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“On the road”: in cammino sulla via Emilia. Nella mostra di Reggio Emilia, si va dalla sala Regium Lepidi 3D al tracciato in epoca preromana, ai miliari fino alla descrizione dell’itinerario da Gades a Roma

Frammento del fregio dalla Basilica Emilia con costruttori di città, conservato al museo nazionale Romano (su concessione del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo)

La locandina della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” a Reggio Emilia

Strada come viaggio della vita, scrive Jack Kerouac nel suo On the road, come luogo di partenza-arrivo-ripartenza, perché l’andare è importante quanto la meta. “Strada, è quanto mai il caso della via Emilia”, sottolinea il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, “in cui è facile tornare, e fermarsi, abitare, incontrare, fondere idee, culture, invenzioni, oggetti, soprattutto popoli e persone”. E allora, dopo esserci fatti un’idea sommaria della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” aperta fino al 1° luglio 2018 al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/14/on-the-road-la-mostra-di-reggio-emilia-propone-una-riflessione-sulla-storia-della-via-emilia-e-sul-suo-fondatore-sul-significato-della-strada-nella-contemporaneita-in-un-itinerari/), accogliamo l’invito del primo cittadino reggiano e iniziamo il nostro cammino lungo la via Emilia, seguendo l’allestimento dell’esposizione curata da Luigi Malnati, Roberto Macellari e Italo Rota. Nell’atrio del Palazzo dei Musei ci accoglie il portale Aemilio’s Road che, evocando la facciata di un tempio romano, esibisce il particolare del fregio della Basilica Aemilia in Roma, dove viene rappresentato Marco Emilio Lepido come costruttore di città. Superato il portale, prima di affrontare il percorso vero e proprio della mostra, scopriamo le collezioni storiche conservate tutte al piano terra del Palazzo dei Musei.

Due moderni legionari nel portico dei marmi del Palazzo dei Musei di Reggio Emilia

Una postazione olografica nella Sala Regium Lepidi 3D (foto Graziano Tavan)

È qui infatti che si aprono il chiostro dei marmi romani (allestito in forma di giardino archeologico agli inizi del XX Secolo per ospitare i numerosi reperti architettonici romani rinvenuti nella necropoli di San Maurizio) e il portico dei marmi, dove sono esposti in sequenza i monumenti funerari riportati alla luce dal XV Secolo ad oggi fra Villa Ospizio e San Maurizio, vera e propria Via Emilia dei defunti, che ogni viandante avrebbe percorso in arrivo o in uscita da Regium Lepidi. E non dimentichiamo l’installazione in “realtà aumentata”, predisposta dalla Duke University, della ricostruzione della città romana Regium Lepidi 3D, la cui tecnologia è stata implementata, grazie al sostegno del Lions Club Reggio Emilia Host, proprio in occasione dell’avvio del progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”. La “Sala Regium Lepidi 3D”, è stata infatti inaugurata l’8 aprile 2017 per dar vita a un museo virtuale permanente all’insegna della Cyber Archeologia. Oggi come allora, immersi nell’architettura dell’antica Regium Lepidi, quando i romani ne percorrevano le strade in toga e calzari, si può vivere un’esperienza unica, che consente una full immersion nella città antica grazie a sofisticate apparecchiature all’avanguardia come i caschi immersivi Oculus Rift, le postazioni olografiche di Z-space, le proiezioni 3D di Dreamoc, i QR code in realtà aumentata e la visualizzazione stereo-immersiva del paesaggio archeologico.

