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Torino. Al museo Egizio Anna Consonni del museo Egizio di Firenze su “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Dal 2017 un gruppo di ricerca italiano è associato agli scavi condotti dalla Missione franco-egiziana sull’area del Ramesseum, diretta da Christian Leblanc nell’ambito della missione archeologica francese di Tebe Ovest (MAFTO), in partnership con il Centro di Studi e Documentazione sull’Antico Egitto (CEDAE, Egyptian Ministry of Antiquities), l’associazione per la salvaguardia del Ramesseum (ASR) e il Centro di Egittologia Francesco Ballerini (CEFB). Martedì 13 aprile 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME (associazione amici collaboratori del museo Egizio di Torino) presenta la conferenza egittologica online “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”, tenuta da Anna Consonni, curatrice della sezione “Museo Egizio” presso il museo Archeologico nazionale di Firenze, che si focalizzerà sugli scavi italiani al Ramesseum. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’incontro verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Gli annessi nord del Ramesseum a Tebe Ovest affidati agli archeologi italiani (foto museo Egizio)

Agli archeologi italiani è stata affidata in particolare la ripresa degli scavi negli “annessi nord”, una serie di strutture in mattoni crudi, che coprono un’area di circa 12mila mq ed erano parte del complesso economico-amministrativo del Tempio. La destinazione originaria di questi ambienti, indagati nei secoli passati in modo non esaustivo, non è in molti casi ancora chiara. Allo stesso modo necessita di essere meglio definita la dinamica complessa di riutilizzo che l’area ha subito a partire dal Terzo Periodo Intermedio. Le nuove ricerche, condotte con l’ausilio di moderne metodologie e un approccio multidisciplinare, hanno già consentito di raccogliere nuove interessanti informazioni.

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L’archeologa Anna Consonni, curatrice del museo Egizio di Firenze

Anna Consonni si è laureata in Egittologia all’università di Milano e specializzata nella stessa università in Preistoria e Protostoria, e ha conseguito il dottorato in Egittologia all’università di Pisa con una tesi sulle ceramiche provenienti dai contesti funerari presenti sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II a Luxor (Egitto). Ha partecipato a numerosi scavi preistorici e protostorici in Italia, sia da libero professionista che in collaborazione con Università e Istituti di Ricerca, partecipando inoltre a diverse missioni archeologiche in Egitto. Dal 2018 al 2020 è stata funzionario archeologo al museo Archeologico nazionale di Taranto dove è stata curatore delle sezioni dedicate alla Preistoria-Protostoria e alla cultura indigena, e responsabile dell’area operativa “Educazione e Ricerca, Servizi al Pubblico” e dei Servizi educativi. Da gennaio 2021 è in servizio al museo Archeologico nazionale di Firenze, come curatore della sezione “Museo Egizio”.

Torino. Al museo Egizio il prof. Yuval Goren dell’università Ben Gurion del Negev presenta gli strumenti scientifici per “decodificare” i segreti dell’archivio delle Tavolette di Amarna. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Fin dalla loro scoperta, le tavolette di Amarna hanno fornito informazioni significative sulle interazioni politiche e culturali tra l’Egitto e il Vicino Oriente durante il periodo del Nuovo Regno. Il professor Yuval Goren ne parla martedì 9 marzo 2021, alle 18, nella conferenza egittologica on line promossa dal museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME: “Texts, Archaeology and Science. Material Investigations of the Amarna Tablets and other Ancient Near Eastern Texts Unveiling Levantine Egyptian Interactions”. La conferenza si terrà in lingua inglese e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Il tavolo di lavoro di Goren impegnato con la Lettera di Ramses II a Hatti (foto museo Egizio)

I dati archeologici così come quelli storici indicano l’esistenza di un sistema amministrativo egiziano a Canaan, che controllava le città-stato satellite, le quali mantenevano a loro volta un limitato grado di autonomia. Tuttavia l’origine di numerose tavolette ci è sconosciuta: all’interno di questo contesto di ricerca archeologica, l’applicazione di tecniche scientifiche allo studio dei materiali archeologici è sempre più importante. Utilizzando metodi analitici adeguati è possibile scoprire importanti informazioni come la provenienza delle materie prime, i processi di fabbricazione e le tecnologie applicate agli oggetti, la persistenza di particolari tradizioni e interazioni culturali. La conferenza presenterà i risultati di un progetto di ricerca in corso, che mira a utilizzare tali strumenti scientifici per “decodificare” i segreti dell’archivio di Amarna e di altri importanti archivi e testi del Vicino Oriente antico.

