Venezia. Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli a Palazzo Grimani inizia il ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale. Margherita Tirelli presenta il progetto espositivo
Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, in programma martedì 17 marzo 2026, alle 17, a Palazzo Grimani (musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna) a Venezia inizia il ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. Gli incontri accompagneranno il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni.

Margherita Tirelli in mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale a Venezia (foto graziano tavan)
Con Margherita Tirelli, curatrice della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” insieme a Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, approfondiamo alcuni aspetti della mostra. Ecco l’intervento di Margherita Tirelli alla presentazione ufficiale dell’esposizione il 5 marzo 2026 a Palazzo Ducale alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli.
“Quando, insieme alla direttrice scientifica della Fondazione dei Musei civici di Venezia, Chiara Squarcina, abbiamo iniziato a progettare questa mostra”, spiega Tirelli, “fin da subito il nostro obiettivo è stato quello di porre sotto una lente di ingrandimento il rapporto tra l’uomo, le acque e il sacro all’interno di due delle principali civiltà dell’Italia protostorica, mettendo a confronto le molteplici declinazioni di una sacralità sicuramente condivisa da Etruschi e Veneti, anche se con rispettive specifiche peculiarità.

Allestimento della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” nell’appartamento del Doge a Palazzo Ducale (foto graziano tavan)
“Il culto delle acque è stato oggetto di grande interesse da parte della comunità scientifica negli ultimi decenni, anche se generalmente rivolto a singoli orizzonti culturali e geografici, mentre nel contempo Etruschi e Veneti hanno recentemente goduto di una particolare visibilità mediatica a seguito di alcune grandi mostre che hanno avuto il merito non solo di focalizzare e approfondire, anche da inediti punti di vista, molteplici tematiche scientifiche, ma soprattutto di attrarre un pubblico sempre più vasto e interessato.

La locandina della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” al museo Archeologico di Bologna dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020
“Per la civiltà etrusca basti citare Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna (Bologna, 2019-2020), Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo (Ferrara, 2022-2023) e Gli dei ritornano. I Bronzi di San Casciano, esposizione che partita da Roma nel 2023 sta presentando non solo in Italia ma anche all’estero le straordinarie recentissime scoperte. Da ultima in ordine di tempo la mostra Etruschi del Novecento (Rovereto-Milano, 2024-2025), volta a mettere in luce quel fenomeno culturale che fu la riscoperta della civiltà etrusca nel corso del XX secolo.
“Per la civiltà veneta la mostra Venetkens. Viaggio nella terra dei Veneti antichi, allestita a Padova nel 2013, ne ha offerto per la prima volta un panorama esaustivo, articolato e aggiornato, recuperandone la dovuta visibilità nel quadro delle popolazioni dell’Italia preromana.
“Per quanto concerne però nello specifico l’attività culturale ed espositiva dell’universo museale veneziano, va osservato che mentre gli Etruschi vi facevano l’ultima comparsa ormai venticinque anni fa con la bellissima mostra Gli Etruschi, curata da Mario Torelli a Palazzo Grassi, tra il 2000 e il 2001, ai Veneti era stata dedicata unicamente la mostra Arte e civiltà dei Veneti antichi alla Bevilacqua La Masa nel lontano 1967, oltre a un modestissimo spazio a loro riservato nel 1970 nell’ambito della mostra storica della laguna veneta tenutasi anch’essa a Palazzo Grassi nel cui catalogo un capitolo, curato da Bianca Maria Scarfì e Attilia Dorigato, veniva dedicato all’archeologia altinate e agli allora primi, inaspettati rinvenimenti di materiali protostorici.

Acroterio frontale destro a figura femminile (metà II sec. a.C.) in terracotta dal santuario di Fucoli a Chianciano Terme (foto graziano tavan)
“Ora la mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari trae origine dalla volontà di affrontare un tema finora inedito, non tanto relativo al confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze, bensì volto a indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto. Il panorama che ne deriva risulta popolato da molteplici divinità, preposte chi alle acque salutifere, chi al guado di un grande fiume, chi ancora agli approdi marittimi, insediate ciascuna all’interno di scenari particolari, siano essi sorgenti sananti o porti ospitali, di cui l’elemento acqua costituiva il fulcro oltre che talora anche il potenziale oggetto di culto.

