Venezia. Allo scavo archeologico della villa romana di Lio Piccolo nuovo aperitivo archeologico con Antonio Padovan su “Dall’archeologia alle parole. Le storie di Lio Piccolo. Documenti e memorie del litorale”
“Dall’archeologia alle parole. Le storie di Lio Piccolo. Documenti e memorie del litorale”: nuovo “aperitivo archeologico” allo scavo della villa romana di Lio Piccolo a Cavallino-Treporti (Ve). Appuntamento domenica 23 giugno 2024, alle 11, a bordo scavo Antonio Padovan. Modera Marco Paladini. Segue la visita agli scavi. L’accesso allo scavo è gratuito e avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Le Saline, in via della Sparesera 4 a Lio Piccolo. Ricordiamo che Lio Piccolo è Zona tutelata a rilevanza urbanistica. Non sono ammesse autovetture se non quelle in possesso del pass. È necessaria la prenotazione (vivereacqua@unive.it) che dà diritto al pass. In caso di maltempo l’evento sarà annullato con comunicazione via e-mail e sui social.
Ariano nel Polesine (Ro). Per il “Venerdì archeologico” nel giardino delle scuole, Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari di Venezia) tiene la quarta conferenza sulle scoperte della campagna di scavo 2024 a San Basilio: “Ecco quello che abbiamo trovato”. Segue apericena


Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): il team del primo turno (foto unive)
Per il “Venerdì archeologico” ultimo appuntamento con il ciclo di conferenze legate agli scavi archeologici di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). Venerdì 21 giugno 2024, alle 18.30, nel giardino delle scuole di Ariano nel Polesine quarta conferenza sugli sviluppi della campagna di scavo 2024 tenuta dalla professoressa Giovanna Gambacurta dell’università Ca’ Foscari di Venezia. In caso di maltempo l’incontro si tiene nella vicina sala della Cultura in via Matteotti 42. Al termine della conferenza sarà offerto un’apericena a buffet per tutti i partecipanti. Consigliata la prenotazione: 392.9259875.

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): le aree di scavo viste da Nord (foto unive)

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): pulizia delle strutture intaccate dalle arature nell’area Nord (foto unive)
“Lo scavo di quest’anno è stato molto proficuo”, anticipa la professoressa Gambacurta. “Abbiamo operato su due fronti: abbiamo proseguito il lavoro nella trincea del 2023, dove la situazione è molto compromessa dalle arature, ma il proseguire dello scavo ci ha consentito di capire meglio alcune caratteristiche ed alcuni orientamenti delle strutture che, anche se molto distrutte, danno comunque una immagine dell’insediamento. È possibile che in quel settore del centro abitato – continua – si sia sviluppato un vasto incendio che ha compromesso gli edifici e quindi i resti che ne abbiamo compaiono in larga parte carbonizzati. Il valore di questo saggio, come di altri che abbiamo fatto negli anni precedenti è anche quello di aiutarci a comprendere cosa si conserva di San Basilio e cosa è invece andato irrimediabilmente perduto in quanto lo spianamento della duna su cui sorgeva il centro nel settore settentrionale ad opera delle attività agricole è ormai chiaro. Si tratta di un dato rilevante a livello topografico e per indirizzare le ricerche future.

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): area sud-est dall’alto, Si può vedere la pavmentazione in argilla giallastra (foto unive)

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): il team del secondo turno (foto unive)
“Grazie ad una ampia campagna di prospezioni geomagnetiche operata nel progetto dall’università di Padova in collaborazione con l’università di Bamberg – sottolinea l’archeologa -, abbiamo poi individuato un settore in cui abbiamo aperto una seconda trincea. L’ubicazione rispetto alla topografia antica è molto diversa in quanto ci si trova verso il piede della duna fossile, le stratificazioni archeologiche si trovano alla profondità media di 70-80 cm e quindi non sono intaccate dall’aratro. Abbiamo aperto quest’anno una trincea che speriamo di analizzare meglio negli anni a venire perché la situazione antica è sigillata e conservata e promette molto bene. Per ora sembra di cogliere l’assetto di uno o più edifici con le solite tecniche costruttive in legno e terra, quindi molto deperibili. È interessante che l’orientamento dovrebbe essere il medesimo delle strutture rinvenute da Silvia Paltineri di poco a Ovest e anche di quelle che avevo identificato nelle singole trincee di scavo che avevo condotto tra il 2019 e il 2021; sempre di più si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un insediamento ben pianificato.

