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Un libro al giorno. La guida turistica “Cerveteri. Profilo di una città etrusca” di Rita Papi che offre un panorama esaustivo del sito ceretano

Copertina del libro “Cerveteri. Profilo di una città etrusca” di Rita Papi

È uscito per i tipi di Antiqua Res Edizioni la guida turistica “Cerveteri. Profilo di una città etrusca” di Rita Papi. Nel panorama delle guide turistiche al territorio ceretano, sia nell’ambito delle necropoli etrusche, che in quello delle altre emergenze archeologiche esistenti, ciò che ha ispirato quest’opera è stata la volontà di fornire un panorama esaustivo del sito ceretano, comprendente il suo antichissimo patrimonio archeologico ma anche le bellezze e i monumenti della sua storia successiva, che restano come testimonianza di una vitalità sempre molto forte, insieme a una tradizione culturale ed eno-gastronomica portata avanti fino ai nostri giorni. A cominciare dalla necropoli della Banditaccia, dichiarata sito protetto dell’UNESCO nel 2004, insieme a Tarquinia. Si tratta di fornire una guida pratica e precisa a coloro che desiderassero visitare le aree archeologiche e al tempo stesso esplorare e conoscere anche il piccolo centro storico, arroccato su una rupe scoscesa, con le sue chiese, palazzi, castello e rocca.

Civitavecchia. Alla Fondazione CARICIV, presentazione del libro “La necropoli etrusca Cava della Scaglia a Civitavecchia” a cura di Barbara de Paolis, secondo volume della collana dei Quaderni del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia

civitavecchia_archeologico_libro-La-necropoli-etrusca-Cava-della-Scaglia-a-Civitavecchia_presentazione_locandinaVenerdì 17 gennaio 2025, alle 17, nella sala conferenze “Giusy Gurrado” della Fondazione CARICIV a Civitavecchia, in via Risorgimento 8/12, presentazione del libro “La necropoli etrusca Cava della Scaglia a Civitavecchia”, a cura di Barbara de Paolis, responsabile della sezione Ulpia del Gruppo Archeologico Romano e consigliera nazionale del G.A.R., secondo volume della collana dei Quaderni del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia edito da Antiqua Res Edizioni. All’incontro, oltre agli autori Barbara De Paolis, Michele Rosati, Laura Rosati, Sara Panico, Raimon Graelis I Fabregat, Stefano Cavalieri, partecipano Gabriella Sarracco, presidente della Fondazione Cariciv, attenta alle esigenze della comunità locale che ha contribuito al progetto con i Fondi del bando annuale; Lara Anniboletti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, istituto culturale della direzione regionale Musei nazionali Lazio diretta da Elisabetta Scungio; Francesco di Gennaro, già soprintendente archeologo in Abruzzo e Sardegna; Alessandro Mandolesi, archeologo e autore del libro “Tra Caere e Tarquinia. La costiera civitavecchiese in età etrusca”.

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Copertina del libro “La necropoli etrusca Cava della Scaglia a Civitavecchia” a cura di Barbara de Paolis

Il libro è il secondo volume della collana Quaderni del Museo archeologico nazionale di Civitavecchia, dedicata agli studi scientifici di antichità su Civitavecchia e il vasto entroterra, e riflette l’approccio trasversale del museo, orientato alla ricerca e alla divulgazione, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo culturale delle comunità locali e del territorio di riferimento. Il libro approfondisce la necropoli etrusca di “Cava della Scaglia” situata presso la costiera settentrionale di Civitavecchia. Questo complesso archeologico, di competenza della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, che si avvale della collaborazione con il GAR dal 2019, attraverso il suo vasto repertorio di sepolture, offre una finestra originale sull’evoluzione della comunità etrusca costiera, probabilmente legata a Tarquinia, compresa fra il VII secolo e il IV-III secolo a.C. Il libro si articola in due sezioni principali: la prima analizza la necropoli dal punto di vista storico, geologico e architettonico, integrata con una dettagliata disamina dei materiali ritrovati; la seconda sezione include i rilievi e il catalogo delle tombe, arricchiti da un interessante approccio archeo-astronomico, che propone una lettura non convenzionale del sito. Il libro è corredato anche da QR code, che permettono una visita virtuale della necropoli, offrendo un’esperienza immersiva.

