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Ercolano. Un team internazionale del Cnr è riuscito a leggere (senza aprirli) due rotoli papiracei della famosa Villa dei Papiri dove fu rinvenuta l’unica biblioteca conservata del mondo antico: “Un risultato eccezionale”

Ricostruzione della Villa dei Papiri di Ercolano appartenuta alla famiglia dei Pisoni

Ricostruzione della Villa dei Papiri di Ercolano appartenuta alla famiglia dei Pisoni

Era il 19 ottobre 1752 quando a Ercolano, in fondo a un pozzo profondo molti metri scavato nella lava, le ricerche dirette da Roque de Alcubierrre, affiancato da Karl Weber, portarono a scoprire 1800 rotoli papiracei, l’unica biblioteca completa giuntaci dal mondo antico. Fu proprio quell’eccezionale rinvenimento che diede il nome alla villa, la Villa dei Papiri, realizzata dalla famiglia dei Pisoni, rimasta sommersa nell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. da una colata di fango. E sedici secoli dopo, nel 1631, un’ennesima eruzione coprì la zona sotto uno spesso strato di lava. E la villa di Papiri fu sepolta da venticinque ai trenta metri di materiale piroclastico. La prima fase di scavi si concluse nel 1761; un’ulteriore, breve, campagna di indagini si ebbe tra il 1764 ed il 1765 con la partecipazione di Francisco la Vega e Camillo Paderni: in seguito, a causa delle esalazioni tossiche di mofete, vennero chiusi tutti i pozzi di aerazione ed i cunicoli. Le indagini della Villa dei Papiri ripresero nel 1980 quando venne nuovamente localizzata, seguendo anche le antiche piante borboniche, mentre le operazioni di scavo a cielo aperto iniziarono nel 1985; un’altra fase di scavo si ebbe tra il 1996 ed il 1998, mentre dal 2002 fu messa in opera un’azione di bonifica tramite l’utilizzo di pompe idrovore, per tenere costantemente all’asciutto la parta esplorata: gli ambienti visibili si limitano all’atrio, alla basis villae ed alcune stanze di un livello inferiore.

L'ingresso della villa dei Papiri negli scavi di Ercolano

L’ingresso della villa dei Papiri negli scavi di Ercolano

Ma se la villa è ancora in gran parte sepolta sotto la lava, i rotoli papiracei, oggi conservati alla Biblioteca nazionale di Napoli, sono disponibili, anche se il loro stato di conservazione li rende fragilissimi. Ma la scienza ci è venuta i soccorso. E con risultati eccezionali. Ora possiamo aprire e leggere virtualmente i famosi papiri di Ercolano. È quanto è riuscito a compiere un team internazionale di ricercatori del Cnr, guidato dagli Istituto di nanotecnologia (Nanotec-Cnr) e Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi-Cnr), unendo varie competenze provenienti dall’ambito della fisica, della matematica, dell’ingegneria, della papirologia fino ad arrivare alla paleografia e alla filologia classica. Lo annuncia la rivista Scientific Reports, che pubblica la ricerca curata da diverse strutture, tra cui l’European Synchrotron Radiation Facility (Esrf) di Grenoble (Francia), il laboratorio di tomografia del Nanotec-Cnr di Roma, i laboratori di fisica dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’Università della Calabria. È stata infatti creata una tecnologia all’avanguardia che permette di accedere ai testi contenuti negli antichi rotoli senza svolgerli, così da preservare la loro integrità.

Uno dei rotoli papiracei recuperati 250 anni fa dalla Villa dei Papiri di Ercolano

Uno dei rotoli papiracei recuperati 250 anni fa dalla Villa dei Papiri di Ercolano

