#domenicaalmuseo. Anche la prima del 2024 con oltre 14mila ingressi conferma il Colosseo il monumento più visitato d’Italia

Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in visita al Colosseo accompagnato da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)
Il Colosseo si conferma il monumento più visitato d’Italia anche nella prima domenica del 2024 a ingresso gratuito. Lo conferma in una nota il ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano. “La prima #domenicalmuseo del 2024 è stata un successo”, commenta il ministro. “Anche questa volta, numerosi italiani e turisti stranieri hanno approfittato dell’ingresso libero per trascorrere l’ultimo giorno delle Festività in un luogo della cultura statale. Un risultato che conferma i numeri importanti registrati nel 2023 e che dimostra una volta di più il legame forte tra i visitatori e il patrimonio di arte e bellezza della nostra Nazione. I musei e i luoghi della cultura rappresentano i punti della geografia identitaria dell’Italia e la risposta del pubblico testimonia l’apprezzamento per il nostro lavoro di ampliamento dell’offerta. Ringrazio le lavoratrici e i lavoratori in servizio oggi nelle strutture museali”.
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.299; Pantheon 13.486; Foro Romano e Palatino 6.483; area archeologica di Pompei 4.363; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.300; Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 2.686; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.748; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.578; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.246; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 1.026.
Adria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “La chiesa adriese: origine e sviluppo dell’organizzazione ecclesiastica nel territorio” di Alberto Andreoli (università di Ferrara) nell’ambito del XXXIV ciclo di incontri organizzati dal Gruppo Archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi”
Decenni di attività investigativa hanno mostrato che la ricerca storico-territoriale sul delta del Po non può prescindere dalla conoscenza della sua evoluzione fisiografica. Alberto Andreoli dell’università di Ferrara ne parla nella conferenza “La chiesa adriese: origine e sviluppo dell’organizzazione ecclesiastica nel territorio” nell’ambito del XXXIV ciclo di incontri organizzati dal Gruppo Archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi” in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Adria. Appuntamento domenica 14 gennaio 2024, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale di Adria. Ingresso gratuito con prenotazione al numero 0426.21612 o drm-ven.museoadria@cultura.gov.it. Dall’antichità più remota fino alle moderne bonifiche idrauliche e agrarie, le dinamiche insediative e organizzative del popolamento antropico sono state vincolate al mutevole contesto geomorfologico e ambientale: così è stato per la scelta delle sedi abitative, le direttrici e le infrastrutture di traffico terrestri e fluvio-marittime, gli approvvigionamenti e la circolazione di tecnologie e merci. Negli ultimi secoli dell’evo antico e nel primo medioevo l’affermazione di una società romana-cristiana rese necessaria, ai fini dell’ordinamento ecclesiastico, una parcellizzazione del “popolo di Dio” in unità giurisdizionali: le diocesi. La conferenza si propone di riferire sulle circoscrizioni ecclesiastiche (origini storiche, ambiti e confinazioni) documentate nel territorio a partire dal IV secolo, con particolare attenzione al comprensorio padano polesano, oggetto di secolari contese patrimoniali e giurisdizionali, terra di transito e di confine.
Udine. Al museo Etnografico del Friuli le opere prendono voce e corpo con il progetto “Anche le statue parlano” ideato dall’A.C. CulturArti
E se il museo Etnografico del Friuli iniziasse a parlare, quali storie ci racconterebbe? Nel pomeriggio di domenica 14 gennaio 2024 le opere del museo Etnografico del Friuli a Udine prenderanno corpo e voce grazie al progetto “Anche le statue parlano”, ideato dall’A.C. CulturArti e realizzato con il contributo del Comune di Udine per “Il Natale in Città”. Sono previsti tre turni di visita: alle 14 (1° gruppo), alle 15.15 (2° gruppo), alle 16.30 (3° gruppo). L’evento è incluso nel biglietto di ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria al seguente link: bit.ly/mefudine. I posti sono limitati. Lo spettacolo in musica e parole nasce con l’intento di collegare passato e presente, arte, tradizioni e storia contemporanea. I visitatori saranno guidati in un percorso tra le opere più importanti del Museo, che si racconteranno attraverso la voce e le azioni sceniche degli attori Caterina Bernardi e Alessandro Maione, che hanno curato la regia dello spettacolo, e del cantautore Edoardo De Angelis, autore dei testi. Anche le statue parlano è un progetto innovativo che intende valorizzare in chiave accessibile e inclusiva le collezioni museali, per far conoscere e apprezzare il patrimonio di storie custodito dai diversi Musei, regionali e nazionali, coinvolti nell’iniziativa.
Roma. Al Teatro Argentina la decina edizione di “Luce sull’Archeologia” dal titolo “La “villeggiatura” nell’antica Roma: l’otium come sentimento sublime di bellezza ed esperienza di civiltà”: sette incontri con approfondimento del tema da un punto di vista letterario, teatrale, giornalistico e con rimandi al tempo presente
“Luce sull’Archeologia” dal titolo “La “villeggiatura” nell’antica Roma: l’otium come sentimento sublime di bellezza ed esperienza di civiltà” torna per la decima edizione sul palcoscenico del Teatro Argentina che, dopo i successi delle passate edizioni, continua ad alimentare la sete di conoscenza e la grande passione per la millenaria storia di Roma. Sette appuntamenti, dal 14 gennaio al 14 aprile 2024, alle 11, per approfondire il rapporto dei romani con la terra e la natura, quando alla fine dell’età repubblicana ragioni storico-politiche e culturali determinarono la trasformazione della mentalità e del costume dell’élite sociale romana, che prediligeva sempre più una vita lontano dalla città e dal centro del potere. Si desiderava vivere una vita agiata e i piaceri del paesaggio in contesti extra urbani: otium cum dignitatem tempo libero da poter dedicare, con tranquillità, alle proprie attività intellettuali, ma anche al disbrigo degli affari politici e degli interessi economici. Residenze che nel tempo si sono arricchite di nuovi spazi, destinati non solo al piacere del corpo, come gli impianti termali, ma anche dello spirito, come i giardini per passeggiare, conversare, leggere.

