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Ercolano. Francesco Sirano ripercorre per archeologiavocidalpassato.com i suoi 8 anni (2017-2025) alla direzione del parco archeologico che chiude il 2025 con un +6,2% di visitatori. Molte soddisfazioni ma anche qualche rimpianto

Foto di gruppo ricordo del personale del parco archeologico con il direttore Francesco Sirano (foto paerco)

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, premiato con una targa di fine mandato (foto paerco)

Otto anni intensi: 2017-2025, “un’esperienza bellissima, professionalmente e umanamente” l’ha sintetizzata Francesco Sirano a bilancio della sua direzione del parco archeologico di Ercolano il cui secondo mandato si è concluso nella primavera 2025. Da ottobre 2025 è alla guida del museo Archeologico nazionale di Napoli. E mentre il parco archeologico di Ercolano rende noto gli ottimi risultati raggiunti nel 2025 con una crescita dei visitatori del 6,2% rispetto al 2024, essendo passati gli ingressi da 521.426 a 553.611 (+32.185), “numeri che testimoniano una crescita solida e coerente, frutto di una strategia di comunicazione, promozione e valorizzazione del patrimonio e di apertura al territorio, che continua a produrre effetti positivi in termini di partecipazione e interesse del pubblico”; Francesco Sirano ripercorre per archeologiavocidalpassato.com i suoi anni di gestione a Ercolano, dove ha costruito “da zero” il parco archeologico: “insieme a tutto il personale, perché io lavoro sempre in maniera collettiva” ribadisce. Sirano parla dei risultati raggiunti (apertura di nuove domus, apertura dell’antica spiaggia; programmazione della manutenzione – ordinaria, straordinaria e grandi restauri; realizzazione con la Fondazione Packard dei nuovi uffici direzionali e dei laboratori di restauro, progetto che comporterà la demolizione di edifici incongrui con il sito come la biglietteria e l’antiquarium). Molte soddisfazioni ma anche qualche rimpianto (“per me che sono un perfezionista ci saranno sempre”): su tutti quello di non essere riuscito a individuare il tipo di museo di sito da poter realizzare.

“La mia esperienza a Ercolano”, ricorda Francesco Sirano ad archeologiavocidalpassato.com, “è stata un’esperienza bellissima, professionalmente e umanamente. Ercolano era un ufficio periferico della soprintendenza, oggi parco di Pompei. E quindi abbiamo dovuto costruire un ufficio direzionale, che non c’era proprio, e questo è stato un grande lavoro anche dal punto di vista gestionale, di cui sono particolarmente contento. Un risultato portato avanti insieme a tutto il personale, perché io lavoro sempre in maniera collettiva, poi mi assumo le mie responsabilità; ma a me piace ricevere stimoli da altre persone: e questa impostazione ha dato grandi risultati. Me ne sono accorto quando stavo preparando le mie lettere per poter concorrere per il Mann.

La Casa della Gemma al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Ad Ercolano – continua – abbiamo speso 58 milioni di euro in 8 anni. Non male. E abbiamo raccolto varie candidature a progetti che saranno finanziati nei prossimi anni per 76 milioni di euro. E quindi chi arriva a Ercolano troverà una bella indicazione su dove e come poter proseguire, ovviamente andranno fatti i progetti, poi sicuramente farà di meglio. E deve fare meglio. E i risultati di questa impostazione si vedono: oggi Ercolano è un luogo dove abbiamo oggettivamente più superficie visitabile, oltre a quella visibile, e a breve finiranno tutti i progetti delle sei domus che stavamo restaurando. Quindi ci saranno sei domus in più che insieme alla Casa della Gemma, alla Casa del Bicentenario, avranno implementato ulteriormente il numero delle domus visitabili di Ercolano. Quindi è davvero cambiato il volto del sito.

Visitatori al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

“A Ercolano abbiamo applicato quello che ora applico al Mann, cioè la manutenzione programmata. Per cui attraverso interventi di manutenzione ordinaria e di manutenzione straordinaria oltre ai grandi interventi di restauro abbiamo dato una svolta gestionale, e chi visita Ercolano si trova in un luogo che è ben tenuto. Si capisce che è ben curato. Tra le cose che abbiamo aperto c’è l’antica spiaggia, 3mila mq di spazio dove si guardano i monumenti di Ercolano con gli occhi degli antichi. Abbiamo ricostruito il livello dell’antica spiaggia, anche cercando di suggerire proprio la materia dell’antica spiaggia.

Visitatori all’ingresso dell’antiquarium di Ercolano (foto paerco)

“Certamente ci sono rimpianti. Ce ne sono sempre. Poi per me che sono un perfezionista ci saranno sempre. Avrei voluto sicuramente fare altre cose, come per esempio consolidare l’apertura al pubblico del teatro. Oppure riuscire con Packard ad individuare anche il tipo di museo di sito da poter realizzare. Lo porterà avanti qualcun altro, però guardiamo a quello che abbiamo fatto con la Fondazione Packard a Ercolano: in un terreno che sta a Sud dell’attuale area demaniale e che ci è stato donato, la Fondazione Packard sta realizzando nuovi uffici direzionali e un deposito con laboratori di restauro all’avanguardia. E questo è uno dei principali risultati di cui mi fregio. L’iter per poterci arrivare è durato 8 anni. Abbiano già tutte le autorizzazioni perché tutti coloro che devono dare le autorizzazioni – la Regione, la Città metropolitana, il Comune di Ercolano – hanno aderito in maniera entusiasta. È stata una cosa corale perché è abbastanza raro, e deve essere enfatizzato, che un privato ci metta più di 50 milioni di euro per fare un intervento del genere. E queste nuove facilitazioni cambieranno completamente il volto di Ercolano, perché si creeranno le condizioni per poter eliminare una serie di edifici realizzati nel tempo che si trovano in posizioni completamente incongrue come l’attuale biglietteria che dal punto storico-archeologico si trova sulle banchine del porto dell’antica Ercolano. Oppure sono troppo incombenti rispetto al sito archeologico. Sfido chiunque va a Ercolano, quando si trova sul Cardo IV, a guardare verso quello che doveva essere il mare e cosa vede? Un enorme edificio di cemento armato che è l’antiquarium e l’attuale sede degli uffici. Quelli saranno tutti eliminati e i nuovi uffici dirigenziali così come i nuovi depositi si troveranno più indietro di 150 metri, con degli alberi davanti che li schermeranno, e quindi – conclude – sarà davvero un miglioramento enorme”. 

Il direttore Francesco Sirano accompagna gli abitanti di via del Mare in una visita guidata serale (foto paerco)

“Altra cosa che volevo ricordare”, spiega Francesco Sirano, “è il bellissimo progetto di rigenerazione urbana che abbiamo fatto insieme al Comune di Ercolano, alla Fondazione Packard e al Packard Humanities Institute, per la creazione di una nuova piazza panoramica nella zona Nord-Ovest del sito archeologico e per la nuova recinzione su via del Mare, una strada che confina a Ovest con gli scavi. Non è solo un bel progetto dal punto di vista architettonico perché mette ordine in quest’area subito affacciata sugli scavi dove prima c’erano macerie di edifici solo parzialmente demoliti dall’epoca dei grandi scavi condotti da Amedeo Maiuri. Si pensava infatti che dopo la guerra si sarebbe proseguito a tirare fuori tutta l’antica Herculaneum. La città di Ercolano moderna doveva essere spostata molto più a monte. Ma in realtà è chiaro che dal punto di vista sia sociale sia metodologico non era una delle scelte migliori perché lì ci sono edifici che partono dal ‘600 e continuano. C’è tutto il tessuto urbano della città di Ercolano, Resina come si chiamava fino al 1969, dall’età medievale fino ai giorni nostri. E quindi è chiaro che cancellare pagine di storia importantissime, che costituiscono l’identità del luogo a favore solo di una, con tutto l’amore per l’archeologia – e io sono archeologo – oggi non si sostiene. E questo bellissimo progetto, accompagnato da tante azioni immateriali, con tutte le associazioni locali, associazioni di volontariato, e soprattutto con la comunità tutto intorno, sta dando risultati economici, sociali, sul tessuto comunitario davvero importantissimi. E ricordo a me stesso che lì sono zone socialmente complesse dove c’è una presenza pervasiva ancora oggi della criminalità organizzata. E quindi sì sono contento”.

Ercolano. Il parco archeologico, nella #domenicalmuseo con tante proposte per i visitatori, fa il bilancio della quinta edizione de Gli ozi di Ercole, tra sold out e una straordinaria partecipazione del pubblico

A Ercolano la #domenicalmuseo del 5 ottobre 2025 chiude idealmente un fine estate che per il parco archeologico è stata particolarmente generosa con il successo straordinario della quinta edizione de Gli Ozi di Ercole. Con la domenica con ingresso gratuito del 5 ottobrei visitatori potranno tornare a vivere la bellezza del sito di Ercolano e delle attività culturali del parco archeologico; già sold out le prenotazioni per la visita alle Terme Suburbane.

Dettaglio della lancia militare, rinvenuta sull’antica spiaggia di Ercolano, conservata nel Padiglione della Barca del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Tra le proposte per la #domenicalmuseo con il parco archeologico accessibile fino alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18): il Padiglione della Barca, custode di reperti che testimoniano l’intenso legame di Ercolano con il mare e l’Antiquarium, scrigno della vita quotidiana romana, di recente luogo di custodia degli antichi mobili e arredi in legno unici al mondo e dei i preziosi Ori di Ercolano; la visita guidata a Villa Sora a cura del Gruppo Archeologico Vesuviano; a Villa Campolieto la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola” (ingresso a pagamento).

