Siracusa. Al via “Abitare nel Mediterraneo tardoantico”, V edizione del Convegno internazionale del CISEM: occasione di confronto sull’edilizia abitativa tardoantica. Ecco tutto il programma
Dal 9 al 12 aprile 2025, Siracusa ospita “Abitare nel Mediterraneo tardoantico”, V edizione del Convegno internazionale del CISEM, che si tiene tra il parco archeologico di Siracusa Eloro Villa del Tellaro e Akrai, e l’auditorium del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi”. L’evento offrirà un’importante occasione di confronto sui temi dell’edilizia abitativa tardoantica, con approfondimenti metodologici e nuovi dati di ricerca. Come nelle precedenti edizioni, il convegno favorirà il dibattito scientifico per ampliare la conoscenza dell’architettura residenziale di età tardoantica nel Mediterraneo, presentando studi inediti e riflessioni critiche. Il programma prevede: 9-10-11 aprile 2025, sessioni di studio dedicate a temi generali sull’edilizia abitativa tardoantica, con focus su contesti specifici; 12 aprile 2025, escursione alla Villa romana del Tellaro. Durante i giorni del convegno sarà possibile visitare anche l’area archeologica della Neapolis di Siracusa e il museo Archeologico regionale “Paolo Orsi”.
PROGRAMMA MERCOLEDÌ 9 APRILE 2025. Alle 8.30, accoglienza dei partecipanti; 9.15, inaugurazione – saluti di benvenuto. SESSIONE 1. ASPETTI TIPOLOGICI E FORME ARCHITETTONICHE Alle 9.40, Lale Özgenel (Middle East Technical University), “Design and Implementation Strategies in Late Antique Elite Houses”; 10, Elena Klenina, Andrzej B. Biernacki (Faculty of History), Adam Mickiewicz (University, Poznań), “The residence of Theodoric the Great in Novae (Moesia Secunda). A preliminary approach”; 10.20, Stefan Pop-Lazić (Institute of Archaeology, Belgrade), Vujadin Vujadinović (National Museum Čačak), Bojan Popović (Institute of Archaeology Belgrade), “Recent Research Results (2021–2024) on Maximianus Herculius’s Palace near Sirmium – Glacov Salaš Site (Sremska Mitrovica, Serbia)”; 10.40, discussione; 11, coffee break; 11.20, Riccardo Villicich (Università di Parma), “Ostentazione e lusso ai tempi di Ravenna capitale. Le ville “nel centro del potere”; 11.50, Roberta Santarelli (Sapienza Università di Roma), “Collegamenti spaziali nel complesso massenziano: nuove prospettive sulla Villa, il Circo e il Mausoleo attraverso l’analisi delle strutture e le indagini geognostiche”; 12.10, Rafael Hidalgo Prieto (Università di Siviglia), “Las termas del palacio de Cercadilla en Córdoba”; 12.30, Paolo Baronio (Scuola Superiore Meridionale, SSM-ACMA), “Su una particolare forma edilizia tardoantica: le corti a sigma nell’architettura residenziale tra IV e VI secolo”; 12.50, discussione; 13.30, pausa pranzo. SESSIONE 2. ARREDO, OGGETTI D’USO E APPARATI DECORATIVI (PARTE 1) Alle 15, Diego Piay (Università di Oviedo), “Esplorando l’eredità di Omero, Analisi dei mosaici con rappresentazioni dell’Iliade e dell’Odissea nelle ville tardoantiche”; 15.20, Carmelo Bennardo, Annalisa Storaci (Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai), Katia Balistreri (Ekklesiasterion restauro conservativo s.r.l.), “La villa romana del Tellaro (Noto – Sr): il restauro dei mosaici”; 15.40, Meryam Chebbi (Sorbonne Université), “Étude des mosaïques tardives dans les maisons de Thuburbo Majus, réflexions sur la permanence de thèmes iconographiques classiques”; 16, Patrizio Pensabene (Università La Sapienza di Roma), Paolo Barresi (Università Kore di Enna), “Volubilis, maison d’Orphée: architettura e arredi domestici”; 16.20, Olivia V. Reyes Hernando, Cesáreo Pérez González (IE Universidad, Segovia), “Marmora en la arquitectura de la villa romana de Las Pizarras (Coca, Segovia)”; 16.40, discussione; 17, presentazione dei poster.
PROGRAMMA GIOVEDÌ 10 APRILE 2025. SESSIONE 2. ARREDO, OGGETTI D’USO E APPARATI DECORATIVI (PARTE 2) Alle 9.20, Georgios Deligiannakis (Open University of Cyprus), “Vying bishops at sixth century Boeotian Thebes”; 9.40, Carla Sfameni (CNR-Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, Roma), “Musica, danza e spettacoli teatrali nelle residenze tardoantiche, tra fonti iconografiche e letterarie”; 10, Giulia Marsili (Università di Bologna), “La fine dei lararia: spazi e oggetti della religiosità domestica nella tarda antichità”; 10.20, discussione; 10.40, coffee break. SESSIONE 3. TOPOGRAFIA RESIDENZIALE (PARTE 1) Alle 11, Inge Uytterhoeven (Koç University), “Widening the Housing Focus: Late Antique Upper-Class Houses in Western Anatolia placed within their broader urban context”; 11.20, Konstantinos T. Raptis (Ephorate of Antiquities of Thessaloniki), “The residential topography of late antique Thessaloniki: continuities and changes in urban housing from the 3rd to the 7th centuries”; 11.40, Jerzy Żelazowski (Facoltà di Archeologia, Università di Varsavia), “Sinesio di Cirene e le sue residenze in Cirenaica”; 12, Suela Xhyheri (Istituto archeologico di Tirana), “Skënder Muçaj, Late antique dwellings in Albania. The case of Byllis”; 12.20, discussione; 12.40, pausa pranzo; 14, visita al parco archeologico di Siracusa. SESSIONE 3. TOPOGRAFIA RESIDENZIALE (PARTE 2) Alle 16.20, Davide Gorla (Università Cattolica di Milano), Luca Polidoro (Direzione regionale Musei nazionali Lombardia), “Residenze tardoantiche nel suburbio e nell’ager di Milano”; 16.40, Ilaria Verga (Laboratorio di storia delle Alpi Università della Svizzera italiana), “Ripensare le dinamiche territoriali grazie alle dimore tardoantiche: il caso dell’ager comensis”; 17, Barbara Bianchi, Luisa Del Pietro, Elena Martelli, Luca Polidoro (Direzione regionale Musei nazionali Lombardia), “La villa romana di Desenzano del Garda tra vecchi e recenti studi: nuove prospettive di ricerca per l’edilizia residenziale e la cultura materiale tardo antica in area gardesana”; 17.20, Simonetta Menchelli, Silvia Marini, Rocco Marcheschi (Università di Pisa), “Luni: la topografia residenziale fra Bizantini e Longobardi”; 17.40, discussione; 18, assemblea dei membri del CISEM.
PROGRAMMA VENERDÌ 11 APRILE 2025. SESSIONE 3. TOPOGRAFIA RESIDENZIALE (PARTE 3) Alle 9.20, Isabella Baldini (Università di Bologna), “L’ultima residenza di Costante II: considerazioni sul palatium imperiale di Siracusa”; 9.40, Kristina Gergeta Sotončić (Muzej Grada Rovinja – Rovigno, Museo della Città di Rovinj – Rovigno, Croazia), “Topografia dell’architettura residenziale di epoca romana nella città di Pola e le sue trasformazioni nella tarda antichità”; 10.20, Corinne Rousse (Aix Marseille université, CNRS, Centre Camille Jullian, Aix-en-Provence, France), Gaetano Benčić (Zavičajni Muzej Poreštine – Museo del territorio parentino, Poreč – Parenzo, Croazia), “Continuità e discontinuità dell’insediamento rurale nel territorio settentrionale di Parentium in Istria (Croazia) nella tarda Antichità (IV-VI sec.)”; 10.40, discussione; 11, coffee break. SESSIONE 4. TECNICHE COSTRUTTIVE, TRACCE DI CANTIERE E MATERIALI EFFIMERI Alle 11.20, Claudia Lamanna (Università di Bologna), “La distribuzione dell’acqua nelle abitazioni private di età tardoantica: testimonianze a confronto”; 11.40, Alessio Toscano Raffa (CNR, Istituto di Scienze del patrimonio Culturale, Catania), Mariano Morganti (Università di Catania), Greta Crespo (Università di Messina), Donata Giglio (Università di Catania), Veronica Russotti (Università di Catania), “La Villa Romana di Patti Marina (Me): dieci secoli di storia. Nuove sequenze cronologiche e dinamiche di trasformazione del sito”; 12, Rosa Lanteri, Ermelinda Storaci (Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai), Davide Tanasi (University of South Florida), Filippo Pisciotta (Aix-Marseille Université, CNRS), “La Villa Romana del Tellaro (Noto) alla luce delle nuove indagini e revisione dei materiali”; 12.20, Miguel Ángel Valero Tévar (Universidad de Castilla-La Mancha), “El uso de materiales efímeros en el transporte del agua en la Villa de Noheda, y otros procesos de aprovisionamiento”; 12.40, Romina Marchisio (Università Cattolica di Milano), “I palazzi dipinti dei Tetrarchi”: analisi dei cicli figurativi perduti alla luce delle testimonianze archeologiche e delle fonti scritte”; 13, discussione; 13.30, pausa pranzo; 14.30, visita al museo “P. Orsi”. SESSIONE 5. TRASFORMAZIONI EDILIZIE NELL’ALTO MEDIOEVO Alle 16, Lucia Arcifa (Università di Catania), “Tradizioni architettoniche di aree mediterranea: le ‘capanne’ in pietra a secco con copertura toloide della Sicilia bizantina”; 16.20, Manfredi Mangia (Sapienza Università di Roma), “Paesaggi siciliani: la rete abitativa nell’ennese e la viabilità ad essa correlabile tra la fine della tarda antichità e la prima età tematica (VI-VIII secolo d.C.)”; 16.40, Brikena Shkodra, Eduard Shehi (Institute of Archaeology, Academy of Science, Tiranë), “Housing Dynamics in Dyrrachium between Late Antiquity and Early Middle Ages”; 17, Ivan Gargano (Istituto di Archeologia di Belgrado), “Eredità imperiali: percorsi divergenti tra Spalato e Romuliana”; 17.20, Albert V. Ribera i Lacomba, Josep M. Macias Solé (Institut Català d’Arqueologia Clàssica), “El complejo del siglo VIII de Pla de Nadal (Riba Roja de Túria, València), algo más que un palacio”; 17.40, discussione e chiusura del convegno; 20.30, cena del convegno.
Sabato 12 aprile 2025. Visita alla Villa del Tellaro.
È disponibile la pubblicazione degli Atti del IV Convegno Internazionale del CISEM, tenutosi all’Università di Castilla-La Mancha (Cuenca, Spagna) dal 7 al 9 novembre 2022. Curato da Isabella Baldini, Carla Sfameni e Miguel Ángel Valero Tévar, il volume raccoglie i contributi presentati al convegno, che affrontano diversi aspetti dell’architettura residenziale tardoantica, tra cui continuità e trasformazioni degli edifici, scenografia del potere, e studio degli arredi e delle decorazioni di domus e ville. Il volume include casi studio dall’Asia Minore alla Lusitania, con particolare attenzione alla Hispania tardoantica, in omaggio alla sede dell’evento. Il Cnr-Ispc ha contribuito all’organizzazione del convegno e alla curatela del volume, confermando il suo impegno nella ricerca interdisciplinare sull’edilizia abitativa tardoantica.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Veio Lost City? Ricerche in corso su una città che riemerge” di Laura Michetti, terzo appuntamento del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo”
“Veio Lost City? Ricerche in corso su una città che riemerge”: terzo appuntamento del 2025 con il ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”, in cui si presentano la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Venerdì 28 marzo 2025, alle 16, Laura Michetti porte i partecipanti a scoprire le nuove ricerche in corso nell’antica Veio. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it.

