Firenze. Al museo Archeologico nazionale è tornato il “Torso di Livorno”, straordinaria scultura in bronzo parte delle Collezioni medicee di Cosimo I, dopo un articolato progetto di restauro sostenuto dai Friends of Florence. Ecco la storia del Torso e del suo recupero. E a settembre protagonista di un convegno scientifico e della mostra “Broken. Il potere del frammento” a Palazzo Strozzi

Fa parte dei Grandi Bronzi delle Collezioni Medicee. È il celebre “Torso di Livorno” straordinaria scultura in bronzo che dal 9 giugno 2026 è di nuovo visitabile al museo Archeologico nazionale di Firenze dopo un lungo lavoro che l’ha visto protagonista di un articolato progetto di restauro, studio tecnologico e indagine scientifica avanzata coordinato da specialisti italiani e internazionali. L’intervento conservativo, iniziato nel 2024, è stato possibile grazie al sostegno dei Friends of Florence, alla professionalità del restauratore Nicola Salvioli e alla lungimiranza di Mario Iozzo, allora alla guida del Museo. Il restauro, particolarmente complesso per la variabilità della superficie e per le criticità conservative dell’opera, è stato affiancato da uno studio analitico della lega metallica e delle tecniche di realizzazione. E dopo l’estate il Torso sarà protagonista della mostra “Broken. Il potere del frammento” a Palazzo Strozzi dal 25 settembre 2026.

“È stata un’indagine appassionante”, commenta Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, “in cui le competenze di diverse discipline scientifiche e umanistiche si sono intrecciate all’insegna del restauro, per raccontare la lunghissima storia del bronzo antico, dalla sua realizzazione alla permanenza sotto le acque del mare fino all’esposizione nelle collezioni granducali, quindi al museo. Un lavoro di squadra tra tanti specialisti che mette in luce il ruolo attivo del museo come centro di ricerca e di conoscenza sul patrimonio archeologico; ma anche una nuova e preziosa collaborazione con i Friends of Florence, che rinsalda il rapporto tra la collezione e il suo pubblico più generoso e appassionato”. “Con il restauro del Torso di Livorno, Friends of Florence è lieta di rinnovare la propria collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze”, annuncia Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, “sostenendo un progetto che ha saputo coniugare conservazione, ricerca e approfondimento scientifico. Un intervento che ha restituito leggibilità e stabilità all’opera e ha consentito di approfondirne la storia, i materiali e la tecnica esecutiva. Siamo profondamente grati ai Signori Lauri e Michael Corliss: grazie alla loro generosa donazione, Friends of Florence ha potuto sostenere e rendere possibile questo importante progetto, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione di un’opera che oggi può raccontare al pubblico una storia ancora più ricca e completa. Il nostro ringraziamento va anche a tutto lo staff del museo per la preziosa collaborazione e a Nicola Salvioli che ha curato il restauro dell’opera coordinando, un articolato e innovativo percorso di diagnostica e ricerca”.

Annoverato fra i Grandi Bronzi del museo, il Torso faceva parte delle collezioni medicee sin dai tempi di Cosimo I (1537-1574) e figura tra le opere più rappresentative della Galleria già nel celebre dipinto La Tribuna degli Uffizi (1772-1778) di Johann Zoffany. Ancora avvolta nel mistero rimane la sua origine, già in passato ci si interrogava se fosse un originale greco o una copia romana, se fosse davvero stato rinvenuto al largo di Livorno o se da sempre appartenesse alle gallerie medicee, quello che è certo, come emerso anche dalle analisi del restauro, è che l’opera ha avuto una lunga permanenza subacquea. Come molti altri bronzi provenienti dalle antiche collezioni medicee, anche il Torso era ricoperto da spesse stesure superficiali scure, le cosiddette “patinature lorenesi”, che è stato indispensabile rimuovere per poter intervenire sulla corrosione della lega metallica. Così sono state riportate alla luce le variazioni di colore della superficie metallica, inoltre il restauro ha consentito di mappare accuratamente i tasselli e residui di conchiglie e concrezioni marine presenti all’interno della scultura.

