Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Le sere del Mann” presentazione della guida della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” (Electa)

Testa di Alessandro dal museo di Salonicco all’ingresso della mostra “Alessandro e l’Oriente” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
Una “Sera al Mann” nel nome di Alessandro Magno. Nell’ambito delle aperture serali del giovedì, che rientrano nel Piano di Valorizzazione indetto dal ministero della Cultura, il 20 luglio 2023, alle 20, nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli, sarà presentata la guida – edita da Electa – della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” (aperta fino al 28 agosto 2023), curata da Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo, anche autori del volume. Interverranno Paolo Giulierini, direttore Mann; Laura Forte, responsabile mostre Mann; Filippo Coarelli, co-curatore della mostra. Ingresso al museo Archeologico nazionale di Napoli al costo simbolico di 3 euro nella fascia oraria tra le 19 le 22.30, ultimo ingresso alle 22 con la possibilità di visitare anche le collezioni permanenti e la mostra “Picasso e l’antico” curata da Clemente Marconi.

Copertina del libro “Alessandro e l’Oriente” (Electa) guida della mostra “Alessandro e l’Oriente” al museo Archeologico nazionale di Napoli
Il libro “Alessandro Magno e l’Oriente”, edito da Electa, accompagna il visitatore nel racconto delle imprese del condottiero e stratega macedone. Gran parte delle opere esposte illustrano i brevi capitoli che, passo dopo passo, narrano l’ascesa e le battaglie di conquista di Alessandro. Numerosi i focus su reperti che contribuiscono alla ricostruzione della narrazione della straordinaria impresa del sovrano macedone: un viaggio lungo poco più di dieci anni, illustrato da una mappa con l’incredibile percorso di conquista e di scoperta che ha portato in Asia la cultura ellenistica, e allo stesso modo a far conoscere, recepire e assimilare le grandi culture antiche d’Oriente alla civiltà greco-romana. Una ricchissima bibliografia chiude la guida, fornendo utili consigli di lettura per approfondire studi e ricerche sulla storia e la fortuna del mito di Alessandro. Di prossima pubblicazione il volume di saggi “Alessandro Magno” a firma di Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo – anche curatori della pubblicazione -, Stefano De Caro, Anna Trofimova, Emanuele Greco, Calogero Ivan Tornese, Paola Piacentini, Luca Attenni, Fausto Zevi, Theodoros Mavrojannis, Elena Calandra, Michaelis Lefantzìs, Laura Giuliano, Lara Anniboletti, Paolo Giulierini, Laura Forte. I testi raccontano, da vari punti di vista, questo irripetibile momento della storia umana, a partire dalle fonti e dalla ricca iconografia che da sempre accompagna Alessandro Magno.
“Dei Uomini Eroi”: al museo Ermitage di San Pietroburgo la più grande mostra su Pompei mai realizzata in Russia con 200 opere dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei

L’arco trionfale fulcro della mostra “DEI, UOMINI, EROI. Dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei” al museo Ermitage di San Pietroburgo (foto Paolo Soriani)

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)
Dei Homines Heroes: la scritta in caratteri cubitali latini campeggia sul grande arco trionfale rosso pompeiano, colore che avvolge tutto l’ambiente circostante. Attraversare quell’arco significa fare un viaggio indietro nel tempo di duemila anni e approdare in una città romana particolare, speciale: Pompei. Siamo a San Pietroburgo, al museo statale dell’Ermitage, per la precisione nelle ampie sale del Manege del Piccolo Ermitage (un palazzo a due piani eretto tra il Palazzo d’Inverno, antica residenza imperiale dei Romanov, e il Nuovo Ermitage, il primo palazzo in Russia a venire espressamente costruito per ospitare le collezioni del Museo). È qui che, ancora per pochi giorni – fino al 23 giugno 2019 -, si potrà attraversare quell’arco trionfale, fulcro della mostra “DEI, UOMINI, EROI. Dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei”, e immergersi nell’atmosfera dell’antica Pompei. La fine improvvisa di Pompei – avvenuta tra il 24 agosto o, come suggerirebbero anche le più recenti scoperte, in ottobre (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/10/16/pompei-la-scoperta-di-uniscrizione-a-carboncino-nella-casa-con-giardino-sposterebbe-la-datazione-delleruzione-del-vesuvio-del-79-d-c-da-agosto-a-ottobre-lannuncio-durante/) – ha in molti casi cristallizzato scene, situazioni e persone, colte di sorpresa in quel tragico momento, nelle attività consuete. Una città intera, con le sue case, gli edifici pubblici, le vie, i negozi, le fabbriche, i templi e i mercati, con i suoi abitanti ma anche con i tanti oggetti in uso nei diversi ambienti, è stata riportata in luce a partire dal 1748 e continua tuttora a rivelare nuovi siti e nuove opere. Poi, a fine giugno, le quasi 200 opere, tra affreschi, statue, mosaici, bronzi e preziosi vetri, torneranno a Napoli e Pompei.

