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Rovigo. Al museo dei Grandi Fiumi con la presentazione del libro “L’alba della Storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa” di Guido Barbujani inizia la nuova stagione di “PADUSA incontri” promossi dal CPSSAE dal titolo “Tutte le vie dell’archeologia. Tracce antiche e nuove indagini sui sentieri di noi Umani”: cinque incontri intorno al convegno nel festival “Sulle vie dell’Ambra”. Ecco il programma

Il museo dei Grandi Fiumi a Rovigo ospita la rassegna “PADUSA incontri” promossa dal CPSSAE (foto museo grandi fiumi)

Con l’incontro con il genetista Guido Barbujani, venerdì 9 ottobre 2026, alle 16, in Sala Flumina al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, parte la stagione 2026 di “PADUSA incontri”, la storica rassegna promossa dal Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici (CPSSAE), in collaborazione con il Museo Grandi Fiumi: cinque conferenze (dal 9 ottobre al 28 novembre 2026, sempre alle 16) sotto il titolo “Tutte le vie dell’archeologia. Tracce antiche e nuove indagini sui sentieri di noi Umani”, che faranno da ideale cornice al convegno internazionale “Dal Baltico al Po. Nuove indagini sulle ambre protostoriche europee”, in calendario sabato 14 novembre 2026.

“PADUSA INCONTRI” è un ciclo di conferenze per la valorizzazione del patrimonio dei beni archeologici polesani, con particolare riguardo alle collezioni provenienti dall’Alto e dal medio Polesine, nonché dalla città di Rovigo e conservate nel Museo dei Grandi Fiumi. Iniziato nel 2022 con Dialoghi dal sottosuolo è proseguito nel 2023 (Come nasce una città) nel 2024 (Archeologia del sacro) e nel 2025: (Le vie dell’acqua). Il filo conduttore del 2026 è il concetto di “mobilità”: gli spostamenti di uomini, animali, materie prime e manufatti nella pre-protostoria, con un focus speciale sulle rotte commerciali dell’ambra. L’iniziativa si inserisce, infatti, all’interno della terza edizione del Festival “Sulle vie dell’ambra”, giunto alla sua terza edizione con il quale il CPSSAE collabora con conferenze e visite guidate ai musei di Fratta Polesine e Rovigo dove sono conservate le ambre di Campestrin e Frattesina. Dato che “vie dell’ambra” significa in prima istanza “mobilità”, in Padusa incontri 2026 abbiamo dedicato le prime conferenze agli spostamenti di uomini e animali, di materie prime e prodotti nella pre-protostoria che faranno da viatico al convegno sull’archeologia delle ambre protostoriche organizzato dal CPSSAE all’interno del Festival.

Programma degli appuntamenti: tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.

Venerdì 9 ottobre 2026: apertura straordinaria in collaborazione con l’associazione “Renzo Barbujani”. Ospite d’eccezione il genetista e divulgatore scientifico Guido Barbujani (università di Ferrara), che presenterà il libro “L’alba della Storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa”, analizzando l’origine delle società complesse attraverso le tracce del DNA umano e animale.

Sabato 17 ottobre 2026: l’archeologo Paolo Bellintani (CPSSAE) guiderà il pubblico lungo “Le vie dell’ambra”, esplorando non solo i dati scientifici ma anche narrazioni, distorsioni propagandistiche e curiosità polesane.

Sabato 24 ottobre 2026: il docente Claudio Cavazzuti (università di Bologna) illustrerà le comunità del Bronzo del Veneto meridionale attraverso la lente della moderna bioarcheologia.

Sabato 14 novembre 2026 (Evento Speciale): convegno “Dal Baltico al Po. Nuove indagini sulle ambre protostoriche europee”. Una giornata dedicata ai capolavori di Frattesina e Campestrin e ai risultati dei progetti “Prima Europa”, “San Basilio” e del nuovo triennio di ricerca “ArcheoPo” (2026-2028).

Sabato 21 novembre 2026: chiusura dedicata al Polesine altomedievale con gli interventi di Sandra Bedetti e Luciano Pigaiani (CPSSAE).

Sabato 28 novembre 2026: novità sull’anfiteatro romano di Adria a cura di Giovanna Falezza (direzione regionale Musei del Veneto).

Il genetista Guido Barbujani (foto wp)

Si comincia dunque venerdì 9 ottobre 2026 con la presentazione del libro “L’alba della Storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa” di Guido Barbujani (Ed. Laterza). Circa 10.000 anni fa, la rivoluzione neolitica trasformò per sempre il rapporto tra l’umanità e l’ambiente. L’archeologia permette di ricostruire queste trasformazioni e di comprenderne dinamiche, costi e conseguenze. Guardare al passato mostra così che modificare l’ambiente e gli organismi viventi non è una novità: è una storia iniziata nel Neolitico e tuttora in corso. Conoscere questa lunga esperienza può aiutarci a leggere con maggiore consapevolezza le trasformazioni ambientali, tecnologiche e sociali del presente.

