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Verona. Chiuso il primo lotto del grande restauro dell’Arena: i risultati si vedono a occhio nudo. Nel giorno di passaggio di consegne dell’anfiteatro romano alla Fondazione per la stagione lirica, sopralluogo e bilancio del progetto da 14 milioni di euro

Le gradinate dell’Arena di Verona: si vede a occhio nudo il settore già ripulito e restaurato (foto comune-vr)

Finiti i primi lavori nel grande progetto di restauro dell’Arena di Verona che si prepara a riaccogliere un milione di visitatori l’anno. E i risultati sono visibili a occhio nudo. La suddivisione dei lavori in lotti e la concentrazione dei lavori da novembre ad aprile è funzionale all’ottimizzazione delle complesse attività di cantiere oltre che a garantire l’attività della Fondazione Arena durante la stagione estiva. E quindi, oggi, 2 aprile 2021, giorno del passaggio di consegne, con l’anfiteatro che entra nelle disponibilità di Fondazione Arena per i preparativi legati alla stagione lirica ed extra lirica, è stato possibile fare un primo bilancio dell’andamento dei lavori con un sopralluogo delle autorità coinvolte. L’occasione perfetta per verificare sul posto lo stato di avanzamento dei lavori, che quest’anno tuttavia non si fermano nemmeno durante il periodo estivo, ma andranno avanti senza intralciare gli spettacoli. I risultati del lavoro già effettuato  sono ben visibili ad occhio nudo. I gradoni stanno tornando al loro colore originario, sono stati ripuliti dalla patina logorante del tempo oltre che sigillati per evitare le infiltrazioni d’acqua. Lo stesso per gli arcovoli, grazie a maestranze specializzate e all’utilizzo dei materiali più idonei alle caratteristiche del monumento,  per la quale sono effettuate dettagliate indagini e rilievi sulle strutture e sugli interventi realizzati in passato.  Quella in corso all’anfiteatro arena è un’opera di restauro senza precedenti, destinata a segnare la storia del monumento stesso e a farne non solo un luogo di spettacolo e musica, ma un vero e proprio museo. Un intervento che rimarrà nei secoli, per il contesto in cui viene realizzato, per gli obiettivi da raggiungere e per l’investimento che li rende possibili. Un progetto ambizioso di valorizzazione e fruizione dell’arena, avviato nel 2019 grazie al finanziamento di 14 milioni di euro messi a disposizione da Unicredit Banca e Fondazione Cariverona con l’Art Bonus.

Il restauro dei colonnati negli arcovoli dell’Arena di Verona (foto comune-vr)

A maggio saranno pronti i primi tre dei dieci nuovi bagni che andranno a sostituire quelli attuali, datati fine anni Cinquanta e oramai in un grave stato di conservazione. Per i servizi igienici è stata adottata la tecnica di lavorazione in esterna, che prevede la realizzazione delle celle in cantiere e la messa in posa sul pavimento senza intaccare la parte muraria e architettonica. Poi ci sono gli interventi che  non si vedono, ma che sono fondamentali per una riqualificazione moderna e complessiva dell’arena come quella che verrà completata  entro i prossimi tre anni. Si tratta dell’opera ingegneristica che si  è concentrata  in particolare a livello ipogeo, dove sono stati realizzati ex novo gli impianti idrico, fognario ed antincendio, ormai del tutto obsoleti, e propedeutici al proseguo dei cantieri. A tutto ciò si aggiungono le opere di riqualificazione museale. Sono queste, infatti, uno degli obiettivi strategici dell’intervento Art bonus, per migliorare la fruibilità dell’Arena come monumento visitabile nei suoi spazi principali, compresa la galleria mediana che, durante la stagione invernale con lo stop agli spettacoli, potrà essere percorsa nella sua totalità. Già allo studio della Soprintendenza e del settore Musei Civici l’individuazione di soluzioni metodologiche per l’allestimento di appositi spazi informativi e dedicati alla comunicazione multimediale, nei quali i visitatori possano ricevere approfondimenti relativi all’anfiteatro, alla sua storia e alla sua duplice natura di luogo della cultura e luogo di spettacolo.

Sopralluogo all’anfiteatro romano di Verona (foto comune-vr)

In Arena si sono dati appuntamento il sindaco di Verona Federico Sboarina, l’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto, il soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio Vincenzo Tinè, il direttore generale di Fondazione Cariverona Giacomo Marino e la Regional Manager NordEst di Uncredit Luisella Altare. Presenti anche l’assessore alla Cultura Francesca Briani e il sovrintendente di Fondazione Arena Cecilia Gasdia. “Assistiamo a qualcosa di storico e che resterà nei secoli”, ha detto il sindaco. “Questo intervento ci permette non solo di restituire l’anfiteatro alla sua originaria bellezza, ma anche di proiettarlo in una nuova dimensione, quella museale, che contribuirà a renderlo ancora più unico e straordinario. È arrivato il tempo di prepararsi alla stagione lirica che inizierà il 19 giugno 2021 con lo spettacolo diretto dal maestro Muti, lavoriamo per il pubblico della lirica e dei concerti  ma anche per il milione di visitatori che ogni anno entrano in Arena. Non posso che essere estremamente orgoglioso  di quanto fatto finora, anche durante la pandemia, e degli obiettivi che ci siamo posti con questo progetto. Riscriviamo la storia del nostro anfiteatro, lo facciamo attraverso la sinergia di istituzioni del territorio, consapevoli di ciò che l’arena rappresenta per la nostra città dal punto di vista storico, artistico, culturale oltre che economico”. E l’assessore Zanotto: “Si tratta di un cantiere davvero complesso e articolato, che richiede una cura e un’attenzione particolare. Nel giro di pochi anni avremo un anfiteatro messo a nuovo, visibilmente più bello grazie al restauro dei gradoni e degli arcovoli, ma anche più funzionale e sicuro, con un nuovo sistema tecnologico adeguato alle esigenze del teatro all’aperto più famoso al mondo. Senza parlare dei nuovi servizi igienici, quelli attuali non sono più adeguati  anche a causa della scarsa manutenzione degli anni passati. Oggi consegniamo il monumento a Fondazione Arena, il cantiere vero e proprio riprenderà in autunno ma i lavori non si fermeranno del tutto nemmeno durante l’estate. Il nostro obiettivo è terminate l’opera nei tempi stabiliti, siamo in carreggiata nonostante l’emergenza sanitaria”. “L’Art bonus ha innescato un meccanismo di tutela e conoscenza dell’anfiteatro che si completerà con la realizzazione del percorso museale”, ha aggiunto il soprintendente Tinè. “Ora sono finalmente visibili i primi risultati, un progetto frutto di un lungo lavoro preliminare, a cui la Soprintendenza ha dato un contributo non banale e che coglie l’opportunità di rendere visibile il restauro e la storia del monumento, compresa la più recente funzione di teatro all’aperto per gli spettacoli di lirica e di musica pop”.