Il santuario di Apollo o del Portonaccio nel parco archeologico di Veio (Roma) (foto mic)
Quella degli Etruschi è una storia di città. Città che nel corso del primo millennio a.C. hanno primeggiato nell’Italia preromana e controllato vasti territori in direzione della costa e verso l’entroterra, sfruttandone le risorse naturali, gestendo quelle minerarie, avvalendosi delle vie di comunicazione fluviali e marittime, interagendo alla pari con le grandi realtà della compagine mediterranea. Città ancora esistenti, dove la vita non si è mai interrotta da quasi tremila anni. Oppure città sepolte, abbandonate e ancora in parte da far emergere e da capire appieno, come Veio, centro interno gravitante sulla valle tiberina, ma aperto a una dimensione di contatto al pari delle città costiere. Una città che merita ancora grande attenzione. Da un lato, lost city, dall’altro prezioso laboratorio dove sperimentare nuovi modelli di indagine e di valorizzazione. Le ricerche intraprese e in corso di progettazione da parte della Sapienza università di Roma – in stretta collaborazione con la soprintendenza, con il museo di Villa Giulia e con gli enti preposti alla tutela del sito – sono volte a far emergere sempre meglio l’identità di una grande città etrusca che ha fatto del controllo attento del proprio territorio uno dei tratti strategici della propria identità.