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): fondo di skyphos di importazione attica (foto unive)
“I materiali rinvenuti non sono molti per ora – conclude Gambacurta – ma sono omogenei dal punto di vista cronologico e ci consentono di inquadrare i resti rinvenuti in entrambi i saggi di scavo tra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C.”.
Trieste. Open day agli scavi archeologici di via di Crosada/via dei Capitelli nella Cittàvecchia con gli archeologi: a tu per tu con la Tergeste romana e bizantina
Nelle giornate di giovedì 20 e venerdì 21 giugno 2024, il cantiere di scavo e riqualificazione dell’area di via di Crosada/via dei Capitelli a Trieste sarà aperto a cittadini e turisti con visite guidate nel corso delle due giornate. Sarà così possibile osservare da vicino il lavoro degli archeologi, che condurranno i visitatori in un viaggio attraverso il tempo per riscoprire, laddove insistevano le case ottocentesche di “Contrada Crosada”, frammenti della Tergeste bizantina (VI e VII secolo d.C.) e romana (I – IV secolo d.C.). La visita agli scavi consentirà di vedere anche i resti di un’imponente costruzione che costituì negli anni centrali del IV secolo d.C. “un punto di svolta” nella storia architettonica della città e nel suo assetto topografico ovvero le mura di fortificazione di età tardoantica. Le visite su prenotazione saranno realizzate dagli archeologi operanti sullo scavo e si svolgeranno nei seguenti orari: mattino, 10, 10.30, 11, 11.30,12; pomeriggio, 14, 14.30, 15, 15.30, 16. Per ragioni di sicurezza e viste le specificità dell’area di cantiere, questa grande opportunità sarà offerta a piccoli gruppi di massimo 20 persone per volta. La prenotazione è obbligatoria tramite il sito della Soprintendenza al link: https://sabapfvg.cultura.gov.it/open-day-visita-agli-scavi-di-crosada-a-trieste/. Sarà possibile prenotarsi fino alle 9 del giovedì e del venerdì. Il punto di ritrovo per l’accesso all’area di scavo e alle visite è l’ingresso al cantiere di scavo in via del Teatro romano. A partire dal mese di ottobre 2023 sono iniziati i lavori di scavo e riqualificazione dell’area di via di Crosada/via dei Capitelli, che prevedono il completamento delle indagini archeologiche stratigrafiche in un’area importante del centro storico di Trieste nell’ottica di assumere maggiori informazioni sui livelli di frequentazione più antichi attraverso la messa in luce dei contesti di epoca romana, tardoantica e altomedievale. I lavori sono finanziati dal ministero della Cultura con la direzione scientifica della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del FVG e la realizzazione sul campo da parte dei professionisti della Società Cooperativa Archeologica A.R.A. di Siena e di ArcheoTest S.r.l. di Trieste. Gli scavi in corso nell’area di via di Crosada/via dei Capitelli, in stretta associazione con i resti della zona sovrastante al di sotto delle case ATER scavati in precedenza, si collocano pertanto in un settore del centro storico della città di Trieste molto importante per la comprensione dello sviluppo storico della Tergeste romana, tardantica e altomedievale a motivo della ricchezza e complessità dei ritrovamenti archeologici e per la quantità di informazioni che queste evidenze possono fornirci.

