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Cabras (Or). Aumento di visitatori e incassi nel 2024 per i siti della Fondazione Mont’e Prama (museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, l’area archeologica di Mont’e Prama, Tharros, l’ipogeo di San Salvatore e la Torre di San Giovanni). E il 2025 è ricco di novità

Boom di visitatori nel 2024 nei siti gestiti dalla fondazione Mont’e Prama: qui siamo a Tharros (foto fondazione monteprama)

Aumento significativo di visitatori e incassi nel 2024 per i siti della Fondazione Mont’e Prama, che includono il museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, l’area archeologica di Mont’e Prama, Tharros, l’ipogeo di San Salvatore e la Torre di San Giovanni, a conferma del crescente interesse per il patrimonio culturale sardo. Il numero di visitatori è aumentato del 13,5% rispetto al 2023 e del 33% rispetto al 2022, superando di gran lunga la media di 152.500 visitatori registrata nel biennio pre-pandemia (2018/2019). Nel 2024 sono stati staccati ben 177.230 biglietti contro i 156.071 del 2023 e i 133.286 del 2022. Gli incassi hanno registrato una crescita del 27% rispetto al 2023 e del 59% rispetto al 2022, con un incremento del 60% rispetto alla media di 527.000 euro del biennio pre-pandemia. Nel 2024 gli incassi hanno raggiunto la cifra record di 840.389 euro contro i 661.065 del 2023 e i 529.000 del 2022.

Locandina della mostra “Sulle spalle dei giganti. La preistoria moderna di Costantino Nivola” al museo civico “Marongiu” di Cabras dal 30 novembre 2024 al 23 marzo 2025

“E si prospetta un 2025 ricco di novità”, annuncia il presidente Antony Muroni. “Sarà proprio l’inizio dell’anno a dare notizia di un grande evento: il mese di gennaio 2025 verrà inaugurato con la fine del primo progetto di restauro della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Cagliari, a cui verrà dedicata un’ala del museo civico Marongiu di Cabras che ospiterà un allestimento temporaneo in cui, per la prima volta, saranno esposte le due statue di Mont’e Prama restaurate a Cabras e circondate dai modellini di nuraghe restaurati a Cagliari. A marzo 2025 verrà, invece, disallestita la mostra su Mont’e Prama che in questi mesi è stata ospitata nella Sala del Paesaggio. I Giganti, con un nuovo progetto allestitivo, torneranno per qualche mese nella loro originaria collocazione, nell’ambito del corpo storico del Museo. Sarà un passaggio temporaneo perché il 2025 sarà anche l’anno in cui il complesso statuario di Mont’e Prama verrà finalmente riunito a Cabras. Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo nei prossimi mesi”.

I Giganti di Mont’e Prama esposti nel museo civico “G. Marongiu” di Cabras (foto fondazione monteprama)
Attività didattiche al museo civico “G. Marongiu” di Cabras (foto fondazione monteprama)

Il successo del 2024 è il risultato di una serie di fattori, tra cui la crescente notorietà dei Giganti di Mont’e Prama: le statue, uniche nel panorama archeologico del Mediterraneo, attraggono sempre più l’attenzione di turisti italiani e stranieri, con un effetto positivo su tutti i siti gestiti dalla Fondazione. E poi le attività di promozione e valorizzazione del patrimonio: la Fondazione Mont’e Prama ha intensificato gli sforzi per promuovere il patrimonio culturale, con iniziative di comunicazione, eventi e mostre che coinvolgono l’intero territorio. Infine il miglioramento dei servizi offerti ai visitatori: il Museo e i siti archeologici sono stati oggetto di interventi di miglioramento, con l’obiettivo di offrire un’esperienza di visita sempre più completa e appagante. “Questo successo conferma l’importanza del patrimonio culturale del Parco archeologico naturale del Sinis e ci incoraggia a proseguire nel nostro impegno per la sua valorizzazione e promozione”, dichiara Muroni. “La Fondazione Mont’e Prama continuerà a investire nella ricerca, nella conservazione e nella valorizzazione di tutti i siti gestiti, con l’obiettivo di renderli un punto di riferimento per il turismo culturale in Sardegna”.

Montebelluna (Tv). Aperta al museo di Storia naturale e Archeologia la mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con protagoniste le due situle figurate scoperte a Posmon che tornano a casa. Gli interventi ufficiali all’inaugurazione

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Mostra “Fabulae” al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv): la sala delle situle (foto graziano tavan)

Le due situle di Posmon sono tornate a casa. A Montebelluna. Definitivamente. Questi “secchi” di lusso, realizzati in bronzo 2500 anni fa, sono stati realizzati dai Veneti antichi per contenere bevande alcoliche durante i banchetti, poi impiegati alla fine del loro ciclo vitale come vasi-ossuario nelle sepolture di personaggi importanti. Da sabato 16 novembre 2024 (e fino al 31 agosto 2025) le due situle figurate, scoperte una nel 2002 e l’altra nel 2012 nella necropoli preromana di via Cima Mandria di Posmon di Montebelluna (Tv), dopo un lungo e impegnativo restauro, sono le protagoniste della mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, frutto della sinergia interistituzionale tra Comune di Montebelluna, con il suo museo civico, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, e direzione regionale Musei nazionali Veneto a cui fa capo il museo nazionale Atestino. A realizzarla non un curatore ma un intero comitato scientifico interdisciplinare dove ognuno degli esperti ha portato le proprie competenze.

