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Al museo Archeologico nazionale di Adria “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”, appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po, prematuramente scomparso

Locandina della “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle” al museo Archeologico nazionale di Adria

Manifesto del convegno di Copparo “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”

Umberto Dallemulle era un appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po. A lui, prematuramente scomparso, il CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, il Polo museale del Veneto, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo in collaborazione con l’amministrazione comunale di Adria, il gruppo archeologico adriese “F.A. Bocchi”, la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” e il gruppo archeologico Ferrarese, dedicano la “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”. Appuntamento al museo Archeologico nazionale di Adria, in sala F.G. Bocchi, sabato 1° dicembre 2018, dalle 9.30 alle 13.30. Gli ospiti saranno accolti dalle studentesse e dagli studenti dell’IPSEOA “G. Cipriani” di Adria in un progetto di Alternanza Scuola Lavoro. Dopo i saluti Istituzionali, gli interventi: alle 9.45, Simonetta Bonomi, soprintendente per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, su “Umberto Dallemulle e l’archeologia”; alle 10.15, Sandro Gino Spinello, già sindaco di Adria, su “Umberto Dallemulle, un non adriese che ha amato Adria”; alle 10.45, Patrizia Basso, dell’università di Verona, presenta il volume “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”, atti del convegno di Copparo 26 settembre 2015; alle 11.15, Maria Bernabò Brea, dell’istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, presenta il n° LI-LIV della rivista PADUSA; alle 11.45, Raffaele Peretto, del CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, parla di “Paesaggi sepolti tra Adria e l’Isola di Ariano, nuove prospettive di ricerca”; alle 12.15, Alberta Facchi (polo museale del Veneto), Giovanna Gambacurta (università di Venezia Ca’ Foscari), Silvia Paltineri (università di Padova), Maria Cristina Vallicelli (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo) illustrano il “Ritorno a San Basilio: ripresa delle ricerche e prospettive di valorizzazione nel sito protostorico”. Chiude i lavori l’aperitivo offerto in collaborazione con l’IPSEOA “G. Cipriani” e la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” di Adria.

2 aprile 2017, prima domenica del mese speciale per il museo Archeologico nazionale di Adria: si inaugura la mostra “Coloratissimi incontri”, mosaici ispirati dalle ceramiche attiche; e si presenta il sito etrusco di San Cassiano di Crespino per il ciclo “Adria e l’Etruria padana”

Cratere a figure rosse del Pittore di Filottrano (IV sec a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Adria

Prima domenica del mese speciale quella del 2 aprile 2017 per il museo Archeologico nazionale di Adria: apre la mostra “Coloratissimi incontri” e viene presentato il sito etrusco di San Cassiano di Crespino. I graditi ospiti saranno accolti e guidati dagli studenti e dalle studentesse delle classi quarta e quinta dell’istituto professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità alberghiera “G. Cipriani” di Adria. In concomitanza con l’ingresso gratuito nei musei durante la prima domenica di ogni mese, il 2 aprile verrà infatti inaugurata nel museo Archeologico nazionale di Adria alle 16 la mostra “Coloratissimi incontri”, dal gruppo “Mosaico’s friends” una colorata rielaborazione attica. Nell’antisala F.G. Bocchi del museo verranno esposti alcuni mosaici elaborati dal gruppo Mosaico’s friends dell’associazione Pianeta Handicap, affiancati ai frammenti di ceramica attica che hanno ispirato la loro realizzazione.

La locandina della mostra “Coloratissimi incontri” di Mosaico’s friends al museo Archeologico nazionale di Adria