Scavi archeologici in via di Crosada / via dei Capitelli nella Cittàvecchia di Trieste (foto sabap-fvg)
GLI SCAVI. Gli scavi hanno restituito nuove informazioni sulla struttura della Tergeste romana, tardo-antica e altomedievale, in particolare sul tracciato delle mura di IV sec d.C. L’imponente struttura, che conserva nel sottosuolo una delle sue porte fortificate, definì dopo cinque secoli uno spazio “dentro” ed uno spazio “fuori” alla città, modificando per sempre quello che era stato uno dei punti chiave della Tergeste romana: l’incrocio tra la via “litoranea” affacciata sul porto e quella che risaliva il colle di San Giusto, verso l’arco cosiddetto di Riccardo e verso i territori dell’Histria. Le indagini archeologiche in corso sembrano confermare che nell’area di via di Crosada/via dei Capitelli, tra I e IV secolo, esistesse una piazza, un “foro commerciale” complementare a quello politico arroccato sul colle di San Giusto, enfatizzato dalla presenza di monumenti: particolarmente impressionante è il basolato in lastroni di arenaria, del quale è stato portato alla luce un buon tratto, visibile in più zone dello scavo. L’area congiungeva infatti in età romana la zona portuale alla parte più residenziale della città di Tergeste. Altrettanto interessanti e “nuovi” per la città sono, infine, gli squarci che la visita agli scavi propone della Tergeste bizantina: un grande edificio affacciato sulla via lastricata e un “banco” per la vendita del pane cancellano il trascorrere dei secoli, offrendo uno spaccato della vita quotidiana di pieno VI secolo d.C. Testimone silenzioso del passare del tempo e delle trasformazioni della storia è l’imponente colonnato scoperto tra il 2000 ed il 2004 alla base di via dei Capitelli: da monumento isolato, elemento di spicco della piazza alto-imperiale, fu impiegato come porta fortificata interna, in seguito inglobato nelle mura di V secolo d.C., fino a diventare torre, quando, dopo il VII secolo d.C., due alte strutture in muratura ne chiusero per sempre le luci.

2017: scavi archeologici in via di Crosada / via dei Capitelli nella Cittàvecchia di Trieste (foto sabap-fvg)
GLI INTERVENTI PRECEDENTI. Nel 2000, nel corso della realizzazione del basamento per una gru, fu rinvenuto un monumento di età romana, realizzato in calcare di Aurisina, a pianta rettangolare, risalente al I secolo d.C. Si trattava del monumento noto come tetrapilo, costituito da quattro pilastri, con decorazioni a girali vegetali, provvisti di colonne scanalate addossate di spigolo. I pilastri-colonna su base attica poggiano, attraverso un’articolata serie di modanature di base, su di un zoccolo liscio sovrapposto, mediante una cornice aggettante, ad un dado di base. Dal gennaio 2002 al giugno 2004 l’area, dove era stato rinvenuto il monumento tetrapilo, fu oggetto di uno scavo archeologico stratigrafico, effettuato con la direzione scientifica della Soprintendenza, nella persona di Franca Maselli Scotti, ed interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste. Nell’occasione fu indagato un settore della città vecchia documentandone le fasi di vita dal I sec. d.C. alla metà del XX sec., momento in cui il quartiere fu abbandonato. Lo scavo del terrazzo superiore raggiunse i livelli tardi e post-antichi, mentre nella parte inferiore l’indagine si concentrò nell’area antistante il monumento tetrapilo. Nel 2017, un secondo progetto di scavo archeologico stratigrafico, con successivi interventi di restauro e valorizzazione del monumento tetrapilo di via dei Capitelli furono portati a termine. Gli interventi di scavo si concentrarono nell’area posta a monte del monumento, attualmente interessata da importanti resti di edifici d’abitazione databili tra il periodo tardo antico e l’alto medioevo (VI sec. d.C.). Tra i resti delle abitazioni furono inoltre individuate alcune tombe, tutte infantili, che si collocano in una fase di abbandono o comunque di manutenzione del sistema abitativo.
Ercolano. Aperta al pubblico l’antica spiaggia di Herculaneum, la prima all’interno di un parco archeologico, che ti immerge nella magia della città lambita dal mare. È il risultato di un percorso pluriennale di attività multidisciplinari di ricerca, scavo archeologico, restauro, ingegneria e architettura. Ne parlano il ministro Sangiuliano, il direttore Sirano, la project manager Thompson e il generale Capasso

