Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta ciclo di conferenze “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025”. Apre Maria Bernabò Brea. Ecco il programma

Nel 2025 ricorre il centenario della morte di Luigi Pigorini, il più noto tra i tre padri fondatori (oltre a lui, Pellegrino Strobel, docente di Scienze naturali all’università di Parma e don Gaetano Chierici, insegnante e archeologo reggiano) dell’archeologia preistorica italiana. Il complesso monumentale della Pilotta di Parma, il museo delle Civiltà di Roma (comprendente il museo Preistorico che oggi porta il suo nome e il museo Etnografico sempre da lui fondato), l’università di Padova, l’università La Sapienza di Roma, l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e i comuni di Fontanellato (luogo di nascita) e di Padova (luogo in cui si sé spento ed è sepolto) hanno congiuntamente stabilito di organizzare, nelle diverse sedi, una variegata serie di eventi commemorativi. Il complesso monumentale della Pilotta, con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e in collaborazione con Arkheoparma e l’associazione Amici della Pilotta, con l’intento di coinvolgere tutta la cittadinanza interessata o, ancor meglio, suscitare l’interesse di chi ancora non conoscesse questo straordinario archeologo, propone un ciclo di conferenze “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025”, tra la primavera e l’autunno del 2025; relatori sono studiosi di diversa specializzazione ma da sempre abituati anche alla comunicazione di carattere divulgativo. Luigi Pigorini non è espressamente argomento delle conferenze ma il fil rouge che le collega. Seppure “principe de’ paletnologi” come venne definito nel 1908 in occasione di una grande celebrazione a lui dedicata a Parma, nella sua carriera ha toccato molteplici argomenti, dalla numismatica ai siti dell’età del Bronzo, a quelli altomedievali. Partendo di volta in volta da uno di questi argomenti, le diverse conferenze ci presenteranno dunque lo stato delle conoscenze attuali, eventualmente sottolineando, e ci sarà da stupirsi, la genialità delle intuizioni e delle ricostruzioni del grande archeologo. Tutte le conferenze si svolgeranno all’Auditorium dei Voltoni – Complesso monumentale della Pilotta.

Maria Bernabò Brea (foto bmta)
Si inizia giovedì 6 marzo 2025, alle 17, con Maria Bernabò Brea su “Una nuova scienza palpitante di attualità. La nascita dell’archeologia preistorica”. Nel corso dell’Ottocento, a Nord delle Alpi, l’attenzione per reperti antichi solitamente trascurati, il progredire delle scienze naturali e della geologia, l’aumentato interesse per l’etnologia, le occasionali scoperte di antiche strutture in legno portano alla nascita dell’archeologia preistorica. L’eco di queste nuove ricerche giunge presto tra i naturalisti del Nord Italia: tra questi, Pellegrino Strobel avvia insieme a Pigorini le prime ricerche su siti della pianura emiliana da decenni sfruttati a fini agricoli: sono le cosiddette “mariere”, che i due studiosi riconoscono essere resti di villaggi preistorici, dell’età del Bronzo, e per cui adotteranno il termine, tuttora in uso, di terramare. Ai due studiosi parmensi si affianca ben presto anche il reggiano don Gaetano Chierici e con i loro studi ha inizio in Italia l’archeologia preistorica.
Maria Bernabò Brea, dal 1980 al 2016 funzionario archeologo della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia Romagna, direttrice del museo Archeologico di Parma dal 1991 fino al 31 dicembre 2016. Presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria dal 2012 al 2017. Oggi direttrice della Rivista di Scienze Preistoriche.

Georgia Cantoni (foto X)
Giovedì 27 marzo 2025, alle 17, Georgia Cantoni su “Ospitare mondi. Le collezioni etnografiche dei Musei Civici di Reggio Emilia”. L’etnologia svolge un ruolo importante per la formazione dell’archeologia preistorica (poi denominata appunto “paletnologia”); le popolazioni viventi a diversi stadi di sviluppo sono considerati dalla nascente disciplina archeologica uno strumento fondamentale per ricostruire la storia fisica, tecnologica e culturale delle popolazioni vissute in epoche remote. Raccolte etnografiche di privati e i reperti che L. Pigorini direttore del Museo preistorico etnografico di Roma offriva a G. Mariotti, direttore del Museo di Parma, in cambio di reperti delle terramare hanno costituito fino agli anni Sessanta la collezione etnografica del Museo di Parma. Dopo il suo riallestimento, questi beni hanno rischiato la dispersione, ma l’intera collezione è stata, fortunatamente, acquisita dai Civici Musei di Reggio Emilia dove è tuttora esposta.
Georgia Cantoni, conservatrice delle collezioni etnografiche dei Musei Civici di Reggio Emilia, Ispettore onorario per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara.

Marco Baioni (foto FB)
Giovedì 10 aprile 2025, alle 17, Marco Baioni su “Vivere sull’acqua. Le palafitte dell’arco alpino tra ricerca e valorizzazione”. Oltre un centinaio di siti palafitticoli distribuiti tra Francia, Svizzera, Germania e Italia hanno fornito una straordinaria e dettagliata panoramica sugli insediamenti, sulle strutture abitative, sull’economia delle comunità preistoriche dedite ad agricoltura e allevamento e stanziate sulle rive dei laghi alpini e subalpini per un arco di tempo compreso tra il 5000 e il 500 a.C. Le testimonianze archeologiche consentono una comprensione unica del modo in cui queste società interagivano con il loro ambiente, anche in relazione ai cambiamenti climatici e all’avvento di nuove tecnologie. Per le particolari condizioni di umidità si sono qui conservate strutture e manufatti lignei, nonché i tessuti più antichi d’Europa. Dal 2011 le palafitte dell’arco alpino sono patrimonio Unesco: dei 111 siti accreditati, 19 si trovano in Italia settentrionale.
Marco Baioni, direttore del museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (Bs), direttore dello scavo nella palafitta di Lucone di Polpenazze (Bs), compresa tra le palafitte inserite nel patrimonio UNESCO.