Parte inferiore di corpo femminile in bronzo (età cesariana, I sec. a.C.) dal santuario del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, con dedica di Acilia Romana alle Nymphae (foto graziano tavan)
“Ma il filo conduttore della mostra è anche la trascendenza, insita tanto negli strumenti di culto, siano essi coppe, tazzine, e vasetti di diverse classi dimensionali, quanto nei doni votivi, siano essi modelli anatomici o autorappresentazioni dei devoti. Trascendenza che connota universalmente attraverso l’elemento acqua il rapporto tra l’uomo e il soprannaturale.

Antefissa di dea e di etiope in terracotta (510 a.C.) dal santiuario monumentale, Tempio B, di Pyrgi (foto graziano tavan)

Statuetta di giovane nudo (kouros) in bronzo (470 a.C.) dal santuario per il culto delle acque di Kainua (Marzabotto) (foto graziano tavan)
“Il viaggio che il visitatore è invitato a compiere nel I millennio a.C. ha come premessa il duplice aspetto del rapporto tra acque e sacro, acque del mare ricche di incognite e pericoli cui si legano le divinità preposte ai santuari dei porti, e acque minerali e termali, essenze divine dalle proprietà sananti. Il percorso espositivo, allestito nella splendida cornice dell’appartamento del Doge in Palazzo Ducale, prende avvio dai sacri approdi della costa tirrenica, Vulci e Pyrgi, si inoltra nell’Etruria interna tra le acque termali di Chiusi, Chianciano e San Casciano, raggiunge Marzabotto, Spina e Adria nell’Etruria padana, per entrare quindi nel territorio dei Veneti, dove incontra altre acque salutifere a Montegrotto e Lagole di Calalzo, ma anche la divinità fluviale di Este, per concludersi quindi ad Altino, sacro approdo veneto sulla costa nord-adriatica.

Disco in bronzo con scena di sortilegio (I sec. a.C. – I sec. d.C.) da monte Calvario di Auronzo (foto graziano tavan)

Testa di Minerva in terracotta (III-II sec. a.C.) dal santuario di Reitia a Este (foto graziano tavan)
“Oltre settecento reperti provenienti da numerosi musei del territorio nazionale consentiranno al pubblico dei visitatori di Palazzo Ducale, agli appassionati e agli addetti ai lavori di affrontare, approfondire e apprezzare questo particolare aspetto della sfera religiosa etrusca e veneta. Ciò è stato reso possibile in quanto queste sono entrambe due realtà archeologiche di cui ora possiamo dire di conoscere molto grazie alla capillarità delle ricerche sul campo e al proliferare deli studi. È stato quindi solo con il concorso appassionato dei protagonisti di tali ricerche e degli autori delle più recenti pubblicazioni, funzionari di soprintendenze e docenti di università, che è stato possibile realizzare, e a tempo di record, il progetto della mostra.

