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Torino. Al museo Egizio Gersande Eschenbrenner Diemer  su “From the basement to the archaeological fieldwork: rediscovering Deir el-Medina woodcraft from a comprehensive study”. Conferenza in inglese introdotta dal direttore Christian Greco, in presenza e on line in collaborazione con Acme

L’Istituto francese di Archeologia Orientale del Cairo (IFAO) ospita nei suoi sotterranei un’importante collezione di oggetti, la maggior parte dei quali sono il risultato degli scavi dell’inizio del XX secolo. Lo studio di questa eccezionale collezione è ora ripreso da vari specialisti la cui missione è quella di inventariare, documentare e pubblicare questa documentazione a lungo dimenticata. Martedì 30 novembre 2021, alle 18, in sala conferenze, nuovo appuntamento del museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME, associazione Amici e Collaboratori del museo Egizio: Gersande Eschenbrenner Diemer di ArScAn Laboratory UMR 7041 Nanterre (France) terrà in inglese la conferenza “From the basement to the archaeological fieldwork: rediscovering Deir el-Medina woodcraft from a comprehensive study” introdotta dal direttore Christian Greco. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo.

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Gersande Eschenbrenner Diemer

Realizzato inizialmente nell’ambito del progetto di collaborazione PERCEA Bois tra il 2017 e il 2018, lo studio completo di questa collezione viene ora condotto nell’ambito del progetto EBENES, che riunisce diversi istituti di ricerca internazionali, missioni archeologiche e specialisti di materiali lignei. Durante la sua conferenza, la dott.ssa Gersande Eschenbrenner Diemer ci accompagnerà nel sito di Deir el-Medina, dove i materiali lignei riscoperti nei sotterranei dell’IFAO e sul campo vengono analizzati grazie al lavoro di un team di sei egittologi (in stretta collaborazione con l’IFAO e il museo Egizio) che stanno cercando di ridisegnare uno scenario artigianale poco conosciuto: quello del legno nel Nuovo Regno.

Torino. Al museo Egizio il prof. Alberto Rizzuti (università di Torino) su “Il suono della rugiada”: lo strano fenomeno sonoro che la rugiada produceva al sorgere del sole sul Colosso di Memnone. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

Mèta di viaggiatori eccellenti sin dai tempi più antichi, il Colosso di Memnone conobbe una straordinaria fortuna fra il 27 a.C. e il 199 d.C., periodo in cui al sorgere del sole produceva – forse a causa dell’evaporazione della rugiada – un affascinante fenomeno sonoro. Giovedì 25 novembre 2021, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino , nuovo appuntamento con gli incontri organizzati in collaborazione con ACME, associazione Amici e Collaboratori del museo Egizio, “Il suono della rugiada”: Alberto Rizzuti, docente di Storia della civiltà musicale all’università di Torino ci parla di un curioso fenomeno sonoro rilevato presso il Colosso di Memnone da numerose testimonianze. Letture di Valentina Monateri e Marta Romagnoli. Ingresso in sala conferenze fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

I Colossi di Memnone a Tebe Ovest: facevano parte del tempio funerario di Amenofi III

Le proprietà oracolari attribuite nel tempo alle sonorità del Colosso furono un vettore potente della sua fama, tanto che al suo cospetto sfilarono in pochi decenni ben tre imperatori romani; il secondo di essi, Adriano, andò a visitarlo in compagnia della moglie e della poetessa Julia Balbilla, la quale lasciò incisi sul basamento quattro epigrammi in lingua greca. In epoca moderna il Colosso è divenuto mèta di personaggi anche letterari. La relazione del prof. Alberto Rizzuti muove dalla scena in cui, nel corso di un improbabile percorso di formazione, al suo cospetto giunge Peer Gynt, il protagonista del dramma omonimo di Henrik Ibsen (1867). Oltre a illustrare i pochi versi in cui il drammaturgo norvegese concentra la profezia, la relazione propone l’analisi e l’ascolto della pagina (1875) in cui il l’amico e compatriota di Peer Gynt, Edvard Grieg, affida all’orchestra sinfonica il compito non facile di evocare un suono sepolto da sedici secoli nella sabbia del deserto egiziano.