Massimo Osanna direttore generale Musei, protagonista del primo incontro di “Luci sull’Archeologia” (foto graziano tavan)
Come per le precedenti edizioni, ogni incontro si comporrà come un viaggio di testimonianze, ricerche, riflessioni e immagini con il contributo esclusivo di storici, archeologi e studiosi d’arte, che guideranno il pubblico. “Luce sull’Archeologia” è un progetto del Teatro di Roma – Teatro Nazionale in collaborazione con la direzione generale Musei del ministero della Cultura e con il contributo dell’Istituto Nazionale di Studi Romani, del periodico mensile Archeo e di Dialogues Raccontare L’arte. La decima edizione arricchisce i sette incontri di un nuovo contributo per una prospettiva multifocale, dal titolo La parola oltre il sipario, un momento di riflessione e approfondimento del tema da un punto di vista letterario, teatrale, giornalistico e con rimandi al tempo presente. Introduce Massimiliano Ghilardi con le anteprime del passato di Andreas M. Steiner e con i contributi di storia dell’arte di Claudio Strinati.
GLI INCONTRI. 14 gennaio 2024: Maurizio Bettini, università di Siena, su “Villa rustica: il paesaggio sonoro di un otium campestre”; Massimo Osanna, direttore generale Musei MiC, su “Tiberio a Capri. Nuovi progetti”; Paolo Di Paolo, scrittore, su “Il fondale è un paesaggio”. 21 gennaio 2024: Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, su “La sublime bellezza di Baia, tra memorie emerse e patrimoni sommersi”; Francesca Rohr, università di Venezia, su “Tra villeggiatura e politica: soggiornare in campagna nella tarda repubblica”; Fabio Pierangeli, università di Roma Tor Vergata, su “Le vacanze di Palomar – Itinerari d’otium di Italo Calvino”; 11 febbraio 2024: Ivano Dionigi, università di Bologna, su “Lucrezio: un rivoluzionario a Roma”; Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, su “Elogio del tempo perso: la Villa dei Papiri di Ercolano”; Dacia Maraini, scrittrice, su “L’ozio della lettura con lo sguardo contemporaneo”. 25 febbraio 2024, Alberta Campitelli, storica dell’arte e dei giardini, su “L’eredità del passato nelle ville romane tra Rinascimento e Barocco: modelli e stili di vita”; Tiziana Maffei, direttore della Reggia di Caserta, su “Dal piacere al potere: l’evoluzione dei giardini alla Reggia di Caserta”; Lina Bolzoni, Scuola Normale Superiore di Pisa, su “L’ozio creativo della lettura e della conversazione”. 3 marzo 2024: Francesca Romana Berno, università di Roma La Sapienza, su “Le smanie per la villeggiatura. Seneca in vacanza, tra ville al mare e riflessione filosofica”; Filippo Demma, direttore della direzione regionale Musei Calabria e del parco archeologico di Sibari, su “Eno/oìno. E dove non è vino non è amore, né alcun altro diletto hanno i mortali”; Ritanna Armeni, scrittrice, su “La rivoluzione dell’ozio femminile”. 10 marzo 2024: Francesca Ceci, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, su “Bellezza e otium attraverso i capolavori dei Musei Capitolini”; Emanuele Papi, università di Siena e direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, su “Erode Attico e le ville di un milionario in Grecia”; Matteo Nucci, scrittore, su “Perdere tempo per vivere il tempo: la scholè che vince la morte”. 14 aprile 2024: Giuliana Calcani, università di Roma Tre, su “Immagini dell’otium. Tra realtà e ricerca della perfezione”; Monica Salvadori, università di Padova, su “L’otium e l’arte di vivere nelle case romane”; Paolo Di Paolo, scrittore, su “Il tempo pieno e vuoto del teatro”.
Arpino (Fr). Con la conferenza “Marianna Candidi Dionigi tra Lanuvio, Arpino e le città del calcare” di Luca Attenni, direttore dei musei civici di Lanuvio e Alatri, al via il ciclo di incontri “Arpino e il suo territorio: un percorso alternativo nelle rotte del Grand Tour”
Con la conferenza “Marianna Candidi Dionigi tra Lanuvio, Arpino e le città del calcare” Luca Attenni, direttore dei musei civici di Lanuvio e Alatri, apre il ciclo di incontri “Arpino e il suo territorio: un percorso alternativo nelle rotte del Grand Tour” dedicato ai viaggiatori del Grand Tour. Appuntamento sabato 13 gennaio 2024, alle 17.30, nella sala consiliare ad Arpino (Fr). Introducono Stefano Petrocchi, direttore regionale Musei del Lazio, e Monica Di Gregorio, funzionario responsabile Torre di Cicerone. L’ingresso alla conferenza è libero, fino ad esaurimento posti. La conferenza sarà dedicata alle affascinanti vicende dei cosiddetti “viaggiatori di scoperta” che per primi richiamarono l’attenzione sulle cinte murarie in opera poligonale del Lazio meridionale, intraprendendo percorsi al di fuori delle direttrici tradizionali di viaggio seguendo l’itinerario delle “città del calcare”. In particolare, Luca Attenni si concentrerà sulla storia di un interessante personaggio, Marianna Candidi Dionigi, studiosa molto raffinata e animatrice di salotti letterari, nonché unica donna, tra diversi uomini, ad esplorare le cinque città “saturnie”: Ferentino, Anagni, Alatri, Arpino e Atina.
Paestum-Velia: oltre mezzo milione di visitatori nel 2023, è record assoluto. Il direttore Tiziana D’Angelo: “E il 2024 sarà ancora più ricco con progetti scientifici e di valorizzazione; scavi archeologici, museo del Santuario di Santa Venera a Paestum, e museo Archeologico a Elea-Velia”


