Udine-Trieste. La soprintendenza del Friuli-Venezia Giulia compie cento anni. Le celebrazioni del centenario si aprono con due concerti: una serata dedicata a Mozart, l’altra alla musica spagnola

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L’orchestra Camerata Strumentale Italiana, diretta dal suo fondatore Fabrizio Ficiur (foto sabap-fvg)

sabap-100_camerata-strumentale-italiana_logoLa soprintendenza (oggi) Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia compie cento anni. Sabato 17 e domenica 18 agosto 2024, in occasione delle celebrazioni del centenario della Soprintendenza, nelle due sedi di Trieste e di Udine, è in programma “Note del centenario”: due eventi all’insegna della musica organizzati dalla Camerata Strumentale Italiana. Appuntamento sabato 17 agosto 2024, alle 21, nel cortile storico di Palazzo Clabassi in via Zanon 22 a Udine, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, con il concerto interamente dedicato a Mozart dal titolo “Una serata con Amadè”. Protagonista della serata sarà l’orchestra Camerata Strumentale Italiana, diretta dal suo fondatore, Fabrizio Ficiur, con ospiti eccezionali tre solisti spagnoli di fama internazionale: Pedro Vicente Alamà al clarinetto, Aitor Llimerà all’oboe e Miguel Puchol al fagotto. In programma i Divertimenti per archi, il concerto per oboe e orchestra, il concerto per fagotto e orchestra e le variazioni di Danzi per clarinetto su un tema del Don Giovanni di Mozart. sabap-friuli-venezia-giulia_logoL’evento è organizzato dal ministero della Cultura e dalla Camerata Strumentale Italiana con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e col patrocinio dell’Istituto Internazionale di Studi sui Diritti dell’Uomo e della Pro Loco Risorgive Medio Friuli di Bertiolo A.P.S. In caso di mal tempo il concerto si terrà nella vicina chiesa di San Pietro Martire. L’ingresso è libero. Il concerto costituisce l’avvio delle iniziative per celebrare il centenario dell’istituzione della Soprintendenza regionale. I festeggiamenti per il centenario proseguono domenica 18 agosto 2024, nella Sala Piemontese di Palazzo Economo in piazza della Libertà 7, sede della Soprintendenza a Trieste, con una serata dedicata alla musica spagnola dal titolo “El sabor de España” con il Trio Social Musik di Valencia, con inizio alle 20.30. Anche in questo caso l’ingresso è libero, ma la prenotazione è obbligatoria su Eventbrite.

Pompei incanta Madonna: l’artista – in visita privata nel giorno del suo compleanno – finanzia “Sogno di volare”, il progetto teatrale degli adolescenti del territorio promosso dal parco archeologico, e ne incontra un gruppo alla Casa del Menandro. Zuchtriegel: “Ringrazio Madonna per la sua generosità, visione e umanità”

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Madonna nel Teatro Grande di Pompei nel giorno del suo compleanno, il 16 agosto 2024 (foto ricardo gomes)

Madonna per una sera regina di Pompei che, nella notte dalle magiche atmosfere, incanta la famosa pop-star, cancellando in un attimo giorni di polemiche tra “party sì-party no”, e via dicendo. Avvolta in un abito bianco lungo leggerissimo in tulle, impreziosito da inserimenti e finiture di pizzo, su un top nero, con orecchini e collane in oro e pietre preziose dalle fogge orientalizzanti, Madonna ha visitato l’area archeologica di Pompei, nella sera di venerdì 16 agosto 2024, giorno del suo compleanno, dove ha incontrato un gruppo di adolescenti e bambini che partecipano al progetto “Sogno di Volare”, promosso dal parco archeologico di Pompei con l’obiettivo di coinvolgere la comunità locale nella vita culturale del sito Unesco. Un incontro che ha coinvolto profondamente Madonna. E proprio durante l’incontro ha annunciato di voler sostenere il progetto, che vede i giovani impegnati in un percorso creativo che culmina nella messa in scena di una commedia classica nel Teatro Grande della città antica, finanziando tutto l’anno 2024-‘25, il quarto dall’avvio dell’iniziativa, tramite la sua fondazione “Ray of Light”. Il budget annuale del progetto ammonta a circa 250mila euro. Quello che poche settimane fa ha avuto inizio come un’ipotesi di una visita serale, si è così trasformato in una partnership che mette al centro il futuro del sito archeologico e della sua “heritage community”.

