Archivio tag | Angela Ruta Serafini

Padova. Al Bastione del Giardino della Torre presentazione del libro “Sono così. Le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta Serafini, già direttrice del museo nazionale Atestino di Este

Domenica 1° febbraio 2026, alle 17, al Bastione del Giardino della Torre, in via Pasquale Paoli 16 a Padova, presentazione del libro “Sono così. Le donne nel Veneto preromano” (Lemma 23 editore) con la presenza dell’autrice Angela Ruta Serafini, già direttrice del museo nazionale Atestino di Este nonché una delle principali studiose della civiltà dei Veneti antichi, in dialogo con l’archeologa. Partecipazione gratuita. Con taglio divulgativo, il libro racconta per la prima volta la figura della donna nel Veneto preromano. Le più recenti e importanti scoperte archeologiche fanno qui da traccia per una narrazione di grande respiro che tocca temi antichi ed attuali. Un incontro da non perdere per scoprire il mondo affascinante delle donne del Veneto antico e il dialogo vivo con il Veneto di oggi. Storia, identità e futuro si incontrano in un luogo speciale. Info e prenotazioni al 3248635425, giardinodellatorre@massimago.com.

Montecchio Maggiore (Vi). Alla Corte delle Filande presentazione del libro “Sono così: le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta Serafini in dialogo con Graziano Tavan (archeologiavocidalpassato.com)

È un viaggio affascinante alla scoperta delle figure femminili del Veneto preromano quello che propone il museo di Archeologia e di Scienze naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore (Vi) con la presentazione del libro “Sono così: le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta Serafini. Appuntamento venerdì 10 ottobre 2025, alle 18.30, in sala civica Corte delle Filande a Montecchio Maggiore. Angela Ruta Serafini, in dialogo con Graziano Tavan, giornalista di archeologiavocidalpassato.com, ci farà conoscere storie, identità e memorie di donne che hanno lasciato tracce importanti nella storia più antica del Veneto, quello preromano. Le più recenti e importanti scoperte archeologiche faranno da traccia, nella conversazione, per una narrazione che tocca temi antichi ed attuali.

Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico presentazione del libro “Sono così. Le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta, con l’autrice in dialogo con l’archeologa Elena Marzola

Giovedì 25 settembre 2025, alle 18, nella sala dei Chiostri del museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, in contra’ Santa Corona, per iniziativa del Gruppo Archeologico CRT Centro Ricerche Territorio e del museo Naturalistico Archeologico, presentazione del libro “Sono così. Le donne nel Veneto preromano” (Lemma 23 editore) con la presenza dell’autrice Angela Ruta Serafini, già direttrice del museo nazionale Atestino di Este nonché una delle principali studiose della civiltà dei Veneti antichi, in dialogo con l’archeologa Elena Marzola, presidente del Gruppo Archeologico CRT. Partecipazione gratuita. Con taglio divulgativo, il libro racconta per la prima volta la figura della donna nel Veneto preromano. Le più recenti e importanti scoperte archeologiche fanno qui da traccia per una narrazione di grande respiro che tocca temi antichi ed attuali.

L’archeologa Angela Ruta Serafini (foto FB)

Angela Ruta Serafini è un’archeologa. Ha diretto scavi nel territorio veneto e nei centri urbani di Oderzo, Padova, Este sui cui risultati ha organizzato mostre e cataloghi. Ha pubblicato circa centocinquanta titoli.  Accanto alle problematiche legate alla ricerca sul campo, ha sviluppato temi riguardanti il primo millennio a.C. quali i rituali funerari, la formazione e la trasformazione urbana, gli aspetti del sacro, il celtismo.

Montebelluna (Tv). Giornata di studio “A TAVOLA PER RACCONTARE”, dopo la mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”: esperti dall’Italia e dall’estero si confrontano sul tema “situle” in relazione sia alla cultura materiale dei Veneti antichi, sia ad aspetti sociali, ideologici ed economici. In presenza e on line. Ecco il programma

Oggi come 2500 anni fa i momenti conviviali sono occasione di condivisione e relazione sociale. Da questa riflessione nasce il titolo della giornata di studio “A TAVOLA PER RACCONTARE”, in programma il 5 settembre 2025 a Montebelluna (Tv), che prende le mosse dalla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”, dedicata ad un patrimonio archeologico straordinario: le due situle figurate in lamina di bronzo (vasi a forma di secchio decorati con scene composite) rinvenute nella necropoli preromana di Posmon, in via Cima Mandria a Montebelluna, tra gli esemplari più rappresentativi e spettacolari della cultura materiale dei Veneti antichi, il popolo vissuto nell’Italia nord orientale tra il IX secolo a.C. e l’arrivo dei Romani. Le due situle, giunte a noi come vasi-ossuari di defunti e defunte di alto rango, nella loro funzione primaria, prima di diventare urne, figuravano nei simposi come contenitori di bevande di pregio (probabilmente vino) a simboleggiare ricchezza e potere dei padroni e delle padrone di casa. In realtà questi vasi preziosi sono la “punta dell’iceberg” della notevole documentazione archeologica delle oltre 250 tombe del sepolcreto, al momento in corso di studio, ma che già fa percepire la necropoli di via Cima Mandria come il riflesso di una comunità preromana benestante e socialmente complessa stabilmente insediata a Montebelluna in epoca preromana.