Aperta al pubblico l’antica spiaggia di Ercolano (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

L’inaugurazione dell’antica spiaggia di Ercolano: in primo piano Francesco Sirano, Gennaro Sangiuliano e Jane Thompson (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)
I visitatori del parco archeologico di Ercolano, da mercoledì 19 giugno 2024, possono passeggiare liberamente sull’intera superficie dell’antica spiaggia di Herculaneum, la prima all’interno di un parco archeologico, e immergersi nella magia della città lambita dal mare. All’inaugurazione è intervenuto il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, guidato nella visita dal direttore del Parco Francesco Sirano. La risistemazione dell’antica spiaggia giunge a conclusione di un percorso pluriennale di attività multidisciplinari di ricerca, scavo archeologico, restauro, ingegneria e architettura. L’antica Ercolano, città di mare, distrutta dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., rivive con la sistemazione finale, sull’onda di una progettazione donata dal Packard Humanities Institute nell’ambito del partenariato pubblico-privato denominato “Herculaneum Conservation Project” per restituire un’immagine il più possibile vicina a come si presentava prima dell’eruzione.

Veduta panoramica della terrazza sull’antica spiaggia con l’area sacra del santuario di Venere nel 2020, prima dell’inizio dei lavori (foto Graziano Tavan)

Veduta panoramica della terrazza sull’antica spiaggia con l’area sacra del santuario di Venere nel 2024, dpo gli interventi di restauro (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)
Il nuovo assetto dell’intera area dell’antica spiaggia, finanziato nell’ambito del CIS Vesuvio Pompei Napoli coordinato gestito dall’Unità Grande Pompei, condurrà nel breve termine all’arricchimento dell’esperienza di visita del Parco e nel medio termine alla ricongiunzione dell’area archeologica principale con la Villa dei Papiri, disegnando così un piano di azione di ampio respiro culturale per i prossimi anni e per il futuro del Parco. Negli ultimi decenni questa area è stata progressivamente interessata da corrosione e decadimento, determinati da una miscela di fattori naturali legati alla veicolazione delle acque piovane e di risalita, che avevano trasformato la spiaggia in una sorta di acquitrino, con connessi pericoli di allagamento e impatti sulla conservazione del patrimonio. Data la complessità dei problemi da affrontare è stato adottato un approccio multidisciplinare per restituire la spiaggia alla sua sicurezza e fruibilità, con la realizzazione di un’area percorribile e la valorizzazione del fronte a mare della città antica, con l’offerta di una percezione completamente rinnovata al visitatore dell’antica Herculaneum.