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Esibizione dei ragazzi e dei bambini di “Sogno di Volare” davanti alla Casa del Menandro a Pompei 8foto parco archeologico pompei)

I ragazzi hanno dato una piccola prova del loro lavoro all’uscita dalla casa del Menandro, visitata insieme al direttore del sito, Gabriel Zuchtriegel, che ha fatto da guida. La tappa successiva è stata la casa dei Ceii, famosa per il grande affresco nel giardino con rappresentazioni di animali esotici e paesaggi idilliaco-sacrali, prima di approdare al Teatro Grande, scenario di altre performance artistiche e di un rinfresco a conclusione dell’itinerario. “Sogno di volare, il progetto sostenuto così generosamente da Madonna, è strategico per Pompei”, ha dichiarato il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “perché si rivolge alle persone che vivono in questo territorio meraviglioso e complesso, in particolare ai giovani, e li rende protagonisti di un’esperienza con la quale abbiamo voluto dimostrare che l’arte e la cultura veramente possono cambiare le nostre vite. Certo, mai avrei immaginato, quando abbiamo iniziato nel 2021 tra mille difficoltà, che saremmo arrivati a questo, ma evidentemente sognare di volare funziona davvero: ringrazio di cuore Madonna per la sua generosità, visione e umanità che sarà una grande fonte di ispirazione per andare avanti. Da Madonna le ali per Sogno di volare e per i ragazzi che vi partecipano, un bellissimo regalo che ci ha fatto nel giorno del suo compleanno. Vi invitiamo sin d’ora allo spettacolo che realizzeremo grazie al suo contributo e che andrà in scena a maggio 2025 nel Teatro Grande”.

“Sogno di Volare”, negli ultimi tre anni, ha coinvolto circa trecento ragazzi e bambini dell’area vesuviana, dove è ancora sentito il rischio di dispersione scolastica, disoccupazione ed emigrazione giovanile, che hanno partecipato come attori, musicisti e sceneggiatori agli spettacoli “Gli Uccelli”, “Acarnesi: Stop the War” e “Pluto: God of Gold”, riscritture da Aristofane con la regia di Marco Martinelli, musica Ambrogio Sparagna, costumi Roberta Mattera. Ideata da Gabriel Zuchtriegel, l’iniziativa ha fatto incontrare adolescenti e bambini da Pompei, Scafati, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata, Torre del Greco, Boscoreale e Napoli all’interno di un percorso creativo e artistico che li ha portati anche fuori: dopo la prima nel Teatro Grande di Pompei, una tournée li ha visti sui palchi di Bologna e Ravenna; per questo autunno è in programma un’esibizione a Vicenza.

Non è ancora stato scelto il testo del quarto anno, anche se certamente sarà di nuovo una commedia di Aristofane, rielaborata dagli stessi ragazzi per dare voce, oltre alla realtà del mondo antico, alle loro esperienze in un miscuglio di classicità, contemporaneità e battute in napoletano che hanno conquistato i pubblici di Pompei, Bologna e Ravenna. Il primo anno di attività è raccontato nel documentario “Sogno di Volare” (2022), regia Marcello Adamo, disponibile su Sky e Prime Video (vedi Pompei. “Sogno di volare”, la prima produzione teatrale del parco archeologico di Pompei, diventa un docufilm visibile DeAKids, Sky on demand e Prime Video | archeologiavocidalpassato). 

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propone la visita guidata “L’età dei principi in Etruria meridionale”, con Valeria de Scarpis, sesto appuntamento del ciclo “ESTATE all’ETRU”

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Kylix-cratere del Pittore delle Rondini proveniente dalla necropoli di Vulci e conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Sabato 17 agosto 2024 “L’età dei principi in Etruria meridionale”, sesto appuntamento del nuovo ciclo di visite guidate “ESTATE all’ETRU” comprese nel costo del biglietto d’ingresso al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: Valeria de Scarpis condurrà i partecipanti in un affascinante viaggio tra i ricchi corredi delle tombe dei principi dell’Etruria Meridionale, parlando di oggetti che testimoniano i rapporti tra questa élite e il mondo greco, come questa kylix-cratere del Pittore delle Rondini, proveniente dalla necropoli di Vulci. Appuntamento presso l’accoglienza di Villa Giulia alle 11. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.

Paestum. “Diari di Archeologia”: nel settimo episodio il direttore del parco archeologico Tiziana D’Angelo ci riporta sullo scavo del tempietto dorico per conoscere gli ultimi ritrovamenti

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Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, sullo scavo del tempietto dorico nel santuario presso le mura di Poseidonia (foto pa-paeve)

Dopo aver seguito lo scavo del Tempietto dorico di Paestum con Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia; aver partecipato con Teresa Marino, funzionario archeologo del parco, al sopralluogo effettuato con l’Opificio delle Pietre Dure alla Tomba del Sequestro della Finanza; essere andati alla scoperta della sezione “Oltre il museo” nei depositi del museo di Paestum con Manuel Crisci assistente alla fruizione; aver visitato a Velia la mostra “Elea: la Rinascita” col funzionario archeologo del Parco, Francesco Uliano Scelza; essere entrati nel vivo dei progetti di monitoraggio dei templi insieme al direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo e al funzionario architetto Antonella Manzo; esserci addentrati col funzionario archeologo del parco, Francesco Uliano Scelzanella, nella galleria ferroviaria ottocentesca, che si trova a sessanta metri sotto l’acropoli di Velia, attualmente in disuso, e trasformata in deposito (vedi Paestum. “Diari di Archeologia”: nel sesto episodio l’archeologo del parco Francesco Uliano Scelza ci porta a scoprire la galleria ferroviaria 60 metri sotto l’area archeologica di Velia, trasformata in deposito, e presto accessibile al pubblico con un ascensore dall’acropoli | archeologiavocidalpassato), nel settimo episodio della rubrica “Diari di archeologia”, con Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, torniamo sullo scavo del tempietto dorico per conoscere gli ultimi ritrovamenti.

