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L’Uomo di Altamura trova casa. A un anno dalla presentazione del volto del famoso fossile neandertaliano e dalla scomparsa del suo “papà”, il paleoantropologo Vittorio Pesce Delfino, nasce la Rete Museale dell’Uomo di Altamura articolata su tre sedi

Il paleoantropologo Vittorio Pesce Delfino, grande studioso dell’Umo di Altamura, è morto il 27 aprile 2017

Adrie e Alfons Kennis, i due fratelli olandesi, paleo-artisti (qui con una loro “creatura”) che hanno realizzato l’uomo di Altamura

Una “casa” per l’Uomo di Altamura. Giusto un anno dopo aver svelato il suo volto e aver perso il suo “papà”. Era infatti il 26 aprile 2016 quando furono presentate in anteprima mondiale le immagini del volto dell’Uomo di Altamura, con la ricostruzione a grandezza naturale del Neanderthal, realizzata dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/05/09/preistoria-la-fronte-sporgente-le-sopracciglia-arcuate-il-naso-molto-grande-e-schiacciato-eccolo-il-volto-ricostruito-delluomo-di-altamura-un-neanderthal-vissuto-150mila-anni-fa-il-cui-schelet/). E solo il giorno dopo l’atteso evento, il 27 aprile, si era spento a 75 anni Vittorio Pesce Delfino, nato nel 1941 a Bari, docente di antropologia nell’ateneo barese e specialista in anatomia e istologia patologica, che proprio allo studio e alla valorizzazione dell’Uomo di Altamura aveva dedicato 15 anni della sua vita. Pesce Delfino fu l’artefice del cosiddetto progetto Sarastro, una pionieristica soluzione hi-tech per consentire la fruizione a distanza dello straordinario reperto paleoantropologico intrappolato nella grotta di Lamalunga di Altamura. Si trattava di un sistema che attraverso una serie di telecamere ricostruiva appunto l’esplorazione dello scheletro di quest’uomo del Neanderthal in maniera quanto mai realistica. Palpitante il ricordo del prof. Giorgio Manzi, paleoantropologo all’università la Sapienza di Roma:  “Non è certo mia intenzione ricordare qui il suo formidabile curriculum scientifico, mi basta dire che il prof. Pesce Delfino per me rimane soprattutto il vate della morfometria analitica delle forma: un sistema logico-matematico e relativo hardware, internazionalmente noto con la sigla S.A.M. (Shape Analytical Morphometry), con innumerevoli applicazioni nello studio delle forme in diagnostica medica, nel monitoraggio territoriale e urbanistico, nei controlli industriali, nel restauro di opere d’arte, in ortognatodonzia, in ortopedia, in medicina legale e, soprattutto (dal mio punto di vista), nello studio e nell’interpretazione della documentazione fossile dell’evoluzione umana. In questo (e non solo in questo) l’impresa scientifica di Vittorio Pesce Delfino fu assolutamente pionieristica. Trent’anni fa almeno, quando quello che oggi è normale – una normalità fatta di immagini in tre dimensioni e di sofisticati metodi di analisi nel campo della morfometria geometrica – non lo si poteva certo prevedere, mentre all’università di Bari e nei laboratori del consorzio Digamma (la ben nota creatura di Pesce Delfino) c’era chi muoveva i primi passi proprio in questa ambiziosa direzione”.

L’inaugurazione della Rete Museale dell’Uomo di Altamura

E ora l’inaugurazione (30 marzo 2017) della Rete Museale dedicata all’Uomo di Altamura articolata in tre sedi (Palazzo Baldassarre, Centro visite di Lamalunga e secondo piano del museo nazionale Archeologico con una sezione dedicata al Paleolitico della Puglia e all’Uomo di Altamura) che permette una corretta fruizione di una realtà preistorica affascinante e unica in Italia: una delle più sensazionali scoperte archeologiche degli ultimi anni ha dunque finalmente una propria sede adeguata. E il sindaco di Altamura, Giacinto Forte: “Il Sud Italia si arricchisce di un nuovo importante contenitore museale che si candida a diventare uno dei musei più visitati di Puglia e Basilicata. Ringrazio la Regione Puglia, il Polo Museale della Puglia, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari, il parco nazionale dell’Alta Murgia e tutti coloro che si sono impegnati con l’amministrazione comunale per il raggiungimento di questo grande traguardo”. Vediamo cosa propone la nuova Rete Museale dell’Uomo di Altamura.

