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Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto, in una sala per banchetti, un eccezionale fregio a figure grandi con Baccanti satiri e il corteo di Dioniso per l’iniziazione di una donna: nuova luce sui misteri dionisiaci a 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri. Gli interventi del direttore Zuchtriegel e del ministro Giuli

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Veduta generale della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: aperta sul giardino con il corteo di Dioniso a megalografie che si sviluppa lungo tutti i tre lati (foto parco archeologico pompei)

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: megalografia con baccante (foto parco archeologico pompei)

Scoperto a Pompei un fregio a figure grandi con Baccanti, satiri, Sileno e il corteo di Dioniso, il Tiaso, che ha dato il nome alla domus, la Casa del Tiaso, in corso di scavo nella Regio IX. A più di 100 anni dalla scoperta della villa dei Misteri, un nuovo grande affresco getta luce sui misteri di Dioniso nel mondo classico. In una grande sala per banchetti, scavata in queste settimane nell’area centrale di Pompei, nell’insula 10 della Regio IX, è emerso un fregio a dimensioni quasi reali, ovvero una “megalografia” (dal greco “dipinto grande”- ciclo di pitture a grandi figure), che gira intorno a tre lati dell’ambiente; il quarto era aperto sul giardino. La scoperta è stata presentata ufficialmente mercoledì 26 febbraio 2025, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli. E sempre mercoledì 26 febbraio 2025 su Raiuno alle 21.30 Alberto Angela ha dedicato una striscia di approfondimento proprio a queste ultime scoperte del parco archeologico di Pompei.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: il fregio col corteo di Dioniso a megalografie si sviluppa lungo le pareti (foto parco archeologico pompei)

L’ambiente del Tiaso dionisiaco sarà visibile per il pubblico fin da subito nell’ambito delle visite al cantiere, già avviate dall’inizio dello scavo per i vari ambienti via via indagati. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì, alle 11 – previa prenotazione al numero 327 2716666 – sarà possibile accedere in due gruppi da 15 persone, accompagnati dal personale di cantiere che illustrerà i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo. Per accedere alle visite sarà necessario munirsi del regolare biglietto di ingresso al parco archeologico.

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Il salone da banchetto (oecus tricliniare), dalle eleganti pareti nere, scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini nella cosiddetta Regio IX di Pompei – uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito – sono partite a febbraio 2023, in un’area estesa per circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio. Oggi il cantiere è nella sua fase di conclusione, che prevede gli ultimi interventi di messa in sicurezza, al termine dei quali un progetto di valorizzazione consentirà anche una futura fruizione permanente dell’area da parte di tutti i visitatori. Il progetto di “Scavo, messa in sicurezza e restauro dell’Insula 10 Regio IX” era stato intrapreso ai fini della riconnessione con il tessuto urbano di via di Nola e della riduzione dei rischi connessi ai cambiamenti climatici. 

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Il forno nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Dettaglio della decorazione superiore della nicchia centrale del sacrario scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Lo scavo, in cui sono stati individuati oltre 50 nuovi ambienti distribuiti su di una superficie di oltre 1500 m2, ha restituito due case ad atrio, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive: una fullonica (lavanderia) e un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città. A sud di queste due case officine sono emersi alcuni ambienti di soggiorno, pertinenti ad una grande domus.  Tra questi, oltre al grande ambiente con scene dionisiache, un salone nero con scene tratte dalla saga troiana; un sacrario a fondo azzurro con le quattro stagioni e allegorie dell’agricoltura e della pastorizia e un grande quartiere termale. Restano ancora inesplorati l’ingresso, il quartiere dell’atrio e gran parte del peristilio (giardino colonnato).

“Siamo di fronte a una portentosa scoperta di un ciclo di affreschi di iniziazione dionisiaca”, commenta il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “E di fronte a noi c’è una matrona o chissà pronta per l’iniziazione. Credo che sia una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni se non di più. Qui a Pompei c’è molto da studiare ma soprattutto adesso molto da ammirare. La ricerca è appena iniziata ma la scoperta è prodigiosa”.

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: corteo di Dioniso, dettaglio della donna che si avvia all’iniziazione accompagnata da un Sileno (foto parco archeologico pompei)

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: corteo di Dioniso, dettaglio della baccante con interiora e spada, e sopra il fregio con cacciagione e pescato (foto parco archeologico pompei)

“A più di 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri fuori le porte di Pompei”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “ecco un altro grande affresco, una megalografia in greco, che parla dei rituali di Dioniso. Vediamo il suo corteo, i suoi seguaci; vediamo le Baccanti, le donne come danzatrici, come cacciatrici anche; vediamo anche i giovani satiri che suonano strumenti musicali, flauti doppio flauto; e vediamo al centro una donna che poteva forse essere una donna che girava anche per le strade dell’antica Pompei. Non è chiaro – nota Zuchtriegel – se è una donna mitica – Semele o Arianna – o appunto una donna che viveva in questi tempi, in questi spazi. Ed è accompagnata da un vecchio Sileno con una torcia. Lui la conduce verso i riti notturni di iniziazione: una scena di iniziazione nei misteri di Dioniso. Nell’antichità esistevano questi culti cosiddetti misterici anche in altri ambiti, Demetra Iside e appunto Dioniso. Culto misterico perché prevedeva che attraverso l’atto di adesione, di iniziazione, si aveva accesso a un sapere segreto, misterico appunto, che solo gli iniziati potevano conoscere. A questo tema profondamente religioso – continua – in questo caso ne viene aggiunto un altro che è assente nella Villa dei Misteri (il caso molto noto e dibattuto da più di un secolo), ed è quello della caccia. Vediamo al di sopra del grande fregio con le Baccanti un altro fregio con animali morti, vivi, pesci vari e frutti di mare, e vediamo anche che c’ì un legame tra i due fregi. Non solo perché sono vicini l’uno all’altro ma anche perché le Baccanti sono rappresentate una con un capretto appena sgozzato sulle spalle, un’altra con nelle mani una spada e le interiora di un animale appena sventrato. Dunque – concluse Zuchtriegel – qui si parla della caccia di Dioniso, della caccia frenetica di queste donne e del dio stesso che in questo periodo diventa una specie di metafora – potremmo dire – di filosofia di vita, dove alla fine la domanda è: tu che cosa vuoi essere nella vita? Cacciatrice/cacciatore o preda?”.

