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Reggio Calabria. “Il museo del Mediterraneo si farà”: l’annuncio del sindaco dopo l’inserimento del progetto di Zaha Hadid Architects nel Pnrr con un finanziamento di 53 milioni di euro. Il direttore del MArRC: “Sarà la nuova porta dello Stretto”

Il rendering del progetto Regium Waterfront di Zaha Hadid Architects con il museo del Mediterraneo e il Centro polifunzionale a Reggio Calabria (foto da http://www.buildingcue.it)

Il museo del Mediterraneo di Reggio Calabria si farà. L’annuncio ufficiale arriva direttamente dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà: “Grazie al maxifinanziamento da 53 milioni di euro, inserito nel nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) presentato dal Governo Draghi e inviato a Bruxelles, Reggio Calabria potrà avere il suo museo del Mare progettato dallo studio di architettura più rinomato al mondo, Zaha Hadis Architects. Il museo potrebbe diventare, ancor prima della sua effettiva nascita, il centro turistico più importante della Calabria, soprattutto grazie al punto strategico in cui verrà collocato”. Il museo del Mediterraneo farebbe concorrenza al MuMe, il museo vista mare ubicato sulla sponda opposta a Reggio Calabria, Messina. Il museo del Mediterraneo però lavorerebbe in simbiosi con il museo Archeologico di Reggio Calabria, soprattutto per non vanificare gli sforzi fatti in passato per promuovere il sito, casa dei Bronzi di Riace. E infatti alle parole del primo cittadino reggino fanno eco quelle del direttore del MArRC, Carmelo Malacrino: “Accogliamo con entusiasmo la notizia dell’inserimento nel PNRR del magnifico museo del Mediterraneo già progettato da Zaha Hadid. La città, così, dà inizio a un nuovo futuro, puntando su cultura, turismo e identità mediterranea. Una novità positiva – aggiunge Malacrino – per tanti motivi. Non solo per la realizzazione di un’incantevole architettura contemporanea che, con le sue caratteristiche linee fluide, segnerà la nuova “porta dello Stretto”. Ma anche perché la sua costruzione amplierà in maniera significativa l’offerta museale della città, in un’area, quella settentrionale, che potrebbe sempre più assumere la connotazione di “quartiere dei musei”. Auspico che anche su questo progetto possano proseguire le proficue sinergie costruite fra tutti gli attori istituzionali nell’ottica di promuovere lo straordinario patrimonio culturale dell’area dello Stretto. Il MArRC si appresta a celebrare il cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, con un programma di iniziative – conclude il direttore – sul quale già si lavora con l’assessore alla Cultura, Rosanna Scopelliti. Stiamo coinvolgendo tante istituzioni per farne un’eccezionale occasione per scoprire la Calabria nel segno dei suoi capolavori, noti in tutto il mondo”.

Il rendering del progetto Regium Waterfront di Zaha Hadid Architects con il museo del Mediterraneo di Reggio Calabria (foto da http://www.buildingcue.it)

Il progetto del museo del Mediterraneo a Reggio Calabria ha radici lontane. Il progetto ambizioso e avveniristico voluto da Zaha Hadid, la famosa architetta di origini irachene naturalizzata britannica scomparsa a 66 anni nel 2016, risale infatti al 2007, quando vinse il concorso di progettazione, portato avanti dallo studio Zaha Hadid Architects. È stato chiamato Regium Waterfront. Tale complesso è pensato in modo da avere un insieme a forma di mezzaluna in cui si contrappongono il museo del Mare e il Centro Polifunzionale. “Lo scopo del nostro progetto”, spiegano gli architetti progettisti, “è di realizzare due edifici simbolo che caratterizzino inequivocabilmente la città di Reggio Calabria come capitale culturale e futuro punto di confluenza tecnico-economico del bacino del mediterraneo. Il progetto sfrutta le potenzialità uniche della localizzazione, lungo lo stretto braccio di mare che separa l’Italia continentale dalla Sicilia. Perfettamente visibili dalla costa opposta, i due edifici si elevano alla scala ambientale. Landmark unici nel paesaggio, i due edifici saranno segnali inconfondibili per l’orientamento dal mare e da terra”.

Il rendering del progetto Regium Waterfront di Zaha Hadid Architects con il museo del Mediterraneo di Reggio Calabria (foto da http://www.buildingcue.it)

“Il museo del Mediterraneo – spiegano ancora allo studio Zaha Hadid Architects – è situato sul punto più esposto dell’area d’intervento; più in alto rispetto al distretto turistico ricettivo, nel punto più in vista del bacino del porto attuale. Monumento alla grandiosità della cultura mediterranea e simbolo di Reggio Calabria, il museo del Mediterraneo si rivolge alla città offrendo i suoi fronti più belli al mare: verso la Sicilia ad Ovest, e verso l’ingresso al porto turistico, sul lato Nord- Est. A Ovest, il segnale unico dell’ingresso alla città dal mare, a Est e Nord-Est uno sfondo straordinario per tutto il bacino del porto. Questa posizione è ideale anche per tutte le vedute verso il porto dalla parte alta della città e perfettamente visibile anche all’ingresso in città da Nord, sia dall’autostrada e che dalla ferrovia. La localizzazione del Museo, al confine con il porto turistico, garantisce la conclusione ideale della passeggiata urbana. Questa, attraverso il distretto turistico ricettivo Nord in continuità con il lungomare attuale, si raccoglie sulle piazze pubbliche al di sotto del grande atrio d’ingresso e protette dai volumi del Museo. Questo sistema di piazze è un luogo ideale per lo svolgimento di attività all’aperto più o meno legate all’attività del museo, per eventi di vario genere e rappresentazioni. Questa scelta architettonica vuole garantire la migliore connessione tra il nuovo distretto ricettivo Nord, la spiaggia in continuità urbana con la città, il lido comunale e gli alberghi attualmente in costruzione sul lungomare. Allo stesso tempo, però, consente di conservare il carattere e la scala urbana dell’attuale quartiere dei pescatori con una serie di locali, ristoranti ed attrezzature per il tempo libero di supporto alla spiaggia. Un altro aspetto importante di questa localizzazione – concludono – risiede nella possibilità di salvaguardare il più possibile il carattere naturale della spiaggia intervenendo con strutture adeguate (attrezzature leggere per la balneazione, piccoli locali per il ristoro e un villaggio turistico alla confluenza delle fiumare)”.