Tiziana D’Angelo, direttore del parco, accompagna il ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano e il direttore generale dei Musei Massimo Osanna all’inaugurazione delle nuove sale del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)
Il 2023 è stato un anno di record assoluto nella storia del parco archeologico di Paestum e Velia, con 506.955 visitatori che hanno colto l’opportunità di scoprire le bellezze dei due siti archeologici e del museo, segnando un traguardo senza precedenti e con un incremento del 30% rispetto al 2022. Entusiasta il direttore del Parco, Tiziana D’Angelo, che dichiara: “Oltrepassare la soglia del mezzo milione di visitatori è un traguardo importante che segna per noi un livello fino ad ora mai raggiunto di partecipazione del pubblico. Nel 2023 i nostri visitatori hanno trovato a Paestum e Velia un Parco dinamico e rinnovato, con un museo ristrutturato e riallestito, aree archeologiche sempre più accessibili, nuovi percorsi di fruizione, una grande mostra archeologica e multimediale, importanti cantieri di scavo e un ricco programma di eventi culturali e laboratori didattici. Per il nuovo anno ci stiamo impegnando per consolidare questa crescita, ampliando e migliorando ulteriormente la nostra offerta culturale e soprattutto ascoltando attentamente e recependo le esigenze di tutte le nostre comunità”.