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Il prof. Alberto Rizzuti (università di Torino)

Alberto Rizzuti insegna Storia della civiltà musicale all’università di Torino. Fra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano “Musica sull’acqua. Fiumi sonori, fontane magiche e mari in tempesta da Händel a Stravinskij” (Roma, Carocci, 2017) e “Torino 6 unica. Un’indagine preliminare sul manoscritto Varia 42/2 della Biblioteca Reale”, Studi francesi LXIV-I, 2020, pp. 84-112. 

Torino. Al museo Egizio il direttore Christian Greco su “Egitto fra storia e memoria: il ruolo dei musei”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

I musei costituiscono il mezzo principale di interazione con i resti fisici dell’antico Egitto. Considerando la loro natura, potremmo dire che le collezioni archeologiche sono parziali, frammentarie, idiosincratiche. Ciononostante, i musei cercano di presentare una visione coerente di un unico “antico Egitto”. I musei sono poi promotori ed essi stessi oggetto di studio. Ne parlerà Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, nella conferenza “Egitto fra storia e memoria: il ruolo dei musei” al museo Egizio, in collaborazione con Acme, martedì 23 novembre 2021, alle 18 (ingresso in sala conferenze dalle 17.30, fino a esaurimento dei posti). La conferenza sarà trasmessa in live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Durante la sua conferenza, il direttore del museo Egizio Christian Greco prenderà in esame lo sviluppo e il ruolo dei musei come istituzione, la storia dell’acquisizione delle collezioni egizie e l’esperienza dei visitatori per comprendere come i musei rimangano un interlocutore importante per la formazione della memoria collettiva della terra del Nilo.

Torino. Al via le “Conferenze 2021-2022 del Museo Egizio”, due cicli di incontri con egittologi provenienti da tutto il mondo (nove appuntamenti) e con i curatori del Museo (undici appuntamenti). La maggior parte in presenza, sempre on line

La galleria con la Tomba di Kha al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Al via il 14 ottobre 2021 le “Conferenze 2021-2022 del Museo Egizio”, due cicli di incontri con egittologi provenienti da tutto il mondo e con i curatori del Museo. Alla base dell’iniziativa l’idea di mantenere vivo il dialogo con la comunità scientifica internazionale e divulgare le ricerche e gli studi, condotti in ambito accademico e dai curatori del museo Egizio, non solo sui reperti conservati a Torino, ma anche su scavi archeologici e archivi. Dopo i mesi difficili della pandemia, la maggior parte degli incontri saranno in presenza, ma con la possibilità di seguire gli interventi di eminenti studiosi italiani e stranieri anche in live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. L’ingresso è gratuito.

Locandina del ciclo di conferenze “Museo e ricerca: scavi, archivi, reperti”, undici incontri con protagonisti gli egittologi curatori del museo Egizio di Torino

Il 14 ottobre 2021, alle 18, si apre il ciclo “Museo e ricerca: scavi, archivi, reperti”, undici incontri con protagonisti gli egittologi curatori del museo Egizio. A fare gli onori di casa il direttore del museo, Christian Greco, che poi passerà la parola a Paolo Marini, curatore e coordinatore delle mostre itineranti ideate dall’Egizio. Marini approfondirà il tema “Botteghe regali e botteghe templari nell’Egitto di Età Ramesside”. Seguirà il 4 novembre 2021 “Fondamenti e limiti del potere del faraone”, appuntamento a cura di Federico Poole, che si occupa dell’editoria scientifica dell’istituzione torinese e dirige la Rivista del Museo Egizio.