Per approfondire i numerosi interrogativi ancora aperti sull’opera, è stata avviata una vasta campagna diagnostica che ha previsto l’impiego di tecniche non invasive e micro-invasive finalizzate allo studio della lega metallica e dei suoi processi di alterazione. Inoltre, già nel giugno 2024 il Torso è stato sottoposto ad avanzate analisi presso l’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, in Francia: per la prima volta la tecnica dell’imaging neutronico (usata per penetrare materiali densi) è stata applicata a una scultura bronzea di dimensioni monumentali. Il restauro ha rappresentato un’importante occasione di ricerca e approfondimento scientifico, i cui risultati saranno illustrati nel corso di una giornata di studi in programma giovedì 17 settembre 2026 al museo fiorentino. Oltre al restauro, Nicola Salvioli ha curato anche la progettazione del nuovo supporto espositivo della scultura, concepito per garantire una maggiore stabilità strutturale, una più corretta distribuzione dei carichi e una migliore restituzione estetica dell’opera.

OPERAZIONE RESTAURO. Restauro, documentazione grafica 3D, studio e realizzazione del supporto: Nicola Salvioli, coadiuvato da Giorgio Pettiti. Direzione tecnico-scientifica: Barbara Arbeid – Giulia Basilissi. Diagnostica sul metallo, le patine e i prodotti di alterazione: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, Barbara Salvadori, Silvia Vettori, Sofia Brizzi. Diagnostica neutronica: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, Francesco Grazzi, Francesco Cantini; Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, Antonella Scherillo, Anna Fedrigo, Alessandro Tengattini. Studio delle terre di fusione: Sonia Mugnaini. Studio dei residui di organismi marini: Università di Firenze – Museo di Storia Naturale La Specola, Gianna Innocenti, Simone Cianfanelli. Documentazione fotografica ufficiale: Antonio Quattrone.

IL VIAGGIO DEL TORSO NON SI FERMA QUI. Dopo aver trascorso l’estate al museo Archeologico, infatti, dal 25 settembre 2026 il bronzo sarà parte della grande mostra di Palazzo Strozzi “Broken. Il potere del frammento”, in programma fino al 24 gennaio 2027: una grande esposizione che indagherà il tema del frammento dall’archeologia all’arte contemporanea. “Il restauro del Torso di Livorno rappresenta un’occasione di valorizzazione e restituzione al pubblico di un’opera di straordinario significato, che farà parte del percorso della grande mostra di Palazzo Strozzi Broken. Il potere del frammento (25 settembre 2026 – 24 gennaio 2027)”, dichiara Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi. “Un risultato reso possibile grazie al prezioso supporto di Friends of Florence, che ha sostenuto la campagna di restauro, e alla collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze, il cui prestito dell’opera rinnova e rafforza il dialogo tra le istituzioni culturali della città”.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale prorogata la mostra “Idoli di potere e bellezza” a cura di Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid, parte del progetto “Idoli di bronzo” con la Fondazione Brescia Musei e la mostra “Victoria Mater. L’idolo e l’icona” al Capitolium di Brescia (pure prorogata)

La mostra “Idoli di potere e bellezza” al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto alessandra chemollo ( man-fi)
Dopo il grande successo di pubblico la mostra “Idoli di potere e bellezza”, in chiusura al 9 aprile al museo Archeologico nazionale di Firenze, è prorogata fino al 14 giugno 2026. L’esposizione si propone di analizzare lo sviluppo storico dell’uso delle immagini per la celebrazione, la conservazione e la trasmissione del potere imperiale. Curata da Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid, rispettivamente direttore e curatrice del Museo fiorentino, “Idoli di potere e bellezza” presenta 20 oggetti antichi di forte valore simbolico provenienti dalle raccolte medicee, riuniti attorno a quattro teste di bronzo dorato a grandezza naturale: tre ritratti imperiali provenienti dal museo di Santa Giulia a Brescia, gestito dalla Fondazione Brescia Musei, e una testa di Venere dalle antiche collezioni granducali. In particolare, si possono ammirare medaglioni e monete (aurei, sesterzi, denari, assi) che veicolavano il ritratto imperiale come simbolo e garanzia della continuità del potere, ma anche gemme, anelli e collane d’oro, destinati a un uso “privato”, ma non meno ricco di significato simbolico, e una splendida testa d’aquila a grandezza naturale, simbolo della maestà di Giove. A maggio 2026, al museo Archeologico nazionale di Firenze si terrà la presentazione del catalogo della mostra “Icone di potere e bellezza”, Allemandi Editore, a cura di Daniele F. Maras e Barbara Arbeid, con saggi, tra gli altri, di Stefano Karadjov, Maria Elisa Micheli, Massimiliano Papini, Javier Deferrari e Lavinia Modesti, e fotografie di Alessandra Chemollo.