“Siamo tornati sul cantiere di scavo del tempietto dorico a Paestum”, esordisce il direttore Tiziana D’Angelo. “Qui, negli ultimi mesi, le indagini stratigrafiche hanno fatto luce sulle prime fasi di vita del santuario. Scavando all’interno del tempio nelle sue fondazioni sono stati rinvenuti 18 frammenti di capitelli dorici e altri elementi architettonici reimpiegati a scopo pratico o rituale. E ancora lo scavo ha restituito frammenti in terracotta della decorazione del tetto con sime e gocciolatoi a tubo. Tutti questi rinvenimenti testimoniano l’esistenza di un tempio più antico che ci riporta alla prima metà del VI sec. a.C. Quindi pochi decenni dopo la fondazione della città di Poseidonia i coloni edificarono qui un santuario proprio di fronte al mare, in un momento in cui la città non era ancora dotata di una cinta muraria”.

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Frammento del fregio del tempietto dorico scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)

“Per comprendere meglio il rapporto tra il santuario e lo spazio urbanistico della prima Poseidonia – continua – ci siamo spostati alle spalle del tempio. Qui abbiamo documentato e rimosso il crollo del paramento interno della cinta muraria e della facciata occidentale del tempio. Sono stati portati alla luce frammenti di triglifi, metope, geisa e del frontone, su molti dei quali sono ancora conservate tracce della decorazione pittorica originaria. Al momento sono in corso attività di restauro e consolidamento sulle pitture, e procederemo poi con analisi più specifiche sui pigmenti. Al di sotto del crollo, a rendere più complessa la storia di questo spazio sacro è stata rinvenuta un’altra struttura, parallela ma precedente al santuario. Questa campagna di scavo sta volgendo al termine ma ci stiamo già preparando per avviarne una nuova: con oltre mezzo millennio di vita – conclude -, due templi, un rapporto molto stretto con lo sviluppo urbanistico della città, quest’area sacra racconta un pezzo importante della storia di Poseidonia-Paestum”.

Jesolo (Ve). Nel X secolo, un’intera comunità di abitanti della Laguna di Venezia passò da una dieta a base di prodotti ittici, ad un consumo prevalente di carne e latticini: lo rivela uno studio dell’università Ca’ Foscari e dell’università del Salento sui denti e le ossa di 52 individui sepolti nel sito dell’antica Equilo, a monastero di San Mauro, pubblicato sulla rivista scientifica Archaeological and Anthropological Sciences

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Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)

Quando lo studio di una sepoltura con le nuove tecnologie può illuminarci su cosa mangiavano gli abitanti di una specifica area in un determinato periodo della storia. Succede nel sito archeologico noto come Monastero di San Mauro a Jesolo (Ve) dove è attiva una missione archeologica dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Qui proprio uno studio scientifico sugli isotopi di carbonio e azoto nel collagene dei denti e delle ossa di 52 individui sepolti nel sito dell’antica Equilo, oggi San Mauro a Jesolo, coordinato da Ca’ Foscari con l’università di Salerno, e pubblicato sulla rivista scientifica Archaeological and Anthropological Sciences (Dario Battistel, Serena Viva, Clara Turetta et al., Carbon and nitrogen stable isotopes reveal the human paleodiet evolution during the 8th-12th century in the Venetian Lagoon (Italy). Archaeol Anthropol Sci 16, 117, 2024)., rivela che nel X secolo, un’intera comunità di abitanti della Laguna di Venezia passò da una dieta a base di prodotti ittici, ad un consumo prevalente di carne e latticini: cambiamenti significativi nella dieta nel corso del Medioevo, influenzati da cambiamenti economici e ambientali. Dello studio ne parla Enrico Costa sul numero del 31 luglio 2024 di CfNews. Questa ricerca è un tassello di una ricerca complessa e multidisciplinare sulla vita quotidiana dei veneziani medievali, che contribuirà a comprendere come le comunità si adattassero ai cambiamenti ambientali ed economici dell’epoca.

