Archivio tag | Antonella Rotondi

Il Parco archeologico del Colosseo aderisce in forma digitale alle Giornate Europee dell’Archeologia (19-21 giugno 2020) con video alla scoperta dei restauri del PArCo e anteprima della nuova App “You & Co” gratuita che dal prossimo autunno farà scoprire il patrimonio del PArCo

Dopo il successo della prima edizione, il Parco archeologico del Colosseo aderisce anche quest’anno all’evento su scala europea delle Giornate Europee dell’Archeologia, promosse dall’Inrap (Institut national de recherches archéologiques préventives) in Francia. Obiettivo di questa seconda edizione che si avvale del coordinamento di Giulia Giovanetti, che si svolgerà dal 19 al 21 giugno 2020 in forma digitale, è quello di avvicinare il pubblico alle numerose attività in corso nel PArCo. Una serie di video portano il pubblico alla scoperta dei restauri del PArCo guidati dagli archeologi, dai restauratori e dagli architetti, in un viaggio nel patrimonio archeologico e architettonico custodito. A partire dai restauri dei monumenti, del Tempio di Vesta, della Colonna Traiana e dell’Arco di Tito, il PArCo propone in anteprima un video sul restauro appena concluso del mosaico della cosiddetta “Dama di Cartagine”, già in prestito dal museo nazionale di Cartagine per la mostra “Carthago. Il mito immortale”, svoltasi tra 2019 e 2020. I restauratori del PArCo ci guidano alla scoperta delle delicate fasi operative di intervento su una preziosa opera tardoantica che testimonia il fiorire della cultura figurativa nel VI secolo nell’Africa bizantina riconquistata ai Vandali.

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, nell’ottica quindi dell’Accessibilità per Tutti, il Parco presenta inoltre in anteprima una nuova App gratuita che dal prossimo autunno accompagnerà i visitatori in un viaggio alla scoperta del patrimonio del Parco nel segno del Design for All. La nuova App con testi e videoclip in 9 lingue, audioguide in Italiano e Inglese, video guide in LIS e ASL, audiodescrizioni per non vedenti e contenuti per bambini in Italiano ed Inglese, accoglierà il pubblico in una visita del PArCo pensata per tutti. Ruschena’s Projects a cura di Giulia Giovanetti, Paola Quaranta, Federica Rinaldi, Andrea Schiappelli.

Il restauro del mosaico cd. ‘Dama di Cartagine’. La parola ai professionisti del PArCo. il PArCo propone in anteprima per Giornate Europee dell’Archeologia 2020 un video sul restauro appena concluso del mosaico della cd. “Dama di Cartagine”, già in prestito dal Museo Nazionale di Cartagine per la mostra “Carthago. Il mito immortale”, svoltasi tra 2019 e 2020. I restauratori del PArCo ci guidano alla scoperta delle delicate fasi operative di intervento su una preziosa opera tardoantica che testimonia il fiorire della cultura figurativa nel VI secolo nell’Africa bizantina riconquistata ai Vandali. Restauratori: Alessandro Lugari con Angelica Pujia e Francesca Montozzi; archeologa Federica Rinaldi; video Mario Cristofaro; traduzione Ryan Audino con Giulia Giovanetti.

I restauri del Parco archeologico del Colosseo – L’Arco di Tito. L’Arco di Tito fu costruito, sul percorso della processione trionfale, per commemorare il secondo imperatore della dinastia flavia e la vittoria dei Romani nella Guerra Giudaica, narrata nei rilievi con il saccheggio della città di Gerusalemme. Nel video realizzato in occasione del restauro del monumento vediamo attorno all’Arco di Tito un “ragno”: è questo il nome con cui in gergo tecnico gli specialisti chiamano il braccio elevatore, utilizzato nei lavori di restauro che hanno interessato l’Arco. Le operazioni di restauro sono intervenute sulle differenti superfici: le parti antiche in marmo pentelico e il travertino integrato nel XIX secolo nel celebre restauro di Valadier. Responsabili del progetto: archeologa Federica Rinaldi e architetto Cristina Collettini.