L’etruscologa Laura Maria Michetti
Laura Michetti è professore associato di Etruscologia e Antichità italiche alla Sapienza università di Roma, coordinatrice del curriculum di Etruscologia del dottorato in Archeologia e direttrice del museo delle Antichità etrusche e italiche. Membro ordinario dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, dal 2016 dirige la missione di scavo presso il porto e il santuario etrusco di Pyrgi. La sua attività di ricerca è incentrata sull’archeologia del sacro, sul rapporto tra città e territorio in Etruria, sulle produzioni artigianali e gli aspetti del rituale funerario nell’Italia preromana.
Roma. Riapre al pubblico la biblioteca storica del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Oltre 20mila volumi su storia, arte e archeologia etrusco-italica

La biblioteca storica del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: sala con vista sul tempietto di Alatri (foto etru)
Da venerdì 14 marzo 2025 riapre al pubblico, su prenotazione, la storica biblioteca del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia in un ambiente completamente rinnovato e accogliente. Una riapertura attesa da molti studiosi, ricercatori e appassionati di storia, arte e archeologia che potranno apprezzarla come prezioso luogo di studio per la ricerca etruscologica e non solo. Ad attenderli un patrimonio bibliografico di oltre 20 mila volumi fra monografie, periodici ed estratti fra i quali alcune vere e proprie rarità bibliografiche, che si è costituito a partire dal 1891 ed è cresciuto progressivamente con il lavoro della soprintendenza per l’Etruria meridionale e con importanti donazioni provenienti dalle biblioteche degli ispettori Raniero Mengarelli e Maria Santangelo e del soprintendente Mario Moretti. La Biblioteca è consultabile su prenotazione ogni martedì e venerdì, dalle 9 alle 13, con il supporto del personale del Museo per la ricerca e la consultazione. Per info e prenotazioni scrivere all’indirizzo: mn-etru.biblioteca@cultura.gov.it.

La biblioteca storica del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: sala consultazione (foto etru)
“Siamo davvero orgogliosi di aver restituito al mondo della ricerca un patrimonio librario straordinario che da oggi torna a essere fruibile dopo un decennio di chiusura al pubblico”, afferma la direttrice del Museo, Luana Toniolo. “Si tratta di una delle biblioteche più fornite sul mondo dell’archeologia e dell’arte etrusco-italica e ci auguriamo possa rappresentare un punto di riferimento importante per studiosi, ricercatori e appassionati aprendo nuovi orizzonti alla ricerca scientifica”.

Biblioteca storica del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: frontespizio del libro “Etnologia antica toscano-laziale” di Giovanni Pinza (1915) (foto etru)
Nata come biblioteca di istituto con lo scopo di fornire supporto scientifico e materiali di studio per il lavoro degli archeologi impegnati nella tutela del patrimonio, è diventata nel tempo un punto di riferimento per studiosi e ricercatori esterni grazie alla sua primaria specializzazione nell’archeologia e nella storia dell’arte del mondo etrusco-italico. Oggi riapre, grazie al costante lavoro di sistemazione, inventariazione e catalogazione dei volumi, coordinato dal funzionario archeologo Antonietta Simonelli, proponendosi di diventare un laboratorio per nuove idee e ricerche.

Biblioteca storica del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: frontesèizio della guida “Il Museo di Villa Giulia” di Alessandro della Seta (1918) (foto etru)
Tra i primi testi presenti negli inventari, il magnifico volume in grande formato di Giovanni Pinza, professore di paleoetnologia nella Reale Università di Roma, risalente al 1913 e acquistato all’epoca per 50mila lire. Fra le raccolte più importanti, la biblioteca accoglie il fondo Massimo Pallottino, riconosciuto di rilevante interesse storico nel 1995 e parte integrante della biblioteca Guglielmo Marconi del CNR. Si tratta del frutto della costante attività di ricerca svolta nell’arco di 70 anni dall’illustre studioso, uno dei massimi esponenti dell’archeologia italiana del Novecento. La sua biblioteca raccoglie in modo organico la produzione scientifica nel campo degli studi etruscologici organizzata in 6000 monografie, 610 periodici italiani e stranieri e più di 8000 estratti, frutto del lavoro di corrispondenza con studiosi di tutto il mondo.
Firenze. A Firenze Archeofilm 2025 prima assoluta del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro: ai piedi della rupe di Orvieto sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni

A pochi giorni dalla presentazione ufficiale a tourismA 2025, di cui archeologiavocidalpassato.com ha dato conto (vedi Firenze. A tourismA 2025 sono stati presentati gli eccezionali risultati dello scavo del pozzo di Campo della Fiera (Orvieto) e del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo”: dal Fanum Voltumnae al falso dei Templari. Ecco le dichiarazioni in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com del regista Massimo D’Alessandro, dell’archeologo Danilo Leone e del direttore di Asso Mario Mazzoli | archeologiavocidalpassato), siamo arrivati al debutto. Sabato 8 marzo 2025, alle 12, nell’ambito di Firenze Archeofilm 2025, al cinema La Compagnia di Firenze, proiezione in prima assoluta del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (Italia 2024, 52’), diretto da Massimo D’Alessandro e prodotto dalla A.S.S.O. ETS in collaborazione con l’associazione Campo della Fiera e il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Foggia.
Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico.
Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta ciclo di conferenze “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025”. Apre Maria Bernabò Brea. Ecco il programma