Il rosso pompeiano domina nell’allestimento della mostra “Dei, uomini, eroi” all’Ermitage di San Pietroburgo (foto Paolo Soriani)
A 185 anni dalla prima mostra su Pompei in Russia – era il 1834 -, sempre a San Pietroburgo, mostra che, nonostante fosse esposto un solo dipinto “L’ultimo giorno di Pompei” di Karl Brjullov, fu un successo clamoroso, fortemente ispiratore e in merito al quale scrissero anche Puskin e Gogol, l’esposizione “DEI, UOMINI, EROI. Dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei” verrà ricordata in Russia come la più importante mai realizzata su Pompei e sulle città vesuviane, grazie ai capolavori che i due partner Italiani – il Mann, vero forziere di testimonianze delle città sepolte dal Vesuvio nel 79 a.C., e il parco archeologico di Pompei – hanno concesso alla luce dell’importante accordo di collaborazione sottoscritto nel 2015 con il museo statale Ermitage. “Dei, uomini, eroi”, organizzata dal Dipartimento di Antichità Classiche dell’Ermitage, guidato da Anna Trofimova, è curata per la parte italiana da Paola Rubino De Ritis, Valeria Sanpaolo e Luana Toniolo, con la direzione scientifica di Paolo Giulierini, direttore del Mann, e Massimo Osanna, professore ordinario all’università di Napoli “Federico II” e Alfonsina Russo, direttrice ad interim del parco archeologico di Pompei; per il museo Ermitage è curata dalla stessa Anna Trofimova e Andrey Zuznecov. L’esposizione si avvale del supporto organizzativo di Villaggio Globale International, della collaborazione di Ermitage Italia, dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo, ed è accompagnata nel nostro Paese da catalogo Electa, con contributi di Luigi Gallo, Massimo Osanna, Federica Rossi, Valeria Sanpaolo, Luana Toniolo e Anna Trofimova.
“Siamo orgogliosi di aver portato per la prima volta una mostra epocale su Pompei all’Ermitage”, commenta Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Si tratta in fondo di quei tesori che determinarono la rinascita del gusto per l’antico, il Neoclassicismo, di cui la mostra di Canova in corso al Mann, promossa con il museo Ermitage, dà conto. In questo quadro europeo si deve cogliere pertanto l’operazione culturale che lega Napoli e San Pietroburgo, intimamente connesse anche dalla musica e dall’architettura settecentesca, con sviluppi futuri che vanno ben oltre le esposizioni”. E Alfonsina Russo, al momento dell’inaugurazione della mostra (aprile 2019), direttrice ad interim di Pompei: “Come all’epoca degli Zar, infervorati dalle suggestioni dei ritrovamenti e delle decorazioni delle case pompeiane, anche oggi l’interesse per Pompei travalica i confini nazionali. Oggi, senz’altro, con una prospettiva scientifica e grazie alla stretta sinergia tra grandi Istituzioni, quali quelle coinvolte per questa grande mostra che dimostrano di essere capaci di diffondere il senso profondo della cultura e della storia italiana e di saper valorizzare gli aspetti più artistici, a volte quelli meno conosciuti, di una civiltà che ci ha rappresentato e condotto al presente. Dei, Uomini, Eroi sintetizza già dal titolo, e dunque attraverso i reperti e gli affreschi esposti, quelli che erano i protagonisti attorno ai quali ruotava la vita dei pompeiani. Dai cittadini, impegnati nelle attività di tutti i giorni, di cui Pompei ci ha lasciato testimonianze uniche, agli Dei e agli Eroi da cui traevano ispirazione e che per questo erano presenti nelle raffinate decorazioni parietali, e non solo della domus, pompeiane”.

