Aquileia (Ud). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Giovanni Brusin e la decorazione architettonica di Aquileia” con Alessandro Mortera (università di Udine), secondo appuntamento di “Suggestioni archeologiche” il ciclo di conferenze quest’anno dedicato all’eredità di Giovanni Brusin (1883-1976) e alle grandi scoperte dell’archeologia aquileiese

Con la conferenza “Giovanni Brusin e la decorazione architettonica di Aquileia” con Alessandro Mortera (università di Udine), giovedì 9 luglio 2026, alle 17.15, al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud) secondo appuntamento con le “Suggestioni archeologiche”, il ciclo di conferenze organizzato ogni anno da museo Archeologico nazionale e Associazione nazionale per Aquileia per raccontare l’archeologia del territorio: scoperte, novità, approfondimenti e storie di persone che si sono spese per la cura, lo studio e la valorizzazione di Aquileia. L’edizione 2026 è dedicata a uno dei protagonisti dell’archeologia aquileiese e alle grandi scoperte della sua epoca: Giovanni Battista Brusin, direttore del museo Archeologico nazionale dal 1922 al 1952. Quale fu l’approccio di Giovanni Brusin nello studio dei moltissimi elementi architettonici riemersi nel corso delle sue indagini? Ce lo spiegherà Alessandro Mortera dell’università di Udine giovedì 9 luglio, alle 17.15. Questa volta, al termine dell’incontro, si brinda con @vini_puntin. La partecipazione è gratuita con prenotazione consigliata (molto consigliata, visto l’affluenza del primo appuntamento!) a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it / 0431 91016.

Capitello proveniente dagli scavi di Aquileia (foto man-aquileia)

Il secondo appuntamento con le #Suggestioni archeologiche 2026 condurrà dunque i partecipanti in diversi luoghi di Aquileia, i più monumentali tra quelli messi in luce da Giovanni Brusin. Non una scoperta precisa avvenuta in città, bensì una classe molto particolare di reperti archeologici: la decorazione architettonica. Motivi geometrici e vegetali, composti sapientemente con forme eleganti in un finissimo durevole marmo, che oggi ricordano delicati e leggeri ricami, pensati per abbellire e al tempo stesso veicolare modelli e tradurre messaggi politici. Spazzata via la terra, superata l’emozione del ritrovamento, in archeologia non si tratta infatti di collezionare, bensì di tradurre. Parafrasando un passo di uno dei testi che ogni archeologo alle prime armi tiene sul comodino, il lavoro dell’archeologo è assimilabile a quello di un traduttore. Come un traduttore, per fare il suo lavoro al meglio, l’archeologo deve conoscere le componenti della lingua, la sintassi, le forme e le espressioni che traducono le parole in significati. Il racconto dell’archeologia comincia con una scoperta sul campo, ma non è completo senza studio, traduzione e interpretazione.

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