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Un’illustrazione dell’articolo di Dario Battistel, Serena Viva, Clara Turetta et al., “Carbon and nitrogen stable isotopes reveal the human paleodiet evolution during the 8th-12th century in the Venetian Lagoon (Italy)”, pubblicato su Archaeological and Anthropological Sciences 16, 117, 2024

La ricerca ha coinvolto un gruppo di ricerca interdisciplinare che ha unito studiose e studiosi in Archeologia medievale e Chimica analitica dell’ateneo veneziano (dipartimento di Studi umanistici e dipartimento di Scienze ambientali, informatica e statistica), in collaborazione con l’Istituto di scienze polari del consiglio nazionale delle ricerche e l’università del Salento. I ricercatori e le ricercatrici hanno esaminato le firme chimiche lasciate nelle ossa e nei denti umani, analizzando i rapporti isotopici di carbonio e azoto. Questi isotopi stabili possono essere considerati come delle impronte digitali dietetiche che si preservano per migliaia di anni nelle ossa e nei denti, rivelando il regime alimentare del singolo individuo nel corso della propria vita. L’analisi degli isotopi stabili nel collagene, in combinazione con l’utilizzo di un modello matematico appositamente sviluppato dai ricercatori per questo contesto, ha permesso di determinare le proporzioni della componente proteica marina e terrestre nelle diete degli antichi veneziani.

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Lo scavo di una sepoltura dell’Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)

I risultati indicano che dall’VIII al X secolo il pesce costituiva il 30-60% della dieta. Tuttavia, dal X al XII secolo, il consumo di pesce diminuì al 10-30%, con un corrispondente aumento delle fonti di proteine terrestri, come carne e latticini. La consistenza del campione e la sua varietà in termini di età, sesso, cronologia e condizioni patologiche ha permesso di rilevare, per la prima volta, attraverso dati antropologici e paleo-alimentari, una profonda trasformazione socioeconomica nella quotidianità della comunità lagunare di Equilo, un insediamento portuale che, all’epoca, si trovava affacciato sulla laguna. Lo studio dimostra come il cambiamento delle abitudini alimentari sia un indicatore dalle trasformazioni economiche e sociali nella Venezia medievale che hanno determinato significativi cambiamenti nello stile di vita degli individui ed un’evoluzione delle reti commerciali tra le comunità lagunari.

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Antica Equilo: l’area di scavo archeologico al Monastero di San Mauro di Jesolo (Ve) (foto unive)

“Si tratta di una trasformazione culturale intima e profonda”, spiega Dario Battistel, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e primo autore dell’articolo. “L’analisi degli isotopi di azoto nei denti negli individui immaturi ha infatti messo in luce una trasformazione nelle pratiche e nelle tempistiche di svezzamento. Svezzamento che risulta più precoce dopo il X secolo, in concomitanza con il cambio di regime alimentare e, probabilmente, legato ad una nuova e più dinamica organizzazione socioeconomica”. E Sauro Gelichi, professore di Archeologia medievale a Ca’ Foscari e direttore degli scavi nel sito di Jesolo, spiega: “Con l’incremento dell’attività agricola dopo il Mille, un porto importante come Equilo deve aver visto un incremento del passaggio dei cereali e dei prodotti legati all’agricoltura. Il passaggio da risorse locali a un più ampio bacino agroalimentare è l’unica ragione per spiegare i cambiamenti nella dieta della comunità? Ci sono delle specificità locali? Come e perché cambiò la cultura del cibo? I dati scientifici emersi in questo studio saranno messi in dialogo con quelli provenienti dalle analisi antropologiche sugli individui e dallo studio archeozoologico per rispondere a queste domande, ancora aperte”.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propone la visita guidata “Luci e ombre di villa Poniatowski: una panoramica storica e archeologica”, con Alessandra Leonardi e Simone Lucciola, quinto appuntamento del ciclo “ESTATE all’ETRU”

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Corredi dalla Tomba Barberini di Palestrina conservati a Villa Ponitowski del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Venerdì 16 agosto 2024 “Luci e ombre di villa Poniatowski: una panoramica storica e archeologica”, quinto appuntamento del nuovo ciclo di visite guidate “ESTATE all’ETRU” comprese nel costo del biglietto d’ingresso al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: Alessandra Leonardi e Simone Lucciola accompagneranno i visitatori in questa residenza, sede di alcune straordinarie collezioni del Museo, per una visita guidata che attraversa la storia della villa dal Cinquecento ai giorni nostri. Appuntamento presso l’accoglienza di Villa Giulia alle 17. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Il biglietto si acquista presso la sede di Villa Giulia. Posti limitati. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità. Dalle sue origini come casino di caccia della famiglia Del Monte, alla proprietà dei Cesi e dei Sinibaldi, fino alle trasformazioni ottocentesche volute da Stanislao Poniatowski e realizzate da Giuseppe Valadier, secondo un moderno stile neoclassico. Un viaggio nell’arte e nell’architettura della villa che mostra ancora oggi al visitatore le sue stratificazioni e permette di vivere e vedere le sue diverse fasi. Tutto questo, senza dimenticare le collezioni custodite che appartengono ad uno dei primi nuclei acquisiti dal Museo e che offrono una visione straordinaria degli oggetti provenienti dalle necropoli di alcune località dell’Umbria (come Todi, Terni, Nocera Umbra, Gualdo Tadino), oltre a poter godere dei celebri corredi delle tombe Barberini e Bernardini.