L’affresco con Dioniso e Arianna dalla Casa del Bracciale d’Oro di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
Vediamo di scoprire un po’ meglio i tesori che da Napoli e Pompei sono giunti sulle rive della Neva, a San Pietroburgo. Dunque gli “Dei” e gli “Eroi” innanzitutto: non solo quelli presenti nei decori e nelle opere di edifici pubblici come l’imponente “Erma di Mercurio” dal Tempio di Apollo o il Busto di Giove dal Capitolium, dedicato a Giove, Giunone e Minerva – entrambi in prestito dal Mann – ma anche e soprattutto all’interno della mura domestiche, nei Larari, nelle cucine e negli Atri. Gli splendidi affreschi con “Zeus in trono” dalla Casa dei Dioscuri e “Achille e Briseide” dalla Casa del Poeta Tragico (Mann), il “Dioniso e Arianna” e “Alessandro e Rossane” dalla Casa del Bracciale d’Oro e “Eracle e Deianira” e “Giunone ed Ebe” dalle ville di Stabia del parco archeologico di Pompei e ancora l’eccezionale tarsia in marmo con “Scena dionisiaca” riemersa dalla Casa dei Capitelli colorati, conservata nelle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli, raccontano le gesta di divinità e eroi, rappresentandoli secondo l’uso del tempo da soli o con gli attributi che ne rendono immediata l’identificazione. L’usanza di ornare i giardini con raffigurazioni di divinità è testimoniata da statue come quelle provenienti dalla Villa A di Oplontis – la piccola e raffinata Venere realizzata verso la fine del I secolo a. C., che ancora conserva labili tracce di colore, o la statua di Nike – mentre i rilievi neoattici in mostra, inseriti a Pompei lungo le pareti delle abitazioni, ricordano la moda del tempo e l’interesse dei proprietari per le opere della Grecia.
Tuttavia il grande merito degli scavi vesuviani, promossi negli ultimi due decenni della prima metà del XVIII secolo da Carlo III di Borbone nelle città di Pompei, Ercolano e Stabiae, è stato quello di regalarci un inedito spaccato della vita quotidiana degli antichi romani, fino a quel momento pressoché sconosciuta; è in questo senso che la sezione della mostra dedicata agli “Uomini”, ricca anche delle rappresentazioni scultoree e pittoriche delle élites cittadine, assume particolare rilevanza. Dell’impressionante mole di oggetti d’uso comune riemersi a Pompei – crateri in bronzo, suppellettili in vetro e ceramica, pentole e padelle – sono stati selezionati per la mostra di San Pietroburgo esemplari di grande interesse, suddivisi per tipologia e materiali, che consentono di ricostruire le usanze, i commerci, le attività artigianali e quelle quotidiane: dall’educazione alla tavola. Un braciere dalla terme Stabiane ormai in disuso, uno scaldaliquidi in bronzo dalla Villa di Arianna di Stabia, con rubinetto a testa di leone e tre cigni ad ali spiegate sul bordo del fornello, alti candelabri per illuminare i triclini o un cratere come quello di Giulio Polibio ageminato con effetti policromi; così come la bellissima cassaforte in ferro e bronzo con complessi e ingegneristici sistemi di chiusura, posta solitamente nell’atrio, lì dove il padrone di casa presentava se stesso, e – ancora – tavoli di marmo riccamente decorati (bellissimo quello prestato dal parco archeologico di Pompei con due animali fantastici) illustrano tanti aspetti degli usi pompeiani.