Successo di pubblico per la mostra “Elea. la rinascita” nell’area archeologica di Velia (foto pa-paeve)

L’applaudito concerto diretto da Beatrice Venezi nell’area archeologica di Paestum (foto pa-paeve)
Il nuovo anno si conferma già ricco di idee: anche nel 2024, i progetti scientifici, di valorizzazione e promozione del Parco, tra cui spiccano, a Paestum, gli scavi in corso al tempietto arcaico, un intervento di scavo, restauro e valorizzazione delle terme del Foro, i lavori per il restauro e il riallestimento del museo del Santuario di Santa Venera e dell’ex stabilimento Cirio e il completamento dei lavori di ristrutturazione e riallestimento del museo nazionale; a Velia, invece, una campagna di scavo stratigrafico sull’acropoli, un intervento di riqualificazione della galleria ferroviaria ottocentesca e l’avvio di un progetto per la realizzazione del museo Archeologico di Elea-Velia.
Roma. Alle spalle del Colosseo aperto il nuovo parco archeologico del Celio, con un giardino archeologico in uno scenario mozzafiato, e il museo della Forma urbis con i frammenti, finalmente leggibili, della celebre Forma Urbis Romae, la gigantesca pianta marmorea della Roma antica incisa tra il 203 e il 211 d.C. sotto l’imperatore Settimio Severo
Alle spalle del Colosseo, il Celio è uno dei sette colli dove, dal 12 gennaio 2024, è aperto un nuovo parco archeologico, il parco archeologico del Celio, un balcone sul cuore antico monumentale con la possibilità di ammirare una grandiosa pianta dell’antica Roma incisa su marmo (18 metri x 13 circa), commissionata da Settimio Severo all’inizio del III secolo: è la celebre Forma Urbis Romae, i cui frammenti superstiti, a conclusione di una serie di interventi condotti sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina, tornano a essere visibili in un nuovo allestimento che ne esalta la magnificenza e ne consente al contempo una chiara leggibilità, mentre nel contiguo giardino archeologico del Parco, in uno scenario mozzafiato, è esposta una collezione di materiali epigrafici e architettonici provenienti dagli scavi urbani della Roma post-unitaria, offrendo così una nuova straordinaria opportunità per approfondire la conoscenza dell’antichità classica. Il parco archeologico del Celio e il nuovo museo della Forma Urbis sito al suo interno sono stati inaugurati il 12 gennaio 2024 dal sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, dall’assessore capitolino alla Cultura, Miguel Gotor, e dal sovrintendente capitolino ai Beni culturali, Claudio Parisi Presicce. Parco e Museo – la cui apertura si deve a una serie di interventi condotti sotto la direzione scientifica della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali di Roma Capitale – sono parte di un vasto progetto di valorizzazione dell’intera area del Celio, inquadrata in seno al più ampio programma di riqualificazione del Centro Archeologico Monumentale (CArMe) voluto da Roma Capitale.