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Barbara de Paolis (gruppo archeologico romano)

BARBARA DE PAOLIS. Insegnante, laureata in Scienze pedagogiche, ha iniziato il percorso in Scienze dei beni culturali con indirizzo archeologico presso l’Unitus di Viterbo. Nel 2004 è tra i fondatori della Società Storica Civitavecchiese per la quale dal 2007 al 2019 si occupa della redazione dei bollettini semestrali. Dal 2020 è responsabile della sezione Ulpia del Gruppo Archeologico Romano; dal giugno 2022 è consigliera nazionale del GAR.
MICHELE ROSATI. Laureato in Scienze Geologiche a Firenze nel 1984. Iscritto all’Ordine professionale dei Geologi del Lazio dal 1986; membro della Società Geologica Italiana e dell’Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario (AIQUA). Ha svolto la sua attività professionale come geologo dipendente in Italia e all’estero dal 1987 al 1999 in Enel e dal 2000 ad oggi in Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari).
LAURA ROSATI. Consegue presso l’Università degli Studi Roma Tre la Laurea Triennale in Scienze dell’Architettura e nel 2017 la Laurea Magistrale in Architettura, con indirizzo Progettazione Architettonica. Iscritta all’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia dal 2020. Dal 2015 al 2021 lavora in studi di progettazione a Roma e Milano. Svolge oggi la sua attività professionale a Civitavecchia.
SARA PANICO. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali con indirizzo Archeologico a Viterbo nel 2001. Collabora con società private per scavi archeologici in Campania e Lazio. Guida turistica autorizzata per le provincie di Viterbo e Roma. Membro di associazioni per la tutela del patrimonio storico-archeologico dell’Etruria Meridionale.
RAIMON GRAELIS I FABREGAT. Consegue il dottorato presso l’Università di Lleida (Spagna) nel 2009. Dal 2010 al 2020 lavora presso il Römisch Germanisches Zentralmuseum di Magonza (Germania). Nel 2016 vince il XVIII premio l’Erma di Bretschneider. Nel 2018 è membro corrispondente del DAI. Dal 2020 svolge la sua attività professionale all’università di Alicante (Spagna).
STEFANO CAVALIERI. Studioso di Archeoastronomia, dal 2010 si occupa in particolare di orientazioni e ierofanie di chiese e necropoli medievali e siti megalitici della Tuscia. Ha contribuito alla mappatura di oltre ottanta percorsi archeo-naturalistici della regione Lazio, realizzando il sito tuscialoc.it.

Vetulonia (Gr). Per le Notti dell’Archeologia, presentazione del libro “Divina mulier. Storie di donne e di vino” (Antiqua Res Edizioni) di Debora Rossi. A seguire il focus “I vasi raccontano” con Simona Rafanelli

vetulonia_archeologico_notti-dell-archeologia_libro-mulier-divina-storie-di-donne-e-di-vino_presentazione_locandinaDel rapporto donna-vino attraverso la Storia, un rapporto che cambia nei secoli e nelle civiltà e che è anche la storia del processo evolutivo della società umana, per “Le Notti dell’Archeologia” promosse dalla Regione Toscana, si parlerà mercoledì 17 luglio 2024, alle 21, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Gr) con Debora Rossi, direttrice dei musei Archeologici di Pitigliano (Gr) che presenta il suo libro “Divina mulier. Storie di donne e di vino” (Antiqua Res Edizioni). Ospite d’eccezione Sergio Grasso, giornalista, antropologo alimentare e autore dell’introduzione del volume. A seguire “I vasi raccontano”, focus sui più significativi vasi dipinti della collezione permanente del museo, con Simona Rafanelli, direttrice MuVet. Evento gratuito. Info: 0564 948058 museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it.

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Copertina del libro “Divina mulier. Storie di donne e di vino” di Debora Rossi

Divina mulier. Storie di donne e di vino. Il vino, la donna, le bevande alcoliche, originariamente collegate, secolo dopo secolo, a causa di una visione discriminatoria e maschilista, entrano in contrasto. Per lungo tempo le donne sono state escluse proprio dal consumo della bevanda inebriante, il nettare degli dei, sacra al punto da essere tesaurizzata come merce preziosa. La narrazione del rapporto donna-vino è quindi la narrazione in primo luogo di una negazione, di un non rapporto, del costante compromesso tra “Essere” donna, con desideri, fragilità e potenzialità e “apparire”, farlo come le società storiche, spesso descritte dagli Uomini, hanno voluto che fosse la Donna. E in questo percorso in prospettiva storica, confortato dall’uso delle fonti scritte, letterarie ed epigrafiche e fonti iconiche, che si ritrovano gli eco di un’immagine femminile legata alle “donne che sono passate nella storia senza entrarvi”, di una visione della condizione femminile tratteggiata nel suo rapporto con il vino che cambia nei secoli e nelle civiltà, ora acquistando ora perdendo terreno sulla propria dimensione umana, secondo una prospettiva più sincronica che diacronica. In questo senso la storia del rapporto donna-vino è anche la storia del processo evolutivo della società umana che riconosce nella Donna nuove attitudini lavorative e capacità organizzative, un processo fatto spesso di battaglie vinte e perse dove, comunque, ancora lontano appare, oggi nel XXI secolo, l’accordo di pace finale in questa surreale guerra tra sessi.

