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Un libro al giorno. “La strumentalizzazione del passato nella costruzione di narrazioni nazionalistiche” di Gioia Faggi sul complesso rapporto che lega l’archeologia al nazionalismo

Copertina del libro “La strumentalizzazione del passato nella costruzione di narrazioni nazionalistiche” di Gioia Faggi

È uscito per i tipi di All’insegna del Giglio il libro “La strumentalizzazione del passato nella costruzione di narrazioni nazionalistiche” di Gioia Faggi. Il libro esamina il complesso rapporto che lega l’archeologia al nazionalismo, trattando nello specifico il modo in cui i dati archeologici, opportunamente selezionati e manipolati, rappresentino un valido strumento nella costruzione e nella legittimazione di narrazioni nazionalistiche. Lo studio approfondisce la dimensione socio-politica connaturata alla disciplina archeologica, mostrando come il passato venga socialmente costruito, nella piena adesione a una prospettiva di matrice socio-costruttivista. Dopo aver presentato il fenomeno del nazionalismo e la sua multiforme evoluzione storica, si discutono i tratti propri di un’archeologia definibile nazionalista, entrando così nel pieno del tema della ricerca: l’uso politico del passato nei contesti nazionalisti. Si analizza lo stretto intreccio tra i concetti di passato, identità, memoria e potere, evidenziando il modo in cui il passato e la memoria svolgano un ruolo di primo piano nei processi di costruzione identitaria e in quelli di legittimazione del potere. Le riflessioni proposte sono corredate dall’analisi di tre casi studio pertinenti all’area balcanica, funzionali a illustrare il modo in cui i nazionalismi si servano dei dati archeologici per sostenere rivendicazioni politiche e territoriali. La conclusione dell’elaborato sottolinea l’importanza rivestita dalla riflessione teoretica nella maturazione di un approccio critico e riflessivo allo studio del passato. La riflessione teoretica promuove il riconoscimento delle istanze socio-politiche che permeano le ricerche di molti studiosi, favorendo l’assunzione di responsabilità etiche e professionali nei confronti della conoscenza prodotta, e del modo in cui tale conoscenza viene fruita dalla comunità.

Venezia. A Palazzo Ducale presentazione del libro “Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. Scavi 1986-1992 a San Pietro di Castello” a cura di Massimo Dadà e Claudio Negrelli (All’Insegna del Giglio)

Venerdì 15 maggio 2026, alle 15, nel Salone del Piovego di Palazzo Ducale a Venezia, presentazione del libro “Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. Scavi 1986-1992 a San Pietro di Castello” a cura di Massimo Dadà e Claudio Negrelli (All’Insegna del Giglio). Venezia conserva nelle sue isole e nei suoi antichi nuclei insediativi le tracce più profonde della propria storia. Tra questi luoghi, San Pietro di Castello, l’antico Olivolo, occupa un posto centrale per comprendere le origini della città e le trasformazioni del paesaggio lagunare nel Medioevo. L’incontro sarà introdotto da Corrado Azzollini, soprintendente ABAP per la città metropolitana di Venezia; Fabrizio Magani, direttore generale ABAP; e dall’università Ca’ Foscari Venezia con i saluti istituzionali. Il libro sarà presentato dal prof. Richard Hodges, già presidente dell’American University of Rome, con la moderazione del prof. Sauro Gelichi, già professore ordinario di Archeologia Medievale all’università Ca’ Foscari di Venezia. Prenotazione obbligatoria: https://librosanpietrodicastello.eventbrite.it. Un’occasione importante per tornare a riflettere, attraverso l’archeologia, sulle radici più antiche di Venezia e sul ruolo di San Pietro di Castello nella formazione della città medievale.

Copertina del libro “Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. Scavi 1986-1992 a San Pietro di Castello” a cura di Massimo Dadà e Claudio Negrelli

Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. “Il libro dedicato agli scavi archeologici condotti tra il 1986 e il 1992 presso l’isola di San Pietro di Castello, nel cuore dell’antico Olivolo”, scrive Fabrizio Magani, “costituisce un contributo essenziale alla conoscenza delle origini di Venezia e rappresenta al contempo un atto pienamente coerente con i principi e gli obiettivi della tutela pubblica del patrimonio culturale. La sua pubblicazione giunge a colmare una lacuna lunga oltre trent’anni, dando finalmente forma organica e pubblica a una documentazione archeologica tra le più significative per la ricostruzione delle prime fasi insediative della città lagunare. Con la sua articolata sequenza stratigrafica e con l’eccezionale conservazione di strutture lignee e sistemi di bonifica, il sito di San Pietro di Castello si impone oggi come uno dei luoghi fondativi della Venezia medievale. La ricchezza delle informazioni raccolte, oggi ordinatamente presentate e interpretate, consente di leggere con nuova chiarezza le trasformazioni che interessarono questo margine orientale dell’arcipelago veneziano tra il Tardoantico e l’alto Medioevo, con evidenze che rimandano non solo alla formazione di spazi abitativi e religiosi, ma anche a sistemi di organizzazione ambientale e produttiva. La pubblicazione, frutto di una solida collaborazione tra la soprintendenza ABAP per il Comune di Venezia e Laguna e il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari, si inserisce in un percorso di tutela che ha saputo unire, con rigore e visione, le esigenze della conservazione, dell’approfondimento scientifico e della comunicazione pubblica”.

Un libro al giorno. “Tracce in movimento. Archeologia delle migrazioni contemporanee a Lampedusa” di Francesca Anichini che spiega le potenzialità dell’approccio archeologico al presente

Copertina del libro “Tracce in movimento. Archeologia delle migrazioni contemporanee a Lampedusa” di Francesca Anichini

È uscito per i tipi della casa editrice All’Insegna del Giglio il libro “Tracce in movimento. Archeologia delle migrazioni contemporanee a Lampedusa” di Francesca Anichini. Esiste una crescente consapevolezza delle potenzialità dell’approccio archeologico al presente. Siamo in grado di cogliere l’invisibile e valorizzare i dettagli marginali, attribuendo importanza alle tracce materiali e lavorando con la memoria, le storie delle persone e dei luoghi, in un intreccio di relazioni tra paesaggi e comunità, tangibili e intangibili. L’archeologia del presente è chiamata a fare uno sforzo di restituzione collettiva, in particolare nei contesti critici, dove contro-narrare diventa un atto politico essenziale per contrastare immaginari precostituiti, dove gli oggetti si trasformano in elementi probatori e i territori diventano parlanti. A Lampedusa le persone migranti sono quasi invisibili. A raccontare i loro viaggi disperati attraverso il Mediterraneo e il rapporto con l’isola e le sue comunità sono le tracce che si stratificano lungo le coste, sui muri, nelle manifestazioni pubbliche e nel cimitero. Una ricerca archeologica che, attraverso i dati raccolti sul campo, racconta incroci, trasformazioni, ricontestualizzazioni e nuove attribuzioni di valore alle cose, provando a opporre resistenza alla condizione silenziata nella quale viene mantenuta la memoria di tuttə coloro che sono in movimento.

Novità editoriali. “SP87: una nuova strada per l’archeologia della pianura bolognese 1. L’età del Ferro” a cura di Tiziano Trocchi e Melissa Della Casa (All’Insegna del Giglio)

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Copertina del libro “SP87: una nuova strada per l’archeologia della pianura bolognese 1. L’età del Ferro” a cura di Tiziano Trocchi e Melissa Della Casa (All’Insegna del Giglio)

Tiziano Trocchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara, che ne ha curato l’edizione con Melissa Della Casa, archeologa alla Phoenix Archeologia Srl, lo ha definito “Il compimento di un percorso ricco di soddisfazioni dallo scavo alla pubblicazione, grazie al lavoro di molti”. Il libro, edizioni All’Insegna del Giglio, è “SP87: una nuova strada per l’archeologia della pianura bolognese 1. L’età del Ferro”. Questo primo volume, parte della collana “Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna”, dedicato alle ricerche archeologiche attuate in collegamento alle opere previste dal progetto per la “Variante alla Strada Provinciale n. 4 – Galliera” (ora SP87 “Nuova Galliera”) si concentra sui ritrovamenti – e sugli scavi archeologici – relativi all’età etrusca, compresa tra i secoli VIII e VI a.C. I ritrovamenti preromani hanno riguardato sostanzialmente l’area del nuovo sottopasso di Funo (tra la via di Funo e la SP3), dove in effetti il progetto edile prevedeva di raggiungere profondità considerevoli, che hanno permesso di toccare i piani e i paesaggi sepolti di età antica, coperti da alcuni metri di sedimenti alluvionali. Si tratta di un insediamento rurale contraddistinto dalla presenza di opere di chiusura, palizzate, che dovevano circondare settori coltivati e compound abitativi al tempo stesso, il tutto collegato a un’ingente e ricca necropoli in grado di far luce sul popolamento dell’età del Ferro a nord di Bologna.