Il fregio mostra il corteo di Dioniso, dio del vino: Baccanti rappresentate come danzatrici, ma anche come cacciatrici feroci, con un capretto sgozzato sulle spalle o con una spada e le interiora di un animale nelle mani; giovani satiri con le orecchie appuntite che suonano il doppio flauto, mentre un altro compie un sacrificio di vino (libagione) in stile acrobatico, versando dietro le proprie spalle un getto di vino da un corno potorio (usato per bere) in una patera (coppa bassa). Al centro della composizione c’è una donna con un vecchio sileno che impugna una torcia: si tratta di una inizianda, vale a dire una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci. Un dettaglio curioso consiste nel fatto che tutte le figure del fregio sono rappresentate su piedistalli, come se fossero delle statue, mentre al tempo stesso movimenti, carnagione e vestiti le fanno apparire molto vive.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: il fregio col corteo di Dioniso a megalografie si sviluppa lungo le pareti (foto parco archeologico pompei)

Gli archeologi hanno battezzato la dimora con il fregio come “Casa del Tiaso”, con riferimento al corteo di Dioniso. Nell’antichità esistevano una serie di culti, tra cui quello di Dioniso, che erano accessibili solo a chi compiva un rituale di iniziazione, come suggerito nel fregio di Pompei. Tali culti si chiamavano “misterici”, perché solo gli iniziati potevano conoscerne i segreti. Spesso erano legati alla promessa di una nuova vita beata, sia in questo mondo sia in quello dell’oltretomba.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: al centro del fregio col corteo di Dioniso c’è la donna inizianda (foto parco archeologico pompei)

Il fregio scoperto a Pompei è attribuibile al II Stile della pittura pompeiana, che risale al I sec. a.C. Più precisamente, il fregio può essere datato agli anni 40-30 a.C. Questo significa che nel momento dell’eruzione del Vesuvio, che seppellì Pompei nel 79 d.C. sotto lapilli e ceneri, il fregio dionisiaco era già vecchio di circa un secolo. L’unico altro esempio di una megalografia con rappresentazioni di simili rituali è il fregio detto “dei Misteri” nella omonima villa fuori le porte di Pompei, anche esso in II Stile pompeiano.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: dettaglio del fregio superiore con cacciagione e pescato (foto parco archeologico pompei)

Il nuovo fregio trovato a Pompei, rispetto alla villa dei Misteri aggiunge un altro tema all’immaginario dei rituali iniziatici di Dioniso: la caccia, che viene evocata non solo dalle baccanti cacciatrici, ma anche da un secondo, più piccolo fregio che corre al di sopra di quello con baccanti e satiri: qui sono raffigurati animali vivi e morti, tra cui un cerbiatto e un cinghiale appena sventrato, galli, uccelli vari, ma anche pesci e molluschi.

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: dettaglio delle piastrelle del pavimento. Quelle mancanti sono state asportate probabilmente durante gli scavi borbonici (foto parco archeologico pompei)

“Tra 100 anni la giornata di oggi verrà vissuta come storica”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “perché storica è la scoperta che mostriamo. La megalografia rinvenuta nell’insula 10 della Regio IX apre un altro squarcio sui rituali dei misteri di Dioniso. Si tratta di un documento storico eccezionale e, insieme a quella della Villa dei Misteri, costituiscono un unico nel loro genere, facendo di Pompei una straordinaria testimonianza di un aspetto della vita della classicità mediterranea in gran parte sconosciuto. Tutto questo rende importante e preziosa la ripresa delle attività di scavo a Pompei, che il Governo sostiene convintamente e per la quale, di recente, ha stanziato 33 milioni di euro per interventi di scavo, manutenzione programmata, restauro e valorizzazione in questo sito e nel territorio circostante. Viviamo un momento importante per l’archeologia italiana e mondiale che ha registrato anche un forte incremento dei visitatori, a partire da questo parco archeologico: oltre 4 milioni e 87mila presenze nel 2023 e 4 milioni e 177mila unità nel 2024”.

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: corteo di Dioniso, dettaglio della baccante con un capretto appena sgozzato sulle spalle (foto parco archeologico pompei)

“La caccia delle baccanti di Dioniso”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, co-autore di un primo studio del nuovo rinvenimento pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, “a partire dalle Baccanti di Euripide del 405 a.C., una delle più amate tragedie dell’antichità, diventa una metafora per una vita sfrenata, estatica, che mira a qualcosa di diverso, di grande e di visibile, come dice il coro nel testo di Euripide. La baccante esprimeva per gli antichi il lato selvaggio e indomabile della donna; la donna che abbandona i figli, la casa e la città, che esce dall’ordine maschile, per danzare libera, andare a caccia e mangiare carne cruda nelle montagne e nei boschi; insomma, l’opposto della donna carina, che emula Venere, dea dell’amore e delle nozze, la donna che si guarda nello specchio, che si fa bella. Sia il fregio della Casa del Tiaso sia quello dei Misteri mostrano la donna come sospesa, come oscillante tra questi due estremi, due modalità dell’essere femminile a quei tempi. Sono affreschi con un significato profondamente religioso, che però qui avevano la funzione di adornare spazi per banchetti e feste… un po’ come quando troviamo una copia della Creazione di Adamo di Michelangelo su una parete di un ristorante italiano a New York, per creare un po’ di atmosfera. Dietro queste meravigliose pitture, con il loro gioco con illusione e realità, possiamo vedere i segni di una crisi religiosa che stava investendo il mondo antico, ma ci possiamo anche cogliere la grandezza di una ritualità che risale a un mondo arcaico, almeno fino al II millennio a.C., al Dioniso dei popoli micenei e cretesi, che era chiamato anche Zagreus, signore degli animali selvatici”.