La situla proveniente dalla tomba 5 della necropoli di Posmon scoperta nel 2012 ed esposta al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)

Il 5 settembre 2025, appuntamento in presenza all’auditorium Biblioteca Comunale, in largo Dieci Martiri 1, a Montebelluna, e in diretta streaming, su iscrizione obbligatoria (cliccando qui). Per informazioni: 0423 617479 | info@museomontebelluna.it. Studiosi e studiose dall’Italia e dall’estero si confronteranno sul tema “situle” in relazione sia alla cultura materiale dei Veneti antichi, sia ad aspetti sociali, ideologici ed economici nel quadro dell’ampia rete di contatti culturali e commerciali tra Italia centro-settentrionale, Alpi e Slovenia nel periodo preromano. La Giornata di Studio nasce da una collaborazione tra il Comune di Montebelluna-museo Civico e la soprintendenza ABAP-VE-MET con il supporto della direzione regionale Musei nazionali del Veneto – museo nazionale Atestino e il patrocinio dell’istituto nazionale di Studi Etruschi-Sezione Etruria Padana e Italia settentrionale.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA. Alle 10, saluti istituzionali. Alle 10.15, iniziano gli interventi della mattina. Introduce e coordina: Giovanna GAMBACURTA, università Ca’ Foscari Venezia: Emanuela GILLI, museo civico di Montebelluna; Carla PIRAZZINI, soprintendenza ABAP VE-MET; Benedetta PROSDOCIMI, direzione regionale Musei nazionali del Veneto, su Gli scavi della necropoli preromana a Posmon Via Cima Mandria tra tutela e valorizzazione; Veronica GROPPO, Università Lubiana; Nicoletta ONISTO, antropologa indipendente, su Le situle Montebelluna tra tipologia, tecnologia e ritualità; Stefano BUSON, già direzione regionale Musei nazionali del Veneto, su L’utilizzo delle situle nella vita degli antichi: i segni d’uso e i restauri antichi nelle situle di Posmon; Luca ZAGHETTO, archeologo indipendente, su Le due situle istoriate di Montebelluna. Alle 11.30, pausa caffè. Franco MARZATICO, Ufficio Beni Archeologici – Provincia Autonoma di Trento, su Simposio e banchetto nel cuore delle Alpi. Riflessioni sul mondo retico; Claudia MANGANI, museo civico Archeologico “G. Rambotti” – Desenzano del Garda; Barbara GRASSI, soprintendenza ABAP-CO-LC, su Recipienti in bronzo dal territorio golasecchiano: uno sguardo d’insieme. Alle 13, pausa pranzo.

Alle 14, gli interventi del pomeriggio. Introduce e coordina: Angela RUTA SERAFINI, già soprintendenza ABAP VE-MET. Giulia MORPURGO, dipartimento di Lettere e Beni culturali, università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, su Situle in bronzo da contesti dell’Etruria padana di “fase Certosa”: forme, associazioni, usi; Diego VOLTOLINI, direzione regionale Musei nazionali Marche, su Situle in Adriatico: per un inquadramento dell’area picena; Manca VINAZZA, University of Ljubljana, Faculty of Arts, Department of Archaeology; Bostjan LAHARMAR, National Museum of Slovenia;  Miha MLINAR, Tolmin Museum, su Nuove scoperte sulle situle nell’area Slovena. Alle 15.15, discussione e a seguire relazione a cura di Louis NEBELSICK, Cardinal Stefan Wyszynski University in WarsawInstitute of Archaeology,.

Asiago. Al museo Le Carceri ultimi giorni per visitare la mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” a cura di Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero, che mostra come la lana abbia segnato la storia del territorio, dal periodo preromano alla rivoluzione industriale, occasione unica per riscoprire il ruolo della lana nella storia del Veneto e per riflettere sulla sua importanza nell’economia contemporanea

Le settimane sono passate e non avete trovato il tempo per andare ad Asiago, sull’altopiano dei Sette Comuni (Vi), e visitare la mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” al museo “Le Carceri”? Rimangono ancora pochi giorni. Il prossimo weekend (sabato 21 e domenica 22 giugno 2025) si terrà il finissage della mostra “Lanam Fecit”, con l’ultima opportunità di visitarne contenuti archeologici e fonti storiche attraverso un attento lavoro di ricerca e curatela scientifica che ha evidenziato le dinamiche produttive e commerciali che, per secoli, hanno legato la montagna alla pianura. Un rigoroso percorso di analisi storica e archeologica in un evento accessibile, coinvolgente e di eccellente spessore storico – culturale da rendere fruibile. La mostra, In occasione dell’anniversario del primo trattato di alleanza tra i Veneti e Roma del 225 a.C., nasce da una proposta di due amici e colleghi altopianesi – Flavio Rodeghiero, non specialista del settore ma grande conoscitore di questo territorio, e Michela Maria Rodeghiero, specialista in storia romana e dei Sette Comuni, per 10 anni delegata alla Cultura del Comune di Asiago, lanciata al dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, e precisamente alla prof.ssa Francesca Ghedini e alla prof.ssa Maria Stella Busana, che hanno aderito con entusiasmo.

Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero curatrici della mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” al museo “Le Carceri” di Asiago (foto museo le carceri)

Grazie a un allestimento innovativo, che coniuga tradizione e tecnologia, il percorso espositivo mostrerà come la lana abbia segnato la storia del territorio, dal periodo preromano alla rivoluzione industriale. Il visitatore potrà scoprire il ciclo della lana, dalla pastorizia alla lavorazione tessile, immergendosi in un’esperienza sensoriale attraverso light box, installazioni tattili e sezioni multimediali. La mostra, curata dalla prof.ssa Maria Stella Busana e dalla dott.ssa Michela Maria Rodeghiero, è il risultato di un ampio lavoro di ricerca promosso dal Comune di Asiago in collaborazione con il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, con il contributo di studiosi, istituzioni culturali ed enti afferenti al ministero della Cultura. La mostra rappresenta un’occasione unica per riscoprire il ruolo della lana nella storia del Veneto e per riflettere sulla sua importanza nell’economia contemporanea. L’evento è reso possibile grazie alla collaborazione tra enti pubblici, associazioni culturali e privati, che hanno contribuito alla realizzazione di un progetto scientifico e divulgativo di grande valore.

Pesi da telaio troncopiramidali, rocchetti decorati e fusi in osso da contesti dei Veneti antichi (foto unipd)

Perché questa mostra? “Questa mostra – spiega Maria Stella Busana – è il frutto di un percorso di ricerca che, per molti dei curatori, è iniziato tanti anni fa, da più di 5 lustri, con la volontà di indagare caratteristiche e sviluppo dell’allevamento ovino e della produzione tessile nel Veneto antico, che le fonti scritte celebrano come fonte di ricchezza per il territorio, soprattutto per Padova, e nell’età medievale e moderna, fino alla nascita della vera e propria industria tessile. Penso agli studi sui percorsi dei percorsi della transumanza di Jacopo Bonetto della fine degli anni ’90 e alle prime tesi sui pesi da telaio di Stefania Mattioli. Penso al grande convegno del 2001 La lana: prodotti e mercati organizzato dal prof. Luigi Fontana dedicato all’economia della lana tra XIII e XX secolo. Penso all’importante scoperta nel 2005 nella Tenuta di Ca’ Tron presso Altino (Ve) del centro specializzato per l’allevamento delle pecore, la cui lana bianca e morbida è celebrata nelle fonti dal I e al IV secolo, commercializzata nel mondo romano e pagata moltissimo.

Lato A del Tintinnabulo in bronzo trovato nella cosiddetta ‘Tomba degli Ori’ (ca. 630-620 a.C.) della necropoli dell’Arsenale Militare di Bologna, conservato al museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Planimetria della casa-laboratorio di Altino in località Fornasotti, interpretato come textrinum e fullonica per la produzione, lavaggio e follatura dei tessuti (fine I secolo a.C.-inizi I secolo d.C.) (foto unipd)

“Da allora – continua Busana – sono state avviate sistematiche ricerche sugli strumenti tessili antichi, gli indicatori che più sopravvivono a testimoniare questa attività, che hanno portato alla formazione di un affiatato gruppo di lavoro, formato da studiose afferenti alle tre università del Veneto (Padova, Verona e Venezia – Ca’ Foscari) e all’allora soprintendenza Archeologica del Veneto, con diverse competenze (Angela Ruta Serafini, Giovanna Gambacurta, Mariolina Gamba, specialiste della cultura veneta, Patrizia Basso, Anna Rosa Tricomi, io stessa per l’età romana), gruppo che è stato arricchito da Margarita Gleba, esperta di tessuti preromani, che aveva svolto le sue ricerche prima a Copenaghen e nel Regno Unito, e che ora è professore all’università di Padova. Il convegno organizzato a Padova nel 2011 La lana nella Cisalpina romana ha fatto un primo punto delle conoscenze sul tema nel Veneto preromano e romano e stimolato la prosecuzione delle ricerche, sempre affrontate in un’ottica diacronica per cogliere origini, continuità e trasformazioni del fenomeno. E voglio sottolineare che il percorso ha coinvolto molti studenti e studentesse con tesi di laurea, specializzazione e dottorato, diventando una palestra anche per la formazione. Parallelamente sono proseguite le ricerche sui documenti, come la pubblicazione dei Privilegi dei Sette Comuni e le ricerche sulla saga dei Rossi di Schio.

Allestimento della mostra “Lanam fecit” al museo Le Carceri di Asiago (foto unipd)

“Metodi e risultati di queste ricerche – sottolinea Busana – vengono ora raccontati per la prima volta in una mostra, che intende evidenziare, grazie a fonti storiche, archeologiche, archivistiche e di archeologia industriale, l’importanza dell’economia della lana tra antichità ed età moderna e le sinergie createsi nel corso dei secoli tra l’Altopiano di Asiago, l’area pedecollinare e i centri di pianura, in primis la città di Padova. Per questo si è scelto di organizzare l’esposizione in uno dei due poli principali della “via della lana”, appunto la città di Asiago, con l’intenzione poi di trasferirla a Padova, che indubbiamente svolse un ruolo strategico come centro manifatturiero, passando poi il testimone al territorio vicentino, in particolare a Schio, al momento della nascita dell’industria moderna”.