Paride che incorda l’arco (V sec. a.C.): dono votivo in bronzo con uno dei protagonisti del mito omerico, dal santuario di Altino (foto graziano tavan)
“Di questa sinergia di istituzioni e persone, coordinata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, sono parte fondamentale i numerosi direttori dei musei coinvolti, nazionali e civici che non hanno esitato a privare i propri spazi museali dei reperti in certi casi più prestigiosi per consentirne l’esposizione nl percorso veneziano. Desidero quindi concludere con un grande sincero e affettuoso grazie a tutti i colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura con estrema competenza, generosità e spirito di corpo. Grazie”.
Molti questi “colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura” li ritroviamo nel ciclo di conferenze diffuso. Dopo Venezia il ciclo di conferenze continua a TREVISO, giovedì 26 marzo 2026, alle 17, al museo di Santa Caterina (Musei Civici di Treviso) con Anna Marinetti e Carla Pirazzini su “Culti, immagini e nomi di divinità nel Veneto preromano”; PADOVA, martedì 31 marzo 2026, alle 17, al museo degli Eremitani con Giovanna Gambacurta e Angela Ruta Serafini su “Il culto delle acque termali dall’Etruria ai Colli Euganei”; ESTE, giovedì 9 aprile 2026, alle 17, al museo nazionale Atestino di Este con Anna Marinetti, Benedetta Prosdocimi e Angela Ruta Serafini su “Culti e scrittura nel santuario di Reitia”.
Quindi si prosegue ad ADRIA, giovedì 23 aprile 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; PIEVE DI CADORE, mercoledì 29 aprile 2026, alle 17.30, nella Sede comunale, Sala Consiliare, con Matteo Da Deppo e Alessandro Asta su “Il santuario di Lagole di Calalzo – Culti antichi in Cadore fra terre e acque”; CHIUSI CHIANCIANO TERME, giovedì 14 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Chiusi con Fabrizio Vallelonga e Giulio Paolucci su “Santuari del territorio di Chiusi: culti, decorazioni e doni”.
Infine si va a MARZABOTTO, sabato 23 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale di Marzabotto con Elisabetta Govi, Denise Tamborrino e Federica Timossi su “Acque sacre a Marzabotto (Kainua). Il santuario fontile”; MILANO (TBC) alla Fondazione Luigi Rovati con Giovanna Forlanelli Rovati; FERRARA, giovedì 18 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; SAN CASCIANO DEI BAGNI, venerdì 11 settembre 2026, alle 21, in piazza della Repubblica con Agnese Carletti, Jacopo Tabolli e Ada Salvi su “Dal Bagno Grande a Venezia: il viaggio dei bronzi”.
Montebello Vicentino (Vi). In biblioteca l’incontro “Lingue e Scritture ai confini del Veneto antico” con Anna Marinetti (Ca’ Foscari) in occasione della mostra “Con gli occhi della divinità” al museo Zannato di Montecchio Maggiore
“Lingue e Scritture ai confini del Veneto antico”: a Montebello Vicentino una serata dedicata all’archeologia e alle antiche scritture del territorio in compagnia di Anna Marinetti, docente di Lingue ed Epigrafia dell’Italia antica all’università Ca’ Foscari di Venezia. Appuntamento venerdì 23 maggio 2025, alle 18, alla biblioteca civica di Montebello Vicentino (Vi). La professoressa Anna Marinetti guiderà i partecipanti alla scoperta delle lingue e scritture ai confini del Veneto antico, offrendo un’occasione unica per approfondire il passato attraverso testimonianze scritte e ritrovamenti archeologici. Ingresso gratuito senza necessità di prenotazione.

Locandina della mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” al museo Zannato di Montecchio Maggiore dal 22 marzo al 27 luglio 2025
L’incontro è organizzato in occasione della mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano”, in programma fino al 27 luglio 2025 al museo Zannato di Montecchio Maggiore (Vi). La mostra, a cura di Annachiara Bruttomesso, già conservatrice archeologa del museo Zannato; Mariolina Gamba, già soprintendenza ABAP Ve-Met e direzione regionale Musei del Veneto; e Anna Scalco, conservatrice archeologa del museo Zannato, è frutto della collaborazione di numerosi specialisti: Giulia Pelucchini, funzionaria archeologa SABAP VR RO VI per la provincia di Vicenza; Elena Pettenò e Cinzia Rossignoli, archeologhe SABAP VE-MET; Marisa Rigoni e Angela Ruta Serafini, già archeologhe SAV Veneto; Anna Marinetti, linguista UniVe Ca’ Foscari; Luca Zaghetto, archeologo esperto in iconografia e i restauratori Stefano Buson (già museo nazionale Atestino), Sara Emanuele e Federica Santinon (SABAP VE MET) (vedi Montecchio Maggiore (Vi). Al museo di Archeologia e Scienze naturali “G. Zannato” apre la mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” con le novità archeologiche emerse negli ultimi anni nel Vicentino | archeologiavocidalpassato).
Montecchio Maggiore (Vi). Al museo di Archeologia e Scienze naturali “G. Zannato” apre la mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” con le novità archeologiche emerse negli ultimi anni nel Vicentino

Locandina della mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” al museo Zannato di Montecchio Maggiore dal 22 marzo al 27 luglio 2025
Un frammento in lamina di bronzo piccolo ma molto significativo proveniente da Creazzo, consegnato in museo circa due anni fa, è stato lo spunto per la mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” che sarà inaugurata sabato 22 marzo 2025, alle 16, nella sala civica Corte delle Filande per proseguire al museo di Archeologia e Scienze naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore con una visita guidata alla mostra, aperta dal 22 marzo al 27 luglio 2025. La mostra, a cura di Annachiara Bruttomesso, già conservatrice archeologa del museo Zannato; Mariolina Gamba, già soprintendenza ABAP Ve-Met e direzione regionale Musei del Veneto; e Anna Scalco, conservatrice archeologa del museo Zannato, è frutto della collaborazione di numerosi specialisti: Giulia Pelucchini, funzionaria archeologa SABAP VR RO VI per la provincia di Vicenza; Elena Pettenò e Cinzia Rossignoli, archeologhe SABAP VE-MET; Marisa Rigoni e Angela Ruta Serafini, già archeologhe SAV Veneto; Anna Marinetti, linguista UniVe Ca’ Foscari; Luca Zaghetto, archeologo esperto in iconografia e i restauratori Stefano Buson (già museo nazionale Atestino), Sara Emanuele e Federica Santinon (SABAP VE MET).