Progetto “Transforming Egyptian Museum in Cairo”

Il 13 gennaio 2022 sarà la volta della curatrice responsabile della collezione di papiri del museo Egizio, Susanne Töpfer con “Un passaporto per l’aldilà al femminile: le donne e i libri dei morti”. In collegamento da Il Cairo Heba Ab del Gawad illustrerà il 27 gennaio 2022 un progetto congiunto tra il museo Egizio di Torino e quello de Il Cairo. L’incontro dal titolo “Transforming Egyptian Museum in Cairo” sarà in lingua inglese, così come quello tenuto da Johannes Auenmüller su “A Chapel and its visitors: Secondary Stelae and graffiti at Ellesija”, previsto il 17 febbraio. Il 10 marzo 2022 sarà il momento di approfondire “I vasi in terracotta del Museo Egizio: contesti di provenienza, tipologie e studi in corso” con l’egittologa Federica Facchetti.

La locandina della mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino

“Mariette e Aida: Viaggio negli archivi” è l’appuntamento del 28 aprile 2022 con Enrico Ferraris, curatore della mostra in corso “Archeologia invisibile”. Beppe Moiso, che si occupa di ricerche archivistiche legate alla formazione della collezione torinese, il 12 maggio terrà un incontro dedicato a “Gebelein: un’area archeologica vasta e complessa”. Il 19 maggio sarà la volta di Cédric Gobeil, egittologo specializzato in archeologia della vita quotidiana e cultura materiale del Nuovo Regno di stanza al Museo torinese, con una conferenza in inglese dal titolo “The third Cataract Project in Sudan. Archeological entanglement on the Nile Valley”. “Ernesto Schiaparelli a Tebe. Dai primi viaggi ai primi scavi archeologici” è invece il tema affrontato il 16 giugno dal Paolo Del Vesco, vice direttore della missione italo-olandese (Museo Egizio, Universiteit Leiden, Rijksmuseum van Oudheden) nella necropoli del Nuovo Regno a Saqqara. Chiude il ciclo il 30 giugno 2022 l’egittologo archivista Tommaso Montonati con un incontro dedicato a “Il sito archeologico di Qau El Kebir”.

Locandina del ciclo “Lectures 2021-2022”, organizzato dal museo Egizio di Torino in collaborazione con Acme: nove incontri con accademici internazionali

Nove incontri con accademici internazionali compongono invece il ciclo “Lectures 2021-2022”, organizzato dal Museo in collaborazione con Acme (Amici collaboratori del Museo Egizio di Torino). Si parte il 26 ottobre 2021, alle 18, con un collegamento in live streaming da Montreal con Jean Revez, docente del dipartimento di Storia dell’università del Quebec, dedicato a “The Anastylosis of An Ancient Monument: Evaluating the Modern Reconstruction of the Hypostyle Hall at Karnak”. Seguirà il 23 novembre un intervento del direttore del museo Egizio Christian Greco dal titolo “Egitto fra storia e memoria: Il ruolo dei musei”. Il 25 novembre sarà la volta de “Il suono della rugiada” a cura di Alberto Rizzuti, dell’università di Torino. Il 30 novembre è attesa a Torino, dall’ArScan Laboratory di Nanterre in Francia, Gersande Eschenbrenner-Diemer, protagonista dell’incontro “From the Basement to the archaeological fieldwork: rediscovering Deir El-Medina woodcraft from a comprehensive study”.

Esempi di mummie animali conservate al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Il 18 gennaio 2022 sarà la volta di Bettina Bader (Austrian Academy of Science) con un intervento su “Objective identities. How Egyptian is Egyptian material culture?”. Il 29 marzo si collegherà da Il Cairo Salima Ikram (American University) per un focus su “The Museo Egizio’s animal mummies”. “Western Thebes in the Early Islamic Period: Archaelogy and coptic texts” è il tema che verrà affrontato da Jennifer Cromwell della Manchester Metropolitan University, attesa a Torino il 5 aprile. In collegamento dalla Cina (United International College di Beijing e Normal University di Zhuhai) ci sarà il 24 maggio Julien Cooper con un intervento dal titolo “Between the Nile and the Sea: The History and Archaelogy of Eastern Sudan From the Neolithic to the Medieval Period”. Chiuderà il ciclo il 31 maggio 2022 Luigi Prada dell’università di Uppsala con “Il Guardiano dei coccodrilli: alla scoperta delle origini antico-egizie di una leggenda plurimillenaria”.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Luigi Prada su “I geroglifici dei Cesari: un caso di appropriazione culturale nell’antichità?”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Sembra un paradosso, ma oggigiorno ci sono più obelischi eretti a Roma di quanti ce ne siano in qualunque altra città al mondo, persino in Egitto. Martedì 13 luglio 2021 alle 18 il museo Egizio di Torino, in collaborazione con ACME, presenta la conferenza online “I geroglifici dei Cesari: un caso di appropriazione culturale nell’antichità?”, tenuta da Luigi Prada. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