Claudio Cavazzuti (foto unibo)
Giovedì 8 maggio 2025, alle 17, Claudio Cavazzuti su “Cremazioni e campi d’urne dell’età del Bronzo a Parma, in Emilia e in Europa. Cosa sappiamo oggi rispetto a Pigorini?”. Nella seconda metà del II millennio a.C., si diffonde in tutta Europa l’uso della cremazione. A differenza di quello che si potrebbe pensare, i resti dei cremati di epoca preistorica (non paragonabili alle ceneri della pratica attuale) consentono, se accuratamente trattati, il recupero di numerose informazioni di carattere antropologico e culturale. All’interno dei cinerari, il microscavo viene solitamente eseguito in laboratorio, con le stesse procedure usate negli scavi archeologici: grazie all’esame dei resti umani, delle loro posizioni entro l’urna, con lo studio degli (eventuali) oggetti di corredo è possibile stabilire la temperatura raggiunta dal rogo funebre, le procedure dell’ossilegio (raccolta e inserimento nel cinerario dei resti), l’età e il sesso dei defunti e, nel caso di gruppi di sepolture sufficientemente numerosi, delineare un quadro della società dell’età del Bronzo cui tali sepolture appartenevano.
Claudio Cavazzuti, ricercatore in Preistoria e Protostoria, Alma Mater Studiorum – università di Bologna, titolare dell’insegnamento di “Networks and mobility in Archaeology”; curatore del progetto Marie Skłodowska-Curie “Ex-SPACE”, mirato alla ricostruzione della mobilità nell’età del Bronzo tramite un approccio integrato fra bio-archeologia e analisi isotopiche.

Michele Cupitò (foto graziano tavan)
Giovedì 29 maggio 2025, alle 17, Michele Cupitò su “Pigorini e la struttura delle terramare. Che cosa regge e che cosa no centocinquant’anni dopo?”. Il principale argomento degli studi condotti da Pigorini nel corso della sua lunga carriera sono senza dubbio le terramare; già nel 1882, pubblica autonomamente i risultati dello scavo condotto a Castione Marchesi nel 1877 dando interpretazioni non più in linea con il modello proposto da G. Chierici. Verso la fine del secolo, dopo la scomparsa dello stesso i Chierici e di P. Strobel, Pigorini dirige una serie di campagne di scavo nella terramara del Castellazzo di Fontanellato, da cui progressivamente trarrà una ricostruzione dell’impianto/strutture del villaggio così articolate e complesse da far lungamente dubitare, dopo la morte di Pigorini, della loro attendibilità. Solo in anni recenti, a partire dal 1990 circa una nuova intensa stagione di studi dedicata ai siti dell’età della piena età del Bronzo a sud e nord del Po ha dimostrato e continua a svelare la validità del “modello” pigoriniano e la genialità del suo autore.
Michele Cupitò, professore associato dipartimento dei Beni culturali – università di Padova, titolare degli insegnamenti di “Protostoria europea e mediterranea” e “Protostoria dell’urbanizzazione in Italia settentrionale”; responsabile Didattica e Ricerca, Laboratori di Archeologia – università di Padova; direttore scientifico degli scavi nei siti dell’età del Bronzo di Fondo Paviani (Vr) e di Villamarzana (Ro).

Nato a Fontanellato nel 1842, Luigi Pigorini entra nel 1858, appena sedicenne, come “alunno” al Museo di Antichità di Parma, con il compito di aiutare il direttore, Michele Lopez, nella sistemazione delle monete. Alla fine del 1860, però, la visita al Museo di due naturalisti, Bartolomeo Gastaldi torinese e Pellegrino Strobel, docente di Scienze all’Università di Parma, interessati agli oggetti recuperati nelle “mariere”, determina la grande svolta della sua vita. Nel 1861 è invitato da Strobel a collaborare nello studio di questi siti sparsi nelle campagne emiliane e già dopo i primi sopralluoghi vi riconoscono i resti di villaggi preistorici a cui attribuiscono il nome di “terramare”; grazie a loro, e al reggiano don Gaetano Chierici che li affianca l’anno successivo, nasce l’archeologia preistorica italiana. Pigorini abbandona così le antichità classiche per dedicarsi all’archeologia preistorica o “paletnologia”. Nel 1865, è il primo a parlare a Roma, all’Istituto di Corrispondenza Archeologica e di fronte a prelati e cardinali, dell’“Alta Antichità”, suscitando inizialmente sdegno, ma poi un attento e duraturo interesse. Nel 1867 è nominato direttore del museo di Antichità di Parma; negli anni della sua direzione, le collezioni di reperti preistorici crescono notevolmente, ma nel 1875 è chiamato a Roma per realizzare un museo Preistorico nazionale che metta la nuova capitale al pari di quelle europee. Già direttore del Museo, inaugurato nel 1876, nel 1877 gli viene affidata la prima cattedra “Paletnologia”, istituita grazie alle sue insistenze e unica in Europa fino agli inizi del Novecento. Membro di un numero infinito di accademie e istituzioni culturali, funzionario ministeriale di ineccepibile correttezza, nel cinquantenario del suo ingresso nel mondo archeologico, la città di Parma gli tributa, nel 1908, grandi onori e il dono di una medaglia in cui viene definito “principe de’ paletnologi”. Nel 1912, in virtù dei suoi meriti scientifico-culturali, è nominato Senatore del Regno e per qualche tempo rivestirà anche la carica di vice-presidente del Senato. Ritiratosi dalla direzione del Museo e dall’insegnamento universitario, le sue finanze non gli consentono di vivere a Roma per cui nel 1923 si trasferisce con la moglie a Padova, dove muore nel 1925 e dove viene sepolto con funerali di Stato.
Firenze. A tourismA 2025 la consegna del XII premio “Riccardo Francovich” a Cimitile – Città delle Basiliche paleocristiane (Na) “sintesi esemplare tra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione”. Il commento del prof. Carlo Ebanista ad archeologiavocidalpassato.com

Cimitile (Na): l’interno della basilica paleocristiana di San Felice (foto sami)
“Cimitile (Città delle Basiliche Paleocristiane) rappresenta una sintesi esemplare tra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico di non specialisti, con la partecipazione del Comune di Cimitile (Na), la parrocchia di San Felice e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana fi Napoli”: con questa motivazione della La Commissione Giudicatrice della SAMi – Società degli Archeologi Medievisti Italiani, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI, professore di Archeologia medievale, università del Salento), e composta da Angela Borzacconi (direttore museo Archeologico nazionale, Cividale), Giovanni Floris (giornalista e conduttore televisivo), Gabriella Picinni (professore di Storia medievale, università di Siena), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Marco Valenti (professore di Archeologia medievale, università di Siena) ha assegnato a Cimitile (Na), il premio “Riccardo Francovich”, XII edizione, anno 2024, per il miglior museo e parco archeologico italiano a tema medievale.