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Comitato scientifico e autorità all’inaugurazione della mostra “Fabilae” al museo di Storia naturale e di Archeologia di Montebelluna (foto graziano tavan)

E sabato 16 novembre 2024, all’inaugurazione alla presenza del sindaco di Montebelluna Adalberto Bordin, c’era tutto al completo: Stefano Buson, già funzionario restauratore al museo nazionale Atestino; Monica Celi, direttrice del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia; Nicoletta Onisto, esperta in resti cremati, docente incaricato all’università di Ferrara; Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza ABAP VE-MET; Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino; Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino; Luca Zaghetto, archeologo, autore di studi sistematici sui sistemi iconografici dell’arte delle situle. Ecco i passi salienti degli interventi delle autorità all’inaugurazione.

“È una mostra progettata in maniera logica, facile e intuitiva, ma non per questo gli oggetti esposti non sono assolutamente unici”, esordisce il sindaco Adalberto Bordin. “Per la prima volta vengono riunite le due situle più importanti del territorio montebellunese: una venuta alla luce nel 2002 e l’altra nel 2012. Queste situle raccontano la storia di noi veneti come popolo come eredi di Antenore, eroe troiano che nelle sue peregrinazioni, un po’ come tutti gli eroi sia greci sia troiani, arrivò e si insediò secondo la leggenda qui nell’Adriatico, nel nord dell’Italia, e si dice fondò addirittura Padova. Allora quello che emerge sono già le peculiarità del nostro popolo. Intanto le situle erano utilizzate per il vino, cosa che mi sembra in questa terra non manchi, e quindi a migliaia di anni di distanza questa tradizione continua a essere presente. Ma poi anche la capacità di innovare. Queste situle che prima erano utilizzate come contenitori, poi tolto il manico sono servite come urna funeraria. Quindi la capacità di innovare e di progredire. Credo che questa sia veramente una mostra straordinaria e unica. Concludo ringraziando veramente tutti. Perché per portare una mostra così unica nel nostro territorio è necessaria la collaborazione e la responsabilità di tutti”.

“Porto i saluti da parte del soprintendente Vincenzo Tinè che come me è entusiasta di questa mostra e di tutte le attività che vengono svolte a Montebelluna”, interviene Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza ABAP VE-MET. “Questo evento è la conclusione di un lavoro che parte da lontano. Si sa che la soprintendenza dà un po’ fastidio perché con le azioni di tutela impone certe volte le proprie condizioni alla realizzazione di edifici pubblici e privati – ai privati dà particolarmente fastidio – però poi dobbiamo pensare che tutto viene esposto: a Montebelluna, un caso virtuoso, vengono esposti oggetti scavati e che hanno subito un lungo processo di attività che coinvolgono tante persone, dagli archeologi che scavano ai restauratori, da noi funzionari che ci occupiamo più della parte burocratica ai disegnatori che disegnano i pezzi, al Comune e al museo che poi si occupano di tutta la sequenza delle attività. E quindi è un team di persone appassionate del proprio lavoro che lavora per restituire – in questo caso felicemente – alla collettività quello che viene ritrovato dagli scavi, dalle azioni di tutela che tante volte vengono vissute un po’ con fastidio ma come possiamo vedere in questa mostra poi alla fine danno delle grandi soddisfazioni perché siamo riusciti a portare in mostra dei reperti eccezionali. Quindi – conclude – voglio ringraziare tutti, e ringraziare il comitato scientifico che veramente ha fatto un lavoro fantastico perché si sono impegnati tutti dall’inizio alla fine nella realizzazione di questa mostra. E un ringraziamento particolare all’amministrazione di Montebelluna, alla direttrice Monica Celi e alla conservatrice Emanuela Gili che sono veramente delle persone instancabili”.