Civitavecchia. Alla fondazione Cariciv presentazione del libro “L’Apollo Helios di Civitavecchia. L’immagine del Colosso di Rodi e il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia” (Antiqua Res edizioni) di Lara Anniboletti, direttore dell’Archeologico di Civitavecchia, che apre la collana dei Quaderni del museo

civitavecchia_archeologico_libro-l-apollo-helios-di-civitavecchia_anniboletti_presentazione_locandinaMercoledì 15 maggio 2024, alle 17, in sala convegni “Giusi Corrado” della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia, in via del Risorgimento 8/12 a Civitavecchia, verrà presentato il libro “L’Apollo Helios di Civitavecchia. L’immagine del Colosso di Rodi e il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia” di Lara Anniboletti, direttore del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. Oltre all’autrice Lara Anniboletti, interverranno Gabriella Sarracco (presidente Fondazione Cariciv), Alessandro Mandolesi (archeologo, soprintendenza speciale ABAP Roma) e Carlo Casi (archeologo e direttore Antiqua Res Edizioni). Il libro, il primo di una serie che costituirà la collana dei Quaderni del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, ha come protagonista la statua dell’Apollo Helios che fa parte della collezione museale, ritenuta essere una copia romana del Colosso di Rodi di Carete di Lindo, una delle sette meraviglie del mondo antico. Il quaderno contiene anche una breve guida al Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia e ai capolavori delle sue collezioni, come una copia di età romana dell’Athena Parthenos di Fidia. Il volume è finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia ed è pubblicato da Antiqua Res Edizioni. Il quaderno si può acquistare al link: https://www.antiquaresedizioni.it/…/112-apollo-helios…

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Copertina del libro “L’Apollo Helios di Civitavecchia. L’immagine del Colosso di Rodi e il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia”

L’Apollo Helios di Civitavecchia. Il Colosso, una delle sette meraviglie del mondo antico, è una delle opere più rappresentative del primo Ellenismo, innalzato dai Rodii a seguito di un terribile assedio del 304 a.C. conclusosi felicemente. L’incarico della statua dedicata al dio del sole Helios, più tardi sintetizzata con Apollo, fu affidato a Carete di Lindo, l’allievo del celebre Lisippo, lo scultore prediletto di Alessandro Magno. Furono proprio le armi lasciate dall’assediante, Demetrio Poliorcete, figlio di Antigono Monoftalmo, e soprattutto i preziosi metalli, il ferro e il bronzo, a permettere ai Rodii di realizzare l’immane colosso bronzeo. Carete, con straordinaria capacità plastica, riuscì ad imprimere nella creazione lo slancio e l’energia di una città che si era da poco liberata da un terribile nemico e innalzava al sole la fiaccola della vittoria. Il Colosso, la cui base poggiava su uno dei moli del porto, cadde dopo circa sessanta anni a causa di un terremoto, privandoci, a dispetto della sua grande fama, della sua reale iconografia: nessuna statua è conservata. Secondo alcune fonti, il Colosso fu rialzato per volontà dell’imperatore Adriano. La copia più completa della statua, alta circa due metri, contro i trenta e più dell’originale, fu realizzata con marmo greco insulare, proprio in epoca adrianea, ed è stata rinvenuta tra i resti della villa marittima del giurista Ulpiano a Santa Marinella, sul litorale a nord di Roma. L’eleganza e la leggerezza di questo capolavoro dell’arte antica, conservato al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, trasmettono oggi, come allora, una profonda emozione. Al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, oltre all’Apollo-Helios è esposta la copia dell’Atena Parthenos capolavoro del V secolo a.C., dell’artista ateniese Fidia. Nella sala dei marmi figurano pregevoli reperti scultorei recuperati dalle numerose ville marittime disposte sul litorale tra Pyrgi e Centumcellae, o che decoravano i monumenti della città di Centumcellae sviluppata in seguito alla realizzazione del porto voluto dall’imperatore Traiano. Una breve guida dell’attuale allestimento del museo, con la sala del Lapidario, il ballatoio in cui trovano spazio i contesti archeologici del territorio limitrofo, le Terme Taurine cui è dedicato un approfondimento e la Sala del santuario etrusco di Punta della Vipera, arricchiscono di contenuti il volume.