Una delle sale della mostra “Lanam fecit” al museo Le Carceri di Asiago (foto unipd)

La mostra è articolata in 10 sezioni. Le prime 6 sezioni, che si svolgono al piano terra, sono dedicate a temi generali e all’età preromana e romana; le ultime 4 sezioni, poste al primo piano, sono dedicate all’età medievale e moderna.

Pesi da telaio troncopiramidali decorati in terracotta (IV-II sec. a.C. ) dal santuario di Reitia nel Fondo Baratella, conservati al museo nazionale Atestino di Este (Pd) (foto museo le carceri)

Skyphos attico del Pittore di Penelope con la rappresentazione della scena di Penelope e Telemaco davanti a un telaio a pesi (460-450 a.C.) conservato al museo nazionale Etrusco di Chiusi (Si) (foto museo le carceri)

Laminetta con donna, santuario di Caldevigo (Este, Pd) (V secolo a.C.) conservata al museo nazionale Atestino di Este (foto unipd)

Nella prima, curata dal prof. Jacopo Bonetto, dottor Mirko Fecchio e dalla prof. Margarita Gleba, si parla del territorio e del rapporto tra pianura e pascoli d’altura uniti dai percorsi della transumanza, delle diverse caratteristiche degli ovini nel tempo, ottenute attraverso selezione, e, di conseguenza, dei cambiamenti della fibra di lana. Nella seconda, curata sempre dalla prof. Margarita Gleba, viene spiegato tutto il ciclo di lavorazione dalla fibra ai tessuti e come questi si conservano. La terza, a cui hanno lavorato soprattutto le dottoresse Angela Ruta Serafini, Alessandra Didonè e Francesca Pandolfo, illustra come venivano utilizzati i tessuti nell’abbigliamento e nell’arredo, sottolineando il ruolo del riciclo con straordinarie testimonianze dal relitto di Valle Ponti a Comacchio. Nella quarta e quinta sala, curate rispettivamente dalla dottoressa Mariolina Gamba e dalla prof.ssa Maria Stella Busana, ci immergiamo nell’attività tessile delle donne venete e romane, prevalentemente domestica, ma certamente non solo per l’autoconsumo, mentre il prof. Alfredo Buonopane illustra attraverso le testimonianze epigrafiche il ruolo degli artigiani nella produzione e nel commercio di lana e tessuti. Infine, nella sesta sezione, la prof. Giovanna Gambacurta, la dott. Angela Ruta Serafini e la dott.ssa Cecilia Rossi evidenziano, attraverso le testimonianze di strumenti tessili deposti nei santuari e nelle sepolture, i significati simbolici che l’attività tessile ha assunto in età preromana e romana, mentre la prof. Francesca Ghedini evoca il ruolo della donna che tesse nell’immaginario mitico e storico del passato.

Statuto dell’arte della Lana di Padova (secolo XIV (1384) – XVI Codice membranaceo, conservato nella Biblioteca Civica di Padova (foto unipd)

Pannello sulla “pecora Foza” nella mostra “Lanam fecit” (foto unipd)

Lanificio Rossi di Schio: scuola di tessitura con il telaio Jacquard (foto museo le carceri)

Il pastore altopianese Francesco Guzzo con il suo gregge sull’Altopiano dei Sette Comuni negli anni ‘60 del Novecento (foto unipd)

La storia della lana continua nel Medioevo e in età moderna. La prof.ssa Maria Stella Busana, la dottoressa Francesca Fantini d’Onofrio, la studiosa Gianna Francesca Rodeghiero e il professor Luigi Fontana hanno voluto dare uno spaccato di quanto l’economia della produzione e del ciclo della Lana abbia influito, senza soluzione di continuità, fino ai giorni nostri in tutto il territorio veneto e nella storia dei Sette Comuni nello specifico. Ecco dunque nascere la sezione dedicata da Francesca Fantini d’Onofrio specificatamente alla Padova medievale nel cui territorio vi erano le poste adibite al pascolo invernale delle pecore montane e dove sorse la corporazione dell’Università della Lana, che ebbe forte impulso sotto la dominazione carrarese nel ‘300, con produzione di Statuti e costruzioni di edifici dedicati. Segue la sezione dedicata ai privilegi relativi alla lana goduti dalla Reggenza dei Sette Comuni, in continua lotta con Vicenza, il polo urbano più vicino, che voleva assumere una sorta di monopolio di tale attività. E ancora il focus di Francesca Rodeghiero con descrizione della difficile vita del pastore nelle terre alte e della lavorazione domestica della lana, attività che caratterizzò la quotidianità di generazioni intere di donne e famiglie fino al secolo scorso. Tra i pastori scesi dall’Altopiano, il professor Giovanni Fontana, racconta la saga dei i membri della dinastia industriale dei Rossi di Schio, che riuscì a divenire prima intermediaria nei traffici delle lane e poi grandi imprenditori, creando la più importante impresa laniera italiana e uno dei principali poli tessili europei, con importanti e durevoli ricadute su tutto il territorio vicentino. Nell’ottica di dare anche uno spaccato sulla lavorazione contemporanea della lana sono state portate in mostra le produzioni degli arazzi di Renata Bonfanti e Cristina Busnelli, che hanno il merito di aver elevato l’attività tradizionale a esempio d’arte e cultura.

