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Torino. Al museo Egizio l’egittologo Luigi Prada su “I geroglifici dei Cesari: un caso di appropriazione culturale nell’antichità?”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Sembra un paradosso, ma oggigiorno ci sono più obelischi eretti a Roma di quanti ce ne siano in qualunque altra città al mondo, persino in Egitto. Martedì 13 luglio 2021 alle 18 il museo Egizio di Torino, in collaborazione con ACME, presenta la conferenza online “I geroglifici dei Cesari: un caso di appropriazione culturale nell’antichità?”, tenuta da Luigi Prada. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

L’obelisco egizio al Pincio a Roma (foto museo egizio)

A cominciare dall’imperatore Augusto, i Romani rimossero dal suolo egiziano decine di obelischi, per esibirli a Roma e in altre località dell’impero come monumenti al proprio potere. Ma i Romani usarono gli obelischi egizi non solo come mezzi di propaganda politica. In alcuni casi, imperatori e anche cittadini facoltosi commissionarono nuovi obelischi, facendoli ricoprire con iscrizioni geroglifiche composte su misura per celebrare il nuovo mondo dell’impero romano attraverso il filtro della cultura antico-egizia. Questi monumenti si ergono non come banali spoglie di guerra, ma come espressioni di un progetto di appropriazione culturale, che fece uso delle tradizioni linguistiche, religiose, e artistiche dell’Egitto antico per il tornaconto di Roma. La conferenza presenterà in dettaglio specifici esempi di obelischi romani, fra cui la celebre coppia di quelli eretti a Benevento in onore della dea Iside e dell’imperatore Domiziano.

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L’egittologo Luigi Prada

Luigi Prada è egittologo specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano. Formatosi all’estero, è stato membro dei dipartimenti di Egittologia alle Università di Oxford, Heidelberg, e Copenhagen, e di recente è stato promosso ad assistant professor in Egittologia all’università di Uppsala. Vice-direttore della missione egittologica di Oxford ad Elkab, nell’Alto Egitto, partecipa anche a spedizioni nel Deserto Sudanese. Uno dei suoi progetti al momento include lo studio degli obelischi romano-egizi. Come parte di questa ricerca, ha preparato un nuovo studio degli obelischi di Benevento per il Getty Museum di Los Angeles.

Torino. Al museo Egizio Stephen Quirke (Petrie Museum e UCL), su “Middle Kingdom birth tusks, and an enigmatic coffin in Turin: troubling authenticity”: oggetti autentici o interpretazioni moderne?. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Le zanne della nascita (“birth tusks“) sono oggetti distintivi dell’arte sacra del Medio Regno, formate rimuovendo lo strato esterno ruvido di una zanna di ippopotamo e tagliandone una metà per produrre una zanna liscia e lucente. Delle birth tusks parla il prof. Stephen Quirke, venerdì 9 luglio 2021, alle 18,  al museo Egizio di Torino nella conferenza egittologica online “Middle Kingdom birth tusks, and an enigmatic coffin in Turin: troubling authenticity”, realizzata in collaborazione con ACME. La conferenza, in lingua inglese, sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. E verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

Il sarcofago enigmatico conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Oltre settanta esempi di birth tusks lavorate sono documentati da scavi dal 1860 in Egitto, Nubia e Levante. Si sa che ne furono acquistati altri cento fino al 1973, comprese moderne imitazioni attestate già nel 1888. La maggior parte reca una processione di figure divine, e alcune iscrizioni invocano la loro protezione per donne e bambini. Gli egittologi James Breasted e Flinders Petrie hanno pubblicato degli studi su due zanne non provate con figure che sono in uno stile altrimenti ineguagliabile e potrebbero essere aggiunte moderne. Tuttavia, una visita a Torino ha rivelato figure altrettanto sconcertanti su un’enigmatica bara esposta al museo Egizio. Conferma di autenticità? O ancora il segno di una mano moderna? A seconda della risposta, questi tre oggetti possono estendere e cambiare la nostra immagine di una finestra unica sul passato. Nel corso della conferenza Stephen Quirke illustrerà le zanne di nascita come tipo di oggetto, e quindi affronta il dilemma curatoriale: come incorporare nella nostra ricerca e mostrare i manufatti museali non provati senza paralleli dagli scavi. La loro storia è un racconto dell’antico Egitto o di sogni moderni?