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano al parco archeologico di Ercolano (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)
“Questo sito è stato enormemente riqualificato e sta diventando un gioiello”, commenta il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Siamo all’interno dell’area archeologica tra le più importanti del mondo con Pompei, Oplontis ed Ercolano e stiamo lavorando tantissimo anche in termini di risorse. Nella legge di bilancio abbiamo stanziato nuove risorse per gli scavi. Inoltre abbiamo previsto che nello Spolettificio di Torre Annunziata dovrà nascere un polo museale e pensiamo che tutto ciò possa rappresentare anche una grande occasione di sviluppo socio-economico per i nostri territori. Il parco archeologico di Ercolano – aggiunge il ministro – è una grande memoria storica e il valore della storia, come diceva Benedetto Croce, è sempre un fatto contemporaneo. La storia è una sorta di cassetta degli attrezzi dove noi rinveniamo gli strumenti con i quali interpretare il presente e prefigurare vichianamente il futuro”.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, nell’antica spiaggia (foto paerco)
“L’antica spiaggia è un luogo straordinario e unico al mondo”, sottolinea il direttore del parco archeologico Francesco Sirano. “Per conservarla per il futuro abbiamo ridotto il rischio di continui allagamenti e i pericoli per la stabilità dei fronti di scavo e del fronte a mare della città antica, rivedendolo oggi come gli antichi romani. Ripristiniamo il paesaggio del 79 d.C. e lasciamo che tutti nuovamente passeggino sulla spiaggia. Se giriamo la testa dove un tempo era il mare, diventiamo esploratori moderni dell’immensa coltre di flussi vulcanici che ricoprì la città in poche ore e non possiamo sottrarci dal condividere quasi il senso di totale annientamento della nostra condizione umana di fronte all’evidenza del cataclisma del 79 d.C. Siamo sul luogo dove la ricerca archeologica – continua Sirano – ha messo in luce le prove che più di 300 disperati cercarono inutilmente di essere salvati grazie ad una vera e propria operazione di protezione civile diretta dall’ammiraglio e insigne studioso romano Plinio il Vecchio. Questo progetto ci permette ora di associare all’estremo interesse storico archeologico anche quello topografico e urbanistico dal momento che è ora possibile apprezzare su un’area di più di 3000 mq, in modo ravvicinato, e direi quasi da protagonisti, l’unico fronte a mare di una città romana quasi interamente conservato. Le ricerche iniziate negli anni ’80 del secolo scorso hanno riportato alla luce un campione antropologico unico rappresentato da oltre 300 vittime dell’eruzione, in gran parte rifugiate all’interno di alcuni magazzini legati all’approdo. Dopo alcuni interventi negli anni ‘90 del 900, grazie al partenariato pubblico privato con il Packard Humanities Institute (PHI), l’area è stata inserita all’interno di una strategia mirata a scavi, ricerche, conservazione e fruizione secondo approcci innovativi basati sulla multidisciplinarità degli interventi programmati e con straordinari risultati come la scoperta del soffitto in legno policromo del salone principale della casa del Rilievo di Telefo.

Il direttore Francesco Sirano nel 2022 discute con l’archeologo Domenico Camardo sull’antica spiaggia (foto paerco)
Nella primavera del 2021 sono ripresi i lavori in questo settore così importante dell’area archeologica, con un progetto complesso ed ambizioso che punta a ridisegnare e valorizzare l’antico litorale ercolanese, restituendolo ad una fruizione potenziata e ad una più immediata comprensione delle dinamiche insediative e di seppellimento del sito. Interessanti dati – conclude il direttore – sono emersi dai primi lavori, con il rinvenimento di migliaia di reperti lignei, perlopiù appartenenti alle coperture degli edifici divelte e scaraventate sulla spiaggia dalla violenza dei flussi piroclastici del 79 d.C. oltre a molti frammenti di tegole e coppi ed alcuni frammenti di marmi e di colonne in marmo”.

Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard
“Vedere questa svolta dell’area fronte mare della città antica portata a termine”, sottolinea Jane Thompson, responsabile del partenariato pubblico-privato del Packard Humanities Institute, “è una soddisfazione immensa per il ricco team interdisciplinare che l’ha portato a termine, sia professionisti incaricati dalla fondazione Packard Humanities Institute, sia funzionari MIC. Moltissime delle nostre azioni più importanti in oltre 20 anni di partenariato sono state invisibili, il ripristino delle fogne antiche, i cicli pluriennali di manutenzione programmata ne sono ottimi esempi. Ma qui finalmente un radicale cambiamento all’esperienza dei visitatori che insieme alla riqualificazione di Via Mare cambiano per sempre l’assetto di questo sito”.