“Anch’io porto i saluti del dirigente Daniele Ferrara”, spiega Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino. “E devo dire che entrambi siamo stati molto contenti di questo invito alla collaborazione che ci è arrivato dal museo di Montebelluna e dalla soprintendenza. Per noi è stata veramente un’opportunità per mettere in pratica un’idea di sistema nazionale dei musei che il ministero, attraverso la direzione generale Musei, sta cercando di mettere in piedi, cioè una sorta di rete di tutti i musei italiani indipendentemente dal loro status giuridico ma basandosi invece su dei criteri di qualità. E in questo senso penso che il museo di Montebelluna sia veramente un esempio luminoso e raro di alto livello scientifico e anche di impegno a contatto con la cittadinanza. E credo che il numero di persone oggi presenti ne sia una testimonianza per la diffusione del patrimonio naturalistico ma anche archeologico, che è quello che personalmente conosco meglio. In questa occasione specifica – continua -, tra l’altro, la collaborazione del museo nazionale Atestino in realtà nasce da lontano, da prima ancora che questo facesse parte della direzione regionale Musei nazionali del Veneto, perché nel 2012, quando la situla figurata, che avrete modo di vedere per la prima volta a Montebelluna proprio in questa mostra, venne ritrovata nel corso degli scavi per decisione di Anna Maria Larese, che era allora il funzionario di soprintendenza ma che è stata poi una collega della direzione regionale dei Musei, decise di portare il reperto a este dove esisteva, ed esiste ancora per nostra fortuna, un laboratorio specialistico attrezzato in cui Stefano Buson, che oggi è parte del nostro comitato scientifico, ha effettuato la difficilissima operazione di restauro e dove quindi si è anche cominciato a poter studiare questo reperto, grazie soprattutto all’opera di Giovanna Gambacurta. E quindi è una collaborazione che è in qualche modo connaturata alla storia di questo eccezionale reperto che oggi torna alla comunità di Montebelluna. È stata un’operazione esemplare dal punto di vista della collaborazione istituzionale tra tutte le parti in causa e questo penso sia un valore aggiunto. In particolare anche perché c’è stata una collaborazione dal punto di vista scientifico con l’istituto nazionale di studi etruschi e italici – sezione dell’Etruria padana e dell’Italia settentrionale, e con il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Ca’ Foscari, oltre ad altre collaborazioni organizzate più direttamente dal museo di Montebelluna per gli aspetti di comunicazione. Per cui – conclude – veramente un’operazione corale che spero avrete modo di apprezzare, e che rende necessario il ringraziamento al museo di Montebelluna ma anche a tutti gli altri partecipanti e alla comunità”.

“Io non parlo senza il mio comitato scientifico, cioè il comitato scientifico della mostra, a cui dobbiamo tutto quello che vedete”, esordisce Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna. “E nel colophon non troverete un curatore della mostra perché questa è veramente un’opera collettiva, risultato di riunioni, incontri, condivisioni, con un’apertura, una disponibilità incredibili, che mai mi era capitato di trovare in tutti gli anni di lavoro. Il motivo è molto semplice. Ci siamo trovati a lavorare su un patrimonio culturale straordinario, le due situle figurate di Montebelluna, ben due che è una cosa eccezionale nel panorama culturale-archeologico dell’area di diffusione dei Veneti antichi in cui Montebelluna rientra. E questo patrimonio straordinario ha mosso energie di tutti i tipi, sia a livello degli studiosi, insomma di chi ha avuto veramente l’onore di lavorarci su per comunicarlo a tutti, ma anche proprio a livello di comunità. E quindi è con grande piacere che vi invito a vedere la mostra leggendo anche tra le righe tutti i significati che si incrociano in questa mostra. Non è solo il patrimonio che viene raccontato – spiega -, ma è un patrimonio che muove tante riflessioni, molte anche collegate al presente, all’attualità. Noi non parliamo solo delle situle, ma parliamo molto di Posmon, del sito di Montebelluna da cui esse provengono. C’è anche una riflessione sull’uso del territorio, il consumo del suolo. Lo sforzo grande era non presentare questi oggetti meravigliosi in una vetrina e basta, ma farli diventare uno spunto di riflessione su il potere dell’archeologia di farci capire tante cose del passato e affrontare meglio il presente con più consapevolezza. Quindi vedrete tanti filoni tematici che si intersecano. E ci sono due poli: le Fabulae, è il titolo, che devo proprio al comitato, a Mariangela Ruta e a Giovanna Gambacurta, tra i curatori, poi abbiamo Benedetta Prosdocimi, Carla Pirazzini, Nicoletta Onisto, Luca Zaghetto, Stefano Buson, e Monica Celi. Un comitato interdisciplinare, e anche inter-istituzionale, e anche questo è bello, una sinergia tra istituzioni proprio dovuta a questo patrimonio. E quindi – conclude –  i due poli sono le Fabulae, cioè le narrazioni raccontate dalle situle figurate con queste storie meravigliose. L’altro polo sono le “tracce” che l’archeologia ci lascia, che il passato lascia sul terreno e che sono gli archeologi, con il loro metodo minuzioso, a tirare fuori e a permettere anche tutto questo lavoro di cui stiamo parlando”.

 

Padova. A Palazzo del Bo il quarto convegno internazionale “Dialoghi oltre il tempo. Ricerca, confronto, condivisione” con al centro il concetto di dialogo, declinato nell’ambito delle discipline archeologiche, storico-artistiche, musicali, del cinema e dello spettacolo. Ecco il programma