Il soprintendente Luigi Malnati illustra la stele etrusca trovata in via Saffi a Bologna (foto Graziano Tavan)

Indicazione della Statale 9 Emilia alla mostra “On the road”

Un’indicazione stradale, SS 9, la moderna via Emilia, ci distoglie dalla Regium Lepidi virtuale e ci invita a salire al primo piano dove comincia il percorso vero e proprio della mostra con la prima sezione “La Via Emilia prima della Via Aemilia”. Sulla parete l’attualità della via Emilia è sottolineata dal testo di “Canzone per un’amica” di Francesco Guccini: “Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce correva, la dolce estate era già cominciata, vicino a lui sorrideva”; mentre la presenza della grande balena fossile rinvenuta nel Reggiano pone il tema delle grandi trasformazioni del territorio della regione. E poi c’è la grande stele etrusca in arenaria (475 – 450 a.C.) con la raffigurazione di un carro, scoperta recentemente durante gli scavi della soprintendenza in via Saffi a Bologna. Insieme con altri reperti provenienti dal Reggiano documenta il tracciato stradale in età preromana, con particolare riferimento al primo Millennio a.C., quando si manifesta una primo utilizzo del percorso che attraversa il territorio da Est a Ovest nella fascia di media pianura, vettore di una cultura scritta che fa del territorio reggiano uno dei più precocemente interessati dalla diffusione della scrittura di tutta l’Italia settentrionale.

Il cippo miliario della via Emilia con nome di Marco Emilio Lepido e distanza da Roma, Castel San Pietro Terme, conservato al museo Archeologico di Bologna (foto Graziano Tavan)

La via consolare romana la incontriamo al secondo e al terzo piano dove, nel cubo vetrato dello scalone monumentale del Palazzo dei Musei, alcuni importanti reperti introducono il tema della Via Emilia, a cominciare dal grande cippo miliare proveniente dal museo Archeologico di Bologna, che riporta una esplicita intestazione a Marco Emilio Lepido, ed è quindi una delle rare tangibili testimonianze del console costruttore di strade. Tutto l’ambiente è caratterizzato dalla partizione in misure e numeri riferiti alla lunghezza della strada, alle sue ortogonalità, alle distanze tra le città, ai tempi di percorrenza secondo una grafica ben individuata che accompagnerà tutto il percorso espositivo come imprescindibile riferimento alla geografia della strada e all’ambiente che la circonda. È qui che incontriamo alcuni degli “oggetti” che caratterizzano una strada, come il carro qui riproposto in una ricostruzione in scala 1:1, o i morsi in bronzo dei cavalli, fino ai modellini dei moderni mezzi di locomozione.

Modello di carro romano da trasporto merci e derrate (carrus) in mostra a Reggio Emilia (foto Graziano Tavan)

“Nell’antica Roma esistevano numerose tipologie di carro”, spiegano gli archeologi curatori, “ognuno con caratteristiche differenti in base al loro utilizzo. Una prima distinzione va fatta tra i mezzi utilizzati per il trasporto di persone e quelli adibiti al carico di merci: i carri per il trasporto di persone a loro volta si differenziavano tra mezzi leggeri e veloci, utilizzati da un numero esiguo di passeggeri e per coprire brevi tratte (calessi e carrozze) e carri utilizzati per viaggi lunghi, che potevano trasportare più passeggeri (diligenze)”. Calessi sono il cisium, il covinnus e l’essedum, monoassi a due ruote con telaio senza copertura, trainati da un cavallo, per un passeggero con conducente. Il carpentum era invece una carrozza monoasse, con copertura ad arco, trainata da due animali, per due-tre passeggeri. Tra i carri pesanti c’era il reda, a due assi, trainato da due cavalli, per viaggi di lunga durata: poteva trasportare 4 passeggeri o mille libbre di carico (3,25 quintali). Per lunghi viaggi veniva utilizzata anche la carruca dormitoria, a due assi, trainato da quattro animali, con telaio robusto coperto da un tendone in cuoio con finestrelle. I sei passeggeri potevano contare su vere e proprie cuccette. Tra i carri agricoli, famoso era il plaustrum, con due ruote piene, molto lento. Più agile, ma sempre con due ruote piene, era il sarracum, usato nei campi. Infine c’era il carrus, come quello ricostruito in mostra, destinato al trasporto di merci e derrate, ma anche a trasporti militari: con quattro ruote a otto raggi, e trainato da muli, aveva un pianale chiuso da fiancate lisce o da una piccola ringhiera per trattenere il carico fino a 600 libbre (circa 20 quintali).