16 agosto 1972, il sub Mariottini scoprì nel mar Ionio i Bronzi di Riace. L’anno prossimo saranno passati 50 anni. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si lavora per #BronzidiRiace2022: incontro strategico tra il direttore e l’assessore alla Cultura. In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il MArRC promuove in classe la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica

Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

Era il 16 agosto 1972 quando un giovane sub dilettante romano, Stefano Mariottini, si immerse nel mar Ionio a 230 metri dalle coste di Riace Marina. Quando, a 8 metri di profondità, fu attratto da un qualcosa che emergeva dalla sabbia del fondo marino: sembrava un braccio. Non si sbagliava. Era il braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata statua A: aveva scoperto le statue di due guerrieri considerati tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’età classica. Stefano Mariottini aveva scoperto i Bronzi di Riace.

I Bronzi di Riace esposti in una speciale sala del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

L’anno prossimo, 2022, saranno quindi cinquant’anni da quella straordinaria scoperta. Il tempo stringe. E il capoluogo calabro non vuole giungere impreparato. Va in questa direzione l’incontro di mercoledì 17 marzo 2020 svoltosi al MArRC tra il direttore del museo Carmelo Malacrino e l’assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria Rosanna Scopelliti, con la presenza del professore Daniele Castrizio, già componente del comitato scientifico del museo e professore ordinario all’università di Messina. “È stata un’occasione preziosa per unire entusiasmi e idee per continuare a promuovere la cultura del territorio con risultati sempre maggiori”, dichiara Malacrino. “Una comunione di intenti con l’assessore Scopelliti e con tutta l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, che permetterà di promuovere un’offerta culturale inclusiva e ben strutturata. In particolare in questa fase strategica per il MArRC, in cui stiamo iniziando a delineare il quadro delle celebrazioni dei 50 anni dalla scoperta dei Bronzi di Riace, patrimonio mediterraneo. Una ricorrenza che immaginiamo di altissimo profilo scientifico e che sarà un’occasione da non perdere per valorizzare, in completa sinergia, non solo la città, ma tutta la Calabria, l’area dello Stretto e lo straordinario patrimonio archeologico della Magna Grecia”.

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Da sinistra, Carmelo Malacrino, Rosanna Scopelliti e Daniele Castrizio (foto MArRC)

E l’assessore Rosanna Scopelliti: “Ci siamo confrontati sull’idea di città e su come una realtà importante come il MArRC, dove sono custoditi i Bronzi di Riace, possa diventare strategica per favorire l’offerta turistica e culturale del territorio cittadino e dell’intera provincia. E proprio sulla valenza culturale dei Bronzi convergerà la sinergia con il Museo per dare vita a una serie di iniziative volte a promuovere questo evento di grandissimo rilievo non solo per il nostro territorio, ma che ha ampio respiro su scala mondiale. È un percorso quello col MArRC che prosegue anche in questo “secondo tempo” dell’amministrazione Falcomatà, con la prospettiva condivisa di offrire alla comunità cittadina e a chi sceglie la nostra città come meta turistica, un’esperienza che punti alla riscoperta della nostra identità e delle radici del territorio in cui viviamo”. All’incontro era presente anche il professor Daniele Castrizio, noto studioso e conoscitore dei Bronzi di Riace e dei beni culturali conservati in Museo. “L’evento dell’agosto 2022 non può prescindere da un coordinamento importante”, afferma Castrizio, “perché i Bronzi costituiscono il nostro punto di riferimento a livello mondiale e la ricorrenza necessita un coordinamento di alto livello. Il cinquantesimo dovrà essere un momento di massima divulgazione didattica per rendere note e accessibili al grande pubblico tutte le opere del Museo. Tutto ciò che di straordinario abbiamo nelle collezioni del MArRC dovrà essere legato ai Bronzi e dovrà viaggiare assieme a essi. Questo è il grande contributo divulgativo che può e deve maturare dall’anniversario del recupero delle due statue”.

Lezioni a distanza sulle testimonianze archeologiche conservate al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria entra in classe per far conoscere la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica. In videoconferenza con gli allievi del liceo classico “Ludovico Ariosto” di Reggio Emilia, Maurizio Cannatà funzionario archeologo del MArRC  ha tenuto due lezioni dal titolo “Initium mirandi graecarum artium opera (Livio XXV, 40, 2). Roma e i Greci d’occidente (VIII-I sec. a.C.)” e “Dall’arte greca all’arte classica. Roma, la Grecia e i Bronzi di Riace” con l’obiettivo di divulgare le testimonianze archeologiche conservate in museo. “Collaborare con le scuole è uno degli obiettivi principali dei Servizi Educativi del Museo”, commenta il direttore Malacrino. Seguendo l’indirizzo indicato dal Ministro Franceschini, già da tempo il Museo ha avviato proficue sinergie utili alla divulgazione del sapere antico e all’educazione alla tutela per patrimonio culturale. La rete e la tecnologia digitale ci consente di raggiungere istituti anche al di fuori dei confini della regione per mostrare le bellezze custodite nel Museo. Con la pandemia la scuola italiana si è dovuta reinventare, facendo grandi passi avanti sul piano della digitalizzazione – aggiunge Malacrino -. Ma soffre della possibilità di realizzare i viaggi di istruzione. Un’assenza che sentiamo anche al MArRC, in particolare in questi giorni di chiusura al pubblico. Ci manca molto la presenza dei tanti studenti che normalmente in questo periodo affollano le sale espositive, con i loro sguardi meravigliati tra le vetrine delle nostre collezioni o davanti ai magnifici Bronzi di Riace e di Porticello”. Un’occasione imperdibile per riflettere insieme ai ragazzi sul mondo antico e sul suo sistema dei valori. “Una lezione”, – aggiunge Maurizio Cannatà. “È stata incentrata sul fascino della Grecia e la sua indiscussa superiorità artistica e culturale presso i Romani già dalle vittoriose campagne militari nel Mediterraneo orientale del II-I secolo a.C. In quegli anni, infatti, Roma giunge a controllare buona parte del mondo ellenistico, nato dalla disgregazione dell’impero di Alessandro Magno. Un secondo appuntamento, invece, ha riguardato la storia dei Bronzi di Riace. Due tra i rari originali in bronzo attribuibili ai grandi maestri della Grecia classica e sopravvissuti all’oblio dei secoli, restituiti dallo Jonio calabrese dove si interruppe misteriosamente il loro viaggio. La loro storia – conclude Cannatà- è paradigmatica di quella straordinaria migrazione di cultura dal mondo delle poleis greche alla Roma imperiale, una delle radici più profonde della cultura occidentale”.