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L’egittologo Stephen Quirke

Stephen Quirke ha studiato Egittologia all’università di Cambridge, specializzandosi in scrittura ieratica del Medio Regno con un focus sulla storia sociale. Ha lavorato per nove anni come curatore al dipartimento di Antichità Egiziane del British Museum, prima di trasferirsi all’University College di Londra per diventare curatore al Petrie Museum of Egyptian Archaeology. Dal 2013 lavora come insegnante all’Istituto di Archeologia dell’UCL. Le sue pubblicazioni includono, con Mark Collier, The UCL Lahun Papyri (2002-2006), Hidden Hands: Egyptian Workforces in Petrie Excavation Archives, 1880-1924 (2010), Exploring Religion in Ancient Egypt (2014) e Birth tusks: the armoury of health in context – Egypt 1800 BC (2016). Attualmente sta lavorando a uno studio sulle migliaia di acquisti in Egitto dell’archeologo Flinders Petrie dal 1880 al 1920.

Torino. Al museo Egizio Rita Lucarelli dell’università di Berkeley, California, su “From the Museum back to the tomb: the virtual rejoining of a sarcophagus and its burial in 26th Dynasty Saqqara”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Il sarcofago interno del tardo periodo del “medico capo” e “sorvegliante dei Temehu (mercenari libici)” Psamtek, ritrovato nel 1900 nella tomba di Psamtek a sud della piramide di Unas a Saqqara, è ora esposto al pubblico nel museo di Antropologia “Phoebe A. Hearst” a Berkeley, California. Partirà da qui la conferenza on line della professoressa Rita Lucarelli “From the Museum back to the tomb: the virtual rejoining of a sarcophagus and its burial in 26th Dynasty Saqqara”, martedì 8 giugno 2021, alle 18, promossa dal museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME. La conferenza, in lingua inglese, introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio, verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Ricostruzione 3D della tomba di Psamtek a sud della piramide di Unas a Saqqara (foto museo egizio)
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Modello digitale del sarcofago di Psamtek (foto museo egizio)

Come molti oggetti del museo, la sua esposizione non può replicare adeguatamente il contesto archeologico originale – in questo caso un profondo pozzo scavato nella roccia, annidato tra centinaia di imponenti tombe d’élite della necropoli. Per collocare virtualmente il sarcofago nel suo contesto originale, un team congiunto dell’università della California di Berkeley e Santa Cruz, sta sviluppando un’esperienza in realtà aumentata, fruibile con un visore, che combina un modello di ricostruzione 3D di Saqqara e un modello fotogrammetrico del sarcofago. In questa presentazione verrà mostrata una demo dell’applicazione del visore VR (in fase di sviluppo), e verrà presentato il progetto “Book of the Dead in 3D”, che ha l’obiettivo di costruire un database di sarcofagi in 3D, e rappresenta un’interessante sfida sotto il versante tecnologico e intellettuale, alla luce della combinazione di più tipi di dati che possono essere inseriti nell’applicazione.

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Rita Lucarelli dell’università di Berkeley

Rita Lucarelli è professore associato di Egittologia alla UC Berkeley, curatrice della facoltà di Egittologia presso il Phoebe A. Hearst Museum of Anthropology della University of California, Berkeley e studiosa di Digital Humanities a Berkeley. Lavora a un progetto che mira a realizzare modelli 3D di sarcofagi egizi (http://3dcoffins.berkeley.edu/) e sta completando una monografia sulla demonologia nell’antico Egitto. È inoltre tra i coordinatori del progetto Ancient Egyptian Demonology e Faculty member del programma di laurea in Storia antica e Archeologia mediterranea della UC Berkeley.

Torino. Al museo Egizio Vincent Rondot del musée du Louvre su “Nubian studies”: gli ultimi risultati sul culto di Amon a Meroe. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Il tema dell’organizzazione del culto di Amon nell’isola di Meroë, cuore dell’Impero Meroitico, è ancora molto aperto. Ne parlerà il professor Vincent Rondot martedì 25 maggio 2021, alle 18, al museo Egizio di Torino, nella conferenza online “Nubian studies”, in collaborazione con ACME.