padova_palazzo-del-bo_convegno-Dialoghi-oltre-il-tempo-Ricerca-confronto-condivisione_locandinaIl 14 e 15 novembre 2024, nell’Aula Nievo di Palazzo del Bo a Padova, il convegno internazionale “Dialoghi oltre il tempo. Ricerca, confronto, condivisione”, organizzato dalle dottorande e dai dottorandi del XXXVIII ciclo del Corso di Dottorato in Storia, Critica e Conservazione dei Beni Culturali dell’università di Padova. Il convegno, giunto alla quarta edizione, mette al centro il concetto di dialogo, inteso come momento di scambio dinamico sul piano cronologico, metodologico, culturale, materiale e geografico, declinato nell’ambito delle discipline archeologiche, storico-artistiche, musicali, del cinema e dello spettacolo. Sono invitati a partecipare studenti, specializzandi, dottorandi e tutti gli interessati.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE 2024. Alle 9, registrazioni; 9.15, saluti e presentazione volume atti 2023. 9.45-11.15 SESSIONE 1 – Dialoghi con le fonti Modera Giulia Lavarone: S. Spader (università di Padova) “In dialogo con l’opera: la tavola dei Quattro Santi Coronati di Vincenzo Catena per la Scuola veneziana dei Tagliapietra”; M. Ferroni (università di Padova) “Un inedito manoscritto ferrarese a Dublino ed una nuova sottoscrizione per Franco dei Russi”; I. Cesaroni (università di Macerata) “Storie di libri: dialoghi epistolari per la biblioteca Leopardi”; D. Bianchi (università di Firenze, Pisa e Siena) “La voce e il fotogramma. Racconto soggettivo e ricordo privato come strumenti di indagine nel cinema d’amatore”; 11.15, coffee break. 11.45-13.15 SESSIONE 2 – Dialoghi con immagini e suoni Modera Zuleika Murat: M. La Rosa (università di Padova) “Le armille sonanti, tra rappresentazioni iconografiche e realia”; G. Lattanzio (Masaryk University) “Il ciclo rupestre di S. Andrea Priu (Bonorva, SS): un esempio di “pittura bizantina”?”; V. Frighetto (università di Padova) “Vivere l’immagine: il linguaggio della devozione nel manoscritto BPL 224 della Biblioteca Universitaria di Leida”; 13.15, pausa pranzo. 14.45-16.15 SESSIONE 3 – Dialoghi con lo spazio pubblico Modera Laura Moure: Cecchini M. Volpato (università di Bologna) “La catalogazione dei beni architettonici nel dialogo con la realtà del patrimonio costruito”; F.R. Gregori (università di Milano) “Dialogo tra passato e presente: ridisegnare lo spazio pubblico nel XXI secolo”; G. Venneri (università di Salerno) “Il paesaggio cimiteriale fra antropizzazione, patrimonializzazione e marginalizzazione. Pratiche artistiche contemporanee e nuove progettualità spaziali per riconfigurare la morte”; I.S. Comi (università IULM Milano) “«Qui décide? Quel passé? Comment commémorer?». Il dibattito contemporaneo sui monumenti in Model for a Monument di Thomas Hirschhorn”; 16.15, coffee break. 16.45-18.15 SESSIONE 4 – Dialoghi con l’altro e con il paesaggio Modera Federica Stevanin: G. Becevello (università di Padova) “Nuove terre, altre presenze: le ville dei patrizi veneziani nel Delta del Po”; M.C. Lovato (università di Padova) “Propaganda imperiale e dialoghi con l’antichità. L’Altrove nelle incisioni di Laurenzio Laurenzi all’ex Museo coloniale di Roma”; M. Failla (università della Tuscia) “Ibridazioni, creolizzazione, eterocronia. Riflessioni sull’altermodernità”; S. Rago (università di Padova) “Segni, parole, paesaggi. Dialoghi aperti nelle acqueforti di Livio Ceschin”; 18.15, saluti.

PROGRAMMA VENERDÌ 15 NOVEMBRE 2024. 9.15-11.15 SESSIONE 5 – Dialoghi materici. Antiche produzioni e metodi di indagine Modera Margarita Gleba: E. Malaman, C. Bettineschi, I. Angelini, M. Salvadori (università di Padova) “Autenticazione di un falso: il caso studio della Collezione”; Marchetti R. Campanella (università dell’Aquila) “Il vetro da finestra. Un confronto tre evidenza archeologica, fonti antiche e prassi di bottega”; M.E. Bertoli (University of Glasgow) “Textile economies in transition from plant fibres to wool in Bronze Age northern Italy: the contribution of experimental archaeology”; E. Koutouvaki (università di Padova) “Archaeometric analysis of the painted decoration of late 5th-3rd mil. BCE pottery from Mahtoutabad (southeastern Iran)”; L. Morgado-Roncal (University of Granada) “Dialoguing with Textile Production in Augusta Emerita (Spain): an archaelogical and multi-proxy perspective”; A. Giunto (università di Padova) “I bronzetti a figura umana di Villa di Villa: un dialogo tra culture e identità tra tarda età del Ferro e romanizzazione”; 11.15, coffee break. 11.45-13.15 SESSIONE 6 – Dialoghi con la tecnologia Modera David Vicenzutto: F. Adesso (università di Padova) “Trasformare la memoria visiva in modelli 3D. Il caso studio della necropoli della piena età del ferro del CUS-Piovego”; S. Mega (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne) “A social dialogue with space: towards the development of a method for the study of the socio-functional organisation of the Igiliz archaeological site (Morocco, 11th-13th c.)”; R. Desarbre (università di Padova) “Gazing through the window: for a computer-based approach of openings in Roman Campania (2nd century BCE-1st century CE)”; A. Meleri (università di Padova) “Dialoghi tra Carte e Pixel: obsolescenza digitale e importanza degli archivi analogici”; 13.15, pausa pranzo. 14.45-16.15 SESSIONE 7 – Dialoghi con la tecnologia Modera Emanuela Faresin: C. Baldi (università di Firenze) “Iconographica: un database semantico per indagare il patrimonio figurativo delle biblioteche fiorentine degli Ordini Mendicanti”; T. Zanni (università di Padova) “HBIM per il cultural heritage: dialogo e interoperabilità tra modelli”; S. Conte, L. Laccetti, Y. Momtaz, A. Tortora (università di Napoli Federico II) “Il Progetto Magic come dialogo: la mediazione digitale promuove comunicazione e fruizione culturale”; A. Micheletti (università di Padova) “L’alfabetizzazione digitale nei musei italiani: il caso del sistema museale del Polesine”; 16.15, coffee break. 16.45-18.15 SESSIONE 8 – Dialoghi con la tradizione Modera Marsel Grosso: G. Nicotra (università di Catania) “La decorazione dello scafo nelle imbarcazioni di legno della costa orientale siciliana. Metodo di analisi grafica del repertorio iconografico”; A. Maniaci (università di Firenze, Pisa e Siena) “«Misteri divini sotto coperte di simboli». La fortuna dei geroglifici nella letteratura religiosa del Seicento”; M. Ciani (università per stranieri di Siena) “Neo-umanesimo e neo-classicità. Dialoghi fra nuove e vecchie tradizioni nella scultura fiorentina di metà Settecento”; 18.15, chiusura dei lavori.