I restauri del Parco archeologico del Colosseo – Il Tempio di Vesta nel Foro Romano. È uno dei più antichi luoghi di culto dell’area del Foro Romano. Al suo interno era custodito il “fuoco sacro dello Stato” che doveva rimanere sempre acceso. Per questa importante funzione, esattamente come le capanne che costituirono il primo abitato della città sul Palatino nell’età del Ferro e che custodivano il focolare domestico, aveva forma circolare e una copertura con foro centrale che permetteva la fuoriuscita del fumo. A sorvegliare il fuoco erano preposte le Vestali, l’unico sacerdozio femminile di Roma. Stiamo ovviamente parlando del Tempio di Vesta al Foro Romano che nel corso dei secoli, proprio per la presenza del fuoco, subì numerosi incendi e distruzioni. Uno degli ultimi fu quello del 191 d.C. cui seguì il restauro ad opera di Giulia Domna, moglie dell’imperatore Settimio Severo. Dopo l’abolizione dei culti pagani da parte dell’imperatore Teodosio I nel 391-392 d.C. il sacro fuoco venne spento e l’ordine delle Vestali venne sciolto. Seguì un periodo di abbandono e poi di spoliazioni, particolarmente pesanti nel corso del 1500. Oggi il Tempio che ammiriamo è il frutto di una ricostruzione “più scenografica che filologica” operata nel 1930 da Alfonso Bartoli a partire da un modello in gesso in scala reale. Tutto questo e molto altro sarà presto disponibile nella nuova pannellistica di cantiere pronta per raccontare la storia e il restauro del Tempio che il PArCo ha in programma a partire dal mese di giugno. Il gruppo di lavoro per il restauro del Tempio di Vesta è coordinato e diretto da Federica Rinaldi e Maria Maddalena Scoccianti con Angelica Pujia, Maria Bartoli e Giulia Giovanetti. La grafica di cantiere è opera di Marika Cirigliano e Simonetta Massimi. Il rilievo del Tempio è della società NADIR. Editing video di Mario Cristofaro.

I restauri del Parco archeologico del Colosseo – La colonna Traiana. “Più lo si contempla [il Foro di Traiano], più sembra un miracolo: chi sale all’Augusto Campidoglio scorge un’opera che è al di sopra del genio umano”. Così Cassiodoro (Varia, VII, 6) e in effetti da sempre ci si interroga sull’ingegno, la sapienza e il lavoro degli uomini che resero possibile quel mirabile monumento che è la Colonna Traiana, per la cui realizzazione fu cavato il marmo delle Alpi Apuane, furono trasportate tonnellate di blocchi sulle navi marmorarie da Luni al porto di Traiano e poi furono scaricati, movimentati, lavorati e messi in opera i blocchi fino a più di 40 metri di altezza dal suolo. Questo video ripercorre una parte di questa vicenda, “srotolando” i 200 metri di Storia raccontata sulla Colonna, in occasione delle campagne daciche condotte tra il 101 e il 106 d.C. I lavori di restauro in programma sul basamento che in antico doveva ospitare le ceneri dell’imperatore e forse della moglie Plotina sono stati l’occasione per realizzare un modello digitale della Colonna e poter così fruire, finalmente da vicino, di quel testo istoriato che ha reso eterne le gesta dell’Imperatore Traiano. I lavori di restauro del basamento sono diretti da Federica Rinaldi e Barbara Nazzaro con Angelica Pujia, Antonella Rotondi e Alessandro Lugari. Il rilievo e le riprese da drone della Colonna sono della società Di Lieto & C. srl e Aeropix – Aerial Imaging & Survey. Editing video di Mario Cristofaro.

La “casa di Augusto” nello sguardo di Giulia. Uno sguardo nuovo su un monumento antico. Una poesia per ritrovare la quotidianità di luoghi dove ora abita la storia, ma dove un tempo vissero uomini e donne, con le loro emozioni, le gioie, i dolori. Con questo breve video vogliamo portarvi nella casa di Augusto, uno dei monumenti più noti del Parco archeologico del Colosseo, famosa per la sua decorazione pittorica, e mostrarvela con gli occhi di una donna che vi nacque e vi abitò: Giulia, unica figlia dell’imperatore, donna bella ed intelligente, raffinata e ribelle. La sua vita non fu facile: il giorno stesso della sua nascita il padre ripudiò la madre, Sempronia, per sposare Livia Drusilla, la matrigna con cui Giulia visse la sua infanzia. Ancora quasi bambina fu data in sposa per matrimoni politici, dapprima con il cugino Marcello, poi con il più anziano generale Agrippa, infine, dopo la sua morte, con il fratellastro Tiberio, futuro imperatore, per cui Giulia aveva una calda antipatia. Non si ribellò alle decisioni del padre, ma si mantenne indipendente ed autonoma nelle azioni e nel pensiero, al punto di aderire, si pensa, a correnti politiche avverse all’imperatore. Fu questo, probabilmente, e non l’accusa di adulterio, ad essere la vera causa del suo esilio nella piccola isola di Ventotene, dove fu relegata a 37 anni. Solo 5 anni dopo, anche su pressione del popolo di Roma, che sempre l’aveva amata, l’esilio fu mitigato e Giulia potè spostarsi sulla terraferma, a Reggio Calabria, dove mori. Nel video, Giulia recita brani della poesia “Io, figlia di Augusto” di Josè Minervini.