Consegna XII premio “Riccardo Francovich” a tourismA 2025: da sinistra, il parroco don Giovanni de Riggi, il sindaco Filomena Balletta, il prof. Carlo Ebanista, e il prof. Paul Arthur presidente SAMI (foto graziano tavan)
La cerimonia di premiazione si è svolta venerdì 21 febbraio 2025, a tourismA 2025 nell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze. A ricevere il premio 2024 dalle mani del presidente SAMI Paul Arthur, premio che celebra l’importanza delle Basiliche Paleocristiane di Cimitile e il loro straordinario valore storico e archeologico, è stata il sindaco Filomena Balletta, accompagnata da Carlo Ebanista, professore di Archeologia cristiana e medievale all’università del Molise, e da don Giovanni de Riggi, parroco di San Felice. “Come assessore alla Cultura”, commenta Balletta, “non posso che essere orgogliosa di questo traguardo, che premia la nostra identità e il lavoro di valorizzazione del patrimonio culturale di Cimitile. Questo premio non è solo un riconoscimento al passato, ma uno stimolo per il futuro, per continuare a promuovere la nostra storia e renderla sempre più accessibile e conosciuta. Un ringraziamento a chi ha reso possibile questo successo e a tutta la comunità che ogni giorno sostiene e ama il nostro patrimonio. Cimitile è storia, arte e cultura e oggi lo confermiamo con orgoglio”.
“Il premio Riccardo Francovich”, sottolinea il prof. Ebanista ad archeologiavocidalpassato.com, “rappresenta per Cimitile, il complesso basilicale paleocristiano, un momento importante nella tappa dello sviluppo di questo sito straordinario che nasce nel I secolo e che si sviluppa grazie alla figura di Paolino da Nola. Cimitile non è altro che la trasformazione del termine cimitero. Nasce come cimitero, dove viene sepolti un prete martire cristiano. Intorno a questa tomba si sviluppa un complesso basilicale e poi l’abitato che tuttora si chiama Cimitile. L’opportunità che ci ha offerto la SAMI, a cui siamo particolarmente grati, è quella di rendere un grande servigio a questo complesso, al piccolo paese nel quale si trova che è in provincia di Napoli, per rendere fruibile questo luogo noto al grande pubblico. In realtà Cimitile è un complesso noto agli studiosi perlopiù di Archeologia cristiana. Adesso grazie al premio acquisisce una grande visibilità e ci auguriamo che tutti i turisti che vogliono visitarlo raggiungano il nostro paese, vengano a vedere: troveranno un complesso straordinario immerso nel verde con diverse basiliche di età paleocristiana e medievale, con affreschi mosaici sculture, un antiquarium e un museo costituendo sul pellegrinaggio e la devozione. Insomma, un bel luogo da visitare”.
Torino. Per San Valentino al museo Egizio due innamorati entrano con un solo biglietto e la scelta di un verso d’amore dall’Antico Egitto. O si può regalare la Membership You&ME
“O amato, amor mio, il cuore segue il tuo amore”… “Allora mi affretterò verso il mio amato, lo bacerò davanti ai suoi, non avrò vergogna della gente, ma mi rallegrerò della loro considerazione”… “O cuor mio, non mi dar pena! Perché ti comporti come un folle?”… Versi d’amore che vengono da lontano: li ha ripescati il museo Egizio di Torino dal libro “Letteratura e poesia dell’Antico Egitto” (Einaudi), raccolta di rara suggestione, vero specchio dell’eterna civiltà del Nilo, curata dall’indimenticabile Edda Bresciani, per San Valentino, la giornata dedicata all’amore in tutte le sue forme, le parole degli antichi egizi sono più moderne che mai. “Dedicate i vostri versi preferiti alla persona più importante per voi: che l’amore degli antichi arrivi fino a voi”, scrivono all’Egizio. “E se oggi, 14 febbraio 2025, venite a visitare il museo Egizio con una persona cui volete bene, pagherete un solo biglietto di ingresso, prenota online al link https://egizio.museitorino.it/”.

Statua di Hathor, dea dell’amore, nel nuovo allestimento “Materia. Forma del Tempo” al museo Egizio di Torino, datata Nuovo Regno (1539 – 1292 a.C.) (foto museo egizio)
Ma il museo Egizio di Torino lancia anche un’altra idea. “Sei in cerca di un dono speciale per sorprendere chi ami? Con quattro programmi dedicati, la Membership You&ME è un regalo in grado di stupire chiunque sia affascinato da arte, storia e archeologia. Scopri i vantaggi, scegli la card più adatta e regala un anno in compagnia del Museo Egizio. Le newsletter mensili e gli eventi riservati ai member saranno l’occasione per parlare con i ricercatori, comprendere il lavoro di studio e cura dei reperti ed instaurare un dialogo ravvicinato con la collezione, anche lontano dal Museo. Per San Valentino fai un regalo speciale e sostieni il Museo Egizio più antico del mondo”.
Aidone (En). Al museo Archeologico il convegno “Paolo Orsi. Un viaggio nell’Archeologia del mondo antico” a cura di Alessandra Mirabella a novant’anni dalla morte dell’archeologo roveretano. E al cinema proiezione del film “Paolo Orsi a Siracusa” a cura di Dario Di Blasi. Ecco il programma e gli interventi