GEP 2024 a Cerveteri. In centro con “Il Medioevo si racconta a Cerveteri” visita guidata teatralizzata e a Casa Grifoni la mostra “Il Patrimonio ritrovato”

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In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio appuntamento domenica 29 settembre 2024, a Cerveteri, alle 17, con “Il Medioevo si racconta a Cerveteri” visita guidata teatralizzata con attori professionisti del centro storico di Cerveteri. Info e prenotazioni whatsapp 3534107535 pitcerveteri@gmail.com

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Mostra “Il Patrimonio ritrovato” a Cerveteri: kantharos da scavi clandestini in Italia centro – meridionale trafugato ed esposto fino al 2006 al J.P Getty Museum di Malibu. È stato restituito all’Italia nel 2007 (foto drm-lazio)

cerveteri_case-grifoni_mostra-il-patrimonio-ritrovato-a-cerveteri_locandinaDalle 15.30 alle 18.30 sarà anche possibile visitare la mostra archeologica “Il Patrimonio ritrovato” a Case Grifoni. La mostra, allestita nel cuore del centro storico di Cerveteri, è incentrata sulle avvincenti “storie del recupero” di importanti opere archeologiche, finalmente restituite al patrimonio culturale italiano grazie ad un lungo percorso di investigazione internazionale, dopo essere state trafugate dall’Italia a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Un importante successo quello contro i “predatori dell’arte”, che ha portato nel 1995 al sequestro di oltre 3000 reperti archeologici nascosti nei caveaux del porto franco di Ginevra, in Svizzera e che si fonda sulla sinergia tra la Soprintendenza, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la Procura della Repubblica di Roma e l’Avvocatura Generale dello Stato. L’esposizione di Cerveteri presenta, nella prima sezione, un gruppo di capolavori selezionati proprio tra i reperti sequestrati al Porto Franco di Ginevra, per la maggior parte provenienti da scavi clandestini eseguiti in Etruria e in Puglia. Nelle sezioni successive si mettono in evidenza le rotte del traffico illecito, l’attività di riciclaggio dei reperti che passavano per le mani di diversi trafficanti, gli ingegnosi sistemi attuati per raggiungere i musei stranieri – la destinazione finale più ambita – in particolare quelli statunitensi.

“Una bella morte: decorazione e design della tomba tebana del Nuovo Regno”: conferenza su Zoom dell’egittologa Katherine Slinger (università di Manchester) promossa dalla Southampton Ancient Egypt Society (SAES)

webinar-a-beautiful-death-new-kingdom-theban-tomb-decoration-and-design_khaterine-slinger_locandina“Una bella morte: decorazione e design della tomba tebana del Nuovo Regno” è il tema di cui parlerà Katherine Slinger, egittologa dell’università di Manchester, nel webinar su Zoom promosso dalla Southampton Ancient Egypt Society (SAES) sabato 21 settembre 2024, alle 14 (ora del Regno Unito). La sala d’attesa “Zoom” di solito apre intorno alle 13.45. Costo: £ 3 per i Soci SAES, £ 6 per i non Soci: Southampton Ancient Egypt Societythe-southampton-ancient-egypt-society_logo. In questa conferenza Katherine Slinger discuterà dello schema decorativo e del design delle tombe tebane non reali e di come si sono evolute nel Nuovo Regno. Considererà temi decorativi tipici della XVIII Dinastia, identificando l’importanza di scene specifiche e la loro collocazione all’interno della tomba. Discuterà quindi l’evoluzione della decorazione e del design delle tombe dopo il periodo Amarna e nel periodo Ramesside.