L’esposizione, dal 2 al 25 aprile, promossa da museo Archeologico nazionale di Adria (ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo); Cpssae; associazione onlus Pianeta Handicap – Sezione Mosaico’s friends, è a cura di Sandra Bedetti, che ha seguito come esperta archeologa la realizzazione dei mosaici. “I mosaici di “Coloratissimi incontri” sono stati direttamente ispirati dai reperti di ceramica attica a figure rosse e a figure nere conservati nel museo di Adria, veri e propri capolavori dell’antichità”, spiegano gli organizzatori sul sito del Mibact. “Il titolo della mostra è evocativo degli incontri venutisi a creare tra  antichità  e mondo di oggi, tra i toni classici della ceramica e i coloratissimi mosaici realizzati, tra il mondo dell’archeologia e quello dell’associazionismo e della disabilità. Ecco allora, solo per fare un esempio, che il momento dell’incontro (…ancora incontri) tra l’eroe Eracle e la dea Atena raffigurato su di un’anfora a figure nere di 2500 anni fa diventa, nella fantasia del mosaicista, un vivido profilo con elmo e scudo dai colori cangianti. La civetta dai grandi occhi, cara alla dea e simbolo di Atene, dipinta in rosso su di una coppa per il vino, è stata riprodotta a grandi dimensioni e con il piumaggio colorato. E mille colori riempiono ora le cinque vetrine della mostra, accanto ai più sobri capolavori dell’antichità per i quali Adria e il suo Museo sono conosciuti in tutto il mondo”.

Il sito etrusco di San Cassiano di Crespino nell’entroterra di Adria

Conferenza alle 17, per iniziativa del Gruppo Archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi” onlus sez. del Cpssae, nell’ambito XXVII Ciclo di incontri 2017 “Adria e l’Etruria Padana”: la professoressa Mirella T.A. Robino presenta “Il sito di S. Cassiano di Crespino”, nell’entroterra di Adria, esplorato da 11 campagne di scavo tra il 1994 e il 2004 dell’università di Pavia in collaborazione con quella di Ferrara, con il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e d’intesa con la soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, sotto la direzione di Maurizio Harari. “La nascita di questi centri minori nel territorio circostante Adria”, scrive Mirella Robino, “è da mettere strettamente in rapporto con la precoce strutturazione urbana di Adria e lo sviluppo del centro portuale, che tra la fine del VI sec a.C. e l’inizio del V sec a.C. visse una fase cruciale della sua storia, come testimoniato dai materiali rinvenuti nella necropoli di Ca’ Cima nel corso degli anni Novanta del Novecento. Lo studio dei corredi ha permesso di osservare la comparsa in modo massiccio di oggetti  in bronzo di produzione etrusca e l’assunzione da parte del corredo stesso di un aspetto maggiormente standardizzato dove al servizio da vino si accompagna l’attrezzatura per la cottura delle carni. In parallelo sono presenti altri schemi compositivi nei quali la ceramica attica figurata assume la funzione di elemento di pregio, e al banchetto si allude esclusivamente con la presenza di un vaso di forma chiusa per miscelare l’acqua con il vino e di una coppa per bere”.

Uno degli edifici scavati dagli archeologi nel sito di San Cassiano di Crespino

“In questi stessi anni”, continua Robino, “si sviluppa una serie di insediamenti minori che testimoniano una occupazione capillarmente diffusa del territorio a sud-ovest di Adria e, sembrerebbe, finalizzati alla penetrazione da oriente verso occidente nella pianura Padana all’interno di quella che sembra sempre più configurarsi come una vera e propria chora, in rapporto con il centro principale probabilmente attraverso vie sia d’acqua che di terra. Questi insediamenti, come quello di San Cassiano, si distribuiscono prevalentemente lungo i dossi di paleo alvei secondari, in particolare con il sistema Po di Adria-Pestrina-Tartaro e a un secondo sistema forse da riconoscere nelle diramazioni settentrionali del paleoalveo padano Ferrara-Copparo”. La comprensione del contesto storico-paesaggistico in cui si inserisce il sito di San Cassiano di Crespino, ricorda l’archeologa, “non può essere disgiunta dall’opera di bonifica e regolamentazione delle acque intrapresa dai coloni etruschi, senza la quale la messa a coltura dei territori bassopolesani non poteva avvenire, date le caratteristiche idrogeologiche del terreno. La fotografia aerea testimonia l’esistenza di un’opera di arginatura che interessa i siti di San Cassiano e di Le Balone, del tutto indipendente dal disegno agrario di epoca romana”.