Archeologia in lutto. All’età di 86 è morto a Roma Paolo Moreno, uno dei massimi studiosi dell’arte greca. A lui si deve il primo studio scientifico sui Bronzi di Riace. Malacrino (MArRC): “Il suo contributo resta fondamentale”. Grande divulgatore, a lui si devono identificazioni e attribuzioni da Fidia a Prassitele il Vecchio

I Bronzi di Riace esposti in una speciale sala del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
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Paolo Moreno, uno dei massimi studiosi dell’arte greca

L’Archeologia e la Storia dell’Arte antica sono in lutto. È scomparso a Roma, il 5 marzo 2021, Paolo Moreno, uno dei massimi studiosi dell’arte greca, protagonista di importanti identificazioni e attribuzioni da Fidia a Prassitele il Vecchio (quali autori, del gruppo colossale in bronzo di cui sono copia i Dioscuri del Quirinale) e dei Bronzi di Riace. I funerali si svolgeranno in forma privata. “La scomparsa, questa mattina a Roma, di Paolo Moreno lascia sgomenti. Sia per l’uomo, dalle nobili qualità umane, sia per lo studioso e l’archeologo, il cui contributo sui Bronzi di Riace resterà di fondamentale importanza per la ricerca scientifica”, è il primo commento rilasciato da Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, alla notizia della morte dell’archeologo e storico dell’arte di origini friulane, la cui ricerca scientifica è indissolubilmente legata alle due preziose statue conservate al MArRC. “Paolo”, continua Malacrino, “ci lascia a un anno dal cinquantesimo anniversario del ritrovamento dei Bronzi, in un momento in cui le fasi per la celebrazione dell’evento stanno per determinarsi. La sua assenza si farà sentire. È a Paolo Moreno, infatti, che si deve il primo studio scientifico sui Bronzi di Riace, oggetto di curiosità e interesse da parte dei più grandi studiosi. Moreno è stato il primo a intuire l’importanza delle nuove frontiere aperte dal mondo delle scienze applicate, in primis le analisi delle terre di fusione che hanno indicato la città di Argo, nel Peloponneso, come probabile area di produzione delle due sculture. Il suo nome, ne sono certo – conclude- non sarà dimenticato dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e da tutto il mondo della cultura”.

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Paolo Moreno, allievo di Doro Levi, Giovanni Becatti e Ranuccio Bianchi Bandinelli

Nato a Udine il 30 ottobre 1934, Paolo Moreno ha intrapreso gli studi classici al liceo ginnasio “Jacopo Stellini” della sua città natale, continuandoli all’università di Bari dove ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia nel 1958. Il successivo percorso formativo lo ha visto nel 1961 ad Atene, allievo di Doro Levi alla Scuola archeologica italiana di Atene, e a Roma alla Scuola Nazionale di Archeologia, dove ha ottenuto il diploma di perfezionamento nel 1964, allievo di Giovanni Becatti e Ranuccio Bianchi Bandinelli. Ha insegnato all’università di Bari, dove è stato direttore dell’Istituto di Archeologia, e a La Sapienza di Roma. Dal 1992 è stato titolare della cattedra di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università Roma Tre. Era in pensione dal 2008. È stato redattore dell’Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale, e ha partecipato ad analoghe iniziative internazionali. Ha diffuso le sue scoperte su celebri monumenti di arte antica attraverso articoli in riviste specializzate, relazioni a congressi, conferenze pubbliche, incontri nelle scuole, interviste per i media e scritti su periodici divulgativi. Frequenti sono stati i suoi contatti culturali con la Grecia: ha presentato a Rodi la nuova ricostruzione del Colosso di Rodi, ha tenuto conferenze a Salonicco e ad Atene, ha promosso la collocazione sull’acropoli Cadmea delle copie moderne dei Bronzi di Riace da lui ravvisati come due dei Sette eroi della spedizione contro Tebe; ha ricevuto da Sicione riconoscimenti per gli studi su Lisippo nativo della città.

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Il libro di Paolo Moreno “I Bronzi di Riace. Il Maestro di Olimpia e i Sette a Tebe” (Electa)

Per Paolo Moreno quei due straordinari capolavori, originali del V secolo a.C. dalla bellezza mai vista prima, sono espressione di “un’arte che il rinascimento non ha mai neanche sfiorato”. Così lui stesso definiva i Bronzi di Riace nel documentario di Sky Arte andato in onda nel 2016, all’indomani della riapertura al pubblico del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Al 2002 risale, infatti, il suo celebre volume “I Bronzi di Riace. Il Maestro di Olimpia e i Sette a Tebe”, edito per Electa, in cui una serrata analisi storico-artistica e letteraria ha portato l’archeologo friulano ad identificare i due Eroi di Riace con due delle numerose statue che costituivano il monumento eroico (heroon) dei Sette a Tebe e dei loro epigoni, posto sull’agorà di Argo ed eretto dagli Argivi all’indomani della vittoria di Oinòe contro gli Spartani (456 a.C.). Secondo Moreno, il Bronzo A rappresenterebbe l’eroe Tideo, opera di Ageladas il Vecchio, mentre il Bronzo B, l’indovino Anfiarao, opera di Alkamenes di Lemno, gli stessi maestri a cui sarebbe da attribuire la decorazione scultorea del tempio di Zeus a Olimpia. “Molte delle ipotesi di Moreno sulle due statue di Riace”, ricorda Malacrino, “sono state oggi integrate o superate da nuove acquisizioni scientifiche, ma rimane attuale la sua lezione di metodo, sull’importanza di interpretare insieme, in maniera sinottica, i dati storico-artistici, quelli letterari e quelli archeometrici. Moreno è stato allievo di grandi maestri dell’archeologia italiano del calibro di Ranuccio Bianchi Bandinelli, Doro Levi e Giovanni Becatti. Ha diretto l’Istituto di Archeologia dell’Università di Bari e dal 1992 è stato ordinario di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’Università di Roma Tre. Paolo Moreno è stato soprattutto un instancabile divulgatore della conoscenza del mondo antico, dai grandi maestri della classicità (Fidia e Prassitele soprattutto) alle grandi trasformazioni artistiche del mondo ellenistico e romano. Alla famiglia e agli affetti del prof. Moreno le più sentite condoglianze da parte di tutto il personale del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria”.

Reggio Calabria. Il museo Archeologico nazionale riapre il 4 febbraio. Sarà il direttore Malacrino ad accogliere i primi visitatori. Nuovi orari e ingresso gratuito per tutto il mese

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria riapre il 4 febbraio 2021

Conto alla rovescia al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria riaprirà al pubblico giovedì 4 febbraio 2021. Questa la decisione del direttore Carmelo Malacrino alla luce delle nuove disposizioni governative che collocano la regione in “fascia gialla”. Pochi giorni di attesa, dunque, prima di poter visitare il patrimonio artistico e archeologico custodito al MArRC. Giovedì 4 febbraio si apre alle 10, poi dal 5 febbraio dalle 9 e sempre fino alle 20 (ultimo ingresso 19.30). L’ingresso sarà gratuito per tutto il mese di febbraio 2021 come supporto alla città e al territorio. Il MArRC accoglierà i visitatori in numero contingentato e nel rispetto dei protocolli di sicurezza elaborati per l’emergenza sanitaria.

Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto unirc)

reggio-calabria_museo-archeologico_Logo-MArRC-def“Siamo felici di poter accogliere di nuovo al Museo i suoi tanti visitatori”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “È una notizia che aspettavamo da tempo, consapevoli della forte richiesta da parte degli utenti di poter ammirare e rivedere i magnifici tesori della Calabria antica, oltre, naturalmente i capolavori dei Bronzi di Riace e di Porticello. Ringrazio tutto il personale che in questi mesi ha consentito la tutela delle sale e ha garantito la sicurezza delle collezioni. E naturalmente il mio pensiero va anche a tutti i nostri sostenitori, che hanno continuato a seguirci sui nostri canali social. Giovedì alle 10 – prosegue Malacrino – avrò l’onore di riaprire gli spazi del Museo e accompagnerò i primi ospiti in piazza Orsi dove continuerà ancora per qualche giorno l’allestimento della mostra “Philía. Restauri sostenuti dai privati con Art Bonus”. Siamo certi che non solo i visitatori provenienti da altre regioni, ma anche la città di Reggio e calabresi sfrutteranno questa occasione per recuperare il legame “fisico” con il Museo. Per tutto il mese di febbraio, infine, l’ingresso sarà gratuito, proprio a supporto della ripresa della città e del territorio dopo questi mesi estremamente difficili”. Alcune novità riguarderanno, invece, le modalità di accesso al MArRC, rimodulate dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 20, con ultima possibilità di accesso prevista alle 19.30. Saranno fruibili tutti i livelli delle collezioni permanenti fino al raggiungimento della capienza massima di 500 persone prevista dai protocolli di sicurezza, contingentata su base oraria.

Museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: con agosto aperti in sicurezza tutti i quattro livelli espositivi, dalle collezioni preistoriche e protostoriche, alle ricche sezioni dedicate alle città e ai santuari della Calabria greca fino alla magnifica sala dei Bronzi di Riace e di Porticello

All’inizio erano stati solo i Bronzi di Riace. Quando il 26 giugno 2020 il direttore Carmelo Malacrino ha riaperto al pubblico il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dopo il forzato lockdown erano stati proprio i celebri Bronzi protagonisti della prima fase sperimentale all’insegna del felice binomio di cultura e salute. Il successo di partecipazione ha convinto tutti: con agosto il MArRC ha aperto alle visite tutti i livelli espositivi per raccontare la meravigliosa storia della Calabria antica attraverso i suoi “testimoni materiali”. il direttore Carmelo Malacrino ha deciso di passare alla seconda fase del servizio di fruizione nello stato di emergenza sanitaria nazionale, aprendo alle visite anche i livelli A e B del percorso espositivo permanente, che ospitano le collezioni preistoriche e protostoriche, nonché le ricche sezioni dedicate alle città e ai santuari della Calabria greca. “Il MArRC ha una missione importante, di promozione culturale del territorio e di memoria storica della Magna Grecia”, spiega Malacrino. “In un percorso su quattro livelli espositivi racconta l’affascinante storia della Calabria antica, concludendo con la magnifica sala dei Bronzi di Riace e di Porticello. Il bilancio della prima fase di riapertura è più che positivo – continua il direttore – in termini non solo di presenze, ma anche di attenzione dei visitatori al rispetto delle regole di sicurezza, elaborate in un dettagliato protocollo anti-COVID. Insieme a tutto lo staff ho voluto dare un ulteriore segnale per la ripresa del territorio con l’apertura straordinaria nelle giornate dei lunedì di agosto con maggiore affluenza di turisti”. Le visite al museo sono contingentate per gruppi di 10 persone al massimo, in turni di ingresso ogni 15 minuti. La prenotazione obbligatoria può essere effettuata inviando una mail a info@koresrl.it, oppure chiamando al numero di telefono: 320.7176148, o direttamente presso il desk di biglietteria del Museo. È possibile acquistare il biglietto online.

Ferragosto 2020. Qualche idea per passare le “Feriae Augusti” nel segno dell’archeologia e dintorni da Treviso a Napoli, da Torino a Bologna, da Roma a Reggio Calabria

Il Riposo di Augusto, Feriae Augusti, da cui Ferragosto, venne istituito dall’imperatore Augusto nel 18 a.C.. In quello stesso mese si festeggiavano i Vinalia Rustica (il vino dell’anno precedente e il raccolto d’uva da venire), i Nemoralia (la sospensione della caccia) e i Consualia (Conso era il dio della terra e della fertilità), ed era il periodo di riposo (detti anche Augustali) per animali e uomini alla fine dei lavori agricoli. Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, ma anche i cani da caccia, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. La festa originariamente cadeva il primo agosto; lo spostamento a metà mese si deve alla Chiesa Cattolica che volle far coincidere la ricorrenza laica con la festa religiosa dell’Assunzione di Maria. Il 15 agosto ricorre anche la data in cui, nel 1275, 745 anni fa, morì Lorenzo Tiepolo, doge in Venezia eletto il 23 luglio 1268. Era figlio terzogenito del doge Giacomo Tiepolo (1229-1249) e di Maria Storlato. Giace a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo dove si trovano le spoglie anche del padre e del fratello Giovanni. Sabato 15 e domenica 16 agosto 2020 a villa Tiepolo Bassi a Carbonera di Treviso visita guidata “Ferragosto. In onore di Augustus e in memoria del Doge Lorenzo Tiepolo” alle 11 (presentarsi alle 10:50) con ingresso da via Brigata Marche, 24 – Carbonera (TV). Prenotazione obbligatoria: 329 7406219 / info@villatiepolopassi.it. Informazioni: parcheggio auto interno, la visita si effettua anche in caso di pioggia. Raccomandazioni: indossare la mascherina, mantenere la distanza interpersonale di almeno 1 metro, evitare strette di mano, abbracci e baci, eseguire le azioni corrette quando si starnutisce o tossisce, avvisare il personale in caso di problemi di salute, soprattutto stati influenzali o febbrili.