Prof. Yuval Goren

Il prof. Yuval Goren (foto Dani-Machlis / Ben Gurion University)

Yuval Goren è professore di archeologia all’università Ben Gurion del Negev dal 2016. Nel 1992 ha conseguito il dottorato di ricerca all’università Ebraica di Gerusalemme e ha lavorato per diversi anni come capo del laboratorio petrografico presso l’Autorità israeliana per le antichità. Goren ha avviato e diretto il corso di laurea in Archeologia e Archeomateriali e del Laboratorio di microarcheologia comparata all’università di Tel Aviv. All’università Ben Gurion del Negev ha istituito il corso Track for Archaeomaterials and Conservation Sciences (TACS). La sua ricerca si concentra sulle prime tecnologie e sulla provenienza di ceramiche, intonaci e oggetti metallici, per il cui studio utilizza metodi mineralogici, strutturali e geochimici. Goren ha diretto gli scavi archeologici dei siti di età Calcolitica nel deserto del Negev occidentale in Israele e nella città del I millennio a.C. a Tel Sochoh. Dal 2019 co-dirige i nuovi scavi al santuario calcolitico di Ein Gedi nel deserto della Giudea.

Torino. Al museo Egizio il prof. Andrea Manzo, direttore delle missioni de “L’Orientale” e dell’ISMEO ad Aksum in Etiopia e a Mersa/Wadi Gawasis in Egitto, su “Egitto e Africa. Uno sguardo dal Sudan orientale”- Conferenza on line in collaborazione con Acme

La locandina del prof. Andrea Manzo al museo Egizio di Torino

Lo studio dei rapporti tra Egitto e Africa ha avuto importanti sviluppi negli ultimi anni, ma se la nostra conoscenza delle regioni di transito è aumentata, lo stesso non si può dire delle aree più meridionali coinvolte in questi rapporti, dove molte delle risorse africane apprezzate nell’Egitto antico erano disponibili. Le missioni archeologiche de “L’Orientale” e dell’ISMEO a Mersa/Wadi Gawasis e nelle pianure tra Sudan ed Eritrea hanno contribuito notevolmente allo studio di queste dinamiche. Martedì 2 marzo 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME ospita la conferenza online “Egitto e Africa. Uno sguardo dal Sudan orientale”, a cura del professor Andrea Manzo. La conferenza si terrà in lingua italiana e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Il prof. Andrea Manzo impegnato nella missione archeologica nel Sudan orientale (foto museo egizio)

Il rapporto con l’entroterra africano ha caratterizzato, pur con variazioni importanti nell’intensità e nelle modalità, tutta la storia faraonica. Nel corso di questa conferenza, i risultati dei due progetti di ricerca delle missioni archeologiche de “L’Orientale” e dell’ISMEO a Mersa/Wadi Gawasis, sulla costa egiziana del Mar Rosso, e nei bassopiani tra Sudan e Eritrea, saranno passati in rassegna e contestualizzati nel quadro dei più recenti sviluppi degli studi condotti in Nubia. In particolare, verranno evidenziati gli apporti che dallo studio delle aree marginali, ovvero delle regioni non immediatamente prossime la valle del Nilo, possono derivare alla nostra comprensione della storia dell’Egitto e di tutta l’Africa nordorientale. In questa prospettiva, verranno discussi alcuni recenti risultati delle ricerche condotte nel Sudan orientale.

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Il prof. Andrea Manzo dell’università “L’Orientale” di Napoli

Andrea Manzo è professore ordinario di Antichità nubiane e Archeologia e antichità etiopiche all’università “L’Orientale” di Napoli. I suoi interessi di ricerca sono l’origine e lo sviluppo delle relazioni economiche e culturali tra le popolazioni protostoriche dell’Africa nordorientale, con particolare riferimento ai contatti avvenuti lungo la valle del Nilo e il mar Rosso. Negli ultimi anni si è dedicato alle culture antiche delle aree marginali dell’Africa nordorientale, in riferimento anche al ruolo di queste regioni nei contatti tra culture e alle dinamiche d’interazione con gli Stati, con particolare attenzione al Deserto Orientale egiziano-sudanese, al Sudan sudorientale ed alla costa del mar Rosso. Ha partecipato a campagne di scavo in Italia, Egitto, Eritrea e Etiopia e dirige le missioni de “L’Orientale” e dell’ISMEO ad Aksum in Etiopia, a Mersa/Wadi Gawasis, in Egitto, e nei bassopiani eritreo-sudanesi.