Reggio Calabria. Per “Estate MArRC” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria la conferenza “L’Universo Magnogreco nella Calabria Ionica” per una serata dedicata alla scoperta delle connessioni profonde tra l’astronomia e la cultura della Magna Grecia, in un racconto affascinante tra mito e logos

reggio-calabria_archeologico_estate-marrc_conferenza-l-universo-magnogreco-nella-calabria-ionica_locandinaPer “Estate MArRC” venerdì 16 agosto 2024, alle 21, sulla terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria la conferenza “L’Universo Magnogreco nella Calabria Ionica”, una serata dedicata alla scoperta delle connessioni profonde tra l’astronomia e la cultura della Magna Grecia, in un racconto affascinante tra mito e logos. L’evento è curato dal Planetario Pythagoras di Reggio Calabria. La serata sarà ulteriormente arricchita dall’osservazione della Luna in fase gibbosa crescente, del pianeta Saturno e delle stelle del cielo estivo, grazie agli strumenti messi a disposizione dallo staff del Planetario Pythagoras. Sarà inoltre attivo sulla terrazza del Museo durante la serata l’info point del parco nazionale d’Aspromonte, una finestra sull’area protetta. In questa occasione verranno mostrate le ceramiche artistiche dei Fratelli Condò di Gerace. Ingresso al costo di 3 euro, con visita del museo dalle 20 alle 23, senza prenotazione con posti limitati sulla terrazza del MArRC. L’evento sarà aperto dai saluti istituzionali del direttore del museo Archeologico nazionale, Fabrizio Sudano, seguiti dalla presentazione dell’iniziativa a cura di Angela Misiano, responsabile scientifico del Planetario Pythagoras. Il dibattito sarà coordinato da Fortunato Zappia e vedrà la partecipazione di Ulderico Nisticò e Gabriele Quattrone e Francesco Pisani.

La Magna Grecia è storicamente simbolo di contaminazione di idee, cultura, linguaggio e tradizioni. L’astronomia, che affonda le sue radici nella nostra regione, testimonia questo iter culturale iniziato millenni fa, assumendo significati particolari per la nostra terra. I concetti di ordine e di legge naturale, presupposti ineludibili della conoscenza razionale, hanno avuto nel cielo notturno l’origine della riflessione filosofica sull’Uomo e sul Mondo. Le stelle, con i loro nomi ispirati alla mitologia – divinità, eroi, ninfe, satiri, animali fantastici, mostri – costituivano per i nostri antenati della Magna Grecia un universo affascinante e complesso. Ma al di là delle stelle, cosa c’è? L’uomo si confronta con la follia che si oppone alla ragione, immergendosi in un dualismo tra ragione e non-ragione che ha segnato profondamente il nostro rapporto con l’umanità e la guerra. Durante la serata, i partecipanti saranno guidati in un racconto avvincente tra il Mito e il Logos, esplorando come l’uomo sia divenuto il protagonista di una cultura razionale e critica tipicamente occidentale.

Ferragosto alla Certosa di San Giacomo a Capri con il nuovo museo Archeologico e l’allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio”: 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_apertura-ferragosto_locandinaFerragosto 2024 alla Certosa di San Giacomo a Capri. Con una novità: il nuovo museo Archeologico con il nuovo allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” inaugurato il 26 luglio 2024. Il museo racconta la storia dell’isola nel momento del suo massimo splendore, all’epoca degli imperatori Augusto e Tiberio, attraverso 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti.

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Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Cuore dell’esposizione sono i reperti rinvenuti sull’isola, finora conservati nei depositi della stessa Certosa e del museo Archeologico nazionale di Napoli, adesso finalmente riuniti e fruibili da parte del pubblico. Il racconto museale è arricchito, inoltre, da numerosi oggetti della stessa epoca, provenienti principalmente dall’area campana e finora custoditi nei depositi del parco archeologico dei Campi Flegrei, dei parchi archeologici di Paestum e Velia, del parco archeologico di Ostia Antica, nonché recuperati da recenti sequestri condotti dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Fra questi ultimi spiccano tre bellissime coppe in argento rientrate dagli Stati Uniti e un suggestivo affresco proveniente dall’area vesuviana che riproduce un tempio.

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Il mare è sempre visibile nel percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Nel segno dell’accessibilità sono stati progettati dei supporti multimediali, fra cui uno schermo touchscreen che, partendo da un modello tridimensionale dell’isola, permette di esplorare le dodici ville imperiali ricordate dalle fonti antiche e di ripercorrerne la storia, lo scavo e in alcuni casi la fortuna nelle arti. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti. La palette cromatica dell’allestimento è ripresa dal quadro di K.W. Diefenbach esposto nella prima sala, che ritrae lo scoglio delle Sirene e che ripropone anche all’interno il mare, in un continuo dialogo fra la natura esterna e l’interno del museo. Anche gli spazi dedicati all’otium dell’imperatore si aprono sui giardini del Quarto del Priore, facendo entrare nel museo un altro elemento fondamentale delle residenze imperiali, quello della natura di horti e viridaria.