Una spettacolare immagine dall’alto del Colosso, icona di Roma

“Vacanze egiziane”: dal 31 luglio al 31 agosto 2020 il museo Egizio di Torino aperto tutti i giorni

Qualche altra idea per un Ferragosto nel segno dell’archeologia. Il parco archeologico del Colosseo  sabato 15 agosto 2020 sarà regolarmente aperto con orario 10.30-19.15 (ultimo ingresso alle 18.15). E da venerdì 14 agosto 2020 è nuovamente aperto al pubblico l’ingresso al PArCo dall’Arco di Tito. Sempre da venerdì 14 sarà possibile prenotare le visite al PArCo per il mese di settembre. Del museo Egizio di Torino già abbiamo ricordato l’iniziativa “Vacanze egiziane” che prevede l’apertura del museo per tutto il mese di agosto, e quindi anche a Ferragosto, con orario 9-10.30. E per i bimbi c’è un evento speciale “Storie egizie” promosso da Spazio Zerosei del museo Egizio. Sabato 15 agosto 2020, dalle 10 alle 16, c’è “Chi era la dea delle stelle?”: con una lettura all’ora, i piccoli visitatori potranno ascoltare storie diverse e affascinanti sui miti e le leggende dell’antico Egitto, nella magica atmosfera del museo Egizio di Torino. La partecipazione è gratuita, su prenotazione: https://bit.ly/spazio-egizio-form-prenotazioni. I bambini da 0 a 6 anni dovranno essere accompagnati da un genitore che dovrà indossare la mascherina, ci sarà comunque spazio per stare comodi e in sicurezza, nel rispetto delle distanze e delle normative; le storie durano 15/20 minuti, quindi si raccomanda la puntualità per iniziare la lettura tutti insieme; all’ingresso dello spazio sarà misurata la temperatura e occorrerà firmare il modulo di autocertificazione; l’area con fasciatoio, libri, poltrona allattamento è a disposizione e periodicamente igienizzata; i bagni all’interno di Spazio sono accessibili e periodicamente igienizzati.

L’Atlante Farnese simbolo e fulcro della mostra “Thalassa” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Gli Etruschi e il Mann” al Mann (12 giugno 2020 – 31 maggio 2021)

Ferragosto al museo Archeologico nazionale di Napoli: da non perdere le grandi mostre “Thalassa” e “Gli Etruschi e il MANN”. Un tuffo simbolico tra le meraviglie sommerse del Mediterraneo e un viaggio senza tempo alla scoperta delle antiche civiltà che popolarono il nostro territorio: anche a Ferragosto, con i soliti orari (ore 9-19.30), cittadini e turisti potranno esplorare le bellezze delle collezioni permanenti e delle esposizioni del museo Archeologico nazionale di Napoli. “I primi giorni di agosto hanno già fatto segnare un netto superamento dei numeri dei visitatori dell’intero mese di luglio”, commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Il museo è vivo e offre due splendide mostre (‘ Gli Etruschi e il MANN’ e ‘Thalassa’) e si prepara al rilancio di settembre, quando verrà presentato il prossimo piano strategico e sarà inaugurata l’ala del Braccio Nuovo”. Per chi resta a Napoli, Ferragosto sarà anche occasione per visitare, a prezzi promo, il museo con ticket dei siti Extramann (sul nostro portale, il dettaglio dei siti che fanno parte della rete). Riservato a chi è tornato o è in partenza verso l’isola azzurra, l’accordo che lega il MANN alla villa San Michele e al museo Casa Rossa di Anacapri: anche in questo caso, scontistica integrata per un viaggio imperdibile nel nome dell’arte. Le vie del mare porteranno all’Archeologico anche grazie alle convenzioni siglate con Snav e Traghetti Lines; infine, sempre in tema di promozione turistica in quest’estate 2020, anche gli ospiti di strutture associate Federalberghi Napoli ed Unione Industriali di Napoli riceveranno due euro di riduzione per visitare il MANN.

I Bronzi di Riace nell’allestimento al museo archeologico della Magna Grecia a Reggio Calabria

Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria Restano ancora pochi posti disponibili prima di registrare il “tutto esaurito” per poter visitare nel mese di agosto. È già completo il calendario degli ingressi programmati fino a ferragosto. La prenotazione è obbligatoria, telefonando al numero di telefono: 320.7176148, o al nuovo numero 320.7620091. È stato temporaneamente sospeso, per questo mese, il servizio di prenotazione online. Le norme governative e regionali di prevenzione dalla diffusione e dal contagio da COVID-19 (Coronavirus) hanno imposto le nuove regole di prenotazione obbligatoria e le limitazioni agli ingressi, in forma contingentata, per gruppi composti da massimo 10 persone, scaglionati in turni di visita ogni 15 minuti. Le misure di sicurezza nel rispetto di un protocollo condiviso comportano l’impossibilità di soddisfare tutti coloro che desidererebbero potere ammirare i Bronzi di Riace, protagonisti assoluti del ricco patrimonio archeologico e culturale calabrese, insieme ai Bronzi di Porticello e agli altri “tesori” della collezione museale. I giorni di apertura ordinaria del MArRC al pubblico sono dal martedì alla domenica. Ma proprio per venire incontro alle numerose richieste dei tanti “ammiratori” e dare a tutti una maggiore opportunità, la direzione ha scelto di aprire il museo alle visite in via straordinaria anche i prossimi lunedì 17 e 24 agosto 2020, il mese che registra la massima affluenza e il più elevato numero di richieste nell’arco dell’anno.

La mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” riprogrammata dal 6 giugno al 29 novembre 2020

Musei aperti per ferie. Anche quest’anno l’Istituzione Bologna Musei offre molteplici proposte, fruibili in sicurezza, per un’estate all’insegna dell’arte e della cultura: le collezioni permanenti, le mostre temporanee, gli eventi, le attività e i nuovi contenuti dell’app MuseOn, scaricabili gratuitamente, per creare un’esperienza di visita più coinvolgente  attraverso percorsi ricchi di informazioni e curiosità. I musei civici aperti a Ferragosto 2020: museo civico Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 10 alle 20; museo civico Medievale (via Manzoni 4), dalle 10 alle 18.30.

Ferragosto 2016: giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Il ministro Franceschini: un’occasione per scoprire il “museo diffuso Italia”. Particolarmente ricca l’offerta culturale di Pompei e dei siti vesuviani

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Ferragosto speciale a Pompei e nei siti vesuviani. Nonostante la superfestività dell’estate quest’anno cada di lunedì, giorno notoriamente riservato alle chiusure e alle manutenzioni dei siti archeologici e dei musei italiani, il 15 agosto 2016 è pronto a offrire ai visitatori e agli ospiti stranieri proposte particolarmente interessanti a cominciare proprio dai siti archeologici vesuviani di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e il museo di Boscoreale che resteranno aperti anche il 15 agosto dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18) con le tariffe ordinarie. Anche a Pompei, per venire incontro agli alti flussi turistici, la soprintendenza speciale di Pompei annuncia che gli Scavi apriranno alle 8.30 come già avviene il sabato e la domenica. E proprio a Pompei, oltre alla mostra “Egitto Pompei” e all’esposizione permanente degli affreschi di Moregine nell’altro porticato della Palestra di recente arricchitosi con l’esposizione di reperti organici provenienti dall’area vesuviana, i turisti potranno ammirare i progetti di musealizzazione diffusa, con il riallestimento della cucina della Fullonica di Stephanus con reperti originali, e quello degli ambienti domestici della Villa Imperiale. E ancora la mostra “Live at Pompei, Underground” dedicata al video girato nel 1971 dai Pink Floyd “Live at Pompeii” allestita nelle gallerie dell’Anfiteatro. E visto che questo agosto 2016 è il mese delle olimpiadi di Rio, in una delle sale dell’Antiquarium di Pompei è stata allestita una vetrina con alcuni strumenti originali utilizzati dagli atleti per la cura del corpo. E sempre nell’Antiquarium sono visitabili sale di proiezione multimediale sulla vita degli antichi abitanti e sull’eruzione del 79 d. C. oltre a sezioni dedicate alle mostre “Per grazia Ricevuta” e “Sacra Pompeiana”.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