“Abbiamo analizzato due rotoli ercolanesi della collezione con una tecnica avanzata di tomografia a raggi X, solitamente utilizzata in ambito medico, e applicato una serie di algoritmi di analisi dei dati, sviluppati ad-hoc per lo svolgimento virtuale. Questa tecnica che utilizza luce di sincrotrone ha la caratteristica di amplificare il contrasto tra la scrittura e il papiro, così da ndividuare e distinguere al meglio il testo al suo interno”, spiega Alessia Cedola, ricercatrice di Nanotec-Cnr. “Ciò ha permesso un’accurata indagine della struttura interna e della scrittura. Già un altro gruppo del Cnr guidato da Vito Mocella dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi ha recentemente applicato la stessa tecnica per lo studio di papiri di Ercolano, ma i risultati ottenuti ora imprimono un impulso significativo allo stato dell’arte attuale, poiché finalmente si è riusciti a svolgere virtualmente i papiri rivelando così una parte significativa del testo, scritto esclusivamente in lingua greca, e nascosto all’interno”. E Graziano Ranocchia di Iliesi-Cnr: “La lettura del testo greco, decifrato grazie alle competenze presenti nel nostro istituto ha dato voce a illustri filosofi greci della scuola di Epicuro e alle loro opere inedite, finora solo in parte riportate alla luce. Tali scoperte potrebbero essere in grado di rivoluzionare le nostre conoscenze nel campo della storia della filosofia antica e della letteratura classica”.

Un rotolo di Ercolano sottoposto alla speciale tomografia ai raggi X

Un rotolo di Ercolano sottoposto alla speciale tomografia ai raggi X

Oltre al contenuto dei testi, l’analisi ha permesso di acquisire altre informazioni preziose. Lo svolgimento dei due rotoli ne ha svelato la storia, portando alla luce elementi interessanti a noi prima ignoti, come tipologie scrittorie diverse, un’erronea associazione di un papiro ad una porzione già scoperta in passato e la presenza di sabbia e piccoli sassi all’interno, probabilmente provenienti dagli eventi catastrofici che precedettero l’eruzione pliniana. “Le molteplici competenze accumulate in questo campo dal Cnr lasciano sperare in una svolta sostanziale nella nostra conoscenza della biblioteca della Villa dei Papiri”, concludono i direttori degli Istituti Iliesi e Nanotec-Cnr, rispettivamente Antonio Lamarra e Giuseppe Gigli.

La villa dei Papiri di Ercolano rivive a Madrid

La ricostruzione della Villa dei Papiri a Ercolano

La ricostruzione della Villa dei Papiri a Ercolano

La ricostruzione virtuale alla Casa del Lector con in mostra un centinaio di reperti

Conoscere tecniche e scritture degli antichi, per capire e assimilare il lungo percorso della lettura fino ai nostri giorni. È l’ambizioso progetto che il direttore della Casa del Lector di Madrid ed ex ministro della Cultura, Cesar Antonio Molina, ha concepito nella mostra “La villa dei Papiri” aperta fino al 23 aprile 2014 nella prestigiosa sede della fondazione spagnola German Sanchez Ruipierez, all’interno della cittadella culturale dell’ex matadero (mattatoio) di Madrid.

Così, insieme a un centinaio di preziosi reperti archeologici provenienti dagli scavi di Ercolano  – dai papiri agli affreschi staccati -, per la prima volta sarà possibile “vedere” , ma sarebbe meglio dire “vivere”, la grandiosa  villa dei Papiri, paragonabile per importanza e fama alla villa dei Misteri di Pompei, come neppure la visita agli scavi archeologici di Ercolano può regalare (l’accesso al pubblico è limitato), grazie a una ricostruzione virtuale in 3D. In questo percorso culturale è stata fondamentale la collaborazione  con il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, la Biblioteca nazionale e il Museo archeologico nazionale di Napoli, che insieme alla Casa del Lector di Madrid hanno concepito la mostra.

Una biblioteca unica di duemila anni fa

Ma perché proprio la villa dei Papiri? Già la sua denominazione ce lo fa intuire. Correvano gli anni alla metà del XVIII sec., periodo importante perché segna l’inizio della ricerca archeologica nel senso moderno del termine. I Borboni avevano promosso le ricerche a Pompei, rimasta sepolta nel 79 d.C. dalla cenere dell’eruzione del Vesuvio che fissò come in un’istantanea – talora dai risvolti drammatici – la vita quotidiana di un ricco centro urbano di duemila anni fa. Nello stesso periodo grazie a pozzi  e cunicoli scavati a fatica in quasi trenta metri di lava solidificatasi nei secoli sull’antico porto romano, iniziarono le ricerche anche a Ercolano.