Lekythos attica a figure nere da San Cassiano di Crespino

Le campagne di scavo (1994-2004) hanno portato all’identificazione dei resti di un complesso abitativo rurale piuttosto articolato. “Si sono rinvenuti quattro edifici”, scrive l’archeologa Silvia Paltineri, “tre con zoccoli di fondazione in trachite euganea e una capanna, articolati in uno spazio accuratamente pianificato e oggetto di un’azione di bonifica. Le strutture erano separate tra loro da quattro canali di drenaggio (per evitare la risalita della falda) paralleli e orientati quasi perfettamente secondo i punti cardinali nord-sud, distanti tra loro circa 10 metri. Nelle estati del 2000 e 2001 è stato rinvenuto il fondo di una capanna dove è stata individuata una fossa per rifiuti che ha restituito numerosi frammenti di ceramica etrusco-padana, nonché ceramica attica a vernice nera e figurata. I dati più interessanti provengono però da un scarico a circa 15 metri dall’edificio, che ha restituito frammenti di ceramica figurata, databili tra lo scorcio del Vi sec a.C. e la prima metà del IV sec a.C.: in particolare uno skyphos a figure rosse di fabbrica italiota, probabilmente lucana, del IV sec., e un eccezionale attingitoio attico a tecnica mista, forse attribuibile al Pittore di Castle Ashby (500 a.C.)”. “Tali rinvenimenti – conclude Paltineri – hanno contribuito a chiarire la cronologia assoluta per le fasi del sito: l’insediamento di San Cassiano è già attivo sullo scorcio del VI sec a.C., come indica anche un piede di kylix di tipo C; resta in uso nel primo quarto del V sec a.C., come dimostrano alcuni frammenti riferibili alle più tarde fabbriche a figure nere e una lekythos a palmette vicina alla bottega del Pittore della Megera, nonché nella seconda metà del V sec a.C. come documentano alcuni frammenti di kylikes a figure rosse; il IV sec a.C. è infine testimoniato dai frammenti dello skyphos a figure rosse di produzione italiota di cui si è detto in precedenza e di un secondo skyphos appartenente al fat Boy Group”.

Il Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici (Cpssae) compie 50 anni: un film, una giornata di studi e una mostra tra ricordi, scoperte, impegno

Il film "Cinquant'anni di novità" di Giuseppe Mantovani con consulenza di Raffaele Peretto, presidente del Cpssae

Il film “Cinquant’anni di novità” di Giuseppe Mantovani con consulenza di Raffaele Peretto, presidente del Cpssae

Il logo del Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici

Il logo del Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici

“Cinquant’anni di scoperte, divulgazione, valorizzazione dell’identità dell’antico Polesine. Dai primi passi nelle campagne arate alla ricerca di antiche testimonianze del territorio, il Cpssae ha saputo con entusiasmo passione e impegno farsi conoscere e apprezzare dall’ambiente scientifico. Oggi è considerato un prestigioso centro di ricerca del settore in ambito nazionale”. Inizia così il racconto di mezzo secolo di vita del Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici nel film “Cinquant’anni di novità dal nostro passato. Cpssae 1964-2014” di Giuseppe Mantovani, con la consulenza di Raffaele Peretto, presentato alla 13.ma edizione di “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico promosso dal Gruppo archeologico bolognese. Mezz’ora di immagini e ricordi, testimonianze e ricerche, scoperte e collaborazioni: così poco a poco dalle campagne polesane dal fascino antico ecco riemergere il passato lontano: ceramiche medievali, abitati protostorici, necropoli dell’età del bronzo, tracce di centuriazione romana, abitati palafitticoli… Epoi ricerche che si concretizzano in mostre, cataloghi, e una rivista, Padusa, che quest’anno ha raggiunto il prestigioso traguardo dei 50 numeri.