La sala dedicata all’Uomo di Altamura a Palazzo Baldassarre

Palazzo Baldassarre ad Altamura

Palazzo Baldassarre, interessante esempio di edilizia civile di impianto cinque-seicentesco, ospita un punto informazioni relativo alla Rete museale e agli altri siti e monumenti del territorio. Il percorso espositivo segue l’evoluzione biologica dell’uomo, soffermandosi sui fattori geologici e climatici che sono all’origine del processo di ominazione, descrivendo tempi, luoghi, modalità, casualità dell’evoluzione, con l’ausilio di pannelli didattici e repliche dei reperti paleoantropologici più importanti. Particolare rilevanza è riservata al fossile di Altamura, uno dei più interessanti reperti fossili neandertaliani, con la presentazione dei risultati degli studi interdisciplinari realizzati fino a questo momento. È esposta in questa sede la riproduzione fisica in scala 1:1 della cosiddetta abside, la porzione della Grotta di Lamalunga che contiene lo scheletro neandertaliano.

I suggestivi ambienti del Centro visite di Lamalunga di Altamura

L’ingresso del Centro visite di Lamalunga

All’interno del territorio del parco nazionale dell’Alta Murgia, a 3 km dall’abitato di Altamura, il Centro Visite di Lamalunga, gestito dal Comune di Altamura, sviluppa il discorso espositivo/didattico intorno al fenomeno del carsismo per approfondire la conoscenza dell’ambiente dell’Alta Murgia e della speleologia, per inquadrare e illustrare le tematiche e le attività che hanno condotto alla scoperta della grotta dove è conservato lo scheletro fossile. Una selezione di minerali e fossili illustra la storia della terra, con particolare riguardo per la geologia del territorio e si possono osservare da vicino le speciali attrezzature con cui gli esperti esplorano le cavità carsiche, traendo informazioni importanti per la conoscenza della natura. Il percorso di visita, che comprende l’utilizzo di sussidi audiovisivi, può essere integrato con specifiche attività didattiche, destinate soprattutto alle scuole. Partendo dal centro visite allestito presso la Masseria, sono possibili escursioni per raggiungere l’imbocco della Grotta dell’Uomo, la Grotta della Capra, il Pulo, il parco della Mena.

La visita immersiva nella grotta dell’Uomo di Altamura nel museo nazionale Archeologico di Altamura

La sala dell’Uomo di Altamura al museo nazionale Archeologico di Altamura

Il museo nazionale Archeologico di Altamura, aperto al pubblico dal 1997 con un itinerario dal titolo “Il popolamento antico dell’Alta Murgia, custodisce i reperti provenienti dai vari ritrovamenti e scavi della Peucezia interna e si caratterizza per la rilevante concentrazione di materiali appartenenti a importanti complessi culturali preistorici. L’allestimento al secondo piano illustra il Paleolitico della Puglia, con approfondimenti sugli aspetti culturali della storia dell’uomo, valorizzando contesti e reperti paleolitici provenienti dai siti più significativi. Il ritrovamento dello scheletro fossile nella grotta di Lamalunga è inserito nello sviluppo del discorso sul Paleolitico pugliese, dando ovviamente risalto alla particolarità del contesto, che è proposto anche attraverso l’esperienza di una visita immersiva, con l’ausilio di ricostruzioni e tecnologie multimediali. Partendo dai dati archeologici, il museo offre la possibilità di capire come verosimilmente pensavano e materialmente operavano gli uomini della Preistoria nell’applicazione di tecniche, nella produzione di oggetti d’uso quotidiano, ma anche di ornamenti e di oggetti legati alla sfera simbolica, grazie alle moderne indagini in chiave tecnologica.