Il giardino del parco archeologico del Celio con vista sul Colosseo (foto roma capitale)
IL COLLE. Il parco archeologico del Celio occupa il settore settentrionale del colle, un’area verde orientata verso il Colosseo e all’interno della quale sussistono importanti evidenze archeologiche, come le fondazioni perimetrali del tempio del Divo Claudio. Grazie al recupero degli edifici presenti nell’area, la Casina del Salvi e l’ex Palestra della Gil, e alla sistemazione del contiguo giardino archeologico, in cui sono stati organizzati per nuclei tematici una grande quantità di materiali epigrafici e architettonici di grandi dimensioni delle collezioni dell’ex Antiquarium Comunale, provenienti dagli scavi di Roma di fine Ottocento, i visitatori hanno una nuova straordinaria opportunità per approfondire la conoscenza della Roma antica. Aprire al pubblico il giardino è il primo passo di un programma che, grazie agli interventi giubilari, porterà all’allestimento completo dei reperti e all’apertura al pubblico della Casina del Salvi, che tornerà ad avere la sua funzione originaria di coffee-house e al contempo ospiterà anche una delle nuove Aule Studio di Roma.

L’ex palestra della Gil sede del museo della Forma Urbis nel parco archeologico del Celio (foto roma capitale)
IL PUBBLICO. Il parco archeologico del Celio si può visitare tutti i giorni a ingresso gratuito. Il museo della Forma Urbis resta invece chiuso il lunedì e prevede un biglietto d’ingresso (intero non residente, 9 euro; ridotto non residente, 6.50 euro; intero residente, 6.50 euro; ridotto residente, 5.50 euro), salvo per i possessori della MIC Card che possono accedere gratuitamente anche allo spazio museale. I servizi museali sono a cura di Zètema Progetto Cultura. Questo progetto si inserisce in una più ampia trasformazione del colle del Celio e dell’intero Centro Archeologico Monumentale, a cominciare da alcuni interventi di grande significato: a breve saranno avviati i lavori di consolidamento e recupero dell’ex Antiquarium Comunale, che porranno fine a un abbandono quasi secolare dell’edificio. Inoltre, l’area verde del Celio sarà riqualificata nella vegetazione, nei percorsi, negli affacci verso il Palatino e nelle connessioni con l’area del Colosseo, mediante un progetto a cura del Dipartimento Tutela Ambientale. Infine, la Nuova Passeggiata Archeologica, lungo via di San Gregorio, connetterà il Parco del Celio con il Centro Archeologico Monumentale.

Il Casina del Salvi nel parco archeologico del Celio (foto roma capitale)
LA STORIA. Il Parco del Celio è il frutto di una serie di interventi e di passaggi di proprietà succedutisi nel tempo: dalla cinquecentesca Vigna Cornovaglia alla nuova morfologia provocata dalle colmate di terra provenienti dagli scavi napoleonici dell’area del Colosseo e del Foro. Sul terrapieno artificiale così formato si sviluppò un’ampia zona alberata e a verde presso il Colosseo, sistemata a giardino e nota come Orto Botanico. Esso nasce come “passeggiata pubblica” nell’ambito di un progetto affidato da papa Gregorio XVI all’architetto Gaspare Salvi (1835). Il Salvi progettò, in relazione alla “passeggiata pubblica”, un edificio a ridosso delle strutture del Tempio del Divo Claudio, che doveva servire da punto di ristoro. La posizione della Casina del Salvi, ispirata funzionalmente alla “coffee-house” del Pincio progettata dal Valadier, impose l’orientamento dei viali all’interno dell’area. Nella terrazza della Casina del Salvi, oggetto di recenti indagini archeologiche, sono documentate le testimonianze del passaggio dell’acquedotto claudio-neroniano e altre opere idrauliche. Sia la Casina del Salvi che il Parco circostante sono pervenuti nel patrimonio comunale con Motu Proprio di Pio IX nel 1847. L’altro edificio, Ex Palestra della Gioventù Italiana del Littorio, si colloca nella parte più meridionale dell’area; ultimata nel 1929, la Palestra andava a sostituire tre capannoni in muratura allineati, dotati di servizi, realizzati nel 1901, anno nel quale l’edificio entrò nel patrimonio comunale. L’ampia area verde che connette i due edifici è oggi attraversata da viali che testimoniano la storica “passeggiata pubblica”. Oggi il Parco si presenta diviso in due grandi aree da viale del Parco del Celio, dove transita la linea tranviaria realizzata nel secondo dopoguerra. Nell’area settentrionale del Parco si trova appunto l’edificio dell’Ex Antiquarium Comunale, che fu costituito come Magazzino Archeologico Comunale nel 1884 e poi divenne sede museale come Antiquarium dal 1929 fino al 1939, quando diventa inagibile a causa dei gravi problemi strutturali causati dai lavori sulla linea della metropolitana.