Il catalogo della mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” a cura di Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero edito da Ronzani (foto museo le carceri)

“La mostra, così come il volume edito da Ronzani che l’accompagna – conclude Maria Stella Busana -, si pone dunque l’ambizioso obiettivo di coinvolgere visitatori e lettori in un tema certo specialistico, ma che fu essenziale nella vita quotidiana e nell’economia delle comunità venete, ripercorrendo la via della lana e cogliendo così il valore di un’attività che è stata per millenni pilastro socio-economico delle nostre terre venete ed emblema del contributo della donna nella vita familiare e collettiva”.

Montecchio Maggiore (Vi). Al museo di Archeologia e Scienze naturali “G. Zannato” apre la mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” con le novità archeologiche emerse negli ultimi anni nel Vicentino

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Locandina della mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” al museo Zannato di Montecchio Maggiore dal 22 marzo al 27 luglio 2025

Un frammento in lamina di bronzo piccolo ma molto significativo proveniente da Creazzo, consegnato in museo circa due anni fa, è stato lo spunto per la mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” che sarà inaugurata sabato 22 marzo 2025, alle 16, nella sala civica Corte delle Filande per proseguire al museo di Archeologia e Scienze naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore con una visita guidata alla mostra, aperta dal 22 marzo al 27 luglio 2025. La mostra, a cura di Annachiara Bruttomesso, già conservatrice archeologa del museo Zannato; Mariolina Gamba, già soprintendenza ABAP Ve-Met e direzione regionale Musei del Veneto; e Anna Scalco, conservatrice archeologa del museo Zannato, è frutto della collaborazione di numerosi specialisti: Giulia Pelucchini, funzionaria archeologa SABAP VR RO VI per la provincia di Vicenza; Elena Pettenò e Cinzia Rossignoli, archeologhe SABAP VE-MET; Marisa Rigoni e Angela Ruta Serafini, già archeologhe SAV Veneto; Anna Marinetti, linguista UniVe Ca’ Foscari; Luca Zaghetto, archeologo esperto in iconografia e i restauratori Stefano Buson (già museo nazionale Atestino), Sara Emanuele e Federica Santinon (SABAP VE MET).

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Lamina votiva da Alte Ceccato di Montecchio Maggiore (foto museo zannato)

Il frammento in lamina di bronzo ha immediatamente attirato l’attenzione per la presenza di un occhio e un guerriero a stampo, elementi già noti da altre lamine del vicentino. Da qui l’idea di riunire in un’esposizione reperti noti e inediti, in lamina di bronzo ma non solo, che illustrano le manifestazioni della religiosità nel territorio vicentino durante il periodo della romanizzazione. La mostra farà conoscere al pubblico le novità archeologiche emerse negli ultimi anni nel Vicentino, frutto sia di campagne di scavo che di rinvenimenti occasionali, che hanno arricchito il quadro di conoscenze già noto. Tra i numerosi reperti esposti spiccano la lamina votiva da Brendola, che è stata scelta come logo per la mostra, e i dischi da Marostica, Rosà, Isola Vicentina: sulla parte superiore di questi votivi compaiono dei grandi occhi che rappresentano lo sguardo vigile della divinità, sul popolo dei devoti e sul loro territorio. Non mancheranno altri dischi e lamine di recentissimo rinvenimento da Quinto Vicentino e Torri di Quartesolo. Tra le testimonianze relative a Vicenza, accanto a lamine votive dal noto santuario urbano con centro scrittorio di piazzetta San Giacomo, saranno per la prima volta esposte al pubblico le eccezionali lamine, ancora inedite, provenienti da un sito al confine occidentale della città, nei pressi dell’antica via Postumia.

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La stele da Isola Vicentina contenente la parola venetkens (foto musei civici vi)

Saranno inoltre esposti importanti doni votivi con iscrizioni come i palchi di cervo di Magrè e alcune testimonianze di pratiche oracolari come le sortes di Trissino e gli ossicini con sigle da Santorso. Infine importante protagonista sarà il Monte Summano che ospitava nell’antichità un luogo di culto ed era con le sue due cime punto visivo di riferimento per tutto il territorio Vicentino: saranno in mostra le statuette miniaturistiche d’argento raffiguranti una divinità femminile e Marte insieme al deposito votivo comprendente un astragalo con sigle alfabetiche e un blocco di sostanza resinosa connessi a pratiche divinatorie e purificatorie. Sarà infine riservato spazio ad alcune notissime testimonianze scritte: la stele da Isola Vicentina contenente la parola venetkens, prima attestazione in assoluto del nome degli antichi Veneti e quella da Monte Berico, testimonianza dei confini del ter