L’obelisco egizio al Pincio a Roma (foto museo egizio)

A cominciare dall’imperatore Augusto, i Romani rimossero dal suolo egiziano decine di obelischi, per esibirli a Roma e in altre località dell’impero come monumenti al proprio potere. Ma i Romani usarono gli obelischi egizi non solo come mezzi di propaganda politica. In alcuni casi, imperatori e anche cittadini facoltosi commissionarono nuovi obelischi, facendoli ricoprire con iscrizioni geroglifiche composte su misura per celebrare il nuovo mondo dell’impero romano attraverso il filtro della cultura antico-egizia. Questi monumenti si ergono non come banali spoglie di guerra, ma come espressioni di un progetto di appropriazione culturale, che fece uso delle tradizioni linguistiche, religiose, e artistiche dell’Egitto antico per il tornaconto di Roma. La conferenza presenterà in dettaglio specifici esempi di obelischi romani, fra cui la celebre coppia di quelli eretti a Benevento in onore della dea Iside e dell’imperatore Domiziano.

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L’egittologo Luigi Prada

Luigi Prada è egittologo specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano. Formatosi all’estero, è stato membro dei dipartimenti di Egittologia alle Università di Oxford, Heidelberg, e Copenhagen, e di recente è stato promosso ad assistant professor in Egittologia all’università di Uppsala. Vice-direttore della missione egittologica di Oxford ad Elkab, nell’Alto Egitto, partecipa anche a spedizioni nel Deserto Sudanese. Uno dei suoi progetti al momento include lo studio degli obelischi romano-egizi. Come parte di questa ricerca, ha preparato un nuovo studio degli obelischi di Benevento per il Getty Museum di Los Angeles.

Torino. Al museo Egizio Stephen Quirke (Petrie Museum e UCL), su “Middle Kingdom birth tusks, and an enigmatic coffin in Turin: troubling authenticity”: oggetti autentici o interpretazioni moderne?. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Le zanne della nascita (“birth tusks“) sono oggetti distintivi dell’arte sacra del Medio Regno, formate rimuovendo lo strato esterno ruvido di una zanna di ippopotamo e tagliandone una metà per produrre una zanna liscia e lucente. Delle birth tusks parla il prof. Stephen Quirke, venerdì 9 luglio 2021, alle 18,  al museo Egizio di Torino nella conferenza egittologica online “Middle Kingdom birth tusks, and an enigmatic coffin in Turin: troubling authenticity”, realizzata in collaborazione con ACME. La conferenza, in lingua inglese, sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. E verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

Il sarcofago enigmatico conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Oltre settanta esempi di birth tusks lavorate sono documentati da scavi dal 1860 in Egitto, Nubia e Levante. Si sa che ne furono acquistati altri cento fino al 1973, comprese moderne imitazioni attestate già nel 1888. La maggior parte reca una processione di figure divine, e alcune iscrizioni invocano la loro protezione per donne e bambini. Gli egittologi James Breasted e Flinders Petrie hanno pubblicato degli studi su due zanne non provate con figure che sono in uno stile altrimenti ineguagliabile e potrebbero essere aggiunte moderne. Tuttavia, una visita a Torino ha rivelato figure altrettanto sconcertanti su un’enigmatica bara esposta al museo Egizio. Conferma di autenticità? O ancora il segno di una mano moderna? A seconda della risposta, questi tre oggetti possono estendere e cambiare la nostra immagine di una finestra unica sul passato. Nel corso della conferenza Stephen Quirke illustrerà le zanne di nascita come tipo di oggetto, e quindi affronta il dilemma curatoriale: come incorporare nella nostra ricerca e mostrare i manufatti museali non provati senza paralleli dagli scavi. La loro storia è un racconto dell’antico Egitto o di sogni moderni?