 

Pompei. Dallo scavo dell’insula 10 della Regio IX emerge uno tra i più grandi complessi termali privati, annesso a una sala da banchetto. Zuchtriegel: “Un esempio di come la domus romana fungeva da palcoscenico per lo spettacolo di arte e cultura che il proprietario inscenava per acquisire voti o ingraziarsi la benevolenza degli ospiti”

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La grande vasca del frigidarium del complesso termale privato della domus scoperta nell’Insula 10 della Regio IX di Pompei (parco archeologico pompei)

“Crederesti di avere davanti un coro di pantomimi, non il triclinio di un padre di famiglia” (“pantomimi chorum, non patris familiae triclinium crederes”, Petron., 31, 7). È quello che si dice nel Satyricon della sala da banchetto, nella quale il ricco liberto Trimalcione celebra la sua famosa cena, ambientata in una città campana di I secolo d.C. e dunque culturalmente non lontano dalla realtà di Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C. Gli scavi in corso nell’insula 10 della Regio hanno portato alla luce un complesso termale, connesso con una grande sala per banchetti, il cosiddetto salone nero (già emerso e reso noto qualche mese fa: vedi Pompei. Dai nuovi scavi nell’Insula 10 della Regio IX emerge un salone da banchetto dalle eleganti pareti nere decorato con soggetti ispirati alla guerra di Troia: Elena e Paride, e Apollo e Cassandra. Zuchtriegel: “Le coppie mitiche erano spunti per parlare del passato e della vita, dell’amore, ma anche del rapporto tra individuo e destino”. Sangiuliano: “Crediamo in Pompei, un unicum mondiale, e abbiamo finanziato nuovi scavi” | archeologiavocidalpassato), che fa intuire fino a che punto la casa romana potesse diventare un vero e proprio palcoscenico per le celebrazioni di sontuosi banchetti, che nella società di allora avevano una funzione che non si limitava a ciò che oggi definiremmo “privata” in senso stretto. Al contrario si trattava di occasioni preziose per il proprietario di per assicurarsi il consenso elettorale dei propri ospiti, per promuovere la candidatura di amici o parenti, o semplicemente per affermare il proprio status sociale. Il complesso rientra tra i più grandi e articolati settori termali privati finora noti nelle domus pompeiane in luce. Pochi altri esempi di queste dimensioni sono presenti a Pompei, tra questi le terme dei Praedia di Giulia Felice, quelle della Casa del Labirinto e della Villa di Diomede.

“I membri del ceto dominante di Pompei”, spiega il direttore Gabriel Zuchtriegel, “allestivano a casa propria degli spazi enormi per ospitare dei banchetti e questi avevano una funzione: la funzione di creare consenso, di promuovere una campagna elettorale, di concludere degli affari. Spesso a questi banchetti venivano anche persone molto più umili, i clientes, i liberti – dunque gli ex schiavi di questi signori -, e dunque per loro è un’occasione di mostrare l’aggio in cui vivevano, di far partecipare le persone a queste celebrazioni, a questi banchetti, ma anche – e questo è il nostro caso – di farli andare a fare un bel trattamento nella SPA della casa. Abbiamo qui forse uno tra i più grandi complessi termali in una casa privata di Pompei. E siccome era spesso costume andare prima a fare un bagno e poi a banchettare. Questo si poteva fare qui, tutto dentro la casa. C’è lo spazio per una trentina di persone che potevano fare tutto il percorso che si poteva fare anche nelle terme pubbliche. Dunque c’è il calidarium, l’ambiente molto caldo; il tepidarium, e anche una grande vasca con acqua fredda. Il frigidarium, la sala fredda, è composta da un peristilio, ovvero una corte porticata di dimensioni 10 x 10 metri, al cui centro si trova una grande vasca. Ma c’è anche, e noi siamo proprio qui – conclude Zuchtriegel -, lo spogliatoio (apodyterium), con delle panchine che fanno intuire il numero di persone che poteva accedere a questi spazi”.

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Il peristilio del frigidarium del complesso termale privato della domus scoperta nell’Insula 10 della Regio IX di Pompei (parco archeologico pompei)

“Lo scavo degli ambienti in questione, ed in particolare del peristilio”, aggiunge il direttore dei lavori, Anna Onesti, “è avvenuto grazie ad una modalità di esecuzione innovativa, che ha consentito di raggiungere il piano pavimentale evitando lo smontaggio degli elementi architettonici instabili del colonnato”. L’utilizzo di una struttura di supporto transitoria ha permesso di scavare l’intero colonnato, lasciando tutte le porzioni murarie al proprio posto, e rimarrà a presidio del sistema della trabeazione (la struttura orizzontale retta dalle colonne) fino ad un nuovo, futuro, progetto di restauro architettonico e strutturale, servendo anche da supporto alla sua stessa esecuzione.

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Planimetria della domus nell’Insula 10 delal Regio IX di POmpei con evidemziato il complesso termale (in rosa) e l’oecus (in azzurro) (foto parco archeologico pompei)

L’ingresso principale della domus era a Sud. Qui era probabilmente collocato un atrio, dal quale si giungeva a un grande peristilio (giardino colonnato) che occupa quasi l’intera larghezza dell’isolato e di cui si intravedono le parti superiori delle colonne angolari, non ancora scavate. Su un lato del peristilio si aprivano una serie di vani. Da ovest a est: un grande oecus (ambiente di soggiorno) decorato in II stile, un corridoio, un piccolo ambiente decorato in IV stile e un oecus corinzio, circondato da almeno 12 colonne su tre lati, con una megalografia di II stile che attualmente è ancora in corso di scavo e di cui sono stati presentati a dicembre i primi risultati: il fregio con composizioni di nature morte che rappresentano cacciagione e prodotti della pesca offerti al godimento degli ospiti durante i banchetti.

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L’apodyterium (spogliatoio) del complesso termale privato della domus scoperta nell’Insula 10 della Regio IX di Pompei (parco archeologico pompei)

“La grande domus che occupava la parte meridionale dell’insula 10 della Regio IX (presumibilmente per intero) doveva appartenere a un personaggio importante della società locale”, scrive Zuchtriegel a conclusione dell’approfondimento “La casa come palcoscenico. Il complesso termale e conviviale recentemente scoperto nell’insula IX-10 a Pompei” pubblicato il 17 gennaio 2025 sull’E-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/. “Le parti decorate in II Stile dimostrano che aveva alle spalle una storia importante, anche se non sappiamo se fosse una storia di continuità familiare o piuttosto, come avviene più volte, di discontinuità e cambi di proprietà. Non è impossibile immaginare che il proprietario fosse quel Aulus Rustius Verus noto tramite una serie di iscrizioni elettorali, che lo propongono come edile, trovate nella casa con panificio ubicata nel settore nord ovest dello stesso isolato 10, di cui appare anche essere stato il finanziatore, a giudicare dalle iniziali incise su una macina. Lo stesso Aulus Rustius Verus appare in altre iscrizioni come candidato per il duumvirato insieme a Giulio Polibio”.