Un numero della rivista del Cpssae, Padusa: nel 2015 è uscito il numero n° 50

Un numero della rivista del Cpssae, Padusa: nel 2015 è uscito il numero n° 50

L'archeologo polesano Gherardo Ghirardini: a lui è dedicata una borsa di studio

L’archeologo polesano Gherardo Ghirardini: a lui è dedicata una borsa di studio

Quel filmato dedicato al mezzo secolo del Cpssae, che tanto successo ha riscosso alla proiezione bolognese, sembra propedeutico alla giornata di studi “Cinquant’anni di novità dal nostro passato”, venerdì 11 dicembre 2015, alle 9.30, al museo dei Grandi fiumi di Rovigo, in piazzale San Bartolomeo. Cui segue sabato 12 dicembre 2015, alle 10, al museo archeologico nazionale di Fratta Polesine l’inaugurazione della mostra fotografica “Frattesina: affiorano anche i ricordi. Il contributo del Cpssae”. Il Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici fu fondato il 17 dicembre 1964. “Gian Battista Siviero e Gianfranco Bellintani, che sono stati i primi due soci dell’associazione”, ricorda Raffaele Peretto, che del Cpssae oggi è il presidente, “si incontravano già nel 1965 nella libreria di Lino Vanzan in piazza Vittorio Emanuele a Rovigo per parlare di ceramica graffita, quando nessuno sapeva cosa fosse e già dal primo numero di Padusa, dell’agosto 1965, si parlò di Xanto Avelli. A loro si unì Nino Suriani, mecenate della cultura e presidente del Cpssae, che mise a disposizione dei collaboratori le prime vetrine del nascente museo archeologico di Rovigo nel fabbricato dell’ex Val di Susa e partecipò agli scavi di Frattesina impegnandosi molto per la ricerca”. I ricordi si rincorrono. “Nelle prime ricerche di scavo, come ad esempio “Campagna numero 1” si dormiva nelle tende piantate sui confini delle proprietà vicino a Fratta: gli archeologi ed i volontari erano presenti assiduamente durante le fasi di aratura, pronti ad intervenire prima che passasse l’erpice. Anche per questo si è potuto ritrovare il “tesoretto di Frattesina” quasi intero. E nel 1968 il Cpssae pubblica sulla rivista Padusa la prima fotografia aerea nella quale sono visibili le tracce di centuriazione nella zona di Villadose. Le scoperte archeologiche polesane stimolano affascinanti ipotesi delle quali si parla nel primo convegno realizzato all’Accademia dei Concordi”. Gli anni passano, ma non vengono meno entusiasmo ed impegno. “Nel 2006 – continua Peretto – a Rovigo si costituisce il gruppo “Amici dei Musei” come affiliazione del Cpssae, inoltre si svolgono a cura della rivista Padusa incontri e corsi di formazione. Quest’anno si è giunti alla quinta edizione della borsa di studio “Gherardo Ghirardini. Progetti di ricerca a carattere archeologico”, grazie al contributo della Fondazione Banca del Monte; inoltre, nel tempo, è da sottolineare l’importante collaborazione con il Comune di Rovigo ed il notevole contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo”. Gherardo Ghirardini è stato un grande archeologo nato a Badia Polesine nel 1854. Fu professore nelle università di Pisa, Padova e Bologna, dove fu anche direttore del museo archeologico e dove morì nel 1920. È noto per i suoi studi sulla civiltà villanoviana e sugli antichi insediamenti archeologici in Veneto, in particolare nel territorio di Este. Per i suoi meriti scientifici, fu nominato socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, presidente della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna, membro ordinario dell’Istituto Archeologico Germanico, membro effettivo dell’Accademia delle Scienze.

Il vaso-cavallino ritrovato nel sito protostorico di Frattesina, simbolo del Cpssae