La grande sala del museo della Forma Urbis nel parco archeologico del Celio (foto roma capitale)
IL MUSEO. All’interno del Parco, nell’edificio dell’ex Palestra della Gil, è allestito il nuovo museo della Forma Urbis, che custodisce i frammenti rimasti della celebre Forma Urbis Romae, la gigantesca pianta marmorea della Roma antica incisa tra il 203 e il 211 d.C. sotto l’imperatore Settimio Severo. Si tratta di una delle più rare e importanti testimonianze della città antica che i visitatori torneranno ad ammirare dopo quasi un secolo. L’ultima esposizione complessiva degli originali è stata infatti realizzata tra il 1903 e il 1924 nel giardino del Palazzo dei Conservatori; poi, fino al 1939 alcuni nuclei significativi sono stati visibili nell’Antiquarium del Celio.

Dettaglio dei templi di Largo Argentina nella Forma Urbis nel museo della Forma Urbis del parco archeologico del Celio (foto roma capitale)
La Forma Urbis era esposta originariamente sulla parete di un’aula nel Foro della Pace che fu in seguito inglobata dal complesso dei SS. Cosma e Damiano nell’area del Foro Romano. Era incisa su 150 lastre di marmo applicate alla parete con perni di ferro e occupava uno spazio di circa 18 metri per 13. Dopo la scoperta nel 1562, molti frammenti della grande mappa marmorea andarono perduti, mentre alcuni sono stati fortunosamente ritrovati nel corso del tempo. Oggi resta circa un decimo del totale della pianta originale. Dal 1742 è parte delle collezioni dei Musei Capitolini.

Dettaglio del Colosseo nella Forma Urbis nel museo della Forma Urbis del parco archeologico del Celio (foto roma capitale)
Il nuovo allestimento del museo della Forma Urbis consente una piena fruizione della pianta marmorea da parte dei visitatori, favorendo la leggibilità di un documento che, per ingombro e condizioni frammentarie, si presta poco a una comprensione immediata. Sul pavimento della sala principale del museo sono collocati i frammenti della Forma Urbis, sovrapposti, come base planimetrica, alla Pianta Grande di Giovanni Battista Nolli del 1748. Gli spazi interni dell’edificio museale ospitano anche una consistente scelta del materiale architettonico e decorativo dell’ex Antiquarium Comunale.

Colonna con iscrizione di cava nel giardino del parco archeologico del Celio con vista sul Colosseo (foto roma capitale)
IL GIARDINO. Attualmente nel giardino è collocata una moltitudine di reperti archeologici, architettonici ed epigrafici, in una suggestiva giustapposizione di elementi. Essi sono il risultato dei grandi scavi di fine Ottocento per la realizzazione di Roma Capitale e precedentemente conservati nell’Ex Antiquarium Comunale. Una grande quantità di reperti fu recuperata durante gli sterri per la creazione dei nuovi quartieri della Capitale, specialmente sull’Esquilino, sul Quirinale, sul Viminale. Oltre ai nuovi quartieri di edilizia residenziale si crearono nuove infrastrutture, si aprirono nuove vie centrali, si edificarono nuove imponenti sedi governative, ministeri, caserme, banche e lo stesso Parlamento. Mai prima di allora il tessuto della città antica era venuto in luce in modo così esteso restituendo una moltitudine di reperti.

