Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: le sale 2-5 dedicate alla “Vita dopo la morte” aprono con i tesori dalla tomba di Yuya e Tuya, i genitori di Tiye, la Sposa reale di Amenhotep III (XVIII dinastia)

Dettaglio del sarcofago antropoide esterno di Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Superata la prima sala dedicata all’Egitto terra dell’oro, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese, continua nella sezione “La vita dopo la morte” che occupa le sale 2-5, quindi tutto il resto del percorso al primo piano.

Set di quattro finti vasi di Yuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
“Ogni aspetto dell’esistenza nell’antico Egitto – spiegano gli egittologi – rimandava alla vita eterna. Il sole sorgeva e tramontava ogni giorno; il Nilo inondava le terre ogni anno per poi ritirarsi; i contadini mietevano e seminavano di nuovo; alla notte seguiva il giorno. Gli Egizi vedevano la vita e la morte come un ciclo eterno ed erano convinti che sarebbero vissuti nell’aldilà in una forma diversa. Tuttavia, per accedere alla vita eterna occorreva soddisfare numerose condizioni. La più importante era l’esistenza di una tomba o di un luogo di sepoltura, ma era necessario anche conservare la mummia, continuare a presentare offerte e custodire il nome e l’immagine del defunto nei rilievi che decoravano le pareti della camera funeraria o le statue collocate all’interno della tomba. Gli Egizi credevano infatti che un essere umano morisse davvero solo quando anche l’ultima persona a ricordarne il nome fosse scomparsa”.

Scrigno canopico di Yuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
“Il cammino verso l’aldilà era irto di pericoli – continuano – e il defunto doveva prepararsi a questo viaggio rischioso munendosi di numerosi amuleti e formule magiche. Nell’Antico Regno, tali formule erano contenute soltanto in quelli che sono noti come Testi delle Piramidi, ma in seguito comparvero anche nei Testi dei Sarcofagi e divennero accessibili anche ai defunti comuni. Nel Nuovo Regno formule e incantesimi vennero raccolti in numerosi libri che descrivevano il percorso verso l’immortalità, come il Libro dei Morti, il Libro del Giorno e della Notte, il Libro delle Porte, il Libro delle Caverne e altri testi funerari”.
“Giunto nell’aldilà, il morto doveva affrontare una difficile prova: nella sala del giudizio al cospetto di Osiride, signore dell’oltretomba, il suo cuore veniva posato sul piatto di una bilancia mentre sull’altro era collocata la piuma della dea Maat, che incarnava la verità, la giustizia e l’ordine. Se il cuore era appesantito dai peccati, il destino del defunto era perire per mano del mostro Ammit o essere dannato per sempre nei laghi di fuoco. Se invece pesava meno della piuma di Maat – concludono -, si era guadagnato l’immortalità nei Campi di Iaru”.
Sale 2-5. La vita dopo la morte: Yuya e Tuya. La prima parte della sezione dedicata alla vita dopo la morte propone ai visitatori i tesori trovati all’interno della tomba di Yuya e Tuya (KV 46), scoperta nella Valle dei Re a Tebe Ovest il 5 febbraio 1905, che fin da subito si rivelò come una delle scoperte archeologiche più importanti mai avvenute in Egitto. Si trattava della prima sepoltura non reale rinvenuta quasi intatta nella necropoli destinata ai faraoni del Nuovo Regno, portata alla luce dall’egittologo britannico James Quibell, che dirigeva lo scavo per conto di Thedore Davis. Yuya e Tuya ebbero l’onore di essere sepolti nella Valle dei Re in quanto genitori della regina Tiye, Grande sposa reale di Amenhotep III.

Sarcofago antropoide esterno di Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Al centro della sala troneggia il sarcofago antropoide esterno di Tuya (XVIII dinastia, regno di Amenhotep III). Il legno è rivestito di stucco dorato con intarsi di vetro blu e ossidiana (occhi), vetro azzurro, blu scuro e rosso (gioielli). Attorno si può ammirare un set di quattro finti vasi di Yuya in legno dipinto di rosso (piedistallo), calcare dipinta di giallo, rosso e nero (vasi); lo scrigno canopico di Yuya con coperchio spiovente, in legno, stucco, resina, oro, pigmenti naturali.