Preistoria. La fronte sporgente, le sopracciglia arcuate, il naso molto grande e schiacciato: eccolo il volto ricostruito dell’Uomo di Altamura, un neanderthal vissuto 150mila anni fa, il cui scheletro è ancora imprigionato nella grotta di Lamalunga. Suggestiva la ricostruzione proposta dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis. Il paleoantropologo Manzi: “Ma quello scheletro deve ancora dirci molte cose”

Fronte sporgente, sopracciglia arcuate, naso schiacciato: ecco il volto dell'uomo di Altamura, un Neanderthal di 150mila anni fa

Fronte sporgente, sopracciglia arcuate, naso schiacciato: ecco il volto dell’uomo di Altamura, un Neanderthal di 150mila anni fa

La fronte sporgente, le sopracciglia arcuate, il naso molto grande e schiacciato (forse dovuto a un adattamento alla penultima glaciazione), il cranio allungato posteriormente: dopo 150mila anni è tornato ad avere un volto l’uomo di Altamura, e un corpo: tarchiato, bacino largo, una statura non elevata, circa 1 metro e 65 centimetri. Lo scheletro fossile dell’antico Neanderthal ritrovato nella grotta di Lamalunga nell’ottobre 1993 è stato infatti ricostruito a grandezza naturale dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, fra i più qualificati al mondo in ricostruzioni paleoantropologiche: “Ci abbiamo lavorato circa un anno. Abbiamo ricevuto dall’Italia i dati digitali sulla scansione laser e li abbiamo ricostruiti usando il silicone. Per barba e capelli ci siamo fatti mandare dal Canada del pelo di bue muschiato”. La ricostruzione iperrealistica, appunto con tanto di capelli lunghi, baffi e barba incolta, è stata svelata al pubblico in una cerimonia emozionante con le autorità del comune in provincia di Bari, e i paleoantropologi Giorgio Manzi dell’università di Roma La Sapienza (“Vederlo mi ha fatto un effetto straordinario. È davvero suggestivo. La ricostruzione è totalmente ispirata alle informazioni raccolte finora dagli scienziati. Siamo solo all’inizio di un percorso”), Maryanne Tafuri, Fabio Di Vincenzo, Antonio Profico e David Caramelli, dell’università di Firenze (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/04/25/preistoria-luomo-di-altamura-ha-un-volto-sara-svelato-il-26-aprile-2016-realizzato-da-paleo-artisti-a-un-anno-dalla-scoperta-del-suo-dna-era-un-antico-neanderthal-di-150mila-anni-fa-prog/). Proprio Manzi e Caramelli dal 2009 coordinano il progetto condotto da un gruppo interdisciplinare in collaborazione con autorità locali e la soprintendenza Archeologia della Puglia, sull’Uomo di Altamura, i cui risultati sono stati pubblicati solo un anno fa, confermando si tratta di un fossile di Neanderthal.

Adrie e Alfons Kennis, i due fratelli olandesi, paleo-artisti (qui con una loro "creatura") che hanno realizzato l'uomo di Altamura

Adrie e Alfons Kennis, i due fratelli olandesi, paleo-artisti (qui con una loro “creatura”) che hanno realizzato l’uomo di Altamura

“Il progetto della ricostruzione voluto dal Comune di Altamura e gestito in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologia della Puglia”, interviene il sindaco, Giacinto Forte, “rappresenta una anteprima della Rete museale Uomo di Altamura, di prossima inaugurazione”. L’operazione di ricostruzione iperrealistica dell’Uomo di Altamura, che si è avvalsa di tutti i dati raccolti dai ricercatori in 5-6 anni di lavoro e dalla soprintendenza Archeologia della Puglia, è costata circa 80-90mila euro ed ha impegnato i due esperti paleo-artisti olandesi per diversi mesi. Quello di Altamura è forse il più antico Neanderthal del mondo scoperto finora, vissuto circa 150mila anni fa. “Gli artisti”, sottolinea il prof. Manzi, “lo hanno rappresentato così, con una espressione che rivela quasi un ghigno, quasi voglia dirci sto aspettando che mi veniate a liberare dalla mia prigione di calcare”. La posa dell’uomo di Altamura, con il peso tutto su una gamba e le mani unite dietro alla schiena, è stata infatti scelta con cura dai fratelli Kennis che raccontano: “Non volevamo che la posizione sembrasse artificiale. Abbiamo immaginato un uomo della Papua Nuova Guinea o della Mongolia di oggi intento a fissare dei turisti al giorno d’oggi. Con lo stesso sguardo fiero e perplesso allo stesso tempo”. Conclude Manzi: “È una ricostruzione suggestiva. Ma non significa che questo Neanderthal lo abbiamo capito totalmente. Lo scheletro, questo reperto di straordinaria importanza, deve ancora dirci tante cose”.