Lamina votiva da Alte Ceccato di Montecchio Maggiore (foto museo zannato)
Il frammento in lamina di bronzo ha immediatamente attirato l’attenzione per la presenza di un occhio e un guerriero a stampo, elementi già noti da altre lamine del vicentino. Da qui l’idea di riunire in un’esposizione reperti noti e inediti, in lamina di bronzo ma non solo, che illustrano le manifestazioni della religiosità nel territorio vicentino durante il periodo della romanizzazione. La mostra farà conoscere al pubblico le novità archeologiche emerse negli ultimi anni nel Vicentino, frutto sia di campagne di scavo che di rinvenimenti occasionali, che hanno arricchito il quadro di conoscenze già noto. Tra i numerosi reperti esposti spiccano la lamina votiva da Brendola, che è stata scelta come logo per la mostra, e i dischi da Marostica, Rosà, Isola Vicentina: sulla parte superiore di questi votivi compaiono dei grandi occhi che rappresentano lo sguardo vigile della divinità, sul popolo dei devoti e sul loro territorio. Non mancheranno altri dischi e lamine di recentissimo rinvenimento da Quinto Vicentino e Torri di Quartesolo. Tra le testimonianze relative a Vicenza, accanto a lamine votive dal noto santuario urbano con centro scrittorio di piazzetta San Giacomo, saranno per la prima volta esposte al pubblico le eccezionali lamine, ancora inedite, provenienti da un sito al confine occidentale della città, nei pressi dell’antica via Postumia.

La stele da Isola Vicentina contenente la parola venetkens (foto musei civici vi)
Saranno inoltre esposti importanti doni votivi con iscrizioni come i palchi di cervo di Magrè e alcune testimonianze di pratiche oracolari come le sortes di Trissino e gli ossicini con sigle da Santorso. Infine importante protagonista sarà il Monte Summano che ospitava nell’antichità un luogo di culto ed era con le sue due cime punto visivo di riferimento per tutto il territorio Vicentino: saranno in mostra le statuette miniaturistiche d’argento raffiguranti una divinità femminile e Marte insieme al deposito votivo comprendente un astragalo con sigle alfabetiche e un blocco di sostanza resinosa connessi a pratiche divinatorie e purificatorie. Sarà infine riservato spazio ad alcune notissime testimonianze scritte: la stele da Isola Vicentina contenente la parola venetkens, prima attestazione in assoluto del nome degli antichi Veneti e quella da Monte Berico, testimonianza dei confini del ter
Venezia. È online il primo ‘dizionario’ digitale delle lingue dell’Italia antica: l’osco, il falisco, il venetico e il celtico d’Italia nell’ambito del progetto “Lingue e culture dell’Italia antica: linguistica storica e modelli digitali – PRIN 2017”, coordinato da Anna Marinetti dell’università Ca’ Foscari. Ecco come funziona la piattaforma


La professoressa Anna Marinetti dell’università Ca’ Foscari Venezia (foto unive)
È online il primo ‘dizionario’ digitale delle lingue dell’Italia antica. Ne dà notizia Sara Moscatello nel numero di settembre 2024 di CfNews. L’osco, il falisco, il venetico e il celtico d’Italia sono le quattro lingue dell’Italia antica studiate nell’ambito del progetto “Lingue e culture dell’Italia antica: linguistica storica e modelli digitali – PRIN 2017”, iniziato nel 2020 e ufficialmente concluso a luglio 2024, coordinato dalla professoressa Anna Marinetti dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’università di Firenze e l’Istituto di Linguistica Computazionale “A. Zampolli” del CNR di Pisa. il progetto, presentato a Palazzo Malcanton Marcorà il 20 settembre 2024 durante il workshop conclusivo del progetto PRIN, ha coinvolto numerosi ricercatori e ricercatrici, tra cui Patrizia Solinas, Federico Boschetti e Luca Rigobianco, docente di Linguistica di Ca’ Foscari, uno dei massimi conoscitori della lingua falisca, scritta nel Lazio, tra la riva destra del Tevere e i monti Cimini e Sabatini, in un arco temporale che va dal VII al II sec a.C.