La rassegna s’inserisce nel quadro istituzionale di una virtuosa collaborazione tra la Fondazione Brescia Musei e il museo Archeologico nazionale di Firenze, sotto gli auspici della direzione generale Musei del ministero della Cultura, dal titolo complessivo “Idoli di bronzo”. L’appuntamento fiorentino si pone in linea di continuità con “Victoria Mater. L’idolo e l’icona” in corso e prorogata fino al 21 giugno 2026 all’interno del Capitolium, al parco archeologico di Brescia romana, che propone un’inedita installazione di Francesco Vezzoli, in grado di far dialogare la Vittoria Alata, una delle opere più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione, e l’Idolino di Pesaro, esempio raffinato di artigianato artistico classico, in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze. L’intero progetto, promosso da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia, in collaborazione con la direzione generale Musei del ministero della Cultura, il museo Archeologico nazionale di Firenze, l’Opificio delle Pietre Dure e il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, è stato appositamente studiato per accompagnare l’apertura delle celebrazioni per il Bicentenario della scoperta del deposito bronzeo del Capitolium bresciano, dove si conservava la Vittoria Alata.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Barbara Arbeid, curatrice Man-Fi, e Michele Bueno, archeologo SABAP-Fi, su “Troppo bello per essere vero? Viaggio tra i falsi archeologici”
Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 9 aprile 2026, alle 17, la conferenza “Troppo bello per essere vero? Viaggio tra i falsi archeologici” con Barbara Arbeid, curatrice museo Archeologico nazionale di Firenze, e Michele Bueno, funzionario archeologo – SABAP per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato. Ingresso gratuito su prenotazione scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. L’archeologia non è solo lo studio della cultura materiale delle civiltà del passato, ma anche un palcoscenico di inganni magistrali che hanno sfidato esperti e istituzioni: analizzarli non (solo) come semplici truffe, ma come proiezioni culturali e specchi delle ossessioni collezionistiche di un’epoca ci consente di comprendere come è mutato, nel corso del tempo, il rapporto con l’antico. Dai guerrieri etruschi del Metropolitan ai vasi figurati dispersi a centinaia nelle collezioni private, il confine tra l’originale e il contraffatto si rivela spesso permeabile, mediato dal desiderio di scoperta e di possesso a ogni costo. L’obiettivo è dimostrare come il falso, anche una volta smascherato, non perda valore conoscitivo: esso smette di parlarci del passato remoto per diventare un prezioso documento della storia del gusto e della ricezione dell’antico. Un viaggio tra estetica e inganno, dove l’occhio dell’archeologo deve farsi detective. Tuttavia, nell’attività di monitoraggio delle collezioni disseminate sul territorio, emergono talvolta anche casi fortunati di reperti archeologici autentici di interesse eccezionale per qualità intrinseche e storia collezionistica: piccoli cimeli dal valore affettivo, passati di mano in mano nel corso dei secoli, scomparsi e poi ricomparsi inaspettatamente. Tra falsi d’autore e ritrovamenti eclatanti, la conferenza esplorerà le diverse sfaccettature del collezionismo archeologico, attraverso alcuni casi studio significativi, tratti anche dall’esperienza diretta dei relatori.
