta pazienza. E talora, come nel caso del “torso di Mitra”, l’archeologia un caso  da risolvere!”. “Siamo al 1984”, raccontano gli esperti di Archaeology and me, “quando alcune foto di dettaglio del solo busto della statua apparvero in un articolo sui restauri del Paul Getty Museum di Malibu, in California. Non venivano forniti né una foto per intero della statua né indicazioni sulla provenienza! Ancora una volta fu un archeologo a riconoscere il pezzo: il tedesco Rainer Vollkommer, studioso dell’iconografia del dio Mitra. Evidentemente il torso del “Gladiatore-Mitra” era uscito illegalmente dal nostro Paese per essere venduto sul mercato antiquario. Grazie al reparto operativo del comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nel 1999 l’opera ritornò in Italia e venne collocato a Ostia, accanto all’originale come avrebbe voluto Giovanni Becatti”.

La testa di leone del gruppo Giustiniani: era esposta a Villa di Capo del Bove sulla via Appia

La testa di leone del gruppo Giustiniani: era esposta a Villa di Capo del Bove sulla via Appia

La testa del leone è stata invece rinvenuta ad aprile scorso nel sito archeologico di Capo di Bove sulla Via Appia, in una villa privata acquistata dalla soprintendenza e oggi aperta al pubblico. “Per una strana coincidenza della sorte”, ci raccontano ancora gli archeologi di Archaeology and Me, “la testa, rubata nel 1966, era già rientrata a far parte delle collezioni dello Stato: era esposta nella Villa di Capo di Bove, al Parco Archeologico dell’Appia Antica! È possibile che la testa fosse stata acquistata sul mercato antiquario dal vecchio proprietario della villa, prima che la proprietà fosse venduta alla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 2002. E ora, grazie al sapiente lavoro dei Carabinieri del Nucleo Tutela il pezzo è stato riconosciuto e, in occasione della mostra “Archaeology&ME”, è finalmente possibile rivedere riuniti due “protagonisti” di questa lunga storia!”.

Archeologia rubata. Ritrovato dai carabinieri il gruppo del dio Mitra trafugato da Tarquinia. Restaurato, ora è esposto ai Musei Vaticani. Ma entro l’estate tornerà a Tarquinia, al museo archeologico nazionale Tarquiniense

Il ministro Dario Franceschini plaude per il ritrovamento e il restauro del gruppo scultoreo del dio Mitra

Il ministro Dario Franceschini plaude per il ritrovamento e il restauro del gruppo scultoreo del dio Mitra

Dici Tarquinia e pensi agli etruschi. Ma se la città fu uno degli insediamenti più antichi e più importanti della dodecapoli etrusca, non va mai dimenticato il suo rapporto con Roma: dai Tarquini, la dinastia di re etruschi, alle guerre fino alla sottomissione a Roma nel 295 a.C. dopo la battaglia di Sentino. Da allora Tarquinia fece parte dei territori romani nella regio VII Etruria e, fino alla fondazione di Centumcellae (oggi Civitavecchia) da parte di Traiano, rappresentò con la colonia marittima di Gravisca il principale porto dell’Etruria meridionale. E proprio al periodo imperiale risale il gruppo scultoreo del dio Mitra che fu trafugato dai tombaroli dall’area archeologica della Civita e recuperato dai carabinieri mentre trafficanti d’arte antica stavano per portarlo in Svizzera. E Tarquinia è già pronta a festeggiare “il ritorno a casa” del dio Mitra quasi fosse un figliol prodigo, perché il ministro Dario Franceschini ha assicurato che tornerà a Tarquinia, anche se per qualche tempo (almeno fino ad agosto) farà bella mostra di sé in un’esposizione ai Musei Vaticani.

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale presentano il groppo del dio Mitra trafugato a Tarquinia

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale presentano il gruppo scultoreo del dio Mitra (II-III secolo d.C.) trafugato da Tarquinia

Intanto a Tarquinia prepara “l’atmosfera” con un incontro di studio e approfondimento della storia di questo prezioso ritrovamento il cui valore è stato stimato in otto milioni di euro. L’appuntamento è per il 30 aprile alle 10.30 nella sala del Palazzo comunale. La grande importanza di questa opera, che ci è pervenuta quasi integra, risiede nella sua datazione che risale al II-III secolo d.C., e che la colloca nel periodo romano, l’epoca meno “testimoniata” da reperti di questa rilevanza. L’opera, hanno spiegato i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico, era su un furgone di un vivaista destinato in Svizzera, all’apparenza anonimo, che trasportava alcune piante e altro materiale: il mezzo su cui veniva trasportata l’opera è stato bloccato e controllato all’altezza del museo delle navi di Fiumicino. Durante una perquisizione del mezzo, i militari, sotto un telone, hanno rinvenuto la statua. Alla giornata di studio, promossa dall’amministrazione comunale, parteciperanno il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola, il presidente della commissione cultura Angelo Centini, il giornalista Fabio Isman, autore del libro ‘L’archeologia rubata. Il saccheggio in Etruria e in Italia dal 1970 a oggi”. Ci saranno anche gli studenti di tutte le scuole, la soprintendente Alfonsina Russo e il direttore del museo di Tarquinia Maria Gabriella Scapaticci.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini

“Una bellissima notizia”. È il primo commento del sindaco Mauro Mazzola, in merito al ritrovamento della statua romana del dio Mitra che uccide un toro datata II-III secolo d.C.. ‘Voglio esprimere un grande ringraziamento ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale che hanno condotto questa brillante azione”, prosegue il primo cittadino. “La nostra città si arricchirà di un nuovo eccezionale reperto. Un’opera di pregio storico e archeologico enorme”. Ancora più entusiasmanti sono le parole del ministro Franceschini: “Quando verrà stabilita la data del trasporto a Tarquinia, si dovrà lavorare per organizzare un evento celebrativo”. Il gruppo del Mitra, che raffigura appunto la divinità “importata” dall’Oriente il cui culto si era andato ampiamente diffondendo nella tarda romanità, raffigura il dio mentre sta per uccidere un grande toro. L’opera, proveniente dal Pianoro della Civita di Tarquinia, come dimostrato a seguito di uno scavo condotto nel maggio del 2014, sarà nei prossimi mesi esposta in via definitiva a palazzo Vitelleschi, sede del museo Archeologico nazionale Tarquiniense che raccoglie una delle collezioni più ricche di arte etrusca. Attualmente il gruppo scultoreo – recuperato dai carabinieri – è esposto ai Musei Vaticani ma il ministro della Cultura Dario Franceschini ha già dato ampie assicurazioni sul ritorno del Mitra nella capitale etrusca. «Mi sono sentito al telefono con il ministro Dario Franceschini, che mi ha riconfermato il ritorno a Tarquinia della statua del dio Mitra”, dichiara il sindaco. “Condivido in pieno la posizione espressa dal ministro Franceschini, – prosegue il primo cittadino – ovvero che le opere trafugate tornino nel loro territorio di origine, per essere un volano di promozione culturale e sviluppo turistico. Il nostro Paese, e Tarquinia ne è un chiaro esempio, è un museo a cielo aperto, custodendo un patrimonio storico e artistico di straordinario valore”.

L'eccezionale gruppo scultoreo del II-III secolo d.C. con il dio Mitra che uccide il toro, trafugato da Tarquinia

L’eccezionale gruppo scultoreo del II-III secolo d.C. con il dio Mitra che uccide il toro

Il gruppo scultoreo tarquiniese è un reperto raro e prezioso, per l’eccezionale integrità e per il soggetto rappresentato. Due esemplari simili si trovano al British Museum e ai Musei Vaticani. La scultura, tra il novembre 2014 e il febbraio 2015, è stata sottoposta a restauro ad opera dalle restauratrici del Laboratorio Materiali Lapidei dell’Iscr (istituto superiore per la conservazione e il restauro). Al momento del sequestro l’opera si presentava ancora completamente ricoperta di depositi terrosi e mancante di alcune parti come la testa e le braccia, e di alcuni di quegli elementi, quali il cane e il serpente, che connotano le raffigurazioni del Mitra “tauroctono”. La delicata pulitura è stata eseguita meccanicamente su tutta superficie e rifinita con laser. Durante il corso degli interventi, grazie ad uno scavo archeologico organizzato dalla soprintendenza ai Beni archeologici per l’Etruria Meridionale sul probabile luogo dello scavo clandestino, all’interno del Parco Archeologico di Tarquinia, è stato ritrovato il frammento raffigurante il cane e sono stati portati alla luce i resti dell’ambiente destinato al culto mitraico. Il ritrovamento del frammento del cane, perfettamente combaciante con il resto della statua, ha fornito un’inconfutabile prova della provenienza della statua dal sito individuato.

Più di 300mila visitatori a Ostia Antica ma il mitreo è inaccessibile: l’entrata è coperta dal fango. Molte zone degli scavi sono transennate

Il mitreo delle terme di Mitra a Ostia antica, uno dei luoghi di culto meglio conservati

Il mitreo delle terme di Mitra a Ostia antica, uno dei luoghi di culto meglio conservati

Divieti e transenne limitano la visita degli scavi di Ostia antica

Divieti e transenne limitano la visita degli scavi di Ostia antica

Se volete ammirare il dio Mitra che uccide il toro conservato nell’area archeologica di Ostia Antica dovrete accontentarvi di una fotografia. Quello che è uno tra i luoghi di culto antichi più belli e affascinanti del sito laziale, il mitreo delle terme di Mitra, costruito nella prima metà del III secolo, è off limits: l’entrata è infatti coperta dal fango e poter arrivare ad ammirare da vicino la statua del dio che uccide il toro è davvero una missione da Indiana Jones. Ma non è il solo tesoro inaccessibile degli scavi. Una situazione analoga c’è infatti nella parte di via della Foce interna all’area: passeggiando lungo la strada si deve fare attenzione a non finire in acquitrini e fango. Non solo. Il Decumano, quella che era la strada commerciale della città antica, a un certo punto è interrotta da transenne perché la fanghiglia sta conquistando sempre più spazio. E per il pantano è chiusa la zona che ospita gli edifici sacri, i quartieri popolari, abitazioni e impianti termali. Qualche turista non si arrende e scavalca le barriere, deciso a non perdersi nulla dell’area archeologica celebre in tutto il mondo e che raccoglie la cifra record di 330mila visitatori l’anno. In molti però sono costretti a fare dietrofront.