Il professor Luca Rigobianco dell’università Ca’ Foscari Venezia (foto unive)
L’obiettivo principale del progetto è stato indagare le culture e le lingue dell’Italia antica integrando i metodi della linguistica storica con l’allestimento di tecnologie digitali per creare un archivio online con un thesaurus elettronico e colmando una lacuna nel panorama della ricerca sull’Italia ante romanizzazione diffusa. “Prima di questo progetto, le lingue dell’Italia antica erano state ‘trascurate’ digitalmente” spiega Luca Rigobianco. “Per la prima volta, abbiamo creato una piattaforma che permette l’accesso a corpora digitalizzati secondo standard internazionali. Questa piattaforma include informazioni contestuali, linguistiche e un vocabolario di riferimento”. La piattaforma permette l’accesso a una vasta gamma di materiali e utilizzando uno schema di codifica basato su standard come TEI-EpiDoc, i ricercatori e le ricercatrici possono analizzare e confrontare i testi in modo efficace e accurato. “Abbiamo adattato gli standard internazionali per codificare le diverse lingue in modo appropriato”, continua Rigobianco. “Questo ci ha permesso di rendere i dati interoperabili, consentendo agli studiosi di utilizzare le nostre schede anche su altre piattaforme e viceversa”.

Kylix a figure rosse (350 a.C.) con iscrizione “foied vino (pi)pafo cra carefo” (oggi berrò vino, domani starò senza) dalla tomba 4 della Necropoli della Penna di Falerii Veteres, conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Foied vino pipafo cra carefo. “Il corpus di iscrizioni delle quattro lingue dell’Italia antica di cui ci siamo occupati, osco, falisco, venetico e celtico d’Italia”, racconta Rigobianco, “comprende perlopiù iscrizioni votive, funerarie, di possesso, pubbliche, firme d’artefice, bolli. Non mancano tuttavia testi per così dire più curiosi. È il caso, per l’appunto, dell’iscrizione falisca foied vino (pi)pafo cra carefo, dipinta su due kylikes, coppe da vino in ceramica, del IV secolo a.C. (in una con la forma pipafo, nell’altra, probabilmente per errore dello scriba, pafo), che si può tradurre all’incirca come: oggi berrò vino, domani starò senza. Il testo è stato comunemente inteso quale ‘carpe diem’ ante litteram, ossia quale invito a bere senza preoccuparsi del domani. Tuttavia, come ho proposto in un articolo pubblicato nel 2017, il testo può essere interpretato piuttosto quale invito scherzoso a bere vino ogni giorno. Per chiunque legga e interpreti il testo è sempre oggi (foied), tempo di bere, e l’astinenza è rimandata a un domani (cra) che di fatto non diventa mai oggi, in accordo a un meccanismo comune a numerosi testi scritti di natura scherzosa. Recentemente è stata rinvenuta una kylix analoga alle due in questione che riporta lo stesso testo, però in latino anziché in falisco”.

Piattaforma digitale lingue dell’Italia antica: frammento della codifica relativa al testo dell’iscrizione falisca (foto unive)

Piattaforma digitale lingue dell’Italia antica: struttura lessicale della parola “pifafo” (foto unive)
Come funziona la piattaforma. Il lavoro che sta alla base della piattaforma prevede anzitutto la codifica delle iscrizioni secondo lo standard TEI-EpiDoc, opportunamente adattato alle specificità delle lingue di attestazione frammentaria dell’Italia antica. Il lessico viene codificato secondo un altro standard, chiamato OntoLex Lemon, anch’esso adattato alle specificità delle lingue in questione, operando su una piattaforma creata ad hoc. Ecco come è stata implementata la forma dell’iscrizione raccontata in precedenza: pipafo, ossia berrò. “Come si può vedere – commenta Rigobianco – sono codificati la parte del discorso cui la forma pertiene (in questo caso ‘verbo’), le informazioni morfosintattiche (nell’esempio: modo, tempo, persona, numero), il significato e l’etimologia. La piattaforma permette quindi di collegare le forme lessicali codificate con le iscrizioni in cui compaiono”.
Le maledizioni osche. In piattaforma si trovano anche delle tabellae defixionum osche, ovverosia lamine di piombo con iscrizioni di maledizione, che venivano usualmente manipolate – ad esempio arrotolate – e deposte – ad esempio in aree necropolari -, secondo una pratica diffusa anche in altri ambiti del Mediterraneo antico. Tra queste vi è una defixio, proveniente dalla Campania e databile al I secolo a.C., in cui si riporta il nome di cinque individui, a cui segue il testo pus olu solu fancua recta sint pus flatu sicu olu sit, ossia che le lingue di tutti loro siano rigide, che il loro fiato (respiro) sia secco.