Il grande murales sulla Via Emilia nell’allestimento di Italo Rota (foto Carlo Vannini)

La scultura dell’agrimensore proveniente dal museo della Civiltà romana di Roma esposta a Reggio Emilia

Il percorso della mostra ci porta poi a conoscere uno dei quattro vasi in argento iscritti (databili al 330 d.C.), quasi un’imitazione in piccola scala delle pietre miliari, scoperti nel 1852 presso la fonte termale delle Aquae Apollinares a Vicarello (Bracciano), mai uscito prima d’ora dal museo nazionale Romano: riporta inciso un itinerario con le stazioni e le relative distanze dell’intero percorso da Gades, l’odierna Cadice, a Roma, un viaggio di 1835-1842 miglia romane (circa 2700  chilometri). Completano questa sezione, caratterizzata da un lungo murales che mette in dialogo la via Emilia con le altre direttrici di collegamento che in tempi recenti l’hanno affiancata, ma non soppiantata (ferrovia storica, ferrovia Alta velocità, autostrada, perfino rotte aeree), la scultura dell’agrimensore proveniente dal museo della Civiltà romana di Roma e un rarissimo esempio di modello di lituo in bronzo da Sant’Ilario d’Enza (Reggio Emilia), che era l’insegna dell’augure, magistrato/sacerdote addetto alle fondazioni urbane e al tracciamento delle strade. “Presso gli antichi romani”, spiegano i curatori, “l’agrimensore, detto gromaticus, era un tecnico specializzato, una sorta di ingegnere che svolgeva compiti civili e militari, come la misurazione dei terreni pubblici, la suddivisione dell’agro da assegnarsi ai coloni, la definizione della pianta dell’accampamento legionario. L’agrimensore si chiamava gromaticus perché usava la groma, uno strumento utilizzato per tracciare sul terreno allineamenti ortogonali”. Il lituo, invece, era il bastone ritorto e senza nodi impugnato dagli auguri nei riti più sacri, come la definizione del perimetro e delle partizioni del templum, il settore della volta celeste all’interno della quale si potevano trarre gli auspici. Il lituo, come la maggior parte degli strumenti liturgici, fu acquisito dai romani dalle insegne sacerdotali di antica origine etrusca. E proprio da un contesto caratterizzato da strade etrusche, pavimentate e orientate secondo le disposizioni della più antica disciplina religiosa, proviene il frammento di modello di lituo in bronzo del VI-V sec. a.C., esposto in mostra.

 (2 – continua; precedente post il 14 gennaio 2018)

“On the road”: la mostra di Reggio Emilia propone una riflessione sulla storia della via Emilia e sul suo fondatore, sul significato della strada nella contemporaneità, in un itinerario che va dalle popolazioni preromane, ai romani, all’avvento del Cristianesimo e Medioevo. Oltre 400 reperti, molti inediti, “messi in scena” con la mediazione di spezzoni di celebri film peplum e il concorso della multimedialità e della tecnologia digitale

Il tracciato della Via Emilia ancora ben visibile in centro a Reggio Emilia (foto Carlo Vannini)

La locandina della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” a Reggio Emilia