Vaso canopo di Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Si può ammirare un vaso con cartigli di Amenhotep III e della regina Tiye in calcite o alabastro egizio. E anche uno dei quattro vasi canopi in alabastro contenenti i visceri di Tuya. Gli imbalsamatori utilizzarono questo contenitore per conservare gli intestini di Tuya. Una volta estratti dal corpo, essi vennero avvolti in bende di lino fino ad assumere l’aspetto di una minuscola mummia alla quale fu applicata una pregevole maschera funeraria finemente decorata in oro. L’iscrizione geroglifica sul vaso ricorda che gli intestini erano posti sotto la duplice protezione della dea scorpione Serqet e di Qebehsenuf, uno dei quattro figli del dio falco Horus, raffigurato sul coperchio del vaso con volto umano, parrucca e una corta barba.

Il letto di Yuya e Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Chiude questa “sezione”, accanto al poggiatesta in calcite di Pepi (VI dinastia, Antico Regno) e agli ushabti di Meryptah (Nuovo Regno), il letto di Yuya e Tuya in legno dipinto.
(continua – 2)
Firenze. Alla LdM Gallery la mostra fotografica “Hidden Statues: The Luxor Cache Discovery” sullo straordinario ritrovamento della cachette di Luxor nel 1989


Mostra “Hidden Statues”: i curatori Valentina Santini, Špela Zidar e Massimiliano Franci (foto camnes)
Il 22 gennaio 1989, nel cortile della corte colonnata voluta da Amenhotep III nel tempio di Luxor, viene casualmente alla luce una grossa lastra di pietra, che si rivela poi essere la base di una statua. Perimetrata l’area, si viene a scoprire che la fossa contenente la base, in realtà, ospita 26 capolavori della statuaria egizia: un vero e proprio nascondiglio, creato in chissà quale occasione, che ora una mostra presenta attraverso le foto provenienti dall’archivio personale di Mohammad Al-Saghir – sotto la cui direzione viene fatta la scoperta. Questo ritrovamento, tra i più importanti del XX secolo, è dunque raccontato nella mostra fotografica “Hidden Statues: The Luxor Cache Discovery” (“Statue celate: la scoperta del nascondiglio di Luxor”), curata da Mostafa Al-Saghir (MoTA), Massimiliano Franci, Irene Morfini e Valentina Santini (CAMNES) e coordinata da Špela Zidar (LdM), aperta alla LdM Gallery, in via de’ Pucci 4 a Firenze dal 18 al 28 novembre 2024. L’ingresso è libero. La mostra “Hidden Statues”, realizzata in collaborazione con l’Istituto Lorenzo de’ Medici e la LdM Gallery, è pensata per tutti i tipi di pubblico e intende mettere in luce lo straordinario ritrovamento della cachette di Luxor, offrendo anche approfondimenti sulla religione e la cultura egizia nel suo insieme.
Egitto. Torna al suo antico splendore il Viale delle Sfingi, la strada processionale che 3500 anni fa collegava il tempio di Karnak col tempio di Luxor: dopo un lunghissimo progetto di scavo archeologico, recupero e ripristino delle 1200 statue leonine con testa umana, i 2700 metri del viale sacro è protagonista del grande evento mediatico inaugurale “Luxor… La strada degli arieti”

Ci siamo. Dopo l’ennesimo rinvio (l’ultimo è del 5 novembre scorso) oggi, giovedì 25 novembre 2021, dopo un decennale progetto di ricerca archeologica e restauro, sarà riaperta la via processionale delle sfingi che 3500 anni fa collegava il tempio di Luxor con il tempio di Karnak, ideata dal faraone della XVIII dinastia Amenhotep-Amenofi III (1386-1349 a.C.) e utilizzata fino al tramonto della civiltà egizia. Appuntamento alle 19.30 (18.30, ora italiana) con l’evento “Luxor…La strada degli arieti”. E sarà “un evento spettacolare in una delle mete turistiche più famose e più belle dell’Egitto che promuoverà il turismo a Luxor e le sue diverse realtà, non solo archeologiche. A conclusione di uno dei più grandi progetti archeologici realizzati nel Medio Oriente che farà di Luxor il più grande museo all’aperto del mondo”, parola del ministro del Turismo e delle Antichità Khaled el-Anani che nei giorni scorsi ha ispezionato i templi di Luxor e Karnak seguendo da vicino i preparativi per l’evento “Luxor…La strada degli arieti”. Khaled el-Anani è stato accompagnato durante la visita dai suoi assistenti, dal soprintendente generale allo Sviluppo dei Servizi nei siti e musei Archeologici al Consiglio Supremo delle Antichità, il capo dell’amministrazione centrale delle Antichità dell’Alto Egitto, il direttore generale delle Antichità dell’Alto Egitto, il direttore generale delle Antichità di Luxor e il direttore generale delle Antichità di Karnak.