Torino. La scoperta a Saqqara di un atelier dell’imbalsamatore del periodo saitico-persiano apre a una nuova ricerca, “l’archeologia della mummificazione”: ne parla Ramadan Badry Hussein nella conferenza on line del museo Egizio

La locandina della conferenza on line al museo Egizio di Torino con Ramadan Badry Hussein su “L’archeologia della mummificazione”

Il “Saqqara Saite Tombs Project” riguarda un ciclo di documentazione e scavo delle tombe situate a sud e a est della piramide del re Unas, a Saqqara. Durante la mappatura del sito le attività di bonifica hanno portato alla luce un complesso di strutture per la mummificazione di grandissimo valore, risalenti al periodo saitico-persiano. Martedì 26 gennaio 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con Acme ospita la conferenza egittologica online “The Archaeology of Mummification: A Saite-Persian Mummification Complex at Saqqara” tenuta dal professor Ramadan Badry Hussein. La conferenza si terrà in lingua inglese e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Il rilievo 3D del complesso della mummificazione a Saqqara nell’ambito del Saqqara Saite Tombs Project (foto museo egizio)

Questo “atelier” dell’imbalsamatore è significativo per il suo variegato assemblaggio di ceramiche e per il gran numero di vasi su cui sono inscritte le istruzioni per l’imbalsamazione e i nomi delle sostanze: un laboratorio di mummificazione che rappresenta davvero una scoperta senza precedenti nell’archeologia egizia. Nel suo insieme questo complesso di mummificazione apre una nuova strada per la ricerca su quella che lo stesso Hussein definisce “archeologia della mummificazione” nell’antico Egitto.

Ramadan Badry Hussein

L’egittologo Ramadan Badry Hussein

Ramadan Badry Hussein è attualmente il direttore del “Saqqara Saite Tombs Project” all’istituto di studi sul Vicino Oriente della Eberhard Karls Universität a Tübingen. Ha studiato egittologia all’università del Cairo, lavorando in seguito come ispettore delle antichità a Giza e Saqqara per sette anni. Durante questo periodo ha ricevuto una formazione sui metodi archeologici e ha partecipato agli scavi del ministero delle Antichità Egiziane a Giza, Saqqara e nell’oasi di Baharyya. È stato ammesso al programma di dottorato in Egittologia alla Brown University nel 2001: qui la sua ricerca si è concentrata sulla lingua dell’antico Egitto e sui testi religiosi. Dal 2003 al 2006 ha aderito al progetto di scavo della Brown University e dell’università del Cairo presso il cimitero di Abu Bakr a Giza. Tornato in Egitto al ministero delle Antichità nel giugno 2009 è stato assegnato al Centro di documentazione e studio delle antichità egizie. È stato poi nominato direttore del Dipartimento delle pubblicazioni e infine Capo del personale del ministero delle Antichità nell’aprile 2011. Per la sua attività di ricerca ha ricevuto borse di ricerca e premi internazionali, come l’Alexander von Humboldt Research Fellowship.

Torino. Greco tiene la conferenza (on line) del museo Egizio con l’Acme su “Un monumento dimenticato a Tebe: la tomba di Ramose (TT132), responsabile del tesoro del sovrano Taharqa”. Diretta streaming

“Un monumento dimenticato a Tebe: la tomba di Ramose (TT132), responsabile del tesoro del sovrano Taharqa” è il tema affrontato dal direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, nella nuova conferenza egittologica on line promossa dal museo Egizio in collaborazione con ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Appuntamento il 1° dicembre 2020, alle 18. La conferenza sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio.