Sepolcro di Servio Sulpicio Galba proveniente dagli scavi del Testaccio, nel giardino del parco archeologico del Celio (foto roma capitale)
Questi, oggi organizzati in nuclei tematici, conducono il visitatore ad approfondire aspetti chiave per comprendere la Roma antica nel quotidiano. Sono approfonditi aspetti della vita sociale attraverso le scelte dei diversi ceti sociali di rappresentare il proprio status nella sfera funeraria: da piccoli cippi sepolcrali alle tombe monumentali di ricchi senatori, come quella di Servio Sulpicio Galba. Nel settore dedicato al sacro emerge il senso del divino nelle modeste are dedicate alle divinità del pantheon romano e nei più grandi templi pubblici, come il tempio dei Castori nel Foro Romano. Si possono cogliere le differenze, dimensionali e qualitative, nella contrapposizione fra edifici pubblici e privati attraverso una selezione di grandi frammenti provenienti da diversi edifici pubblici della città, basi di statue onorarie collocate in contesti sia pubblici che privati. Sono esposte diverse testimonianze della presenza amministrativa di Roma sul territorio: dai cippi di delimitazione dell’alveo del Tevere agli ampliamenti del pomerio della città antica, fino ai cippi con le indicazioni delle aree di pertinenza degli acquedotti. Le testimonianze più numerose e imponenti riguardano il gusto architettonico antico e raccontano il modo di costruire e decorare gli edifici e dall’altro le tecniche impiegate per la lavorazione dei marmi. Un nucleo di manufatti introduce infine al tema del reimpiego e della rilavorazione, un fenomeno grandemente pervasivo che non si arresta con l’antichità ma che attraversa tutta la storia architettonica della città.
Reggio Calabria. Per il ciclo “Incontri al MArRC”, al museo Archeologico nazionale conferenza “Una guerra per tutte le stagioni. Le Troiane di Euripide secondo il filosofo J. P. Sartre” con Anna Maria Urso (università di Messina)
Per il ciclo “Incontri al MArRC”, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, venerdì 12 gennaio 2024, alle 17, promuovono la conferenza “Una guerra per tutte le stagioni. Le Troiane di Euripide secondo il filosofo J. P. Sartre”. Aprono l’incontro i saluti di Filippo Demma, direttore del MArRC e di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Introduce il tema della manifestazione Paola Radici Colace, già ordinario di Filologia classica all’università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria. Con il contributo di slide, relaziona Anna Maria Urso, prof. ordinario di Filologia classica, dipartimento di Civiltà antiche e moderne, università di Messina.
Verona. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Ricerca archeologica e valorizzazione. Il ruolo del Museo nella cultura contemporanea” con il prof. Umberto Tecchiati dell’università di Milano
“Ricerca archeologica e valorizzazione. Il ruolo del Museo nella cultura contemporanea” è il tema della conferenza del prof. Umberto Tecchiati dell’università di Milano: appuntamento venerdì 12 gennaio 2024, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale di Verona. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Con l’occasione verranno presentati la Guida breve alla sezione di Preistoria e Protostoria, recentemente pubblicata, ed il nuovo sito internet del Museo, che festeggeremo con un piccolo brindisi. La partecipazione è gratuita. Per informazioni: drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.
Bacoli (Na). Nei lavori di riqualificazione dell’area, scoperta una monumentale villa romana del I sec. d.C. nei pressi di Punta Sarparella a Miseno, da cui si ipotizza Plinio il Vecchio avrebbe visto l’eruzione del Vesuvio, e poi sarebbe salpato alla volta di Stabiae