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Anfore lungo il peristilio del frigidarium del complesso termale privato della domus scoperta nell’Insula 10 della Regio IX di Pompei (parco archeologico pompei)

“Tuttavia – continua Zuchtriegel -, non ci sono sufficienti elementi per attribuire la domus nell’insula 10 ad Aulus Rustius. Quello che appare certo, invece, è che chi possedeva questa dimora doveva in ogni caso appartenere all’élite della città nei suoi ultimi decenni di vita. E così diventa chiaro il motivo per cui un uomo di questo calibro, vale a dire un personaggio del genere di un Giulio Polibio, di un Gaius Alleius Negidius Maius o dello stesso Aulus Rustius Verus, potrebbe aver sentito il bisogno di allestire a casa propria uno spazio per ospitare una trentina di persone che non solo venivano a banchettare, ma si potevano anche fare il bagno prima. Il tutto serviva a mettere in scena uno spettacolo, al cui centro stava il proprietario stesso, un po’ come nel caso di Trimalcione, che ovviamente viene presentato nel romanzo in forma caricaturale”.

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Il salone da banchetto (oecus tricliniare), dalle eleganti pareti nere, scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Le pitture di III Stile con soggetti della guerra di Troia – sottolinea Zuchtriegel -, gli atleti nel peristilio, tutto doveva conferire agli spazi un’atmosfera di grecità, il che equivaleva a cultura, erudizione, ozio. Così come il salone nero doveva trasportare gli ospiti in un’aula di un palazzo greco, il peristilio con la grande vasca al centro e il complesso termale adiacente aveva la funzione di creare una scenografia da ginnasio greco, che veniva accentuata ulteriormente dalle scene atletiche successivamente apportate. Quando Cicerone parla, in una lettera al suo amico Attico, di sculture gymnasiodes, cioè confacenti a un ginnasio che vuole allestire nella sua villa privata, rende esplicito il concetto dietro questo tipo di architettura: ci si crea una specie di Grecia finta nel giardino dietro casa, che ovviamente non ha più nulla a che vedere con il ginnasio greco nella sua forma e funzione originale. È tutto un gioco, uno spettacolo appunto; quello che conta è l’atmosfera in cui ci si immerge per una serata, tra bagni caldi e vino campano. Del resto, “la vita (è) un teatro”, come si diceva a quei tempi: la frase, incisa su un bicchiere d’argento del tesoro di Boscoreale, appare anche nell’Antologia palatina: “tutta la vita (è) un teatro” (X 72,1). Nell’ottica di una complessa messa in scena va visto anche l’accurato restauro delle pitture di III stile: la veneranda antichità di queste decorazioni aggiungeva ulteriore valore agli spazi in cui gli ospiti del padrone di casa soggiornavano”.

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Pompei, Regio IX. Insula 10, salone nero: dettaglio della parete nord con Paride (foto parco archeologico pompei)

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Pompei, Regio IX, Insula 10, salone nero: didascalia in greco vergata in bianco al centro della scena: ΑΛΕΞΑΝΔΡΟΣ ΕΛΕΝΗ (foto parco archeologico pompei)

“E chi erano tali ospiti? – si chiede Zuchtriegl -. Mentre è verosimile che gli amici più stretti del proprietario della domus si riunivano negli oeci che si aprono sul grande peristilio a sud, tra gli ospiti invitati alle cene meno intime possiamo immaginare anche cittadini meno abbienti, liberti e clientes di vario genere. Il padrone li invitava per assicurarsi del loro consenso elettorale, per promuovere la candidatura di un suo amico o parente o semplicemente per affermare il suo status sociale. Dobbiamo dunque immaginare tra i partecipanti persone che erano separate da un certo divario economico e sociale dal padrone di casa, proprio come avviene anche nella cena romanzata di Trimalcione. Gente che forse frequentava le terme pubbliche, ma che raramente aveva occasione di venire in casa di qualcuno che possedeva un impianto termale privato. In parte forse anche gente che non sapeva come arrivare alla fine del mese e che davanti alle portate più o meno abbondanti ed esotiche, di cui il fregio con pesci, frutti di mare e cacciagione nel grande oecus corinzio dava un’idea fin troppo accattivante, non smettevano di meravigliarsi perché una simile pappata non gli era mai capitata. Gente, che non aveva necessariamente la preparazione culturale per decifrare le immagini mitologiche (il che aumentava solo il loro fascino), e che faticava a leggere la scritta in greco ‘Alexandros / Helena’ vicino alla rappresentazione dei due personaggi nel salone nero, e che forse non ricordava che Alexandros era un altro nome per Paride. Gente, infine, che nella vita aveva poche occasioni per divertirsi e che non si annoiava, come qualche ricco già sazio di queste cose, durante le esibizioni di musicisti, pantomimi e danzatrici che tra le portate trovavano spazio davanti alla grande finestra del “salone nero”. In una parola – conclude Zuchtriegel -, un pubblico grato e affamato, che allo spettacolo orchestrato dal padrone di casa applaudiva con sincera ammirazione e che dopo una serata nel “ginnasio” del nostro personaggio pompeiano ne avrebbe parlato ancora a lungo”.

 

Pompei. Gli scavi nell’Insula 10 della Regio IX restituiscono i corpi di due pompeiani, un giovane e una donna, nel momento dell’agonia di fronte alla morte, intrappolati nella stanzetta dove si erano rifugiati con un po’ di monete e qualche gioiello per scampare alla pioggia di lapilli. Zuchtriegel: “Un fermo-immagine, una vera e propria scena, intensa e drammatica, dell’istante della morte”

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Veduta zenitale dell’ambiente 33 dell’Insula 10 nella Regio IX di Pompei: ricostruzione col mobilio e la posizione degli scheletri (foto parco archeologico pompei)

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La posizione dell’ambiente 3 nell’Insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Sono le 8 del mattino del secondo giorno dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. quando la corrente piroclastica investì Pompei. Qualche ora prima, alla pioggia di lapilli, una donna di 35-45 anni e un uomo più giovane, sui 15-20 anni, avevano trovato un rifugio di fortuna e vi si erano chiusi dentro, sentendosi al sicuro in quel piccolo ambiente, forse un’apotheca, che, durante la ristrutturazione della grande domus danneggiata dal terremoto del 62 d.C., era stata adibita a una piccola stanza da letto, un cubiculo transitorio, con un letto e pochi mobili in legno. La donna aveva con sé monete d’oro, d’argento e bronzo, e alcuni monili tra cui orecchini in oro e perle: un piccolo tesoro per garantirsi un domani una volta passati quei momenti terribili e tornare a respirare l’aria pulita dello scampato pericolo. Ma i lapilli invasero ogni spazio aperto del resto della casa. Quel cubicolo, grazie all’infisso chiuso, rimase sgombro dalle pomici che riempirono, invece, il salone adiacente, bloccando di fatto la possibilità alle due ignare vittime di riaprire la porta e scappare. Erano in trappola. L’angusta stanzetta era diventata la loro tomba. E lì trovarono la morte col sopraggiungere dei flussi piroclastici. I loro corpi sono stati scoperti duemila anni dopo dagli archeologi di Pompei, riportando alla luce l’agonia, il tormento, la disperazione di quei due pompeiani di fronte alla morte.