Il rendering dei nuovi bagni per i visitatori e gli spettatori dell’Arena di Verona (foto comune-vr)

“Un intervento sostanziale su uno dei luoghi iconici del patrimonio artistico italiano e simbolo nel mondo della nostra Verona”, ha affermato Marino. “Notevole il lavoro relativo alla parte ingegneristica, quello che non si vede ma è essenziale per conservare l’Arena e valorizzarla al meglio. Oggi abbiamo voluto essere qui per condividere con la città quanto realizzato finora, bene l’approccio metodologico del ‘minimo intervento’, garantisce di mantenere intatta la bellezza del manufatto. Fondamentale anche il progetto museale, con un milione di potenziali visitatori all’anno, l’Arena si appresta a diventare un signor museo”. Soddisfazione per l’avanzamento dell’opera è stata espressa anche dal Regional Manager Nord Est di UniCredit Luisella Altare, che sottolinea come “sostenere i lavori di ristrutturazione dell’Arena di Verona è per UniCredit motivo d’orgoglio. Il nostro intervento non solo è coerente con la convinzione che lo straordinario patrimonio artistico e culturale italiano costituisca un volano di sviluppo economico e sociale per tutto il Paese ma, vuole essere una nuova, concreta, dimostrazione della nostra attenzione e del nostro legame con questo territorio”. Infine la sovrintendente Gasdia: “Mai come quest’anno aspettavamo questo giorno. Tra poco cominceremo le operazioni di allestimento del palco e dei gradoni, i veronesi sentiranno i martelli in azione. Per noi è un segnale forte verso il ritorno a quella normalità che tutti aspettiamo e per la quale non abbiamo mai smesso di lavorare”. “L’auspicio è di riaprire al più presto tutti i musei, i teatri e i luoghi di cultura”, ha concluso l’assessore Briani. “Il percorso museale dell’arena arricchirà ancora di più l’offerta culturale della nostra città”.

Verona. L’Arena riapre al pubblico il 15 marzo: intanto c’è il tour virtuale dell’anfiteatro. Musei civici gratuiti fino al 26 marzo. Ecco tutte le offerte culturali

L’home page del tour virtuale dell’Arena di Verona

Verona: dal mese di marzo, in tutti i musei civici, accesso gratuito e nuovi orari di apertura. E, dal 15 marzo, al termine di un ampio intervento di restauro, riapertura al pubblico dell’Anfiteatro Arena. Sono queste le principali novità dell’ampio programma di iniziative del Comune di Verona che puntano ad accrescere, ad un mese dalla riapertura ufficiale dei musei, dopo tre mesi di chiusura forzata causa Covid, l’offerta culturale e le opportunità di visita in favore di cittadini e turisti. Intanto, Grazie a un progetto nato durante il lockdown 2020 è stato realizzato il tour virtuale a 360 gradi dell’anfiteatro Arena (Tourverona.com – Arena di Verona). Il video è disponibile sul sito tourverona.com, ed è stato prodotto dal Museo della Radio di Verona in collaborazione con lo studio creativo Antracite e il Comune di Verona. Oltre all’Arena, è possibile visitare virtualmente anche altri spazi della città tra cui, a breve, anche il Museo di Castelvecchio.

Dal 4 al 26 marzo 2021 sarà dunque possibile accedere gratuitamente a tutti i musei civici e, con l’occasione, ammirare le numerose proposte espositive in essi realizzate. Inoltre, nella direzione di garantire maggiori opportunità ai visitatori, i musei civici, a partire da oggi, 1° marzo 2021, ampliano il loro orario di apertura, con la possibilità di ingresso fino alle 19. Nello specifico, da lunedì a venerdì, dalle 12 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30), possibilità di visita alla Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” (Gam), al museo di Castelvecchio, al museo di Storia Naturale e al museo degli Affreschi G. B. Cavalcaselle alla Tomba di Giulietta. Quest’ultimo, di nuovo accessibile, al termine dei lavori di sistemazione. La Casa di Giulietta, invece, per consentirne la massima fruibilità possibile, può essere visitata dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30). Per lavori, restano temporaneamente inaccessibili al pubblico il museo Archeologico al Teatro Romano e il museo Maffeiano. Tutte le regole per una visita in sicurezza dei musei al link https://museodicastelvecchio.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=69827. Fino al 26 marzo 2021 non è più obbligatoria la prenotazione. Come previsto dall’attuale Dpcm, i musei resteranno chiusi durante il weekend, da sabato a domenica. Se poi dal 27 marzo, come per ora solo ipotizzato, i musei saranno aperti anche nel weekend, tornerà obbligatoria la prenotazione obbligatoria on line. E il Comune ha già annunciato che saranno previsti costi di ingresso promozionali.

Le novità sono state illustrate questa mattina dall’assessore alla Cultura Francesca Briani e dalla direttrice dei Musei civici Veronesi Francesca Rossi. “Non ci siamo mai fermati”, ha ricordato l’assessore, “convinti che la cultura dovesse, anche nelle limitazioni imposta a causa del Covid, continuare a vivere e ad essere proposta al pubblico. Ad un mese dalla riapertura, quindi, l’opera di ampliamento dell’offerta espositiva continua. Da oggi, 1° marzo, tutti i musei civici potranno essere visitati fino alle 19. Un’opportunità in più per farvi visita anche a fine lavoro, in attesa di poter riaprire anche nel fine settimana. Inoltre, dal 4 al 26 marzo, l’accesso ai musei sarà completamente gratuito per tutti. Alleggerite anche le operazioni d’ingresso, che non necessitano più della prenotazione. Infine, dal 15 marzo anche l’Anfiteatro Arena, fra i monumenti più visitati della nostra città, sarà di nuovo accessibile al pubblico. In fase di ultimazione, infatti, l’ampio intervento di sistemazione”. “La gratuità degli accessi è una preziosa opportunità per accrescere l’interesse di cittadini e turisti sulle tante proposte offerte dai Musei Civici di Verona”, ha aggiunto la direttrice Rossi. “Durante il lungo periodo di chiusura, infatti, nei nostri musei è stato portato avanti un costante lavoro di ampliamento dei progetti espositivi. Inoltre, si è proceduto ad attuare lavori di sistemazione, come la modifica dell’illuminazione nelle sale adibite alla mostra, per migliorare la funzionalità degli spazi dei musei. Tante attività e servizi che puntano a favorire la visita, agevolando il più possibile l’utenza”.

Il museo di Castelvecchio a Verona (foto Comune di Verona)

Esposizioni in programma. Castelvecchio. Dall’8 marzo al 3 ottobre 2021, per i 700 anni dalla morte di Dante, allestimento nella sala Boggian della mostra Dante negli archivi. L’Inferno di Mazur a cura di Francesca Rossi, Daniela Brunelli, Donatella Boni. Al secondo piano della Reggia di Castelvecchio, il Polittico detto di San Luca, capolavoro rinascimentale di intagliatore veronese acquisito nell’estate del 2020 dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, ed assegnato ai Musei Civici veronesi per la sua esposizione. E, ancora, il dipinto Cristo benedicente coronato di spine, opera su tavola, databile tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI secolo, donata ai musei veronesi dai fratelli Paolo, Margherita ed Eleonora Mezzelani. Visibile inoltre, il nuovo allestimento della Galleria Dipinti dedicata alla pittura veneta, con opere di Paolo Veronese, Jacopo Tintoretto e Giulio Licinio. Per consentire i lavori di ripristino dei tetti del palazzo, una sezione del Museo è chiusa al pubblico. Il costo del biglietto è pertanto ridotto.

La Scala della Ragione dei Palazzi Scaligeri sede della Galleria di Arte moderna (foto Comune di Verona)

GAM. In una sala inedita, mai aperta al pubblico a Palazzo della Ragione, è visibile fino al 30 settembre 2021, l’esposizione Contemporaneo Non-Stop. Il respiro della natura, in cui vengono presentate al pubblico le opere della collezione contemporanea della GAM. Fino al 31 dicembre 2021 resta visibile la mostra La mano che crea. La galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919) scultore, collezionista e mecenate.