Firenze. In occasione di tourismA, al Palazzo dei Congressi, presentazione in anteprima l’Urna del Bottarone, nella mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, al termine di un intervento che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze

La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
L’Urna del Bottarone, un’urna etrusca di 2400 anni fa, al termine di un prezioso restauro al museo Archeologico nazionale di Firenze, dove fa parte delle collezioni fiorentine dal 1887, che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze, si potrà ammirare in anteprima assoluta al Palazzo dei Congressi di Firenze, dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, in occasione di tourismA 2026, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), nella mostra del MAF “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, a cura di Daniele F. Maras, Barbara Arbeid e Giulia Basilissi, realizzata dal museo Archeologico nazionale di Firenze, con il sostegno dell’Ambasciata di Svizzera in Italia. L’’esposizione celebra il completamento di un importante intervento conservativo su uno dei capolavori dell’arte etrusca, tra le opere gravemente colpite dal terribile evento del 1966. Il restauro, recentemente concluso grazie al sostegno dell’Ufficio Federale Svizzero della Cultura, ha restituito luminosità e intensità ai colori originari dell’urna di alabastro riportando alla luce l’abbraccio senza tempo della coppia di sposi etruschi scolpita oltre 2400 anni fa (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, tre speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna | archeologiavocidalpassato). Dopo l’esposizione a tourismA il reperto etrusco torna nella collezione permanente del museo Archeologico nazionale di Firenze a cui appartiene dal 1887.

L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal museo Archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale “Riscopriamo la Chimera”: due visite guidate alla nuova sala con la curatrice Barbara Arbeid in occasione dell’apertura serale straordinaria
Mercoledì 26 novembre 2025, la nuova apertura serale straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze sarà dedicata alla nuova Sala della Chimera. Il museo sarà straordinariamente aperto dalle 18 alle 22, con ultimo ingresso alle 21-15. Per l’occasione la curatrice Barbara Arbeid, funzionario archeologo del MAF, sarà protagonista di due visite guidate alla nuova sala “Riscopriamo la Chimera”. alle 18.30 e alle 19.30, comprese nel costo del biglietto di ingresso al museo. Prenotazione consigliata scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Proprio Barbara Arbeid, in occasione della presentazione del nuovo allestimento della Sala della Chimera il 19 novembre 2025 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/11/20/firenze-al-museo-archeologico-nazionale-aperta-la-nuova-sala-della-chimera-di-arezzo-il-capolavoro-in-bronzo-dellarte-etrusca-icona-e-simbolo-fin-dal-suo-ritrovamento-nel-1553-la-presenta/) ha illustrato il nuovo allestimento con al centro della sala la Chimera senza nessun altro elemento, salvo la presenza di tre bronzetti. E ne spiega il motivo: sono stati scoperti insieme alla Chimera nel 1553 e hanno sempre fatto parte delle collezioni granducali fin dal loro inizio. Ecco il suo intervento.
“Il nuovo allestimento – spiega Arbeid – mette al centro la Chimera come capolavoro della produzione etrusca, ma allo stesso tempo abbiamo voluto alludere al contesto in cui fu ritrovata nel novembre 1553. Sappiamo infatti dalle cronache dell’epoca che la Chimera non era sola ma era accompagnata da moltissimi altri bronzetti a cui si fa riferimento purtroppo solo in un modo generico. Vengono ricordati gli animali, in particolare un cavallo, insieme a figure di uomini barbati e a un giovane. Sappiamo anche che questi bronzi hanno seguito la Chimera a Firenze subito dopo la scoperta. Lo sappiamo perché ce ne parla sia il Cellini nella Vita sia il Vasari, e queste fonti ci dicono che Cosimo I stesso si era dilettato a rimestare questi bronzetti, a pulirli dalla terra e dalle incrostazioni, dalla ruggine che ancora avevano causata dall’acidità del terreno, per poi esporli nello Scrittoio di Calliope, uno dei luoghi aulici di Palazzo Vecchio, dove si è creata la prima formulazione della collezione granducale.