I resti della villa romana monumentale del I sec. a.C. scoperta a Punta Sarparella di Miseno a Bacoli (foto sabap-met-na)
A seguito di dissequestro e bonifica dell’intera area sono stati avviati i lavori per la realizzazione di una villa comunale, nelle immediate prossimità di Punta Sarparella nel comune di Bacoli (Na), per restituire alla pubblica fruizione uno degli accessi più spettacolari alla spiaggia di Miseno, per lunghi anni resa inaccessibile da rifiuti e sterpaglie, progetto al quale ha partecipato attivamente la soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli intenzionata a supportare attivamente l’amministrazione comunale in questo progetto di riqualificazione, sono emersi i resti di quella che si è rivelata subito essere una monumentale villa romana. La struttura, databile intorno al I secolo d.C., si estende senza soluzione di continuità fino alla spiaggia e ai fondali antistanti, presso Punta Sarparella, il promontorio da cui si ipotizza che Plinio il Vecchio, Praefectus classis Misenensis, avrebbe visto l’eruzione del Vesuvio, e poi sarebbe salpato alla volta di Stabiae, per soccorrere gli abitanti delle diverse città costiere, minacciate dall’eruzione vesuviana. In attesa di valutare un progetto di scavo estensivo della villa e contestuale valorizzazione, attualmente il perimetro degli ambienti è stato ben individuato e recintato, e restituito, grazie anche alla prossima installazione di pannellistica esplicativa, al pubblico godimento.

I resti della villa romana monumentale del I sec. a.C. scoperta a Punta Sarparella di Miseno a Bacoli (foto sabap-met-na)
In un’area già sottoposta a tutela da vincolo archeologico ministeriale per la densità di evidenze antiche disseminate nelle immediate prossimità di Punta Sarparella a Bacoli, dall’accesso al teatro romano di Misenum, al Collegio degli Augustali, al bacino interno del porto antico, è stata fatta infatti una scoperta archeologica di portata eccezionale. In occasione dei lavori di rigenerazione urbana del Comune di Bacoli, è stato avviato un progetto di recupero e valorizzazione dell’area occupata in precedenza dall’ex Lido Piranha, un ecomostro abusivo finalmente abbattuto in anni recenti. Durante le operazioni di sistemazione del piano di campagna, destinato a ospitare il nuovo vialetto di accesso, le panchine e l’area giochi per bambini, sono emersi i resti di quella che si è rivelata subito essere una monumentale villa romana, databile intorno al I secolo d.C., realizzata in opera reticolata di cubilia di tufo assai ben costruita, che si estende senza soluzione di continuità fino alla spiaggia e ai fondali antistanti. Sono stati individuati una decina di ambienti di grandi dimensioni con diverse fasi edilizie, piani di calpestio e tracce di rivestimento murario.

I resti della villa romana monumentale del I sec. a.C. scoperta a Punta Sarparella di Miseno a Bacoli (foto sabap-met-na)
Tali evidenze sono probabilmente pertinenti a quello che resta di una delle terrazze della residenza del Prefetto della Flotta romana del Tirreno, la Classis Misenensis. Che delle strutture si conservassero in quella zona era già risaputo, così come lacerti di murature in opera reticolata sono già visibili lungo la spiaggia della Sarparella, ma grazie ai lavori di bonifica prima – iniziati nel 2021 – e a quelli di riqualificazione in via di completamento, è stato possibile avviare una pulizia sistematica delle creste murarie ed individuare l’articolazione degli ambienti. L’ipotesi, ancora da verificare, che su Punta Sarparella fosse ubicata la residenza del Prefetto della Flotta, si basa sulla circostanza che quel luogo offrisse, per la sua posizione, la massima visibilità dell’intero bacino portuale ed un’ampia veduta sul Golfo intero; sarebbe stato questo il promontorio dal quale si ipotizza che Plinio il Vecchio, che ricopriva la carica di Praefectus classis Misenensis, avrebbe visto l’eruzione del Vesuvio, e poi sarebbe salpato alla volta di Stabiae, per soccorrere gli abitanti delle diverse città costiere, minacciate dall’eruzione vesuviana. La scoperta è ancor più eccezionale se si considera che ignoti sono ancora tuttora l’articolazione e lo sfruttamento degli spazi all’interno e intorno al porto romano per l’assenza quasi completa di dati che chiariscano le dinamiche organizzative della base logistica, le vie di comunicazione tra il porto e il resto della cittadina e l’ubicazione stessa del centro della Colonia di Misenum. L’individuazione di tali strutture in un punto nevralgico del territorio antico, prospiciente il bacino interno del porto romano, prossima all’ingresso del teatro di Misenum e all’area che doveva ospitare il foro cittadino, aggiungono un tassello di grande importanza alla conoscenza dell’articolazione del palinsesto insediativo antico.
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