La statua di Giulietta davanti alla Casa di Giulietta (foto Comune di Verona)

Casa di Giulietta. Grazie alla generosità dell’imprenditore veronese Giuseppe Manni, già presidente degli Amici dei Musei Civici, l’opera di Pietro Roi Giulietta è entrata a far parte delle collezioni Civiche e, con la riapertura dei musei, potrà essere finalmente ammirata dal pubblico nella sua esposizione permanente alla Casa di Giulietta.

Il giardino del museo di Storia naturale di Verona (foto Comune di Verona)

Museo di Storia Naturale. Con l’iniziativa Laboratorio e deposito visibile delle collezioni sono stati ricreati all’interno del museo un deposito e un laboratorio naturalistico dell’inizio del Novecento. Al suo interno arredi d’epoca e vetrine per la conservazione e l’esposizione delle collezioni studiate, in questo caso dei reperti ornitologici. Un’opportunità per il pubblico di scoprire le tecniche utilizzate in quel periodo e, in particolare, la figura di Vittorio Dal Nero, abile e rinomato tassidermista ed ornitologo, che fu il primo direttore del museo di storia naturale indipendente.

Verona romana: l’architettura segno del potere di Roma. A Verona Archeofilm incontro con Francesca Ghedini: “L’Arena alla sua costruzione era il più grande anfiteatro dell’impero”

Verona romana in una famosa ricostruzione del disegnatore Gianni Ainardi

La locandina della prima edizione di Verona Archeofilm al teatro Ristori di Verona

Non solo film. La prima edizione di Verona Archeofilm, promossa da Archeologia Viva e dal Comune di Verona al teatro Ristori, con la direzione artistica di Dario Di Blasi, ha regalato al numeroso pubblico di appassionati presenti anche un interessante incontro culturale con Francesca Ghedini, professore emerito dell’università di Padova, archeologa classica, profonda conoscitrice di Ovidio. Intervistata dal direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti, Ghedini ha declinato sul caso Verona il tema del rapporto tra architettura e potere nel mondo romano. E a Verona, come sottolinea la professoressa, è possibile farlo perché “negli anni ha avuto eccellenti archeologi della soprintendenza che hanno ricercato, studiato, conservato e salvaguardato le notevoli testimonianze della Verona romana” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/21/a-quarantanni-dalla-prima-esperienza-torna-a-verona-il-grande-cinema-archeologico-grazie-ad-archeologia-viva-con-verona-archeofilm-nove-titoli-e-lincontro-con-francesca-ghedini/).

La professoressa Francesca Ghedini intervistata da Piero Pruneti al teatro Ristori di Verona

Architettura e potere. “Roma ha creato un impero che è durato secoli: di certo la forza militare è stata fondamentale, ma non è stato il solo motivo che ha favorito la romanizzazione. Va considerata anche la grande attrattività: si poteva vivere meglio sotto i romani, che quando fondavano una città o ne conquistavano una portavano subito i servizi, a cominciare dalle fognature”. Quindi il primo segno di Roma si esprime con la scelta del luogo di fondazione di una colonia. E allora cerchiamo di capire meglio perché Verona è nata qui e non altrove. “Verona sorge qui perché c’è l’Adige e perché qui passa una importantissima via consolare, la via Postumia”, chiarisce Ghedini. “È vero che sul colle di San Pietro esiste già un nucleo abitato precedente, ma la città romana nasce all’interno dell’ansa dell’Adige perché in una posizione che le permette di avere tre quarti di città difesa naturalmente dal fiume, e perché di qui passa la via Postumia che, all’interno delle mura, superate le porte, diventa il decumano massimo, oggi rappresentato dall’asse corso Cavour – corso Porta Borsari”.

Il tracciato della via Emilia da Rimini a Piacenza

La situazione geo-politica. Siamo nel 148 a.C. In quel momento Roma è impegnata a Sud contro Cartagine (terza guerra punica, dal 149 al 146 a.C.), e a Est si sta espandendo verso il Mediterraneo orientale (dal 146 a.C. la Grecia diventa un protettorato romano). Entrambi i fronti sono sostenuti a Roma dal cosiddetto “partito del mare” che punta a fare di Roma una potenza navale nel Mediterraneo. Ma c’è anche il cosiddetto “partito degli agricoltori” che ovviamente ha i suoi interessi soprattutto in pianura Padana, dove la romanizzazione era iniziata con la fondazione della via Emilia tra il 189 e il 187 a.C. collegando Rimini (terminale della via Flaminia, 220 a.C., quindi con Roma) a Piacenza sul Po, che diventa il caposaldo romano in pianura padana. L’espansione di Roma a Nord continua con la fondazione di Aquileia nel 181 a.C., con sbocco nel Nord dell’Adriatico, quasi un punto nel nulla nell’estremo nord-est dell’Italia, in un territorio abitato da popolazioni non romane. Per difendere questo avamposto i Romani realizzano la via Postumia: è il 148 a.C. La strada collega i due porti settentrionali, a Ovest Genova, a Est Aquileia: una grande opera ingegneristica in territorio non romanizzato che prevede strutture invasive e la partizione del territorio. Una situazione vista dalle popolazioni locali come una penetrazione anche militare”.

Piazza delle Erbe a Verona occupa lo spazio del foro romano (da http://www.verona.net)

Il foro della Verona romana sorse all’incrocio tra la via Postumia (decumano) e il cardo

La fondazione di Verona: il Foro. “È su questa importante via consolare, strategica per i romani, che nasce Verona romana la quale ci ha restituito dei bellissimi segni del potere di Roma. Il primo segno del potere di Roma si manifesta con la realizzazione del foro (oggi piazza delle Erbe) all’incrocio tra la via Postumia (sull’asse Est-Ovest) e il cardo massimo (N-S). Ma cos’ha di speciale il foro di Verona? Qui si incontrano il momento e la celebrazione del sacro, della giustizia, dell’economia e della socialità intesa come incontro. Il foro veronese appare molto allungato (il lato corto è un terzo di quello lungo), discostandosi da quelle che sono le proporzioni canoniche codificate da Vitruvio, dove il lato corto è due terzi di quello lungo. Ciò dimostra che il foro non appartiene alla monumentalizzazione della città del primo periodo imperiale, ma la sua realizzazione è contemporanea alla deduzione della colonia repubblicana, in un sistema urbanistico dominato dal tempio sul lato corto settentrionale”.

Edificato nella seconda metà del I sec. a.C. sul lato settentrionale del Foro, il Capitolium era caratterizzato da un fronte largo 35 m (con tre file di sei colonne), tre celle e portici ai lati, ed era lungo circa 42 m. Su tre lati correva tutt’intorno al tempio un porticato che aveva anche la funzione di archivio. Lungo le sue pareti erano esposte numerose epigrafi e tavole in bronzo, delle quali si sono ritrovati solo frammenti: si trattava di leggi, decreti, liste di magistrati e imperatori, documenti catastali. A sostenere tutta questa struttura c’era un criptoportico (oggi recuperato dagli scavi della soprintendenza e visitabile nell’area archeologica di Corte Sgarzerie: proprio dopo l’incontro con la prof.ssa Francesca Ghedini, il Verona Archeofilm ha proposto il documentario di Davide Borra, di cui qui abbiamo visto il trailer). Il criptoportico si sviluppava per oltre 200 metri sotto il portico. Diviso in due navate larghe 4,5 m da una spina di archi retti da 78 pilastri in pietra e coperta da volte a botte, era debolmente illuminato da finestre “a strombo” affacciate sulla terrazza superiore. Il complesso rimase in vita fino al IV secolo, quando, per effetto dell’affermazione del cristianesimo e probabilmente per un incendio cadde in abbandono.