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L’egittologo Stephen Quirke

Stephen Quirke ha studiato Egittologia all’università di Cambridge, specializzandosi in scrittura ieratica del Medio Regno con un focus sulla storia sociale. Ha lavorato per nove anni come curatore al dipartimento di Antichità Egiziane del British Museum, prima di trasferirsi all’University College di Londra per diventare curatore al Petrie Museum of Egyptian Archaeology. Dal 2013 lavora come insegnante all’Istituto di Archeologia dell’UCL. Le sue pubblicazioni includono, con Mark Collier, The UCL Lahun Papyri (2002-2006), Hidden Hands: Egyptian Workforces in Petrie Excavation Archives, 1880-1924 (2010), Exploring Religion in Ancient Egypt (2014) e Birth tusks: the armoury of health in context – Egypt 1800 BC (2016). Attualmente sta lavorando a uno studio sulle migliaia di acquisti in Egitto dell’archeologo Flinders Petrie dal 1880 al 1920.

Torino. Al museo Egizio Rita Lucarelli dell’università di Berkeley, California, su “From the Museum back to the tomb: the virtual rejoining of a sarcophagus and its burial in 26th Dynasty Saqqara”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Il sarcofago interno del tardo periodo del “medico capo” e “sorvegliante dei Temehu (mercenari libici)” Psamtek, ritrovato nel 1900 nella tomba di Psamtek a sud della piramide di Unas a Saqqara, è ora esposto al pubblico nel museo di Antropologia “Phoebe A. Hearst” a Berkeley, California. Partirà da qui la conferenza on line della professoressa Rita Lucarelli “From the Museum back to the tomb: the virtual rejoining of a sarcophagus and its burial in 26th Dynasty Saqqara”, martedì 8 giugno 2021, alle 18, promossa dal museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME. La conferenza, in lingua inglese, introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio, verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Ricostruzione 3D della tomba di Psamtek a sud della piramide di Unas a Saqqara (foto museo egizio)
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Modello digitale del sarcofago di Psamtek (foto museo egizio)

Come molti oggetti del museo, la sua esposizione non può replicare adeguatamente il contesto archeologico originale – in questo caso un profondo pozzo scavato nella roccia, annidato tra centinaia di imponenti tombe d’élite della necropoli. Per collocare virtualmente il sarcofago nel suo contesto originale, un team congiunto dell’università della California di Berkeley e Santa Cruz, sta sviluppando un’esperienza in realtà aumentata, fruibile con un visore, che combina un modello di ricostruzione 3D di Saqqara e un modello fotogrammetrico del sarcofago. In questa presentazione verrà mostrata una demo dell’applicazione del visore VR (in fase di sviluppo), e verrà presentato il progetto “Book of the Dead in 3D”, che ha l’obiettivo di costruire un database di sarcofagi in 3D, e rappresenta un’interessante sfida sotto il versante tecnologico e intellettuale, alla luce della combinazione di più tipi di dati che possono essere inseriti nell’applicazione.

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Rita Lucarelli dell’università di Berkeley

Rita Lucarelli è professore associato di Egittologia alla UC Berkeley, curatrice della facoltà di Egittologia presso il Phoebe A. Hearst Museum of Anthropology della University of California, Berkeley e studiosa di Digital Humanities a Berkeley. Lavora a un progetto che mira a realizzare modelli 3D di sarcofagi egizi (http://3dcoffins.berkeley.edu/) e sta completando una monografia sulla demonologia nell’antico Egitto. È inoltre tra i coordinatori del progetto Ancient Egyptian Demonology e Faculty member del programma di laurea in Storia antica e Archeologia mediterranea della UC Berkeley.