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Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con paesaggio marittimo da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

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Il ministro Gennaro Sangiuliano inaugura il nuovo museo Archeologico di Capri (foto mic)

“Il nuovo allestimento museale ‘L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio’ apre idealmente una nuova stagione per gli istituti culturali della perla del Mediterraneo”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Il nuovo museo archeologico alla Certosa di San Giacomo, che racconta la storia dell’isola nel momento del suo apogeo con 120 reperti rinvenuti in diversi scavi e finora conservati in numerosi depositi nel territorio campano, andrà infatti a impreziosire insieme a Villa Jovis il nuovo istituto ‘Musei e parchi archeologici di Capri’, da me fortemente voluto tra i nuovi 17 musei autonomi. Una spinta decisiva a proporre ai visitatori un’offerta culturale degna dell’eccellenza di quella turistica di Capri, riconosciuta a livello globale”.

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Il busto di Augusto divinizzato quarto del I sec. d.C.) da Fondi, nel nuvo percorso del mueo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Per il direttore generale Musei Massimo Osanna: “Capri è protagonista di un ampio programma di valorizzazione del patrimonio culturale, che il Ministero ha intrapreso con l’istituzione del museo autonomo, con il riallestimento, in corso, della collezione Diefenbach e con l’apertura, oggi, di un museo archeologico interamente dedicato all’isola in epoca giulio-claudia, momento fondamentale in cui Augusto acquisì Capri come proprietà imperiale e il suo successore Tiberio vi si stabilì, portandovi l’Amministrazione e la corte. Per questo suo ruolo centrale nell’ambito della romanità, l’isola aspettava e meritava questo museo che, a buon diritto, si inserisce nel Sistema museale nazionale, e che è stato reso possibile dalla fattiva collaborazione, oltre che di tutte le istituzioni ministeriali coinvolte, anche delle amministrazioni di Capri e Anacapri. Oltre ai reperti rinvenuti nel territorio isolano, si restituiscono alla pubblica fruizione anche altri oggetti, utili a completare il racconto museale, fino ad oggi conservati nei depositi di altri musei o provenienti da recuperi condotti dai Carabinieri: sono testimonianze storico-archeologiche di quei decenni che portarono Capri al centro dell’Impero romano”.

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La ricostruzione dell’arredo scultoreo della Grotta Azzurra conclude il percorso di visita del nuovo museo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

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Nuovo museo Archeologico di Capri: statua acefala tipo Narciso (I sec. d.C.) da Anacapri (foto emanuele a. minerva / mic)

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Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con le Tre Grazie da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

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Nuovo museo Archeologico di Capri: statuetta di Ercole seduto su roccia (I sec. a.C.) in bronzo e calcare da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

Il percorso museale. Il percorso inizia con una prima sala dedicata alla natura selvaggia di Capri, evocata da un maestoso e solenne quadro di K.W. Diefenbach, mentre una proiezione sulla volta richiama la natura odierna. Raccontare la vita dei Cesari a Capri, infatti, non significa solo evocare l’atmosfera raffinata delle ville imperiali ma è anche un modo per cogliere lo spirito di un luogo sospeso tra mare e cielo, che nel passato recente è stato ritrovo di intellettuali, fuggiaschi ed utopisti. La seconda sala racconta la battaglia di Azio, a seguito della quale Augusto nel 31 a.C. fondò un nuovo sistema politico. La testimonianza di Strabone dell’avvio con Augusto di un’intensa attività edilizia fa pensare che l’isola ospitasse a quel tempo più di una residenza imperiale, che il principe ornò di oggetti rari e antichità. È possibile, quindi, che già ad Augusto appartenessero le dodici ville di Tiberio menzionate da Tacito (Annali IV, 67). Sicuramente all’età augustea risalgono la villa in località Palazzo a Mare-Bagni di Tiberio, e quella di Damecuta. La sala 3 mostra lo sfarzo e la raffinatezza delle residenze imperiali, come dimostrano gli oggetti di uso quotidiano e gli arredi delle residenze di Capri. La sala 4 racconta un banchetto che, secondo le fonti, Augusto offrì a Capri, l’isola che amò per la bellezza del paesaggio, la dolcezza del clima e per l’atmosfera serena che favoriva la meditazione. L’isola lo attrasse per la sua aura di sacralità e per la tradizione greca ancora fortemente radicata nella popolazione. Fu qui, che ormai vecchio e malato, trascorse quattro giorni beneficiando di un miracoloso miglioramento prima che la morte lo cogliesse a Nola il 19 agosto del 14 d.C. (Svetonio, Vita di Augusto, 98, 1-3). Assistette agli esercizi degli efebi, ai quali offri un banchetto nel corso del quale distribuì doni ai convitati esigendo da loro la massima libertà di comportamento. La sala 5 racconta la domus Augusta: nel sistema politico creato da Augusto i legami familiari e la gestione del patrimonio personale del principe si saldano indissolubilmente al funzionamento della macchina istituzionale e alla gestione del patrimonio dello Stato. Una galleria di ritratti ci permette di conoscere i membri della famiglia giulio-claudia e un grande albero genealogico di cogliere i complessi legami famigliari tra loro. La sala 6 racconta il vivere in villa, in uno spazio aperto tra il mare e i giardini: qui il padrone di casa poteva circondarsi di opere d’arte e riproporre nelle architetture e negli arredi il lusso delle residenze principesche orientali. La sala 7 racconta l’isola di Tiberio, che ospitò filosofi, matematici ed astrologi. La tradizione ostile tramandata dagli storici, Tacito, Svetonio e Cassio Dione, si basa in buona parte sull’aneddotica della “Capri di Tiberio” fiorita probabilmente nello stesso entourage del principe. Tiberio fu uomo colto e raffinato, collezionista quasi patologico di opere d’arte, fine intellettuale che amò circondarsi di scienziati ed eruditi. Il racconto si conclude con la Grotta Azzurra, lo straordinario scrigno naturale trasformato in età tiberiana tramite la regolarizzazione delle sponde rocciose in un suggestivo ninfeo, dove a pelo dell’acqua emergeva il gruppo marmoreo di Nettuno e Tritoni, qui riproposto nella sua completezza anche con una statua di fanciulla vestita di peplo. Una suggestiva ambientazione tramite giochi di luce e un raffinato commento sonoro portano il visitatore dentro la grotta, quasi a bagnarsi i piedi.