Piattaforma digitale lingue dell’Italia antica: schermata della piattaforma realizzata per il progetto in cui si vede come i termini dell’iscrizione si collegano agli approfondimenti lessicali (foto unive)
Impatto e futuro della ricerca. Il progetto non solo facilita la ricerca accademica, ma promuove anche la conservazione e la valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale dell’Italia antica. “Il connubio tra linguistica storica e tecnologie digitali, per il quale all’inizio dei miei studi umanistici ero io stesso scettico, lo trovo oggi essenziale. Grazie a piattaforme come quella che abbiamo sviluppato si migliora la possibilità di fruizione per studiosi e studiose: si può consultare questo patrimonio di conoscenze in modo immediato, ma avendo una visione completa. La piattaforma restituisce anche tutta le ‘complicazioni’ che emergono dagli studi, mostra che sono state operate delle scelte da chi ha studiato l’iscrizione, e che spesso i dati non sono accertati. Seppur nella velocità della consultazione, le complessità interpretative risultano evidenti”.
Ovaro (Ud). Nell’ambito della X Settimana della Cultura friulana, due incontri sulle recenti scoperte archeologiche: due ponti in pietra e un masso con iscrizioni venetiche

I due ponti in pietra affioranti nei lavori all’ingresso della Cartiera di Ovaro (Ud) (foto sabap-fvg)
Scoperte archeologiche a Ovaro. Nell’ambito della X edizione della Settimana della Cultura Friulana, promossa dalla Società Filologica Friulana, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia propone due incontri dedicati alle testimonianze archeologiche nel territorio di Ovaro (Ud) nella sala Convegni del Complesso turistico/ambientale di Aplis.
La prima conferenza, dal titolo “Due ponti, una strada: tracce di una storia sepolta a Ovaro”, si terrà sabato 27 maggio 2023, alle 17, e sarà occasione per parlare del rinvenimento di due ponti in pietra, due manufatti appoggiati l’uno all’altro e impostati sulla roccia affiorante che sono stati messi in luce durante la realizzazione della rotatoria in corrispondenza dell’accesso alla cartiera di Ovaro. Intervengono Luca Vittori (FVG Strade S.p.A.), Roberto Micheli (archeologo – soprintendenza ABAP FVG), Raffaella Bortolin (archeologa), Angela Coiutti (FVG Strade S.p.A.), Giovanni Sandre (FVG Strade S.p.A.). Per consentire il prosieguo dei lavori della rotatoria, i due ponti sono stati smontati con criteri scientifici e tutte le operazioni sono state documentate con tecnica archeologica. Durante il pomeriggio saranno presentati i risultati e contestualmente analizzate problematiche dell’intervento archeologico, cercando di fornire un’interpretazione storica e una loro attribuzione cronologica: al momento infatti si può solo affermare che siano sicuramente precedenti al XX secolo. L’evento sarà anche occasione per esporre in anteprima il progetto di valorizzazione dei resti dei due ponti, in corso di elaborazione da parte di FVG Strade S.p.A. in accordo con la Soprintendenza ABAP FVG e il Comune di Ovaro.
Seguirà, nella stessa sede, alle 18.15, il secondo incontro dal titolo “La montagna iscritta: il masso con le iscrizioni venetiche di Mione di Ovaro”, nel quale verrà presentata la recente scoperta avvenuta nella frazione di Mione di Ovaro di un masso inciso, posto a circa 1600 metri di quota e recante alcune iscrizioni venetiche. Si tratta di un rinvenimento di grande importanza per la conoscenza della diffusione della lingua venetica in Friuli e la comprensione dei percorsi antichi e della viabilità in alta montagna. Conferenza di Roberto Micheli (archeologo – soprintendenza ABAP FVG) e di Anna Marinetti (dipartimento di Studi umanistici – università Ca’ Foscari Venezia). Lo studio di questo ritrovamento offrirà l’occasione per proporre un tema molto dibattuto tra gli studiosi come quello della definizione culturale delle popolazioni che abitarono la Carnia in età preromana, le cui denominazioni sono note da diverse fonti antiche e da resti archeologici, non sempre di facile interpretazione, e di cui si sa ancora poco.
Milano. Al museo d’Arte della Fondazione Rovati di Milano cinque incontri “Lingue e scritture dell’Italia preromana. Alfabeti, letture, significati, funzioni, storia, società”
L’Italia antica era un mosaico di popoli: Etruschi, Celti, Veneti, Reti, Umbri, Piceni, Latini, Osci, Apuli, Bruzi, Siculi. Ciascuno aveva la propria lingua e praticava la scrittura in una grande varietà di situazioni e di tipologie linguistiche. L’esposizione al museo d’Arte della Fondazione Rovati di Milano di due importanti prestiti archeologici legati ai temi della lingua e della scrittura (la Stele di Lemno e la Stele di Vicchio), è l’occasione di ciclo di incontri “Lingue e scritture dell’Italia preromana. Alfabeti letture significati funzioni storia società” organizzati da Fondazione Luigi Rovati in collaborazione con l’Istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici su alcune lingue dell’Italia preromana approfondendone l’uso e la funzione all’interno dei diversi contesti storici, fino alla contemporaneità e alle prospettive future di lingua e scrittura. Gli incontri sono gratuiti e a ingresso libero, fino a esaurimento posti disponibili. Si consiglia la prenotazione. Il biglietto per la conferenza non include l’accesso al museo d’Arte. Il programma. Mercoledì 1° marzo 2023, alle 17, “L’Etrusco” con Giuseppe Sassatelli (Istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici): Prenota ora. Mercoledì 8 marzo 2023, alle 17, “Il Retico” con Simona Marchesini (università di Verona): Prenota ora. Mercoledì 15 marzo 2023, alle 17, “Il Piceno” con Valentina Belfiore (Direzione regionale Musei dell’Abruzzo): Prenota ora. Mercoledì 22 marzo 2023, alle 17, “Il Venetico” con Anna Marinetti (università Ca’ Foscari): Prenota ora. Mercoledì 29 marzo 2023, alle 17, “Nuovi linguaggi” con Mario Abis (università Iulm): Prenota ora.
Al museo civico di Montebelluna “Archeologia del territorio a Montebelluna”: giornata di studi archeologici dalla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg” dopo un’impegnativa campagna di studi sulle nuove scoperte archeologiche del territorio e la revisione delle collezioni nei depositi. Webinar gratuito su Zoom