Torino. Al museo Egizio Vincent Rondot del musée du Louvre su “Nubian studies”: gli ultimi risultati sul culto di Amon a Meroe. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Il tema dell’organizzazione del culto di Amon nell’isola di Meroë, cuore dell’Impero Meroitico, è ancora molto aperto. Ne parlerà il professor Vincent Rondot martedì 25 maggio 2021, alle 18, al museo Egizio di Torino, nella conferenza online “Nubian studies”, in collaborazione con ACME.

Viale di Sfingi a Meroe in Nubia (Sudan) (foto museo egizio)

Se il tema dell’organizzazione del culto di Amon è ancora aperto ci sono molte ragioni: le condizioni di conservazione dei monumenti presenti sull’isola, perlopiù in rovina, compreso il Grande Tempio di Amon annesso alla capitale; la conservazione relativamente buona dei due siti di Naga e Mussawarat es-Sufra, che tendono a catalizzare l’attenzione relativamente a questo tema; e il gran numero di siti che potenzialmente includono un tempio di Amon tra i loro monumenti reali che sono ancora sconosciuti o scarsamente documentati. Da quando è stata avviata nel 2000, la Missione di El-Hassa ha cercato di gettare ulteriore luce su questo argomento: dopo vent’anni, è possibile presentare una serie di nuovi dati che offrono molti spunti (archeologici, architettonici, epigrafici, iconografici e storici) sulla politica e l’evoluzione del culto di Amon nella regione.

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Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre (foto musée du louvre)

Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre dal 2014 e ricercatore presso il Centre national de la recherche scientifique (CNRS) dal 1997. È stato inoltre membro dell’Institut français of oriental archaeology al Cairo (1988-1992 ) e, dal 2004 al 2009, direttore dell’Unità archeologica francese a Khartoum. Al Louvre ha curato la riorganizzazione della collezione del Dipartimento di antichità egizie (1993-1997). Epigrafista e archeologo, le sue ricerche si concentrano sui culti al dio Amon, sia in Sudan che in Egitto, e sui culti del dio coccodrillo Sobek nel Fayum in epoca greco-romana. I suoi interessi di ricerca più recenti riguardano, tra gli altri, la questione dell’iconografia divina e l’impatto dell’ellenismo durante gli ultimi secoli del paganesimo, sia in Sudan che in Egitto.

Torino. Al museo Egizio Anna Consonni del museo Egizio di Firenze su “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Dal 2017 un gruppo di ricerca italiano è associato agli scavi condotti dalla Missione franco-egiziana sull’area del Ramesseum, diretta da Christian Leblanc nell’ambito della missione archeologica francese di Tebe Ovest (MAFTO), in partnership con il Centro di Studi e Documentazione sull’Antico Egitto (CEDAE, Egyptian Ministry of Antiquities), l’associazione per la salvaguardia del Ramesseum (ASR) e il Centro di Egittologia Francesco Ballerini (CEFB). Martedì 13 aprile 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME (associazione amici collaboratori del museo Egizio di Torino) presenta la conferenza egittologica online “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”, tenuta da Anna Consonni, curatrice della sezione “Museo Egizio” presso il museo Archeologico nazionale di Firenze, che si focalizzerà sugli scavi italiani al Ramesseum. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’incontro verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Gli annessi nord del Ramesseum a Tebe Ovest affidati agli archeologi italiani (foto museo Egizio)

Agli archeologi italiani è stata affidata in particolare la ripresa degli scavi negli “annessi nord”, una serie di strutture in mattoni crudi, che coprono un’area di circa 12mila mq ed erano parte del complesso economico-amministrativo del Tempio. La destinazione originaria di questi ambienti, indagati nei secoli passati in modo non esaustivo, non è in molti casi ancora chiara. Allo stesso modo necessita di essere meglio definita la dinamica complessa di riutilizzo che l’area ha subito a partire dal Terzo Periodo Intermedio. Le nuove ricerche, condotte con l’ausilio di moderne metodologie e un approccio multidisciplinare, hanno già consentito di raccogliere nuove interessanti informazioni.