La decorazione della camera sepolcrale della Tomba di Ramose (TT132) a Tebe Ovest (foto museo Egizio)

La camera sepolcrale della tomba di Ramose (TT 132) descrive in modo accurato il sapere cosmografico dell’antico Egitto. Le immagini e i testi dipinti sulle pareti forniscono al defunto tutte le nozioni necessarie per compiere con successo il suo rito di passaggio. Il defunto raggiunge la camera sepolcrale nel suo stato pre-liminale. Ha abbandonato il mondo dei viventi ed entra nell’aldilà. Nel suo stato liminale viene associato ad Osiride, ed il suo corpo necessita di essere protetto durante la veglia notturna. L’iconografia della camera sepolcrale rappresenta gli episodi cruciali per la rinascita del defunto. Nel suo stato post-liminale, dopo il risveglio dal torpore della morte ascende al cielo, entra nel grembo di Nut ed inizia il viaggio assieme al dio sole.

Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio

Christian Greco. Nato nel 1975 ad Arzignano (VI), Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come key-note speaker.

Torino. De Martino e Greco aprono le conferenze (on line) del museo Egizio con l’Acme su “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita nel XIV secolo a.C.”. Diretta streaming

La locandina della conferenza egittologica on line al museo Egizio con Stefano De Martino e Christian Greco
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Nel XIV sec. a.C. ci fu una pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita (foto museo Egizio)

Negli ultimi anni di regno del faraone Amenhotep IV, il re ittita Suppiluliuma I condusse due spedizioni militari nella regione corrispondente all’attuale Libano che a quel tempo era sotto il dominio egiziano. Le fonti ittite tramandano la notizia che i soldati dell’esercito di Suppiluliuma I furono contagiati dalle truppe egiziane e contrassero una grave malattia epidemica. Di questo terribile evento si parlerà nella conferenza egittologica online “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita nel XIV secolo a.C.” con  Stefano de Martino e Christian Greco, martedì 24 novembre 2020, alle 18. La conferenza, che sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio di Torino, inaugura il ciclo di appuntamenti online che vede uniti museo Egizio e ACME Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio nel dare voce a studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero per rendere noti risultati e passi avanti delle varie ricerche in campo egittologico. Le lettere di Tell el Amarna confermano che nel Levante si fosse in effetti diffusa un’epidemia. Questa pandemia dilagò in tutto il regno ittita e durò per circa venti anni. Analizzando le fonti ittite disponibili, e in particolare le preghiere innalzate alle divinità dal re Mursili II per scongiurare la fine della pandemia, il relatore, in dialogo con il direttore del museo Egizio, cercherà di comprendere che malattia fosse stata, quali fossero stati i provvedimenti presi dal re ittita, e quali ricadute a livello politico ed economico questa grave pandemia avesse avuto.

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Stefano De Martino del dipartimento di Studi storici dell’università di Torino (foto museo Egizio)

Stefano de Martino. È professore ordinario al dipartimento di Studi storici dell’università di Torino, dove insegna Ittitologia e Civiltà dell’Anatolia preclassica. Direttore scientifico del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia, è inoltre coordinatore del dottorato dell’università di Torino “Technology Driven Sciences: Technologies for the Cultural Heritage”. È autore di saggi e volumi sulla storia, la civiltà e la lingue degli Ittiti e dei Hurriti; fa parte del team internazionale che studia e pubblica le tavolette in lingua hurrita rinvenute nel sito di Ortaköy (Turchia).

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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Christian Greco. Nato nel 1975 ad Arzignano (VI), Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.

Torino. Il museo Egizio online non si ferma, mette al centro la ricerca, e raddoppia le conferenze con due calendari 2020-’21, entrambi al via da novembre: il primo con studiosi dall’Italia e dall’estero, su risultati e passi avanti delle ricerche in corso; il secondo con protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio

torino_egizio_non-perdiamoci-di-vista_logoLa cura e la cultura: per la stagione 2020/21 il museo Egizio di Torino “raddoppia” con due calendari di conferenze egittologiche, tutte online. A novembre il museo Egizio dà il via al proprio programma di conferenze scientifiche, che per la stagione 2020/2021 si presenta con un doppio calendario di incontri interamente online, incentrati sui temi di ricerca e di indagine egittologica, museale e archivistica, che vedrà alternarsi ricercatori internazionali e curatori del museo. L’istituzione, in linea con i propri principi e le proprie finalità, si propone quindi di diventare un palcoscenico dove egittologi e la comunità scientifica tutta raccontino le ricerche e gli studi condotti rendendoli accessibili a un pubblico ampio, che riunisce addetti ai lavori, appassionati e curiosi. Tutti gli appuntamenti verranno trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. “Uno dei compiti propri di un museo è quello di rendere visibile la ricerca che compie diffondendo i risultati degli studi compiuti e mettendoli a disposizione della comunità scientifica e del pubblico”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Un’ambizione che in questo periodo assume una centralità ancora più forte perché ci permette di coltivare e mantenere vivo il fondamentale legame tra il museo e il suo pubblico, oltre che con la comunità scientifica nazionale e internazionale. Questo è possibile grazie a tutti coloro che seguono il museo Egizio e che possono esserne parte attiva non solo visitandolo, ma anche supportandone le attività di ricerca”.

Il primo ciclo di conferenze, realizzato in collaborazione con Acme (Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio), si concentrerà sulla partecipazione di studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero, i quali renderanno noti risultati e passi avanti delle varie ricerche in corso. Tra questi Vincent Rondot, direttore del Dipartimento di antichità egizie del Louvre (25 maggio 2021); Rita Lucarelli, che all’università di Berkeley sta conducendo degli studi sull’arte funeraria egizia utilizzando tecnologie 3D e di realtà aumentata (8 giugno 2021); Ramadan Badri Hussein, che terrà una lezione su alcune recenti scoperte legate agli scavi di Saqqara in Egitto (26 gennaio 2021); e Luigi Prada, membro del Dipartimento di Egittologia dell’università di Oxford e presidente ACME (29 giungi 2021). La prima Conferenza è in programma martedì 24 novembre 2020, a cura di Stefano De Martino dell’università di Torino e del direttore Christian Greco su “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il Regno Ittita nel XIV secolo a.C.”.

La novità di quest’anno è invece rappresentata dal ciclo di conferenze “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi e Reperti”, che vedrà come protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio. Un modo per dare evidenza e centralità agli studi in corso sulla collezione, che comprendono sia approfondimenti specifici su singoli reperti o contesti archeologici, sia progetti di più ampio respiro e di interesse generale, sempre connessi alla cultura materiale custodita in museo. Sarà proprio con un incontro tenuto da uno dei curatori del Museo che inizierà la programmazione, che proseguirà fino al mese di giugno 2021: giovedì 12 novembre 2020 alle 18, infatti, sarà una conferenza a cura di Paolo del Vesco sugli scavi della missione congiunta del museo Egizio e del museo Nazionale di Antichità di Leiden a Saqqara a inaugurare la nuova stagione di conferenze egittologiche dell’istituzione. 

Torino. Cancellata (provvedimenti per il coronavirus) al museo Egizio la conferenza sulla missione archeologica dell’università di Alcalà (Madrid) nella zona di Deir el-Bahari

La locandina della conferenza cancellata al museo Egizio di Torino

Negli ultimi quattro anni, la missione archeologica dell’università di Alcalá (Madrid) con il suo “The Middle Kingdom Theban Project” ha creato un team multidisciplinare e internazionale di esperti che ha condotto scavi archeologici, studi epigrafici e di conservazione in diverse tombe nella zona di Deir el-Bahari, con l’obiettivo principale di migliorare le nostre conoscenze sulle circostanze storiche dell’ultima parte dell’XI dinastia e dell’inizio del cosiddetto “Periodo Classico”. Martedì 25 febbraio 2020, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME (Associazione Amici e collaboratori del Museo Egizio) avrebbe dovuto ospitare la conferenza “Early Middle Kingdom elite officials and royal strategies at Thebes: recent works by the University of Alcalá Expedition at Deir el-Bahari” con Antonio J. Morales. L’incontro è stato cancellato, alla luce dei provvedimenti presi dall’autorità governativa per contenere il diffondersi del coronavirus.

L’egittologo Antonio J. Morales

Antonio Morales è “Professor Assistant” di Egittologia del Seminar of Ancient History at the University of Alcalá (UAH). Ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia presso la University of Pennsylvania (Philadelphia 2013). Antonio Morales ha partecipato a diverse spedizioni in Egitto ed è attualmente direttore del The Middle Kingdom Theban Project, un’iniziativa di ricerca che si occupa della documentazione, dello studio e della pubblicazione di tombe della tarda XI dinastia e dell’inizio del Medio Regno nelle necropoli di Deir el-Bahari e Asasif a Tebe (Luxor).