Archeologia del territorio a Montebelluna: giornata di studi archeologici dalla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg”, a cura di Emanuela Gilli e Benedetta Prosdocimi. Evento on line organizzata dal museo civico di Montebelluna (Tv) insieme alla competente soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per parlare di archeologia, ricerca, tutela e valorizzazione. Partner scientifici: università di Padova – Dipartimento di Beni Culturali; università di Ferrara – Dipartimento di Studi Umanistici; università Ca’ Foscari Venezia – Dipartimento di Studi Umanistici; università di Verona – Dipartimento di Culture e Civiltà. Tutto questo grazie alla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg” allestita al Museo Civico di Montebelluna dopo un’impegnativa campagna di studi sulle nuove scoperte archeologiche del territorio e la revisione delle collezioni nei depositi. Appuntamento mercoledì 31 marzo 2021, mattino: 10.15-12.30 / pomeriggio: 16.30-18.30. Webinar gratuito su piattaforma Zoom. È possibile iscriversi ad entrambe le sessioni oppure ad una soltanto. Iscrizione obbligatoria a info@museomontebelluna.it oppure chiamando lo 0423300465. PROGRAMMA. Ore 10.15: Apertura dei lavori e saluti istituzionali, interviene Fabrizio Magani soprintendente ABAP-Ve-Met; ore 10.30-12.30 | SESSIONE 1 – Pre-Protostoria: “Valorizzare il patrimonio tra tutela, ricerca e comunicazione. Il caso della mostra Sapiens. Da cacciatore a cyborg” con Emanuela Gilli (museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna), Benedetta Prosdocimi (soprintendenza ABAP-Ve-Met) e Giorgio Vaccari (museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna). “Art Bonus per lo studio delle collezioni litiche preistoriche del museo civico di Montebelluna” con Nicolò Scialpi (università di Ferrara), Marco Peresani (università di Ferrara). “L’indagine di strutture con indicatori di attività artigianale dell’Età del ferro a Montebelluna-Via Mercato Vecchio” con Veronica Groppo archeologa, Gaspare De Angeli archeologo, Paolo Reggiani (Paleostudy). “Lo studio della tomba 410 dell’Età del Ferro dalla necropoli di Montebelluna-Posmon. Dati archeologici e antropologici a confronto” con Benedetta Prosdocimi funzionario archeologo SABAP-Ve-Met, Nicoletta Onisto antropologa. Ore 16:30-18:30 | SESSIONE 2 – Età Romana: “Montebelluna, una società multiculturale: il caso delle spade celtiche da tombe romane dalla necropoli di Posmon” con Pier Giorgio Sovernigo archeologo. “Microstorie di romanizzazione. Lo studio della tomba 304 dalla necropoli di Montebelluna-Posmon” con Claudia Casagrande archeologa, Giovannella Cresci Marrone (università Ca’ Foscari Venezia), Anna Marinetti (università Ca’ Foscari Venezia), Nicoletta Onisto archeologo (antropologo) professionista, e Michele Asolati (università di Padova). “La fucina romana di Montebelluna. Dallo scavo alla ricostruzione virtuale” con Maria Stella Busana (università di Padova), Denis Francisci (università di Padova), Emanuel Demetrescu (istituto di Scienze del Patrimonio Culturale-CNR). “Nuovi dati sul centro romano di Montebelluna. Il fondo Amistani a Mercato Vecchio” con Attilio Mastrocinque (università di Verona), Luca Arioli archeologo, e Alfredo Buonopane (università di Verona).
Alla scoperta di Adria etrusca: pubblicate tutte le tutte le testimonianze scrittorie in lingua etrusca della città di Adria e dei siti del suo territorio. Nella Festa dei Musei si presenta il volume del Corpus Inscriptionum Etruscarum su “Atria et Ager Atrianus” a cura di Andrea Gaucci