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L’archeologa Lara Anniboletti, direttore del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia (foto drm-lazio)

Lara Anniboletti, archeologa, dirige il museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, oltre al museo Archeologico nazionale e alla Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo di Orvieto. Ha fatto parte della segreteria tecnica per l’esecuzione del Grande progetto Pompei, dove ha ricoperto incarichi tecnici di archeologo e responsabile della comunicazione. Tra le sue pubblicazioni, oltre a contributi scientifici, il volume divulgativo “79 Storie su Pompei che nessuno ha mai raccontato”, Roma 2016, L’Erma di Bretschneider, tradotto anche in inglese. Da sempre particolarmente interessata agli aspetti di valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale, il suo slogan è “l’archeologia è una scienza da condire con l’umanità”.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” presentazione, in presenza e on line, di un volume della serie dei Quaderni Vulcenti, editi da Antiqua Res Edizioni: “Regisvilla. Scavi e Ricerche (1968 – 1983)” di Carlo Regoli

roma_dialoghi-in-cuiria_regisvilla-scavi-e-ricerche_carlo-regoli_locandinaNuovo appuntamento con i “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo. Giovedì 10 novembre 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la presentazione, in presenza e on line, di un volume della serie dei Quaderni Vulcenti, editi da Antiqua Res Edizioni: “Regisvilla. Scavi e Ricerche (1968 – 1983)” di Carlo Regoli, dedicato alla ricostruzione delle indagini archeologiche e allo studio delle strutture e dei materiali rinvenuti nel sito costiero di Regisvilla (Montalto di Castro, VT), oggetto di scavi tra il 1977 e il 1980 da parte dell’Istituto di Topografia Antica dell’università La Sapienza di Roma. Oltre a queste ricerche, edite solo in parte, sono state riesaminate tutte quelle attività che hanno interessato l’area, come ricognizioni di superficie e recuperi di emergenza, testimoniate da documenti d’archivio databili tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta. Presenta Stephane Verger, direttore del museo nazionale Romano; intervengono Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e Gianni Bonazzi, presidente Fondazione Vulci. Introduce Alfonsina Russo, direttore del PArCo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it.

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La copertina del libro Nuovo appuntamento “Regisvilla. Scavi e Ricerche (1968 – 1983)” di Carlo Regoli

Il volume si articola in due Parti, divise in sei capitoli. La Parte Prima si apre con un’introduzione al territorio costiero vulcente (Cap. 1), a cui segue un riesame di tutte le fonti e i documenti d’archivio riguardanti il sito di Regisvilla (Cap. 2). Sono poi descritte e interpretate le attività di scavo svolte tra il 1977 e il 1980 (Cap. 3) e analizzati nel dettaglio i vari gruppi di reperti rinvenuti (Cap. 4). Concludono questa prima sezione alcune considerazioni interpretative sul sito e i suoi frequentatori (Cap. 5). La Parte Seconda, invece, è composta essenzialmente dal Catalogo analitico dei materiali diagnostici (Cap. 6), presentati per schede seguendo l’ordine di scavo, cioè per saggio, “strato” o “livello”, e per classe di produzione, all’interno della quale sono, a loro volta, divisi per forme e tipi. Seguono le abbreviazioni bibliografiche e le tavole con l’apparato grafico. Da sempre Regisvilla ha suscitato grande interesse ed attenzione. Nel suo periodo di massima espansione Vulci vantava ben due porti. Il primo, il più antico, era quello situato alla foce del fiume Fiora, canale navigabile dove le merci potevano essere veicolate da chiatte trainate da funi e trasportate sino alla città. Poi c’era appunto l’altro porto di Regisvilla. Il nome Regisvilla significa “Città del Re” e viene citata da Strabone, che narra come qui regnò Maleos, re dei Pelasgi, per poi procedere alla volta di Atene. Detto anche Regae, da “Regai” cioè “scogliera”, perché vicino a Punta delle Murelle a Montalto Marina. I reperti rinvenuti, databili al VI e al V sec. a. C. permettono di datare il porto all’età tardo arcaica. Un ulteriore tassello è stato aggiunto dalla ricognizione ad opera dell’Associazione Subacquea Assopaguro di Montalto, che ha scoperto strutture sommerse, formate da ciottoli fluviali: forse proprio la struttura originaria del Porto. Ciò, dunque, permetterebbe persino di associare Regisvilla, per tipologia, ad altri porti del Mediterraneo in siti che hanno caratteristiche geomorfologiche simili a quelle delle coste di Montalto. Di recente, la Soprintendenza ha provveduto ad acquisire, attraverso la procedura della prelazione, una parte delle aree un tempo collegate al porto di Regisvilla, vincolate con DM del 05.08.1985.