Este (Pd). Al museo nazionale Atestino “Un pomeriggio con Nerka. Novità e aggiornamenti a 40 anni dalla scoperta”: incontro, nell’ambito degli eventi per il 40mo dalla riapertura del museo, con la presentazione delle ricerche sulla Tomba di Nerka, scoperta nel 1984 nell’area della Casa di Riposo

este_atestino_a-40-anni-dalla-scoperta_un-pomeriggio-con-nerka_novità-e-aggiornamenti_locandina“1984-2024: a 40 anni dalla scoperta. Un pomeriggio con Nerka. Novità e aggiornamenti”: venerdì 3 maggio 2024, alle 15.30, appuntamento al museo nazionale Atestino incontro in collaborazione con l’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici – sezione Etruria padana e Italia settentrionale. Verranno presentati i risultati di una serie di studi realizzati di recente, sugli oggetti in ceramica e metallo ma anche sulle ossa animali rinvenute all’interno del contesto, sui resti cremati, sulle tracce di tessuto, con interventi di Benedetta Prosdocimi, Anna Maria Chieco Bianchi, Angela Ruta Serafini, Giovanna Gambacurta, Andrea Gaucci, Stefano Buson. Sarà l’occasione per rivedere finalmente in vetrina i reperti su cui è in corso un intervento di restauro. Ingresso libero.

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L’allestimento del corredo della Tomba di Nerka al museo nazionale Atestino di Este (Pd) (foto drm-veneto)

“1984-2024: il Museo a 40 anni dalla riapertura”: quest’anno ricorrono due importanti anniversari per il museo nazionale Atestino di Este (Pd). Sono infatti trascorsi 40 anni dalla riapertura, il 5 maggio 1984, dopo un lungo periodo di chiusura necessario per il completamento di lavori strutturali, che permise tuttavia anche la realizzazione di un nuovo allestimento, a cura della direttrice di allora, Anna Maria Chieco Bianchi. Inoltre, nel corso degli scavi cominciati l’anno precedente nell’area della Casa di Ricovero, venne ritrovata proprio quell’estate la spettacolare “tomba di Nerka”, così chiamata dal nome della donna che vi era sepolta, inciso sul vaso di bronzo che conteneva l’ossuario in ceramica con le sue ceneri; il ricchissimo corredo funerario, insieme con il grande cassone-contenitore in lastre di pietra, con copertura a doppio spiovente come il tetto di una casa, fu presto esposto ed è diventato nel tempo uno dei principali punti di interesse del museo. Per celebrare questi anniversari e raccontare le attività di studio e ricerca che avvengono solitamente “dietro le quinte”, il museo nazionale Atestino ha organizzato, in collaborazione con l’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici – sezione Etruria padana e Italia settentrionale, alcuni appuntamenti rivolti alla cittadinanza e a tutti gli interessati.

Padova. A Palazzo Folco (aperto al pubblico per l’occasione) conferenza “Lo scavo tra via Tiepolo e via San Massimo nel quadro delle necropoli preromane di Padova”. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

padova_sabap_lo-scavo-tra-via-tiepolo-e-via-san-massimo_locandinaGiovedì 19 ottobre 2023, alle 17.30, in occasione dell’apertura straordinaria di Palazzo Folco, in via Aquileia, 7 a Padova – sede della soprintendenza ABAP di Belluno Padova e Rovigo – che sarà visitabile dalle 17 alle 21, con ingresso gratuito, si terrà alle 17.30 la conferenza “Lo scavo tra via Tiepolo e via San Massimo nel quadro delle necropoli preromane di Padova”. Nel consueto appuntamento relativo allo scavo della necropoli preromana di via Tiepolo e via San Massimo, condotto da anni dall’università Cà Foscari di Venezia in collaborazione con la Soprintendenza, verrà presentato un aggiornamento sull’ultima campagna di scavo 2023, su alcuni interventi di restauro in corso e sulle nuove prospettive nell’ambito di importanti progetti di ricerca. Interverranno Fiorenza Bortolami, archeologa; Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari; Cecilia Moscardo, archeologa; Federica Santinon, funzionario restauratore SABAP VE MET; Angela Ruta Serafini, già soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto. L’ingresso alla conferenza è gratuito su prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti. Si prega di inviare la richiesta esclusivamente on line tramite il seguente link: https://forms.gle/emvH8rsXJCkqT9vk6. Per la visita a Palazzo Folco non è necessaria la prenotazione e l’ingresso è libero. Il Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura è un’iniziativa promossa annualmente dal ministero della Cultura.

Oderzo. Al museo Archeologico “Eno Bellis” presentazione del libro “Figlio del lampo, degno di un re. Un cavallo veneto e la sua bardatura”, atti della giornata di studi del 23 novembre 2018, a cura di Giovanna Gambacurta, Marta Mascardi e Maria Cristina Vallicelli

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Allestimento della bardatura di cavallo della Tomba 49 dalla necropoli dell’Opera Pia Moro di Oderzo, al museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo (foto oderzo cultura)

Sono passati cinque anni da quando, era il 2018, fu presentato al pubblico il nuovo allestimento al museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo della bardatura del cavallo della Tomba 49, scoperta tredici anni prima. E in quell’occasione la fondazione Oderzo Cultura aveva dedicato una tre giorni al ritorno e alla riscoperta di uno dei più importanti reperti della collezione archeologica, tra cui l’evento “Figlio del lampo, degno di un re”, realizzato in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso e l’università Ca’ Foscari di Venezia (vedi “Figlio del lampo, degno di un re”: al museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo (Tv) una tre giorni per “riscoprire” la sepoltura di cavallo con una preziosa bardatura di 2500 anni fa: archeologi, restauratori e storici a confronto sul rapporto tra i veneti antichi e i cavalli, prima dell’inaugurazione del nuovo allestimento per la Tomba 49 | archeologiavocidalpassato).