Nel 2025 ricorre il centenario della morte di Luigi Pigorini, il più noto tra i tre padri fondatori (oltre a lui, Pellegrino Strobel, docente di Scienze naturali all’università di Parma e don Gaetano Chierici, insegnante e archeologo reggiano) dell’archeologia preistorica italiana. Il complesso monumentale della Pilotta di Parma, il museo delle Civiltà di Roma (comprendente il museo Preistorico che oggi porta il suo nome e il museo Etnografico sempre da lui fondato), l’università di Padova, l’università La Sapienza di Roma, l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e i comuni di Fontanellato (luogo di nascita) e di Padova (luogo in cui si sé spento ed è sepolto) hanno congiuntamente stabilito di organizzare, nelle diverse sedi, una variegata serie di eventi commemorativi. Il complesso monumentale della Pilotta, con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e in collaborazione con Arkheoparma e l’associazione Amici della Pilotta, con l’intento di coinvolgere tutta la cittadinanza interessata o, ancor meglio, suscitare l’interesse di chi ancora non conoscesse questo straordinario archeologo, propone un ciclo di conferenze “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025”, tra la primavera e l’autunno del 2025; relatori sono studiosi di diversa specializzazione ma da sempre abituati anche alla comunicazione di carattere divulgativo. Luigi Pigorini non è espressamente argomento delle conferenze ma il fil rouge che le collega. Seppure “principe de’ paletnologi” come venne definito nel 1908 in occasione di una grande celebrazione a lui dedicata a Parma, nella sua carriera ha toccato molteplici argomenti, dalla numismatica ai siti dell’età del Bronzo, a quelli altomedievali. Partendo di volta in volta da uno di questi argomenti, le diverse conferenze ci presenteranno dunque lo stato delle conoscenze attuali, eventualmente sottolineando, e ci sarà da stupirsi, la genialità delle intuizioni e delle ricostruzioni del grande archeologo. Tutte le conferenze si svolgeranno all’Auditorium dei Voltoni – Complesso monumentale della Pilotta.

Maria Bernabò Brea (foto bmta)
Si inizia giovedì 6 marzo 2025, alle 17, con Maria Bernabò Brea su “Una nuova scienza palpitante di attualità. La nascita dell’archeologia preistorica”. Nel corso dell’Ottocento, a Nord delle Alpi, l’attenzione per reperti antichi solitamente trascurati, il progredire delle scienze naturali e della geologia, l’aumentato interesse per l’etnologia, le occasionali scoperte di antiche strutture in legno portano alla nascita dell’archeologia preistorica. L’eco di queste nuove ricerche giunge presto tra i naturalisti del Nord Italia: tra questi, Pellegrino Strobel avvia insieme a Pigorini le prime ricerche su siti della pianura emiliana da decenni sfruttati a fini agricoli: sono le cosiddette “mariere”, che i due studiosi riconoscono essere resti di villaggi preistorici, dell’età del Bronzo, e per cui adotteranno il termine, tuttora in uso, di terramare. Ai due studiosi parmensi si affianca ben presto anche il reggiano don Gaetano Chierici e con i loro studi ha inizio in Italia l’archeologia preistorica.
Maria Bernabò Brea, dal 1980 al 2016 funzionario archeologo della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia Romagna, direttrice del museo Archeologico di Parma dal 1991 fino al 31 dicembre 2016. Presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria dal 2012 al 2017. Oggi direttrice della Rivista di Scienze Preistoriche.

Georgia Cantoni (foto X)
Giovedì 27 marzo 2025, alle 17, Georgia Cantoni su “Ospitare mondi. Le collezioni etnografiche dei Musei Civici di Reggio Emilia”. L’etnologia svolge un ruolo importante per la formazione dell’archeologia preistorica (poi denominata appunto “paletnologia”); le popolazioni viventi a diversi stadi di sviluppo sono considerati dalla nascente disciplina archeologica uno strumento fondamentale per ricostruire la storia fisica, tecnologica e culturale delle popolazioni vissute in epoche remote. Raccolte etnografiche di privati e i reperti che L. Pigorini direttore del Museo preistorico etnografico di Roma offriva a G. Mariotti, direttore del Museo di Parma, in cambio di reperti delle terramare hanno costituito fino agli anni Sessanta la collezione etnografica del Museo di Parma. Dopo il suo riallestimento, questi beni hanno rischiato la dispersione, ma l’intera collezione è stata, fortunatamente, acquisita dai Civici Musei di Reggio Emilia dove è tuttora esposta.
Georgia Cantoni, conservatrice delle collezioni etnografiche dei Musei Civici di Reggio Emilia, Ispettore onorario per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara.

Marco Baioni (foto FB)
Giovedì 10 aprile 2025, alle 17, Marco Baioni su “Vivere sull’acqua. Le palafitte dell’arco alpino tra ricerca e valorizzazione”. Oltre un centinaio di siti palafitticoli distribuiti tra Francia, Svizzera, Germania e Italia hanno fornito una straordinaria e dettagliata panoramica sugli insediamenti, sulle strutture abitative, sull’economia delle comunità preistoriche dedite ad agricoltura e allevamento e stanziate sulle rive dei laghi alpini e subalpini per un arco di tempo compreso tra il 5000 e il 500 a.C. Le testimonianze archeologiche consentono una comprensione unica del modo in cui queste società interagivano con il loro ambiente, anche in relazione ai cambiamenti climatici e all’avvento di nuove tecnologie. Per le particolari condizioni di umidità si sono qui conservate strutture e manufatti lignei, nonché i tessuti più antichi d’Europa. Dal 2011 le palafitte dell’arco alpino sono patrimonio Unesco: dei 111 siti accreditati, 19 si trovano in Italia settentrionale.
Marco Baioni, direttore del museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (Bs), direttore dello scavo nella palafitta di Lucone di Polpenazze (Bs), compresa tra le palafitte inserite nel patrimonio UNESCO.