“Quella di Ferragosto sarà una giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Un’altra importante occasione per cittadini, famiglie e turisti di conoscere e visitare quello straordinario museo diffuso che è l’Italia”, sottolinea soddisfatto il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini. Coinvolti tutti i principali luoghi della cultura, dal Colosseo a Pompei agli Uffizi ma anche, solo per citarne alcuni, i resti dell’antica città italica nell’area archeologica di Alba Fucens a Massa d’Albe in Abruzzo, le opere di Carlo Levi al museo nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata a Matera, i Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, le tante domus riaperte agli Scavi di Pompei, gli affreschi apocalittici dell’Abbazia di Pomposa a Codigoro lungo l’antica strada Romea che conduceva i pellegrini dall’Europa centrale e orientale, la residenza asburgica del Castello di Miramare a Trieste, la più grande area archeologica d’Europa tra il Foro Romano e il Palatino, i capolavori di Van Dyck, Guercino e Tintoretto esposti nelle fastose sale del museo di Palazzo Reale a Genova. E poi la residenza rinascimentale dei Gonzaga a Palazzo Ducale a Mantova, quella di Federico di Montefeltro a Urbino dove oggi ha sede il Museo Nazionale delle Marche, le rovine della capitale dei Sanniti a Pietrabbondante in Molise, i Musei Reali di Torino, il rinnovato allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto, le vestigia della colonia fenicia di Tharros nei pressi di Cabras, la straordinaria collezione degli Uffizi di Firenze, il sito longobardo riconosciuto dall’Unesco del Tempietto sul Clitunno in provincia di Perugia fino ai tesori della Galleria dell’Accademia di Venezia. L’elenco completo dei musei aperti, gli orari e il costo dei biglietti sono consultabili sul sito www.beniculturali.it.

I Bronzi di Riace non sono più soli. Dopo dieci anni di lavori, aperto il nuovo museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MarRC): 4 piani, 200 vetrine con tesori dal paleolitico all’età romana. Viaggio nell’affascinante storia dell’archeologia calabrese

Il manifesto ufficiale dell'inaugurazione del MarRC il 30 aprile 2016

Il manifesto ufficiale dell’inaugurazione del MarRC il 30 aprile 2016

Il taglio del nastro del nuovo museo archeologico nazionale di Reggio Calabria alla presenza del premier Matteo Renzi

Il taglio del nastro del nuovo museo archeologico nazionale di Reggio Calabria alla presenza del premier Matteo Renzi

Scorcio delle nuove sale espositive del MarRC (foto Maria Mento)

Scorcio delle nuove sale espositive del MarRC (foto Maria Mento)

I Bronzi di Riace non sono più soli. A due anni e mezzo dal loro ritorno a Palazzo Piacentini (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2013/12/21/oggi-riapre-a-reggio-calabria-il-museo-archeologico-della-magna-grecia-la-casa-dei-bronzi-di-riace/), il 30 aprile 2016 è stato finalmente inaugurato il nuovo museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, il MarRC (secondo la nuova moda di chiamare con una sigla le nostre eccellenze culturali), già noto come museo archeologico nazionale della Magna Grecia. Il progetto di ristrutturazione del museo nazionale e di restauro della sede reggina, un edificio progettato, fra i primi in Italia, ai soli fini dell’esposizione museale, sulla centrale piazza De Nava, opera di Marcello Piacentini, uno dei massimi architetti del periodo fascista, che lo concepì in chiave moderna dopo aver visitato i principali musei di Europa, era stato avviato dieci anni fa dall’allora ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli nel secondo governo Prodi. Non è dunque fuori luogo che la data del 30 aprile 2016 sia da considerarsi storica, come hanno sottolineato con la loro presenza il premier Matteo Renzi e il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini. “Un giorno di festa”, ribadisce Nicola Irto, presidente del consiglio regionale della Calabria. “Il più importante museo della nostra regione viene restituito alla piena fruizione del pubblico. Nel lungo periodo in cui è rimasto aperto solo in minima parte, il Marc è riuscito a diventare il primo del Mezzogiorno d’Italia per numero di visitatori, attratti dalla straordinaria bellezza dei Bronzi di Riace e da altre testimonianze di inestimabile valore dell’arte magnogreca”. E aggiunge: “Il fatto di averlo atteso così a lungo, probabilmente, ha fatto comprendere a tutti noi quanto sia prezioso per Reggio Palazzo Piacentini, i cui lavori di ristrutturazione rientravano nell’ambito delle opere programmate per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Adesso il museo, sotto la guida del direttore Carmelo Malacrino, può tornare a essere l’elemento qualificante dell’offerta turistica e culturale della Città metropolitana e di tutta la regione”.

Palazzo Piacentini sede del MarRC, realizzato negli anni Trenta de Novecento dall'architetto Piacentini per ospitare le ricche collezioni magnogreche

Palazzo Piacentini sede del MarRC, realizzato negli anni Trenta de Novecento dall’architetto Piacentini per ospitare le ricche collezioni magnogreche