oderzo_archeologico_libro-figlio-del-lampo-degno-di-un-re_presentazione_locandinaSabato 1° aprile 2023, alle 17.30, al museo Archeologico “Eno Bellis” presentazione del libro “Figlio del lampo degno di un re. Un cavallo veneto e la sua bardatura”, atti della giornata di studi del 23 novembre 2018. Il volume raccoglie i contributi presentati nel corso della giornata di studi dedicata al riallestimento della bardatura del cavallo della necropoli dell’Opera Pia Moro di Oderzo. Dopo i saluti istituzionali della Fondazione Oderzo Cultura Onlus, del Comune di Oderzo, della soprintendenza ABAP-VE-MET, intervengono: Guglielmo Marcuzzo e Maria Pia Benvegnù (Studio Marcuzzo e Benvegnù), Franco Marzatico (dirigente generale – unità di missione strategica per la tutela e la promozione dei beni e delle attività culturali, Provincia Autonoma di Trento, dialoga con i curatori del volume e gli autori).

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Copertina del libro “Figlio del lampo, degno di un re. Un cavallo veneto e la sua bardatura”

“Figlio del lampo, degno di un re. Un cavallo veneto e la sua bardatura”. Atti della giornata di studi (Oderzo, 23 novembre 2018) (edizioni Ca’ Foscari), a cura di Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari Venezia; Marta Mascardi, Fondazione Oderzo Cultura onlus; Maria Cristina Vallicelli, soprintendenza ABAP-VE-MET. Contributi di Fiorenza Bortolami, Giovanna Gambacurta, Teja Gerbec, Veronica Groppo, Marta Mascardi, Miha Mlinar, Paolo Reggiani, Angela Ruta Serafini, Martino Serafini, Serena Vitri, Luca Zaghetto. Un progetto Art Bonus, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso e il contributo dello Studio Marcuzzo Benvegnù. Il restauro e lo studio della bardatura del cavallo della necropoli preromana dell’Opera Pia Moro di Oderzo hanno evidenziato la necessità, a più di dieci anni dalla sua scoperta e musealizzazione, di rinnovarne l’ipotesi ricompositiva e di riunire le ricerche in corso in un momento di confronto e di aggiornamento. I contributi presentati nella giornata di studi indagano il contesto di rinvenimento, dettagliano le operazioni di recupero e restauro, mettono in luce i confronti in ambito Veneto, sottolineando le relazioni con il territorio alpino e in particolare con l’area slovena; non mancano esempi di iconografie confrontabili nei documenti dell’Arte delle situle. L’aspetto rilevante del sacrificio equino nelle pratiche rituali dei Veneti antichi viene confermato dalla sepoltura del cavallo che si colloca, alla fine del V secolo a.C., in un quadro crescente di relazioni e scambi culturali ed economici.

Verona. Al museo Archeologico nazionale convegno “VENETI ed ETRUSCHI. Un confine invisibile” dedicato alla Necropoli dell’Età del Ferro della Colombara a Gazzo Veronese con presentazione del libro di Luciano Salzani e Marisa Morelato

verona_archeologico_convegno-veneti-ed-etruschi_locandina“VENETI ed ETRUSCHI. Un confine invisibile” è il titolo del convegno dedicato alla Necropoli dell’Età del Ferro della Colombara a Gazzo Veronese. Appuntamento sabato 4 febbraio 2023, alle 10, al museo Archeologico nazionale di Verona. La partecipazione all’evento è gratuita. Per informazioni: tel. 346.5033652 o museovr@archeologica.it. Dopo i saluti del soprintendente Vincenzo Tinè, introduce e modera Mara Migliavacca (università di Verona). Interventi: 10.30, Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari, Venezia) su “Gazzo Veronese: un nodo strategico nei percorsi del Veneto”; 11, Angela Ruta Serafini (già direttrice del museo nazionale Atestino) presenta il libro “I Veneti Antichi a Gazzo Veronese. La necropoli della Colombara”. Dopo il coffee break, alle 11.45, Sabrina Masotti (università di Ferrara) su “Il rito incineratorio a Colombara: analisi antropologica e confronti con altre necropoli del territorio veneto”; 12.15, Alessandro Canci (università di Udine) su “Le inumazioni della necropoli della Colombara di Gazzo Veronese. Evidenze utili per una ricostruzione del rituale funerario”.

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Sepoltura rinvenuta nella necropoli della Colombara a Gazzo Veronese (foto sabap-vr)

“Il convegno di Verona”, spiega Giovanna Gambacurta, “nasce dalla volontà di presentare al pubblico (scientifico e non scientifico) un ultimo lavoro di Luciano Salzani che tanta parte ha giocato per la conoscenza della preistoria e protostoria del Veronese e del Veneto in generale. In questo caso si presenta l’edizione sistematica della necropoli di Gazzo Veronese in località Colombara, studiata da Luciano Salzani con la collaborazione di Marisa Morelato. L’idea degli organizzatori è stata quella di non limitarsi alla presentazione del volume, ma di farne un’occasione di conoscenza a più ampio respiro. In questa direzione a Mariangela Ruta è stata chiesta la presentazione del volume, impresa non facile per i numerosi contatti con altre realtà dell’età preromana che si possono mettere in luce. In sostanza si tratta di un difficile lavoro di sintesi per evidenziare i tratti salienti di questa necropoli del centro cardine di Gazzo Veronese. A me è stato chiesto di inquadrare il centro di Gazzo nel suo contesto territoriale, mettendo in luce le motivazioni che portarono Gazzo a rivestire un ruolo chiave nei traffici e nei commerci che legavano il Veneto al mondo villanoviano prima ed etrusco poi. Il quadro si completa con lo studio antropologico dei resti, sia incinerati che inumati, per dare una fisionomia più completa a questi antichi abitanti della pianura veronese”.