Claudio Cavazzuti (foto unibo)
Giovedì 8 maggio 2025, alle 17, Claudio Cavazzuti su “Cremazioni e campi d’urne dell’età del Bronzo a Parma, in Emilia e in Europa. Cosa sappiamo oggi rispetto a Pigorini?”. Nella seconda metà del II millennio a.C., si diffonde in tutta Europa l’uso della cremazione. A differenza di quello che si potrebbe pensare, i resti dei cremati di epoca preistorica (non paragonabili alle ceneri della pratica attuale) consentono, se accuratamente trattati, il recupero di numerose informazioni di carattere antropologico e culturale. All’interno dei cinerari, il microscavo viene solitamente eseguito in laboratorio, con le stesse procedure usate negli scavi archeologici: grazie all’esame dei resti umani, delle loro posizioni entro l’urna, con lo studio degli (eventuali) oggetti di corredo è possibile stabilire la temperatura raggiunta dal rogo funebre, le procedure dell’ossilegio (raccolta e inserimento nel cinerario dei resti), l’età e il sesso dei defunti e, nel caso di gruppi di sepolture sufficientemente numerosi, delineare un quadro della società dell’età del Bronzo cui tali sepolture appartenevano.
Claudio Cavazzuti, ricercatore in Preistoria e Protostoria, Alma Mater Studiorum – università di Bologna, titolare dell’insegnamento di “Networks and mobility in Archaeology”; curatore del progetto Marie Skłodowska-Curie “Ex-SPACE”, mirato alla ricostruzione della mobilità nell’età del Bronzo tramite un approccio integrato fra bio-archeologia e analisi isotopiche.

Michele Cupitò (foto graziano tavan)
Giovedì 29 maggio 2025, alle 17, Michele Cupitò su “Pigorini e la struttura delle terramare. Che cosa regge e che cosa no centocinquant’anni dopo?”. Il principale argomento degli studi condotti da Pigorini nel corso della sua lunga carriera sono senza dubbio le terramare; già nel 1882, pubblica autonomamente i risultati dello scavo condotto a Castione Marchesi nel 1877 dando interpretazioni non più in linea con il modello proposto da G. Chierici. Verso la fine del secolo, dopo la scomparsa dello stesso i Chierici e di P. Strobel, Pigorini dirige una serie di campagne di scavo nella terramara del Castellazzo di Fontanellato, da cui progressivamente trarrà una ricostruzione dell’impianto/strutture del villaggio così articolate e complesse da far lungamente dubitare, dopo la morte di Pigorini, della loro attendibilità. Solo in anni recenti, a partire dal 1990 circa una nuova intensa stagione di studi dedicata ai siti dell’età della piena età del Bronzo a sud e nord del Po ha dimostrato e continua a svelare la validità del “modello” pigoriniano e la genialità del suo autore.
Michele Cupitò, professore associato dipartimento dei Beni culturali – università di Padova, titolare degli insegnamenti di “Protostoria europea e mediterranea” e “Protostoria dell’urbanizzazione in Italia settentrionale”; responsabile Didattica e Ricerca, Laboratori di Archeologia – università di Padova; direttore scientifico degli scavi nei siti dell’età del Bronzo di Fondo Paviani (Vr) e di Villamarzana (Ro).

Nato a Fontanellato nel 1842, Luigi Pigorini entra nel 1858, appena sedicenne, come “alunno” al Museo di Antichità di Parma, con il compito di aiutare il direttore, Michele Lopez, nella sistemazione delle monete. Alla fine del 1860, però, la visita al Museo di due naturalisti, Bartolomeo Gastaldi torinese e Pellegrino Strobel, docente di Scienze all’Università di Parma, interessati agli oggetti recuperati nelle “mariere”, determina la grande svolta della sua vita. Nel 1861 è invitato da Strobel a collaborare nello studio di questi siti sparsi nelle campagne emiliane e già dopo i primi sopralluoghi vi riconoscono i resti di villaggi preistorici a cui attribuiscono il nome di “terramare”; grazie a loro, e al reggiano don Gaetano Chierici che li affianca l’anno successivo, nasce l’archeologia preistorica italiana. Pigorini abbandona così le antichità classiche per dedicarsi all’archeologia preistorica o “paletnologia”. Nel 1865, è il primo a parlare a Roma, all’Istituto di Corrispondenza Archeologica e di fronte a prelati e cardinali, dell’“Alta Antichità”, suscitando inizialmente sdegno, ma poi un attento e duraturo interesse. Nel 1867 è nominato direttore del museo di Antichità di Parma; negli anni della sua direzione, le collezioni di reperti preistorici crescono notevolmente, ma nel 1875 è chiamato a Roma per realizzare un museo Preistorico nazionale che metta la nuova capitale al pari di quelle europee. Già direttore del Museo, inaugurato nel 1876, nel 1877 gli viene affidata la prima cattedra “Paletnologia”, istituita grazie alle sue insistenze e unica in Europa fino agli inizi del Novecento. Membro di un numero infinito di accademie e istituzioni culturali, funzionario ministeriale di ineccepibile correttezza, nel cinquantenario del suo ingresso nel mondo archeologico, la città di Parma gli tributa, nel 1908, grandi onori e il dono di una medaglia in cui viene definito “principe de’ paletnologi”. Nel 1912, in virtù dei suoi meriti scientifico-culturali, è nominato Senatore del Regno e per qualche tempo rivestirà anche la carica di vice-presidente del Senato. Ritiratosi dalla direzione del Museo e dall’insegnamento universitario, le sue finanze non gli consentono di vivere a Roma per cui nel 1923 si trasferisce con la moglie a Padova, dove muore nel 1925 e dove viene sepolto con funerali di Stato.
Firenze. A tourismA 2025 la consegna del XII premio “Riccardo Francovich” a Cimitile – Città delle Basiliche paleocristiane (Na) “sintesi esemplare tra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione”. Il commento del prof. Carlo Ebanista ad archeologiavocidalpassato.com