La casa di Livia, una matrona al potere. Sappiamo dagli scavi condotti sul colle Palatino che le residenze di Augusto sul colle Palatino non si limitavano alla cosiddetta “casa di Augusto” ma si estendevano ad altri edifici, ad essa collegati. Uno di questi fu la “casa di Livia”, della cui proprietà siamo certi grazie al rinvenimento di una “fistula aquaria”, una conduttura dell’acqua con iscritto appunto il nome di Livia, terza moglie di Augusto, che visse accanto a lui per oltre 50 anni. Di nobile famiglia, affascinante ed intelligente, Livia, a differenza e forse anche in contrapposizione con Giulia, la figlia di Augusto, volle sempre incarnare agli occhi del mondo tutte le virtù della matrona romana: dignitosa, parsimoniosa, dedita alla casa. La sua influenza sul marito, che l’amò e la rispettò sempre molto, fu tuttavia notevole anche dal punto di vista politico. Le fonti narrano di come abbia organizzato per mezzo secolo la successione alla guida dell’Impero di suo figlio Tiberio, nato dal suo primo matrimonio, i cui rivali morirono tutti, sistematicamente, in giovane età. Non sapremo mai se Livia abbia davvero avuto un ruolo, come una parte degli storici antichi sembra suggerire, in queste morti precoci. Ci restano di lei questi ambienti dipinti con raffinatezza, in cui nel video allegato abbiamo voluto far risuonare la sua voce [F. Boldrighini]. Nel video, Livia recita brani della poesia “Il giardino di Livia” di Josè Minervini.

Roma. La Colonna Traiana compie 1907 anni. Per il compleanno il parco archeologico del Colosseo dedica un focus voluto da Traiano per celebrare la conquista della Dacia, e annuncia i restauri del basamento che ospitò le ceneri dell’imperatore

La Colonna Traiana dominava il foro di Traiano a Roma (foto Graziano Tavan)

12 maggio 113 d.C. – 12 maggio 2020: sono passati 1907 anni dall’inaugurazione della Colonna Traiana, che racconta per immagini le due campagne militari degli anni 101-102 e 105-106 d.C. con le quali l’imperatore Traiano (98-117 d.C.) conquistò la Dacia, corrispondente in gran parte all’attuale Romania. Grazie allo straordinario bottino di guerra Traiano poté costruire il più maestoso tra i Fori di Roma, che da lui prese il nome e che fu inaugurato nel 112 d.C. In occasione del suo compleanno, il Parco archeologico del Colosseo ha dedicato un focus al famoso monumento eretto al centro di un cortile delimitato dall’ingresso monumentale al Foro a Nord, dalla Basilica Ulpia a Sud e dalle due biblioteche a Est e a Ovest. Scrive Cassiodoro (Varia, VII, 6): “Più lo si contempla [il Foro di Traiano], più sembra un miracolo: chi sale all’Augusto Campidoglio scorge un’opera che è al di sopra del genio umano”. E in effetti da sempre ci si interroga sull’ingegno, la sapienza e il lavoro degli uomini che resero possibile quel mirabile monumento che è la Colonna Traiana, per la cui realizzazione fu cavato il marmo delle Alpi Apuane, furono trasportate tonnellate di blocchi sulle navi marmorarie da Luni al porto di Traiano e poi furono scaricati, movimentati, lavorati e messi in opera i blocchi fino a più di 40 metri di altezza dal suolo.

Il basamento della Colonna Traiana che ospitava le ceneri dell’imperatore (foto da http://www.capitolium.it)

La Colonna Traiana poggia su un basamento decorato da bassorilievi raffiguranti cataste di armi. Il fusto, alto 100 piedi romani (pari a circa 30 metri), è composto da 17 colossali rocchi monolitici di marmo bianco di Carrara, dal diametro di quasi 4 metri. Al suo interno si sviluppa una scala a chiocciola di 185 gradini che conduce alla sommità. Intorno al fusto si dispone il fregio figurato, immaginato come un rotolo avvolto a spirale, lungo complessivamente circa 200 metri e fittamente animato di scene, con circa 2500 personaggi; l’imperatore Traiano vi compare per ben 59 volte. La Colonna non solo celebrava la conquista della Dacia ma aveva anche la funzione di monumento-mausoleo di Traiano: nel basamento fu infatti riposta l’urna d’oro con le ceneri dell’imperatore (morto l’8 agosto 117) e sulla sommità fu collocata una sua statua in bronzo dorato. Questa andò persa forse nel corso del Medioevo e nel 1587 fu rimpiazzata per volontà di papa Sisto V (1585-1590) con una nuova statua raffigurante San Pietro e ancora esistente.

I lavori di restauro in programma nei prossimi giorni sul basamento che in antico doveva ospitare le ceneri dell’imperatore e forse della moglie Plotina sono stati l’occasione per realizzare un modello digitale della Colonna e poter così fruire, finalmente da vicino, di quel testo istoriato che ha reso eterne le gesta dell’Imperatore Traiano. I lavori di restauro del basamento sono diretti da Federica Rinaldi e Barbara Nazzaro con Angelica Pujia, Antonella Rotondi e Alessandro Lugari. Il rilievo e le riprese da drone della Colonna sono di DI LIETO & C srl e Aeropix – Aerial Imaging & Survey. Editing video di Mario Cristofaro.