Sala della Chimera al museo Archeologico nazionale di Firenze: bronzetti, Tinia. grifo. giovane offerente (foto mario ciampi / maf)
“Purtroppo seguire poi il cammino di questi bronzetti nelle collezioni – continua Arbeid – non è semplice perché gli inventari più antichi sono molto parchi di informazioni, ma una guida importante è costituita proprio dalle dimensioni di cui parlano le fonti. I trenta centimetri – piede – di cui parlano è una mensura onorata, una misura che all’epoca degli Etruschi veniva dedicata, riservata ai doni di un certo valore, di una certa rilevanza che i devoti volevano offrire alle divinità, e non ce n’erano molti di doni di queste dimensioni. Noi nella presentazione di questo allestimento abbiamo seguito le ipotesi di studio di Adriano Maggiani, illustre etruscologo da poco scomparso, che ha riconosciuto nelle collezioni del nostro museo tre bronzetti, un Tinia barbato, il corrispettivo dello Zeus greco; un giovane imberbe che fa il gesto di offrire un’offerta con la phiale; e un grifo, che si trovano negli Inventari fin dal 1589 e si possono seguire nelle collezioni delle Gallerie fino all’arrivo del museo Archeologico.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)
“Quindi – conclude Arbeid – è un modo per alludere al fatto che la Chimera ha avuto le sue vite successive che abbiamo già raccontato dalla sua scoperta, ha avuto una vita precedente in cui è stata offerta a un santuario etrusco insieme a moltissimi altri doni che i devoti hanno riservato alle divinità. E a un certo punto, come era comune quando gli spazi del santuario erano troppo affollati di offerte, probabilmente è stata riposta in un deposito votivo, in un luogo chiuso in cui venivano riposti gli oggetti non più funzionali che dovevano essere conservati in un luogo autorizzato perché appunto doni, offerte spettanti alle divinità”.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale aperta la nuova sala della Chimera di Arezzo, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca: icona e simbolo fin dal suo ritrovamento nel 1553. La presentazione del direttore Maras per “archeologiavocidalpassato”

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)
Dalla porta socchiusa della sala 12 del museo Archeologico nazionale di Firenze si intravede il suo sguardo bestiale. L’ombra del mostro si staglia sinistra sul grande sipario che chiude un lato di questo singolare “antro”. Al centro, emerge dalla penombra con tutta la sua forza la Chimera, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca del 400 a.C., scoperto il 15 novembre 1532 ad Arezzo, che riproduce il mostro con una testa e un corpo di leone, una testa di capro che spunta dal dorso e una coda di serpente o di drago. Mostro che, secondo la mitologia, infestava le montagne della Licia in Asia Minore e fu sconfitta dall’eroe Bellerofonte. E la Chimera di Arezzo è colta nel momento in cui sta tentando l’ultima difesa: ruggisce contro il suo avversario mentre la testa di capro sta già morendo sul suo dorso ferita da una lancia.
Dal 19 novembre 2025, con l’inaugurazione della nuova sala del MAF, la Chimera di Arezzo – icona e simbolo dell’arte etrusca – ritrova la sua collocazione ideale, grazie a un accurato intervento affidato allo studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni, che lo ha realizzato insieme all’ufficio tecnico e alle curatrici del Museo: un allestimento esperienziale, allo stesso tempo monumentale e poetico, che invita ogni visitatore a un incontro personale con un capolavoro che da secoli incarna il genio artistico e il mito della civiltà etrusca. La scultura, iscritta al numero 1 nell’inventario del Museo, è appartenuta sin dal suo ritrovamento al futuro Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici, diventando subito uno dei pezzi più emblematici e preziosi della collezione medicea.