Cimitile (Na): l’interno della basilica paleocristiana di San Felice (foto sami)
“Cimitile (Città delle Basiliche Paleocristiane) rappresenta una sintesi esemplare tra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico di non specialisti, con la partecipazione del Comune di Cimitile (Na), la parrocchia di San Felice e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana fi Napoli”: con questa motivazione della La Commissione Giudicatrice della SAMi – Società degli Archeologi Medievisti Italiani, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI, professore di Archeologia medievale, università del Salento), e composta da Angela Borzacconi (direttore museo Archeologico nazionale, Cividale), Giovanni Floris (giornalista e conduttore televisivo), Gabriella Picinni (professore di Storia medievale, università di Siena), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Marco Valenti (professore di Archeologia medievale, università di Siena) ha assegnato a Cimitile (Na), il premio “Riccardo Francovich”, XII edizione, anno 2024, per il miglior museo e parco archeologico italiano a tema medievale.

Consegna XII premio “Riccardo Francovich” a tourismA 2025: da sinistra, il parroco don Giovanni de Riggi, il sindaco Filomena Balletta, il prof. Carlo Ebanista, e il prof. Paul Arthur presidente SAMI (foto graziano tavan)
La cerimonia di premiazione si è svolta venerdì 21 febbraio 2025, a tourismA 2025 nell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze. A ricevere il premio 2024 dalle mani del presidente SAMI Paul Arthur, premio che celebra l’importanza delle Basiliche Paleocristiane di Cimitile e il loro straordinario valore storico e archeologico, è stata il sindaco Filomena Balletta, accompagnata da Carlo Ebanista, professore di Archeologia cristiana e medievale all’università del Molise, e da don Giovanni de Riggi, parroco di San Felice. “Come assessore alla Cultura”, commenta Balletta, “non posso che essere orgogliosa di questo traguardo, che premia la nostra identità e il lavoro di valorizzazione del patrimonio culturale di Cimitile. Questo premio non è solo un riconoscimento al passato, ma uno stimolo per il futuro, per continuare a promuovere la nostra storia e renderla sempre più accessibile e conosciuta. Un ringraziamento a chi ha reso possibile questo successo e a tutta la comunità che ogni giorno sostiene e ama il nostro patrimonio. Cimitile è storia, arte e cultura e oggi lo confermiamo con orgoglio”.
“Il premio Riccardo Francovich”, sottolinea il prof. Ebanista ad archeologiavocidalpassato.com, “rappresenta per Cimitile, il complesso basilicale paleocristiano, un momento importante nella tappa dello sviluppo di questo sito straordinario che nasce nel I secolo e che si sviluppa grazie alla figura di Paolino da Nola. Cimitile non è altro che la trasformazione del termine cimitero. Nasce come cimitero, dove viene sepolti un prete martire cristiano. Intorno a questa tomba si sviluppa un complesso basilicale e poi l’abitato che tuttora si chiama Cimitile. L’opportunità che ci ha offerto la SAMI, a cui siamo particolarmente grati, è quella di rendere un grande servigio a questo complesso, al piccolo paese nel quale si trova che è in provincia di Napoli, per rendere fruibile questo luogo noto al grande pubblico. In realtà Cimitile è un complesso noto agli studiosi perlopiù di Archeologia cristiana. Adesso grazie al premio acquisisce una grande visibilità e ci auguriamo che tutti i turisti che vogliono visitarlo raggiungano il nostro paese, vengano a vedere: troveranno un complesso straordinario immerso nel verde con diverse basiliche di età paleocristiana e medievale, con affreschi mosaici sculture, un antiquarium e un museo costituendo sul pellegrinaggio e la devozione. Insomma, un bel luogo da visitare”.
Torino. Per San Valentino al museo Egizio due innamorati entrano con un solo biglietto e la scelta di un verso d’amore dall’Antico Egitto. O si può regalare la Membership You&ME
“O amato, amor mio, il cuore segue il tuo amore”… “Allora mi affretterò verso il mio amato, lo bacerò davanti ai suoi, non avrò vergogna della gente, ma mi rallegrerò della loro considerazione”… “O cuor mio, non mi dar pena! Perché ti comporti come un folle?”… Versi d’amore che vengono da lontano: li ha ripescati il museo Egizio di Torino dal libro “Letteratura e poesia dell’Antico Egitto” (Einaudi), raccolta di rara suggestione, vero specchio dell’eterna civiltà del Nilo, curata dall’indimenticabile Edda Bresciani, per San Valentino, la giornata dedicata all’amore in tutte le sue forme, le parole degli antichi egizi sono più moderne che mai. “Dedicate i vostri versi preferiti alla persona più importante per voi: che l’amore degli antichi arrivi fino a voi”, scrivono all’Egizio. “E se oggi, 14 febbraio 2025, venite a visitare il museo Egizio con una persona cui volete bene, pagherete un solo biglietto di ingresso, prenota online al link https://egizio.museitorino.it/”.

Statua di Hathor, dea dell’amore, nel nuovo allestimento “Materia. Forma del Tempo” al museo Egizio di Torino, datata Nuovo Regno (1539 – 1292 a.C.) (foto museo egizio)
Ma il museo Egizio di Torino lancia anche un’altra idea. “Sei in cerca di un dono speciale per sorprendere chi ami? Con quattro programmi dedicati, la Membership You&ME è un regalo in grado di stupire chiunque sia affascinato da arte, storia e archeologia. Scopri i vantaggi, scegli la card più adatta e regala un anno in compagnia del Museo Egizio. Le newsletter mensili e gli eventi riservati ai member saranno l’occasione per parlare con i ricercatori, comprendere il lavoro di studio e cura dei reperti ed instaurare un dialogo ravvicinato con la collezione, anche lontano dal Museo. Per San Valentino fai un regalo speciale e sostieni il Museo Egizio più antico del mondo”.
Aidone (En). Al museo Archeologico il convegno “Paolo Orsi. Un viaggio nell’Archeologia del mondo antico” a cura di Alessandra Mirabella a novant’anni dalla morte dell’archeologo roveretano. E al cinema proiezione del film “Paolo Orsi a Siracusa” a cura di Dario Di Blasi. Ecco il programma e gli interventi