Veduta dall’alto dell’antica spiaggia di Ercolano dopo i lavori per l’apertura al pubblico (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)
“Nell’ambito del CIS Vesuvio Pompei Napoli, in qualità di direttore per il supporto all’attuazione dei programmi del MiC, nonché rappresentante legale dell’Unità Grande Pompei”, interviene il Gen. B. dei Carabinieri, Giovanni Capasso, direttore generale dell’Unità Grande Pompei, “svolgo il ruolo di referente unico del ministero della Cultura. L’Unità segue l’attuazione, il monitoraggio fisico, procedurale, economico e finanziario degli interventi del CIS VEPONA, che rappresenta lo strumento individuato dal legislatore per l’attuazione del Piano strategico per lo sviluppo delle aree comprese nel piano di gestione del sito UNESCO 829 ‘Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata’, in cui, uno degli interventi prioritari, è stato individuato nel ‘Miglioramento del Parco archeologico di Ercolano e del suo rapporto con il territorio’. In tale scenario, vanno inquadrate le azioni previste nel Piano strategico dell’Unità Grande Pompei, tra cui l’intervento denominato Lavori per la valorizzazione dell’antica spiaggia degli Scavi di Ercolano e il ricongiungimento alla visita della Villa dei Papiri negli scavi nuovi, per un importo pari a 3.437.480,01 euro. Per l’attuazione di questo intervento è stato siglato un Accordo tra l’Unità Grande Pompei e il Parco Archeologico di Ercolano nel giugno 2021. Oggi – conclude il generale -, dopo tre anni di intenso lavoro finalizzato alla valorizzazione dell’antica spiaggia degli Scavi di Ercolano, mediante il drenaggio e il riempimento dell’area occupata anticamente dall’arenile, viene data la possibilità ai visitatori di accedere liberamente sull’intera zona e di comprendere le dinamiche che hanno portato al seppellimento della città. Il prosieguo dei lavori, costantemente monitorati dall’Unità Grande Pompei, consentirà a breve il ricongiungimento della spiaggia all’area dei nuovi scavi ove è presente la Villa dei Papiri”.

Francesco Sirano e Domenico Camardo nel 2022 sul cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano, tra il banco tufaceo e la rampa per le Terme Suburbane (foto paerco)
L’ANTICA SPIAGGIA: UNA STORIA SCRITTA SULLA SABBIA. La documentazione fotografica d’archivio legata ai lavori di scavo degli anni ’90 del secolo scorso mostra la presenza, nella zona della spiaggia, di una piattaforma in tufo segnata da lunghe incisioni parallele che furono interpretate come segni lasciati nel tufo dalle chiglie delle barche. Indagini recenti hanno dimostrato che il litorale nel corso dei secoli ha più volte cambiato il proprio livello alzandosi e abbassandosi almeno dal III secolo a.C. In quel momento il banco di tufo era parzialmente fuori dal mare: il tufo veniva estratto per utilizzarlo come materiale di costruzione e le onde del mare hanno modellato la superficie tufacea con delle incisioni parallele e curvilinee. Inoltre il progressivo abbassamento del livello del banco, a causa di fenomeni legati al vulcanesimo, insieme all’azione delle onde ha depositato le sabbie che hanno progressivamente creato la spiaggia romana del 79 d.C. L’antica spiaggia appariva come una spiaggia di sabbia vulcanica di colore nero da cui emergeva, in alcuni punti, la piattaforma tufacea sottostante. Aveva una leggera inclinazione verso il mare la cui linea di battigia doveva trovarsi pressappoco dove oggi termina l’area di scavo. Sulla spiaggia non si svolgevano solo attività marinare, ma era usata anche per raggiungere la città e per salire attraverso delle rampe verso le case affacciate direttamente sul mare e per rifornire le terme di suburbane di legna.

Alcuni dei 300 fuggiaschi sorpresi sulla spiaggia di Ercolano dall’eruzione del 79 d.C. (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)
Nella notte dell’eruzione del 79 d.C. oltre a più di 300 fuggiaschi, sulla spiaggia c’erano anche animali tra i quali muli e cavalli. I fuggiaschi furono sorpresi nel cuore della notte dall’arrivo della prima nube ardente che, con una temperatura di oltre 400° e una velocità di 80 kmh, raggiunse la città e provocò la morte istantanea, per shock termico, di tutti gli abitanti. L’arrivo delle ondate di fango vulcanico dal Vesuvio ricoprì poi i resti dei loro corpi, sigillandoli nella posizione in cui si trovavano al momento della morte. Dallo studio di questi scheletri sono stati ricavati importanti dati biologici sull’alimentazione e sulle malattie degli antichi ercolanesi. I fuggiaschi avevano portato con sé oggetti preziosi, come gruzzoli di monete e gioielli, ma anche lucerne per farsi luce nella fitta oscurità provocata dall’eruzione e le chiavi di casa, segno che avevano avuto il tempo di chiudere le porte prima di fuggire.