L'ingresso della Villa dei Papiri a Ercolano

L’ingresso della Villa dei Papiri a Ercolano

L’esplorazione della villa dei Papiri, scoperta casualmente qualche tempo prima grazie all’apertura di un pozzo, iniziò nel 1750, sotto la  direzione di Rocque de Alcubierre, presto affiancato da Kark Weber che negli anni successivi avrebbe realizzato le uniche piante dell’edificio antico. In pochi anni furono esplorati alcuni ambienti, riportati in pianta con precisione nel 1764 (un anno prima della chiusura delle ricerche per presenza di gas velenosi, ricerche che sarebbero state riprese soltanto nel 1980): proprio su quest’ultima pianta Jean Paul Getty, costruì a Malibù a grandezza naturale una riproduzione della villa, che prima fu la sua abitazione privata e poi divenne il famoso museo a lui dedicato. Tra il 1750 e il 1765 fu riportato alla luce un gran numero di sculture: a oggi ne conosciamo 58 in bronzo e  29 in marmo. Ma la scoperta che più scosse gli studiosi di tutto il mondo fu annotata sui diari il 19 ottobre 1752: dalle viscere della terra, da un ambiente vicino al peristilio che poi si sarebbe rivelato come la biblioteca, emersero 1826 rotoli di papiro carbonizzati, custoditi in alcune casse e avvolti in scorze di legno, alcuni dei quali andati perduti o perché originariamente creduti semplice pezzi di carbone o perché irrimediabilmente danneggiato durante la fase di srotolamento per effettuarne una possibile lettura. Quella trovata nel 1752 a Ercolano è finora l’unica biblioteca classica giunta fino a noi: una scoperta straordinaria che ovviamente diede il nome alla villa.

La mostra: dagli stili e calamai ai papiri

Statua in bronzo di Mercurio proveniente dalla Villa dei Papiri

Statua in bronzo di Mercurio proveniente dalla Villa dei Papiri

La mostra di Madrid, come detto, propone un approccio al tema della scrittura e della lettura all’epoca degli antichi romani, sia in ambiente pubblico sia privato. «Un’iniziativa senza precedenti» per la sua tematicità, che «unisce al grande rigore scientifico la spettacolarità e la finalità didattica», come ha sottolineato Nicola Oddati, curatore dell’esposizione assieme allo spagnolo Carlos Garcia Gual. Il percorso espositivo – realizzato con il contributo del Museo Archelogico Nacional di Madrid, la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, il Patrimonio Nacional e il Museo di Scienze Naturali Csic – è articolato in due parti.

La prima parte, “Lectura, Herculano, ’79”, fissa il modo di leggere e scrivere nell’antica Roma, attraverso gli strumenti artigianali originali usati – stilus, tavolette cerate, calamai – e soprattutto, i papiri custoditi dalla Biblioteca nazionale di Napoli, i rotoli impilati a triangolo sopravvissuti sotto montagne di cenere. Straordinarie testimonianze del passato, che rivivono nella spettacolare ricostruzione virtuale e degli ambienti fatta dal Mav, con installazioni multimediali e interattive ad hoc. “La grandezza e la bellezza della mostra parlano da sole: innovativa e coraggiosa”, ha osservato il direttore del Mav, Ciro Cacciola. “Il primo esempio in Europa che fonde e integra perfettamente archeologia e tecnologia. E ricostruisce virtualmente la villa, che nella realtà è visibile solo in parte”.

Frammento di papiro da Ercolano

Frammento di papiro da Ercolano

La seconda parte dell’esposizione, intitolata ‘Relecturas, Herculano, 1750’, è una rilettura del passato, dedicata agli scavi archeologici voluti da Carlo III e ai libri del VIII secolo – con due esposizioni bibliografiche – che comunicarono quelle scoperte all’intera Europa. È in questa sezione che è esposto l’unico papiro che si conserva integro, il celebre Papiro Lungo, di ben 3,40 metri, che “ha lasciato per la prima volta la Sala Giacinto Gigante della Biblioteca Nazionale di Napoli, seguendo meticolose norme di sicurezza”, come ha ricordato il direttore della Biblioteca nazionale, Mauro Giancaspro. Ma c’è anche la macchina per srotolare i papiri, ideata dall’abate Antonio Piaggio, anche questa alla sua prima “escursione” all’estero.