A novant’anni dalla morte, nel 1935, di Paolo Orsi, giovedì 13 febbraio 2025, il Comune di Aidone (En) per diretta iniziativa dell’assessore alla Cultura, prof.ssa Alessandra Mirabella, e il parco archeologico Morgantina-Villa del Casale organizzano il convegno “Paolo Orsi. Un viaggio nell’Archeologia del mondo antico” per approfondire la conoscenza del lavoro del grande archeologo roveretano e l’impatto della sua ricerca sul patrimonio culturale. “Paolo Orsi – ricorda Mirabella – condusse indagini archeologiche nel nostro territorio e definì la città antica in contrada Serra Orlando, quella che poi sarebbe stata identificata come Morgantina, Pompei siciliana che racchiude le più vaste e belle rovine della Sicilia orientale”. Appuntamento dunque il 13 febbraio 2025, alle 16.30, al museo Archeologico regionale di Aidone nel seicentesco convento dei Padri Cappuccini, con il convegno “Paolo Orsi. Un viaggio nell’Archeologia del mondo antico” a cura e coordinato da Alessandra Mirabella, con la consulenza di Dario Di Blasi, che nella primavera 1990 come conservatore onorario del museo civico di Rovereto collaborò all’organizzazione, quale segretario, del convegno “Paolo Orsi e l’archeologia del ‘900”. Dopo i saluti di Annamaria Raccuglia, sindaco di Aidone, e di Carmelo Nicotra, direttore del parco archeologico Morgantina-Villa del Casale, intervengono Maurizio Battisti, archeologo Fondazione Museo Civico di Rovereto, “La formazione del giovane Orsi e il carteggio”; Gioconda Lamagna, già direttrice del parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, “I taccuini di Paolo Orsi. Dall’acquisizione all’avvio della pubblicazione”; Massimo Frasca, archeologo e già docente università di Catania, “Paolo Orsi e le anonime città siculo-greche della Sicilia interna”; Massimo Cultraro, dirigente di ricerca, CNR-ISPC, Catania, “Paolo Orsi e l’Egitto: un amore mai dichiarato”. Alle 19, ci si sposta al cineteatro Herbita, dove Dario Di Blasi, già direttore artistico della rassegna del cinema archeologico di Rovereto e curatore di festival e rassegne in Italia, presenta la proiezione del film “Paolo Orsi a Siracusa”. Vediamo meglio gli interventi.
MAURIZIO BATTISTI “La formazione del giovane Orsi e il carteggio”. Le tappe formative del giovane Paolo Orsi: i suoi inizi al museo civico di Rovereto, la sua città natale; i suoi primi scavi e le sue prime ricerche in Trentino; i suoi studi universitari e la sua partenza verso la Sicilia. Si daranno anche aggiornamenti sull’inventariazione in corso del carteggio inedito pubblicato in rete in collaborazione con il museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa.
GIOCONDA LAMAGNA “I taccuini di Paolo Orsi. Dall’acquisizione all’avvio della pubblicazione”. Nel corso dei suoi oltre quarant’anni di instancabile attività di ricerca e tutela in Sicilia e Calabria, Paolo Orsi annotò pressoché quotidianamente il lavoro svolto nei suoi taccuini, raccogliendo una quantità enorme di dati. Questo materiale costituisce oggi un prezioso giacimento di informazioni, in parte ancora inesplorato. Il presente contributo si propone di ripercorrere le fasi travagliate dell’acquisizione di questi manoscritti, inizialmente in possesso degli eredi Orsi, e le successive attività che al museo Paolo Orsi di Siracusa, dove furono depositati dopo l’acquisto avvenuto negli anni Sessanta del Novecento, hanno portato alla microfilmatura e poi alle operazioni di trascrizione e scansione dell’intera raccolta. Le operazioni hanno infine condotto all’avvio dell’edizione a stampa, iniziata nel 2018 con la pubblicazione dei primi quattro taccuini in un volume edito dall’Accademia Nazionale dei Lincei, l’illustre istituzione a cui Orsi appartenne fin dal 1896. Già nei primi quattro taccuini (anni 1888-1889) emerge con chiarezza la figura di Orsi, che sarebbe diventato per molti anni l’indiscusso protagonista della ricerca archeologica in Sicilia e Calabria. In queste pagine manoscritti e si evidenzia anche la forte accelerazione che egli impresse alle indagini sul campo subito dopo il suo arrivo a Siracusa, nel settembre del 1888, con l’avvio degli scavi a Megara Hyblaea e una serie di accura sopralluoghi nei principali si archeologici del siracusano, finalizza ad ottenere una piena conoscenza del territorio. Una partenza straordinaria che lo porterà, già alla fine dell’anno successivo, a varcare lo Stretto, avviando, assieme a Petersen e a Dörpfeld, gli scavi di Locri, descritti a partire dal taccuino n. 5, già pubblicato nel volume II dei taccuini, edito nel 2022 (taccuini 5-16, anni 1889-1892).
MASSIMO FRASCA “Paolo Orsi e le anonime città siculo-greche della Sicilia interna”. Nel contributo si esamineranno i dati relativi a tre siti interni indagati da Paolo Orsi nell’interno della Sicilia: Monte Bubbonia, Monte San Mauro e Serra Orlando. Attraverso la documentazione edita, saranno affrontati i problemi relativi alla cosiddetta ellenizzazione dei centri indigeni e alla eventuale presenza di Greci insediati nell’interno dell’Isola.
MASSIMO CULTRARO “Paolo Orsi e l’Egitto: un amore mai dichiarato”. Nella complessa e articolata biografia intellettuale di Paolo Orsi, un posto di rilievo è giocato dall’interesse per l’Egitto antico. Il tema non è stato sufficientemente indagato, ma a una più attenta analisi dei suoi numerosi scritti emerge con chiarezza una specifica attenzione verso la storia e l’archeologia dell’Egitto. Nato nel corso della formazione viennese, l’interesse per la terra dei Faraoni si articola in Orsi in due differenti piani: il primo è la visione diffusionista che impone di identificare nel Mediterraneo orientale i centri di propulsione dei più importanti fenomeni della storia mediterranea. Per Orsi anche l’Egitto avrebbe avuto un ruolo importante nella formazione delle culture preistoriche siciliane, spingendo in tal direzione il pensiero del fisiologo torinese Angelo Mosso, suo personale amico, nell’identificare una “componente mediterranea-nordafricana”, attiva fin dal Neolitico. Il secondo piano riguarda l’interesse di Orsi per il collezionismo di materiali egizi, che implica l’acquisto di una raccolta di manufatti litici dal Fayyum destinata al museo di Siracusa e a cui segue anche uno spiccato interesse per le produzioni di arte copta. Quest’ultimo segmento di interesse, ad oggi totalmente sconosciuto, mette in evidenza l’attenzione dello studioso verso il nascente campo dell’archeologia medievale. Infine, all’interno di questa attività si inserisce l’acquisto di alcuni vasi della cultura di Naqada, oggi conservati al museo civico di Rovereto.
DARIO DI BLASI Proiezione del film “Paolo Orsi a Siracusa” (Sirio Film). Nell’aprile del 1990 prese il via la Rassegna internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto da una felice intuizione di Dario Di Blasi che, in visita a Siracusa, si rese conto che solo pochi roveretani erano consapevoli della levatura di Orsi e del suo significativo ruolo nella ricerca archeologica della tra fine ‘800 e inizi ‘900, da qui l’idea di organizzare un convegno su Orsi e di dar vita ad una rassegna che divulgasse le conoscenze in ambito archeologico attraverso il cinema.
Parco archeologico di Ostia Antica. Coperti i mosaici della Necropoli di Porto all’Isola Sacra per l’inverno

Tomba E25, necropoli di Porto sull’Isola Sacra: mosaico delle Stagioni e il mito di Alcesti, prima della copertura (foto parco archeologico ostia antica)