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L’egittologa Katherine Slinger (foto liverpool university)

Katherine Slinger è docente di Archeologia egizia all’università di Manchester, dove insegna Certificate, Diploma and MA in Egittologia. Ha conseguito il dottorato in Egittologia nel 2020 all’università di Liverpool per la sua tesi, “Famiglie tombali: distribuzione di tombe private nella necropoli tebana del Nuovo Regno”. Si è laureata con lode in Egittologia nel 2014 e un Master con Distinction in Egittologia nel 2015, entrambi all’università di Liverpool. Le sue ricerche precedenti includono la sua tesi di laurea triennale, “Decorazione e design delle tombe a Deir el-Medina”, e la sua tesi di laurea magistrale, “L’ubicazione e la distribuzione delle tombe tebane sono state influenzate dall’evoluzione del percorso processionale della Bellissima Festa della Valle?”. Katherine Slinger ha insegnato Archeologia egizia all’università di Sheffield e all’università di Durham e ha anche lavorato come tutor di Egittologia al dipartimento di formazione continua dell’università di Liverpool. Ha effettuato scavi a Luxor, in Egitto.

Roma. Al via il ciclo di incontri “Le Ville raccontano”, presentazioni e incontri per valorizzare e rafforzare la conoscenza del patrimonio artistico delle ville e dei parchi della Capitale

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Il Casino dell’Orologio a Villa Borghese sede del ciclo di incontri “Le Ville raccontano” (foto roma capitale)

Riprende, dal 18 settembre 2024, il ciclo di incontri “Le Ville raccontano”, una serie di presentazioni e conferenze inedite promosse da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, con l’obiettivo di continuare a valorizzare e rafforzare la conoscenza del patrimonio artistico delle ville e dei parchi della città di Roma. Gli incontri, condotti da storici dell’arte e archeologi della sovrintendenza Capitolina e altri studiosi del settore, saranno concentrati su temi specifici dell’arte, dell’archeologia e della cultura del verde e del paesaggio, con l’obiettivo di fare conoscere ed esplorare al grande pubblico il patrimonio delle ville storiche romane. Luoghi, opere e storie in genere poco noti e ricostruiti sulla scia di studi e approfondimenti scientifici nati e sviluppatisi intorno al mondo complesso e articolato delle ville storiche di Roma. Gli argomenti trattati sono andati evolvendo soprattutto sulla scia delle riflessioni emerse intorno alla semantica della “valorizzazione” e alle suggestioni delle storie evocate relative al patrimonio artistico delle Ville storiche. Anche questo nuovo ciclo di incontri fa parte di Patrimonio in Comune, programma di proposte culturali ed educative della sovrintendenza Capitolina per promuovere e diffondere la conoscenza di Roma e del suo patrimonio storico e culturale. Tutte le conferenze sono a ingresso libero e gratuito, fino a esaurimento posti disponibili.

Mercoledì 18 settembre 2024, alle 17, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Angela Napoletano in “Grotte e ninfei a Villa Borghese”

Giovedì 26 settembre 2024, alle 17, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, “La villa Altoviti ai Prati di Castello. Eclissi di un paesaggio fluviale”, presentazione del volume di Alice S. Legé (storica dell’arte, Musée de Montmartre, Parigi), con la partecipazione di Alberta Campitelli, Claudia Conforti, Claudio Strinati

Martedì 22 ottobre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Alessandro Cremona ed Eleonora Ronchetti in “Il “gentile proprietario”: il barone Richard von Hoffmann e il rinnovamento della Villa Celimontana”

Mercoledì 23 ottobre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Angela Napoletano in “Sculture traianee a Villa Borghese”

Mercoledì 30 ottobre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Mara Minasi ed Elda Scoppetta in “Il Teatro delle Arti. Magnificenza, antichità e spettacolo nel giardino di Camillo Pamphilj al Gianicolo”

Venerdì 8 novembre 2024, alle 17.30, museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese, viale Fiorello La Guardia n. 6, Claudio Crescentini in “Un Andy Warhol al Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese”

Martedì 19 novembre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Tania De Nile in “La diffusione dell’immagine delle ville di Roma nel Seicento: il caso di Johann Wilhelm Baur”

Martedì 26 novembre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Alessandro Cremona in “La diffusione dell’immagine delle ville di Roma nel Settecento: Francesco Pannini e la perduta Collezione Maraini”

Firenze. Per GEA 2024 al museo Archeologico nazionale apertura straordinaria del Giardino monumentale che tra fiori e piante “conserva” alcuni significativi esempi di architettura funeraria etrusca