L'uomo di Altamura ancora "imprigionato" nella grotta di Lamalunga

L’uomo di Altamura ancora “imprigionato” nella grotta di Lamalunga

Nel corso dell’incontro è stata anche mostrata la ricostruzione 3D del cranio dell’Uomo di Altamura, estratto virtualmente dal suo scrigno carsico nell’ambito dello stesso progetto di ricostruzione. Un primo e unico frammento dello scheletro, estratto fisicamente nel 2009 da una scapola, ha consentito di raccogliere dati sul Dna, quantificare alcuni aspetti sulla morfologia e risalire ad una data: è stato così possibile collocare cronologicamente l’Uomo di Altamura in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra i 172 e i 130mila anni.

In Puglia scoperte 10mila impronte di dinosauro

L'ampia area di Lama Belice ricca di orme di dinosauro

L’ampia area di Lama Belice vicino a Bari ricca di orme di dinosauro

Il paleontologo Petruzzelli e il suo team hanno trovato il nuovo sito nel parco barese di Lama Belice

Immaginate una spiaggia affollata: i passi affondano e lasciano centinaia di impronte che emergono in tutta la loro caotica articolazione non appena i bagnanti lasciano a sera lasciano il mare. Più o meno uno spettacolo del genere deve essere apparso al paleontologo Marco Petruzzelli e al suo team di esperti in missione nel parco di Lama Belice, vicino a Bari: migliaia di impronte rimaste impresse nel terreno. Solo che quelle non erano tracce lasciate dall’uomo, ma orme di dinosauri risalenti a circa 100 milioni di anni fa, cioè a quel periodo che gli esperti chiamano Cretaceo (da 145 a 65 milioni di anni fa).

Mappa dei ritrovamenti di orme di dinosauro in Puglia (tavola di Oronzo Simone)

Mappa dei ritrovamenti di orme di dinosauro in Puglia (tavola di Oronzo Simone)

“La presenza in Puglia dei più grandi e antichi abitanti della Terra non è proprio una novità: dal ritrovamento di Altamura (4mila impronte di almeno 5 specie diverse di dinosauri di 70 milioni di anni fa) a queste di Bari”, scrive Petruzzelli sul nuovo numero dell’Almanacco della Scienza Cnr nel dare notizia del ritrovamento, ”sono 28 i siti in cui sono presenti orme di dinosauri, per un arco di tempo lunghissimo  di 130 milioni di anni: dal Giurassico (195-145 milioni di anni dal presente) al Cretaceo”. Non a caso proprio la Puglia è definita “terra dei dinosauri”.

Il Tyrannosaurus Rex era presente a Lama Belice

Il Tyrannosaurus Rex era presente a Lama Belice

Secondo il paleontologo, esperto in impronte fossili degli animali, si tratterebbe di un giacimento con un numero stimato di circa diecimila orme e una concentrazione di tre-quattro impronte per metro quadrato. “Le tracce fanno pensare che sull’area abbiano camminato dinosauri sia di specie erbivora sia carnivora. Sono state infatti rinvenute impronte di Sauropodi (gli erbivori veri giganti della Terra), Anchilosauri (erbivori protetti da potenti corazze ossee) e Teropodi (bipedi carnivori come i famosi Tyrannosaurus Rex e Velociraptor)”.

«Lama Balice è la punta dell’iceberg e i segni sono ovunque”, conclude Petruzzelli. “ La media dei ritrovamenti è di due all’anno e molte orme sono nei posti più impensabili, come i blocchi di pietra usati come frangiflutti: solo nel porto di Bari ce ne sono otto”.