Tomba E25, necropoli di Porto sull’Isola Sacra: mosaico delle Stagioni e il mito di Alcesti, dopo la copertura (foto parco archeologico ostia antica)
Dopo che a dicembre 2024 erano stati coperti i mosaici dell’area archeologica di ostia Antica (vedi Ostia Antica (Roma). Completata la copertura stagionale dei mosaici per la loro conservazione. Torneranno visibili a primavera. Ecco l’elenco dei mosaici interessati | archeologiavocidalpassato), con la fine del mese di gennaio 2025 sono state ultimate le operazioni di copertura dei mosaici della Necropoli di Porto all’Isola Sacra per l’inverno. Anche questi mosaici, così come quelli degli Scavi di Ostia saranno ri-scoperti con l’arrivo della bella stagione.
Cabras (Or). Aumento di visitatori e incassi nel 2024 per i siti della Fondazione Mont’e Prama (museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, l’area archeologica di Mont’e Prama, Tharros, l’ipogeo di San Salvatore e la Torre di San Giovanni). E il 2025 è ricco di novità

Aumento significativo di visitatori e incassi nel 2024 per i siti della Fondazione Mont’e Prama, che includono il museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, l’area archeologica di Mont’e Prama, Tharros, l’ipogeo di San Salvatore e la Torre di San Giovanni, a conferma del crescente interesse per il patrimonio culturale sardo. Il numero di visitatori è aumentato del 13,5% rispetto al 2023 e del 33% rispetto al 2022, superando di gran lunga la media di 152.500 visitatori registrata nel biennio pre-pandemia (2018/2019). Nel 2024 sono stati staccati ben 177.230 biglietti contro i 156.071 del 2023 e i 133.286 del 2022. Gli incassi hanno registrato una crescita del 27% rispetto al 2023 e del 59% rispetto al 2022, con un incremento del 60% rispetto alla media di 527.000 euro del biennio pre-pandemia. Nel 2024 gli incassi hanno raggiunto la cifra record di 840.389 euro contro i 661.065 del 2023 e i 529.000 del 2022.

“E si prospetta un 2025 ricco di novità”, annuncia il presidente Antony Muroni. “Sarà proprio l’inizio dell’anno a dare notizia di un grande evento: il mese di gennaio 2025 verrà inaugurato con la fine del primo progetto di restauro della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Cagliari, a cui verrà dedicata un’ala del museo civico Marongiu di Cabras che ospiterà un allestimento temporaneo in cui, per la prima volta, saranno esposte le due statue di Mont’e Prama restaurate a Cabras e circondate dai modellini di nuraghe restaurati a Cagliari. A marzo 2025 verrà, invece, disallestita la mostra su Mont’e Prama che in questi mesi è stata ospitata nella Sala del Paesaggio. I Giganti, con un nuovo progetto allestitivo, torneranno per qualche mese nella loro originaria collocazione, nell’ambito del corpo storico del Museo. Sarà un passaggio temporaneo perché il 2025 sarà anche l’anno in cui il complesso statuario di Mont’e Prama verrà finalmente riunito a Cabras. Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo nei prossimi mesi”.

Il successo del 2024 è il risultato di una serie di fattori, tra cui la crescente notorietà dei Giganti di Mont’e Prama: le statue, uniche nel panorama archeologico del Mediterraneo, attraggono sempre più l’attenzione di turisti italiani e stranieri, con un effetto positivo su tutti i siti gestiti dalla Fondazione. E poi le attività di promozione e valorizzazione del patrimonio: la Fondazione Mont’e Prama ha intensificato gli sforzi per promuovere il patrimonio culturale, con iniziative di comunicazione, eventi e mostre che coinvolgono l’intero territorio. Infine il miglioramento dei servizi offerti ai visitatori: il Museo e i siti archeologici sono stati oggetto di interventi di miglioramento, con l’obiettivo di offrire un’esperienza di visita sempre più completa e appagante. “Questo successo conferma l’importanza del patrimonio culturale del Parco archeologico naturale del Sinis e ci incoraggia a proseguire nel nostro impegno per la sua valorizzazione e promozione”, dichiara Muroni. “La Fondazione Mont’e Prama continuerà a investire nella ricerca, nella conservazione e nella valorizzazione di tutti i siti gestiti, con l’obiettivo di renderli un punto di riferimento per il turismo culturale in Sardegna”.
Montebelluna (Tv). Aperta al museo di Storia naturale e Archeologia la mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con protagoniste le due situle figurate scoperte a Posmon che tornano a casa. Gli interventi ufficiali all’inaugurazione

Mostra “Fabulae” al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv): la sala delle situle (foto graziano tavan)
Le due situle di Posmon sono tornate a casa. A Montebelluna. Definitivamente. Questi “secchi” di lusso, realizzati in bronzo 2500 anni fa, sono stati realizzati dai Veneti antichi per contenere bevande alcoliche durante i banchetti, poi impiegati alla fine del loro ciclo vitale come vasi-ossuario nelle sepolture di personaggi importanti. Da sabato 16 novembre 2024 (e fino al 31 agosto 2025) le due situle figurate, scoperte una nel 2002 e l’altra nel 2012 nella necropoli preromana di via Cima Mandria di Posmon di Montebelluna (Tv), dopo un lungo e impegnativo restauro, sono le protagoniste della mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, frutto della sinergia interistituzionale tra Comune di Montebelluna, con il suo museo civico, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, e direzione regionale Musei nazionali Veneto a cui fa capo il museo nazionale Atestino. A realizzarla non un curatore ma un intero comitato scientifico interdisciplinare dove ognuno degli esperti ha portato le proprie competenze.