L’attrice Sonia Bergamasco (foto paerco)

L’attrice Imma Villa (foto paerco)

Con tre giornate di sold out e una straordinaria partecipazione di pubblico, si sono conclusi Gli Ozi di Ercole, la rassegna culturale che da un quinquennio anima il Parco Archeologico di Ercolano intrecciando memoria classica e linguaggi del presente. L’edizione 2025, intitolata “Corpo mitico”, ha portato il pubblico in un viaggio affascinante tra archetipi immortali e sensibilità contemporanee, restituendo al mito tutta la sua forza evocativa e la sua capacità di interrogare il nostro tempo. Il format di quest’anno, che alternava dialoghi a momenti di spettacolo con interpreti e protagonisti della scena nazionale e internazionale, ha incontrato un consenso unanime, trasformando ogni appuntamento in un’occasione di riflessione ed emozione condivisa. Grande novità di questa edizione è stata la cornice suggestiva dell’Antica Spiaggia di Herculaneum, utilizzata per la prima volta come palcoscenico di eventi. Un tempo affacciata sul mare che lambiva la città, la spiaggia si è rivelata spazio ideale per accogliere incontri, performance e musica, aggiungendo alla rassegna un fascino unico e potente. Con ospiti d’eccezione e interpretazioni memorabili – tra cui quelle di Imma Villa, Sonia Bergamasco e Federica Fracassi – Gli Ozi di Ercole ha ancora una volta dimostrato come il mito, tra parole e suoni, possa diventare esperienza viva e collettiva.

Francesco Sirano, direttore delegato del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Gennaro Carillo, direttore artistico de “Gli Ozi di Ercole” (foto paerco)

“Con Gli Ozi di Ercole”, dichiara il funzionario delegato alla direzione del parco archeologico, Francesco Sirano, abbiamo confermato la vocazione del Parco a essere luogo dove conservazione, valorizzazione e ricerca scientifica di alto livello si intrecciano in un vivido e coinvolgente dialogo tra passato e presente. Il pubblico ha premiato questa impostazione con entusiasmo e partecipazione triplicando le presenze rispetto agli anni precedenti. Abbiamo potuto constatare come rigore degli studi e divulgazione sono combinabili attraverso l’achimia che si crea tra il sito e   l’energia del teatro, della musica e della poesia”. E il direttore artistico Gennaro Carillo sottolinea: “Il mito è un patrimonio inesauribile di storie e immagini, continuamente riscritto dalle epoche che lo attraversano. Quest’anno abbiamo riflettuto sul corpo e sulle sue metamorfosi, tema antico ma anche profondamente contemporaneo, che ha trovato nell’Antica spiaggia di Ercolano la cornice più evocativa. Gli ozi di Ercole sono un festival con una fisionomia peculiare e ben definita, la cui originalità e importanza sono ormai ampiamente riconosciute, come si evince dall’ottimo riscontro presso la stampa nazionale. Distinguersi nel panorama dei festival, vista la ricchezza dell’offerta di settembre, non era affatto un risultato scontato”.

Ercolano (Na). Al via la quinta edizione de “Gli Ozi di Ercole – Corpo mitico”, la rassegna culturale del parco archeologico che intreccia mito, corpo e scena, per la prima volta sull’Antica spiaggia. Tre serate tra mito, teatro e musica, con aperture straordinarie serali: ecco il programma

Francesco Sirano, direttore delegato del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

 

Gennaro Carillo, direttore artistico de “Gli Ozi di Ercole” (foto paerco)

 

L’effetto visivo del mare con la nuova illuminazione per le visite serali dell’antica spiaggia di Ercolano (rendering con fotoinserimento HCP)

Al via sull’antica spiaggia di Herculaneum la quinta edizione de “Gli Ozi di Ercole”, la rassegna culturale del parco archeologico di Ercolano che intreccia mito, corpo e scena, quest’anno dedicata al tema “Corpo mitico”. Dall’11 al 13 settembre 2025, il festival accompagnerà il pubblico in un affascinante viaggio nei miti che parlano del corpo umano, delle sue forme e delle sue trasformazioni volute e non volute attraverso racconti mitologici e rappresentazioni artistiche alla scoperta di archetipi immortali e pulsioni terrene, tra parole antiche e visioni contemporanee, esplorando il mito come corpo e il corpo nel mito. La rassegna, ideata da Francesco Sirano, delegato alla direzione del Parco e da poco più di un mese designato quale nuovo direttore del Mann  e curata da  Gennaro Carillo che ne è direttore artistico, è promossa dal parco archeologico di Ercolano e, per la prima volta, si svolgerà nella suggestiva cornice dell’Antica Spiaggia  del Parco di Ercolano: un luogo unico, un tempo incorniciato dal mare e oggi da un muro di lava formatosi nell’eruzione del 79 d.C., simbolo potente di limite e passaggio; “ultima spiaggia” per chi cercava scampo, oggi diventa spazio di incontro e riflessione. Di qui, anche la scelta di confrontarsi con il tema del mare, con i miti – antichi e moderni – che lo fanno desiderare e temere al massimo grado. Alle parole si affiancheranno letture sceniche affidate a interpreti di primo piano del teatro e del cinema italiani, per restituire voce e presenza ai racconti mitici. Le serate dell’11 e del 13 settembre 2025 si concluderanno con percorsi sonori in sintonia con lo spirito di ricerca e apertura della rassegna. Tre serate tra mito, teatro e musica, con aperture straordinarie serali dell’Antica spiaggia del parco archeologico di Ercolano, illuminazione artistica e lezioni-spettacolo. Intero serata: 10 euro; ridotto serata: 5 euro (18-25 anni non compiuti, cittadini UE). Abbonamento intera rassegna: 15 euro. Ingresso gratuito: minorenni, persone con disabilità e accompagnatore, abbonati al parco archeologico di Ercolano (con prenotazione).

L’attrice Imma Villa (foto paerco)

 

La cantante Maria Pia De Vito (foto paerco)

LA PRIMA SERATA: DALLA PRESENTAZIONE ALLA SCENA. Giovedì 11 settembre 2025, alle 19.30, la presentazione ufficiale: un momento di apertura e racconto del programma, che sarà subito seguito dall’avvio delle performance della serata inaugurale. Alle 20, il pubblico entrerà nel cuore del tema con “Titono e la Sibilla. Narrazioni mitiche delle metamorfosi corporee”, con la classicista Cristiana Franco e l’attrice Imma Villa. Un dialogo tra studio e interpretazione teatrale che esplorerà la metamorfosi come condizione del vivente, dal mito di Ovidio ai simboli contemporanei. Dioniso, archetipo della vita indistruttibile e dio dalle identità multiple, sarà il filo rosso per riflettere sulla trasformazione come possibilità di sopravvivenza, desiderio di mutamento o illusione di eternità. Dal racconto antico, in cui i corpi si trasformano in animali, piante o pietre, si arriverà alle inquietudini attuali: corpi che diventano macchine, identità ibride, tatuaggi e chirurgia come linguaggi del sé. Alle 21:30, la musica prenderà il testimone con “Linha de Passe”, progetto della cantante Maria Pia De Vito insieme a Roberto Taufic (chitarra) e Roberto Rossi (batteria). Un viaggio sonoro che intreccia la tradizione musicale brasiliana, quella napoletana e il jazz, rivelando affinità profonde: melanconia, lirismo, fatalismo e una comune radice poetica.

L’attrice Sonia Bergamasco (foto paerco)

 

Federica Fracassi, voce narrante (foto paerco)

SECONDA SERATA VENERDÌ 12 SETTEMBRE 2025. Alle 20, L’antica spiaggia. Storie di tempeste e naufragi con Sonia Bergamasco e Gennaro Carillo. Un viaggio nel mare come immagine del deinon: terribile e meraviglioso al tempo stesso. Da Omero a Lucrezio, da Conrad a Melville, il mare appare come fauci spalancate pronte a inghiottire, abisso che suscita terrore e fascinazione, sublime che annienta ma al contempo rivela la fragilità e la grandezza umana. L’incontro è dedicato a coloro per i quali il naufragio non è metafora ma esperienza reale, e a chi ogni giorno salva vite dall’annegamento. Alle 21.30, Corpo, umano con Vittorio Lingiardi (voce narrante), Federica Fracassi (voce recitante), regia di Gianni Forte. Una riflessione sul corpo oggi, smembrato dalla medicina, sottratto alle relazioni autentiche dalla vita online, strumentalizzato dalla politica. Lingiardi lo riporta al centro della scena attraverso un racconto che intreccia scienza, mito, letteratura e arte, dando voce agli organi del corpo come parti di un’unica narrazione vitale.