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Veduta panoramica della Certosa di San Giacomo a Capri (foto mic)

La Certosa. La Certosa di San Giacomo fu edificata tra il 1371 e il 1374 dal conte Giacomo Arcucci, segretario di Giovanna I d’Angiò. Nel XVI secolo subì gravi danni durante le incursioni dei pirati turchi, che la incendiarono e saccheggiarono. Ristrutturata e ampliata, nel 1808, espulsi i certosini, divenne ospizio e poi carcere. Nel 1921, l’allora sindaco Edwin Cerio promosse la realizzazione di un orto botanico nelle aree verdi, per preservare la flora locale. Quando ai primi del ‘900 Capri divenne metà preferita di intellettuali ed artisti, particolarmente amata dai futuristi, la Certosa di San Giacomo fu scelta come sede di incontri, mostre ed esposizioni d’arte.

Bologna. Per la prima volta i Musei Civici di Bologna saranno aperti per l’intera giornata di Ferragosto con orario uniforme e continuato dalle 10 alle 19. Le mostre temporanee all’Archeologico e al Medievale

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In occasione di Ferragosto 2024, per la prima volta i Musei Civici di Bologna saranno aperti per l’intera giornata con orario uniforme e continuato dalle 10 alle 19. Un’occasione speciale per accogliere durante la festività che segna il culmine della stagione estiva sia chi rimarrà in città per viverne appieno l’offerta culturale sia i turisti di prossimità e quelli internazionali che visiteranno Bologna per scoprirne il ricco patrimonio storico-artistico. Le sedi museali visitabili giovedì 15 agosto 2024 saranno: museo civico Archeologico, museo civico Medievale, Collezioni comunali d’Arte, museo civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, MAMbo – museo d’Arte Moderna di Bologna, museo Morandi, Casa Morandi, Museo per la Memoria di Ustica, Museo internazionale biblioteca della musica. Aperto dalle 8 alle 18 anche il Cimitero Monumentale della Certosa, il più grande museo a cielo aperto della città, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO nell’ambito del progetto “Portici di Bologna”. Rimarranno chiusi, per la consueta pausa estiva, il museo del Patrimonio Industriale e il museo civico del Risorgimento. “Siamo molto felici che i nostri Musei Civici di Bologna siano per la prima volta aperti per l’intera giornata di Ferragosto con orario uniforme e continuato”, dichiara Eva Degl’Innocenti, direttrice Settore Musei Civici Bologna: “per noi è molto importante poter contribuire all’offerta culturale e di accoglienza della città per la cittadinanza e i turisti”.

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Medaglia in bronzo della Cassa di Risparmio di Bologna di Giuseppe Romagnoli (1927) conservata al museo civico Archeologico di Bologna: all’ombra del colle della Guardia si estende la città dalla quale si eleva la Garisenda fortemente convergente sull’Asinelli (foto bologna musei)