Il fango impedisce l'accesso al mitreo delle terme di Mitra a Ostia antica: colpa della falda acquifera

Il fango impedisce l’accesso al mitreo delle terme di Mitra a Ostia antica: colpa della falda acquifera

“Acqua e fango non dipendono da incuria e degrado ma dalla falda d’acqua dolce che si trova proprio in quell’area”, spiega Cinzia Morelli, direttore dell’area archeologica di Ostia Antica, evidenziando con forza che “si tratta di un problema endemico di innalzamenti repentini della falda in coincidenza con le piogge. Tre settimane fa ha piovuto e la pioggia ha provocato appunto un innalzamento della falda e gli allagamenti dell’area». Tra l’altro, sottolinea, le idrovore non aiutano: “Qualsiasi tentativo di pompare via l’acqua è inutile perché dopo neanche mezz’ora torna e si allaga tutto di nuovo”. Il direttore dell’area archeologica spiega: “Da quasi un anno stiamo monitorando questa falda per capire come risolvere il problema. La stiamo osservando e studiando attraverso una serie di pozzi, stiamo anche effettuando una serie di analisi dell’acqua per capire come governare la falda e rendere l’area accessibile. Abbiamo interpellato geologi e tecnici idraulici che stanno osservando e analizzando la situazione, ma trovare soluzioni non è facile perché sono fenomeni repentini, vanno studiati i minimi e i massimi dell’acqua, il tipo di acqua, il collegamento con il Tevere, e, se da una parte c’è un discorso tecnico da affrontare anche con un potenziamento dei tratti fognari, dall’altra sarà necessario individuare nuovi percorsi per il pubblico”.

Il dio Mitra uccide il toro: la scultura è del II secolo

Il dio Mitra uccide il toro: la scultura è del II secolo. Il mitreo è invece del III

Con il fango, la melma e le zone completamente allagate per ragioni di sicurezza sono state posizionate transenne e reti per impedire il passaggio dei visitatori che potrebbero scivolare e cadere. “La presenza dell’acqua nel Mitreo delle Terme del Mitra è dovuta alla falda”, continua Morelli. “Sarebbe degrado e incuria se non ci fossero le reti e le transenne a tutelare i visitatori”. Ma intanto il mitreo resta inaccessibile. Costruito nella prima metà del III secolo in ambienti voltati di servizio nei sotterranei delle Terme di Mitra, il mitreo ospita una statua in marmo del dio che si accinge ad uccidere il toro, del II secolo. Sul petto del toro è l’iscrizione in greco “Kriton di Atene fece, che si riferirebbe allo scultore, oppure al donatore. La statua è disposta scenograficamente su un basamento obliquo, illuminato dalla luce diurna che arriva da un lucernario superiore. Vi furono rinvenute anche delle piccole piramidi in tufo che simboleggiavano la nascita del dio dalla roccia e tracce di pitture sulle pareti.

La statua del dio Mitra che uccide il toro spicca in fondo al mitreo delle terme a Ostia antica

La statua del dio Mitra che uccide il toro spicca in fondo al mitreo delle terme a Ostia antica

Con oltre 330mila visitatori, gli scavi di Ostia sono tra le aree archeologiche italiane più frequentate, nella top 30 dei siti dei beni culturali italiani più visitati. Quest’anno purtroppo non possiamo fare paragoni, perché il sito è stato chiuso quasi un mese, dal 31 gennaio al 17 febbraio, a causa del maltempo. “Nel gennaio di quest’anno, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, abbiamo registrato un incremento del 30%: un vero e proprio “boom” probabilmente dovuto alle nuove scoperte a Isola Sacra e all’allargamento dell’area al di là del Tevere, dato che dall’altra parte del fiume Ostia continua: esiste una ”Trastevere ostiense”. Scoperte che hanno avuto una certa risonanza e hanno risvegliato la curiosità di addetti ai lavori e di tanti appassionati. “Abbiamo allargato l’offerta al pubblico anche creando dei percorsi ad hoc per i diversamente abili e utilizzando la “golf car” per chi non riesce a camminare a lungo. Poi ci sono i nuovi percorsi: ora si può arrivare fino alla piazza del Foro e anche fino alle case signorili vicino al mare. E le prenotazioni sono tantissime, possiamo dire che siamo sempre pieni”.