A novant’anni dalla morte, nel 1935, di Paolo Orsi, giovedì 13 febbraio 2025, il Comune di Aidone (En) per diretta iniziativa dell’assessore alla Cultura, prof.ssa Alessandra Mirabella, e il parco archeologico Morgantina-Villa del Casale organizzano il convegno “Paolo Orsi. Un viaggio nell’Archeologia del mondo antico” per approfondire la conoscenza del lavoro del grande archeologo roveretano e l’impatto della sua ricerca sul patrimonio culturale. “Paolo Orsi – ricorda Mirabella – condusse indagini archeologiche nel nostro territorio e definì la città antica in contrada Serra Orlando, quella che poi sarebbe stata identificata come Morgantina, Pompei siciliana che racchiude le più vaste e belle rovine della Sicilia orientale”. Appuntamento dunque il 13 febbraio 2025, alle 16.30, al museo Archeologico regionale di Aidone nel seicentesco convento dei Padri Cappuccini, con il convegno “Paolo Orsi. Un viaggio nell’Archeologia del mondo antico” a cura e coordinato da Alessandra Mirabella, con la consulenza di Dario Di Blasi, che nella primavera 1990 come conservatore onorario del museo civico di Rovereto collaborò all’organizzazione, quale segretario, del convegno “Paolo Orsi e l’archeologia del ‘900”. Dopo i saluti di Annamaria Raccuglia, sindaco di Aidone, e di Carmelo Nicotra, direttore del parco archeologico Morgantina-Villa del Casale, intervengono Maurizio Battisti, archeologo Fondazione Museo Civico di Rovereto, “La formazione del giovane Orsi e il carteggio”; Gioconda Lamagna, già direttrice del parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, “I taccuini di Paolo Orsi. Dall’acquisizione all’avvio della pubblicazione”; Massimo Frasca, archeologo e già docente università di Catania, “Paolo Orsi e le anonime città siculo-greche della Sicilia interna”; Massimo Cultraro, dirigente di ricerca, CNR-ISPC, Catania, “Paolo Orsi e l’Egitto: un amore mai dichiarato”. Alle 19, ci si sposta al cineteatro Herbita, dove Dario Di Blasi, già direttore artistico della rassegna del cinema archeologico di Rovereto e curatore di festival e rassegne in Italia, presenta la proiezione del film “Paolo Orsi a Siracusa”. Vediamo meglio gli interventi.
MAURIZIO BATTISTI “La formazione del giovane Orsi e il carteggio”. Le tappe formative del giovane Paolo Orsi: i suoi inizi al museo civico di Rovereto, la sua città natale; i suoi primi scavi e le sue prime ricerche in Trentino; i suoi studi universitari e la sua partenza verso la Sicilia. Si daranno anche aggiornamenti sull’inventariazione in corso del carteggio inedito pubblicato in rete in collaborazione con il museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa.
GIOCONDA LAMAGNA “I taccuini di Paolo Orsi. Dall’acquisizione all’avvio della pubblicazione”. Nel corso dei suoi oltre quarant’anni di instancabile attività di ricerca e tutela in Sicilia e Calabria, Paolo Orsi annotò pressoché quotidianamente il lavoro svolto nei suoi taccuini, raccogliendo una quantità enorme di dati. Questo materiale costituisce oggi un prezioso giacimento di informazioni, in parte ancora inesplorato. Il presente contributo si propone di ripercorrere le fasi travagliate dell’acquisizione di questi manoscritti, inizialmente in possesso degli eredi Orsi, e le successive attività che al museo Paolo Orsi di Siracusa, dove furono depositati dopo l’acquisto avvenuto negli anni Sessanta del Novecento, hanno portato alla microfilmatura e poi alle operazioni di trascrizione e scansione dell’intera raccolta. Le operazioni hanno infine condotto all’avvio dell’edizione a stampa, iniziata nel 2018 con la pubblicazione dei primi quattro taccuini in un volume edito dall’Accademia Nazionale dei Lincei, l’illustre istituzione a cui Orsi appartenne fin dal 1896. Già nei primi quattro taccuini (anni 1888-1889) emerge con chiarezza la figura di Orsi, che sarebbe diventato per molti anni l’indiscusso protagonista della ricerca archeologica in Sicilia e Calabria. In queste pagine manoscritti e si evidenzia anche la forte accelerazione che egli impresse alle indagini sul campo subito dopo il suo arrivo a Siracusa, nel settembre del 1888, con l’avvio degli scavi a Megara Hyblaea e una serie di accura sopralluoghi nei principali si archeologici del siracusano, finalizza ad ottenere una piena conoscenza del territorio. Una partenza straordinaria che lo porterà, già alla fine dell’anno successivo, a varcare lo Stretto, avviando, assieme a Petersen e a Dörpfeld, gli scavi di Locri, descritti a partire dal taccuino n. 5, già pubblicato nel volume II dei taccuini, edito nel 2022 (taccuini 5-16, anni 1889-1892).
MASSIMO FRASCA “Paolo Orsi e le anonime città siculo-greche della Sicilia interna”. Nel contributo si esamineranno i dati relativi a tre siti interni indagati da Paolo Orsi nell’interno della Sicilia: Monte Bubbonia, Monte San Mauro e Serra Orlando. Attraverso la documentazione edita, saranno affrontati i problemi relativi alla cosiddetta ellenizzazione dei centri indigeni e alla eventuale presenza di Greci insediati nell’interno dell’Isola.
MASSIMO CULTRARO “Paolo Orsi e l’Egitto: un amore mai dichiarato”. Nella complessa e articolata biografia intellettuale di Paolo Orsi, un posto di rilievo è giocato dall’interesse per l’Egitto antico. Il tema non è stato sufficientemente indagato, ma a una più attenta analisi dei suoi numerosi scritti emerge con chiarezza una specifica attenzione verso la storia e l’archeologia dell’Egitto. Nato nel corso della formazione viennese, l’interesse per la terra dei Faraoni si articola in Orsi in due differenti piani: il primo è la visione diffusionista che impone di identificare nel Mediterraneo orientale i centri di propulsione dei più importanti fenomeni della storia mediterranea. Per Orsi anche l’Egitto avrebbe avuto un ruolo importante nella formazione delle culture preistoriche siciliane, spingendo in tal direzione il pensiero del fisiologo torinese Angelo Mosso, suo personale amico, nell’identificare una “componente mediterranea-nordafricana”, attiva fin dal Neolitico. Il secondo piano riguarda l’interesse di Orsi per il collezionismo di materiali egizi, che implica l’acquisto di una raccolta di manufatti litici dal Fayyum destinata al museo di Siracusa e a cui segue anche uno spiccato interesse per le produzioni di arte copta. Quest’ultimo segmento di interesse, ad oggi totalmente sconosciuto, mette in evidenza l’attenzione dello studioso verso il nascente campo dell’archeologia medievale. Infine, all’interno di questa attività si inserisce l’acquisto di alcuni vasi della cultura di Naqada, oggi conservati al museo civico di Rovereto.
DARIO DI BLASI Proiezione del film “Paolo Orsi a Siracusa” (Sirio Film). Nell’aprile del 1990 prese il via la Rassegna internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto da una felice intuizione di Dario Di Blasi che, in visita a Siracusa, si rese conto che solo pochi roveretani erano consapevoli della levatura di Orsi e del suo significativo ruolo nella ricerca archeologica della tra fine ‘800 e inizi ‘900, da qui l’idea di organizzare un convegno su Orsi e di dar vita ad una rassegna che divulgasse le conoscenze in ambito archeologico attraverso il cinema.
Parco archeologico di Ostia Antica. Coperti i mosaici della Necropoli di Porto all’Isola Sacra per l’inverno