Il ministro Khaled el-Anani nel sopralluogo al tempio di Karnak (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Il ministro el-Anani ne è convinto: l’evento “Luxor…La strada degli arieti” affascinerà il mondo per la bellezza e le attrazioni turistiche e archeologiche di Luxor e farà luce sull’antica civiltà egizia, soprattutto grazie al completamento dei lavori di sviluppo e miglioramento dell’efficienza delle infrastrutture nel governatorato e sviluppo e abbellimento della Corniche, delle sue strade e piazze. E le immagini delle prove generali della grande festa sembrano confermarlo. Il progetto di restauro ha coinvolto la sala ipostila con le grandi colonne nei templi di Karnak, i sistemi di illuminazione nel tempio di Luxor, la sala di 14 pilastri nel tempio di Luxor. “Si potrà così riscoprire il percorso delle grandi processioni conosciute come il Viale degli Arieti”.


Prova generale per la celebrazione della riapertura del Viale delle Sfingi a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Si ricorda il Viale degli Arieti, ma oggi si parla di Viale delle Sfingi: perché? Fu la regina Hatshepsut (XVIII dinastia, regnò dal 1506 al 1493 a.C. circa) a costruire porre sulla strada processionale sfingi a sua somiglianza. Ma venne spesso modificata a cominciare dal faraone Amenhotep-Amenofi IV (Akhenaten) che alternò le sfingi con immagini sue alternate a quelle della regina Nefertiti; dopo di lui, Tutankhamon fece modificare quelle immagini facendo scolpire teste di ariete proprio in onore al dio Amon, di cui aveva ripristinato il culto. Invece risale al faraone Nectanebo I, fondatore dell’ultima dinastia faraonica (regnò dal 380 al 362 a.C. circa), il viale che è giunto fino a noi con una teoria di sfingi tipiche del Periodo Tardo. A dimostrazione, spiegano gli egittologi, il fatto che queste sfingi ricordano i lineamenti di Nectanebo e mostrano il tipico sorriso delle sculture della XXX dinastia.


Fase dello scavo del Viale delle Sfingi a Luxor (foto maurizio zulian)

Fase dello scavo del Viale delle Sfingi a Luxor (foto maurizio zulian)
Dei lavori di ideazione, scavo, restauro e ricollocamento in situ delle sfingi, nonché la musealizzazione di tutto il percorso, si parla dall’inizio degli anni 2000. E come molti altri progetti archeologici dell’Egitto ha dovuto affrontare e superare molti ostacoli finanziari e amministrativi che hanno inevitabilmente causato la sospensione dei lavori. Nelle immagini di Maurizio Zulian, curatore onorario per le antichità egizie alla fondazione museo civico di Rovereto, si può seguire l’andamento dei lavori che hanno obbligato le autorità a modificare la viabilità, eliminando i tratti stradali che passavano proprio sopra il tracciato sacro, e ad abbattere molti edifici anche pubblici (tra cui la sede del Governatore e una moschea), con lo fratto e lo spostamento di più di 800 famiglie. Oggi il Viale delle Sfingi rappresenta una passeggiata eccezionale di 2700 metri dal X pilone del tempio di Amon-Ra a Ipet Sut (l’antico nome del Tempio di Karnak) al grande portale alto 24 metri costruito da Ramesse II a Ipet Resyt (l’antico nome del Tempio di Luxor) fiancheggiata da circa 1200 statue leonine che attirerano – le autorità egiziano lo sperano convinte – tantissimi turisti.
Egitto. Zahi Hawass ha scoperto a Tebe Ovest la “città d’oro perduta”, edificata da Amenhotep III e utilizzata anche da Tutankhamon e Ay: è la più grande città mai trovata, con distretto amministrativo e industriale (“Scoperta paragonabile alla tomba di Tut”). Informazioni sulla vita quotidiana degli antichi egizi. Si spera dia risposte al perché Akhenaten e Nefertari si spostarono ad Amarna