Immaginate di essere un centurione romano che marcia al fianco dei legionari agli ordini del console: loro stanno andando a consolidare la sicurezza della Gallia Cisalpina. I Boi sono stati gli ultimi a cadere nell’ultimo scorcio del III sec. a.C. A pochi decenni dalle decisive battaglie di Cremona (200 a.c.) e Mutina (194 a.C.) è ora più facile raggiungere velocemente la pianura Padana: c’è un’asse rettilineo che si incunea come una spada affilata nel cuore della Cisalpina, da Rimini a Piacenza. È la via Emilia, voluta dal console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. Da allora sono passati 2200 anni e noi, come gli antichi legionari, possiamo ancora percorrere fisicamente quella via consolare il cui nome e tracciato rimasti sono così peculiari da dare il nome all’intera regione, l’Emilia-Romagna. Ma possiamo scegliere anche un percorso virtuale che ci permette di conoscere i segreti della via Emilia, la sua costruzione, le sue strutture, i suoi servizi, ma anche le città sorte lungo il suo tracciato e le popolazioni che le abitavano. È quanto proposto dalla mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” aperta fino al primo luglio 2018 in una città simbolo, Reggio Emilia, che ha preso il nome dal console che tracciò la via Emilia, Marco Emilio Lepido appunto, il quale giocò un ruolo da protagonista anche nel dare forma istituzionale al Forum che da lui prese il nome, Forum o Regium Lepidi.

Lo straordinario ritratto del console Marco Emilio Lepido proveniente dal museo Archeologico nazionale di Luni (foto Carlo Vannini)

La presentazione della mostra “On the road”: da sinistra, l’architetto Italo Rota, il soprintendente Luigi Malnati, il ministro Graziano Delrio, il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, la vicepresidente dell’Emilia Romagna Ottavia Soncini, e il direttore dei civici musei Elisabetta Farioli

“On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017”,  curata da Luigi Malnati, Roberto Macellari e Italo Rota, è promossa dai Musei Civici del Comune di Reggio Emilia, dal Segretariato regionale del ministero dei Beni e delle Attività culturali e Turismo (Mibact) per l’Emilia-Romagna unitamente alla stessa soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna e la Fondazione Pietro Manodori, con il contributo Art Bonus di Credem e Iren, il patrocinio di Anas, sponsor CarServer. Nell’ambito del progetto di promozione della cultura e del territorio “2200 anni lungo la Via Emilia”, Reggio Emilia – con la grande mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” propone specificamente una riflessione sulla storia della via Emilia e sul suo fondatore, sul significato della strada nella contemporaneità, in un itinerario che include Età Romana, pre-Romana (Etruschi, Celti, Liguri), avvento del Cristianesimo e Medio Evo, Contemporaneità. Reggio è l’unica città emiliana che conserva nel proprio nome il ricordo del fondatore (eponimo), ma anche della strada su cui si impostava l’intero popolamento della regione che, a sua volta, da essa avrebbe preso nome. Particolare attenzione è dedicata perciò alla riscoperta della figura di Marco Emilio Lepido, il geniale costruttore che, sgominati i Celti e i Liguri, decise la costruzione di una lunghissima strada che collegava le colonie di Rimini e Piacenza, ma anche alla sua fortuna nel corso dei secoli.

Nella suggestiva immagine da satellite dell’Italia si riconosce subito il rettilineo della via Emilia

L’architetto Italo Rota curatore della mostra “On the road”

“C’è tanto di noi in questa On the road “, ha detto il sindaco Luca Vecchi all’inaugurazione, “mostra archeologica in chiave dichiaratamente contemporanea, dedicata a una strada nata come linea di confine tra la civiltà romana e altre popolazioni e divenuta ben presto sistema di connessione e integrazione fra persone, luoghi, città, merci, culture diverse. Edmondo Berselli, a millenni dalla loro fondazione, ha scritto delle città emiliane che sono tanto simili tra loro e quanto sono diverse le une dalle altre: è lo stesso effetto Via Emilia giunto intatto sino a noi, ovvero il saper convivere nelle diversità, connettendole”. E l’architetto Italo Rota, curatore dell’allestimento: “La Via Emilia è per me uno dei grandi gesti dell’umanità. Non a caso è uno dei pochi luoghi perfettamente distinti dai satelliti, e forse non a caso la sua direttrice coincide con tante rotte aeree. Le strade evolvono, possono scomparire senza lasciare traccia: non la Via Emilia, che esiste, vive nei territori che attraversa, si moltiplica senza cambiare percorso ed è nel contempo una miniera di antichi reperti. L’archeologia è materia difficile. Abbiamo pensato di proporre questo grande scenario, che rappresenta una cosa astratta quale la linea della Strada nello spazio e nel tempo, declinando accanto a essa in miniature i luoghi di vita, lavoro, viaggio, che raccontano ai visitatori un luogo antico, contemporaneo, molteplice”.