L’area a Deir el-Bahari studiata da “The Middle Kingdom Theban Project”

Nei primi due anni di lavoro (2015-2016), il team ha iniziato a scavare la parte superiore dei cortili nei complessi del grande intendente Henenu (TT 313 / MMA 510) e del visir Ipi (TT 315 / MMA 516). Nei due anni successivi, la spedizione ha registrato un notevole incremento del numero di monumenti oggetto di indagine, con l’incorporazione dei complessi funerari del sovrintendente dell’harem Djari (TT 366 / MMA 820) e del visir Dagi (TT 103 / MMA 807) nella piattaforma inferiore dell’Asasif, e l’incorporazione dell’intero settore orientale nelle colline a nord di Deir el-Bahari, dove la tomba di Neferhotep (TT 316 / MMA 518), due tombe “incompiute” (MMA 519-520) e un grande complesso (MMA 521) lasciato non scavato da Winlock attendono documentazione, studio e pubblicazione. In questo intervento, il Professor Morales esporrà i principali obiettivi del progetto e le strategie per rispondere a questi obiettivi documentando, studiando e pubblicando alcuni di questi monumenti a Deir el-Bahari e Asasif.

Le ricerche delle tombe tebane degli alti funzionari ramessidi: al museo Egizio di Torino incontro con l’egittologo Gábor Schreiber, direttore della missione ungherese “South Khokha Project” in alcune tombe tebane

La locandina della conferenza dell’egittologo Gábor Schreiber al museo Egizio di Torino

“Glimpses into the history of Theban Tombs 32 and -400-: The Ramesside owners” (“Scorci nella storia delle Tombe tebane 32 -400-: i proprietari ramessidi”) è il tema della conferenza in programma martedì 4 febbraio 2020, alle 18, al museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME (Associazione Amici e collaboratori del Museo Egizio), tenuta da Gábor Schreiber, nato nel 1974 a Budapest. Ha studiato Archeologia classica ed Egittologia alla Eötvös Loránd University, dove si è laureato nel 1999. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia nel 2006 e l’abilitazione nel 2018. Lavora come Assistant Professor of Egyptology presso l’Istituto di Studi Classici della Eötvös Loránd University di Budapest. Schreiber è membro della Missione Archeologica Ungherese a Tebe dal 1995. Ha partecipato allo scavo e alla documentazione di alcune tombe private sulla riva ovest tebana. Dal 2007 dirige il “South Khokha Project” della Missione Ungherese, lavorando nelle Tombe Tebane 32, -61-, -64-, 179, 180 e -400-.

L’egittologo Gábor Schreiber

La professione e lo status sociale di un individuo erano fattori chiave nella scelta della posizione di una tomba nel corso della storia dell’antico Egitto: questo è particolarmente vero nel Nuovo Regno a Tebe, dove ogni singolo distretto della necropoli aveva un proprio carattere modellato dal rango e dalla posizione sociale dei proprietari delle tombe e, naturalmente, dalle risorse che questi ultimi erano in grado di spendere per i loro monumenti funerari. Uno di questi distretti della necropoli tebana era la collinetta di el-Khokha, dove dagli anni Ottanta sono attive diverse missioni ungheresi. Le ricerche epigrafiche e archeologiche hanno dimostrato che durante il periodo ramesside il versante meridionale di el-Khokha era principalmente un cimitero per gli alti funzionari e i loro subalterni di medio livello che ricoprivano incarichi non sacerdotali nell’economia del tempio locale o nell’amministrazione reale. La conferenza metterà in evidenza la storia ramesside di due tombe vicine alla base di el-Khokha, TT 32 e TT -400-, con particolare attenzione all’identità dei loro proprietari. Saranno indagate le carriere di tre persone: quella di Djehutymes, alto funzionario del regno di Ramesse II e proprietario del TT 32, quella di Khamin, suo contemporaneo e costruttore del TT -400-, e quella di un Amenmes, che occupò il TT -400- nel tardo periodo ramesside.