La ricostruzione del Capitolium di Verona e del triportico, dove erano collocate le tavole catastali

“L’impostazione del tempio a Giove Capitolino, rialzato rispetto al foro, imita il Campidoglio dell’Urbe dedicato alla Triade capitolina. E poi c’è il blocco centrale del foro che è un inno alla romanità – continua Ghedini -. È lì che sorge infatti il complesso curia/basilica, cioè i due luoghi deputati per eccellenza alla gestione della cosa pubblica e della giustizia. E più a Ovest si apre un’altra piazza dominata al centro da un tempio dedicato al culto imperiale. Questo lealismo e completa adesione dimostrano che i veronesi si sentivano romani. Assistiamo quindi a un fenomeno di autoromanizzazione: chiedono di sentirsi romani e diventano romani. Il complesso del foro romano ne è la prova”.

L’Arena di Verona: l’anfiteatro fu realizzato in età giulio-claudia

Gli edifici di spettacolo. “Senza sottovalutare il valore simbolico delle mura, che non rappresentano un limite invalicabile, ma piuttosto un segno di potere: la prolessi della grande Verona, di certo l’altra prova del potere e della civiltà di Roma sono gli edifici di spettacolo, cioè l’arena e il teatro, entrambi bellissimi, segno della civiltà romana, esempio del vivere quotidiano. Il teatro di Verona è romano, ma realizzato secondo la tecnica greca, cioè sfruttando il clivio naturale di un colle. A Verona non è una scelta casuale. Il colle di San Pietro permetteva di riprodurre il modello dei grandi santuari tardo-repubblicani. Perché il complesso del teatro si completava con il soprastante tempio della Fortuna Primigenia offrendo una fortissima adesione alla grande architettura romana. E poi c’è l’arena. L’anfiteatro veronese è da sempre considerato il terzo più grande dell’impero, dopo il Colosseo e quello di Capua. Ma se guardiamo la sequenza di realizzazione dei tre anfiteatri, notiamo che l’Arena di Verona (metri 152×123) risale all’epoca giulio-claudia, mentre il Colosseo (metri 187×155) alla successiva età flavia, e l’anfiteatro di Capua (metri 165×136), di fondazione più antica, è stato ampliato come lo conosciamo noi oggi solo nel II sec. d.C. Quindi, al momento della sua costruzione, l’Arena di Verona era l’anfiteatro più grande dell’impero”.

Via libera al restauro dell’anfiteatro Arena di Verona. Sbloccati dopo 3 anni i 14 milioni stanziati con l’art bonus da Unicredit e fondazione Cariverona. Quattro inverni di lavori, alla fine si potranno visitare anche i sotterranei

Una suggestiva veduta dall’alto dell’ellisse dell’anfiteatro romano di Verona, l’Arena

Stavolta ci siamo: il restauro dell’Arena di Verona può partire con il finanziamento di 7 milioni di euro da parte di Unicredit e di altrettanti da fondazione Cariverona. E a lavori ultimati saranno aperti al pubblico anche i sotterranei dell’Arena dove – assicurano Sergio Menon (dirigente comunale per i monumenti, in pratica il “conservatore” areniano) e il prof. Claudio Modena (che ha curato il progetto di restauro) – non è mai entrato alcun turista e dove la presenza di reperti archeologici inediti arricchiranno l’offerta del monumento più amato di Verona. In realtà i soldi, vincolati al recupero del prestigioso anfiteatro romano, erano pronti da tre anni. Ma solo ora c’è l’accordo sul delicato, articolato e particolare progetto di intervento da complessivi 14 milioni  di euro da parte del Comune di Verona, proprietario del monumento; della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, che cura il restauro; e della fondazione Arena di Verona, che organizza il festival dell’opera lirica, la famosa e importante rassegna iniziata nel 1913.  È il “regalo di Natale 2017” che l’amministrazione scaligera ha posto sotto l’albero non solo dei veronesi, ma di tutti gli appassionati di musica e di archeologia. A dare l’annuncio il sindaco Federico Sboarina, al suo primo Natale alla guida di Palazzo Barbieri: “I lavori per la conservazione e la valorizzazione dell’anfiteatro Arena possono finalmente partire, dopo anni di attesa, con i milioni messi a disposizione dai privati”.

L’Arena di Verona d’estate diventa il tempio dell’opera lirica

Quando nel dicembre 2014 fu siglato l’accordo tra il Comune di Verona e gli sponsor nella sede di Unicredit in piazza Gae Aulenti a Milano si alzò un coro di plausi: all’Arena sarebbero bastati tre, massimo quattro anni, per “farsi bella”. “Saranno possibili interventi alla struttura che porteranno a risolvere i problemi dell’Arena per centinaia di anni”, aveva garantito l’allora vicesindaco, Stefano Casali, che, insieme all’allora sindaco Flavio Tosi, si era soffermato a illustrare i vantaggi dell’operazione “su una struttura che porta alla Fondazione Arena un fatturato di 25 milioni all’anno solo dalle vendite dei biglietti, 400mila spettatori per la lirica, 300mila per gli altri spettacoli e 6-700mila visitatori”.  E non erano da meno l’entusiasmo e la soddisfazione dell’allora ad di Unicredit, Federico Ghizzoni: “Un accordo importante, una delle poche belle cose che vediamo accadere in Italia, reso possibile grazie al nuovo strumento dell’art bonus che prevede una detrazione fiscale pari al 65%”.  Un mese dopo, nel gennaio 2015, furono indicati i nomi dei tre componenti del Comitato tecnico scientifico chiamati a controllare lo stato di avanzamento dei lavori e ad occuparsi della programmazione, progettazione e direzione del restauro: l’allora soprintendente ai Beni culturali e paesaggistici del Veneto Ugo Soragni, come presidente, l’architetto Stefano Gris in rappresentanza di Fondazione Cariverona e l’ingegnere Claudio Modena per il Comune.

Una galleria interna dell’anfiteatro romano di Verona

Dicembre 2017, l’accordo che risponde alle esigenze di tutela e conservazione da parte della soprintendenza, all’obiettivo di valorizzazione perseguito dal Comune di Verona, e al particolare utilizzo necessario all’ente lirico. Il restauro durerà quattro anni, in realtà si dovrebbe parlare di quattro inverni perché i lavori potranno essere eseguiti solo tra novembre e marzo.  Il progetto prevede – tra l’altro – il completamento della sigillatura delle gradinate (un milione e 50mila euro); il rifacimento degli impianti elettrici, manutenzioni speciali e antincendio (3 milioni e mezzo); il rifacimento dell’impianto elettrico di illuminazione scenografico esterno (161mila); il rifacimento dei servizi igienici per il pubblico  e per le maestranze (797mila); il restauro conservativo della galleria e di parte degli arcovoli interni (2 milioni 714mila); il riordino degli spazi in uso alla fondazione Arena, necessari alla realizzazione del festival dell’opera lirica, e la riqualificazione museale per fruire meglio il monumento d’estate e d’inverno (175mila).