Il rilievo da Pompei del capomastro (structor) Diogenes mostra gli strumenti utilizzati per le attività edili (foto parco archeologico di Pompei)
Il rilievo del capomastro (structor) Diogenes mostra gli strumenti utilizzati per le attività edili – un filo a piombo, una cazzuola, una mazza a taglio ortogonale, uno scalpello e un archipendolo – e i 4 affreschi dai praedia della ricca pompeiana Giulia Felice, offrono uno sguardo emozionante sui piccoli, grandi fatti che si svolgevano nel foro, in una giornata di mercato (le nundinae): “Vendita di vasellame”, “Vendita di tessuti” “Lettura di editto”, “Punizione dello scolaro”. Quindi, da Napoli, oggetti di grande raffinatezza e prestiti eccezionali, come l’assoluto unicum del “Vaso blu”, capolavoro in vetro blu e cammeo che costituisce una delle opere iconiche del Mann (scoperto dai Borbone nella necropoli di Pompei nel 1837) e le lastre in vetro cammeo di “Arianna” e “Dioniso e Arianna” dal parco archeologico di Pompei.
Non si potevano dimenticare il teatro e i giochi gladiatori. Ricchi arredi in marmo per i giardini delle case pompeiane recanti a rilievo raffigurazioni teatrali, così come le matrici in gesso di maschere selezionate per l’occasione testimoniano la passione degli abitanti di Pompei per il teatro, mentre affreschi, elmi e schinieri in bronzo, decorati con scene mitologiche che raccontano a loro volta di Dei ed Eroi – riaffiorati dalle ceneri del tempo – ricordano ai visitatori dell’Ermitage l’importanza e la diffusione nel mondo romano dei giochi gladiatori, tanto amati dal popolo, e fanno sognare le meraviglie conservate in Italia nelle due prestigiose sedi campane. “Dei, Uomini, Eroi” è dunque un evento di assoluto rilievo per Napoli e per il museo russo. È nota del resto la passione degli Zar e delle classi aristocratiche russe per Pompei, testimoniata anche dalla presenza di un nucleo di antichità pompeiane all’Ermitage e dal travolgente gusto “alla pompeiana” diffuso nelle decorazioni di palazzi, suppellettili e nella letteratura della Grande Madre Russia. Così come è noto l’interesse che il mondo e la cultura russi hanno sempre dimostrato per le città vesuviane, la costiera amalfitana e le isole campane, specialmente Capri, a partire dai vedutisti che hanno immortalato nelle opere i paesaggi italici. Un amore evidente anche ai tempi di Caterina la Grande, quando le musiche di Cimarosa e Paisiello allietavano i teatri e la corte di San Pietroburgo.

Il corridoio sopraelevato della sala del Maneggio con l’esposizione di documenti storici (foto Paolo Soriani)
Ma non è finita. Nel corridoio sopraelevato sono esposti per l’occasione documenti storici – foto ottocentesche, stampe antiche, volumi e acquarelli – su Pompei e gli scavi in corso a quel tempo e, vera chicca, una selezione di circa 70 opere di proprietà dell’Ermitage, in gran parte mai esposte prima d’ora e conservate nei depositi, provenienti dalle antiche città vesuviane. Si tratta per lo più di doni, come nel caso della statua di “Bambino con un uccellino” (un marmo alto 65 cm) o della “Bilancia a stadera con un busto di Caligola” rinvenuti a Pompei nel 1845 e nel 1846 alla presenza di Nicola I e regalati allo Zar dal re di Napoli Ferdinando II. Una testimonianza concreta dei rapporti e dell’amicizia che ha sempre legato Napoli alla Russia.
San Pietroburgo. Il museo Archeologico nazionale di Napoli ospite d’onore per i festeggiamenti del “compleanno” dell’Ermitage con il Galata Morente e altre tre statue riconducibili al cosiddetto Piccolo Donario Attalide nella mostra “The Fallen”

Il “Galata morente” conservato nel museo Archeologico di Napoli e in mostra al museo statale Ermitage di San Pietroburgo