firenze_archeologico_gea-2024_passeggiando-nel-giardino-del-maf_locandinaApertura straordinaria del Giardino monumentale del museo Archeologico nazionale di Firenze per le Giornate Europee dell’Archeologia 2024: sabato 15 giugno 2024, tre visite guidate in programma alle 10, alle 11 e alle 12 comprese nel biglietto d’ingresso, prenotazione obbligatoria. L’inaspettato angolo di verde tra piazza Santissima Annunziata e via della Pergola è un giardino storico, che ancora oggi attira l’attenzione dei passanti per la presenza di moltissime specie di fiori, piante, erbe aromatiche, antichi agrumi, papiri e con la straordinaria fioritura delle sue magnolie, delle azalee, degli iris e delle rose. Il grande e pluricentenario albero di tasso domina questa festa di colori dalla sua posizione centrale. La denominazione di “Giardino ameno” risale al Seicento quando il Palazzo della Crocetta era la residenza di Maria Maddalena de’ Medici ed era praticamente invisibile dall’esterno, circondato da alte mura e coltivato a vite e agrumi secondo una consolidata tradizione familiare. Con la creazione del museo Archeologico, il giardino fu destinato ad accogliere parte delle collezioni, musealizzate all’aria aperta. Lungo i vialetti e sotto le arcate del Corridoio Mediceo furono sistemate le sculture in marmo provenienti dalla Galleria degli Uffizi e quelle recuperate da numerose collezioni private fiorentine, oggi rimosse per motivi di conservazione. Contestualmente alla nascita del museo Topografico dell’Etruria, inaugurato nel 1897, nel giardino furono ricostruiti, in parte con materiale originale, alcuni significativi esempi di architettura funeraria etrusca, con lo scopo di contestualizzare i materiali esposti nelle sale. Le visite in programma illustreranno la selezione di monumenti rappresentativa delle più diffuse tipologie di sepolture etrusche: dalle tombe a pozzetto villanoviane di Tarquinia ai grandi tumuli orientalizzanti di Veio, Casale Marittimo e Vetulonia, fino alle tombe a camera della Necropoli del Crocefisso del Tufo di Orvieto (del VI-V secolo a.C.) e alla straordinaria riproduzione della Tomba Inghirami di Volterra, scoperta nel 1861, che ancora conserva  le  urne nella posizione originale, documentando i costumi funerari di una famiglia etrusca di Volterra per più generazioni, dalla fine del IV al II secolo a.C..

Napoli. All’università L’Orientale il prof. Valentino Nizzo presenta il libro “Recuperati dagli abissi: Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto” di Barbara Davidde. In presenza e on-line

napoli_l-orientale_libro-recuperati-dagli-abissi-il-relitto-alto-arcaico-del-canale-d-otranto_presentazione_locandinaGiovedì 23 maggio 2024, alle 14.30, all’università di Napoli L’Orientale, nella sala conferenze di Palazzo Corigliano, Valentino Nizzo presenta il libro “Recuperati dagli abissi: Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto”. Ne discuteranno con la curatrice, Barbara Davidde, anche Angelo Raguso, Teresa Cinquantaquattro, Luca Cerchiai e Matteo D’Acunto. È possibile seguire anche da remoto su Teams, scrivendo all’email f.iannone3@unior.it. Studenti, colleghi e tutti gli interessati sono invitati a partecipare. Il volume presenta una delle scoperte più importanti effettuate negli ultimi decenni in relazione ai commerci che univano le sponde opposte del Mediterraneo al tempo della prima colonizzazione, in particolare gettando luce sui commerci che hanno avuto come protagonista una della città più potenti e attive a livello marittimo in età arcaica, Corinto.

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Copertina del libro “Recuperati dagli Abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto”

Recuperati dagli abissi: Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto. Il volume, pubblicato in occasione della mostra “Recuperati dagli abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto” aperta al pubblico il 20 giugno 2023 a Taranto, nella sede della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, ex Convento di Sant’Antonio, inaugura l’edizione scientifica degli studi relativi a questo importante ritrovamento. Il sito archeologico subacqueo consiste nei resti del naufragio di un’antica imbarcazione datata ai primi decenni del VII sec. a.C., naufragata con il suo carico nel Canale d’Otranto a 22 miglia dalla costa, a 780 metri di profondità. Esso è stato individuato nel corso delle attività di archeologia preventiva messe in campo negli anni 2018-2019 dall’allora soprintendenza ABAP per le province di Brindisi Lecce e Taranto, preliminari alla posa in opera della condotta sottomarina del gasdotto TAP e ha visto l’utilizzo di tecnologie innovative utilizzate in ambito industriale (vedi Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato | archeologiavocidalpassato). Il libro, curato dalla soprintendente Barbara Davidde Petriaggi, accoglie saggi dedicati alla storia e all’archeologia della Magna Grecia, con particolare riferimento alle rotte e ai commerci transmarini in età alto-arcaica. Vi sono ospitati, inoltre, i risultati delle analisi scientifiche condotte sul vasellame di manifattura corinzia e sul loro contenuto (vino e olive, attestate dai noccioli rinvenuti all’interno delle anfore) e i dati relativi al restauro e allo studio dei reperti archeologici recuperati, costituiti da contenitori da trasporto, quali pithoi, anfore, brocche e ceramica fine da mensa (skyphoi). Una parte del volume è dedicata all’analisi dei metodi e degli strumenti utilizzati per l’esplorazione dei siti archeologici sommersi, al recupero dei manufatti archeologici in alto fondale e all’uso delle nuove tecnologie per lo studio e la valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo. Questo ritrovamento colma un vuoto nella documentazione dei relitti greci di età alto-arcaica attestati fino ad oggi nel Mediterraneo e getta nuova luce sui contatti che si irradiavano dalla Grecia, Corinto in particolare, verso le coste della Puglia.