Il ritrovamento dell’ultimo fuggiasco sull’antica spiaggia di Ercolano (foto paerco)
L’ultimo fuggiasco di Ercolano e i suoi averi. A fine 2021 l’antica spiaggia ha restituito lo scheletro dell’ultimo fuggiasco di Ercolano (vedi Ercolano. Ritrovati sull’antica spiaggia i resti di un fuggiasco, sotto un muro pietrificato alto 26 metri: morto travolto da una tempesta di fuoco e cenere ardente. “Eccezionale scoperta. Porterà nuova luce sugli ultimi momenti di vita della cittadina sepolta dall’eruzione del Vesuvio” | archeologiavocidalpassato), un uomo adulto dalla corporatura robusta, di circa 40/45 anni di età. Si trovava probabilmente in riva al mare o nelle aree della città soprastante o ancora potrebbe essere stato sbalzato dall’area della terrazza sacra sovrastante l’antica spiaggia, trascinato dalla forza dell’eruzione insieme ai suoi averi, conservati in una sacca di tessuto. Data la posizione del corpo, sospeso nel deposito di cenere vulcanica, l’uomo doveva essere in piedi al sopraggiungere del primo flusso piroclastico. Rivolto verso la città, di certo vide arrivare l’enorme nuvola di cenere e gas bollenti, un attimo prima di essere ucciso all’istante e abbattuto dall’ondata di calore che scendeva dal vulcano a centinaia di chilometri l’ora. All’impatto la vittima subì lo stesso destino delle altre 330 già ritrovate negli anni addietro, le altissime temperature del flusso che lo investì provocarono l’evaporazione immediata dei tessuti e lo scheletro fu imprigionato nella massa di cenere, gas e detriti trascinati. Nell’ambito dello scavo in laboratorio è stata evidenziata una sacca in tessuto grezzo con all’interno contenere un porta monete di legno con uno scompartimento con degli anelli, e alcune tavolette per scrivere anch’esse di legno, il cui contenuto ci sarà chiarito dal prosieguo del micro scavo. Sull’antica spiaggia oltre allo scheletro sono stati ritrovati moltissimi reperti di legno trascinati dal flusso piroclastico. Arbusti, radici di alberi ad alto fusto, frammenti di cornici e pannelli appartenenti probabilmente a controsoffitti e alle coperture degli edifici, oltre ad assi di legno, puntoni e altri elementi forse di barche. Particolarmente notevole una grande trave di legno lunga più di 11 metri. Anche questo rende gli scavi di Ercolano unici al mondo. Il ritrovamento ha dato il via ad uno studio transdisciplinare. Nel tempo trascorso le metodologie di indagine si sono totalmente rivoluzionate e oggi si è in grado di trarre molte più informazioni.

Lantica spiaggia di Ercolano nel 2020: un pontile superava l’acquitrino che si era creato (foto paerco)
IL PROGETTO. Grazie a questo progetto le acque sorgive naturali e l’acqua raccolta dalle antiche fogne della città, che come in antico scaricano sulla spiaggia, sono messe sotto controllo e in parte riutilizzate. In questo modo sono stati eliminati i continui allagamenti che mettevano in pericolo la stabilità dei fronti di scavo e dei monumenti antichi e avevano creato un paesaggio paludoso mai esistito su questo sito. La spiaggia ha assunto l’aspetto di come si presentava prima dell’eruzione e i visitatori possono ammirare il fronte a mare dell’antica Ercolano passeggiando liberamente sull’intera superficie. Infatti, in mancanza di adeguati sistemi di raccolta e smaltimento ed a causa della difficile manutenzione, la spiaggia fino ai primi anni 2000 si presentava come zona paludosa con accumuli di acqua e vegetazione infestante. L’antico litorale ercolanese non è mai stato fruibile da parte del pubblico, se non per una limitata fascia a ridosso dei fornici occidentali dove, per mezzo di una passerella metallica, ora rimossa nell’ambito delle attuali opere, era possibile avvicinarsi alle strutture e scorgere i calchi degli scheletri dei fuggiaschi rinvenuti durante le precedenti operazioni di scavo. Questa sistemazione finale è stata preceduta da studi, ricerche e da un progetto pilota condotto in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project tra il 2008 ed il 2010. Data la particolare ubicazione dell’antica spiaggia, sottoposta di circa 3 m rispetto al livello del mare, di primaria importanza sono le opere idrauliche, per raccogliere le acque, sia sorgive che convogliate dalla città antica a seguito della riattivazione delle originali fogne nell’ambito di precedenti lavori.