Comitato scientifico e autorità all’inaugurazione della mostra “Fabilae” al museo di Storia naturale e di Archeologia di Montebelluna (foto graziano tavan)
E sabato 16 novembre 2024, all’inaugurazione alla presenza del sindaco di Montebelluna Adalberto Bordin, c’era tutto al completo: Stefano Buson, già funzionario restauratore al museo nazionale Atestino; Monica Celi, direttrice del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia; Nicoletta Onisto, esperta in resti cremati, docente incaricato all’università di Ferrara; Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza ABAP VE-MET; Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino; Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino; Luca Zaghetto, archeologo, autore di studi sistematici sui sistemi iconografici dell’arte delle situle. Ecco i passi salienti degli interventi delle autorità all’inaugurazione.
“È una mostra progettata in maniera logica, facile e intuitiva, ma non per questo gli oggetti esposti non sono assolutamente unici”, esordisce il sindaco Adalberto Bordin. “Per la prima volta vengono riunite le due situle più importanti del territorio montebellunese: una venuta alla luce nel 2002 e l’altra nel 2012. Queste situle raccontano la storia di noi veneti come popolo come eredi di Antenore, eroe troiano che nelle sue peregrinazioni, un po’ come tutti gli eroi sia greci sia troiani, arrivò e si insediò secondo la leggenda qui nell’Adriatico, nel nord dell’Italia, e si dice fondò addirittura Padova. Allora quello che emerge sono già le peculiarità del nostro popolo. Intanto le situle erano utilizzate per il vino, cosa che mi sembra in questa terra non manchi, e quindi a migliaia di anni di distanza questa tradizione continua a essere presente. Ma poi anche la capacità di innovare. Queste situle che prima erano utilizzate come contenitori, poi tolto il manico sono servite come urna funeraria. Quindi la capacità di innovare e di progredire. Credo che questa sia veramente una mostra straordinaria e unica. Concludo ringraziando veramente tutti. Perché per portare una mostra così unica nel nostro territorio è necessaria la collaborazione e la responsabilità di tutti”.
“Porto i saluti da parte del soprintendente Vincenzo Tinè che come me è entusiasta di questa mostra e di tutte le attività che vengono svolte a Montebelluna”, interviene Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza ABAP VE-MET. “Questo evento è la conclusione di un lavoro che parte da lontano. Si sa che la soprintendenza dà un po’ fastidio perché con le azioni di tutela impone certe volte le proprie condizioni alla realizzazione di edifici pubblici e privati – ai privati dà particolarmente fastidio – però poi dobbiamo pensare che tutto viene esposto: a Montebelluna, un caso virtuoso, vengono esposti oggetti scavati e che hanno subito un lungo processo di attività che coinvolgono tante persone, dagli archeologi che scavano ai restauratori, da noi funzionari che ci occupiamo più della parte burocratica ai disegnatori che disegnano i pezzi, al Comune e al museo che poi si occupano di tutta la sequenza delle attività. E quindi è un team di persone appassionate del proprio lavoro che lavora per restituire – in questo caso felicemente – alla collettività quello che viene ritrovato dagli scavi, dalle azioni di tutela che tante volte vengono vissute un po’ con fastidio ma come possiamo vedere in questa mostra poi alla fine danno delle grandi soddisfazioni perché siamo riusciti a portare in mostra dei reperti eccezionali. Quindi – conclude – voglio ringraziare tutti, e ringraziare il comitato scientifico che veramente ha fatto un lavoro fantastico perché si sono impegnati tutti dall’inizio alla fine nella realizzazione di questa mostra. E un ringraziamento particolare all’amministrazione di Montebelluna, alla direttrice Monica Celi e alla conservatrice Emanuela Gili che sono veramente delle persone instancabili”.
“Anch’io porto i saluti del dirigente Daniele Ferrara”, spiega Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino. “E devo dire che entrambi siamo stati molto contenti di questo invito alla collaborazione che ci è arrivato dal museo di Montebelluna e dalla soprintendenza. Per noi è stata veramente un’opportunità per mettere in pratica un’idea di sistema nazionale dei musei che il ministero, attraverso la direzione generale Musei, sta cercando di mettere in piedi, cioè una sorta di rete di tutti i musei italiani indipendentemente dal loro status giuridico ma basandosi invece su dei criteri di qualità. E in questo senso penso che il museo di Montebelluna sia veramente un esempio luminoso e raro di alto livello scientifico e anche di impegno a contatto con la cittadinanza. E credo che il numero di persone oggi presenti ne sia una testimonianza per la diffusione del patrimonio naturalistico ma anche archeologico, che è quello che personalmente conosco meglio. In questa occasione specifica – continua -, tra l’altro, la collaborazione del museo nazionale Atestino in realtà nasce da lontano, da prima ancora che questo facesse parte della direzione regionale Musei nazionali del Veneto, perché nel 2012, quando la situla figurata, che avrete modo di vedere per la prima volta a Montebelluna proprio in questa mostra, venne ritrovata nel corso degli scavi per decisione di Anna Maria Larese, che era allora il funzionario di soprintendenza ma che è stata poi una collega della direzione regionale dei Musei, decise di portare il reperto a este dove esisteva, ed esiste ancora per nostra fortuna, un laboratorio specialistico attrezzato in cui Stefano Buson, che oggi è parte del nostro comitato scientifico, ha effettuato la difficilissima operazione di restauro e dove quindi si è anche cominciato a poter studiare questo reperto, grazie soprattutto all’opera di Giovanna Gambacurta. E quindi è una collaborazione che è in qualche modo connaturata alla storia di questo eccezionale reperto che oggi torna alla comunità di Montebelluna. È stata un’operazione esemplare dal punto di vista della collaborazione istituzionale tra tutte le parti in causa e questo penso sia un valore aggiunto. In particolare anche perché c’è stata una collaborazione dal punto di vista scientifico con l’istituto nazionale di studi etruschi e italici – sezione dell’Etruria padana e dell’Italia settentrionale, e con il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Ca’ Foscari, oltre ad altre collaborazioni organizzate più direttamente dal museo di Montebelluna per gli aspetti di comunicazione. Per cui – conclude – veramente un’operazione corale che spero avrete modo di apprezzare, e che rende necessario il ringraziamento al museo di Montebelluna ma anche a tutti gli altri partecipanti e alla comunità”.
“Io non parlo senza il mio comitato scientifico, cioè il comitato scientifico della mostra, a cui dobbiamo tutto quello che vedete”, esordisce Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna. “E nel colophon non troverete un curatore della mostra perché questa è veramente un’opera collettiva, risultato di riunioni, incontri, condivisioni, con un’apertura, una disponibilità incredibili, che mai mi era capitato di trovare in tutti gli anni di lavoro. Il motivo è molto semplice. Ci siamo trovati a lavorare su un patrimonio culturale straordinario, le due situle figurate di Montebelluna, ben due che è una cosa eccezionale nel panorama culturale-archeologico dell’area di diffusione dei Veneti antichi in cui Montebelluna rientra. E questo patrimonio straordinario ha mosso energie di tutti i tipi, sia a livello degli studiosi, insomma di chi ha avuto veramente l’onore di lavorarci su per comunicarlo a tutti, ma anche proprio a livello di comunità. E quindi è con grande piacere che vi invito a vedere la mostra leggendo anche tra le righe tutti i significati che si incrociano in questa mostra. Non è solo il patrimonio che viene raccontato – spiega -, ma è un patrimonio che muove tante riflessioni, molte anche collegate al presente, all’attualità. Noi non parliamo solo delle situle, ma parliamo molto di Posmon, del sito di Montebelluna da cui esse provengono. C’è anche una riflessione sull’uso del territorio, il consumo del suolo. Lo sforzo grande era non presentare questi oggetti meravigliosi in una vetrina e basta, ma farli diventare uno spunto di riflessione su il potere dell’archeologia di farci capire tante cose del passato e affrontare meglio il presente con più consapevolezza. Quindi vedrete tanti filoni tematici che si intersecano. E ci sono due poli: le Fabulae, è il titolo, che devo proprio al comitato, a Mariangela Ruta e a Giovanna Gambacurta, tra i curatori, poi abbiamo Benedetta Prosdocimi, Carla Pirazzini, Nicoletta Onisto, Luca Zaghetto, Stefano Buson, e Monica Celi. Un comitato interdisciplinare, e anche inter-istituzionale, e anche questo è bello, una sinergia tra istituzioni proprio dovuta a questo patrimonio. E quindi – conclude – i due poli sono le Fabulae, cioè le narrazioni raccontate dalle situle figurate con queste storie meravigliose. L’altro polo sono le “tracce” che l’archeologia ci lascia, che il passato lascia sul terreno e che sono gli archeologi, con il loro metodo minuzioso, a tirare fuori e a permettere anche tutto questo lavoro di cui stiamo parlando”.
