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Missione belga scopre ad Alessandria d’Egitto complesso monumentale del periodo tolemaico: probabile tempio della famosa regina Cleopatra assimilata a Iside. Ne dà notizia la rivista “Archeologia Viva”

I resti del complesso tolemaico scavato nel quartiere moderno di Smouha ad Alessandria d'Egitto (foto Archeologia Viva)

I resti del complesso tolemaico scavato nel quartiere moderno di Smouha ad Alessandria d’Egitto (foto Archeologia Viva)

Gli scavi condotti dal museo belga di Mariemont ad Alessandria d’Egitto stanno portando alla identificazione di un grande complesso monumentale del periodo tolemaico: forse un tempio dedicato a Cleopatra assimilata a Iside che in età greco-romana era la più amata delle divinità nella terra del Nilo. Autori della scoperta, come riferisce il numero di gennaio-febbraio 2017 della rivista Archeologia Viva (Giunti editore), sono tre archeologi belgi dell’università Cattolica di Lovanio: Marie-Cécile Bruwier, direttrice scientifica del Museo reale di Mariemont e professoressa di archeologia egiziana e museologia; Marco Cavalieri, professore di archeologia romana e antichità italiche; Nicolas Amoroso, assistente presso la cattedra di archeologia romana e antichità italiche. “È noto come la conoscenza della più famosa città voluta da Alessandro Magno, l’Alexandrea ad Aegyptum di cui parlano le fonti, fondata sul delta del Nilo, sia ben lungi dall’essere completata”, spiega Bruwier su Archeologia Viva. “L’eccezionale e per certi versi incontrollato boom edilizio moderno e la stessa collocazione della città in un ambiente lagunare e paludoso, certamente sfavorevole alla conservazione del sito antico, hanno profondamente trasformato nei secoli il volto dell’area urbana, facendo sì che anche i monumenti più illustri, come la famosa Biblioteca o il Faro, siano ancora oggetto di continue indagini, peraltro non sempre risolutive per la ricomposizione dell’antica topografia”. La missione del Musée royal de Mariemont ad Alessandria d’Egitto si è conclusa dopo diversi anni di ricerche. Grazie alla collaborazione del Consiglio supremo delle Antichità egizie e del Centre d’Études alexandrines (CEAlex), le indagini si sono concentrate nella zona del quartiere moderno di Smouha, un sobborgo orientale della città. Il sito, conosciuto già dal XVIII secolo, solo a partire dal 2008 è stato oggetto di scavi condotti sulla base di attenti studi topografici. In precedenza, le uniche testimonianze si basavano su alcuni frammenti di statue colossali, oggi divisi tra il museo di Mariemont e il museo greco-romano di Alessandria. Le indagini hanno dato brillanti risultati documentando i resti di un tempio monumentale di età greco-romana che aggiungono un importante tassello alla conoscenza dell’antica Alessandria.

L'egittologa Marie-Cécile Bruwier davanti al frammento di regina tolemaica (Cleopatra?) conservata al Museo reale di Mariemont (foto Stephanie Vandreck)

L’egittologa Marie-Cécile Bruwier davanti al frammento di regina tolemaica (Cleopatra?) conservata al Museo reale di Mariemont (foto Stephanie Vandreck)