L’egittologo Zahi Hawass già ministro delle Antichità (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Dalle sabbie di Luxor-Tebe Ovest riaffiora la “città d’oro perduta” edificata più di 3000 anni fa sotto il regno di Amenhotep III / Amenofi III e utilizzata – dopo la parentesi di Akhenaten – anche da altri due faraoni: Tutankhamon e Ay. Lo ha annunciato lo stesso autore della scoperta, Zahi Hawass, già ministro alle Antichità, alla guida della missione egiziana a Tebe Ovest. “La scoperta di questa città perduta è la seconda scoperta archeologica più importante dalla tomba di Tutankhamon”, assicura Betsy Brian, professore di egittologia alla John Hopkins University di Baltimora (Stati Uniti). “Molte missioni straniere hanno cercato questa città e non l’hanno mai trovata”, ha sottolineato Hawass. “Noi abbiamo iniziato il nostro lavoro alla ricerca del tempio funerario di Tutankhamon perché i templi di Horemheb e Ay sono stati trovati in questa zona, e abbiamo trovato la città d’oro”. Non si sono ancora spenti gli echi della Parata d’Oro dei Faraoni, l’evento – seguito da milioni di appassionati nel mondo – voluto dal presidente Abdel Fatah al-Sisi e organizzato dal ministero per il Turismo e le Antichità per promuovere l’Egitto in occasione del trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia, che dall’Egitto arriva un’altra notizia destinata a fare rapidamente il giro del mondo.


La mummia del re Amenhotep III fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)
“È la più grande città mai esistita in Egitto”, ha confermato Hawass, “fondata da uno dei più grandi sovrani dell’Egitto, il re Amenhotep III, il nono re della XVIII dinastia, che governò l’Egitto dal 1391 al 1353 a.C. Suo figlio e futuro erede al trono, Amenhotep IV, che poi nella città dell’Aten (Akhetaten / Amarna) si farà chiamare Akhenaten, ha condiviso nella città d’oro gli ultimi otto anni del suo regno. Questa città era il più grande insediamento amministrativo e industriale dell’epoca. Le strade erano fiancheggiate da case, di cui ci sono rimasti alzati fino a 3 metri. L’area di scavo si trova tra il Tempio di Ramses III a Medinet Habu e il Tempio di Amenhotep III a Memnon: la città si estende a Ovest, fino a Deir el-Medina”. E Brian ha aggiunto: “La scoperta della Città Perduta, non solo ci darà un raro sguardo sulla vita degli antichi egizi nel periodo in cui il Regno era più ricco, ma ci aiuterà a far luce su uno dei più grandi misteri della storia: perché Akhenaten e Nefertiti decisero di trasferirsi ad Amarna”. Le ricerche stanno portando infatti gli archeologi allo strato della città nel suo momento d’oro: le informazioni che ricaveranno sono destinate a cambiare le nostre conoscenze su quel periodo storico tra Amenhotep III e Tutankhamon. Cosa è successo veramente? Perché la città è stata abbandonata e la capitale è stata trasferita ad Amarna? E la città fu di nuovo ripopolata quando Tutankhamon tornò a Tebe? Solo ulteriori scavi nell’area riveleranno cosa accadde veramente quasi 3400 anni fa. La scoperta della città perduta permetterà di capire meglio anche alcuni aspetti della vita quotidiana degli antichi egizi, come la tecnica di costruzione e decorazione delle case, gli strumenti usati e l’organizzazione del lavoro. Finora è stata scavato solo un terzo dell’area: la missione continuerà le ricerche, compresa l’area che è stata identificata come possibile sito del tempio funerario di Tutankhamon. “Abbiamo molte informazioni su tombe e templi”, ha sottolineato Hawass, “ma questa è la prima volta che uno scavo rivela segreti sulla vita dei re dell’età d’oro dell’Egitto”.

Lo scavo è iniziato nel settembre 2020 e in poche settimane, con grande sorpresa del team, file di mattoni di fango hanno iniziato ad apparire in tutte le direzioni. Quello che veniva poco a poco alla luce era il sito di una grande città in buone condizioni di conservazione, con mura quasi complete e con stanze piene di strumenti della vita quotidiana. Gli strati archeologici sono rimasti intatti per migliaia di anni, lasciati dagli antichi residenti come se fosse ieri. La missione egiziana – come detto – ha iniziato a lavorare in quest’area con l’obiettivo di ritrovare il tempio funerario di Tutankhamon, realizzato dal re Ay, il successore di Tutankhamon, su un sito che più tardi sarebbe finito adiacente al lato meridionale del Tempio di Ramses III a Medinet Habu. Gli egittologi ritengono che il tempio di Ay possa essere appartenuto prima a Tutankhamon poiché lì furono trovate due statue colossali del giovane re. La parte settentrionale del tempio è ancora sotto la sabbia.