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Un momento dello scavo degli scheletri dell’ambiente 33 dell’Insula 10 nella Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

I resti di altre due vittime dell’eruzione del Vesuvio sono l’ultimo rinvenimento nell’ambiente 33 della domus nell’area di scavo della Regio IX, Insula 10 di Pompei, dove sono in corso indagini archeologiche nell’ambito di un più ampio progetto volto alla messa in sicurezza dei fronti di scavo da parte del parco archeologico di Pompei. Il progetto di scavo si inserisce in un approccio più ampio, sviluppato negli ultimi anni con l’obiettivo di migliorare la tutela e l’assetto idrogeologico dei fronti di scavo. In base ai dati raccolti in questo periodo, il parco archeologico è impegnato a calibrare il proprio approccio, mettendo al centro gli aspetti del restauro, della salvaguardia e dell’accessibilità del patrimonio e circoscrivendo accuratamente le aree di scavo all’interno della città sepolta nel 79 d.C. Al tempo stesso, importanti investimenti ministeriali e governativi sono destinati a nuovi scavi nel territorio circostante, da Civita Giuliana a Villa dei Misteri e all’antica Oplonti nel Comune di Torre Annunziata.

“Si tratta di un grande cantiere di restauro di messa in sicurezza”, spiega il direttore Gabriel Zuchtriegel, “che ci fornisce delle informazioni davvero preziose sugli ultimi istanti di vita delle persone nell’eruzione del 79 d.C. sulle scelte che loro hanno fatto, che cosa portare, dove rifugiarsi. E non è più un’archeologia come storia dell’arte, come studio dell’architettura, ma – come diceva Luigi Settembrini quando vedeva i primi calchi dele vittime di Pompei – è l’agonia, il dolore umano che noi vediamo. Pompei ci chiede questa grande attenzione. Questa perizia e questa esattezza anche nella documentazione, nella ricerca, ma soprattutto la responsabilità di sapere di avere a che fare con un luogo di una catastrofe dove ancora dopo duemila anni troviamo la sofferenza, l’agonia delle persone che sono morte nel 79 d.C.”.

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I calchi del mobilio dell’ambiente 33 dell’Insula 10 nella Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“L’ambiente 33 assume dunque un valore paradigmatico”, scrivono Anna Onesti e Gabriel Zuchtriegel nel numero del 12 agosto 2024 dell’E-Journal Scavi di Pompei, “sia con riferimento all’intervento di scavo dell’insula, sia con riferimento a ciò che accadde a Pompei durante l’eruzione. Lo scavo dell’ambiente 33, pur di dimensioni limitate, ha presentato complessità che solitamente si affrontano in ambiti ben più estesi: la presenza di materiali vitrei e ceramici, collocati sulla lastra di marmo che concludeva la scaffalatura lignea, a sua volta rimasta impressa nella coltre piroclastica, ha reso necessario procedere con attività di microscavo e rimozione e ha offerto la possibilità di eseguire i calchi del mobilio, restituendoci l’immagine esatta della stanza al momento dell’eruzione. Analogamente il ritrovamento delle vittime – la prima, adagiata in prossimità del letto e dotata di un significativo corredo, la seconda intrappolata da un crollo, in un ambito estremamente angusto – ha reso necessario procedere ad un’accurata attività di micro-scavo e rimozione”.

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Lo scavo dello scheletro del giovane nell’ambiente 33 dell’Insula 10 nelal Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“La complessità e la ricchezza dei ritrovamenti – continuano Onesti e Zuchtriegel – è dunque tale da offrirci più ancora che un fermo-immagine, una vera e propria scena, intensa e drammatica, dell’istante della morte. Il corredo della prima vittima – pochi preziosi e una chiave, forse di pertinenza della serratura dalla cassapanca, presente nello stesso ambiente – suggerisce come possibile che ci sia stato un tentativo di fuga, preceduto dal recupero dei beni là conservati, mentre la posizione delle vittime – una adagiata sul letto, in posizione fetale, un’altra schiacciata a terra dal crollo di un muro, in prossimità di una possibile uscita – fa supporre che la morte non le abbia colte nello stesso istante e che, svanita ogni possibilità di fuggire, la prima vittima abbia vissuto un tempo, sia pure brevissimo, di attesa rassegnata. La sistemazione finale dello scavo dovrà dunque restituire ai futuri visitatori la complessità di informazioni emerse in fase di scavo; si prevede quindi di mantenere in situ i calchi del mobilio e, dopo le opportune attività di restauro, di riportarvi gli elementi di arredo”.

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Lo scheletro della donna nell’ambiente 33 dell’Insula 10 nella Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le vittime. “La presenza di pochi centimetri di cenere (4-5 cm) al di sotto dello scheletro del giovane”, spiegano Valeria Amoretti e Domenico Sparice, “suggerisce che la sua morte sia avvenuta a ridosso dell’arrivo della corrente piroclastica che, probabilmente, ha contribuito a causare il cedimento della parte alta della parete occidentale, i cui frammenti hanno travolto la vittima. La parte bassa della parete non ha subito danni probabilmente perché protetta dalle pomici sedimentate durante la prima fase dell’eruzione (fase Pliniana), prima dell’arrivo delle correnti piroclastiche, e che dovevano ingombrare il vicolo occidentale dell’insula. Lo scheletro della donna ritrovato nel settore nordoccidentale della stanza, in prossimità del letto, giaceva ad una quota leggermente maggiore rispetto al piano di calpestio. L’analisi della stratigrafia porta ad ipotizzare che la vittima abbia resistito più a lungo, anche perché scampata al crollo del muro occidentale, per poi accasciarsi e scivolare oltre il limite del letto durante l’agonia in un’atmosfera carica di cenere”.