Museo civico Archeologico. Nell’atrio la mostra “Il Medagliere si rivela. Le due torri nelle medaglie e nelle monete del museo civico Archeologico di Bologna” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini (fino al 26 agosto 2024) (vedi Bologna. Al museo civico Archeologico apre una mostra di monete e medaglie con protagoniste le due torri simbolo della città nell’ambito del progetto “Il Medagliere si rivela” in contemporanea al cantiere per la messa in sicurezza e il restauro della Torre Garisenda | archeologiavocidalpassato). Ingresso: gratuito. Il museo civico Archeologico dedica una piccola esposizione di medaglie e di monete legate alla raffigurazione iconografica dei due monumenti simbolo della città felsinea, la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda, nell’ambito del progetto Il Medagliere si rivela volto a far conoscere al grande pubblico la ricchissima raccolta numismatica del museo. L’approccio tematico si propone di valorizzare non solo il patrimonio del museo ma desidera anche proporre un focus sulla storia locale attraverso la fortuna che l’immagine delle due torri ha conosciuto nella produzione numismatica attraverso 25 esemplari tra monete, conii e medaglie, che coprono un arco temporale compreso tra XV e XXI secolo. Asinelli e Garisenda sono le torri più celebri di Bologna, da molti secoli simbolo identificativo della città per i suoi abitanti e per i viaggiatori, e oggi per i numerosi turisti che la visitano. Inizialmente tuttavia, quelle che oggi sono gli edifici iconici dello skyline bolognese, si trovavano in un tessuto urbano caratterizzato dalla presenza di oltre 100 torri, oggi in amplissima parte scomparse o celate, tra i palazzi del centro storico. Nonostante la loro fama, poco si conosce delle ragioni e del contesto che portarono alla costruzione della Asinelli e della Garisenda, avvenuta tra la fine dell’XI e il XII secolo. La loro rappresentazione fa la prima comparsa nella monetazione locale agli inizi del XV secolo, in relazione con una delle fasi più significative dell’affermazione del Comune e dello spirito civico. A caratterizzarne l’immagine è la forte inclinazione della Garisenda rispetto alla torre degli Asinelli, pendenza che le arti figurative non hanno mancato di esasperare per rendere univoca l’identificazione, arrivando a trasformare l’immagine della diade in una vera e propria icona.

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Fiala in vetro blu decorato a smalti policromi e oro prodotta in Siria nel XIII secolo, conservata al museo civico Medievale (foto bologna musei)

Museo civico Medievale. Mostra “Conoscenza e Libertà. Arte Islamica al museo civico Medievale di Bologna” a cura di Anna Contadini (fino al 15 settembre 2024). Ingresso con biglietto museo: intero 6 euro, ridotto 4 euro, ridotto speciale giovani 19-25 anni 2 euro, gratuito possessori Card Cultura. L’esposizione Conoscenza e Libertà. Arte Islamica al Museo Civico Medievale di Bologna, nata da un progetto di ricerca scientifica tra Musei Civici d’Arte Antica di Bologna e SOAS University of London, intende valorizzare la collezione di materiali islamici, rari e di altissima qualità, appartenenti al patrimonio del Museo Civico Medievale di Bologna e promuovere la riscoperta di vicende e percorsi che, da secoli, costituiscono una parte significativa della storia culturale della città e non solo, per superare pregiudizi e stereotipi. Attraverso la lente della decolonizzazione, la mostra intende contribuire a trasformare gli approcci ereditati sulla ricezione della creatività artistica musulmana e favorirne una più corretta comprensione, rivelando l’importantissima influenza che le culture materiali di produzione islamica hanno svolto sull’arte e sul pensiero occidentali. In Italia l’incontro tra Oriente e Occidente è stato caratterizzato dallo scambio, dall’adozione e dall’adeguamento – nelle tecniche, nei motivi e nei modelli – dei principali linguaggi con cui si è espressa nei secoli la cultura artistica islamica: dalla scrittura, iconografia principale e distintiva, ai filoni decorativi dell’ornato geometrico e dell’arabesco. Realizzati in materiali diversi, i 38 manufatti esposti – tra metalli, ceramiche, maioliche, vetri e manoscritti – provengono da un’ampia fascia geografica del mondo islamico che si estende dall’Iraq fino a Turchia, Siria, Egitto e Spagna, e coprono un ampio arco cronologico, dall’inizio del XIII al XVIII secolo, rappresentando la produzione artistica delle dinastie Abbaside, Zangide, Ayyubide, Mamelucca e Ottomana.

Vetulonia. Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” conversazione con la direttrice Simona Rafanelli sulla mostra-evento “Il ritorno del condottiero”. Segue visita guidata

vetulonia_archeologico_mostra-il-ritorno-del-condottiero_conversazione-con-rafanelli_locandinaNon siete riusciti a partecipare alla serata inaugurale della mostra-evento “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Castiglione della Pescaia, Gr)? (vedi Vetulonia. Il principe etrusco Raku Kakanas torna a casa: apre la mostra “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” (con passeggiata alla Tomba del Duce), con il ricco corredo scoperto nella tomba a circolo nel 1886 da Isidoro Falchi. È la prima iniziativa dell’accordo tra Maf e Muvet | archeologiavocidalpassato) Allora non perdete la conversazione archeologica di approfondimento con Simona Rafanelli, direttore scientifico del MuVet, dedicata alla nuova mostra. Appuntamento mercoledì 14 agosto 2024, alle 21, al museo Archeologico. A seguire visita guidata alla mostra temporanea con le archeologhe dello staff del museo. Evento gratuito, apertura straordinaria del museo fino alle 23.