Viale di Sfingi a Meroe in Nubia (Sudan) (foto museo egizio)

Se il tema dell’organizzazione del culto di Amon è ancora aperto ci sono molte ragioni: le condizioni di conservazione dei monumenti presenti sull’isola, perlopiù in rovina, compreso il Grande Tempio di Amon annesso alla capitale; la conservazione relativamente buona dei due siti di Naga e Mussawarat es-Sufra, che tendono a catalizzare l’attenzione relativamente a questo tema; e il gran numero di siti che potenzialmente includono un tempio di Amon tra i loro monumenti reali che sono ancora sconosciuti o scarsamente documentati. Da quando è stata avviata nel 2000, la Missione di El-Hassa ha cercato di gettare ulteriore luce su questo argomento: dopo vent’anni, è possibile presentare una serie di nuovi dati che offrono molti spunti (archeologici, architettonici, epigrafici, iconografici e storici) sulla politica e l’evoluzione del culto di Amon nella regione.

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Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre (foto musée du louvre)

Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre dal 2014 e ricercatore presso il Centre national de la recherche scientifique (CNRS) dal 1997. È stato inoltre membro dell’Institut français of oriental archaeology al Cairo (1988-1992 ) e, dal 2004 al 2009, direttore dell’Unità archeologica francese a Khartoum. Al Louvre ha curato la riorganizzazione della collezione del Dipartimento di antichità egizie (1993-1997). Epigrafista e archeologo, le sue ricerche si concentrano sui culti al dio Amon, sia in Sudan che in Egitto, e sui culti del dio coccodrillo Sobek nel Fayum in epoca greco-romana. I suoi interessi di ricerca più recenti riguardano, tra gli altri, la questione dell’iconografia divina e l’impatto dell’ellenismo durante gli ultimi secoli del paganesimo, sia in Sudan che in Egitto.

Torino. Al museo Egizio Anna Consonni del museo Egizio di Firenze su “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Dal 2017 un gruppo di ricerca italiano è associato agli scavi condotti dalla Missione franco-egiziana sull’area del Ramesseum, diretta da Christian Leblanc nell’ambito della missione archeologica francese di Tebe Ovest (MAFTO), in partnership con il Centro di Studi e Documentazione sull’Antico Egitto (CEDAE, Egyptian Ministry of Antiquities), l’associazione per la salvaguardia del Ramesseum (ASR) e il Centro di Egittologia Francesco Ballerini (CEFB). Martedì 13 aprile 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME (associazione amici collaboratori del museo Egizio di Torino) presenta la conferenza egittologica online “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”, tenuta da Anna Consonni, curatrice della sezione “Museo Egizio” presso il museo Archeologico nazionale di Firenze, che si focalizzerà sugli scavi italiani al Ramesseum. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’incontro verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Gli annessi nord del Ramesseum a Tebe Ovest affidati agli archeologi italiani (foto museo Egizio)

Agli archeologi italiani è stata affidata in particolare la ripresa degli scavi negli “annessi nord”, una serie di strutture in mattoni crudi, che coprono un’area di circa 12mila mq ed erano parte del complesso economico-amministrativo del Tempio. La destinazione originaria di questi ambienti, indagati nei secoli passati in modo non esaustivo, non è in molti casi ancora chiara. Allo stesso modo necessita di essere meglio definita la dinamica complessa di riutilizzo che l’area ha subito a partire dal Terzo Periodo Intermedio. Le nuove ricerche, condotte con l’ausilio di moderne metodologie e un approccio multidisciplinare, hanno già consentito di raccogliere nuove interessanti informazioni.

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L’archeologa Anna Consonni, curatrice del museo Egizio di Firenze

Anna Consonni si è laureata in Egittologia all’università di Milano e specializzata nella stessa università in Preistoria e Protostoria, e ha conseguito il dottorato in Egittologia all’università di Pisa con una tesi sulle ceramiche provenienti dai contesti funerari presenti sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II a Luxor (Egitto). Ha partecipato a numerosi scavi preistorici e protostorici in Italia, sia da libero professionista che in collaborazione con Università e Istituti di Ricerca, partecipando inoltre a diverse missioni archeologiche in Egitto. Dal 2018 al 2020 è stata funzionario archeologo al museo Archeologico nazionale di Taranto dove è stata curatore delle sezioni dedicate alla Preistoria-Protostoria e alla cultura indigena, e responsabile dell’area operativa “Educazione e Ricerca, Servizi al Pubblico” e dei Servizi educativi. Da gennaio 2021 è in servizio al museo Archeologico nazionale di Firenze, come curatore della sezione “Museo Egizio”.