La statua 3D di Marco Emilio Lepido posta in piazza del Monte, sulla via Emilia, nel cuore di Reggio Emilia

“On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” è articolata in più sedi: quella principale è al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, alla quale si affiancano il Palazzo Spalletti Trivelli del gruppo bancario Credem e il Museo Diocesano. Ma anche non si possono dimenticare altri luoghi pertinenti, fra cui la sede del Municipio, dove è stata restaurata la scultura settecentesca di Marco Emilio Lepido, che accoglie il visitatore ai piedi dello scalone d’onore. E una riproduzione 3D del monumento dedicato al console, realizzata con stampanti digitali e in polistilene è stata collocata nel cuore di Reggio Emilia, in piazza del Monte, sulla Via Emilia e da qui indica la sede espositiva di Palazzo dei Musei. Proprio al Palazzo dei Musei, l’allestimento su tre piani, a cura dello stesso architetto Italo Rota, si pone l’ambizioso obiettivo di restituire alla sensibilità contemporanea i preziosi reperti archeologici esposti – più di 400: della città, della regione e prestati da grandi istituzioni nazionali, quali il museo nazionale Romano e il museo della Civiltà romana di Roma, il museo Archeologico di Bologna e il museo Archeologico nazionale di Luni – nella ferma convinzione che l’antico non possa non essere oggi osservato se non con occhi contemporanei. Persone, vicende storiche, società romana vengono restituite in raffinati display che ricostruiscono in piccola scala i principali ambienti di vita dell’antica strada romana valorizzando e contestualizzando i materiali archeologici originali, “messi in scena” anche tramite la mediazione di spezzoni di celebri film peplum e il concorso della multimedialità e della tecnologia digitale.

Il prezioso bicchiere da Vicarello (Bracciano) con la più antica rappresentazione figurata di una strada (su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Museo Nazionale Romano)

Per tutta l’età romana e fino alla caduta dell’impero, la strada ha costituito un elemento fondamentale di coesione e collaborazione tra le città che attraversava, veicolo indispensabile per persone, merci e idee. Le diverse popolazioni che avevano abitato la regione dalla protostoria proprio attraverso la via Emilia vennero incluse via via nel modello culturale e civile portato da Roma, che successivamente poté essere adottato anche dalle popolazioni che da tutte le parti dell’impero e da oltre il limes confluirono in Emilia. La mostra è l’occasione per presentare le novità provenienti dagli scavi degli ultimi venti anni a Reggio Emilia e nel suo territorio, ma anche per illustrare col prestito di reperti molto significativi l’itinerario della strada. Tra le opere esposte, alcune hanno lasciato per la prima volta la loro sede originaria, come il bicchiere d’argento da Vicarello (Bracciano) del museo nazionale Romano, con la più antica rappresentazione figurata di una strada; il ritratto di Marco Emilio Lepido da Luni; la stele etrusca con la raffigurazione di un carro dal recente scavo di via Saffi a Bologna; o il fregio d’armi di età romana repubblicana di Piacenza. È tempo dunque di conoscere meglio la Via Emilia. “Camminiamo, idealmente e realmente, lungo la via Emilia: quale luogo migliore per avere consapevolezza di noi stessi e per farci conoscere?”, è l’invito del sindaco di Reggio Emilia, Vecchi. E allora mettiamoci in cammino… on the road.

(1 – continua)