Il vaso-cavallino ritrovato nel sito protostorico di Frattesina, simbolo del Cpssae

cpssae50La giornata di studi di Rovigo di venerdì 11 dicembre 2015 si apre alle 10 con i saluti delle autorità; quindi Raffaele Peretto introduce la giornata. Seguono gli interventi di Maria Cristina Vallicelli (soprintendenza Archeologia del Veneto) e Federica Gonzato (museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine – Polo museale del Veneto) su “Territorio e Museo fra tutela e valorizzazione”. Dopo la pausa caffè, “La ripresa delle ricerche a Frattesina: campagna 2015” con chairman Simonetta Bonomi, soprintendente Archeologia del Veneto. Intervengono Paolo Bellintani (ufficio Beni archeologici della Provincia Autonoma di Trento), Michele Baldo (Cpssae) e Claudio Balista (Geoarcheologi associati Sas) su “Frattesina – campagna 2015. Sondaggi e ricognizioni di superficie”; quindi Claudio Balista su “L’abitato e il fiume: conoscenze precedenti e nuovi indicatori di ricerca sulla base dei risultati preliminari dei carotaggi meccanici 2015”. Nel pomeriggio, dalle 14.30, “L’ambra di Campestrin di Grignano Polesine” con chairman Anna Maria Bietti Sestieri (università del Salento – socio dell’Accademia Nazionale dei Lince). Intervengono Ursula Thun, Marco Bertolini (università di Ferrara) e Paolo Bellintani (Cpssae) su “La lavorazione dell’ambra: il caso di Campestrin di Grignano Polesine”; quindi Mauro Cesaretto (Archeo Faber), Francesco Pavan (4Nove-Laboratorio orafo) e Sara Garbellini (Archeo Faber) su “Ambra: laboratorio sperimentale”. Dopo la pausa, chiudono la giornata Ivana Angelini (università di Padova) su “L’ambra protostorica italiana: i risultati degli studi di provenienza”; Paolo Bellintani (Cpssae) su “Rame alpino, ambra baltica e vetro polesano”.

Dai gladiatori all’arena di Verona, dai villanoviani agli etruschi di Marzabotto, dalla Palmira di Khaled Asaad all’Isis: al via a Bologna la 13.ma edizione di “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico del Gabo

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Dai giochi gladiatori nell’arena alla scoperta di Verona romana, dal mezzo secolo del centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici al secolo di cinema e archeologia, dagli etruschi villanoviani agli etruschi di Marzabotto, per finire con la testimonianza drammatica di Khaled Asaad, il coraggioso “custode” di Palmira decapitato dall’Isis, e gli effetti dello stato islamico sulla città di Zenobia, patrimonio dell’Unesco: è un programma particolarmente ricco quello che offre la tredicesima edizione di “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico promosso dal gruppo archeologico bolognese il 20, 21 e 22 novembre 2015 alla mediateca di San Lazzaro di Savena, in via Caselle 22, a San Lazzaro (Bologna).  “Nata nel 2003”, ricorda Giuseppe Mantovani, curatore della rassegna, “Imagines vuole creare un’occasione per i soci del gruppo e il pubblico appassionato di Archeologia e Storia per godere della proiezione di documentari e filmati introdotti da esperti del settore, autori, registi o archeologi, cui va il mio grazie per averci dato l’autorizzazione alla proiezione delle loro opere”.

Mosaico romano con raffigurati i giochi gladiatori nell'anfiteatro

Mosaico romano con raffigurati i giochi gladiatori nell’anfiteatro

Si inizia venerdì 20 Novembre 2015, alle 15.15. L’apertura della rassegna è affidata a Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini” di San Lazzaro e a Giuseppe Mantovani, vicedirettore del Gruppo Archeologico Bolognese e curatore della rassegna. Quindi c’è la proiezione del documentario “Gladiatori e bestiari. I giochi nell’arena”, per la regia di Douglas Brooks (90’), introdotto da Federica Guidi, archeologa del museo civico Archeologico di Bologna. Il filmato presenta, attraverso ricostruzioni, ambientazioni ed effetti speciali, le vicende a volte gloriose, ma più spesso drammatiche, dei gladiatori, che combattevano fra loro nell’arena, e dei bestiarii, che affrontavano belve feroci, per il divertimento del popolo e per l’ambizione politica di coloro che organizzavano I giochi. Segue un buffet offerto dal Gruppo Archeologico Bolognese.