Copertina del libro “L’alba della Storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa”

L’alba della storia. Diecimila anni fa, nella preistoria, si sono messe in moto trasformazioni che ancora ci riguardano, che ancora influenzano il nostro modo di lavorare, di vestirci, di mangiare, di confrontarci con gli altri membri della nostra comunità. È una rivoluzione che ha cambiato anche l’ambiente intorno a noi e le nostre relazioni con piante e animali, tanto che il DNA – sia il nostro, sia quello di molti animali e piante – ne è uscito diverso. Si chiama rivoluzione neolitica: il momento in cui, più che in qualunque altro, biologia e cultura si sono intrecciate, influenzandosi a vicenda e producendo la nostra storia. È stato allora che un’umanità in precedenza sempre affamata ha cominciato a produrre il cibo di cui aveva bisogno, e quindi a crescere e a diffondersi sul pianeta. Nel giro di qualche millennio la rivoluzione è arrivata ovunque, sulle gambe dei rivoluzionari che dalla Mezzaluna fertile, dalla Cina, dall’America centrale e dalle Ande hanno esportato in tutto il mondo i propri geni, le piante coltivate e gli animali allevati. Abbiamo iniziato ad abbattere foreste, per farne campi e pascoli, modificando il paesaggio; abbiamo smesso di essere nomadi, costruendo villaggi e poi città dove ha preso forma la nostra società, anche in certi suoi aspetti che sembrerebbe difficile collegare alla preistoria. Ma è così: se oggi in Europa molti digeriscono il latte, se abbiamo la pelle chiara e parliamo lingue che si somigliano, è grazie alle migrazioni neolitiche. E non è tutto: abbiamo cominciato a modificare geneticamente piante e animali proprio allora e non abbiamo mai smesso. Ripensarci – oggi che la consapevolezza è cresciuta – ci permette di ragionare più lucidamente su costi e benefici della moderna ingegneria genetica. Allo stesso modo, ricordare come per millenni l’umanità si sia ripetutamente spostata e rimescolata può aiutarci a osservare con meno ansia le trasformazioni che la nostra società sta attraversando, e a spegnere qualche allarme ingiustificato.

Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta la conferenza “Cremazioni e campi d’urne dell’età del Bronzo a Parma, in Emilia e in Europa. Cosa sappiamo oggi rispetto a Pigorini?” di Claudio Cavazzuti (università di Bologna), quarto appuntamento del ciclo “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025”

Giovedì 8 maggio 2025, all’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta di Parma quarto appuntamento del ciclo di conferenze “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025”. Alle 17, la conferenza “Cremazioni e campi d’urne dell’età del Bronzo a Parma, in Emilia e in Europa. Cosa sappiamo oggi rispetto a Pigorini?” di Claudio Cavazzuti. Al centro della relazione sarà lo studio dei resti dei cremati di epoca protostorica come metodo per il recupero di numerose informazioni di carattere antropologico e culturale che può aiutare a delineare un quadro della società dell’età del Bronzo cui tali sepolture appartenevano. Ingresso libero e gratuito fino all’esaurimento dei posti (max 100). Nella seconda metà del II millennio a.C., si diffonde in tutta Europa l’uso della cremazione. A differenza di quello che si potrebbe pensare, i resti dei cremati di epoca preistorica (non paragonabili alle ceneri della pratica attuale) consentono, se accuratamente trattati, il recupero di numerose informazioni di carattere antropologico e culturale. All’interno dei cinerari, il microscavo viene solitamente eseguito in laboratorio, con le stesse procedure usate negli scavi archeologici: grazie all’esame dei resti umani, delle loro posizioni entro l’urna, con lo studio degli (eventuali) oggetti di corredo è possibile stabilire la temperatura raggiunta dal rogo funebre, le procedure dell’ossilegio (raccolta e inserimento nel cinerario dei resti), l’età e il sesso dei defunti e, nel caso di gruppi di sepolture sufficientemente numerosi, delineare un quadro della società dell’età del Bronzo cui tali sepolture appartenevano.

Claudio Cavazzuti (foto unibo)

Claudio Cavazzuti, ricercatore in Preistoria e Protostoria, Alma Mater Studiorum – università di Bologna, titolare dell’insegnamento di “Networks and mobility in Archaeology”; curatore del progetto Marie Skłodowska-Curie “Ex-SPACE”, mirato alla ricostruzione della mobilità nell’età del Bronzo tramite un approccio integrato fra bio-archeologia e analisi isotopiche.