Con l’associazione Archeonaute alla scoperta della storia e dei segreti dell’Arena di Verona

L’anfiteatro romano di Verona, più noto come l’Arena, fu realizzato in età giulio-claudia

L’Arena di Verona? Nei secoli non fu solo luogo deputato agli spettacoli gladiatori come ce la immaginiamo dagli stereotipi creati dalla filmografia hollywoodiana: in due millenni di storia – dall’età giulio-claudia ai giorni nostri – l’anfiteatro fu “usato” nei modi più diversi. Divenne zona insediativa, ospitò impianti produttivo-artigianali e spazi funerari, alternando, in alcuni momenti, immondezzai e discariche di materiali edili. Storie, aneddoti, curiosità guideranno gli appassionati nella visita alla scoperta dell’Arena di Verona promossa domenica 5 novembre 2017 dall’associazione Archeonaute, che da tempo garantisce, su concessione della soprintendenza, l’apertura dell’area archeologica di Corte Sgarzerie a Verona che conserva tracce del criptoportico del capitolium romano. “Abbiamo deciso di uscire dagli scantinati umidi in cui bazzichiamo quotidianamente”, celiano, “per accompagnarvi alla scoperta della più maestosa delle testimonianze del passato romano di Verona: l’Arena!”.  In occasione della prima domenica del mese, con ingresso in Arena per tutti a un euro, un’archeologa di Archeonaute racconterà la storia del monumento, dalle sue fasi di vita all’abbandono e riutilizzo, e quanto emerso dalle ultime indagini archeologiche condotte tre anni fa dall’archeologo Simon Thompson (socio di Archeonaute) e dal suo staff all’interno dell’arcovolo 58. In quell’occasione le indagini di archeologia preventiva nell’Arena di Verona, avviate per la realizzazione della nuova cabina elettrica dell’anfiteatro, hanno fornito importanti informazioni sulle vicende strutturali e sull’uso del monumento, a partire dalla fase di fondazione – da collegare all’età dell’imperatore Claudio – fino ai secoli del Medioevo e della prima età moderna. Proprio il rinvenimento di un sesterzio di bronzo dell’epoca dell’imperatore Claudio ha consentito di datare la costruzione dell’Arena intorno agli anni 41-42 d.C., confermandone l’antecedenza rispetto al Colosseo, costruito dalla dinastia dei Flavi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2014/06/08/allarena-di-verona-archeologia-in-diretta-apertura-straordinaria-del-cantiere-di-scavo-archeologico-nellanfiteatro-in-anteprima-i-risultati-sulla-vita/). Appuntamento domenica 5 novembre 2017 alle 16.30 davanti alla biglietteria alle 16.50. Costo biglietto d’ingresso: 1 euro per tutti (prima domenica del mese), salvo le gratuità (over 65 residenti nel Comune di Verona – persone con disabilità e loro accompagnatori – bambini fino a 7 anni – con VeronaCard). La visita guidata (costo 5 euro) inizia alle 17 e dura un’ora.

Verona romana. Seconda parte della visita guidata del nuovo museo Archeologico al Teatro romano alla scoperta non solo dei ritrovamenti tesori romani ma anche dei tesori dei monaci Gesuati e dei segreti del colle di san Pietro

L'affaccio del museo archeologico di Verona a strapiombo sul teatro romano

L’affaccio del museo archeologico di Verona a strapiombo sul teatro romano

Il nuovo museo Archeologico al Teatro romano di Verona è una continua scoperta non solo delle testimonianze della Verona romana ma anche dei segreti del colle dove si sistemarono i monaci Gesuati dediti alla cura degli infermi con la produzione e distribuzione gratuita di medicinali. Essi producevano infatti profumi e liquori e furono anche detti “padri dell’acquavite”. La scelta di questo luogo non fu casuale: sotto il colle di San Pietro c’era una fonte molto ricca di acqua necessaria proprio per l’attività dei monaci. Dunque dopo aver fatto la conoscenza nel precedente post del quinto livello dell’ex convento dei Gesuati, da dove inizia il percorso del nuovo allestimento, che affronta – lo ricordiamo – le caratteristiche della città romana, dai quartieri residenziali alle necropoli, fino ai grandi edifici pubblici, i monumenti che ancora oggi rendono famosa Verona: l’Arco dei Gavi, l’Arena e il teatro romano (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/07/16/verona-romana-boom-di-visitatori-al-nuovo-museo-archeologico-al-teatro-romano-un-balcone-sulla-citta-iniziamo-la-visita-guidata-del-primo-piano-dalla-citta-romana-alle-necropoli-ai-grandi-monumenti/); oggi cerchiamo di scoprire gli altri ambienti del museo continuando la nostra breve visita guidata. Dal quinto livello si scende al piano sottostante, quello del chiostro, attraverso la curva dell’elegante scalone in pietra che ricalca in parte un percorso romano.

Applicazione in bronzo raffigurante il dio Oceano o un Tritone destinata a decorare la corazza della statua dell'imperatore

Applicazione in bronzo raffigurante il dio Oceano o un Tritone destinata a decorare la corazza della statua dell’imperatore

Alla fine dello scalone il visitatore entra nel nuovo cortile coperto, dove si ammirano sculture in pietra e bronzo che ornavano i luoghi pubblici della città. Le troviamo all’interno delle grandi vetrine passanti che dividono la corte coperta dalla sala affacciata sul teatro. “Verona”, ricorda Margherita Bolla, direttore del museo, “è tra le città romane dell’Italia settentrionale con il maggior numero di resti di sculture in bronzo, rari perché normalmente il bronzo era rifuso per realizzare altri oggetti”. Invece in età imperiale le sculture in pietra erano realizzate in pregiato marmo bianco, di origine non locale. Prima, fino ai primi decenni del I sec. d.C., qualche volta era impiegata la “pietra gallina”, un tufo ricavato da cave nelle immediate vicinanze della città. Mentre il calcare, pietra tipica delle sculture in ambito funerario, proveniva dalla Valpolicella.

Il refettorio dell'ex convento dei Gesuati con le sculture dei grandi collezionisti veronesi

Il refettorio dell’ex convento dei Gesuati con le sculture dei grandi collezionisti veronesi

Si entra quindi nel refettorio, dedicato alle grandi sculture romane rinvenute a Verona, per poi accedere alla sezione riservata alla “Scultura di collezione” testimonianza del gusto, della passione per l’antico e dell’amore per la propria città di personaggi veronesi eminenti, come i Giusti, Jacopo Muselli, Gaetano Pinali. “Il collezionismo di materiale archeologico”, continua Bolla, “è stato un fenomeno particolarmente vivo a Verona dal Rinascimento all’Ottocento, con acquisizioni da Roma, dall’Italia, dalla Grecia e dalla Turchia (attraverso il commercio antiquario veneziano). Alcune delle raccolte sono confluite, per donazione o acquisto, nel patrimonio pubblico”. Nel refettorio, al cui è stato sistemato un mosaico trovato in un’antico edificio romano di Verona, con figure di pesci e grandi felini inserite in tre cerchi, è esposta una selezione di queste sculture, purtroppo quasi tutte prive del luogo di ritrovamento, tra cui una riproduzione romana della Venere di Fidia presente nel frontone del Partenone di Atene.

La prima cella monastica conserva i vetri soffiati con reperti di bottiglie, bicchieri, piatti, vasi, anfore

La prima cella monastica conserva i vetri soffiati con reperti di bottiglie, bicchieri, piatti, vasi, anfore

Sul corridoio di collegamento si aprono tre celle del convento dei Gesuati, con una meravigliosa vista sulla città, destinate in origine al riposo dei singoli monaci. Oggi vi sono esposti oggetti di piccole dimensioni, provenienti dal territorio e di collezione: bronzetti preromani e romani, di grande valore scientifico per lo studio dei culti antichi e per la conoscenza degli arredi delle domus (il Museo possiede una raccolta di bronzi fra le maggiori dell’Italia settentrionale); oggetti legati alla vita quotidiana, come vetri dai meravigliosi colori, lucerne, recipienti. Nella prima cella vi sono vetri soffiati con reperti di bottiglie, bicchieri, piatti, vasi, anfore, ecc. Nella seconda cella vi sono bronzetti di divinità greche e romane, tenute in casa per adorazione. Nella terza cella vi sono bronzetti di lari, ovvero piccole statuette in bronzo degli antenati domestici, che venivano adorate e tenute per protezione dai componenti della famiglia. Dopo le celle e lo spazio riservato alle mostre temporanee, il corridoio si allarga in una sala che espone una grande statua romana di oratore con testa di Antonio Canova, una statua di Giove, un pozzo con baccanti e una statua di Diana proveniente da Efeso (Turchia).