 

Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto un sacrarium, una piccola stanza con pareti blu impreziosite dalle figure delle quattro stagioni e dalle allegorie dell’agricoltura e della pastorizia. Il ministro Sangiuliano in visita ai nuovi cantieri di scavo

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Regio IX, Insula 10: sacrarium (stanza celeste): allegoria dell’agricoltura (foto parco archeologico pompei)

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Veduta d’insieme del sacrarium, la stanza con le pareti azzurre scoperta nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Ci sono le Horae, le quattro stagioni, e poi ci sono le allegorie dell’agricoltura e della pastorizia, che si riconoscono dagli attributi dell’aratro e del pedum, un corto bastone usato da pastori e cacciatori. Sembrano camminare leggiadre, leggere, eteree, sul fondo azzurro delle pareti di una piccola stanza restituita dagli scavi in corso nell’Insula 10 della Regio IX a Pompei, interpretabile come un sacrarium, ovvero uno spazio dedicato ad attività rituali e alla conservazione di oggetti sacri. Il colore azzurro qui ritrovato era raramente testimoniato negli affreschi pompeiani e in genere era presente in ambienti di grande impegno decorativo. L’attività di scavo che sta interessando l’insula 10 della Regio IX – lo ricordiamo – è parte di un più ampio progetto di messa in sicurezza del fronte perimetrale tra l’area scavata e non, e di miglioramento dell’assetto idrogeologico, finalizzato a rendere la tutela del vasto patrimonio pompeiano (più di 13mila ambienti in 1070 unità abitative, oltre agli spazi pubblici e sacri) più efficace e sostenibile.

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Dettaglio della decorazione superiore della nicchia centrale del sacrario scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Sulla nuova scoperta del sacrarium, mostrato in anteprima nello Speciale Meraviglie della RAI del 27 maggio 2024, curato e condotto da Alberto Angela, è stato pubblicato un approfondimento sull’e-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/.

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Il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, illustra al ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, il sacrarium scoperto nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

E oggi, lunedì 3 giugno 2024, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, si è recato al parco archeologico di Pompei per una visita ai nuovi cantieri di scavo.

Accompagnato dal direttore Gabriel Zuchtriegel e dai funzionari del Parco, il ministro ha visitato l’insula dei Casti amanti, di recente aperta al pubblico, e la Regio IX da cui proviene l’ambiente scavato nell’area centrale della città antica, dipinto in blu e interpretabile come un sacrarium. “Pompei non smette di stupire”, ha dichiarato il ministro Sangiuliano. “È uno scrigno di tesori in parte ancora inesplorato. È per questo motivo che abbiamo finanziato i nuovi scavi e stiamo lavorando per mantenere elevata la qualità del parco archeologico”.

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Il mucchio di gusci di ostriche rinvenuto sulla soglia del sacrarium, la stanza con le pareti azzurre scoperta nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Già parzialmente esplorato in epoca borbonica, lo scavo ha restituito oggetti appartenenti all’arredo della casa, temporaneamente depositati in occasione dei lavori edilizi estesi a tutto il complesso. Nell’ambiente sono state ritrovate quindici anfore da trasporto e un corredo in bronzo composto da due brocche e due lucerne. Presenti anche accumuli di materiali edilizi, pronti per essere impiegati nelle ristrutturazioni. Sulla soglia d’ingresso è stato rinvenuto un mucchio di gusci di ostriche già consumate che, probabilmente, una volta tritati venivano aggiunti agli impasti per gli intonaci e le malte.

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Insula 10, Regio IX: pianta di un dettaglio del quartiere con indcati il salone nero (in azzurro) e il sacrarium (in rosso), recentemente scoperti a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La stanza, che misura circa 8 mq, è emersa tra le strutture poste nella porzione meridionale dell’isolato, pertinenti ad un quartiere secondario di una grande domus, che ha finora restituito un quartiere termale ancora in corso di scavo e un grande salone nero affrescato affacciato su un cortile, con scala di accesso al primo piano del complesso (vedi Pompei. Dai nuovi scavi nell’Insula 10 della Regio IX emerge un salone da banchetto dalle eleganti pareti nere decorato con soggetti ispirati alla guerra di Troia: Elena e Paride, e Apollo e Cassandra. Zuchtriegel: “Le coppie mitiche erano spunti per parlare del passato e della vita, dell’amore, ma anche del rapporto tra individuo e destino”. Sangiuliano: “Crediamo in Pompei, un unicum mondiale, e abbiamo finanziato nuovi scavi” | archeologiavocidalpassato).

Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto un cantiere, sorpreso dall’eruzione del 79 d. C. in piena attività, che svela molti segreti sull’edilizia romana, su quell’opus caementicium senza il quale non esisterebbero il Colosseo o le Terme di Caracalla. Collaborazione tra il parco archeologico di Pompei e il Massachusetts Institute of Technology: “Un’occasione straordinaria per una stretta collaborazione tra archeologi e scienziati dei materiali”

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File di tegole e cataste di blocchetti in tufo giallo dall’atrio del panificio nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Regio IX a Pompei: affresco con decorazioni a tappezzeria dal cubicolo del panificio (foto parco archeologico pompei)

Strumenti di lavoro, tegole e mattoni di tufo accatastati e cumuli di calce: è l’immagine di un cantiere in piena attività quella che è emersa a Pompei negli ambienti di antiche domus che lo scavo archeologico sta portando alla luce nella Regio IX, insula 10, a cura del parco archeologico di Pompei, fornendo nuovi dati sull’edilizia romana. Secondo gli studiosi il cantiere era attivo fino al giorno dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che iniziò intorno all’ora di pranzo e durò fino alla mattina del giorno successivo. Lo scavo nell’area in questione, finalizzato alla regimentazione dell’assetto idrogeologico lungo il confine tra la parte scavata e quella non scavata della città romana, sta attestando la presenza di un cantiere antico che interessava tutto l’isolato. Particolarmente numerose sono le evidenze dei lavori in corso nella casa con il panificio di Rustio Vero, dove è stata già documentata negli scorsi mesi una natura morta con la raffigurazione di una focaccia e un calice di vino (vedi Pompei. Nella Regio IX scoperto un affresco con un vassoio di benvenuto, del tipo xenia (doni ospitali), tra cui una “pizza”, una focaccia lontano antenato del piatto napoletano per eccellenza. L’intervento del direttore Zuchtriegel | archeologiavocidalpassato).