Padova. A Palazzo del Bo il quarto convegno internazionale “Dialoghi oltre il tempo. Ricerca, confronto, condivisione” con al centro il concetto di dialogo, declinato nell’ambito delle discipline archeologiche, storico-artistiche, musicali, del cinema e dello spettacolo. Ecco il programma
Il 14 e 15 novembre 2024, nell’Aula Nievo di Palazzo del Bo a Padova, il convegno internazionale “Dialoghi oltre il tempo. Ricerca, confronto, condivisione”, organizzato dalle dottorande e dai dottorandi del XXXVIII ciclo del Corso di Dottorato in Storia, Critica e Conservazione dei Beni Culturali dell’università di Padova. Il convegno, giunto alla quarta edizione, mette al centro il concetto di dialogo, inteso come momento di scambio dinamico sul piano cronologico, metodologico, culturale, materiale e geografico, declinato nell’ambito delle discipline archeologiche, storico-artistiche, musicali, del cinema e dello spettacolo. Sono invitati a partecipare studenti, specializzandi, dottorandi e tutti gli interessati.
PROGRAMMA GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE 2024. Alle 9, registrazioni; 9.15, saluti e presentazione volume atti 2023. 9.45-11.15 SESSIONE 1 – Dialoghi con le fonti Modera Giulia Lavarone: S. Spader (università di Padova) “In dialogo con l’opera: la tavola dei Quattro Santi Coronati di Vincenzo Catena per la Scuola veneziana dei Tagliapietra”; M. Ferroni (università di Padova) “Un inedito manoscritto ferrarese a Dublino ed una nuova sottoscrizione per Franco dei Russi”; I. Cesaroni (università di Macerata) “Storie di libri: dialoghi epistolari per la biblioteca Leopardi”; D. Bianchi (università di Firenze, Pisa e Siena) “La voce e il fotogramma. Racconto soggettivo e ricordo privato come strumenti di indagine nel cinema d’amatore”; 11.15, coffee break. 11.45-13.15 SESSIONE 2 – Dialoghi con immagini e suoni Modera Zuleika Murat: M. La Rosa (università di Padova) “Le armille sonanti, tra rappresentazioni iconografiche e realia”; G. Lattanzio (Masaryk University) “Il ciclo rupestre di S. Andrea Priu (Bonorva, SS): un esempio di “pittura bizantina”?”; V. Frighetto (università di Padova) “Vivere l’immagine: il linguaggio della devozione nel manoscritto BPL 224 della Biblioteca Universitaria di Leida”; 13.15, pausa pranzo. 14.45-16.15 SESSIONE 3 – Dialoghi con lo spazio pubblico Modera Laura Moure: Cecchini M. Volpato (università di Bologna) “La catalogazione dei beni architettonici nel dialogo con la realtà del patrimonio costruito”; F.R. Gregori (università di Milano) “Dialogo tra passato e presente: ridisegnare lo spazio pubblico nel XXI secolo”; G. Venneri (università di Salerno) “Il paesaggio cimiteriale fra antropizzazione, patrimonializzazione e marginalizzazione. Pratiche artistiche contemporanee e nuove progettualità spaziali per riconfigurare la morte”; I.S. Comi (università IULM Milano) “«Qui décide? Quel passé? Comment commémorer?». Il dibattito contemporaneo sui monumenti in Model for a Monument di Thomas Hirschhorn”; 16.15, coffee break. 16.45-18.15 SESSIONE 4 – Dialoghi con l’altro e con il paesaggio Modera Federica Stevanin: G. Becevello (università di Padova) “Nuove terre, altre presenze: le ville dei patrizi veneziani nel Delta del Po”; M.C. Lovato (università di Padova) “Propaganda imperiale e dialoghi con l’antichità. L’Altrove nelle incisioni di Laurenzio Laurenzi all’ex Museo coloniale di Roma”; M. Failla (università della Tuscia) “Ibridazioni, creolizzazione, eterocronia. Riflessioni sull’altermodernità”; S. Rago (università di Padova) “Segni, parole, paesaggi. Dialoghi aperti nelle acqueforti di Livio Ceschin”; 18.15, saluti.
PROGRAMMA VENERDÌ 15 NOVEMBRE 2024. 9.15-11.15 SESSIONE 5 – Dialoghi materici. Antiche produzioni e metodi di indagine Modera Margarita Gleba: E. Malaman, C. Bettineschi, I. Angelini, M. Salvadori (università di Padova) “Autenticazione di un falso: il caso studio della Collezione”; Marchetti R. Campanella (università dell’Aquila) “Il vetro da finestra. Un confronto tre evidenza archeologica, fonti antiche e prassi di bottega”; M.E. Bertoli (University of Glasgow) “Textile economies in transition from plant fibres to wool in Bronze Age northern Italy: the contribution of experimental archaeology”; E. Koutouvaki (università di Padova) “Archaeometric analysis of the painted decoration of late 5th-3rd mil. BCE pottery from Mahtoutabad (southeastern Iran)”; L. Morgado-Roncal (University of Granada) “Dialoguing with Textile Production in Augusta Emerita (Spain): an archaelogical and multi-proxy perspective”; A. Giunto (università di Padova) “I bronzetti a figura umana di Villa di Villa: un dialogo tra culture e identità tra tarda età del Ferro e romanizzazione”; 11.15, coffee break. 11.45-13.15 SESSIONE 6 – Dialoghi con la tecnologia Modera David Vicenzutto: F. Adesso (università di Padova) “Trasformare la memoria visiva in modelli 3D. Il caso studio della necropoli della piena età del ferro del CUS-Piovego”; S. Mega (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne) “A social dialogue with space: towards the development of a method for the study of the socio-functional organisation of the Igiliz archaeological site (Morocco, 11th-13th c.)”; R. Desarbre (università di Padova) “Gazing through the window: for a computer-based approach of openings in Roman Campania (2nd century BCE-1st century CE)”; A. Meleri (università di Padova) “Dialoghi tra Carte e Pixel: obsolescenza digitale e importanza degli archivi analogici”; 13.15, pausa pranzo. 14.45-16.15 SESSIONE 7 – Dialoghi con la tecnologia Modera Emanuela Faresin: C. Baldi (università di Firenze) “Iconographica: un database semantico per indagare il patrimonio figurativo delle biblioteche fiorentine degli Ordini Mendicanti”; T. Zanni (università di Padova) “HBIM per il cultural heritage: dialogo e interoperabilità tra modelli”; S. Conte, L. Laccetti, Y. Momtaz, A. Tortora (università di Napoli Federico II) “Il Progetto Magic come dialogo: la mediazione digitale promuove comunicazione e fruizione culturale”; A. Micheletti (università di Padova) “L’alfabetizzazione digitale nei musei italiani: il caso del sistema museale del Polesine”; 16.15, coffee break. 16.45-18.15 SESSIONE 8 – Dialoghi con la tradizione Modera Marsel Grosso: G. Nicotra (università di Catania) “La decorazione dello scafo nelle imbarcazioni di legno della costa orientale siciliana. Metodo di analisi grafica del repertorio iconografico”; A. Maniaci (università di Firenze, Pisa e Siena) “«Misteri divini sotto coperte di simboli». La fortuna dei geroglifici nella letteratura religiosa del Seicento”; M. Ciani (università per stranieri di Siena) “Neo-umanesimo e neo-classicità. Dialoghi fra nuove e vecchie tradizioni nella scultura fiorentina di metà Settecento”; 18.15, chiusura dei lavori.
GEP 2024 a Cerveteri. In centro con “Il Medioevo si racconta a Cerveteri” visita guidata teatralizzata e a Casa Grifoni la mostra “Il Patrimonio ritrovato”