L'ex chiesa di San Girolamo con soffitto ligneo del Cinquecento: presenta mosaici provenienti dal Veronese

L’ex chiesa di San Girolamo con soffitto ligneo del Cinquecento: presenta mosaici policromi e in bianco e nero provenienti dal Veronese

La visita prosegue nel chiostro, quattro loggiati con serie di arcate e volte a crociera, dove sono state risistemate iscrizioni e stele, con numerosi esempi di scultura funeraria, opera di botteghe di lapicidi che in epoca romana lavoravano il calcare locale, tratto dalle cave site in Valpolicella. Dal chiostro si entra nella chiesa del convento (con affreschi e un pregevole soffitto ligneo cinquecentesco), che ospita la sezione dedicata ai mosaici, in bianco e nero e policromi, da Verona e dai dintorni. La chiesa di San Girolamo fu realizzata dai Gesuati che giunsero sotto il colle intorno al 1430. La facciata della chiesa con una bifora si trova allineata al muraglione della scarpata. Pertanto la chiesa é accessibile da due entrate laterali, una collegata al chiostro e l’altra alla grande terrazza. Sull’altare della chiesa è sistemato un trittico dipinto raffigurante la Madonna con bambino fra S. Pietro e S. Giacomo di Giovanni Francesco Caroto (1508). Dalla chiesa si passa alla Grande Terrazza, un eccezionale balcone su Verona, riaperta al pubblico nel 2002 con un allestimento che è rimasto invariato; vi sono esposte, all’aperto, lapidi funerarie (nell’area verso il colle) ed elementi architettonici (nell’area verso il teatro), a integrazione di quanto visto all’interno del museo.

Il direttore Margherita Bolla e il sindaco Flavio Tosi (al centro) sulla Grande Terrazza

Il direttore Margherita Bolla e il sindaco Flavio Tosi (al centro) sulla Grande Terrazza

Il percorso museale si conclude al piano inferiore, che accoglie are e lapidi dedicate agli dei romani venerati nel Veronese ed elementi architettonici di grande raffinatezza. È in questa sezione che si apre una specie di pozzo dove, con un po’ di difficoltà, si può intravedere una grande opera di ingegneria idraulica operata dai romani sul colle di San Pietro a tutela del sottostante teatro affacciato sul fiume Adige, opera scoperta dalle ricerche archeologiche dell’area teatrale tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Per eliminare il pericolo di infiltrazione di acqua piovana venne infatti scavata dai romani una profonda intercapedine lungo il perimetro della cavea con scarico direttamente in Adige ai lati dell’edificio scenico. Sempre in quest’ultima sezione si passa attraverso l’ex oratorio dei Gesuati. In questo piccolo luogo di preghiera è posto un pregiato Crocefisso in legno, rinascimentale; ai lati sono la Madonna e San Giovanni (tavole lignee ritagliate, del Settecento). Nel pavimento è stato inserito un mosaico tardo romano, a più colori, con riquadri decorati da cesti e vasi. Infine lungo le pareti ci leggono iscrizioni sacre latine.

Le arcatelle del loggiato superiore del teatro romano di Verona che sorprendono il visitatore all'uscita del percorso museale

Le arcatelle del loggiato superiore del teatro romano di Verona che sorprendono il visitatore all’uscita del percorso museale

La visita del museo termina qui (da dove avremmo cominciato il percorso – sconsigliato – se avessimo scelto le scale, anziché l’ascensore). Ma non sono terminate le emozioni. All’uscita dal convento ci si trova davanti un affaccio unico: sotto di noi la cavea del teatro romano, sulla nostra destra le arcate delle logge che chiudevano in alto le gradinate del teatro (recuperate dagli scavi ottocenteschi di Andrea Monga), davanti a noi l’ansa dell’Adige che chiude la Verona romana con in primo piano il ponte Pietra, uno dei due ponti realizzati dai romani per attraversare il fiume. Solo questo panorama vale un ingresso al museo archeologico del teatro romano di Verona. Buona visita.

Verona romana. Boom di visitatori al nuovo museo Archeologico al Teatro romano un balcone sulla città. Iniziamo la visita guidata del primo piano: dalla città romana alle necropoli ai grandi monumenti pubblici: l’Arco dei Gavi, l’Arena, il Teatro

L'eccezionale panorama sulla città di Verona che si gode dal rinnovato museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

L’eccezionale panorama sulla città di Verona che si gode dal rinnovato museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

Margherita Bolla, direttore del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

Margherita Bolla, direttore del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

Boom di visitatori al rinnovato museo Archeologico al teatro Romano di Verona: dal 28 maggio, giorno dell’inaugurazione, al 30 giugno sono stati più di 20mila. “Dopo tre anni di  chiusura per i lavori di restauro e ampliamento, è stato un vero successo”, dichiara il sindaco Flavio Tosi, “grazie anche alla tariffa promozionale di 1 euro che l’amministrazione comunale ha scelto di applicare per festeggiare la restituzione al pubblico di questo storico museo. Un dato importante, questo degli ingressi, in poco più di un mese dalla riapertura e in un periodo ancora non pienamente turistico: moltissimi infatti sono stati i veronesi che hanno potuto scoprire o riscoprire uno spazio espositivo collocato in un contesto straordinario, che lo rende davvero unico”. Ora il complesso museale, dopo articolati lavori di riqualificazione con fondi POR della Regione del Veneto e con il contributo di Fondazione Cariverona, si presenta significativamente ampliato negli spazi espositivi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/05/25/verona-il-28-maggio-riapre-il-museo-archeologico-al-teatro-romano-totalmente-rinnovato-e-ampliato-nuovi-reperti-e-una-vista-privilegiata-sulla-citta/). L’edificio del museo sorge sul fianco del colle di San Pietro a picco sopra il Teatro Romano. Tale collocazione è un elemento fondamentale ed eccezionale della visita: lo splendido panorama del teatro e della città dall’alto consente infatti di porre immediatamente in relazione quanto esposto con il contesto esterno. La direttrice Margherita Bolla conferma che il successo del nuovo museo Archeologico al Teatro Romano è attestato anche dalle note lasciate dai visitatori nel libro delle firme e dalle manifestazioni di gradimento comunicate al personale presente nel museo. Il Museo si pone dunque come una delle mete imperdibili a Verona anche per i cittadini più piccoli, che qui potranno divertirsi durante le tappe previste dal Summer Camp dell’estate 2016 organizzato nei diversi Musei Civici e rivolto a bambini delle scuole primarie (Visite guidate,  segreteria didattica e summer camp dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16 tel. +39 045 8036353 – fax +39 045 597140 segreteriadidattica@comune.verona.it).