“Pompei è uno scrigno di tesori e non tutto si è svelato nella sua piena bellezza. Tanto materiale deve ancora poter emergere. Nell’ultima Legge di Bilancio abbiamo finanziato nuovi scavi in tutta l’Italia e una parte importante di questo stanziamento è destinata proprio a Pompei”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Mi ha fatto molto piacere quando il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha ricordato che, mai come in questo momento, sono attivi così tanti scavi nel sito: possiamo dire che è un record degli ultimi decenni. Allo stesso tempo stiamo lavorando anche su altri fronti. Nei mesi scorsi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ceduto al ministero della Cultura l’ex Spolettificio di Torre Annunziata, dove nascerà un grande museo per raccogliere tutti questi reperti”.

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Larario nella Regio IX a Pompei: serpenti agatodemoni in stucco (foto parco archeologico pompei)

“Lo scavo nella Regio IX, insula 10, progettato negli anni del Grande Progetto Pompei sta dando, come era prevedibile, importanti risultati per la conoscenza della città antica”, afferma il direttore generale Musei, Massimo Osanna. “Un cantiere di ricerca interdisciplinare, nato come il precedente scavo della Regio V, dalla necessità di mettere in sicurezza i fronti di scavo, ossia le pareti di materiale eruttivo lasciate dagli scavi del XIX e XX secolo che incombono pericolosamente sulle aree scavate. Pompei continua a essere un cantiere permanente dove ricerca, messa in sicurezza, manutenzione e fruizione sono attività connesse e prassi quotidiana”.

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Regio IX di Pompei: materiale edilizio e ceramiche accumulato per i lavori in corso nel 79 d.C. sorpresi dall’eruzione del Vesuvio (foto parco archeologico pompei)

“È un ulteriore esempio di come la piccola città di Pompei ci fa capire tante cose del grande Impero romano, non ultimo l’uso dell’opera cementizia”, sottolinea il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Senza il cementizio non avremmo né il Colosseo, né il Pantheon, né le Terme di Caracalla. Gli scavi in corso a Pompei offrono la possibilità di osservare quasi in diretta come funzionava un cantiere antico. I dati che emergono sembrano puntare sull’utilizzo della calce viva nella fase di costruzione dei muri, una prassi già ipotizzata in passato e atta ad accelerare notevolmente i tempi di una nuova costruzione, ma anche di una ristrutturazione di edifici danneggiati, per esempio da un terremoto. Questa sembra essere stata una situazione molto diffusa a Pompei, dove erano in corso lavori un po’ ovunque, per cui è probabile che dopo il grande terremoto del 62 d.C., diciassette anni prima dell’eruzione, ci fossero state altre scosse sismiche che colpirono la città prima del cataclisma del 79 d.C. Ora facciamo rete tra enti di ricerca per studiare il saper fare costruttivo degli antichi romani: forse possiamo imparare da loro, pensiamo alla sostenibilità e al riuso dei materiali”.

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Regio IX a Pompei: numerali a carboncino sullo stipite del tablino per i conteggi del cantiere (foto parco archeologico pompei)

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Regio IX a Pompei: quadro mitologico con “Achille a Sciro”, decorato in IV stile pompeiano su un’anta del tablino (foto parco archeologico pompei)

L’atrio era parzialmente scoperto, a terra si trovavano accatastati materiali per la ristrutturazione e su un’anta del tablino (ambiente di ricevimento), decorato in IV stile pompeiano con un quadro mitologico con “Achille a Sciro”, si leggono ancora oggi quelli che probabilmente erano i conteggi del cantiere, ovvero numeri romani scritti a carboncino, facilmente cancellabili a differenza dei graffiti incisi nell’intonaco. Tracce delle attività in corso si trovano anche nell’ambiente che ospitava il larario, dove sono state trovate anfore riutilizzate per “spegnere” la calce impiegata nella stesura degli intonaci. In diversi ambienti della casa sono stati scoperti strumenti di cantiere, dal peso di piombo per tirare su un muro perfettamente verticale (“a piombo”) alle zappe di ferro usate per la preparazione della malta e per la lavorazione della calce. Anche nella casa vicina, raggiungibile da una porta interna, e in una grande dimora alle spalle delle due abitazioni, per ora solo parzialmente indagata, sono state riscontrate numerose testimonianze di un grande cantiere, attestato anche dagli enormi cumuli di pietre da impiegare nella ricostruzione dei muri e dalle anfore, ceramiche e tegole raccolte per essere trasformate in cocciopesto.

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Regio IX a Pompei: cataste di tegole e materiale demolito dall’oecus in secondo stile (foto parco archeologico pompei)

Si tratta di “un’occasione straordinaria per sperimentare le potenzialità di una stretta collaborazione tra archeologi e scienziati dei materiali”, scrivono gli autori di un articolo pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei. Nell’analisi dei materiali e delle tecniche costruttive, il parco archeologico di Pompei si è avvalso del supporto di un gruppo di esperti del Massachusetts Institute of Technology, USA. “L’ipotesi portata avanti dal team è quella dello hot mixing, ovvero la miscelazione a temperature elevate, dove la calce viva (e non la calce spenta) è premiscelata con pozzolana a secco e successivamente idratata e applicata nella costruzione dell’opus caementicium”, si legge nel testo.

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Regio IX a Pompei: cumuli di materiale edilizio nel cortile sotto la scala cantiere (foto parco archeologico pompei)

Normalmente, la calce viva viene immersa nell’acqua, cioè “spenta”, molto tempo prima dell’uso in cantiere, formando il cosiddetto grassello di calce, un materiale di consistenza plastica. Lo “spegnimento”, ovvero la reazione tra calce viva e acqua, produce calore. Solo al momento della messa in opera, la calce viene poi mescolata con sabbia e inerti per produrre la malta o il cementizio. Nel caso del cantiere di Pompei, invece, risulta che la calce viva, ovvero non ancora portata a contatto con l’acqua, venisse in un primo momento mescolata solo con la sabbia pozzolanica. Mentre il contatto con l’acqua avveniva poco prima della posa in opera del muro. Ciò significa che, durante la costruzione della parete, la miscela di calce, sabbia pozzolanica e pietre era ancora calda per via della reazione termica in corso e di conseguenza si asciugava più rapidamente, abbreviando i tempi di realizzazione dell’intera costruzione. Diversamente quando si trattava di intonacare le pareti, sembra che la calce venisse prima spenta e successivamente mescolata con gli inerti per essere poi stesa, come si fa ancora oggi.