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio appuntamento domenica 29 settembre 2024, a Cerveteri, alle 17, con “Il Medioevo si racconta a Cerveteri” visita guidata teatralizzata con attori professionisti del centro storico di Cerveteri. Info e prenotazioni whatsapp 3534107535 pitcerveteri@gmail.com

Mostra “Il Patrimonio ritrovato” a Cerveteri: kantharos da scavi clandestini in Italia centro – meridionale trafugato ed esposto fino al 2006 al J.P Getty Museum di Malibu. È stato restituito all’Italia nel 2007 (foto drm-lazio)
Dalle 15.30 alle 18.30 sarà anche possibile visitare la mostra archeologica “Il Patrimonio ritrovato” a Case Grifoni. La mostra, allestita nel cuore del centro storico di Cerveteri, è incentrata sulle avvincenti “storie del recupero” di importanti opere archeologiche, finalmente restituite al patrimonio culturale italiano grazie ad un lungo percorso di investigazione internazionale, dopo essere state trafugate dall’Italia a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Un importante successo quello contro i “predatori dell’arte”, che ha portato nel 1995 al sequestro di oltre 3000 reperti archeologici nascosti nei caveaux del porto franco di Ginevra, in Svizzera e che si fonda sulla sinergia tra la Soprintendenza, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la Procura della Repubblica di Roma e l’Avvocatura Generale dello Stato. L’esposizione di Cerveteri presenta, nella prima sezione, un gruppo di capolavori selezionati proprio tra i reperti sequestrati al Porto Franco di Ginevra, per la maggior parte provenienti da scavi clandestini eseguiti in Etruria e in Puglia. Nelle sezioni successive si mettono in evidenza le rotte del traffico illecito, l’attività di riciclaggio dei reperti che passavano per le mani di diversi trafficanti, gli ingegnosi sistemi attuati per raggiungere i musei stranieri – la destinazione finale più ambita – in particolare quelli statunitensi.
“Una bella morte: decorazione e design della tomba tebana del Nuovo Regno”: conferenza su Zoom dell’egittologa Katherine Slinger (università di Manchester) promossa dalla Southampton Ancient Egypt Society (SAES)
“Una bella morte: decorazione e design della tomba tebana del Nuovo Regno” è il tema di cui parlerà Katherine Slinger, egittologa dell’università di Manchester, nel webinar su Zoom promosso dalla Southampton Ancient Egypt Society (SAES) sabato 21 settembre 2024, alle 14 (ora del Regno Unito). La sala d’attesa “Zoom” di solito apre intorno alle 13.45. Costo: £ 3 per i Soci SAES, £ 6 per i non Soci: Southampton Ancient Egypt Society
. In questa conferenza Katherine Slinger discuterà dello schema decorativo e del design delle tombe tebane non reali e di come si sono evolute nel Nuovo Regno. Considererà temi decorativi tipici della XVIII Dinastia, identificando l’importanza di scene specifiche e la loro collocazione all’interno della tomba. Discuterà quindi l’evoluzione della decorazione e del design delle tombe dopo il periodo Amarna e nel periodo Ramesside.

L’egittologa Katherine Slinger (foto liverpool university)
Katherine Slinger è docente di Archeologia egizia all’università di Manchester, dove insegna Certificate, Diploma and MA in Egittologia. Ha conseguito il dottorato in Egittologia nel 2020 all’università di Liverpool per la sua tesi, “Famiglie tombali: distribuzione di tombe private nella necropoli tebana del Nuovo Regno”. Si è laureata con lode in Egittologia nel 2014 e un Master con Distinction in Egittologia nel 2015, entrambi all’università di Liverpool. Le sue ricerche precedenti includono la sua tesi di laurea triennale, “Decorazione e design delle tombe a Deir el-Medina”, e la sua tesi di laurea magistrale, “L’ubicazione e la distribuzione delle tombe tebane sono state influenzate dall’evoluzione del percorso processionale della Bellissima Festa della Valle?”. Katherine Slinger ha insegnato Archeologia egizia all’università di Sheffield e all’università di Durham e ha anche lavorato come tutor di Egittologia al dipartimento di formazione continua dell’università di Liverpool. Ha effettuato scavi a Luxor, in Egitto.

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