Le tombe ramessidi sulla collina di el-Khokha nella Valle dei Re a Tebe Ovest

La conferenza metterà in evidenza la storia ramesside di due tombe vicine alla base di el-Khokha, TT 32 e TT -400-, con particolare attenzione all’identità dei loro proprietari. Saranno indagate le carriere di tre persone: quella di Djehutymes, alto funzionario del regno di Ramesse II e proprietario del TT 32, quella di Khamin, suo contemporaneo e costruttore del TT -400-, e quella di un Amenmes, che occupò il TT -400- nel tardo periodo ramesside. La conferenza si terrà in lingua inglese e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. Per il pubblico in sala, sarà disponibile il servizio di traduzione simultanea. Ingresso in sala Conferenze gratuito fino ad esaurimento posti. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook del museo Egizio di Torino.

“Sensualità, sesso e oscenità fra Egitto antico e moderna Egittologia”: al museo Egizio di Torino incontro con Luigi Prada sul Papiro Satirico-erotico conservato all’Egizio

La locandina della conferenza del prof. Luigi Prada al museo Egizio di Torino

L’amore che gli antichi Egizi nutrivano per la vita e i suoi piaceri è evidente in innumerevoli testimonianze della loro cultura. Si pensi, per esempio, alle poesie d’amore giunteci dall’Età Ramesside o alle scene di banchetti nelle tombe di Nuovo Regno, piene di riferimenti diretti o metaforici al mondo della sensualità e dell’erotismo. Meno conosciuto, invece, è l’aspetto più prosaico e diretto – e non, a volte, pienamente crasso – che la celebrazione del sesso ha pure conosciuto lungo le rive del Nilo. Un esempio illustre ne è il Papiro Satirico-erotico conservato nel museo Egizio stesso, un manoscritto che può essere considerato uno dei primi esempi di pornografia nella storia umana. Martedì 3 dicembre 2019, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME (Associazione Amici e collaboratori del Museo Egizio) ospiterà la conferenza “Sensualità, sesso e oscenità fra Egitto antico e moderna Egittologia” tenuta da Luigi Prada. La conferenza sarà introdotta da Christian Greco e si terrà in italiano. La conferenza sarà inoltre trasmessa in streaming sulla pagina Facebook del Museo. Ingresso gratuito alla sala conferenze in base alla disponibilità.

L’egittologo Luigi Prada

Luigi Prada è membro del dipartimento di Egittologia dell’università di Oxford e ricercatore per l’Accademia Britannica di Londra. Già ricercatore in Egittologia alle università di Oxford, Heidelberg, e professore invitato all’università di Copenaghen, è specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano. Al momento, sta preparando per la pubblicazione una monografia sulla divinazione e l’oniromanzia (interpretazione dei sogni) nell’Egitto antico. Altri suoi interessi includono l’epigrafia egiziana dal Nuovo Regno al Periodo Greco-Romano e Tardo Antico, e la questione dell’alfabetizzazione e scolarizzazione nell’Egitto dinastico e post-faraonico. È vice-direttore della missione di Oxford ad Elkab, nell’Alto Egitto, e partecipa anche a missioni nel deserto sudanese. Luigi Prada è anche il presidente dell’associazione ACME.

Particolare del Papiro Satirico-erotico conservato al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Sesso ed oscenità nell’antico Egitto sono argomenti poco conosciuti al pubblico anche a causa della storia della moderna Egittologia, e, in particolare, della censura applicata a testi ed artefatti antichi da generazioni di egittologi, sino ancora ad anni recenti. Questa conferenza intende presentare una storia alternativa dell’erotismo antico-egizio, dal periodo faraonico a quello greco-romano, illustrandola con esempi celebri e testimonianze meno note, se non ancora inedite, da un Egitto antico “a luci rosse”. Il Papiro satirico-erotico è tra i più famosi reperti del museo Egizio di Torino, scritto e illustrato da un pittore del villaggio di Deir el Medina all’epoca della XX dinastia. Il papiro si compone di due parti: la prima più satirica, con animali umanizzati; la seconda decisamente erotica, con una commistione di immagini e testo. Protagonista un uomo barbuto, con il corto gonnellino dei campagnoli, durante l’incontro con una cortigiana che viene descritto con dovizia di dettagli e un sorprendente senso dell’humor.