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L’archeologa Anna Consonni, curatrice del museo Egizio di Firenze

Anna Consonni si è laureata in Egittologia all’università di Milano e specializzata nella stessa università in Preistoria e Protostoria, e ha conseguito il dottorato in Egittologia all’università di Pisa con una tesi sulle ceramiche provenienti dai contesti funerari presenti sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II a Luxor (Egitto). Ha partecipato a numerosi scavi preistorici e protostorici in Italia, sia da libero professionista che in collaborazione con Università e Istituti di Ricerca, partecipando inoltre a diverse missioni archeologiche in Egitto. Dal 2018 al 2020 è stata funzionario archeologo al museo Archeologico nazionale di Taranto dove è stata curatore delle sezioni dedicate alla Preistoria-Protostoria e alla cultura indigena, e responsabile dell’area operativa “Educazione e Ricerca, Servizi al Pubblico” e dei Servizi educativi. Da gennaio 2021 è in servizio al museo Archeologico nazionale di Firenze, come curatore della sezione “Museo Egizio”.

Torino. Al museo Egizio il prof. Yuval Goren dell’università Ben Gurion del Negev presenta gli strumenti scientifici per “decodificare” i segreti dell’archivio delle Tavolette di Amarna. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Fin dalla loro scoperta, le tavolette di Amarna hanno fornito informazioni significative sulle interazioni politiche e culturali tra l’Egitto e il Vicino Oriente durante il periodo del Nuovo Regno. Il professor Yuval Goren ne parla martedì 9 marzo 2021, alle 18, nella conferenza egittologica on line promossa dal museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME: “Texts, Archaeology and Science. Material Investigations of the Amarna Tablets and other Ancient Near Eastern Texts Unveiling Levantine Egyptian Interactions”. La conferenza si terrà in lingua inglese e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Il tavolo di lavoro di Goren impegnato con la Lettera di Ramses II a Hatti (foto museo Egizio)

I dati archeologici così come quelli storici indicano l’esistenza di un sistema amministrativo egiziano a Canaan, che controllava le città-stato satellite, le quali mantenevano a loro volta un limitato grado di autonomia. Tuttavia l’origine di numerose tavolette ci è sconosciuta: all’interno di questo contesto di ricerca archeologica, l’applicazione di tecniche scientifiche allo studio dei materiali archeologici è sempre più importante. Utilizzando metodi analitici adeguati è possibile scoprire importanti informazioni come la provenienza delle materie prime, i processi di fabbricazione e le tecnologie applicate agli oggetti, la persistenza di particolari tradizioni e interazioni culturali. La conferenza presenterà i risultati di un progetto di ricerca in corso, che mira a utilizzare tali strumenti scientifici per “decodificare” i segreti dell’archivio di Amarna e di altri importanti archivi e testi del Vicino Oriente antico.

Prof. Yuval Goren

Il prof. Yuval Goren (foto Dani-Machlis / Ben Gurion University)

Yuval Goren è professore di archeologia all’università Ben Gurion del Negev dal 2016. Nel 1992 ha conseguito il dottorato di ricerca all’università Ebraica di Gerusalemme e ha lavorato per diversi anni come capo del laboratorio petrografico presso l’Autorità israeliana per le antichità. Goren ha avviato e diretto il corso di laurea in Archeologia e Archeomateriali e del Laboratorio di microarcheologia comparata all’università di Tel Aviv. All’università Ben Gurion del Negev ha istituito il corso Track for Archaeomaterials and Conservation Sciences (TACS). La sua ricerca si concentra sulle prime tecnologie e sulla provenienza di ceramiche, intonaci e oggetti metallici, per il cui studio utilizza metodi mineralogici, strutturali e geochimici. Goren ha diretto gli scavi archeologici dei siti di età Calcolitica nel deserto del Negev occidentale in Israele e nella città del I millennio a.C. a Tel Sochoh. Dal 2019 co-dirige i nuovi scavi al santuario calcolitico di Ein Gedi nel deserto della Giudea.