La prof.ssa Laura Pepe, latinista e grecista (foto paerco)

 

Il cantante Roberto Colella (foto paerco)

TERZA SERATA SABATO 13 SETTEMBRE 2025. Alle 20, Dioniso al muro con Laura Pepe e Francesco Sirano. Il mito non solo come racconto, ma come immagine: icone, affreschi, bassorilievi che continuano a guardare e a inquietare. Dioniso, figura centrale anche nell’Ercolano antica, porta con sé Arianna, l’estasi, l’enthousiasmos, il confine sottile tra follia e benedizione divina. Alle 21.30, Roberto Colella in concerto con Arcangelo Michele Caso (violoncello). Un concerto intimo e vibrante nella cornice degli Scavi di Ercolano. Le canzoni di Colella raccontano storie di vita, amore e resistenza, trasformando il silenzio delle pietre in emozione viva. Un’occasione unica per ascoltare musica in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

Ercolano. Ripartono le visite accompagnate al Teatro Antico di Ercolano con aperture bisettimanali. E intanto il parco archeologico traccia un bilancio dell’estate con I Venerdì. Il direttor Sirano: “Un’altra stagione di successi”

ercolano_parco_riparte-il-teatro-antico_locandinaRipartono le visite al Teatro Antico di Ercolano con aperture bisettimanali, il mercoledì e il sabato, dal 4 settembre al 9 novembre 2024. “Un’esperienza catartica e suggestiva a metri e metri di profondità”, l’ha definita il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, particolarmente soddisfatto in questi giorni in cui si traccia un primo bilancio dell’estate ercolanese.

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Grande partecipazione di pubblico nei percorsi serali teatralizzati de “I Venerdì” al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

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I Venerdì di Ercolano: la partenza del percorso serale dall’Antica Spiaggia (foto paerco)

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I Venerdì di Ercolano: suggestivi tableaux vivant di Teatri 35 (foto paerco)

Estate ercolanese. Venerdì 30 agosto 2024 si è tenuta infatti l’ultima serata ai percorsi del parco archeologico di Ercolano I Venerdì di Ercolano che, come ogni estate, si confermano la scelta preferita per le serate da trascorrere all’aria aperta ma immersi nel suggestivo scenario delle antiche strade illuminate e rese vive grazie alle performances teatrali create ad hoc da Teatri 35. Sono stati 2.487 i fortunati visitatori che hanno potuto accedere nonostante i numerosi i sold out nei 16 turni che si sono ripetuti ogni venerdì a partire dal 2 agosto. L’itinerario del 2024 ha dato valore particolare all’Antica Spiaggia, fissando la partenza del percorso dal simbolico luogo recentemente restituito alla fruizione dei visitatori, per proseguire all’interno di case e strade in un viaggio nel tempo, sulle tracce di Ercole, ravvivate dalle esibizioni degli attori di Teatri 35. “Ancora un anno di successi”, dichiara Sirano. “Sono orgoglioso che il Parco sia protagonista delle scelte dei visitatori del territorio durante l’estate e soddisfatto delle opportunità che offriamo andando incontro alle diverse esigenze. Così per le serate dei Venerdì, come per la novità dei percorsi all’alba che anche ha riscontrato il suo interesse”.

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Uno scorcio del Teatro Antico di Ercolano (foto metelli)

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Un gruppo di visitatori venti metri sotto la lava alla scoperta del Teatro Antico di Ercolano (foto parco Ercolano)

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Visitatori accompagnati ad esplorare il Teatro antico di Ercolano sepolto sotto venti metri di lava (foto parco archeologico di Ercolano)

Teatro antico. Gli ingressi accompagnati al Teatro Antico riprendono – come si diceva – il 4 settembre e si ripeteranno con un aperture bisettimanali, il mercoledì e il sabato, in gruppi di 10 persone fino al 9 novembre 2024 con 6 turni di visita: alle 9.30, 10.30, 11.30, 14.30, 15.30, 16.30 (in lingua inglese alle 11.30 e 16.30). I visitatori potranno trasformarsi in esploratori con caschi, mantelline e torce, per andare alla scoperta della storia dell’antica città; un viaggio nel tempo attraverso i cunicoli settecenteschi accompagnati dal personale del Parco nell’ambito del progetto di valorizzazione. Le visite si svolgeranno il mercoledì e il sabato I biglietti potranno essere acquistati on line sul sito http://ercolano.coopculture.it e direttamente presso la biglietteria del Parco. Ingresso Teatro antico di Ercolano: 5 euro, integrato ingresso Parco Archeologico di Ercolano + Teatro antico di Ercolano: 15 euro. Biglietto ridotto previsto unicamente per il biglietto solo teatro di 2 euro per ragazzi con età compresa tra i 18 e i 25 anni. Sospese tutte le gratuità ad eccezione di quelle relative ai portatori di handicap e ad un loro familiare o ad altro accompagnatore, che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria. Il percorso è sotterraneo e raggiunge circa 25 metri dalla quota stradale. La visita è riservata ai maggiorenni. L’appuntamento è presso la biglietteria del parco archeologico 30 minuti prima dell’inizio del proprio turno di visita. La pavimentazione è bagnata in più punti ed è scivolosa a causa della presenza di sedimentazioni calcaree e di acqua. Inoltre, il percorso prevede molti gradini. Pertanto, non è adatto ai soggetti claustrofobici e alle persone con problemi di deambulazione o in gravidanza, ovvero con patologie influenzabili dal contesto di visita. Per motivi di sicurezza si richiede ai visitatori di portare con sé solo borse di piccole dimensioni. Saranno forniti dal Parco Archeologico di Ercolano caschetti, cuffia per capelli, mantelline e torce da utilizzare nel percorso. È obbligatorio l’uso di scarpe chiuse, basse, resistenti ed impermeabili. è preferibile l’utilizzo di scarpe da trekking. Si consiglia nei periodi estivi di munirsi di maglie o giacche comode, da indossare prima della visita, dato il considerevole sbalzo termico da affrontare durante il percorso.

Ferragosto al parco archeologico di Ercolano. Il direttore Sirano: “I nostri visitatori ancora una volta sono invitati a diventare partecipi attori della storia”

ercolano_parco_ferragosto-2024_locandinaFerragosto al parco archeologico di Ercolano. Nel giorno di Ferragosto 2024 e per l’intero mese di agosto il parco è aperto con orari estivi (8.30-19.30 ultimo ingresso ore 18). Dopo la recente inaugurazione dell’Antica Spiaggia del sito archeologico, i visitatori, toccando con piede la ritrovata riva, ancor più che precedentemente, sono invitati a tuffarsi con l’immaginazione nel Parco e sentire la città come un tempo lambita dal mare, ritrovandosi fortunati testimoni dell’unico sito archeologico che conserva intatto il fronte mare, fino ad avvertire la brezza marina che inondava la città e le domus che affacciavano direttamente sul mare. “I nostri visitatori ancora una volta sono invitati a diventare partecipi attori della storia”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “ci piace che siano loro i cittadini di Ercolano. Li accoglieranno la Spiaggia ritrovata, ma anche il Giardino dell’ozio della Casa di Telefo, dove potranno approfittare di un momento di frescura all’ombra dei melograni sulle sdraio e leggere qualcuno dei libri messi a disposizione, per poi proseguire nella visita e godere delle bellezze dell’antica città”. Nel biglietto incluso il Padiglione della Barca e l’Antiquarium, che offre un quadro più ampio della visita con approfondimenti nel mondo marinaresco e negli splendori del passato della città. Ai visitatori di questo periodo la direzione consiglia di fare attenzione alle ore più calde, di idratarsi spesso e scegliere ore di visita più confacenti alle proprie esigenze.

Ercolano. Dal 1° luglio il parco archeologico lancia i nuovi abbonamenti on demand, e ritocca i biglietti d’ingresso al sito ora più ricco con l’Antica spiaggia e l’Antiquarium ampliato. Ultimi giorni per il Teatro Antico, prima della pausa estiva

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La biglietteria del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Da lunedì 1° luglio 2024 cambia l’offerta di bigliettazione del parco archeologico di Ercolano che lancia i nuovi abbonamenti on demand rivolti a specifici target di utenza: famiglie, giovani, singoli visitatori con l’intento di fidelizzare il proprio pubblico e proporre biglietti aperti per un anno intero in modo da rendere la partecipazione alle diverse iniziative più semplice e circolare, per offrire diverse modalità di partecipazione alle attività del Parco: l’abbonamento annuale – destinato soprattutto a residenti e turisti di prossimità – sarà rimodulato in tre diverse tipologie di card: ErcolanoCard per individuali al costo di euro 30, valida per 1 persona; ErcolanoCardFamily al costo di euro 58 per 2 adulti e minori accompagnati; ErcolanoCardYoung al costo di euro 5 per i ragazzi tra i 18 e i 25 anni. Tutti gli abbonamenti sono validi per 365 giorni dal primo utilizzo, quelli sottoscritti in precedenza e sino al 30 giugno 2024 avranno regolare validità sino alla loro scadenza naturale.

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Aperta al pubblico l’antica spiaggia di Ercolano (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

Dopo il recente ampliamento della zona espositiva dell’Antiquarium e la recentissima apertura dell’Antica Spiaggia, con la restituzione al pubblico di 3000 metri quadri di ulteriore spazio fruibile, di pari passo con il progressivo ampliamento dei percorsi e dell’offerta di visita al pubblico, dal 1° luglio i nuovi biglietti di accesso saranno i seguenti: intero 16 intero; ridotto giovani tra i 18 e 25 anni non compiuti biglietto 2 euro; accesso al Teatro Antico di euro 5; integrato Parco e Teatro Antico di euro 19. Al link www.coopculture.it/export/shared/corporate_docs/catalogoercolano2024.pdf pubblicato inoltre il catalogo dell’offerta didattica 2023/2024 di CoopCulture per le scuole che integra i programmi di studio con tematiche contemporanee e presenta nuovi format e modalità di fruizione sempre più attuali ed inclusive.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, nell’antica spiaggia (foto paerco)

“Ercolano è tutto l’anno! È questo l’intento con cui abbiamo pensato ad un biglietto unico che permetta l’accesso al Parco per 365 giorni”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Per un intero anno i visitatori potranno partecipare alle iniziative che proponiamo ciclicamente come anche alle novità che di anno in anno si affacciano in quella che è una vetrina dalle mille sfaccettature e possibilità. Attenzione per i pubblici, fidelizzazione degli appassionati ci guidano in un lavoro sempre più personalizzato e inclusivo”.