Dal museo nazionale Etrusco di Marzabotto parte lo spettacolo itinerante "Marzabotto 1889"

Il documentario “Kainua” ripercorre le tappe della città etrusca di Marzabotto

Sabato 21 Novembre 2015, seconda giornata: alle 15.15 proiezione del documentario “Cinquant’anni di novità dal nostro passato. CPSSAE 1964 – 2014”, regia di Giuseppe Mantovani (32’), introdotto da  Raffaele Peretto, presidente CPSSAE. Il filmato celebra il cinquantesimo anno della fondazione del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici (CPSSAE). Cinquant’ anni di scoperte, divulgazione, valorizzazione dell’identità dell’antico Polesine. Segue alle 16.15, proiezione del documentario “L’alba degli Etruschi. Aspetti e testimonianze della cultura villanoviana”, regia di Corrado Re (26’), introdotto da Fiamma Lenzi, archeologa dell’istituto Beni culturali dell’Emilia-Romagna. “Per far conoscere la cultura materiale legata agli esordi della civiltà etrusca”, spiega Mantovani, “l’Istituto Beni Culturali ha curato la realizzazione di questo docu-film che, alla presentazione di oggetti conservati nei musei dell’Emilia-Romagna, unisce la rievocazione storica e l’archeologia ricostruttiva per rivisitare alcuni aspetti della quotidianità nei secoli fra il IX e il VII a.C., avvalendosi anche di musiche realizzate nell’ambito dell’archeologia sonora sperimentale”. Dopo l’intervallo, si riprende alle 18 con la proiezione del documentario “Kainua”, per la regia di Ada Carpentieri (52’), introdotto da Giuseppe Sassatelli, docente di Etruscologia e Antichità Italiche dell’università di Bologna. Quello che rende unica la città di Kainua, l’odierna Marzabotto, è l’assenza di frequentazione dopo il suo abbandono, ciò che ha consentito la conservazione dell’impianto urbano rimasto perfettamente riconoscibile. Il filmato ripercorre le tappe della storia della città, che, insieme a Spina, Mantova e, naturalmente, Felsina, la princeps etruriae, fu un importante centro dell’Etruria Padana.

All'archeologo Khaled Asaad, decapitato dall'Isis, è dedicata la XXVI rassegna internazionale del cinema archeologico

All’archeologo Khaled Asaad, decapitato dall’Isis, è dedicato il film omaggio di Alberto Castellani

L’ultima giornata, domenica 22 novembre 2015, si apre alle 15.15 con la proiezione del documentario “Un secolo di cinema e archeologia. Da Howard Carter a Indiana Jones”, per la regia di Massimo Becattini (30’) che cura anche l’introduzione: l’avventura archeologica del Novecento attraverso I documenti cinematografici (spesso inediti) delle scoperte più importanti e l’influenza sui generi del cinema di finzione. Partendo dal filmato originale della scoperta della tomba di Tutankhamon ad opera di Carter nel 1922, e dai suoi epigoni di finzione, vengono esplorati i primi documenti archeologici di quegli anni, dall’Egitto all’Estremo Oriente. Segue alle 16.15 il documentario “Verona città aperta” di Marcello Peres (40’), introdotto da Erika Vecchietti,  archeologa dell’università di Bologna. Utilizzando un linguaggio più tecnico che televisivo, riprese aeree ed animazioni a mano libera, il documentario abbraccia le evidenze monumentali romane più universalmente riconosciute (l’Arena di Verona, il Teatro Romano, il Ponte Pietra, l’Arco dei Gavi e le porte monumentali) completando la comprensione organica di questa fase storica con uno sguardo inedito alla Verona sotterranea. Dopo l’intervallo, alle 18, il giornalista Graziano Tavan con una conversazione dal titolo “Palmira, da Zenobia all’Isis” introduce l’eccezionale instant movie del regosta veneziano Alberto Castellani “Khaled Asaad: quel giorno a Palmira. Memoria di un viaggio e un incontro” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/10/06/aperta-la-xxvi-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-nel-nome-di-khaled-asaad-larcheologo-di-palmira-decapitato-dallisis-e-sabato-instant-movie/) documento-omaggio all’ex direttore del sito archeologico di Palmira, patrimonio dell’UNESCO, trucidato dall’Isis.