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)
Il 6 e 7 dicembre a San Pietroburgo sono giorni particolari sono “I giorni dell’Ermitage” durante i quali, tra gli eventi previsti, c’è anche l’esposizione di un capolavoro da un grande museo del mondo. Quest’anno è particolarmente importante per l’Italia perché i riflettori si accendono sul museo Archeologico nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, con cui Michail Piotrovsky direttore generale dell’Ermitage ha siglato nei mesi scorsi un importante protocollo di collaborazione, insieme a Pompei, che ha già portato a pianificare studi e ricerche congiunte ma anche due grandi mostre nel 2019 che saranno annunciate formalmente in questa occasione. Così il Mann di Napoli, l’ospite d’onore all’Ermitage a San Pietroburgo per gli annuali festeggiamenti del “compleanno” del museo voluto da Caterina La Grande, sarà presente con uno dei gruppi scultorei d’epoca romana delle sue straordinarie collezioni – il Galata Morente e altre 3 statue riconducibili al cosiddetto Piccolo Donario Attalide: si potranno ammirare dal 7 dicembre 2017 al 10 marzo 2018 nella mostra “The fallen. Il Galata Morente e il Piccolo Donario Attalide”, allestita nella magnifica sala dell’Atrio Romano disegnata da Leo von Klenze. “L’internazionalità delle relazioni e dell’immagine del Mann è stato uno degli obiettivi che mi sono posto fin da quando ho assunto la direzione del Museo napoletano che vanta collezioni uniche e straordinarie”, interviene il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Collaborare con Istituzioni tanto prestigiose come l’Ermitage o il Getty non è solo un onore, ma il riconoscimento di una nuova politica culturale di sviluppo del museo e nel contempo un enorme stimolo per la ricerca e la salvaguardia, le scelte gestionali e di valorizzazione. D’altra parte per il Mann, considerato da studiosi ed esperti tra i più importanti musei archeologici al mondo, ma fino ieri non adeguatamente radicato nell’immaginario del pubblico internazionale, la vetrina e il prestigio dell’Ermitage rappresentano un momento davvero importante”.
La mostra “The Fallen”, I Caduti, è stata curata da Anna Trofimova, capo del dipartimento di Antichità Classica del museo russo, con le immagini di Vinti più note dell’arte antica, riproposte nella pittura del Rinascimento, nella scultura barocca, fino al XX secolo: personaggi della storia e del mito giunti a noi attraverso alcune copie romane di un articolato monumento celebrativo il Piccolo Donario – ora perduto – che Pausania descriveva sull’Acropoli di Atene. Il Piccolo Donario (chiamato così in contrapposizione al Grande Donario realizzato a Pergamo, che pare coesistesse con un complesso votivo analogo a quello ateniese ) era stato eretto verso il 200 a. C. presso il muro meridionale dell’Acropoli ateniese, per ricordare la vittoria dei sovrani Attalidi sui barbari Galati e doveva contare più di 50 sculture bronzee di dimensioni inferiori al reale. Vi erano rappresentati sia i vinti, i Galati, sia i greci vincitori, a loro volta raffigurati in scene mitologiche, poiché – secondo Pausania – il donario si componeva di quattro sezioni dedicate alle celebrazioni delle battaglie combattute contro le Amazzoni e i Giganti ad Atene, i Persiani a Maratona e i Galli in Mysia.
Le quattro sculture, prima Ludovisi e poi Farnese, conservate al Mann ed esposte al museo Ermitage fino al 10 marzo 2018, costituiscono senza dubbio il nucleo più importante e impressionante delle sole dieci repliche in marmo riconducibili al Piccolo Donario (una sorta di compendio dei soggetti raffigurati nel monumento ateniese) i cui restanti esemplari sono in diversi musei europei. Il gruppo del museo di Napoli, ritrovato nel 1514 in un luogo non precisato di Roma, è composto da un’Amazzone, un Gigante, un Persiano e un Galata morente: figure dalla forte intonazione psicologica, concentrata soprattutto nei tratti del volto. L’Amazzone è distesa su un suolo sassoso sul quale giacciono due lance; il Gigante, anch’esso disteso, è nudo e completamente umanizzato e solo la peluria sul dorso, la chioma scapigliata e il volto coperto da barba e baffi paiono ricordare la sua ferinità; il Persiano con la tunica, i calzari e il berretto di tipo frigio, è posto sul fianco, morto mentre ancora imbraccia lo scudo circolare; infine il Galata morente, completamente nudo, è ferito sul fianco sinistro e sulla spalla destra, ma viene colto dallo scultore mentre tenta di sorreggersi con la mano sinistra poggiata a terra. Pathos e dignità dei Vinti: è l’inizio della scultura barocca.
Le statue del gruppo napoletano, le sole repliche del donario in marmo asiatico, mostrano un soggetto dell’arte ellenistica sviluppato dai romani, mai prima espresso nell’arte classica. È l’idea di una grandezza non già dei vincitori ma dei Caduti, la grandezza della sconfitta. Lo stile altamente espressivo della scultura pergamena incarna nuovi ideali umanistici, la tristezza profonda della morte e la sofferenza dei feriti. “L’arte antica ci dà continui spunti per l’oggi”, spiega Paolo Giulierini, “il patrimonio di opere conservate al Mann è un giacimento di valori universali e di conoscenza quanto mai attuali. In questo senso, salvaguardare e far conoscere questi capolavori è una missione prioritaria per il nostro museo”. ll’Ermitage le opere del Mann saranno esposte su una base circolare nella magnifica sala del Patio Romano tra grandi colonne, consentendo una visuale completa del magnifico gruppo.












Commenti recenti