Locri (RC). Al via la seconda edizione di “Locri Epizefiri tra Parco e Musei. Dallo scavo alla collezione”, ciclo di incontri con visita guidata ideato e curato dalla direttrice Elena Trunfio
A Locri (RC) torna l’iniziativa “Dallo scavo alla collezione”. Visto il successo dello scorso anno, torna “Locri Epizefiri tra Parco e Musei. Dallo scavo alla collezione” il ciclo di incontri con visita guidata ideato e curato dalla direttrice Elena Trunfio. L’iniziativa ha lo scopo di avvicinare al pubblico alle collezioni museali, ricucendo il rapporto tra il reperto e il luogo di rinvenimento. “La presenza del parco archeologico”, spiega la direttrice Trunfio, “ci dà l’opportunità di mostrare ai visitatori il viaggio completo che compie un reperto, dalla sua scoperta alla musealizzazione, riconducendo entro un percorso di visita organico e maggiormente comprensibile le sedi museali e le aree archeologiche”. Appuntamento il 23 giugno, 14 luglio e 24 agosto 2023: per questi ultimi due è preferibile dotarsi di un cappello e di una bottiglietta di acqua. Gli incontri si svolgono al solo costo del biglietto di ingresso, se previsto. Non è necessaria la prenotazione. Per info: drm-cal.locri@cultura.gov.it – cell. 334.6126386 – tel. 0964.390023. Dopo il focus sulla città greca condotto lo scorso anno, nell’edizione 2023 si compirà un viaggio dalla preistoria al medioevo, puntando l’attenzione sulle tre sedi espositive locresi. Ogni appuntamento prevede una prima fase seminariale e successivamente la visita guidata ai musei e al Parco, con il coinvolgimento di esperti. “La qualità e competenza degli esperti coinvolti”, conclude Trunfio, “rappresenta un valore aggiunto per tutta la rassegna e mi auguro che ci sia lo stesso gradito riscontro dello scorso anno. Il Parco archeologico è un sito complesso che necessità di una guida per poterne cogliere gli aspetti peculiari. Con questa iniziativa vogliamo accompagnare per mano i nostri visitatori alla scoperta della storia millenaria della città”.
Si parte il 23 giugno 2023, alle 17.30, al museo del Territorio e la biblioteca comunale di Palazzo Nieddu: introduce la direttrice Elena Trunfio su “La Chora locrese”, con un approfondimento sulla protostoria della Locride condotto dal prof. Massimo Cardosa, dell’Accademia di Belle Arti di Brera, dal titolo “Locri prima di Locri”, che illustrerà le peculiarità e le caratteristiche culturali delle popolazioni indigene del territorio, stanziate prima dell’arrivo dei greci. Al seminario, che si svolgerà in Biblioteca comunale grazie al supporto del sindaco Giuseppe Fontana e dell’assessore Domenica Bumbaca, seguirà la visita guidata alla collezione museale.
La polis greca sarà illustrata invece il 14 luglio 2023, a partire dalle 17.30 al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri. Introdurrà Elena Trunfio su “La polis di Locri Epizefiri”. Allo scopo, insieme ai professori Diego Elia e Valeria Meirano del dipartimento di Studi storici dell’università di Torino, i visitatori potranno scoprire la città di Locri Epizefiri fondata “Presso il colle Zefirio dalla bianca cima”; l’intervento si avvarrà della collaborazione di tutti i partecipanti alla missione archeologica universitaria, in partenza il 26 giugno 2023. Anche in questo caso, dopo una prima parte seminariale, i professori condurranno i visitatori in una visita guidata alla collezione museale e alle aree archeologiche del Parco.
La fase del Municipium romano sarà illustrata infine il 24 agosto 2023, dalle 17.30 al Complesso Museale del Casino Macrì. Introduce la direttrice Elena Trunfio su “Il Municipium”. Grazie alla presenza dell’archeologa Eleonora Grillo, tra gli scopritori della celebre statua del Togato di Petrara, che condurrà i visitatori alla scoperta della fase romana e tardo antica della città di Locri, nell’incontro su “Locri romana: spazi ed edifici pubblici tra il Casino Macrì e la contrada Petrara”. Segue la visita guidata.
Al Castello del Buonconsiglio di Trento la mostra “Sotto il cielo d’Egitto. Un capolavoro ritrovato di Francesco Hayez” che richiama la seduzione di un mondo esotico e lontano

“Riposo durante la fuga in Egitto”, il capolavoro ritrovato di Francesco Hayez in mostra al Castello del Buonconsiglio a Trento
Non si tratta di una mostra di archeologia. Ma è una mostra che in qualche modo è “conseguenza” dell’archeologia o, meglio, dell’egittologia che in età moderna si declina anche nel filone dell’egittomania diffusasi in Europa dopo al spedizione di Napoleone in Egitto. Ecco dunque la mostra “Sotto il cielo d’Egitto. Un capolavoro ritrovato di Francesco Hayez”, curata da Emanuela Rollandini, e aperta fino al 24 febbraio 2019 al Castello del Buoncosiglio di Trento. Anche qui si parla di “scoperta” che nelle dinamiche è molto simile a un ritrovamento in un deposito museale. La mostra è infatti dedicata allo straordinario “Riposo durante la fuga in Egitto” realizzato nel 1831 da Francesco Hayez, il più grande interprete della pittura romantica in Italia. Recentemente rintracciato in collezione privata, è un dipinto rimasto celato agli sguardi del pubblico da quel lontano anno, quando lo si poté vedere a Milano, esposto alla frequentatissima rassegna dell’Accademia di Brera. Fu commissionato dal trentino Simone Consolati, mecenate e amatore delle belle arti, collezionista di opere contemporanee e di capolavori antichi. In particolare di quelli provenienti dal castello del Buonconsiglio, salvati dalla dispersione e riconsegnati dai suoi eredi, che legarono così il loro nome alla storia del museo. La pala di Hayez si pone al centro di una trama di rimandi, capaci di restituire la vivacità del contesto culturale trentino che, in età romantica, mantiene un costante legame con Milano, riconosciuta come la “novella Atene delle Arti”.

La maschera funeraria in foglia d’oro della collezione Taddeo Tonelli conservata al Castello del Buonconsiglio di Trento
Il tema del “Riposo durante la fuga in Egitto” richiama la seduzione di un mondo esotico e lontano, evocato in mostra dalla splendida maschera funeraria egizia in foglia d’oro della collezione Taddeo Tonelli (ufficiale dell’impero asburgico, il quale raccolse questi reperti nella prima metà dell’Ottocento e successivamente lì donò al municipio di Trento nel 1858), da piccole sculture di idoli e volumi illustrati. Hayez lo descrive in un paesaggio ricco di dettagli: la palma da dattero ombreggia il colosso di Ramsés II che affonda nella sabbia e nasconde in parte San Giuseppe che abbevera l’asino nelle acque del Nilo. Lontano, sullo sfondo, si intravedono le piramidi di Giza, un viale di arieti, templi e una coppia di obelischi che richiamano il complesso di Karnak. Al centro, gli assoluti protagonisti della scena: la Madre e il Bambino. Lui porge dei datteri in un gesto affettuoso, ma allo stesso tempo portatore di un significato simbolico: le foglie sono acuminate come spine e lasciano presagire il destino futuro. Una splendida pagina del cosiddetto “taccuino giallo” di Hayez, presente in mostra, è dedicata agli studi per questo nudo di bimbo, colto di spalle e di fronte, variamente atteggiato, in una sequenza progressiva che giunge, nella combinazione di distinti schizzi, in prossimità della postura definitiva. Ma quel tenerissimo nudo non incontrò la piena approvazione del committente e Hayez ci regala, nella bella pagina di una lettera, una riflessione che spiega il suo legame con la grande tradizione della pittura italiana: “d’altronde nelle chiese di Roma, di Venezia e di tutta Italia ne ho veduti parecchi di così nudi ed ho azzardato di farlo anch’io”.
Nel percorso espositivo sarà affiancata da una quindicina di opere. In particolare la “Vergine Addolorata” proveniente dal MAG-Museo Alto Garda di Riva del Garda e la “Madonna con Bambino e devota” della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia permettono di contestualizzare il dipinto entro una omogenea serie tematica, evidenziando la genialità e l’indiscussa modernità di Hayez anche nel genere sacro. Ma sono soprattutto gli inediti disegni preparatori di questi dipinti, individuati presso le collezioni dell’Accademia di Belle Arti di Brera, a farci entrare nello studio dell’artista, per seguire da vicino il momento segreto dell’elaborazione creativa. Nell’Anno Europeo del Patrimonio culturale, la mostra è l’occasione per raccontare la relazione virtuosa fra il museo, la soprintendenza per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento e i lungimiranti collezionisti, nonché gli enti prestatori, che operando in sinergia hanno dato forma a un condiviso progetto di tutela, ricerca e valorizzazione.

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