Il rinascimentale palazzetto Fontana ingresso ufficiale al Teatro Romano e al museo archeologico di Verona

Il rinascimentale palazzetto Fontana ingresso ufficiale al Teatro Romano e al museo archeologico di Verona

Per chi non ha ancora avuto modo di scoprire i tesori della Verona romana, ecco una piccola visita guidata al nuovo museo Archeologico al Teatro Romano di Verona. Si accede dal rinascimentale palazzetto Fontana sorto sulla struttura scenica del teatro. L’edificio, interamente restaurato, prevede due piani dedicati alla didattica con un allestimento che permette anche attività di laboratorio per le scolaresche. Una volta usciti da palazzo Fontana si apre davanti a noi il teatro romano dominato dai bastioni dell’ex convento dei Gesuati, ora sede del museo a strapiombo sulla cavea romana. Sulla destra la chiesetta dei santi Siro e Libera (X-XIV sec.). Saliti gli spalti del teatro romano, si può scegliere di raggiungere le sale espositive con un ascensore o con una panoramica scalinata che costeggia il teatro. Il consiglio è di procedere con l’ascensore e utilizzare le scale per l’uscita. Il percorso museale attraversa tre piani espositivi. Il primo, situato al quinto livello dell’ex convento, è uno spazio quadrato che si affaccia sul chiostro dei Gesuati; il secondo corrisponde al piano sottostante, quello del chiostro, e si compone del nuovo cortile coperto, dell’ex-refettorio e di una serie di stanze minori tra cui tre celle monastiche; il terzo, ancora inferiore, è costituito dalla sala delle iscrizioni (già portineria del convento).

Il chiostro dell'ex convento dei Gesuati attorno al quale si sviluppa il rinnovato museo Archeologico al Teatro romano

Il chiostro dell’ex convento dei Gesuati attorno al quale si sviluppa il rinnovato museo Archeologico al Teatro romano

La struttura del complesso permette percorsi differenti, ma quello privilegiato inizia dal piano superiore del convento, con una sintetica introduzione alla Verona romana e alle residenze che vi si trovavano, spesso dotate di arredi lussuosi, come la pregiata fontanella in marmo ornata da teste di Tritoni. I visitatori sono via via condotti nella quotidianità della Verona di due millenni orsono. Apre la sezione “Abitare a Verona” con le testimonianze delle residenze private che si svilupparono in città nei primi secoli dell’età imperiale: qui ci sono gli arredi, a volte di grande raffinatezza; mentre i pavimenti a mosaico sono esposti al piano inferiore, nella chiesetta di San Gerolamo e nel refettorio. Segue la sezione dedicata alle “Necropoli”, scoperte al di fuori delle mura di Verona, lungo le vie consolari. “I più abbienti”, ricorda il direttore Margherita Bolla, “acquistavano le aree meglio visibili dalla strada e costruivano monumenti di varie dimensioni e forme, indicando i nomi dei defunti e dei proprietari su lastre di pietra” che, nel nuovo museo, hanno trovato posto nel chiostro e nella grande terrazza. Il rito di cremazione era quello più diffuso nel Veronese dal I secolo alla metà circa del III secolo d.C. Particolarmente interessante è la cosiddetta tomba del medico, rinvenuta in via Paradiso, l’attuale via G. Trezza. “Era una costruzione a pianta rettangolare in laterizi, con una nicchia su ogni lato”, spiega Bolla. “Purtroppo il corredo è probabilmente incompleto perché la tomba era stata violata in antico. Comunque la qualità e la quantità degli oggetti rimasti indicano il buon livello economico della famiglia, probabilmente derivato proprio dall’esercizio della medicina. Ma è un segnale di ricchezza anche la presenza di materiale di importazione, come l’ambra del Baltico che attraverso l’Ungheria raggiungeva Aquileia dove veniva lavorata e venduta nel Nord Italia”.

La direttrice Bolla col sindaco Tosi davanti al plastico dell'Arco dei Gavi

La direttrice Bolla col sindaco Tosi davanti al plastico dell’Arco dei Gavi

Nella successiva sezione, “Gli edifici pubblici”, si tocca con mano la monumentalità di Verona. Uno storico plastico, realizzato in scala 1:10 dall’intagliatore Luigi Sughi, nel 1813, sulla base dei disegni di ricomposizione dell’arco, ormai demolito, e dei rilievi grafici dei blocchi superstiti, eseguiti da Giuseppe Barbieri, ci introduce alla conoscenza dell’Arco dei Gavi. Il monumento fu costruito dall’architetto Lucius Vitruvius Cerdo, nella prima metà del I sec. d.C. sulla via Postumia, in asse con l’attuale corso Castelvecchio, oltre 500 metri fuori dalla città che iniziava a Porta Borsari. A commissionare l’arco fu la potente famiglia dei Gavi, celebrata con iscrizioni e statue (perdute) poste nelle nicchie. L’arco, che ebbe grande fama nel Rinascimento, fu demolito nel 1805 sotto il dominio francese, perché d’intralcio alla circolazione, e ricostruito solo nel 1932, dove lo ammiriamo oggi, a fianco di Castelvecchio, poco distante dal sito originale.

Il grande plastico dell'Arena che introduce la sezione dedicata all'anfiteatro romano di Verona

Il grande plastico dell’Arena che introduce la sezione dedicata all’anfiteatro romano di Verona

Un altro plastico “storico” annuncia la sezione dedicata all’anfiteatro romano, “L’Arena”, tra i maggiori in Italia per dimensioni, costruito nel I sec. d.C. fuori dalle mura della città e destinato a combattimenti tra gladiatori e cacce ad animali feroci o esotici. “L’anfiteatro, realizzato con calcare bianco e rosato della Valpolicella, laterizi, ciottoli di fiume e schegge in tufo”, ricorda la direttrice, “è composto dall’arena ellittica al centro e dalle gradinate che poggiano su serie di ambienti a volta”. Sulla grande terrazza del museo, che incontreremo più avanti, sono conservate colonne forse del porticato che coronava le gradinate, e un’iscrizione di Licinia. Qui invece è esposto quel poco che è rimasto delle sculture che ornavano l’anfiteatro: alcune avevano funzione onoraria, altre ricordavano i giochi (come un pugile in bronzo e un gladiatore in tufo; altre statue ancora avevano funzione decorativa o religiosa, come la testa femminile che potrebbe rappresentare Diana, dea della caccia venerata negli anfiteatri.

Il lungo corridoio che presenta le sculture provenienti dal teatro romano

Il lungo corridoio che presenta le sculture provenienti dal teatro romano

Completa la sezione dedicata agli edifici pubblici la presentazione de “Il Teatro romano” nei suoi vari aspetti: la struttura architettonica, i documenti sugli spettacoli e i reperti dagli scavi, le sculture che celebravano personaggi eminenti; poi la grande varietà di raffinate sculture decorative, destinate in parte alla sospensione in parte a integrare l’architettura. Progettato poco dopo la fondazione di Verona (quindi dopo la metà del I sec. a.C.) e realizzato in età augustea, il grande complesso del teatro occupava tutto il colle di San Pietro con una serie di terrazze e si collegava sulla sommità del colle con un tempio di cui non conosciamo la dedica. Dopo il suo abbandono, numerosi edifici civili e religiosi furono costruiti sopra le rovine del teatro di cui però non si perse mai la memoria.