È il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, Daniele Maras, ad illustrare ad archeologiavocidalpassato.com la nuova sala della Chimera di Arezzo, aperta al pubblico il 19 novembre 2025: il mito, il ritrovamento, l’allestimento.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)
“Diciamo che era un po’ il nostro dovere – continua Maras – quella di metterla di nuovo al centro, di darle uno spazio monumentale apposta per lei. Questa sala grazie a un contributo internazionale di due donatori, due mecenati, veri e propri mecenati moderni, i statunitensi Laura e Jack Winchester, che hanno voluto donare a Firenze e al museo Archeologico questa sala, ha un’impostazione simile a un teatro, pensata come un teatro, grazie al progetto dello studio Guicciardini e Magni che ha visto un’arena circolare e un sipario che inquadrano la Chimera senza distrazioni. Noi non vogliano che ci siano altri elementi multimediali, tecnologici, colorati, che distraggano la percezione dei visitatori nei confronti della Chimera. C’è molta tecnologia in questa sala, ma è nascosta, non si vede. Le luci inquadrano bene i dettagli anatomici e ce li fanno apprezzare. Lo spazio intorno è ben pensato e calcolato. La base, il basamento monumentale, la rende una sorta di statua, scultura monumentale al centro di una piazza, una piazza che è di tutti.
“Così i visitatori che entrano possono apprezzarla senza altre distrazioni. E la luce la trasforma in una star di uno spettacolo, uno spettacolo stabile, fermo, in cui il visitatore entra come se fosse nell’antro della Chimera e diventa il nuovo Bellerofonte, pronto a sfidare la Chimera e a entrare in rapporto con lei. Da oggi – conclude Maras – la Chimera ha una posizione centrale che meritava da prima e per il futuro, per i prossimi, ci auguriamo, 500 anni, la vedrà qui conservata alle cure del nostro personale di conservazione per tutti i cittadini”.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)
La riapertura della Sala della Chimera rappresenta un momento significativo nella storia del MAF, segnando il passaggio dalla direzione regionale Musei nazionali della Toscana, guidata da Stefano Casciu, al nuovo istituto autonomo del museo Archeologico nazionale di Firenze, istituito nel 2024, affidato al direttore Daniele Federico Maras. All’inaugurazione, mercoledì 19 novembre 2025, sono intervenuti il direttore generale Musei Massimo Osanna, il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze Daniele Federico Maras, il responsabile dell’Ufficio tecnico arch. Luca Gullì, il progettista dell’intervento arch. Marco Magni, le curatrici del Museo archeologhe Barbara Arbeid e Claudia Noferi.
“La Chimera”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna, “è uno dei simboli più riconoscibili dell’arte etrusca e del patrimonio culturale del nostro Paese. Restituirle uno spazio pensato per accoglierla e raccontarla con nuovi linguaggi significa mettere al centro la qualità dell’esperienza museale, l’accessibilità dei contenuti e l’attenzione verso i pubblici. Questo intervento rappresenta un passo importante nel percorso di rinnovamento del museo Archeologico nazionale di Firenze, che in questi mesi sta avviando una revisione complessiva dei propri spazi espositivi, nell’ambito del più ampio impegno della Direzione generale Musei nel rinnovamento dei linguaggi e delle forme di fruizione dei luoghi della cultura del Sistema Museale Nazionale”.
“Si conclude oggi felicemente”, dichiara Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei nazionali Toscana, “il progetto ideato ed avviato da Mario Iozzo nel periodo della sua direzione del Museo, volto a rinnovare completamente l’esposizione museale della Chimera e delle altre opere ad essa connesse, e che ha visto il coinvolgimento ed il supporto economico di Laura e Jack Winchester. Con loro la direzione regionale Musei nazionali Toscana, come Istituto al quale afferiva in precedenza il Museo archeologico di Firenze, ha portato avanti negli anni anche altri importanti riallestimenti museali. A loro ed al collega Mario Iozzo va il mio sentito ringraziamento, che si estende all’attuale direttore Daniele Federico Maras e a tutto lo staff tecnico ed amministrativo coinvolto, che garantisce ancora una intensa e diretta collaborazione operativa tra la Direzione regionale ed il nuovo Museo autonomo”.