“La missione belgo-francese-egiziana”, continua Bruwier, “da anni è concentrata nel tentativo di ricostruire la natura e l’aspetto di un ampio settore orientale esterno alle antiche mura, nell’attuale quartiere di Smouha, laddove le descrizioni dei viaggiatori dei secoli scorsi e le più recenti indagini archeologiche documentano le tracce di un tempio la cui natura monumentale è attestata dai resti architettonici e dall’apparato scultoreo, forse risalente alla fine dell’età lagide, ovvero al regno di Cleopatra VII (51-30 a.C.), la più famosa regina d’Egitto”. Fra i reperti degli scavi a Smouha, è stato portato alla luce un frammento di lucerna romana raffigurante Iside in trono adorna del basileion: il disco solare sostenuto da due spighe di grano e sormontato da due piume. La presenza di spighe richiama l’assimilazione della dea con Demetra. Una seconda lucerna mostra Iside in trono che allatta il piccolo Arpocrate, mentre il frammento di una manica è riferibile a un busto di Serapide. Sono reperti che evidenziano la pratica di culti isiaci in questo sobborgo alessandrino. Inoltre, alcuni gettoni da gioco alessandrini di età greco-romana portano l’iscrizione Eleusinion con la rappresentazione di un edificio porticato a più piani che lascia ipotizzare l’organizzazione di giochi nell’Eleusi di Alessandria. Ciò presuppone uno spazio adeguato.  Due iscrizione geroglifiche frammentarie, scoperte a Smouha nel 2009 e nel 2010, presentano parte di un titolatura reale e dimostrano la presenza di statue reali nel luogo dove sono stati condotti gli scavi. Le ricerche hanno evidenziato una sessantina di blocchi di forma parallelepipeda (in granito, calcare e marmo) e parecchi frammenti di colonne in granito rosa.

Verona romana. Boom di visitatori al nuovo museo Archeologico al Teatro romano un balcone sulla città. Iniziamo la visita guidata del primo piano: dalla città romana alle necropoli ai grandi monumenti pubblici: l’Arco dei Gavi, l’Arena, il Teatro

L'eccezionale panorama sulla città di Verona che si gode dal rinnovato museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

L’eccezionale panorama sulla città di Verona che si gode dal rinnovato museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

Margherita Bolla, direttore del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

Margherita Bolla, direttore del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

Boom di visitatori al rinnovato museo Archeologico al teatro Romano di Verona: dal 28 maggio, giorno dell’inaugurazione, al 30 giugno sono stati più di 20mila. “Dopo tre anni di  chiusura per i lavori di restauro e ampliamento, è stato un vero successo”, dichiara il sindaco Flavio Tosi, “grazie anche alla tariffa promozionale di 1 euro che l’amministrazione comunale ha scelto di applicare per festeggiare la restituzione al pubblico di questo storico museo. Un dato importante, questo degli ingressi, in poco più di un mese dalla riapertura e in un periodo ancora non pienamente turistico: moltissimi infatti sono stati i veronesi che hanno potuto scoprire o riscoprire uno spazio espositivo collocato in un contesto straordinario, che lo rende davvero unico”. Ora il complesso museale, dopo articolati lavori di riqualificazione con fondi POR della Regione del Veneto e con il contributo di Fondazione Cariverona, si presenta significativamente ampliato negli spazi espositivi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/05/25/verona-il-28-maggio-riapre-il-museo-archeologico-al-teatro-romano-totalmente-rinnovato-e-ampliato-nuovi-reperti-e-una-vista-privilegiata-sulla-citta/). L’edificio del museo sorge sul fianco del colle di San Pietro a picco sopra il Teatro Romano. Tale collocazione è un elemento fondamentale ed eccezionale della visita: lo splendido panorama del teatro e della città dall’alto consente infatti di porre immediatamente in relazione quanto esposto con il contesto esterno. La direttrice Margherita Bolla conferma che il successo del nuovo museo Archeologico al Teatro Romano è attestato anche dalle note lasciate dai visitatori nel libro delle firme e dalle manifestazioni di gradimento comunicate al personale presente nel museo. Il Museo si pone dunque come una delle mete imperdibili a Verona anche per i cittadini più piccoli, che qui potranno divertirsi durante le tappe previste dal Summer Camp dell’estate 2016 organizzato nei diversi Musei Civici e rivolto a bambini delle scuole primarie (Visite guidate,  segreteria didattica e summer camp dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16 tel. +39 045 8036353 – fax +39 045 597140 segreteriadidattica@comune.verona.it).