Il IV volume del Corpus Inscriptionum Etruscarum dedicato ad Adria e al suo territorio, a cura di Andrea Gaucci
Adria etrusca svela i suoi segreti. Pubblicate finalmente tutte le testimonianze scrittorie in lingua etrusca della città di Adria e dei siti del suo territorio, dagli ultimi decenni del VI sec. a.C. fino al II sec. a.C. quando la città passò gradatamente nella sfera culturale di Roma. Un lavoro, durato anni, che ha letteralmente passato al setaccio il materiale esposto e tutto quello contenuto nei ricchissimi depositi del museo Archeologico nazionale di Adria. L’opera, che viene presentata sabato 19 maggio 2018 fa parte di un più vasto lavoro di raccolta di tutta la documentazione epigrafica dell’Etruria padana coordinato dal prof. Giuseppe Sassatelli inserito all’interno del progetto editoriale del Corpus Inscriptionum Etruscarum, il cui primo volume fu edito nel 1893-1902. L’importante appuntamento, dunque, sabato 19 maggio al museo Archeologico nazionale di Adria che così parteciperà alle iniziative previste nell’ambito della Festa dei musei 2018 e della Notte dei musei 2018, in occasione dell’ Anno Europeo del Patrimonio.
Adria Etrusca: finalmente la spiegazione e la pubblicazione delle iscrizioni sui vasi etruschi del museo che ci rivelano il nome degli antichi abitanti di Adria, l’origine delle loro famiglie, gli Dei da loro onorati, le pratiche di scambio e di commercio con il mondo greco, veneto, celtico e, poi, romano. I testi graffiti sui vasi rinvenuti nell’abitato e nelle sepolture dell’antica città di Adria ci danno una fervida e concreta testimonianza del passato di uno dei più importanti porti dell’Adriatico dalle sue più antiche vicende del VI secolo fino alla completa romanizzazione della comunità nel II-I sec. a.C. Il programma. Dalle 16.30 alle 18.30, Archeonautica, attività di scavo stratigrafico in cassone per bambini e famiglie. Evento per bambini e ragazzi dai 7 ai 12 anni e le loro famiglie, a cura di Street Archaeology. Info costi e prenotazioni: 349 1703284, oppure presso il museo: 0426 21612. Alle 17, presentazione del Corpus di Iscrizioni Etrusche di Adria (CIE Atria et Ager Atrianus, di Andrea Gaucci, Università di Bologna). Evento speciale di Archeologia a due voci a cura delle professoresse Anna Marinetti e Giovanna Gambacurta (università di Venezia Ca’ Foscari). Introduce Giuseppe Sassatelli. Ingresso gratuito all’evento. Seguirà una visita guidata a cura del prof. Gaucci. Dalle 19.30 alle 22.30, apertura straordinaria serale e guida ai depositi del museo, a cura della direzione. Ingresso al costo simbolico di 1 euro.









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