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Visitatori con torcia e caschetto durante la visita al Teatro Antico di Ercolano (foto paerco)

Intanto, fino a fine giugno, si può accedere al percorso sotterraneo del Teatro Antico del parco archeologico di Ercolano. La visita accompagnata per 6 gruppi di 10 persone si svolge il mercoledì e il sabato dalle 9.30 alle 16.30 (visita in lingua inglese alle 11.30 e 16.30); il tour al Teatro è un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso i cunicoli settecenteschi accompagnati dal personale del Parco. Nei mesi di luglio e agosto ci sarà una pausa estiva, per riprendere poi nel mese di settembre.

Ercolano. Aperta al pubblico l’antica spiaggia di Herculaneum, la prima all’interno di un parco archeologico, che ti immerge nella magia della città lambita dal mare. È il risultato di un percorso pluriennale di attività multidisciplinari di ricerca, scavo archeologico, restauro, ingegneria e architettura. Ne parlano il ministro Sangiuliano, il direttore Sirano, la project manager Thompson e il generale Capasso

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Aperta al pubblico l’antica spiaggia di Ercolano (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

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L’inaugurazione dell’antica spiaggia di Ercolano: in primo piano Francesco Sirano, Gennaro Sangiuliano e Jane Thompson (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

I visitatori del parco archeologico di Ercolano, da mercoledì 19 giugno 2024, possono passeggiare liberamente sull’intera superficie dell’antica spiaggia di Herculaneum, la prima all’interno di un parco archeologico, e immergersi nella magia della città lambita dal mare. All’inaugurazione è intervenuto il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, guidato nella visita dal direttore del Parco Francesco Sirano. La risistemazione dell’antica spiaggia giunge a conclusione di un percorso pluriennale di attività multidisciplinari di ricerca, scavo archeologico, restauro, ingegneria e architettura. L’antica Ercolano, città di mare, distrutta dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., rivive con la sistemazione finale, sull’onda di una progettazione donata dal Packard Humanities Institute nell’ambito del partenariato pubblico-privato denominato “Herculaneum Conservation Project” per restituire un’immagine il più possibile vicina a come si presentava prima dell’eruzione.

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Veduta panoramica della terrazza sull’antica spiaggia con l’area sacra del santuario di Venere nel 2020, prima dell’inizio dei lavori (foto Graziano Tavan)

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Veduta panoramica della terrazza sull’antica spiaggia con l’area sacra del santuario di Venere nel 2024, dpo gli interventi di restauro (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

Il nuovo assetto dell’intera area dell’antica spiaggia, finanziato nell’ambito del CIS Vesuvio Pompei Napoli coordinato gestito dall’Unità Grande Pompei, condurrà nel breve termine all’arricchimento dell’esperienza di visita del Parco e nel medio termine alla ricongiunzione dell’area archeologica principale con la Villa dei Papiri, disegnando così un piano di azione di ampio respiro culturale per i prossimi anni e per il futuro del Parco. Negli ultimi decenni questa area è stata progressivamente interessata da corrosione e decadimento, determinati da una miscela di fattori naturali legati alla veicolazione delle acque piovane e di risalita, che avevano trasformato la spiaggia in una sorta di acquitrino, con connessi pericoli di allagamento e impatti sulla conservazione del patrimonio. Data la complessità dei problemi da affrontare è stato adottato un approccio multidisciplinare per restituire la spiaggia alla sua sicurezza e fruibilità, con la realizzazione di un’area percorribile e la valorizzazione del fronte a mare della città antica, con l’offerta di una percezione completamente rinnovata al visitatore dell’antica Herculaneum.

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Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano al parco archeologico di Ercolano (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

“Questo sito è stato enormemente riqualificato e sta diventando un gioiello”, commenta il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Siamo all’interno dell’area archeologica tra le più importanti del mondo con Pompei, Oplontis ed Ercolano e stiamo lavorando tantissimo anche in termini di risorse. Nella legge di bilancio abbiamo stanziato nuove risorse per gli scavi. Inoltre abbiamo previsto che nello Spolettificio di Torre Annunziata dovrà nascere un polo museale e pensiamo che tutto ciò possa rappresentare anche una grande occasione di sviluppo socio-economico per i nostri territori. Il parco archeologico di Ercolano – aggiunge il ministro – è una grande memoria storica e il valore della storia, come diceva Benedetto Croce, è sempre un fatto contemporaneo. La storia è una sorta di cassetta degli attrezzi dove noi rinveniamo gli strumenti con i quali interpretare il presente e prefigurare vichianamente il futuro”.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, nell’antica spiaggia (foto paerco)

“L’antica spiaggia è un luogo straordinario e unico al mondo”, sottolinea il direttore del parco archeologico Francesco Sirano. “Per conservarla per il futuro abbiamo ridotto il rischio di continui allagamenti e i pericoli per la stabilità dei fronti di scavo e del fronte a mare della città antica, rivedendolo oggi come gli antichi romani. Ripristiniamo il paesaggio del 79 d.C. e lasciamo che tutti nuovamente passeggino sulla spiaggia. Se giriamo la testa dove un tempo era il mare, diventiamo esploratori moderni dell’immensa coltre di flussi vulcanici che ricoprì la città in poche ore e non possiamo sottrarci dal condividere quasi il senso di totale annientamento della nostra condizione umana di fronte all’evidenza del cataclisma del 79 d.C. Siamo sul luogo dove la ricerca archeologica – continua Sirano – ha messo in luce le prove che più di 300 disperati cercarono inutilmente di essere salvati grazie ad una vera e propria operazione di protezione civile diretta dall’ammiraglio e insigne studioso romano Plinio il Vecchio. Questo progetto ci permette ora di associare all’estremo interesse storico archeologico anche quello topografico e urbanistico dal momento che è ora possibile apprezzare su un’area di più di 3000 mq, in modo ravvicinato, e direi quasi da protagonisti, l’unico fronte a mare di una città romana quasi interamente conservato. Le ricerche iniziate negli anni ’80 del secolo scorso hanno riportato alla luce un campione antropologico unico rappresentato da oltre 300 vittime dell’eruzione, in gran parte rifugiate all’interno di alcuni magazzini legati all’approdo. Dopo alcuni interventi negli anni ‘90 del 900, grazie al partenariato pubblico privato con il Packard Humanities Institute (PHI), l’area è stata inserita all’interno di una strategia mirata a scavi, ricerche, conservazione e fruizione secondo approcci innovativi basati sulla multidisciplinarità degli interventi programmati e con straordinari risultati come la scoperta del soffitto in legno policromo del salone principale della casa del Rilievo di Telefo.

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Il direttore Francesco Sirano nel 2022 discute con l’archeologo Domenico Camardo sull’antica spiaggia (foto paerco)

Nella primavera del 2021 sono ripresi i lavori in questo settore così importante dell’area archeologica, con un progetto complesso ed ambizioso che punta a ridisegnare e valorizzare l’antico litorale ercolanese, restituendolo ad una fruizione potenziata e ad una più immediata comprensione delle dinamiche insediative e di seppellimento del sito. Interessanti dati – conclude il direttore – sono emersi dai primi lavori, con il rinvenimento di migliaia di reperti lignei, perlopiù appartenenti alle coperture degli edifici divelte e scaraventate sulla spiaggia dalla violenza dei flussi piroclastici del 79 d.C. oltre a molti frammenti di tegole e coppi ed alcuni frammenti di marmi e di colonne in marmo”.

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Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard

“Vedere questa svolta dell’area fronte mare della città antica portata a termine”, sottolinea Jane Thompson, responsabile del partenariato pubblico-privato del Packard Humanities Institute, “è una soddisfazione immensa per il ricco team interdisciplinare che l’ha portato a termine, sia professionisti incaricati dalla fondazione Packard Humanities Institute, sia funzionari MIC. Moltissime delle nostre azioni più importanti in oltre 20 anni di partenariato sono state invisibili, il ripristino delle fogne antiche, i cicli pluriennali di manutenzione programmata ne sono ottimi esempi. Ma qui finalmente un radicale cambiamento all’esperienza dei visitatori che insieme alla riqualificazione di Via Mare cambiano per sempre l’assetto di questo sito”.

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Veduta dall’alto dell’antica spiaggia di Ercolano dopo i lavori per l’apertura al pubblico (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

“Nell’ambito del CIS Vesuvio Pompei Napoli, in qualità di direttore per il supporto all’attuazione dei programmi del MiC, nonché rappresentante legale dell’Unità Grande Pompei”, interviene il Gen. B. dei Carabinieri, Giovanni Capasso, direttore generale dell’Unità Grande Pompei, “svolgo il ruolo di referente unico del ministero della Cultura. L’Unità segue l’attuazione, il monitoraggio fisico, procedurale, economico e finanziario degli interventi del CIS VEPONA, che rappresenta lo strumento individuato dal legislatore per l’attuazione del Piano strategico per lo sviluppo delle aree comprese nel piano di gestione del sito UNESCO 829 ‘Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata’, in cui, uno degli interventi prioritari, è stato individuato nel ‘Miglioramento del Parco archeologico di Ercolano e del suo rapporto con il territorio’. In tale scenario, vanno inquadrate le azioni previste nel Piano strategico dell’Unità Grande Pompei, tra cui l’intervento denominato Lavori per la valorizzazione dell’antica spiaggia degli Scavi di Ercolano e il ricongiungimento alla visita della Villa dei Papiri negli scavi nuovi, per un importo pari a 3.437.480,01 euro. Per l’attuazione di questo intervento è stato siglato un Accordo tra l’Unità Grande Pompei e il Parco Archeologico di Ercolano nel giugno 2021. Oggi – conclude il generale -, dopo tre anni di intenso lavoro finalizzato alla valorizzazione dell’antica spiaggia degli Scavi di Ercolano, mediante il drenaggio e il riempimento dell’area occupata anticamente dall’arenile, viene data la possibilità ai visitatori di accedere liberamente sull’intera zona e di comprendere le dinamiche che hanno portato al seppellimento della città. Il prosieguo dei lavori, costantemente monitorati dall’Unità Grande Pompei, consentirà a breve il ricongiungimento della spiaggia all’area dei nuovi scavi ove è presente la Villa dei Papiri”.

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Francesco Sirano e Domenico Camardo nel 2022 sul cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano, tra il banco tufaceo e la rampa per le Terme Suburbane (foto paerco)

L’ANTICA SPIAGGIA: UNA STORIA SCRITTA SULLA SABBIA. La documentazione fotografica d’archivio legata ai lavori di scavo degli anni ’90 del secolo scorso mostra la presenza, nella zona della spiaggia, di una piattaforma in tufo segnata da lunghe incisioni parallele che furono interpretate come segni lasciati nel tufo dalle chiglie delle barche. Indagini recenti hanno dimostrato che il litorale nel corso dei secoli ha più volte cambiato il proprio livello alzandosi e abbassandosi almeno dal III secolo a.C. In quel momento il banco di tufo era parzialmente fuori dal mare: il tufo veniva estratto per utilizzarlo come materiale di costruzione e le onde del mare hanno modellato la superficie tufacea con delle incisioni parallele e curvilinee. Inoltre il progressivo abbassamento del livello del banco, a causa di fenomeni legati al vulcanesimo, insieme all’azione delle onde ha depositato le sabbie che hanno progressivamente creato la spiaggia romana del 79 d.C. L’antica spiaggia appariva come una spiaggia di sabbia vulcanica di colore nero da cui emergeva, in alcuni punti, la piattaforma tufacea sottostante. Aveva una leggera inclinazione verso il mare la cui linea di battigia doveva trovarsi pressappoco dove oggi termina l’area di scavo. Sulla spiaggia non si svolgevano solo attività marinare, ma era usata anche per raggiungere la città e per salire attraverso delle rampe verso le case affacciate direttamente sul mare e per rifornire le terme di suburbane di legna.

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Alcuni dei 300 fuggiaschi sorpresi sulla spiaggia di Ercolano dall’eruzione del 79 d.C. (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

Nella notte dell’eruzione del 79 d.C. oltre a più di 300 fuggiaschi, sulla spiaggia c’erano anche animali tra i quali muli e cavalli. I fuggiaschi furono sorpresi nel cuore della notte dall’arrivo della prima nube ardente che, con una temperatura di oltre 400° e una velocità di 80 kmh, raggiunse la città e provocò la morte istantanea, per shock termico, di tutti gli abitanti. L’arrivo delle ondate di fango vulcanico dal Vesuvio ricoprì poi i resti dei loro corpi, sigillandoli nella posizione in cui si trovavano al momento della morte. Dallo studio di questi scheletri sono stati ricavati importanti dati biologici sull’alimentazione e sulle malattie degli antichi ercolanesi. I fuggiaschi avevano portato con sé oggetti preziosi, come gruzzoli di monete e gioielli, ma anche lucerne per farsi luce nella fitta oscurità provocata dall’eruzione e le chiavi di casa, segno che avevano avuto il tempo di chiudere le porte prima di fuggire. 

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Il ritrovamento dell’ultimo fuggiasco sull’antica spiaggia di Ercolano (foto paerco)

L’ultimo fuggiasco di Ercolano e i suoi averi. A fine 2021 l’antica spiaggia ha restituito lo scheletro dell’ultimo fuggiasco di Ercolano (vedi Ercolano. Ritrovati sull’antica spiaggia i resti di un fuggiasco, sotto un muro pietrificato alto 26 metri: morto travolto da una tempesta di fuoco e cenere ardente. “Eccezionale scoperta. Porterà nuova luce sugli ultimi momenti di vita della cittadina sepolta dall’eruzione del Vesuvio” | archeologiavocidalpassato), un uomo adulto dalla corporatura robusta, di circa 40/45 anni di età. Si trovava probabilmente in riva al mare o nelle aree della città soprastante o ancora potrebbe essere stato sbalzato dall’area della terrazza sacra sovrastante l’antica spiaggia, trascinato dalla forza dell’eruzione insieme ai suoi averi, conservati in una sacca di tessuto. Data la posizione del corpo, sospeso nel deposito di cenere vulcanica, l’uomo doveva essere in piedi al sopraggiungere del primo flusso piroclastico. Rivolto verso la città, di certo vide arrivare l’enorme nuvola di cenere e gas bollenti, un attimo prima di essere ucciso all’istante e abbattuto dall’ondata di calore che scendeva dal vulcano a centinaia di chilometri l’ora. All’impatto la vittima subì lo stesso destino delle altre 330 già ritrovate negli anni addietro, le altissime temperature del flusso che lo investì provocarono l’evaporazione immediata dei tessuti e lo scheletro fu imprigionato nella massa di cenere, gas e detriti trascinati. Nell’ambito dello scavo in laboratorio è stata evidenziata una sacca in tessuto grezzo con all’interno contenere un porta monete di legno con uno scompartimento con degli anelli, e alcune tavolette per scrivere anch’esse di legno, il cui contenuto ci sarà chiarito dal prosieguo del micro scavo. Sull’antica spiaggia oltre allo scheletro sono stati ritrovati moltissimi reperti di legno trascinati dal flusso piroclastico. Arbusti, radici di alberi ad alto fusto, frammenti di cornici e pannelli appartenenti probabilmente a controsoffitti e alle coperture degli edifici, oltre ad assi di legno, puntoni e altri elementi forse di barche. Particolarmente notevole una grande trave di legno lunga più di 11 metri. Anche questo rende gli scavi di Ercolano unici al mondo. Il ritrovamento ha dato il via ad uno studio transdisciplinare. Nel tempo trascorso le metodologie di indagine si sono totalmente rivoluzionate e oggi si è in grado di trarre molte più informazioni. 

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Lantica spiaggia di Ercolano nel 2020: un pontile superava l’acquitrino che si era creato (foto paerco)

IL PROGETTO. Grazie a questo progetto le acque sorgive naturali e l’acqua raccolta dalle antiche fogne della città, che come in antico scaricano sulla spiaggia, sono messe sotto controllo e in parte riutilizzate. In questo modo sono stati eliminati i continui allagamenti che mettevano in pericolo la stabilità dei fronti di scavo e dei monumenti antichi e avevano creato un paesaggio paludoso mai esistito su questo sito. La spiaggia ha assunto l’aspetto di come si presentava prima dell’eruzione e i visitatori possono ammirare il fronte a mare dell’antica Ercolano passeggiando liberamente sull’intera superficie. Infatti, in mancanza di adeguati sistemi di raccolta e smaltimento ed a causa della difficile manutenzione, la spiaggia fino ai primi anni 2000 si presentava come zona paludosa con accumuli di acqua e vegetazione infestante. L’antico litorale ercolanese non è mai stato fruibile da parte del pubblico, se non per una limitata fascia a ridosso dei fornici occidentali dove, per mezzo di una passerella metallica, ora rimossa nell’ambito delle attuali opere, era possibile avvicinarsi alle strutture e scorgere i calchi degli scheletri dei fuggiaschi rinvenuti durante le precedenti operazioni di scavo. Questa sistemazione finale è stata preceduta da studi, ricerche e da un progetto pilota condotto in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project tra il 2008 ed il 2010. Data la particolare ubicazione dell’antica spiaggia, sottoposta di circa 3 m rispetto al livello del mare, di primaria importanza sono le opere idrauliche, per raccogliere le acque, sia sorgive che convogliate dalla città antica a seguito della riattivazione delle originali fogne nell’ambito di precedenti lavori.

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2022: l’antica spiaggia di Ercolano è interessata da lavori di scavo e pulizia per essere aperta al pubblico (foto paerco)

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Campionatura raffigurante la stratigrafia del materiale di riempimento dell’area dell’antica spiaggia di Ercolano (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

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Antica spiaggia di Ercolano: campioni di graniglia di basalto per lo strato di finitura (foto paerco)

Da aprile 2011 è stato realizzato lo studio archeologico della storia plurisecolare dell’antica spiaggia di Ercolano e degli edifici prospicienti. Da aprile 2021 sono stati eseguiti limitati scavi e pulizia archeologica, trovando tracce della sabbia antica ancora in aderenza alle murature del fronte costruito; la stessa sabbia è stata rinvenuta sul banco tufaceo emerso dopo la rimozione dello strato di melma che lo ricopriva. Grazie anche allo studio dei documenti di archivio, oggi sappiamo che al momento dell’eruzione del 79 d.C. tutto l’antico litorale era coperto da uno strato di sabbia di spessore variabile. Su questa base è stata studiata una sistemazione che consiste nella creazione di una superficie sulla quale camminare in graniglia di basalto posizionata in maniera tale (stabilizzata con un’armatura alveolare) da essere carrabile e accessibile anche da parte di disabili, e piccoli mezzi per la manutenzione. La rete idraulica di raccolta e drenaggio delle acque è stata messa in opera direttamente sul banco tufaceo, che è stato poi ricoperto con uno strato protettivo di ghiaia lavata in funzione drenante. Per ricreare il livello della spiaggia del 79 d.C. (eliminato durante gli scavi della fine del 1900), lo strato di riempimento vero e proprio è costituito da materiale di pezzatura variabile, decrescente dal basso verso l’alto, di cui l’ultimo strato costituisce il piano di posa dell’armatura alveolare ricolmata di graniglia di basalto. La stratigrafia per la ricopertura del banco tufaceo antico è altamente permeabile e consente il deflusso delle acque meteoriche che insistono direttamente sulla spiaggia e quello delle acque sorgive disperse ed il convogliamento delle stesse nelle vasche di raccolta esistenti; inoltre, gli spessori dei vari strati che costituiscono il riempimento sono calibrati per poter raggiungere le antiche quote di calpestio dell’area.

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L’effetto visivo del mare con la nuova illuminazione per le visite serali dell’antica spiaggia di Ercolano (rendering con fotoinserimento HCP)

La scelta dell’utilizzo di graniglia di basalto come finitura superficiale, quindi materiale locale e di colore grigio, è tesa a rievocare l’aspetto dell’antico litorale al momento dell’eruzione, vale a dire ricoperto di sabbia scura. Inoltre, questa soluzione offre vantaggi dal punto di vista funzionale, tra cui l’ottenimento dello stesso grado di permeabilità all’acqua sull’intera superficie della spiaggia, senza nessun pregiudizio per gli strati di riempimento e drenaggio sottostanti; la facilità delle opere di manutenzione, che consistono nella ricopertura periodica delle celle dell’armatura alveolare, in maniera manuale e con l’ausilio di attrezzature comuni da cantiere (pale, rastrelli ecc.), recuperando la stessa graniglia che ha subito movimenti a seguito del passaggio delle persone e dei mezzi, o dell’azione dell’acqua piovana. Infine, l’impianto di illuminazione contribuisce ad arricchire ancor di più la percezione dell’invaso della spiaggia ed a valorizzare il fronte mare della città antica durante le visite e gli eventi serali.

Ercolano. Dopo un impegnativo progetto di recupero apre al pubblico l’antica spiaggia: a tagliare il nastro il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano

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Francesco Sirano e Domenico Camardo sul cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano, tra il banco tufaceo e la rampa per le Terme Suburbane (foto paerco)

Mercoledì 19 giugno 2024, alle 15, apre al pubblico l’antica spiaggia di Ercolano, di nuovo fruibile in seguito a un progetto di recupero, attuato dal Parco archeologico, in partenariato pubblico-privato con il Packard Humanities Institute (PHI) e con un finanziamento CIS Vesuvio (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2021/01/28/ercolano-dopo-40-anni-il-parco-archeologico-riprende-lo-scavo-dellantica-spiaggia-lobiettivo-e-aprire-ai-visitatori-la-passeggiata-sul-litorale-di-herculaneum-dai-fornici-dei-pesca/). Ma alle 11, a tagliare ufficialmente il nastro sarà il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano accompagnato dal direttore Francesco Sirano. Si tratta di un sito di straordinario interesse che corrisponde al luogo dove, secondo le ricerche archeologiche, più di 300 uomini cercarono inutilmente di salvarsi durante l’eruzione del 79 d.C. grazie a una vera e propria operazione di protezione civile diretta dall’ammiraglio e insigne studioso romano Plinio il Vecchio.

Ercolano. “Le Schegge del PAE”: nella seconda puntata il direttore del parco archeologico Francesco Sirano ci fa scoprire le tavolette di legno per la scrittura, esposte alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano” nella Reggia di Portici

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Tavolette in legno, stilo e calamo da Ercolano, esposti nella mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano” nella Reggia di Portici (foto graziano tavan)

Seconda puntata de “Le Schegge del PAE”, la nuova serie social del parco archeologico di Ercolano dedicata alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano” in esposizione al MUSA – musei della Reggia di Portici fino al 31 dicembre 2023, dal martedì alla domenica dalla 9.30 alle 18, ultimo ingresso in biglietteria alle 16.30. I biglietti sono acquistabili alle biglietterie fisiche della Reggia e del Parco oppure online su https://materiainreggia.okticket.it/i… Sottotitoli a cura dell’Herculaneum Conservation Project. Dopo aver avere descritto lo sgabello della Casa dei due Atri (vedi Ercolano. “Le Schegge del PAE”: nella prima puntata il direttore del parco archeologico Francesco Sirano ci fa scoprire lo sgabello della Casa dei due Atri | archeologiavocidalpassato), il direttore del parco Francesco Sirano ci porta alla scoperta delle tavolette di legno di Ercolano.

“Scrivere e leggere sono per le persone addestrate in queste arti, perché richiede molto apprendimento e molta pratica”, spiega Sirano. “Dall’eruzione del vulcano si salvarono straordinariamente anche alcuni documenti scritti. Si tratta di tavolette, come quelle che sono esposte nella mostra alla Reggia di Portici, dove si stendeva uno strato di cera su una tavoletta di legno e con uno stilo si incidevano, si scrivevano dei testi che potevano essere appunti oppure documenti ufficiali. Queste tavolette ci ricordano dei moderni tablet. Sulla superficie di cera si scrivevano appunti e quando non servivano più perché erano stati trascritti o semplicemente non ce n’era più motivo, veniva “formattato” questo tablet e si poteva riprendere di nuovo a scrivere”.

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La Casa del Bicentenario sorge nel cuore dell’antica Herculaneum (foto Paerco)

Sirano si sposta dalla Reggia di Portici al Decumano Massimo, all’ingresso della Casa del Bicentenario. “I documenti sulle tavolette di legno – continua – formavano degli archivi e gli archivi erano quasi sempre conservati ai piani superiori. A Ercolano sono stati ritrovati otto archivi privati, come nella Casa del Bicentenario, il cui archivio si trovava al primo piano”.

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“Le schegge”: Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, nell’antica spiaggia (foto paerco)

Il direttore giunge all’antica spiaggia. “Una delle cose che mi ha sempre colpito”, ricorda Sirano, “è il fatto che i fuggiaschi, che qui attendevano salvezza via mare, tra le cose più preziose che ritennero di portare con sé raccolsero le tavolette che avevano documenti scritti per loro importanti. Questa mi sembra una delle prove più straordinarie del fatto che nel quotidiano Ercolano dimostra quanto nel mondo romano la civiltà giuridica e la lettura, la scrittura, fossero fondamentali”.

Parco archeologico di Ercolano. Ripartono dal 21 luglio 2023 i Venerdì di Ercolano, i percorsi notturni di visite guidate, arricchiti di illuminazioni artistiche e rappresentazioni teatrali di Teatri 35: ecco le tappe principali

ercolano_parco_i-venerdì-di-ercolano_2023_locandinaIl parco archeologico di Ercolano accoglie i visitatori nelle serate d’estate vestito di luce per “I Venerdì di Ercolano”.  Ripartono dal 21 luglio 2023 i percorsi notturni di visite guidate, arricchiti di illuminazioni artistiche e rappresentazioni teatrali di Teatri 35.  Quest’anno sono il cibo e l’alimentazione a ispirare il racconto nell’area archeologica. Il suggestivo percorso si articola con 8 tappe principali e 4 momenti artistici attraverso i quali si dipanerà un itinerario di scoperta di uno dei temi che insieme più ci avvicina e più ci allontana dal mondo degli antichi romani: la tavola e le cucine.  Le tappe principali saranno: l’area sacra con il santuario di Venere, la Casa dei Cervi, il V cardo con sosta alla grande taberna e al forno (pistrinum), il decumano massimo, la bottega di Nettuno e Anfitrite, la Casa del tramezzo di legno e la Casa dei due atri.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ai “Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

“L’antica Ercolano riapre i cancelli nella sua veste serale”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “in un percorso con tappe di approfondimento legate al cibo, all’alimentazione e ai piaceri della tavola. I visitatori saranno coinvolti attraverso una rivisitazione piacevole dell’eccezionale documentazione ercolanese all’interno della quale reperti organici, cibi, oggetti, spazi connessi all’universo del cibo dalla cucina alla fogna sono in grado di illustrare come in nessun altro luogo di età romana non solo la dieta degli antichi, ma anche come si preparavano, cucinavano e consumavano i cibi. Il nostro obiettivo è offrire al pubblico una visita speciale e un racconto ispirato alle testimonianze provenienti direttamente dalle case e dagli edifici di culto, dalle strade, dalle botteghe e dalle mense degli antichi Ercolanesi. Insomma, l’intento è ancora una volta appassionare il pubblico ed immergerlo negli aspetti più particolari e unici dell’antica Ercolano per renderlo protagonista di un’esperienza di conoscenza”.

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Mappa dei percorsi serali de “I Venerdì di Ercolano” con i monumenti toccati e le soste per le rappresentazioni teatrali (foto paerco)

Sei le aperture serali previste, a partire dal 21 luglio fino al 24 agosto 2023, un viaggio tra luci e immagini che calerà il visitatore nell’atmosfera dell’antica Herculaneum. In ciascuna data (21, 28 luglio; 4, 11, 18, 25 agosto 2023), sono previsti 16 turni di visita a partire dalle 20 fino alle 22.50, con partenza ogni 10 minuti. I visitatori dovranno presentarsi 20 minuti prima del proprio turno di visita. I gruppi saranno composti da massimo 30 persone ciascuno, con accesso dei visitatori esclusivamente dall’ingresso monumentale di corso Resina. I biglietti sono acquistabili in biglietteria al costo di 8 euro intero + 1 euro per le zone alluvionate dell’Emilia Romagna; 4 euro ridotto per under 30 e over 65 e possessori Artecard + 1 euro; gratuito per gli under 18. I possessori dell’abbonamento “Un giorno un anno” (acquistabile esclusivamente online) avranno diritto ad un ingresso gratuito in una delle date programmate mediante prenotazione presso la biglietteria del Parco. La prevendita è obbligatoria anche per i bambini /ragazzi che usufruiscono del biglietto gratuito. Sarà prevista una visita in lingua inglese alle 22. Considerato il ristretto numero di biglietti, è vivamente consigliato, per non perdere l’evento ed evitare assembramenti all’esterno degli scavi, di acquistare i biglietti on line. Parcheggio alla scuola Rodinò (via IV Novembre) e la scuola Iovino Scotellaro (traversa via IV Novembre) fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Grazie alle aperture serali di quest’anno, nella magica atmosfera del sito illuminato, i visitatori potranno conoscere alcuni peculiari aspetti del sito legati al cibo e all’alimentazione, accompagnati dal racconto delle guide e degli attori di Teatri 35, che animeranno alcuni punti del percorso.

Discesa dal viale Maiuri e dalla rampa sotterranea – Antica Spiaggia – arrivo all’Area Sacra

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Panoramica dell’antica Herculaneum illuminata per le visite serali dei “Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Viale Maiuri La cultura alimentare è una materia affascinante, che comprende, in ogni epoca, aspetti diversi, attinenti non soltanto alle abitudini alimentari, ma anche alla vita materiale, religiosa, commerciale e sociale di ogni singolo individuo, come di ogni comunità. Per quanto riguarda l’antichità romana, i testi degli autori antichi forniscono un’ampia rappresentazione degli aspetti più diversi della cultura alimentare. Numerosi, infatti, sono i riferimenti alla tavola in opere di autori come Plauto, Catone, Cicerone, Marziale e Plinio il Vecchio. Il “De re coquinaria” di Apicio contiene un vero e proprio ricettario composto da ben 10 libri per un totale di 450 ricette. Inoltre, anche le arti figurative, soprattutto gli affreschi e i rilievi, suggeriscono molte informazioni sull’alimentazione e il convivio. Ad Ercolano abbiamo però dei dati archeologici eccezionali e unici in tutto il mondo antico, che rivelano molti dettagli dell’alimentazione degli antichi abitanti, grazie al fatto che l’eruzione del 79 d.C. ha carbonizzato e, in assenza di ossigeno, ha sigillato e perfettamente conservato moltissimi alimenti. Inoltre, passeggiando tra le strade della città, ci si imbatte nelle cucine che utilizzavano un metodo di cottura basato sul surriscaldamento di un piano di cottura in terracotta (pietra ollare) provocato da un focolare collocato al di sotto del banco di cottura sul quale si appoggiavano le pentole e le padelle. Inoltre lungo le strade si incontrano i famosi thermopolia (luoghi di rivendita di bevande e cibo pronto da mangiare) in cui si sono conservati i grandi otri/vasi da dispensa (dolia) incassati nei banconi con i piani colorati di marmo e straordinarie strutture in legno carbonizzato, come mensole per le anfore, soppalchi e balaustre. In molte abitazioni si possono ancora vedere le cucine con i banconi in muratura e nei panifici i forni, a volte quasi del tutto integri.

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I fornici dell’antica spiaggia di Ercolano illuminati per le visite guidate serali (foto paerco)

Antica spiaggia A Ercolano si conoscono molte informazioni sull’alimentazione e sullo stile di vita della popolazione anche grazie agli studi sugli oltre trecento scheletri ritrovati ammassati nei fornici dell’antica spiaggia, che costituiscono un campione molto rappresentativo per gli antropologici. Ad esempio, dalle analisi effettuate sul collagene (una proteina che tiene insieme il tessuto osseo) di 6 scheletri femminili e 11 maschili, sembra che il consumo di pesce fosse piuttosto elevato rispetto a quello dei cereali. Inoltre, vi sono differenze significative tra maschi e femmine: gli uomini mangiavano più pesce rispetto alle donne, che invece ricavavano le proteine per lo più da carne, uova e latticini. Forse perché gli uomini erano più impegnati nella pesca e in altre attività marittime? Oppure perché avevano più facilmente accesso a prodotti alimentari più costosi, come nel caso del pesce fresco? Inoltre, lo scavo recente di un condotto fognario che era rimasto inesplorato nel secolo scorso, ha consentito di analizzare materiali coprologici (escrementi), archeobotanici, zooarcheologici e di ittiofauna e di fare nuove importanti scoperte sull’alimentazione.

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Il bancone della cucina del santuario di Venere a Ercolano (foto Paerco)

Area Sacra L’area sacra dedicata a Venere, sia come dea della fertilità, sia come protettrice dei naviganti, era un importante centro di culto per gli abitanti di Ercolano e per i visitatori stranieri. Le persone vi si recavano per pregare, offrire doni, partecipare a rituali religiosi e cercare la protezione e le benedizioni della dea. Nella cucina del santuario (illuminata e visibile dall’esterno) nella quale si ammira un enorme banco di cottura in pietra ollare, venivano preparati i pasti comuni, che rappresentavano un importante momento di condivisione comunitaria in occasione di determinate festività, costituendo un legame spirituale e sociale tra i partecipanti. Le offerte alimentari alla dea potevano includere frutta, cereali, carne, pesce, vino, pane o altri alimenti considerati sacri. Questi cibi venivano spesso posti su altari o bruciati come sacrificio.

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La Casa dei Cervi a Ercolano illuminata per le visite serali (foto paerco)

Casa dei Cervi Iscrizione con una preghiera a Venere, graffita sulla cinta muraria della città, proprio lungo la rampa. “Fortunatus amat Amplianda. Ianuarius amat Veneria. Rogamus damna Venus ut nos in mente habias quod te modo introrgamus” “Fortunato ama Amplianda. Ianuarius ama Veneria. Preghiamo potente Venere che tu tenga presente quello che ora ti chiediamo”. La c.d. Casa dei Cervi è una grande dimora ispirata alle grandiose e principesche residenze ellenistiche. Il proprietario, Q. Granius Verus, del quale conosciamo il nome grazie ad un bollo impresso su una pagnotta di pane carbonizzato ritrovata nella cucina, acquistò diversi lotti abitativi per poter realizzare questa casa gigantesca, con sontuosi ambienti di rappresentanza al piano terra, in parte articolati intorno al giardino interno e, in altra parte, affacciati sulla splendida vista del golfo grazie ad un terrazzo con un piccolo giardino. Invece, il quartiere retrostante, con cucina e ambienti di servizio e un piano superiore, affacciato sul ballatoio nell’atrio, era riservato alla servitù. Muovendosi lungo il corridoio coperto (criptoportico), lungo le pareti affrescate, si notano numerosi quadretti con temi mitologici e naturalistici, che, durante la passeggiata lungo il corridoio, offrivano spunti di conversazione con gli ospiti. Ad esempio, la rappresentazione di amorini che, approfittando dell’assenza di Ercole, giocano con le sue armi. Le nature morte raffigurano frutta autunnale come noci, fichi e miele e anche cibi cotti: queste immagini erano anche un simbolo della ricchezza e della prosperità che si poteva trovare in una casa. Perché, nel mondo romano, come del resto in ogni epoca, il cibo era anche uno strumento attraverso cui ostentare lo stato sociale. Il settore meridionale della dimora appare interamente organizzato in funzione di ricevimenti e banchetti (symposium o convivium), per il cui svolgimento il proprietario aveva attrezzato non solo il grande triclinio aperto sul lato nord del corridoio coperto, ma anche le due sale rivolte verso il mare e soprattutto la grande sala finestrata (oecus Cyzicenus), immersa nel giardino.

Tra le classi più abbienti, i banchetti venivano organizzati in occasione del terzo pasto della giornata, la coena, e prevedevano il consumo di pietanze anche molto elaborate, mangiate con ingordigia fino alle tarde ore della notte. Durante queste cene, l’anfitrione, spesso il proprietario della casa in cui si teneva il banchetto, si sforzava di dare agli invitati il senso della propria ricchezza, magnificenza e buon gusto. Le portate (fercula) della coena erano almeno sette: Gustatio. Una serie di antipasti (uova, insalata, funghi, olive, crostacei, salsicce, cetrioli, tartufi e salse varie), accompagnati dal mulsum, cioè da vino misto a miele oppure annacquato. Prima mensa. Era costituita da varie portate di pesce, uccelli (gru, pavone, fenicottero, pappagallo), carni di manzo, agnello e maiale, oltre a tutti i tipi di cacciagione. Secunda mensa. Era più o meno un “dessert”, a base di frutta fresca e secca e dolci al miele.

Il cardo V doveva essere una strada particolarmente vitale e vivace, a giudicare dal numero di botteghe e laboratori artigianali che vi si concentravano.

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La Grande Taberna al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Grande Taberna All’angolo con il decumano inferiore, come spesso accadeva negli incroci delle strade, si trova la grande taberna, in posizione molto felice essendo anche in prossimità di uno dei luoghi pubblici più frequentati, cioè la palestra. Le stanze collegate funzionavano come retrobottega e in parte potevano ospitare gli avventori per consumare i pasti. Le tabernae erano luoghi in cui si poteva mangiare e bere oppure anche solo comprare pietanze e bevande, ma in quelle più grandi, come questa, si poteva anche trovare alloggio. Ci si fermava di solito per consumare il secondo pasto della giornata, il prandium, un pasto veloce e frugale, offerto con una vasta gamma di opzioni culinarie, per lo più semplici ed economiche, accessibili anche ai meno abbienti, ma non mancavano piatti più elaborati e costosi per coloro che potevano permetterseli. Le pietanze venivano conservate all’interno dei dolia, grandi recipienti di terracotta incassati in banconi di marmo. Ad Ercolano si assaporavano sicuramente piatti a base di legumi, come fagioli, lenticchie e ceci. Immancabili le uova, alimento comune e versatile nell’antichità, così come la carne e il pesce, serviti in diverse preparazioni. Poi ancora formaggi, dolci e immancabile come bevanda il vino. Il tutto accompagnato da pani e focacce. Tra i condimenti, uno dei preferiti era di certo il garum, una salsa più o meno liquida di interiora di pesce.

All’incrocio, la grande fontana pubblica in pietra assicurava l’acqua, elemento fondamentale anche per la preparazione dei cibi e per l’alimentazione in generale.

V cardo superiore fino al Pistrinum di Sextus Patulcius Felix In questa zona c’era una vera concentrazione di botteghe: rivendite di vino, di cereali e lugumi, ma anche tintorie e panifici. Al di sotto del V cardo superiore corre un tratto della rete fognaria che assicurava alla città un corretto smaltimento delle acque e dei rifiuti. Si tratta in realtà, in questo caso, di una fossa settica, che veniva ciclicamente svuotata, collegata da tubazioni e canali alle cucine e alle latrine delle soprastanti abitazioni e botteghe. Qui sono stati recuperati moltissimi scarti di cibo e di deiezioni, una vera miniera di informazioni sulle abitudini alimentari degli antichi ercolanesi. Dalle analisi è stato dedotto che la dieta si basava per lo più su prodotti campani quali cereali (grano, orzo e miglio) olive e olio, vino, uova, finocchio e molto pesce. Sono state riconosciute infatti circa 46 specie quali orate, alici, sardine, anguille, spigole e altre più comuni al tempo come squali e razze. Oltre ai prodotti locali, ritrovate tracce di prodotti di importazione quali vino, olio e garum dalla penisola Iberica e alcune spezie, tra cui granelli di pepe nero proveniente dall’India, indizio di una buona attenzione data al gusto delle pietanze.

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Nei percorsi notturni de “I Venerdì di Ercolano” sono previste alcune tappe con rappresentazioni teatrali (foto paerco)

Pistrinum Il ritrovamento all’interno della fossa di numerosi frammenti di noccioli di oliva, è forse da collegare alla presenza dei due panifici, dove i residui della molitura delle olive potevano essere utilizzati come combustibili per i forni. Il pane era una parte essenziale dei pasti ed era consumato da tutte le classi sociali. Ne esistevano di diverse tipologie e poteva essere gustato in vari modi. Da solo, accompagnato da condimenti come olio d’oliva o formaggio o utilizzato come base per altre preparazioni. Mentre all’inizio la produzione di pane era esclusivamente casalinga, la diffusione di questo elemento, la richiesta sempre maggiore e l’evoluzione delle tecniche di setacciatura, macinazione e cottura, portarono alla comparsa di figure quali il pistores e la nascita delle pistrinae, rispettivamente i fornai e panetterie. Ad Ercolano, conosciamo il nome di uno di questi panettieri, Sextus Patulcius Felix.

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Il decumano massimo dell’antica Herculaneum illuminato per le visite serali de “I Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Il Decumano massimo era una delle vie principali di Ercolano, centro vitale per la presenza di tante botteghe, comprese quelle del mercato, la cui presenza è testimoniata da larghe buche di palo atte a sorreggere file di supporti lignei per i tendaggi. Qui vi sono ben due fontane pubbliche, che, così come gli edifici pubblici e privati, erano alimentate grazie al collegamento con l’acquedotto del Serino, che raggiungeva Napoli, dando acqua anche a Ercolano e Pompei. All’incrocio con il IV cardo, si riconoscono due massicci pilastri elevatori delle acque realizzati in laterizio. All’apice dei pilastri vi erano delle cisterne da cui discendevano una serie di condutture in piombo che permettevano la distribuzione dell’acqua in città attraverso una fitta rete di tubazioni distribuite sotto la pavimentazione, visibili in molti punti dei marciapiedi e anche all’interno delle abitazioni. Sul pilastro elevatore si conserva una iscrizione che nomina i magistrati Marcus Rafelius Robia e Orlus Tetius, i quali lanciano un duro monito ai cittadini, intimando loro di non gettare rifiuti nelle fontane pubbliche, pena una multa, se uomo libero, frustate, se schiavo. Ad Ercolano, come in altre città dell’Impero, la manutenzione di strade, mercati, fognature, fontane e controllo dell’igiene pubblica in generale era affidata a magistrati noti come aediles.

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Affresco all’interno della Bottega ad Cucumas nel sito di Ercolano (foto paerco)

Bottega ad Cucumas Con l’acqua veniva miscelato anche il vino, venduto in botteghe come quella ad cucumas, forse una caupona (locanda), dove si servivano bevande e cibi vari. Il pilastro all’ingresso reca dipinta l’insegna, che raffigura 4 brocche di colore diverso, con le bevande che qui si vendevano e l’indicazione del prezzo del vino. Il vino era parte essenziale di ogni banchetto: era più alcolico rispetto a quello che beviamo oggi e, per questo, veniva diluito con acqua calda o fredda o addolcito con il miele. Il vino poteva essere Atrum (rosso), Candidus (bianco) o Rosatum (rosato). I più diffusi nell’antica Roma provenivano dal Lazio, dalla Campania e dalla Sicilia. Alla fine della repubblica erano noti e ricercati il Falernum (Campano), il Caecubum e l’Albanum, che rimasero a contendersi i prime tre posti fino all’inizio del regno di Augusto. Nel territorio di Ercolano la viticoltura era una pratica agricola importante. I vigneti venivano impiantati lungo i pendii del monte Vesuvio per essere ben esposti al sole e favorire così una maturazione ottimale dell’uva.

Bottega di Nettuno e Anfitrite La bottega apparteneva al proprietario della Casa di Nettuno e Anfitrite, così chiamata per il famoso mosaico. È probabile che il padrone di casa fosse un commerciante, dato che il dio Nettuno era associato alla richiesta di protezione di chi viaggiava per mare. Certamente doveva trarre buon profitto anche dalla attrezzatissima bottega di generi alimentari, ricca di suppellettile in legno: scaffalature per sostenere le anfore, un soppalco e un tramezzo di separazione in ottimo stato di conservazione. Nel bancone in muratura sono ancora incassate le giare, da cui sono state estratte tracce di ceci e fave. Il crollo di parte del solaio consente di osservare la cucina e alcune delle stanze del piano superiore della casa.

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La Casa Sannitica di Ercolano illuminata per le visite serali de “I Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Casa Sannitica In età repubblicana (fine II – inizi I a.C.) questa abitazione si estendeva fino al limite dell’insula, raggiungendo il V cardo. Originariamente, alle spalle del tablino, si sviluppava il quartiere del peristilio, ceduto successivamente alla Casa del Gran Portale e alla Casa con giardino, mentre gli ambienti del piano superiore vennero dati in affitto. L’ingresso è inquadrato da un bel portale e nel corridoio di ingresso si ammira un ottimo esempio di decorazione parietale in Primo stile. Nel grande atrio tuscanico si conserva l’originario pavimento di cocciopesto, mentre la vasca dell’impluvio fu rivestita di marmo in età imperiale, quando fu anche rinnovata la decorazione delle pareti in Quarto stile. Bellissimo il finto loggiato di semicolonne ioniche.

Uscendo sul decumano inferiore si prosegue fino alla Casa dei due Atri, con una breve sosta alla latrina pubblica, che si puliva con l’acqua di spurgo del retrostante frigidarium della sezione maschile delle terme centrali. Entrando, la cucina sulla sinistra, con bancone di cottura a due bracci, e la contigua latrina posta sotto la finestra. Camminando lungo il III cardo, all’altezza della bottega di Messenius Eunomus, al primo piano sarà illuminata una delle latrine private site ai piani superiori delle case di Ercolano (ben 82!). Da citare mentre si va verso l’uscita oppure in concomitanza della latrina pubblica fuori alle terme centrali maschili. Uscendo, si costeggia la Casa dell’Albergo, che sfortunatamente non può essere apprezzata nella sua grandiosità per il cattivo stato di conservazione, ma della quale si può evidenziare il peculiare peristilio con l’ampio giardino posto a un livello inferiore rispetto al porticato, nel quale si scende attraverso una scaletta. Durante lo scavo, si rinvennero un pero, una quercia e una pianta di vite, che lo fecero interpretare da Maiuri come un piccolo frutteto (pomarium). Oggi vi sono piantati alberi di mele cotogne.