Il rinascimentale palazzetto Fontana ingresso ufficiale al Teatro Romano e al museo archeologico di Verona

Il rinascimentale palazzetto Fontana ingresso ufficiale al Teatro Romano e al museo archeologico di Verona

Per chi non ha ancora avuto modo di scoprire i tesori della Verona romana, ecco una piccola visita guidata al nuovo museo Archeologico al Teatro Romano di Verona. Si accede dal rinascimentale palazzetto Fontana sorto sulla struttura scenica del teatro. L’edificio, interamente restaurato, prevede due piani dedicati alla didattica con un allestimento che permette anche attività di laboratorio per le scolaresche. Una volta usciti da palazzo Fontana si apre davanti a noi il teatro romano dominato dai bastioni dell’ex convento dei Gesuati, ora sede del museo a strapiombo sulla cavea romana. Sulla destra la chiesetta dei santi Siro e Libera (X-XIV sec.). Saliti gli spalti del teatro romano, si può scegliere di raggiungere le sale espositive con un ascensore o con una panoramica scalinata che costeggia il teatro. Il consiglio è di procedere con l’ascensore e utilizzare le scale per l’uscita. Il percorso museale attraversa tre piani espositivi. Il primo, situato al quinto livello dell’ex convento, è uno spazio quadrato che si affaccia sul chiostro dei Gesuati; il secondo corrisponde al piano sottostante, quello del chiostro, e si compone del nuovo cortile coperto, dell’ex-refettorio e di una serie di stanze minori tra cui tre celle monastiche; il terzo, ancora inferiore, è costituito dalla sala delle iscrizioni (già portineria del convento).

Il chiostro dell'ex convento dei Gesuati attorno al quale si sviluppa il rinnovato museo Archeologico al Teatro romano

Il chiostro dell’ex convento dei Gesuati attorno al quale si sviluppa il rinnovato museo Archeologico al Teatro romano

La struttura del complesso permette percorsi differenti, ma quello privilegiato inizia dal piano superiore del convento, con una sintetica introduzione alla Verona romana e alle residenze che vi si trovavano, spesso dotate di arredi lussuosi, come la pregiata fontanella in marmo ornata da teste di Tritoni. I visitatori sono via via condotti nella quotidianità della Verona di due millenni orsono. Apre la sezione “Abitare a Verona” con le testimonianze delle residenze private che si svilupparono in città nei primi secoli dell’età imperiale: qui ci sono gli arredi, a volte di grande raffinatezza; mentre i pavimenti a mosaico sono esposti al piano inferiore, nella chiesetta di San Gerolamo e nel refettorio. Segue la sezione dedicata alle “Necropoli”, scoperte al di fuori delle mura di Verona, lungo le vie consolari. “I più abbienti”, ricorda il direttore Margherita Bolla, “acquistavano le aree meglio visibili dalla strada e costruivano monumenti di varie dimensioni e forme, indicando i nomi dei defunti e dei proprietari su lastre di pietra” che, nel nuovo museo, hanno trovato posto nel chiostro e nella grande terrazza. Il rito di cremazione era quello più diffuso nel Veronese dal I secolo alla metà circa del III secolo d.C. Particolarmente interessante è la cosiddetta tomba del medico, rinvenuta in via Paradiso, l’attuale via G. Trezza. “Era una costruzione a pianta rettangolare in laterizi, con una nicchia su ogni lato”, spiega Bolla. “Purtroppo il corredo è probabilmente incompleto perché la tomba era stata violata in antico. Comunque la qualità e la quantità degli oggetti rimasti indicano il buon livello economico della famiglia, probabilmente derivato proprio dall’esercizio della medicina. Ma è un segnale di ricchezza anche la presenza di materiale di importazione, come l’ambra del Baltico che attraverso l’Ungheria raggiungeva Aquileia dove veniva lavorata e venduta nel Nord Italia”.