Albinea (RE). Al via le conferenze di archeologia organizzate dal Gruppo Archeologico Albinetano: tre giovedì con focus sulle ultime novità reggiane nel campo dell’archeologia e della storia

albinea_gruppo-archeologico_conferenze-di-archeologia_locandinaTre giovedì ad Albinea (RE) con le conferenze di archeologia organizzate dal Gruppo Archeologico Albinetano a ingresso libero, sempre alle 21, nella sala civica “Adriano Corradini” in via Morandi 9 ad Albinea. Gli argomenti trattati quest’anno riguarderanno le ultime novità reggiane nel campo dell’archeologia e della storia. Si inizia giovedì 16 marzo 2023, con Claudio Cavazzuti su “Cosa ci raccontano i nostri antenati. Studi di antropologici di alcune antiche necropoli reggiane”. Saranno presentati i risultati dello scavo promosso dal Gruppo Archeologico Albinetano nel 2019 vicino alla chiesa di San Giovanni Battista al Castello di Borzano dove sono state scoperte nuove sepolture antropomorfe ricavate nella roccia di gesso. I resti recuperati sono stati analizzati da Cavazzuti e Viola Cecconi. Cavazzuti metterà al corrente i partecipanti all’incontro anche degli ultimi studi da lui eseguiti in due importanti necropoli preistoriche reggiane. Secondo appuntamento giovedì 23 marzo 2023, su “Nobiltà reggiana nel Rinascimento: Bebbi Scaioli e Manfredi” con Michela Rivetti. La relatrice, che di recente ha compiuto accurate ricerca d’archivio consultando i documenti delle famiglie nobili reggiane dei Bebbi e degli Scaioli, racconterà quanto ha ricavato in termini di approfondimento delle vicende che li hanno riguardati e dei legami intrattenuti con altre famiglie importanti del rinascimento reggiano fra cui i Manfredi. Terzo appuntamento giovedì 30 marzo 2023, su “La chiesa scomparsa. Le ricerche archeologiche a Ca’ Bertacchi” con le archeologhe Monica Miari, ispettrice della soprintendenza ABAP-BO, e Anna Losi, che illustreranno le ricerche compiute nel 2022 a Ca’ Bertacchi di Regnano dove è stata documentata l’antica chiesa di Regnano di cui si era persa l’ubicazione. Lo scavo è stato promosso dal Comitato Scientifico del CAI di Reggio Emilia ed eseguito dai volontari del CAI e della Società Reggiana di Archeologia con la collaborazione del Gruppo Archeologico Albinetano.

Bologna. Nella sede Sabap il pomeriggio di studi “POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani”: un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica

bologna_sabap_post-mortem_pomeriggio-di-studi_locandina“POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani” è l’interessante titolo del pomeriggio di studi promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara. Appuntamento venerdì 16 dicembre 2022, dalle 15.30 alle 18.30, nel salone d’onore di Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede della Sabap, in via IV Novembre 5 a Bologna. Evento gratuito senza necessità di prenotazione, ingresso consentito fino ad esaurimento posti. Per info: siriana.zucchini@cultura.gov.it; annalisa.capurso@cultura.gov.it. Sarà un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica. Gli interventi in programma affrontano il tema in senso diacronico, attraverso un approccio multidisciplinare, tenendo conto sia del dato archeologico sia di quello relativo alle evidenze “biologiche”.

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Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)

Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione all’incontro da parte di Monica Miari (SABAP BO, Funzionario delegato) e di Annalisa Capurso (SABAP BO), intervengono: Valeria Acconcia (ICA Istituto Centrale per l’Archeologia) e Paola Francesca Rossi (parco archeologico Ostia Antica – ICCD Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) su “Introduzione alle Linee Guida ICA-ICCD I resti scheletrici umani: dallo scavo, al laboratorio, al museo, 2022”. La pubblicazione è scaricabile sul sito dell’ICA: https://bit.ly/3PsP5gC. Monica Miari (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro e Teresa Nicolosi (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Elementi di ritualità nella manipolazione dei resti umani in età preistorica”; Vanessa Poli (SABAP BO) e Claudio Cavazzuti (Dipartimento di Storie Culture Civiltà, DiSCi – UNIBO) su “Alcuni rituali nelle necropoli ad incinerazione dell’età del Bronzo in Italia settentrionale”; Sara Campagnari (SABAP BO), Lisa Manzoli (archeologa e collaboratrice SABAP BO) e Michael Allen Beck De Lotto (Dipartimento Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica – UNIPD) su “Analisi preliminare dei rituali del sepolcreto di fase orientalizzante di Via Montello a Bologna”; Annalisa Capurso (SABAP BO) e Mirko Mattia e Marta Mondellini (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense, Labanof – UNIMI) su “Una sepoltura multipla presso la chiesa di sant’Apollonio sulla rupe di Canossa”; Valentina Di Stefano (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Restituzione dei resti umani e ricomposizione della memoria di una comunità: il caso del cimitero ebraico medievale di Bologna”.