Amuleti e bronzetti provenienti dal santuario di Iside e Serapide

Amuleti e bronzetti provenienti dal santuario di Iside e Serapide

Conclude il percorso al piano superiore una sezione dedicata al santuario di Iside e Serapide, luogo di culto situato nella zona del complesso teatrale dove erano venerate le due divinità di origine egizia insieme al figlio Arpocrate, la versione greco-romana di Horus. Nel santuario, attivo soprattutto dal II sec. d.C., vennero collocati diversi altari votivi. “Negli scavi effettuati nel teatro”, ricorda Bolla, “sono venuti alla luce diverse sculture in pietre originarie dell’Egitto e in marmo bianco”. Abbiamo così completato il quinto livello dell’ex convento dei Gesuati, e primo piano del percorso del nuovo museo Archeologico al Teatro romano di Verona. La visita guidata continua in un prossimo post.

All’Arena di Verona “Archeologia in diretta”: apertura straordinaria del cantiere di scavo archeologico nell’anfiteatro. In anteprima i risultati sulla “vita” dell’Arena, dalla sua fondazione in età giulio-claudia al suo riutilizzo dal Medioevo in poi

L'Arena di Verona: l'anfiteatro fu realizzato in età giulio-claudia

L’Arena di Verona: l’anfiteatro fu realizzato in età giulio-claudia

Casali, Tinè e Bruno in sopralluogo

Casali, Tinè e Bruno in sopralluogo

Qualche mese fa, in uno dei sopralluoghi al cantiere aperto nelle viscere dell’Arena per la realizzazione di un nuova cabina elettrica, si era gridato alla scoperta eccezionale: l’Arena è più antica del Colosseo. “Lo scavo ha messo in luce depositi stratificati ancora ben conservati e leggibili, in grado di illustrare una pluralità di vicende di grande interesse”, era intervenuto il vicesindaco di Verona, Stefano Casali, “con reperti di straordinaria importanza per conoscere le fasi edilizie del monumento e datarne con precisione il periodo di costruzione. Di fatto – aveva esultato – siamo di fronte a ritrovamenti straordinari, che nessuno si aspettava. Ringrazio la soprintendenza per la preziosa collaborazione che permette, attraverso un confronto costruttivo e continuo con il Comune, di utilizzare e valorizzare al meglio il nostro anfiteatro”. Una notizia di per sé per nulla inedita – se si considerano le conclusioni – visto che già negli anni Sessanta del secolo scorso tutti i più autorevoli archeologi e storici dell’arte antica, dal Beschi in giù per intenderci, erano già arrivati a questa conclusione sulla base di una comparazione stilistica e strutturale del grande edificio di spettacolo veronese. In realtà la vera scoperta è che per la prima volta la datazione dell’anfiteatro ci sono riscontri archeologici precisi, trovati appunto durante lo scavo. “L’analisi dei reperti ritrovati”, aveva spiegato il soprintendente ai Beni archeologici del Veneto, Vincenzo Tiné, “rappresenta un’opportunità unica per conoscere le fasi edilizie del monumento e le sue vicende con approccio scientifico; il rinvenimento di un sesterzio di bronzo dell’epoca dell’imperatore Claudio, consente di datare la costruzione dell’Arena intorno agli anni 41-42 d.C., confermandone l’antecedenza rispetto al Colosseo, costruito dalla dinastia dei Flavi”.

"Arena di Verona. Archeologia in diretta" è l'apertura straordinaria degli scavi dal 9 al 19 giugno

“Arena di Verona. Archeologia in diretta” è l’apertura straordinaria degli scavi dal 9 al 19 giugno

La campagna di scavi archeologici attualmente in corso ha aperto un doppio fronte di studi che riguardano da una parte, attraverso la stratigrafia, la fruizione dell’Arena in età medioevale e risorgimentale, dall’altra il momento costruttivo dell’anfiteatro stesso. Tra i reperti rinvenuti, oltre alla moneta datante, anche oggetti di uso quotidiano come il manico di un ventaglio, i resti di un pettine in osso, una piccola anfora usata per i rituali augurali in occasione dell’avvio di un cantiere, riconducibile alla prima metà del I secolo d.C. E ora, eccezionalmente, dal 9 al 19 giugno, grazie alla collaborazione della soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto e del Comune di Verona – direzione Musei e coordinamento Edilizia Monumentale – i visitatori dell’anfiteatro avranno la possibilità di osservare il lavoro in corso all’arcovolo 58 e di essere accompagnati alla visita di alcuni reperti dagli stessi archeologi impegnati nello scavo. La proiezione di un video sarà d’ausilio ai visitatori nel ricostruire sia i momenti di attività nel cantiere, sia i contesti archeologici rinvenuti nel corso delle indagini.

L'archeologa Brunella Bruno mostra il sesterzio dell'imperatore Claudio trovato in Arena

L’archeologa Brunella Bruno mostra il sesterzio dell’imperatore Claudio trovato in Arena

“Le indagini di archeologia preventiva nell’Arena di Verona, iniziate alcuni mesi fa per la realizzazione della nuova cabina elettrica dell’anfiteatro e ancora in corso”, spiega Brunella Bruno, direttore del nucleo operativo di Verona della soprintendenza archeologica veneta, “hanno fornito importanti informazioni sulle vicende strutturali e sull’uso del monumento, a partire dalla fase di fondazione – da collegare all’età dell’imperatore Claudio – fino ai secoli del Medioevo e della prima età moderna”. Le indagini archeologiche si sono concentrate negli arcovoli 58, 59 e 60. “I contesti emersi nello scavo”, continua Bruno, “hanno rivelato che tali spazi furono frequentati e utilizzati, nelle diverse fasi storiche, per finalità diverse: essi divennero zone insediative, ospitarono impianti produttivo-artigianali e spazi funerari, alternando, in alcuni momenti, un uso come immondezzai e discariche di materiali edili”. A dare concretezza alla sequenza stratigrafica il ritrovamento di una significativa quantità di reperti che ne illustrano i principali momenti: particolarmente interessante risulta la fase dell’occupazione tardo antica del monumento grazie anche alla recente scoperta di diverse centinaia di monete di IV e V secolo nell’arcovolo 58, attualmente in corso di scavo.

Scheletro di donna risalente al Medioevo rinvenuto negli arcovoli dell'Arena

Scheletro di donna risalente al Medioevo rinvenuto negli arcovoli dell’Arena

“È importante precisare per quanti appassionati approfitteranno dii questa apertura straordinaria”, sottolinea Bruno, “che si tratta di work in progress: i reperti, infatti, non sono stati assemblati né restaurati e i dati che si presentano, in anteprima, necessitano di essere ancora attentamente elaborati e studiati.  Numerosi sono quindi i problemi e gli interrogativi sulle evidenze archeologiche venute alla luce e come tali verranno presentati ai visitatori dagli archeologi protagonisti delle indagini sul campo”. E questa è proprio la novità dell’archeologia in diretta: capire anche come gli archeologi elaborino le varie ipotesi, seguendo lo sviluppo dello scavo e lo studio dei reperti. “Un’occasione unica”, conclude Bruno, “per vivere un’esperienza ravvicinata al cantiere archeologico nel monumento più noto della città e per sottolineare come i lavori e le trasformazioni edilizie possano diventare, grazie alle buone pratiche dell’archeologia preventiva, un’opportunità per accrescere la conoscenza storica”.

L'imponente prospetto esterno dell'Arena di Verona: l'accesso agli scavi è dall'arcovolo 60

L’imponente prospetto esterno dell’Arena di Verona: l’accesso agli scavi è dall’arcovolo 60

La visita al cantiere di scavo e all’esposizione di materiali avverrà tutti i giorni dal 9 al 19 giugno dalle 14 alle 17. L’apertura ufficiale di “Archeologia in diretta” è fissata per il 9 giugno all’arcovolo 60 dell’Arena, alla presenza delle autorità.Tasti di scelta rapida del sito: