PROGRAMMA VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2024. Alle 9.30, in sala G. Gerola, registrazione partecipanti. Coffee Break. Alle 10.30, saluti istituzionali; 11.30, presentazione delle giornate di studi a cura di Annamaria Azzolini, responsabile scientifico; 11.45, inizio lavori, modera Katia Fortarel, Comune di Civezzano, Trento; 11.45, Veronica Barbacovi, TIROLER LANDESMUSEUM FERDINANDEUM, INNSBRUCK, “Rileggendo una scoperta: la tomba del Principe di Civezzano alla luce delle nuove ricerche”; 12.15, Annamaria Azzolini, MUSEO CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO DI TRENTO, “Esplorando le collezioni del Museo Castello del Buonconsiglio: il caso dei Longobardi di Civezzano”; 12.45, Elisa Possenti, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI, TRENTO, “La presenza longobarda in Trentino alla luce di recenti scavi nei musei e scavi sul campo”; pausa pranzo. Alle 14.30, inizio lavori, modera Veronica Barbacovi, Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, Innsbruck; 14.30, Francesca Morandini, Lucia Durjava, FONDAZIONE BRESCIA MUSEI, BRESCIA, “Longobardi nei musei di Brescia tra storia e innovazione”; 15.10, Stefano Papetti, MUSEO DELL’ALTO MEDIOEVO, ASCOLI PICENO, “Il Museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno: il ritorno dei reperti Longobardi”; 15.40, Angela Borzacconi, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE, CIVIDALE DEL FRIULI, “Il Ducato longobardo del Friuli. Prospettive di ricerca e di valorizzazione”; discussione; 17, visita alla mostra “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano” per i relatori.
PROGRAMMA SABATO 23 NOVEMBRE 2024. Alle 9, inizio lavori, modera Annamaria Azzolini, MUSEO CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO, TRENTO; 9, Rosanina Invernizzi, MUSEI CIVICI, PAVIA, “I materiali longobardi dei Musei Civici di Pavia”; 9.30, Armando Bernardelli, MUSEO NATURALISTICO ARCHEOLOGICO, VICENZA, “Longobardi e dintorni. Materiali di epoca longobarda al Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza”; 10, Anna Provenzali, MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO, MILANO, “La sezione altomedievale del Civico Museo Archeologico di Milano: l’allestimento attuale e le prospettive future”; coffe break; 11, Ilaria Negretti, MUSEI CIVICI, BOLOGNA, “Dal Museo Civico al Museo Medievale: la collezioni di metalli e oreficerie altomedievali”; 11.30, Elisa Panero, Patrizia Petitti, MUSEI REALI, TORINO, “Dalla “necropoli barbarica scoperta a Testona” alle tombe longobarde di Borgo d’Ale: appunti per il riallestimento del Settore del Territorio piemontese del Museo di Antichità — Musei Reali di Torino”; 12.10, conclusioni dei lavori; pausa pranzo; 14.30, visita alla mostra “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano” per tutti.
Mostra “Con spada e croce. Longobardi a Civezzano” al Castello del Buonconsiglio di Trento: da sinistra, Veronica Barbacovi, Annamaria Azzolini, Laura Dal Prà e Wolfgang Sölder (foto graziano tavan)
“Nell’età di mezzo Civezzano grossa terra ad oriente di Trento era tenuta dai Longobardi”: scriveva così nel 1909 Luigi de Campi, studioso e cultore dell’archeologia trentina, originario di Cles (Val di Non, Tn), nonché corrispondente e poi conservatore della Imperial Regia Commissione Centrale per la conservazione dei monumenti di Vienna. La citazione campeggia nella sala che introduce alla mostra “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano”, curata da Annamaria Azzolini, Veronica Barbacovi e Wolfgang Sölder, dal 23 marzo al 20 ottobre 2024 al Castello del Buonconsiglio di Trento, che racconta la storia dei Longobardi in Trentino attraverso i capolavori rinvenuti nelle tombe della “principessa” – conservata a Trento – e del “principe” di Civezzano – conservata a Innsbruck – esposti assieme per la prima volta grazie alla collaborazione tra il Castello del Buonconsiglio e il Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, l’importante istituzione enipontana che custodisce molti manufatti di provenienza trentina e con la quale si è mantenuto e consolidato negli anni un rapporto di grande collaborazione.
Coppia di orecchini a cestello emisferico traforato, in oro (ultimo terzo VI – prima metà VII secolo), proveniente da Vervò in Val di Non (Tn) e conservato al museo Ferdinandeum di Innsbruck (foto buonconsiglio)
Luigi de Campi fa riferimento ai rinvenimenti avvenuti nell’area di Civezzano, ai margini della piana di Pergine, all’imbocco della Valsugana, attraversata dal ramo Altinate della Via Claudia Augusta, un’importante via di comunicazione che collegava l’Adriatico (Altino) con il centro Europa (Augusta Vindelicum, oggi Augsburg in Baviera). Nel 1885 in località al Foss a Civezzano era stata infatti scoperta una necropoli seguita nel 1902 da quella di sepolture nel fondo Alessandrini, che avevano attirato l’interesse degli studiosi soprattutto per i corredi “principeschi”, che ne individuano un carattere ‘barbarico’, che solo nel 1888 sarà definito longobardo da Jean de Baye. Ma l’intera area trentina era stata interessata da altri ritrovamenti, per lo più occasionali, di reperti archeologici, non solo di epoca romana, ma anche “barbarici”, di cui una parte significativa di appartenenza longobarda.
Allestimento della mostra “Con spada e croce. Longobardi a Civezzano” al Buonconsiglio: corredo funerario da Lavis con croce in lamina d’oro, fibbia con placca e puntali di cintura in bronzo, borchia di fodero, scramasax, coltello, umbone e cuspide di lancia, conservato al museo del Buonconsiglio (foto graziano tavan)
Corredi funerari, che comprendono soprattutto armamenti ed elementi di ornamento personale – tra cui spiccano per pregio e ricchezza quelli scoperti nell’area di Civezzano – approdano così ad alcune delle più importanti istituzioni museali dell’Impero Austro-ungarico, a cui all’epoca il Trentino apparteneva. È così che una parte di questo patrimonio è tuttora custodita sia al Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, sia al Castello del Buonconsiglio. Ciò che venne infatti ritrovato a Civezzano nell’Ottocento, quando il Trentino era parte dell’Impero Asburgico, è conservato al Ferdinandeum di Innsbruck; ciò che venne invece rinvenuto all’inizio del secolo successivo e acquistato dal museo imperiale di Vienna, è giunto al Castello del Buonconsiglio, dopo l’istituzione del Museo trentino. La mostra, grazie alla collaborazione tra i due enti museali, costituisce un’occasione straordinaria per poter apprezzare molti di questi reperti, finalmente riuniti – tra cui i corredi della “Tomba del principe” di Civezzano e quella della sepoltura femminile di Castel Telvana – e offre un’occasione per riesaminare i dati storici e i materiali inediti custoditi nei depositi di entrambi i musei alla luce delle conoscenze incrementate grazie agli scavi condotti dalla soprintendenza per i beni e le attività culturali di Trento, ma anche di approfondire tematiche emerse già nell’Ottocento con la nascita dell’archeologia “barbarica”, fornendo anche nuovi contributi per ricostruire la storia della presenza longobarda in Trentino.
La mostra unisce idealmente i due musei proprio nel momento in cui quello trentino festeggia il primo Centenario della sua istituzione (1924 – 2024) e il Ferdinandeum ha appena concluso le celebrazioni del bicentenario (1823 – 2023). Una ricerca che parte dalla scoperta nella località piemontese di Testona sul finire dell’800 di una necropoli i cui reperti furono attribuiti a popolazioni germaniche, oggetti che servirono a identificare quelli rinvenuti a Civezzano nella tomba “principesca” nel 1885. Dal museo di Innsbruck ma anche dai musei reali di Torino, arrivano in Trentino, al Castello del Buonconsiglio, reperti davvero straordinari, testimonianze rarissime di alte manifatture dei primi insediamenti longobardi in questi territori.
Alcune croci in oro longobarde provenienti dal territorio trentino esposte nella mostra al Buonconsiglio “Con spada e croce. Longobardi a Civezzano” (foto graziano tavan)
“È una mostra che scrive per la prima volta la storia dei Longobardi in Trentino”, afferma Laura Dal Prà, direttore del Castello del Buonconsiglio. “E lo fa offrendo al pubblico un racconto emozionante, lungo un percorso punteggiato da autentici capolavori. Ciascun oggetto racconta una storia. A partire da un unicum assoluto: il sontuoso sarcofago del “Principe di Civezzano”, impreziosito da raffinate decorazioni con animali stilizzati in ferro battuto. Gli strepitosi monili in oro della “Principessa di Civezzano” raccontano di contatti bizantini, ma anche di un legame forte con le proprie tradizioni germaniche. Se di “Stile Civezzano” si parla per descrivere i noti motivi “longobardi” presenti su fibbie e puntali di cinture in argento e ferro, nell’esposizione spade, crocette, fibule, e monili in oro vengono presentati così come erano utilizzati un tempo, grazie alle ricostruzioni grafiche. La preziosità e la raffinata fattura di questi reperti – conclude Dal Prà – fanno capire come i Longobardi di Civezzano fossero una élite potente nella società del tempo, capace di accedere ai beni suntuari. Il fatto che la necropoli fosse collocata ben discosta dall’antica pieve porta a pensare che si trattasse di un nucleo di famiglie di religione ariana”.
“Questa mostra”, spiega Annamaria Azzolini (Castello del Buonconsiglio) ad archeologiavocidalpassato.com vuole fare il punto sulla presenza longobarda nel territorio trentino. Naturalmente riscrive una parte di storia di questo territorio. Teniamo presente che i longobardi sono un popolo che cambia la storia italiana, e con questa piccola mostra, che in realtà racconta una presenza che spesso è sotto traccia in territorio trentino, vogliano ridefinire quindi questa presenza e riscrivere una parte di storia relativa a questo territorio. Gli oggetti da vedere sono numerosi, prestigiosi, riferibili soprattutto a un’élite, quindi una classe che a un certo punto ha una forte capacità di accesso ai beni suntuari presenti utilizzando tutti quegli elementi che sono proprio delle alte aristocrazie”.
“L’idea progettuale della mostra – continua Azzolini per archeologiavocidalpassato.com – nasce da uno scambio di informazioni con i colleghi del Ferdinandeum e dalla suggestione di poter appunto presentare per la prima volta insieme questi corredi rinvenuti a Civezzano a partire dal 1885, definiti in letteratura come principeschi. Si tratta di un’occasione che ha tutta una serie di elementi di novità. La prima è proprio la proposta di queste sepolture principesche, la seconda è riproporre moltissimi oggetti riferibili a cultura materiale longobarda, custoditi e al Ferdinandeum e al Castello del Buonconsiglio, soprattutto nei depositi, per cui molti sono inediti e sono esposti per la prima volta in questa occasione. E poi, sempre per la prima volta arriva dai musei Reali di Torino una selezione di oggetti dalla necropoli di Testona (Moncalieri, To), oggetti che nel 1885 erano serviti agli studiosi come Luigi di Campi a identificare come appartenenti a una cultura longobarda o franca gli oggetti rinvenuti a Civezzano”.
“L’importanza di questa mostra”, ribadisce Veronica Barbacovi (Ferdinandeum) ad archeologiavocdalpassato.com, “innanzitutto è quella di ribadire e consolidare ancora di più la collaborazione tra due istituzioni storiche importantissime come quella del Castello del Buonconsiglio di Trento e il museo Ferdinandeum di Innsbruck. Entrambi sono delle istituzioni che festeggiano l’una i 100 anni della sua fondazione come museo, il Ferdinandeum i 200 anni proprio tra 2023 e 2024. Quindi è un’occasione per lavorare insieme anche per festeggiare queste due tappe importanti. La mostra nasce appunto dall’idea del Ferdinandeum di portare extra muros degli oggetti di particolare importanza, rilevanza, soprattutto legati al territorio trentino e portarli appunto qua dove sono stati scoperti. La scelta della Tomba “del principe” di Civezzano cade soprattutto per la sontuosità, l’importanza di questo reperto che da quando è stato scoperto nel 1885 e acquistato dall’allora direttore Franz Ritter von Wieser è sempre stato esposto al Ferdinandeum e non ha mai lasciato il suolo austriaco. Quindi è stata l’occasione di portarlo di nuovo nella sua terra di scoperta e porlo in relazione, in dialogo anche con altre tombe come quella appunto “della principessa” di grande valore storico, proveniente sempre da Civezzano, e con altri oggetti e reperti conservati qui al Buonconsiglio, ma che creano un pendant appunto con quanto conservato da noi”.
Se oggi possiamo ammirare integro il corredo della Tomba “del principe” di Civezzano lo dobbiamo al fatto che nel 1885 l’allora direttore del museo di Innsbruck decise di acquisirlo in toto, evitandone la dispersione nei musei d’Europa, come spiega ad archeologiavocidalpassato.com Wolfgang Sölder del Ferdinandem, qui gentilmente tradotto da Veronica Barbacovi. “L’acquisto di importanti complessi archeologici da parte del Ferdinandeum – sintetizza Sölder – è stato visto allora anche come una salvaguardia dei beni archeologici provenienti e rinvenuti nel Trentino dalla dispersione sul mercato antiquario al di fuori dei confini della monarchia. Ricordiamo che non è strano che dei reperti archeologici fossero acquistati e venissero esposti in Austria, in Tirolo, perché si faceva parte allora dello stesso territorio. Tra l’altro negli anni Ottanta dell’Ottocento il mercato antiquario era floridissimo. Moltissimi reperti, che venivano trovati casualmente dai contadini durante i lavori nei campi, venivano raccolti e portati appunto dagli antiquari per guadagnare qualcosa. L’importanza quindi di questo acquisto è stata proprio quella di mantenere innanzitutto il complesso unito, evitare che venisse dispersa una parte del corredo della Tomba 2, venisse venduta in Francia e l’altra parte magari a un altro museo, a Monaco, e quindi si è cercato – con i fondi dell’associazione (Museum Verein) del museo Ferdinandeum di Innsbruck di acquistare in blocco questi reperti per mantenerli appunto uniti e raccontare la storia del Tirolo cui il Trentino chiaramente apparteneva”.
Il corredo longobardo della Tomba della Principessa da Castel Telvana (Borgo Valsugana, Tn) (foto graziano tavan)
La Tomba “della principessa”. Il 9 marzo 1902 nelle vicinanze di Castel Telvana (Borgo Valsugana, Tn), durante i lavori alle fondazioni di un nuovo edificio a uso della Società Agricolo Operaia Cattolica, viene alla luce una piccola necropoli con sette tombe. Tra queste spicca una sepoltura femminile, con l’inumata deposta nella nuda terra, circondata da ciottoli e con il capo appoggiato su una pietra in porfido. Il ricco corredo funerario, che comprende anche un paio di straordinari orecchini in oro, presenta fili d’oro delle vesti in broccato, confermando l’appartenenza della donna all’élite longobarda. I preziosi monili testimoniano il perdurare di tradizioni proprie del mondo transalpino e allo stesso tempo l’assimilazione di costumi romano-bizantini. Sul finire dell’Ottocento, l’area su cui sorge Castel Telvana, era già stata oggetto di rinvenimento di sepolture, ma non è possibile stabilire si vi fosse una relazione tra le due aree cimiteriali.
“La sepoltura di Castel Telvana”, spiega Azzolini ad archeologavocidalpassato.com, “restituisce degli oggetti straordinari
Dettaglio del corredo longobardo della Tomba della Principessa da Castel Telvana: crocetta aurea, orecchini in oro e ametista, spillone in argento, vaghi di collana in pasta vitrea (foto graziano tavan)
riferibili a una donna di altissimo rango identificabile e nota soprattutto per la presenza di questi orecchini in oro e ametista ma anche per una giarrettiera, un reggicalze a doppio pendente che rimanda a una cultura germanica sicuramente, ma anche a contatti con un mondo transalpino. Questa sepoltura in realtà è il sunto di tutta una serie di elementi non solo pertinenti alla cultura germanica – e mi riferisco a quella non esclusivamente longobarda -, ma denota anche contatti con il mondo bizantino, con un’oreficeria di pregio, di lusso e di prestigio”.
Mostra “Con spada e croce. Longobardi a Civezzano”: la tomba 2 del principe, da Civezzano. Il corredo e il sarcofago (foto graziano tavan)
La Tomba “del principe” di Civezzano. Il 13 febbraio 1885, Giulio Dorigoni e i suoi fratelli, lavorando nella vigna in località “al Foss” a Civezzano, rinvengono due sepolture con corredo funerario. La tomba 2 rivela oggetti di eccezionale ricchezza che denotano l’appartenenza a un personaggio di alto rango. La scoperta divulgata da Luigi de Campi attira l’attenzione degli studiosi; nel frattempo gli scopritori, consapevoli dell’importanza del ritrovamento, avevano già cercato possibili acquirenti. In questa occasione, il Museo Civico di Trento “perse gli avanzi di una tomba”, acquistati invece dall’antiquario altoatesino Alois Überbacher. Nell’autunno dello stesso anno, altre due sepolture vengono alla luce nella medesima necropoli: la tomba 3 e la tomba 4. È Franz von Wieser, allora direttore del Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, a comperare proprio da Überbacher tutti e quattro i corredi per il museo austriaco, dove tutt’ora sono conservati.
“La Tomba numero 2 cosiddetta Tomba “del principe”, come l’ha denominata Franz Ritter von Wieser sulla base proprio della ricchezza del corredo dell’uomo inumato”, spiega Barbacovi ad archeologiavocidalpassato.com, “si tratta di un individuo maschile, è stata rinvenuta nel 1885 nel fondo Dorigoni nella zona al Foss di Civezzano. Questa zona rimane dietro all’odierno CRM, a sinistra della strada provinciale per chi scende verso Trento. In questa zona quindi, che rimane discosta dal centro di Civezzano circa 500 metri a sud, è venuta alla luce una piccola necropoli nel corso di lavori agricoli il 13 febbraio 1885: quattro tombe, le prime due scoperte nel febbraio, e le altre due nell’autunno dello stesso anno. La prima tomba, anch’essa di un individuo maschile, con spata e alcune parti di una cintura a cinque pezzi, è stata rinvenuta a 1 metro e 60 di profondità. E a soli 2 metri di distanza da questa prima tomba, lo stesso giorno è venuta alla luce la seconda sepoltura, molto più ricca, con un corredo cosiddetto principesco, proprio per la ricchezza e la quantità degli elementi in esso contenuti.
Tomba 2 del principe di Civezzano: il sarcofago in legno ricostruito da Franz von Wieser (foto graziano tavan)
L’inumato inizialmente era stato deposto in un sarcofago in legno. Il legno si è decomposto nel corso del tempo, ma sono rimaste tutte le guarnizioni metalliche appartenenti a questo sarcofago. Un unicum anche solo il sarcofago che fa spiccare questa tomba all’interno del panorama di tutte le tombe longobarde dell’epoca. Infatti non ha finora confronti questo sarcofago. Le parti metalliche sono state recuperate, studiate. Franz von Wieser dopo l’acquisto ha subito lavorato affinché questo sarcofago venisse ricostruito anche con le parti lignee. Infatti il sarcofago che oggi vediamo e ammiriamo è frutto della ricostruzione di Franz von Wieser che lo ha ricostruito sulla base di osservazioni fatte all’epoca, e anche da altri studiosi come Karl Atz, sud-tirolese che aveva avuto a suo modo opportunità di avere alcuni ragguagli su questo importante rinvenimento, e che era anch’esso corrispondente per la commissione centrale dei Beni monumentali di Vienna. Ecco proprio in base alla disposizione di queste bande metalliche, si era pensato che la copertura del sarcofago avesse questa forma a capanna. Diversa era stata la ricostruzione proposta da Luigi de Campi il quale – è noto – aveva proposto una ricostruzione con una copertura piana del sarcofago. L’inumato: secondo appunto i racconti dei fratelli Dorigoni, che fanno probabilmente subito dopo la scoperta al momento di proporre l’acquisto di questo corredo proprio all’allora museo civico di Trento, all’interno del sarcofago si trovavano i resti perfettamente conservati dello scheletro del defunto. Questi però non sono stati ahimè conservati, tramandati, non sono stati raccolti. Probabilmente sono stati nuovamente interrati. Abbiamo fatto ricerche anche per capire se non fossero magari stati nuovamente inumati in terra consacrata, ma anche negli archivi della parrocchia di Civezzano purtroppo non abbiamo avuto esito positivo in questo senso. Comunque sia si è conservata una parte della calotta cranica che è stata studiata dal nostro antropologo George McGlynn dell’università di Monaco, il quale ha dedotto che si trattasse di un uomo sui 60 anni, quindi un’età per allora abbastanza avanzata. E la forma del cranio sembrerebbe corrispondere a una forma di tipo nordico europeo. Al di là di questo resto purtroppo non abbiamo altro.
Corredo Tomba 2 del principe di Civezzano: la croce in lamina d’oro (VII sec. d.C.), conservata al museo Ferdinandeum di Innsbruck (foto Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum)
Ma il corredo, che era ciò che allora interessava nel XIX secolo – si mantenevano soprattutto le parti ricche delle tombe, dei rinvenimenti -, ci parla di un personaggio vissuto sicuramente nel primo ventennio-venticinquennio del VII secolo, in base appunto ai confronti con i materiali del corredo, tra cui la croce aurea. Questa croce in foglia d’oro è a quattro bracci tutti uguali di tipo greco che ricorda chiaramente anche delle tradizioni di tipo orientale; e al centro di questa croce si vede un’aquila rivolta verso sinistra che ricorda anche in questo caso sia simboli salvifici cristiani sia anche l’aquila di Odino. E quindi si può leggere anche all’interno di questa simbologia ancora un sincretismo religioso tra elementi pagani precedenti la conversione all’arianesimo dei popoli germanici sia la presenza cristiana, della religione nuova che erano andati ad abbracciare dopo il loro arrivo nei territori romani.
Tomba 2 del principe di Civezzano: la croce con le corna sulla copertura del sarcofago (foto graziano tavan)
Tomba 2 del principe di Civezzano: le protomi con le corna sulla copertura del sarcofago (foto graziano tavan)
Oltretutto questo sincretismo lo troviamo sempre nella decorazione del sarcofago: c’è la croce che però ha delle corna, e le corna ritornano anche alle protomi, sui due timpani della copertura del sarcofago, animali con le corna che ricordano degli arieti anche ai quattro lati del sarcofago. Quindi questa presenza dell’elemento apotropaico che viene ribadita più volte a protezione del defunto. Abbiamo poi l’umbone dello scudo, tutta la panoplia del guerriero, e i fili d’oro appartenenti a un broccato, tessuti forse anche importati da altri luoghi di produzione, o comunque realizzati secondo uno stile che rimanda assolutamente all’ambito romano-bizantino; broccati che andavano a decorare sia bordure di vesti sia probabilmente anche delle cinture.
Tomba 2 del principe di Civezzano: il bacile posto ai piedi del defunto (foto graziano tavan)
Poi abbiamo il bacile che viene posto ai piedi del defunto, rovesciato per defunzionalizzarlo e quindi renderlo – diciamo così – tabù, elemento che viene quindi destinato solo al morto, e poi – conclude – importanti elementi della cintura a cinque pezzi ageminata in argento e ottone che saranno gli elementi che daranno il nome allo “stile civezzano”. Si tratta appunto di una fibbia e contro placca di cintura. E oltre a questi anche una fibbia realizzata in “stile punto e virgola” che rimanda nella forma con scudetto apicato all’ambito bizantino”.
Maschera funeraria, tra i preziosi reperti della collezione egizia del museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
Riprendono i video #buonconsiglioadomicilio con il racconto della ricca collezione egizia che si conserva al Castello del Buonconsiglio. Annamaria Azzolini ce ne svela segreti e curiosità. Dopo il grande apprezzamento ricevuto durante il lockdown riprendono i video realizzati dallo staff del museo lanciati sui social con l’hasthag #buonconsiglioadomicilio che raccontano lo straordinario patrimonio artistico-architettonico e collezionistico conservato nel castello e nelle sedi periferiche. In questo video girato e montato come sempre da Alessandro Ferrini l’archeologa Annamaria Azzolini, presenta la curiosa sezione egizia del Castello del Buonconsiglio, costituita da oggetti acquisiti nella prima metà dell’Ottocento dal trentino Taddeo Tonelli, ufficiale dell’Impero Austro Ungarico. Questa collezione rispecchia l’egittomania imperante in quell’epoca in tutta Europa e il gusto collezionistico che spinse molti nomi eccellenti dell’aristocrazia, rapiti dal fascino delle civiltà del Nilo, ad assoldare scienziati, esploratori e avventurieri “predatori” di antichità per arricchire i loro musei privati. Fra gli oggetti donati al Municipio di Trento da Tonelli figurano centinaia di amuleti, fra i quali soprattutto scarabei del cuore – simbolo di vita eterna – eleganti monili in paste vitree colorate, due stele iscritte, una splendida maschera funeraria in foglia d’oro, centinaia di modelli di servitori – detti ushabti – deposti nelle tombe perché sostituissero il defunto nelle attività nell’Oltretomba. Tra i pezzi intriganti spicca, per l’ottimo stato di conservazione, una mummia di gatto del I secolo a.C.- I secolo d.C., animale sacro alla divinità Bastet che simboleggia il calore benefico del sole ed è venerata in qualità di protettrice della casa e della famiglia.
“È il 1858 quando da Vienna arrivano in ben 36 casse moltissimi oggetti provenienti da posti diversi del mondo”, ricorda Azzolini. “Sono oggetti che restituiscono il gusto di un collezionista attento, sensibile e ben inserito negli ambienti più colti della Vienna del tempo. E proprio a Vienna come in molte altre città dell’impero stanno arrivando dalle terre bagnate dal Nilo molti oggetti. Sono di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, ma per questo non meno preziosi. E rispondono a un bisogno crescente, che è presente in questo momento a Vienna, in un’epoca che viene definita l’età dei consoli, proprio perché è molto alta la presenza consolare in Egitto. È un momento in cui c’è richiesta, molta richiesta di reperti egiziani. Si sta rispondendo a quello che è il bisogno della cosiddetta egittomania, una moda che sembra interessare molto anche il maggiore Tonelli, il quale però non è un archeologo e non è un egittologo. Un fitto carteggio intercorso tra lui e uno studioso romano egittologo ed etruscologo, Arcangelo Michele Migliorini, rivela in realtà che era proprio quest’ultimo a consigliare il maggiore sugli acquisti. Ecco quindi che la collezione del museo del Buonconsiglio ospita circa un migliaio di pezzi. Sono oggetti che sono riferibili alla cultura materiale della civiltà antica egizia ma anche al corredo e al contesto funerario. Quindi abbiamo amuleti, parti di mummie, stele funerarie, maschere funerarie e molti altri oggetti in parte noti perché sono stati esposti in una grande mostra curata dal museo nel 2009 “L’Egitto mai visto”, e in parte ancora inediti”. L’archeologa Azzolini mostra un’anteprima di quella che sarà la nuova esposizione permanente della collezione egizia. “È un progetto importante, impegnativo fortemente voluto dalla direzione del museo”, spiega. “un progetto che risponda a nuovi criteri espositivi ma anche di conservazione di questi reperti molto delicati. Ed è un progetto che vedrà coinvolte anche altre figure professionali e istituzionali dove si conservano collezioni analoghe a questa”.
Statuetta della dea Sekhmet nella collezione del museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
“Nella cultura egizia – continua Azzolini – le statue non sono ritratti ma reali sostituti del soggetto raffigurato, dei supporti nei quali il raffigurato si incarna. Queste statuette sono destinate ai templi e costituiscono un riflesso della devozione popolare testimoniato anche dall’elevato numero in cui vengono realizzati questi esemplari”. Nella collezione trentina c’è una statuetta che rappresenta la dea Sekhmet realizzata in faience, che risale all’epoca tarda, ovvero un periodo tra il 700 e il 300 a.C.: è raffigurata con un corpo di donna sopra il quale è collocata una testa leonina. Sulla sua testa a sua volta si doveva trovare il disco solare e la testa del cobra reale. È una dea particolare. Ha un significato ambivalente. È una dea che può essere apportatrice di pestilenze e calamità, ma può anche essere una dea guaritrice ed è per questo che è stata assunta quale protettrice dei medici”.
Serie di ushabti nella collezione del museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
“Un altro tipo di statuette ben rappresentato all’interno della collezione è costituito dagli ushabti che hanno un valore completamente diverso. Poiché rappresentano l’incarnazione di quelli che sono dei servitori che attendono il defunto nell’aldilà. Sono oggetti che venivano realizzati in gran numero di copie proprio perché sono molti che vengono collocati all’interno delle sepolture. In realtà un personaggio per ogni giorno dell’anno più i custodi. Vengono inseriti all’interno della sepoltura collocate in cassette di legno. Possono essere realizzati con materiali diversi, dalla faience al legno oppure alla terracotta. Generalmente hanno una forma antropomorfa che ricorda la forma del sarcofago. Sono stati prodotti in un arco cronologico che va dal 1500 al 300 a.C.”.
Scarabei nella collezione del museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
Tra gli oggetti simbolo della civiltà egizia un posto di rilievo spetta allo scarabeo. “Ritenuto sacro è chiamato keper considerato un potente amuleto con funzione apotropaica, simbolo di rinascita e cambiamento. È associato al dio dell’alba, connesso al sole che scaccia le tenebre. Era usato in diversi contesti. Poteva apparire come anello sigillare per validare i documenti, usato dalle alte gerarchie, poteva comparire sulle porte sacre di grandi dimensioni con valori di protezione e, a partire dalla XVIII dinastia, è collocato nell’ambito funerario. Veniva posto al di sopra del cuore, sul petto della mummia, proprio perché lo scarabeo diveniva una sorta di cuore divino capace con i suoi poteri di percepire anche l’invisibile, ed era determinante nel passaggio dalla vita terrena a quella eterna perché donava alla mummia il potere di scacciare il terribile serpente Apopi e i pericoli disseminati nel cammino del viaggio notturno verso il mondo dei morti”. Un esemplare delle collezioni museali è di grandi dimensioni e fu realizzato durante il Nuovo Regno tra il 1500 e il 1070 a.C. “È un esemplare molto importante. Reca inciso un capitolo tratto dal Libro dei Morti, dove si esorta il cuore a non testimoniare contro il defunto durante la cerimonia della pesatura del cuore ovvero nel momento in cui gli dei, Osiride e altre 42 divinità, valuteranno l’operato in vita del defunto”.
La mummia di gatto nella collezione del museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
Nelle collezioni del Buonconsiglio c’è una mummia di gatto. “Il gatto nell’antico Egitto era adorato quale manifestazione terrena del divino e la sua mummificazione è volta a trasformarlo in Osiride, dio dell’Oltretomba, concedendogli così la vita eterna. Per questo veniva spesso soppresso in tenera età trasformato in un dono votivo. Nella vita quotidiana l’animale riceveva molte cure. Questo spiega perché molte mummie di gatto sono accompagnate da un corredo con offerte funerarie. La cura nella preparazione di questa mummia delle collezioni rivela che poteva trattarsi di un animale domestico al quale fu riservato un trattamento particolare proprio perché considerato come un membro della famiglia”.
Particolare della maschera funeraria tardoantica nella collezione del museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
L’ultimo degli oggetti della collezione museale presentato in anteprima è una straordinaria maschera funeraria realizzata in cartonnage. “Fu costruita sovrapponendo bende di lino a foglie di papiro a cui a sua volta fu sormontato uno strato di gesso per modularla. Una volta asciutto il gesso fu dipinto con colori vivacissimi. La maschera funeraria è uno degli ornamenti esterni della mummia, con una funzione soprattutto pratica ovvero deve restituire al volto del defunto le sembianze umane celate dalla bende. È costruita rendendo la capigliatura con l’azzurro lapislazzulo, l’incarnato invece è reso stendendo una velatura in oro e sul petto sono restituite delle piccole perle e degli ornamenti a costituire la collana. Gli occhi sono resi con la sovradipintura in kohl ovvero con il nero che è il colore sacro e simbolo di fertilità secondo la cultura egizia. Questo sguardo, che ha attraversato 2300 anni, poiché la maschera risale all’epoca tolemaica romana, al 330 a.C. ancora oggi ci appare straordinario, uno sguardo che cattura, uno sguardo che ancora adesso ci incuriosisce”.
La sala romana della sezione archeologica del Castello del Buonconsiglio a Trento (foto Buonconsiglio)
Il tesoro della principessa di Civezzano è al centro del nuovo appuntamento di #buonconsiglioadomicilio dedicato alle collezioni archeologiche custodite al Castello del Buonconsiglio. In particolare, Annamaria Azzolini, archeologa del museo, illustra il lussuoso corredo della “principessa” longobarda di Civezzano di cui fanno parte gli splendidi orecchini in oro e ametista.
Negli ambienti più antichi del castello del Buonconsiglio, là dove un tempo sorgeva la domus di Sodegerio di Tito podestà della città di Trento nei primi decenni del XIII secolo, è allestita l’esposizione archeologica permanente museale, una collezione importante che vanta circa 12mila pezzi: sono oggetti per lo più provenienti dal territorio trentino che coprono un lungo arco cronologico che va dalla pre-protostoria al basso Medioevo. “Le collezioni archeologiche medievali – ricorda Azzolini – sono frutto di grandi e importanti donazioni ottocentesche che nobili ed eruditi avevano formato con diligenti cure e molte spese come ammette lo stesso conte Benedetto Giovannelli già promotore di quell’iniziativa che diede i natali al museo civico di Trento nel 1853. Il collezionismo è un fenomeno antico che ha origini assai lontane del tempo. Raccogliere oggetti strani, curiosi, bizzarri risponde a un bisogno antico, al bisogno di portarsi un pezzo del mondo a casa e con questo stesso spirito noi vogliamo portare nelle vostre case un pezzo di questo straordinario mondo museale. Scopriremo insieme oggetti meravigliosi. Vi porterò a vedere la tomba di una donna di altri tempi, una principessa longobarda”.
Così gli archeologi del Castello del Buonconsiglio hanno ipotizzato la principessa di Civezzano
Tra il 1885 e il 1902 a Civezzano, una località poco distante da Trento, durante i lavori agricoli vennero messe in luce una serie di sepolture pertinenti a due distinte necropoli. “Apparve subito chiaro per la presenza di particolari oggetti nei corredi funerari”, spiega Azzolini, “che dovevano trattarsi di sepolture pertinenti a popolazioni allora definite barbare ma che ora sappiamo essere longobarde. Tra le sepolture scoperte nel 1902, una in particolare è rinvenuta nei pressi di Castel Telvana destò molto interesse. Il corredo era composto da preziosi oggetti in oro e argento, un segno questo che l’inumata doveva essere un esponente dell’alta aristocrazia longobarda. Di quel contesto oggi purtroppo non si conserva quasi più nulla. Furono raccolti preziosi oggetti ma tutto venne disperso e con esso importanti informazioni che ci avrebbero potuto chiarire e aiutare a comprendere il costume funerario longobardo grazie al confronto con contesti italiani e stranieri. Noi oggi possiamo proporvi un’ipotesi ricostruttiva e farvi vedere come doveva apparire questa sepoltura. Gli oggetti che facevano parte del corredo dell’inumata pur collocandosi nella tradizione del costume longobardo rivelano un avvenuto processo di assimilazione dei costumi romano-bizantini, e quindi questi elementi ci permettono di datare la sepoltura ai primi decenni del VII secolo”.
Gli straordinari orecchini in oro dalla tomba longobarda della principessa di Civezzano conservati al museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
“Tra gli oggetti più noti che appartennero a questa donna troviamo un paio di singolari orecchini in oro che rientrano nella tipologia definita a cestello. Presentano un’elaborata lavorazione a traforo e filigrana con tre pendenti arricchiti da perle, ametiste e goccia in lamina d’oro. Questo tipo di orecchini rappresenta dei gioielli esclusivi rari di cui si conservano solo pochi altri esemplari. Sono gioielli il cui rimando alla tradizione romano-bizantina è molto chiaro. Un oggetto unico è la sottile lamina in argento con lavorazione a punzone, forse un elemento decorativo che finora non trova confronto in nessun altro contesto funerario. La fragilità del pezzo, che porta a escludere un suo utilizzo funzionale, sembrerebbe indicarne un uso puramente rappresentativo legato all’alto lignaggio dell’inumata”.
Linguette in bronzo dorato dalla tomba longobarda della principessa di Civezzano conservati al museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
“Un altro elemento di unicità per l’abbigliamento longobardo ma che trova invece confronto della sepoltura della regina franca Armegonda a Saint Denis, nei pressi di Parigi, è rappresentato dalle guarnizioni per cinture da calza in bronzo dorato con fibbia a placca fissa decorata in stile zoomorfo con teste di animali e rapaci, puntalini con motivi ad albero stilizzato e placche decorate a punzone, il medesimo utilizzato per le lamine in argento. Sempre come elemento distintivo e rappresentativo dell’alto rango è da considerarsi lo spillone in argento con fasce spiraliforme in oro. L’uso è molto antico. Poteva essere portato per appuntare i capelli come ago crinale oppure per allacciare le vesti che nel caso della donna di Civezzano dovevano essere decorate in oro come testimonierebbe il rinvenimento di filamenti di oro nella sepoltura. Una coppia di linguette in bronzo dorato decorate con motivi a zampa di animale e maschera umana dovevano costituire i terminali di una cinturetta in cuoio che era portata a stringere il punto vita. Alcuni vaghi in pasta vitrea colorata sarebbero pertinenti a una collana che la defunta portava al collo secondo l’uso tradizionale”.
Bacile copto in bronzo dalla tomba longobarda della principessa di Civezzano conservati al museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
“È proprio del costume longobardo invece la presenza del bacile copto in bronzo presente soprattutto nelle sepolture aristocratiche di alto rango. Il termine copto collega questo oggetto o una serie di prodotti fabbricati in Egitto. Nel corso del VI secolo sono giunti in Occidente tramite commerci e donazioni. Nelle sepolture il bacile viene rinvenuto ai piedi del defunto e questo ne suggerisce un uso rituale nell’evoluzione tipico del mondo mediterraneo tardo-romano. Ancora una volta gli oggetti di questa sepoltura sottolineano il legame con la tradizione romano-bizantina”.
Croce aurea dalla tomba longobarda della principessa di Civezzano conservati al museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
L’ultimo oggetto che accompagna la donna è una croce aurea dalla straordinaria decorazione. “Nel centro -descrive Azzolini – una sorta di bottone circondato da un doppio nastro intrecciato. Nelle braccia, un motivo con nastro perlinato. Agli angoli delle braccia piccoli fori alludono alla funzione della croce che veniva infatti cucita sul sudario e copriva il volto del defunto. La croce in oro simboleggia un’adesione dell’élite longobarda agli orientamenti politici della società nella quale va a inserirsi e dunque una forma di ostentazione del prestigio dell’aristocrazia prima che un segno della conversione al Cristianesimo. E infatti nel momento in cui vi è piena adesione al culto cristiano il corredo funerario dalle tombe scompare. Gli oggetti deposti nella tomba rappresentano una scelta. Non sono oggetti di uso quotidiano ma oggetti usati nelle grandi occasioni e sono un modo dell’inumato per autorappresentarsi ed esporre il proprio prestigio sociale di questa donna per cui venne realizzata una parure con gioielli esclusivi e che per tradizione è chiamata “principessa di Civezzano”: di lei non sappiamo nulla perché le fonti non ne parlano, possiamo solo immaginarne l’aspetto. Di lei ci rimangono i preziosi monili, di altre principesse gli sguardi immortali che ancora ci osservano da opere straordinarie”.
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)
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