Tomba E25, necropoli di Porto sull’Isola Sacra: mosaico delle Stagioni e il mito di Alcesti, prima della copertura (foto parco archeologico ostia antica)

Tomba E25, necropoli di Porto sull’Isola Sacra: mosaico delle Stagioni e il mito di Alcesti, dopo la copertura (foto parco archeologico ostia antica)
Dopo che a dicembre 2024 erano stati coperti i mosaici dell’area archeologica di ostia Antica (vedi Ostia Antica (Roma). Completata la copertura stagionale dei mosaici per la loro conservazione. Torneranno visibili a primavera. Ecco l’elenco dei mosaici interessati | archeologiavocidalpassato), con la fine del mese di gennaio 2025 sono state ultimate le operazioni di copertura dei mosaici della Necropoli di Porto all’Isola Sacra per l’inverno. Anche questi mosaici, così come quelli degli Scavi di Ostia saranno ri-scoperti con l’arrivo della bella stagione.
Cabras (Or). Aumento di visitatori e incassi nel 2024 per i siti della Fondazione Mont’e Prama (museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, l’area archeologica di Mont’e Prama, Tharros, l’ipogeo di San Salvatore e la Torre di San Giovanni). E il 2025 è ricco di novità

Aumento significativo di visitatori e incassi nel 2024 per i siti della Fondazione Mont’e Prama, che includono il museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, l’area archeologica di Mont’e Prama, Tharros, l’ipogeo di San Salvatore e la Torre di San Giovanni, a conferma del crescente interesse per il patrimonio culturale sardo. Il numero di visitatori è aumentato del 13,5% rispetto al 2023 e del 33% rispetto al 2022, superando di gran lunga la media di 152.500 visitatori registrata nel biennio pre-pandemia (2018/2019). Nel 2024 sono stati staccati ben 177.230 biglietti contro i 156.071 del 2023 e i 133.286 del 2022. Gli incassi hanno registrato una crescita del 27% rispetto al 2023 e del 59% rispetto al 2022, con un incremento del 60% rispetto alla media di 527.000 euro del biennio pre-pandemia. Nel 2024 gli incassi hanno raggiunto la cifra record di 840.389 euro contro i 661.065 del 2023 e i 529.000 del 2022.

“E si prospetta un 2025 ricco di novità”, annuncia il presidente Antony Muroni. “Sarà proprio l’inizio dell’anno a dare notizia di un grande evento: il mese di gennaio 2025 verrà inaugurato con la fine del primo progetto di restauro della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Cagliari, a cui verrà dedicata un’ala del museo civico Marongiu di Cabras che ospiterà un allestimento temporaneo in cui, per la prima volta, saranno esposte le due statue di Mont’e Prama restaurate a Cabras e circondate dai modellini di nuraghe restaurati a Cagliari. A marzo 2025 verrà, invece, disallestita la mostra su Mont’e Prama che in questi mesi è stata ospitata nella Sala del Paesaggio. I Giganti, con un nuovo progetto allestitivo, torneranno per qualche mese nella loro originaria collocazione, nell’ambito del corpo storico del Museo. Sarà un passaggio temporaneo perché il 2025 sarà anche l’anno in cui il complesso statuario di Mont’e Prama verrà finalmente riunito a Cabras. Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo nei prossimi mesi”.

Il successo del 2024 è il risultato di una serie di fattori, tra cui la crescente notorietà dei Giganti di Mont’e Prama: le statue, uniche nel panorama archeologico del Mediterraneo, attraggono sempre più l’attenzione di turisti italiani e stranieri, con un effetto positivo su tutti i siti gestiti dalla Fondazione. E poi le attività di promozione e valorizzazione del patrimonio: la Fondazione Mont’e Prama ha intensificato gli sforzi per promuovere il patrimonio culturale, con iniziative di comunicazione, eventi e mostre che coinvolgono l’intero territorio. Infine il miglioramento dei servizi offerti ai visitatori: il Museo e i siti archeologici sono stati oggetto di interventi di miglioramento, con l’obiettivo di offrire un’esperienza di visita sempre più completa e appagante. “Questo successo conferma l’importanza del patrimonio culturale del Parco archeologico naturale del Sinis e ci incoraggia a proseguire nel nostro impegno per la sua valorizzazione e promozione”, dichiara Muroni. “La Fondazione Mont’e Prama continuerà a investire nella ricerca, nella conservazione e nella valorizzazione di tutti i siti gestiti, con l’obiettivo di renderli un punto di riferimento per il turismo culturale in Sardegna”.



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