Grande Pompei. “Domenica al Museo” con ingresso gratuito e visita speciale al cantiere dei nuovi scavi della Regio IX di Pompei (con prenotazione) e al cantiere di restauro degli affreschi di Villa San Marco

pompei_parco_domenica-al-museo_3-marzo_locandinaLa “Domenica al Museo” con ingresso gratuito nei luoghi di cultura, al parco archeologico di Pompei, per il 3 marzo 2024, si arricchisce con l’’iniziativa speciale di visita ad alcuni cantieri di scavi e di restauro.

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L’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia dall’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

A Pompei sarà possibile visitare il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX, già aperto alle visite dal lunedì al venerdì, prenotando al seguente numero di telefono 327 2716666 (gruppi di massimo 15 persone, dalle 10 alle 12, in italiano e inglese). Le visite, effettuate dal personale impegnato sul cantiere, saranno incentrate sull’illustrazione degli ambienti emersi, tra cui il panificio- prigione, l’atrio con la parete dipinta con la natura morta (che ricorda la “pizza” dei nostri giorni), oltre alle recenti novità dello scavo e sulle attività in corso, con particolare attenzione agli aspetti delle metodologie di lavoro degli archeologi e dei restauratori.

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Affresco con disegni geometrici dalla Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini nella Regio IX- uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito –stanno riguardano un’area estesa per circa 3.200 mq, e rientrano in un più ampio progetto di tutela e messa in sicurezza del sito archeologico. Lo scavo fu iniziato nel 1888 ma ben presto interrotto. Ripreso dopo più di un secolo sta restituendo due case ad atrio, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive. Si tratta di una fullonica (lavanderia) impiantata nell’atrio dell’abitazione al civico 2, con banconi da lavoro e vasche per il lavaggio e la tintura degli abiti e di un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città.

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Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammenti della decorazione del peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)

Alla Villa San Marco a Castellammare di Stabia sarà invece possibile accedere al cantiere di restauro degli apparati decorativi di alcuni ambienti della villa, in particolare l’atrio e gli ambienti circostanti, il corridoio che costeggia il quartiere termale e gli ambienti della Diaeta (ambiente di soggiorno) settentrionale. La visita per gruppi di massimo 10 persone alla volta saranno possibili dalle 10 alle 13. Non è necessaria prenotazione. Gli interventi di restauro su pareti affrescate e pavimenti musivi hanno riguardato in particolare la pulitura e il consolidamento degli apparati, riportando allo splendore dettagli decorativi che erano quasi scomparsi e che consentiranno al visitatore di apprezzare la Villa in tutta la sua rinnovata bellezza.

Pompei. Dal 3 gennaio apre alle visite al pubblico il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX: tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 11 per gruppi di 15 persone. Il personale di cantiere illustrerà – in italiano e inglese – i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo

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Scavi in corso nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dal 3 gennaio 2024 apre alle visite al pubblico il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 11 sarà possibile – previa prenotazione al numero 3272716666 – accedere in gruppi di 15 persone all’area, accompagnati dal personale di cantiere che illustrerà – in italiano e inglese – i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo. Durata visita 45 minuti. Il servizio di prenotazione è attivo dalle 9.30 alle 13.30 dal lunedì al venerdì. Punto di incontro: via di Nola (angolo Nord-Ovest dell’Insula 10 della Regio IX, fra via di Nola e vicolo dei Gladiatori. L’apertura del cantiere al pubblico costituisce uno dei migliorativi offerti dalla ATI Cooperativa Archeologia/ Minerva S.r.l nell’Insula 10 della Regio IX. Le visite, effettuate dal personale impegnato nel cantiere saranno incentrate sull’illustrazione degli ambienti emersi e sulle attività in corso, con particolare attenzione agli aspetti delle metodologie di lavoro degli archeologi e dei restauratori e sulle tecniche di indagine, volte al recupero integrale del potenziale informativo della stratigrafia anche grazie all’applicazione di indagini scientifiche multidisciplinari. In caso di forte pioggia la visita sarà annullata e saranno contattati telefonicamente i partecipanti.

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Pompei, Regio IX, insula 10: mappa dell’area di scavo da drone al 21 febbraio 2023 (foto parco archeologico pompei)

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Affresco con disegni geometrici dalla Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini nella cosiddetta Regio IX di Pompei – uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito – sono partite a febbraio 2023, in un’area estesa per circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio. Il progetto si inserisce in un più ampio approccio che mira a rettificare e risolvere i problemi idrogeologici e conservativi dei fronti di scavo, ovvero il confine tra la parte scavata e quella inesplorata della città antica. Quest’ultima ammonta a circa 22 ettari di isolati e case ancora sepolti sotto lapilli e cenere, quasi un terzo dell’abitato antico.

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Il forno nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Lo scavo in quest’area della Regio IX, lungo via di Nola, fu iniziato nel 1888 ma ben presto interrotto. Dopo più di un secolo è stato ripreso restituendo due case ad atrio, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive. Si tratta di una fullonica (lavanderia) impiantata nell’atrio dell’abitazione al civico 2, con banconi da lavoro e vasche per il lavaggio e la tintura degli abiti e di un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città.

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Planimetria dell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Larario nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

In questi ultimi ambienti sono affiorati i resti ossei di tre vittime dell’eruzione, tre pompeiani che si erano rifugiati in cerca della salvezza e che hanno invece trovato la morte sotto i crolli dei solai. Una serie di osservazioni ha dimostrato che le persone impiegate nei lavori, così come gli asini usati per macinare il grano necessario a produrre il pane, fossero rinchiusi e sfruttati in condizioni di schiavitù. L’ ambiente emerso si presenta angusto e senza affaccio esterno, con piccole finestre con grate in ferro per il passaggio della luce. E nel pavimento intagli per coordinare il movimento degli animali, costretti a girare per ore con occhi bendati.

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L’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia dall’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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La parete con l’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia nell’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Su una delle pareti invece dell’atrio è emerso l’affresco di una natura morta – che ricorda la “pizza” dei nostri giorni –   raffigurante una focaccia di forma piatta che funge da supporto per frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita con spezie o forse piuttosto con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini color giallastro e ocra. Sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni. Si tratta di un genere di immagini, noto in antico con il nome xenia, che prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.).