Applique rinvenute nello scavo della città d’oro perduta a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Il primo obiettivo della missione è stato datare questo insediamento. Iscrizioni geroglifiche trovate su tappi di argilla di vasi di vino e riferimenti storici ci dicono che l’insediamento era costituito da tre palazzi reali del re Amenofi III, nonché dal centro amministrativo e industriale del Regno. Un gran numero di reperti archeologici, come anelli, scarabei, vasi di ceramica colorata e mattoni di fango recanti i sigilli del cartiglio del re Amenhotep III, hanno confermato la datazione della città. Dopo soli sette mesi di scavi, sono state scoperte diverse aree o quartieri. Nella parte meridionale, la missione ha trovato una panetteria, una zona di cottura e preparazione dei cibi, completa di forni e deposito di vasellame. Dalle sue dimensioni, possiamo affermare che la cucina accoglieva un numero molto elevato di lavoratori e dipendenti. La seconda area, ancora scoperta parzialmente, rappresenta il distretto amministrativo e residenziale, con unità più ampie e ben disposte. Quest’area è recintata da un muro a zig-zag, con un solo punto di accesso che conduce a corridoi interni e zone residenziali. L’unico ingresso ci fa pensare che fosse un sistema di sicurezza, che permetteva di controllare l’ingresso e l’uscita da aree chiuse. I muri a zig-zag sono uno dei rari elementi architettonici dell’antica architettura egizia, utilizzati principalmente verso la fine della XVIII dinastia. La terza area è l’officina. Da un lato, l’area di produzione dei mattoni di fango utilizzati per la costruzione di templi e annessi. I mattoni hanno sigilli recanti il cartiglio del re Amenhotep III (Neb Maat Ra). Dall’altro, un gran numero di stampi da colata per la produzione di amuleti e delicati elementi decorativi. Questa è un’ulteriore prova della vasta attività in città per la produzione di decorazioni sia per i templi che per le tombe.

In tutte le aree scavate, la missione ha trovato molti strumenti utilizzati in una sorta di attività industriale come la filatura e la tessitura. Sono state portate alla luce anche scorie di lavorazione del metallo e del vetro, ma l’area principale di tale attività deve ancora essere scoperta. All’interno di una delle stanze sono state trovate due insolite sepolture di una mucca o di un toro. Sono in corso indagini per determinare la natura e lo scopo di questa pratica. E ancora più notevole è la sepoltura di una persona trovata con le braccia tese lungo i fianchi, e resti di una corda avvolta intorno alle ginocchia. La posizione della sepoltura e la deposizione di questo scheletro sono piuttosto strane e sono in corso ulteriori indagini. È stato inoltre ritrovato un contenitore contenente due galloni di carne essiccata o bollita (circa 10 kg) che reca una preziosa iscrizione: “Anno 37, carne condita per la terza festa di Heb Sed dal macello del recinto per bestiame di Kha fatta dal macellaio luwy”. Questa preziosa informazione non solo ci dà i nomi di due persone che hanno vissuto e lavorato nella città, ma conferma anche che la città era attiva e ha determinato il tempo della co-reggenza del re Amenhotep III con suo figlio Amenhotep IV / Akhenaten. La missione ha anche trovato un testo inciso sull’impronta di un sigillo che recita: “gm pa Aton” che può essere tradotto come “il dominio dell’abbagliante Aten”, e questo è il nome di un tempio costruito dal re Akhenaten a Karnak. A nord dell’insediamento è stato anche scoperto una grande necropoli, la cui estensione non è stata ancora determinata, e la missione ha scoperto un gruppo di tombe scavate nella roccia di varie dimensioni, a cui si accede tramite scale scavate nella roccia, che mostrano una caratteristica comune alla costruzione delle tombe nella Valle dei Re e nella Valle dei Nobili. Gli scavi sono ancora in corso e la missione prevede di scoprire tombe incontaminate piene di tesori.

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