Torino. Al museo Egizio il prof. Yuval Goren dell’università Ben Gurion del Negev presenta gli strumenti scientifici per “decodificare” i segreti dell’archivio delle Tavolette di Amarna. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Fin dalla loro scoperta, le tavolette di Amarna hanno fornito informazioni significative sulle interazioni politiche e culturali tra l’Egitto e il Vicino Oriente durante il periodo del Nuovo Regno. Il professor Yuval Goren ne parla martedì 9 marzo 2021, alle 18, nella conferenza egittologica on line promossa dal museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME: “Texts, Archaeology and Science. Material Investigations of the Amarna Tablets and other Ancient Near Eastern Texts Unveiling Levantine Egyptian Interactions”. La conferenza si terrà in lingua inglese e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Il tavolo di lavoro di Goren impegnato con la Lettera di Ramses II a Hatti (foto museo Egizio)

I dati archeologici così come quelli storici indicano l’esistenza di un sistema amministrativo egiziano a Canaan, che controllava le città-stato satellite, le quali mantenevano a loro volta un limitato grado di autonomia. Tuttavia l’origine di numerose tavolette ci è sconosciuta: all’interno di questo contesto di ricerca archeologica, l’applicazione di tecniche scientifiche allo studio dei materiali archeologici è sempre più importante. Utilizzando metodi analitici adeguati è possibile scoprire importanti informazioni come la provenienza delle materie prime, i processi di fabbricazione e le tecnologie applicate agli oggetti, la persistenza di particolari tradizioni e interazioni culturali. La conferenza presenterà i risultati di un progetto di ricerca in corso, che mira a utilizzare tali strumenti scientifici per “decodificare” i segreti dell’archivio di Amarna e di altri importanti archivi e testi del Vicino Oriente antico.

Prof. Yuval Goren

Il prof. Yuval Goren (foto Dani-Machlis / Ben Gurion University)

Yuval Goren è professore di archeologia all’università Ben Gurion del Negev dal 2016. Nel 1992 ha conseguito il dottorato di ricerca all’università Ebraica di Gerusalemme e ha lavorato per diversi anni come capo del laboratorio petrografico presso l’Autorità israeliana per le antichità. Goren ha avviato e diretto il corso di laurea in Archeologia e Archeomateriali e del Laboratorio di microarcheologia comparata all’università di Tel Aviv. All’università Ben Gurion del Negev ha istituito il corso Track for Archaeomaterials and Conservation Sciences (TACS). La sua ricerca si concentra sulle prime tecnologie e sulla provenienza di ceramiche, intonaci e oggetti metallici, per il cui studio utilizza metodi mineralogici, strutturali e geochimici. Goren ha diretto gli scavi archeologici dei siti di età Calcolitica nel deserto del Negev occidentale in Israele e nella città del I millennio a.C. a Tel Sochoh. Dal 2019 co-dirige i nuovi scavi al santuario calcolitico di Ein Gedi nel deserto della Giudea.

Torino. Al museo Egizio il prof. Andrea Manzo, direttore delle missioni de “L’Orientale” e dell’ISMEO ad Aksum in Etiopia e a Mersa/Wadi Gawasis in Egitto, su “Egitto e Africa. Uno sguardo dal Sudan orientale”- Conferenza on line in collaborazione con Acme

La locandina del prof. Andrea Manzo al museo Egizio di Torino

Lo studio dei rapporti tra Egitto e Africa ha avuto importanti sviluppi negli ultimi anni, ma se la nostra conoscenza delle regioni di transito è aumentata, lo stesso non si può dire delle aree più meridionali coinvolte in questi rapporti, dove molte delle risorse africane apprezzate nell’Egitto antico erano disponibili. Le missioni archeologiche de “L’Orientale” e dell’ISMEO a Mersa/Wadi Gawasis e nelle pianure tra Sudan ed Eritrea hanno contribuito notevolmente allo studio di queste dinamiche. Martedì 2 marzo 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME ospita la conferenza online “Egitto e Africa. Uno sguardo dal Sudan orientale”, a cura del professor Andrea Manzo. La conferenza si terrà in lingua italiana e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Il prof. Andrea Manzo impegnato nella missione archeologica nel Sudan orientale (foto museo egizio)

Il rapporto con l’entroterra africano ha caratterizzato, pur con variazioni importanti nell’intensità e nelle modalità, tutta la storia faraonica. Nel corso di questa conferenza, i risultati dei due progetti di ricerca delle missioni archeologiche de “L’Orientale” e dell’ISMEO a Mersa/Wadi Gawasis, sulla costa egiziana del Mar Rosso, e nei bassopiani tra Sudan e Eritrea, saranno passati in rassegna e contestualizzati nel quadro dei più recenti sviluppi degli studi condotti in Nubia. In particolare, verranno evidenziati gli apporti che dallo studio delle aree marginali, ovvero delle regioni non immediatamente prossime la valle del Nilo, possono derivare alla nostra comprensione della storia dell’Egitto e di tutta l’Africa nordorientale. In questa prospettiva, verranno discussi alcuni recenti risultati delle ricerche condotte nel Sudan orientale.