Marzabotto. Visite guidate con la necropoli Nord nell’area archeologica della città etrusca di Kainua con gli archeologi dell’università di Bologna

marzabotto_area-archeologica_visita-guidata-19-maggio_locandinaIl museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto organizza per domenica 19 maggio 2024 una passeggiata archeologica per le strade della città etrusca di Kainua. Per l’occasione sarà visitabile anche la Necropoli Nord, una parte dell’area solitamente non accessibile. La visita, del costo di 10 euro + 3 euro del biglietto di ingresso all’area, ha la durata di circa 2 ore e mezzo (dalle 15 alle 17.30 circa). La visita è organizzata in gruppi chiusi quindi è necessario prenotare scrivendo a drm-ero.prenotazionikainua@cultura.gov.it oppure chiamando 353.4412879. Le visite a raccolta sono mensili sono affidate dal MNEMa agli archeologi del dipartimento Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna.

Napoli. A Palazzo Corigliano (università L’Orientale) giornata di studi “Nuove prospettive sulla colonizzazione euboica e la ripresa delle ricerche a Pithekoussai”, in presenza e on line, in occasione della presentazione dei due volumi “Euboika II” a cura di Teresa Cinquantaquattro, Matteo D’Acunto e Federica Iannone

napoli_l-orientale_libro-euboica-II_presentazione_locandina-bis“Nuove prospettive sulla colonizzazione euboica e la ripresa delle ricerche a Pithekoussai” è il titolo della giornata di studi promossa dall’università “L’Orientale” di Napoli che prevede, oltre all’illustrazione a cura della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli dello scavo recentemente condotto nel quartiere artigianale in località Mazzola a Ischia, alcuni interventi su Pithekoussai, sulla metallurgia e sui metalli nel mondo greco in età geometrica e arcaica. La giornata di studi è organizzata giovedì 16 maggio 2024, nella sala conferenze di Palazzo Corigliano in piazza San Domenico Maggiore a Napoli, in occasione della presentazione dei due volumi di “Euboica II”, che raccolgono gli atti del Convegno tenutosi a Lacco Ameno (Ischia) dal 14 al 17 maggio del 2018. Sarà anche possibile collegarsi da remoto tramite il link, che può essere richiesto inviando una mail a c.improta6@unior.it o c.merluzzo@unior.it.

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Copertina dei volumi “Euboika II” che raccolgono gli atti del Convegno tenutosi a Lacco Ameno (Ischia) dal 14 al 17 maggio del 2018

I due volumi, curati da Teresa Cinquantaquattro, Matteo D’Acunto e Federica Iannone, contengono 39 contributi di studiosi italiani e stranieri, tutti in inglese, in modo tale da assicurarne la massima circolazione a livello internazionale. L’intento del convegno e dei due volumi di “Euboica II” è stato quello di presentare un quadro aggiornato dell’Eubea nella fase “pre-coloniale” e coloniale, di discutere il fenomeno euboico in una prospettiva mediterranea, di analizzare i temi della colonizzazione e di come le realtà coloniali si siano radicate nelle diverse aree del Mediterraneo, dei tratti specifici della colonizzazione euboica e delle forme di contatto e relazione tra l’elemento greco, quello fenicio e le comunità locali. I due volumi propongono un dialogo tra storici e archeologi, con un’enfasi sui nuovi importanti contributi apportati negli ultimi vent’anni dall’archeologia sul campo in Eubea e nei contesti “pre-coloniali”, coloniali e mediterranei.

Programma della giornata di studi. Alle 10.30, saluti istituzionali: Augusto Guarino, prorettore dell’università di Napoli L’Orientale; Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio – MiC; Roberta Giunta, direttrice del dipartimento DAAM, università di Napoli L’Orientale; Carla Tufano, assessore alla Cultura del Comune di Lacco Ameno (Ischia); 11, introducono e coordinano Teresa E. Cinquantaquattro, Matteo D’Acunto, Federica Iannone, curatori dei volumi “Euboica II”; quindi presentazione dei volumi “Euboica II”, AION Annali di Archeologia e Storia Antica, università di Napoli L’Orientale: Nota Kourou, professore emerito, University of Athens; Michel Gras, Accademia nazionale dei Lincei; Stefano De Caro, già direttore generale ICCROM; 12.30, “Nuove ricerche a Pithekoussai”: introduce e coordina Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli – MiC; “Nuove indagini archeologiche della Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli (2023-2024) nel quartiere artigianale di Mazzola a Pithekoussai (Lacco Ameno, Ischia). Prospettive di ricerca”: Teresa E. Cinquantaquattro, segretariato regionale del MiC per la Campania; Maria Luisa Tardugno, soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli; Francesco Nitti, università di Napoli L’Orientale, università di Salerno; 13.15, pausa pranzo; 14.30, “Pithekoussai e la metallurgia nella Grecia geometrica e arcaica”, coordina Matteo D’Acunto, università di Napoli L’Orientale; Bruno d’Agostino, università di Napoli L’Orientale, “Pithekoussai, alcuni spunti di riflessione”; Alexandros Mazarakis Ainian, University of Thessaly, “Volos Metalworking in Early Iron Age Oropos: an overview”; Anna Maria D’Onofrio, università di Napoli L’Orientale, “Tombe con armi e/o strumenti da lavoro ad Atene tra Tardo Bronzo e Primo Ferro: un riesame in corso dell’evidenza”; conclusioni: Luca Cerchiai, università di Salerno.