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Copertina del libro “I Veneti antichi a Gazzo Veronese. La necropoli della Colombara” (Edizioni Sap) di Luciano Salzani e Marisa Morelato

Il libro “I Veneti Antichi a Gazzo Veronese. La necropoli della Colombara”. Risalgono agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso le prime segnalazioni sull’esistenza di una necropoli in località Colombara, una corte agricola posta poco a sud dell’attuale abitato di Gazzo Veronese. Nei decenni successivi tutta la zona fu interessata da importanti e radicali lavori di sistemazione agraria, che portarono alla distruzione di numerose sepolture; altre tombe vennero depredate da ricercatori non autorizzati. Il parroco del paese riuscì a recuperare alcuni oggetti dalle tombe distrutte e diede inizio ad una piccola raccolta archeologica locale; la sua opera fu poi proseguita dal Gruppo Archeologico di Gazzo Veronese. Solo dal 1980 la Soprintendenza Archeologica del Veneto poté intervenire con un’efficace azione di tutela e con alcuni sondaggi di scavo di limitata estensione e nel 1999 venne fatto uno scavo in estensione che portò al recupero di 190 tombe. Il sepolcreto della Colombara fa parte di un’ampia necropoli orientale formata da diversi gruppi di tombe e separata dell’abitato protostorico di Coazze tramite il corso del fiume Tartaro. A sud il corso del fiume Tione separa l’abitato dalla necropoli meridionale, anch’essa costituita da vari gruppi sepolcrali. Questo studio è iniziato dall’esame delle tombe scavate nel 1999 e si è poi ampliato fino a comprendere i ritrovamenti delle ricerche degli anni precedenti e i recuperi di materiali sporadici; la pubblicazione rientra in un ampio progetto di studio,  valorizzazione e promozione culturale e scientifica del territorio di Gazzo Veronese, promosso nel 2013 dalla soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, dall’università di Verona e dall’università di Roma “La Sapienza”. L’arco cronologico dell’utilizzo della necropoli della Colombara, che va dal X al V secolo a.C., è stato suddiviso in alcune ampie fasi. La fase più antica (X-IX secolo a.C.) è documentata da un numeroso gruppo di tombe a cremazione con le ossa combuste poste all’interno di un’urna oppure sparse nella fossa. L’aspetto culturale di materiali di questa fase ha forti legami di continuità con la facies protoveneta della fine dell’età del Bronzo. Nella seconda fase (VIII secolo a.C.) la necropoli assume caratteri pienamente veneti che dimostrano strette affinità con i materiali di Este. Il polo di Gazzo Veronese va assumendo il ruolo di centro periferico dei Veneti a controllo dell’importante direttrice fluviale del Tartaro e Mincio. Questo ruolo avrà poi maggiore importanza nelle fasi successive quando nella vicina pianura mantovana si insedieranno gli Etruschi. In questo quadro è molto significativo il rinvenimento di una lunga spada con fodero, un vero e proprio status symbol del capo guerriero della comunità. Nelle due fasi successive (VII-V secolo a.C.) le tombe della necropoli presentano un buon livello di ricchezza nei corredi, sempre con sostanziali affinità con Este, ma manifestando anche alcuni caratteri locali di differenziazione, che sono stati definiti “stile Garolda-Coazze”. I rapporti ad ampio raggio, soprattutto con gli Etruschi, sono esplicitati in particolare dal rinvenimento di una tomba con il corredo di un’ascia bipenne e da quello di un gruppo di statue di pietra. Durante le varie fasi tra le tombe a cremazione si trovano poche tombe ad inumazione, prive di corredo e spesso con defunti deposti in posizioni anomale; forse stano a dimostrare la presenza di individui di un livello sociale inferiore. Il ciclo di utilizzo della necropoli della Colombara si chiude nel V secolo a.C., però i vicini sepolcreti di Dosso del Pol e di Cassinate stanno a dimostrare una continuità di esistenza del centro protostorico di Gazzo Veronese anche nei secoli successivi fino agli inizi delle invasioni celtiche.

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L’archeologo Luciano Salzani

Luciano Salzani ha lavorato alla soprintendenza Archeologica del Veneto in qualità di direttore archeologo coordinatore, con competenze per i siti preistorici e e protostorici delle province di Verona e Rovigo. È stato direttore del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. È socio dell’Istituto italiano di Preistoria e Protostoria e dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona. Ha diretto numerose campagne di scavo soprattutto in abitati e necropoli dell’età del Bronzo e del Ferro, di cui ha curato l’edizione.