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Il prof. Andrea Manzo dell’università “L’Orientale” di Napoli

Andrea Manzo è professore ordinario di Antichità nubiane e Archeologia e antichità etiopiche all’università “L’Orientale” di Napoli. I suoi interessi di ricerca sono l’origine e lo sviluppo delle relazioni economiche e culturali tra le popolazioni protostoriche dell’Africa nordorientale, con particolare riferimento ai contatti avvenuti lungo la valle del Nilo e il mar Rosso. Negli ultimi anni si è dedicato alle culture antiche delle aree marginali dell’Africa nordorientale, in riferimento anche al ruolo di queste regioni nei contatti tra culture e alle dinamiche d’interazione con gli Stati, con particolare attenzione al Deserto Orientale egiziano-sudanese, al Sudan sudorientale ed alla costa del mar Rosso. Ha partecipato a campagne di scavo in Italia, Egitto, Eritrea e Etiopia e dirige le missioni de “L’Orientale” e dell’ISMEO ad Aksum in Etiopia, a Mersa/Wadi Gawasis, in Egitto, e nei bassopiani eritreo-sudanesi.

Torino. La scoperta a Saqqara di un atelier dell’imbalsamatore del periodo saitico-persiano apre a una nuova ricerca, “l’archeologia della mummificazione”: ne parla Ramadan Badry Hussein nella conferenza on line del museo Egizio

La locandina della conferenza on line al museo Egizio di Torino con Ramadan Badry Hussein su “L’archeologia della mummificazione”

Il “Saqqara Saite Tombs Project” riguarda un ciclo di documentazione e scavo delle tombe situate a sud e a est della piramide del re Unas, a Saqqara. Durante la mappatura del sito le attività di bonifica hanno portato alla luce un complesso di strutture per la mummificazione di grandissimo valore, risalenti al periodo saitico-persiano. Martedì 26 gennaio 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con Acme ospita la conferenza egittologica online “The Archaeology of Mummification: A Saite-Persian Mummification Complex at Saqqara” tenuta dal professor Ramadan Badry Hussein. La conferenza si terrà in lingua inglese e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Il rilievo 3D del complesso della mummificazione a Saqqara nell’ambito del Saqqara Saite Tombs Project (foto museo egizio)

Questo “atelier” dell’imbalsamatore è significativo per il suo variegato assemblaggio di ceramiche e per il gran numero di vasi su cui sono inscritte le istruzioni per l’imbalsamazione e i nomi delle sostanze: un laboratorio di mummificazione che rappresenta davvero una scoperta senza precedenti nell’archeologia egizia. Nel suo insieme questo complesso di mummificazione apre una nuova strada per la ricerca su quella che lo stesso Hussein definisce “archeologia della mummificazione” nell’antico Egitto.

Ramadan Badry Hussein

L’egittologo Ramadan Badry Hussein

Ramadan Badry Hussein è attualmente il direttore del “Saqqara Saite Tombs Project” all’istituto di studi sul Vicino Oriente della Eberhard Karls Universität a Tübingen. Ha studiato egittologia all’università del Cairo, lavorando in seguito come ispettore delle antichità a Giza e Saqqara per sette anni. Durante questo periodo ha ricevuto una formazione sui metodi archeologici e ha partecipato agli scavi del ministero delle Antichità Egiziane a Giza, Saqqara e nell’oasi di Baharyya. È stato ammesso al programma di dottorato in Egittologia alla Brown University nel 2001: qui la sua ricerca si è concentrata sulla lingua dell’antico Egitto e sui testi religiosi. Dal 2003 al 2006 ha aderito al progetto di scavo della Brown University e dell’università del Cairo presso il cimitero di Abu Bakr a Giza. Tornato in Egitto al ministero delle Antichità nel giugno 2009 è stato assegnato al Centro di documentazione e studio delle antichità egizie. È stato poi nominato direttore del Dipartimento delle pubblicazioni e infine Capo del personale del ministero delle Antichità nell’aprile 2011. Per la sua attività di ricerca ha ricevuto borse di ricerca e premi internazionali, come l’Alexander von Humboldt Research Fellowship.