La direttrice Bolla col sindaco Tosi davanti al plastico dell'Arco dei Gavi

La direttrice Bolla col sindaco Tosi davanti al plastico dell’Arco dei Gavi

Nella successiva sezione, “Gli edifici pubblici”, si tocca con mano la monumentalità di Verona. Uno storico plastico, realizzato in scala 1:10 dall’intagliatore Luigi Sughi, nel 1813, sulla base dei disegni di ricomposizione dell’arco, ormai demolito, e dei rilievi grafici dei blocchi superstiti, eseguiti da Giuseppe Barbieri, ci introduce alla conoscenza dell’Arco dei Gavi. Il monumento fu costruito dall’architetto Lucius Vitruvius Cerdo, nella prima metà del I sec. d.C. sulla via Postumia, in asse con l’attuale corso Castelvecchio, oltre 500 metri fuori dalla città che iniziava a Porta Borsari. A commissionare l’arco fu la potente famiglia dei Gavi, celebrata con iscrizioni e statue (perdute) poste nelle nicchie. L’arco, che ebbe grande fama nel Rinascimento, fu demolito nel 1805 sotto il dominio francese, perché d’intralcio alla circolazione, e ricostruito solo nel 1932, dove lo ammiriamo oggi, a fianco di Castelvecchio, poco distante dal sito originale.

Il grande plastico dell'Arena che introduce la sezione dedicata all'anfiteatro romano di Verona

Il grande plastico dell’Arena che introduce la sezione dedicata all’anfiteatro romano di Verona

Un altro plastico “storico” annuncia la sezione dedicata all’anfiteatro romano, “L’Arena”, tra i maggiori in Italia per dimensioni, costruito nel I sec. d.C. fuori dalle mura della città e destinato a combattimenti tra gladiatori e cacce ad animali feroci o esotici. “L’anfiteatro, realizzato con calcare bianco e rosato della Valpolicella, laterizi, ciottoli di fiume e schegge in tufo”, ricorda la direttrice, “è composto dall’arena ellittica al centro e dalle gradinate che poggiano su serie di ambienti a volta”. Sulla grande terrazza del museo, che incontreremo più avanti, sono conservate colonne forse del porticato che coronava le gradinate, e un’iscrizione di Licinia. Qui invece è esposto quel poco che è rimasto delle sculture che ornavano l’anfiteatro: alcune avevano funzione onoraria, altre ricordavano i giochi (come un pugile in bronzo e un gladiatore in tufo; altre statue ancora avevano funzione decorativa o religiosa, come la testa femminile che potrebbe rappresentare Diana, dea della caccia venerata negli anfiteatri.

Il lungo corridoio che presenta le sculture provenienti dal teatro romano

Il lungo corridoio che presenta le sculture provenienti dal teatro romano

Completa la sezione dedicata agli edifici pubblici la presentazione de “Il Teatro romano” nei suoi vari aspetti: la struttura architettonica, i documenti sugli spettacoli e i reperti dagli scavi, le sculture che celebravano personaggi eminenti; poi la grande varietà di raffinate sculture decorative, destinate in parte alla sospensione in parte a integrare l’architettura. Progettato poco dopo la fondazione di Verona (quindi dopo la metà del I sec. a.C.) e realizzato in età augustea, il grande complesso del teatro occupava tutto il colle di San Pietro con una serie di terrazze e si collegava sulla sommità del colle con un tempio di cui non conosciamo la dedica. Dopo il suo abbandono, numerosi edifici civili e religiosi furono costruiti sopra le rovine del teatro di cui però non si perse mai la memoria.

Amuleti e bronzetti provenienti dal santuario di Iside e Serapide

Amuleti e bronzetti provenienti dal santuario di Iside e Serapide

Conclude il percorso al piano superiore una sezione dedicata al santuario di Iside e Serapide, luogo di culto situato nella zona del complesso teatrale dove erano venerate le due divinità di origine egizia insieme al figlio Arpocrate, la versione greco-romana di Horus. Nel santuario, attivo soprattutto dal II sec. d.C., vennero collocati diversi altari votivi. “Negli scavi effettuati nel teatro”, ricorda Bolla, “sono venuti alla luce diverse sculture in pietre originarie dell’Egitto e in marmo bianco”. Abbiamo così completato il quinto livello dell’ex convento dei Gesuati, e primo piano del percorso del nuovo museo Archeologico al Teatro romano di Verona. La visita guidata continua in un prossimo post.