Firenze. Apertura straordinaria serale del museo Archeologico nazionale con due visite guidate su “Gli Etruschi e l’aldilà: rituali, corredi e monumenti funerari” con Barbara Arbeid e Claudia Noferi
Mercoledì 15 ottobre 2025, in occasione dell’apertura straordinaria serale dalle 18 alle 22, il museo Archeologico nazionale di Firenze propone “Gli Etruschi e l’aldilà: rituali, corredi e monumenti funerari”: visite guidate della durata di circa un’ora alle 18.30 e alle 20. Tutti gli aspetti della civiltà etrusca sono pervasi dalla ritualità, nella quale questo popolo era maestro. L’ambito funerario e la simbologia del passaggio dal mondo dei vivi a quello dei morti non fanno eccezione. Sotto la guida delle due curatrici della sezione etrusca Barbara Arbeid e Claudia Noferi vi proponiamo un viaggio tra le sale del museo alla scoperta di questa affascinante tematica, che ci avvicina agli antichi molto più di quanto crediamo. Ritrovo al bookshop del museo; iniziative comprese nel costo del biglietto di ingresso. Prenotazione fortemente consigliata scrivendo a man-fi@cultura.gov.it
Firenze. “Oltre il museo: visita guidata agli archivi storico e fotografico del museo Archeologico nazionale di Firenze” con Barbara Arbeid e Claudia Noferi in occasione dell’apertura straordinaria serale del MAF
Mercoledì 8 ottobre 2025, in occasione dell’apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 18 alle 22, il MAF propone “Oltre il museo: visita guidata agli archivi storico e fotografico del museo Archeologico nazionale di Firenze”. La lunga storia del museo Archeologico nazionale di Firenze lo rende non soltanto un luogo espositivo, ma anche un custode della storia fiorentina e italiana dalla fine del XIX secolo fino ai giorni nostri. Le testimonianze di questo articolato percorso sono conservate negli archivi storico e fotografico del MAF, che le curatrici responsabili Barbara Arbeid e Claudia Noferi illustreranno per i partecipanti in due esclusive visite guidate della durata di circa un’ora ad entrambi gli archivi alle 18.30 e alle 20. Ritrovo al bookshop del museo; iniziative comprese nel costo del biglietto di ingresso. Prenotazione fortemente consigliata scrivendo a man-fi@cultura.gov.it
Firenze. Al museo Archeologico nazionale “Voci d’argilla: forme, funzioni e figure dei vasi antichi: percorsi guidati in occasione dell’apertura serale nell’ambito delle “Serate Fiorentine di Archeologia”
Per le “Serate Fiorentine di Archeologia” (SFIDA), mercoledì 24 settembre 2025 al museo Archeologico nazionale di Firenze, “Voci d’argilla: forme funzioni e figure dei vasi antichi”: in occasione di un’apertura straordinaria serale dalle 18 alle 22, i visitatori potranno partecipare ai percorsi di visita guidati a cura dei funzionari archeologi Barbara Arbeid e Gregorio Aversa, alla scoperta della ceramica greca ed etrusca per conoscere la vastissima diffusione di tale lavorazione nelle società antiche. In programma due appuntamenti aperti a tutti, della durata di un’ora, alle 18 e alle 20. Si consiglia la prenotazione scrivendo all’indirizzo: man-fi@cultura.gov.it
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Barbara Arbeid su “Serpenti d’Etruria: il fascino delle profonde forze della natura”, secondo appuntamento di “Maggio 2025: mese degli Etruschi”
Al museo Archeologico nazionale di Firenze secondo appuntamento con la rassegna “Maggio 2025: mese degli Etruschi”. Giovedì 8 maggio 2025, alle 17, Barbara Arbeid, co-curatrice della sezione etrusca del MAF, presenta “Serpenti d’Etruria: il fascino delle profonde forze della natura”. Un’occasione davvero speciale per i “Pomeriggi dell’Archeologico”, per incontrare gli Etruschi da un punto di vista insolito, attraverso il loro rapporto con l’ambiente e con i simboli di un misticismo naturalistico. L’ingresso gratuito è consentito esclusivamente su prenotazione obbligatoria, entro le 15 di mercoledì 7 maggio 2025, scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it (fino a un massimo di 50 posti)
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CHI SIAMO
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)











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