Una corona d'oro esposta nel nuovo museo archeologico di Reggio Calabria

Una corona d’oro esposta nel nuovo museo archeologico di Reggio Calabria

“Il museo nazionale di Reggio Calabria è il più grande attrattore culturale calabrese, uno dei principali musei italiani, la cui valenza è stata sancita anche dalla recente riforma ministeriale”, gli fa eco il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio. “La sua riapertura, con il rinnovato allestimento dell’intero percorso espositivo, rende fruibile una raccolta di reperti di inestimabile valore, che costituisce la testimonianza più completa del retaggio della Magna Grecia. Un museo che custodisce i Bronzi di Riace, simbolo della Calabria e dell’arte antica a livello planetario ma che non sono gli unici protagonisti dell’immenso repertorio visitabile. Migliaia di manufatti, provenienti da tutta la regione, a volte di dimensioni monumentali, compongono un patrimonio archeologico unico, che il mondo ci invidia. Per tutti i calabresi è un motivo di vanto. Per questo abbiamo fortemente sostenuto la tanto attesa riapertura dell’intero museo, possibile anche grazie all’allestimento finanziato dalla Regione Calabria, che riporta questa prestigiosa collezione al centro dell’attenzione internazionale. Abbiamo programmato ingenti risorse sulla tutela e la valorizzazione dei beni culturali – continua-, anche per offrire opportunità di lavoro nella salvaguardia dei siti e degli istituti di cultura calabresi. Stiamo completando la definizione delle aree di rilevanza strategica culturale per spendere oculatamente i fondi delle risorse comunitarie della nuova programmazione 2014-2020, appena partita con i primi bandi. Nel Pon Cultura abbiamo puntato, assieme al ministero sul circuito archeologico della Magna Grecia, per valorizzare al meglio siti di grande rilevanza, in un’ottica finalmente di sistema. Le possibilità tracciate anche nei contenuti del Patto della Calabria rappresentano una occasione imperdibile per sostenere il tessuto economico e sociale calabrese, anche in ottica di promozione turistica. Per tutto questo, il 30 di aprile costituisce, certamente, per la Calabria una data molto importante”.

La vista mozzafiato sullo Stretto dalla caffetteria del nuovo museo archeologico di Reggio Calabria

La vista mozzafiato sullo Stretto dalla caffetteria del nuovo museo archeologico di Reggio Calabria

La grande copertura in vetro del cortile interno, progettata dallo studio ABDR

La grande copertura in vetro del cortile interno, progettata dallo studio ABDR

“Nel progetto di restauro del nuovo museo archeologico di Reggio Calabria siamo riusciti fondere insieme l’archeologia, il paesaggio, la tecnologia più avanzata. Una ricchezza di temi e una complessità di programmi che rende davvero unico questo progetto”, interviene Paolo Desideri, architetto e fondatore dello studio ABDR (Arlotti, Beccu, Desideri, Raimondo),che ha curato il restauro del MarRC. “Un concentrato di primati e di sorprese che ha caratterizzato ogni scelta di noi progettisti. Dal nuovo allestimento museale che accompagna la narrazione espositiva, alla nuova lobby che funziona come grande polmone bioclimatico dell’edificio, alla sorprendente tensegrity che supporta la copertura vetrata del cortile interno, alla nuova caffetteria che apre alla spettacolare vista dello stretto, al sofisticato impianto di filtrazione dell’aria della sala bronzi, il museo è oggi in grado di riprendersi la scena che gli compete nel circuito dei grandi musei internazionali, e addirittura di primeggiare grazie ai suoi tesori”.

La sala che espone i Bronzi di Riace, star del museo e simbolo della Calabria

La sala che espone i Bronzi di Riace, star del museo e simbolo della Calabria

La famosa lastra Griso Laboccetta tra i capolavori esposti al MarRC

La famosa lastra Griso Laboccetta tra i capolavori esposti al MarRC

Il museo di Reggio Calabria si presenta con 4 livelli di esposizione permanente (il piano terra era stato inaugurato dall’ex ministro Bray, con il trasferimento dei Bronzi di Riace dalla sede del Consiglio Regionale della Calabria, al museo nel 2013) e circa 200 vetrine, i cui reperti spaziano dal Paleolitico alla tarda età romana. Il direttore, Carmelo Malacrino, che ha assunto le funzioni dal primo ottobre 2015, ha deciso di arricchire l’offerta anche con un grande mosaico con scena di palestra, del II-III secolo a.C., ritrovato sotto Palazzo Guarna, sul lungomare di Reggio Calabria, e rimasto fino ad oggi nei depositi del museo. I costi dell’ingresso sono di 8 euro per l’intero, 5 euro il ridotto. Ogni mercoledì, invece, in promo, i biglietti costeranno di meno, 6 euro l’intero e 4 euro il ridotto. Rete ferroviaria italiana ha poi dedicato un nuovo look alla stazione Lido di Reggio Calabria, arricchita da una cartellonistica efficace per indirizzare i visitatori a Palazzo Piacentini. “È una nuova immagine del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria”, spiega il direttore Carmelo Malacrino, “quella che offriamo dal 30 aprile. Un museo che si apre all’area dello Stretto, nel cuore del Mediterraneo, storico crocevia di culture e tradizioni. Al MArRC l’archeologia si traduce in curiosità e suggestioni, accompagnando i visitatori nell’affascinante storia dell’antichità calabrese. Con uno sguardo al futuro e ad eventi e mostre di livello internazionale. Un luogo vitale e inclusivo, in cui tutti i calabresi possano ritrovare le loro radici identitarie. L’auspicio è di dare inizio a una nuova avventura da vivere insieme per conoscere, raccontare e trasmettere una grande storia”.

Ci siamo. Non più solo i Bronzi di Riace, il 30 aprile apre il museo Archeologico nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria con tutte le collezioni: dalla preistoria all’età romana, fino ai Bronzi di Porticello

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

I Bronzi di Riace non saranno più soli. Sono passati quasi due anni e mezzo da quando si sono “riappropiati” di Palazzo Piacentini, troneggiando nella sala appositamente attrezzata per ospitarli nel museo archeologico nazionale della Magna Grecia. Era il 21 dicembre 2013. A più di 40 anni dalla loro scoperta sui fondali del mare prospiciente Riace; a 33 dalla loro prima esposizione a Firenze – dopo il primo lungo delicato restauro a cura dell’Opificio delle Pietre Dure -; a 4 dal loro trasferimento a Palazzo Campanella sede del Consiglio regionale della Calabria dove, come chiusi in un acquario, sotto gli occhi degli occasionali visitatori sono stati distesi e sottoposti a un nuovo ancora più delicato restauro conservativo; a meno di due settimane dal loro ritorno a casa a Palazzo Piacentini, era di nuovo possibile ammirare in posizione eretta le due statue bronzee simbolo dell’arte greca (o magno-greca) del V sec. a.C. in tutto il loro splendore. E di lì a poco avrebbe dovuto seguire l’apertura completa di tutto il museo, con un percorso rinnovato e arricchito delle più recenti scoperte (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2013/12/21/oggi-riapre-a-reggio-calabria-il-museo-archeologico-della-magna-grecia-la-casa-dei-bronzi-di-riace/).

Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria

Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria

Non è stato così. Ma stavolta ci siamo. Ne è sicuro il nuovo direttore Carmelo Malacrino che ha fatto l’annuncio ufficiale. “Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria riaprirà nella sua veste definitiva, dopo gli interventi di ristrutturazione, il prossimo 30 aprile alla presenza del ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini. Vorrei salutare questo evento, così atteso da più parti, come una festa della città di Reggio Calabria. Voglio ringraziare quanti mi hanno preceduto e quanti stanno lavorando con me dal giorno del mio insediamento, lo scorso 1° ottobre e che, ne sono certo, continueranno alacremente in vista dell’apertura e anche nel prossimo futuro. Davanti abbiamo infatti poco più di due mesi di grande lavoro, più di quanto non ne sia stato fatto finora, ma lo affronteremo con grande tenacia perché crediamo nelle potenzialità del museo e della città. Siamo pronti a raccogliere questa sfida, consapevoli che solo così potremo essere protagonisti di un reale cambiamento”.

I Bronzi di Porticello: la testa di Basilea e la testa del Filosofo, al museo Archeologico di Reggio Calabria

I Bronzi di Porticello: la testa di Basilea e la testa del Filosofo, al museo Archeologico di Reggio Calabria

Sarà finalmente offerto ai visitatori l’intero percorso dell’esposizione permanente, che affiancherà gli spazi per le mostre temporanee. Tra le tante vetrine, contenenti alcuni dei più importanti reperti della regione, si potrà attraversare l’intera storia dell’antichità calabrese, dalla preistoria sino all’età romana. Una narrazione che si concluderà con la grande sala dei Bronzi di Riace e dei Bronzi di Porticello, dal nome dell’insenatura presso Villa San Giovanni affacciata sullo stretto di Messina dove nel 1970 è stato portato alla luce un relitto, parzialmente saccheggiato l’anno precedente: una nave da 20 metri e con una stazza di circa 30 tonnellate che avrebbe fatto naufragio tra la fine del V e gli inizi del IV sec. a.C., trasportando beni saccheggiati dai cartaginesi a città siceliote: anfore e frammenti di statue in bronzo. E anche due teste in bronzo oggi note come i Bronzi di Porticello, quella del cosiddetto “filosofo” e l’altra “di Basilea”, sulla cui datazione non tutti i pareri sono ancora concordi. Per la testa del “filosofo”, che ripropone la tipologia dell’intellettuale nell’arte greca, è stata proposta una datazione attorno al 460/50-440/30 a.C., che ne farebbe uno dei primissimi esempi di ritratto nell’arte greca; altri studiosi abbassano la cronologia tra la fine IV ed i primi decenni del III sec. a.C., attribuendo la testa ad un relitto diverso, sovrappostosi a quello che ha restituito il carico commerciale di un secolo precedente. L’altra testa, nota come “testa di Basilea” per essere stata acquisita dal museo di quella città ma restituita negli anni ’90 al governo italiano in quanto risultata oggetto di un trafugamento illegale da parte di clandestini all’epoca della scoperta del relitto, è stata datata intorno alla metà del V sec. a.C. per i richiami allo stile di Fidia.

Palazzo Piacentini, sede del museo archeologico nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria

Palazzo Piacentini, sede del museo archeologico nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria

“L’obiettivo”, conclude Malacrino, “ora è quello di aprire le porte del museo alla città, alle sue forze vitali e alle energie positive, che ci sono, per contribuire a realizzare un evento straordinario. Nella consapevolezza che l’apertura di Palazzo Piacentini potrà comportare anche il consolidamento e la crescita del tessuto sociale, economico e produttivo di Reggio Calabria”. Un appello alle istituzioni, Regione, Provincia e Comune, ma anche un invito alle Università e alle scuole a fare rete per una struttura che è restituita alla città dopo gli interventi di ristrutturazione.

Il Toro cozzante di Sibari tra i capolavori esposti al museo Egizio di Torino nella mostra “Pompei e l’Egitto” che apre il 1° marzo

la statuetta in bronzo del Toro Cozzante scoperta nel 2004 negli scavi al Parco archeologico di Sibari

la statuetta in bronzo del Toro Cozzante scoperta nel 2004 negli scavi al Parco archeologico di Sibari

Il Toro cozzante del museo Archeologico nazionale della Sibaritide è giunto a Torino per essere esposto al museo Egizio nella mostra “Pompei e l’Egitto”, che si terrà dal 1° marzo al 4 settembre 2016. La statuetta in bronzo, ritenuta, insieme ai Bronzi di Riace, una delle scoperte più importanti per la bronzistica magnogreca, raffigura un toro in atto di caricare, appunto “cozzante”, ed è il simbolo della colonia di Thurii, riprodotto come emblema sulle monete della città. Realizzato con tecniche a fusione e databile tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C., presenta integrazioni di restauro che ne attestano l’utilizzo anche in età romana. I restauri effettuati sul manufatto in epoca romana documentano una persistenza nella Sibaritide della koiné culturale greca, che sarà, per un lungo arco di tempo, tratto distintivo e caratterizzante dell’intero territorio.

Il Toro cozzante nell'allestimento espositivo al museo archeologico della Sibaritide

Il Toro cozzante nell’allestimento espositivo al museo archeologico della Sibaritide

Distatere di Thurii con il Toro cozzante

Distatere di Thurii con il Toro cozzante

Il bronzetto è stato rinvenuto nel Parco Archeologico di Sibari (Cosenza), nel corso della campagna di scavi del 2004, diretta da Emanuele Greco, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene. Il Toro Cozzante, simbolo della leggendaria Sybaris distrutta dai crotoniati sotto 4 metri di fango fluviale, e sul quale sono state rinvenute tracce di un restauro effettuato in epoca romana, è stato ritrovato in un grande edificio pubblico del I secolo a.C. della colonia romana di Copia. Dunque il Toro Cozzante è la rappresentazione simbolica della continuità spirituale e culturale tra le antiche colonie greche di Sybaris e Thourioi, edificata, quest’ultima, nel V secolo a.C. dagli ateniesi di Pericle sopra i resti del primo impianto distrutto dai crotoniati. Il fatto poi che anche in epoca romana, la statuetta fosse conservata in un grande edificio pubblico, lascia credere che ci fosse una continuità non solo urbanistica, ma anche storica e amministrativa con la città latina. L’immagine di un toro cozzante, che all’epoca della colonia ateniese di Thourioi era simbolo della prosperità e dell’opulenza raggiunta dal primo insediamento acheo, venne infatti rappresentato sui coni monetali del IV secolo a.C. Rispetto alle altre ben più famose statue di bronzo rinvenute in Calabria, Bronzi di Riace e Filosofo di Porticello, del Toro Cozzante di Thourioi si conosce appieno il contesto storico di riferimento, che però non lascia individuare la scuola artigiana che ha prodotto lo splendido manufatto. Si tratta di un’opera di elevata qualità artistica che possiamo porre a confronto solo con originali greci in marmo o con raffigurazioni monetali o in terracotta, ma non con gli altri originali bronzei, che purtroppo sono andati perduti, o forse non ancora rinvenuti.