Torino. Greco tiene la conferenza (on line) del museo Egizio con l’Acme su “Un monumento dimenticato a Tebe: la tomba di Ramose (TT132), responsabile del tesoro del sovrano Taharqa”. Diretta streaming

“Un monumento dimenticato a Tebe: la tomba di Ramose (TT132), responsabile del tesoro del sovrano Taharqa” è il tema affrontato dal direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, nella nuova conferenza egittologica on line promossa dal museo Egizio in collaborazione con ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Appuntamento il 1° dicembre 2020, alle 18. La conferenza sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio.

La decorazione della camera sepolcrale della Tomba di Ramose (TT132) a Tebe Ovest (foto museo Egizio)

La camera sepolcrale della tomba di Ramose (TT 132) descrive in modo accurato il sapere cosmografico dell’antico Egitto. Le immagini e i testi dipinti sulle pareti forniscono al defunto tutte le nozioni necessarie per compiere con successo il suo rito di passaggio. Il defunto raggiunge la camera sepolcrale nel suo stato pre-liminale. Ha abbandonato il mondo dei viventi ed entra nell’aldilà. Nel suo stato liminale viene associato ad Osiride, ed il suo corpo necessita di essere protetto durante la veglia notturna. L’iconografia della camera sepolcrale rappresenta gli episodi cruciali per la rinascita del defunto. Nel suo stato post-liminale, dopo il risveglio dal torpore della morte ascende al cielo, entra nel grembo di Nut ed inizia il viaggio assieme al dio sole.

Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio

Christian Greco. Nato nel 1975 ad Arzignano (VI), Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come key-note speaker.

Torino. De Martino e Greco aprono le conferenze (on line) del museo Egizio con l’Acme su “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita nel XIV secolo a.C.”. Diretta streaming

La locandina della conferenza egittologica on line al museo Egizio con Stefano De Martino e Christian Greco
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Nel XIV sec. a.C. ci fu una pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita (foto museo Egizio)

Negli ultimi anni di regno del faraone Amenhotep IV, il re ittita Suppiluliuma I condusse due spedizioni militari nella regione corrispondente all’attuale Libano che a quel tempo era sotto il dominio egiziano. Le fonti ittite tramandano la notizia che i soldati dell’esercito di Suppiluliuma I furono contagiati dalle truppe egiziane e contrassero una grave malattia epidemica. Di questo terribile evento si parlerà nella conferenza egittologica online “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il regno ittita nel XIV secolo a.C.” con  Stefano de Martino e Christian Greco, martedì 24 novembre 2020, alle 18. La conferenza, che sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio di Torino, inaugura il ciclo di appuntamenti online che vede uniti museo Egizio e ACME Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio nel dare voce a studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero per rendere noti risultati e passi avanti delle varie ricerche in campo egittologico. Le lettere di Tell el Amarna confermano che nel Levante si fosse in effetti diffusa un’epidemia. Questa pandemia dilagò in tutto il regno ittita e durò per circa venti anni. Analizzando le fonti ittite disponibili, e in particolare le preghiere innalzate alle divinità dal re Mursili II per scongiurare la fine della pandemia, il relatore, in dialogo con il direttore del museo Egizio, cercherà di comprendere che malattia fosse stata, quali fossero stati i provvedimenti presi dal re ittita, e quali ricadute a livello politico ed economico questa grave pandemia avesse avuto.

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Stefano De Martino del dipartimento di Studi storici dell’università di Torino (foto museo Egizio)

Stefano de Martino. È professore ordinario al dipartimento di Studi storici dell’università di Torino, dove insegna Ittitologia e Civiltà dell’Anatolia preclassica. Direttore scientifico del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia, è inoltre coordinatore del dottorato dell’università di Torino “Technology Driven Sciences: Technologies for the Cultural Heritage”. È autore di saggi e volumi sulla storia, la civiltà e la lingue degli Ittiti e dei Hurriti; fa parte del team internazionale che studia e pubblica le tavolette in lingua hurrita rinvenute nel sito di Ortaköy (Turchia).

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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Christian Greco. Nato nel 1975 ad Arzignano (VI), Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.