2022: l’antica spiaggia di Ercolano è interessata da lavori di scavo e pulizia per essere aperta al pubblico (foto paerco)

Campionatura raffigurante la stratigrafia del materiale di riempimento dell’area dell’antica spiaggia di Ercolano (foto Emanuele Antonio Minerva / MIC)

Antica spiaggia di Ercolano: campioni di graniglia di basalto per lo strato di finitura (foto paerco)
Da aprile 2011 è stato realizzato lo studio archeologico della storia plurisecolare dell’antica spiaggia di Ercolano e degli edifici prospicienti. Da aprile 2021 sono stati eseguiti limitati scavi e pulizia archeologica, trovando tracce della sabbia antica ancora in aderenza alle murature del fronte costruito; la stessa sabbia è stata rinvenuta sul banco tufaceo emerso dopo la rimozione dello strato di melma che lo ricopriva. Grazie anche allo studio dei documenti di archivio, oggi sappiamo che al momento dell’eruzione del 79 d.C. tutto l’antico litorale era coperto da uno strato di sabbia di spessore variabile. Su questa base è stata studiata una sistemazione che consiste nella creazione di una superficie sulla quale camminare in graniglia di basalto posizionata in maniera tale (stabilizzata con un’armatura alveolare) da essere carrabile e accessibile anche da parte di disabili, e piccoli mezzi per la manutenzione. La rete idraulica di raccolta e drenaggio delle acque è stata messa in opera direttamente sul banco tufaceo, che è stato poi ricoperto con uno strato protettivo di ghiaia lavata in funzione drenante. Per ricreare il livello della spiaggia del 79 d.C. (eliminato durante gli scavi della fine del 1900), lo strato di riempimento vero e proprio è costituito da materiale di pezzatura variabile, decrescente dal basso verso l’alto, di cui l’ultimo strato costituisce il piano di posa dell’armatura alveolare ricolmata di graniglia di basalto. La stratigrafia per la ricopertura del banco tufaceo antico è altamente permeabile e consente il deflusso delle acque meteoriche che insistono direttamente sulla spiaggia e quello delle acque sorgive disperse ed il convogliamento delle stesse nelle vasche di raccolta esistenti; inoltre, gli spessori dei vari strati che costituiscono il riempimento sono calibrati per poter raggiungere le antiche quote di calpestio dell’area.

L’effetto visivo del mare con la nuova illuminazione per le visite serali dell’antica spiaggia di Ercolano (rendering con fotoinserimento HCP)
La scelta dell’utilizzo di graniglia di basalto come finitura superficiale, quindi materiale locale e di colore grigio, è tesa a rievocare l’aspetto dell’antico litorale al momento dell’eruzione, vale a dire ricoperto di sabbia scura. Inoltre, questa soluzione offre vantaggi dal punto di vista funzionale, tra cui l’ottenimento dello stesso grado di permeabilità all’acqua sull’intera superficie della spiaggia, senza nessun pregiudizio per gli strati di riempimento e drenaggio sottostanti; la facilità delle opere di manutenzione, che consistono nella ricopertura periodica delle celle dell’armatura alveolare, in maniera manuale e con l’ausilio di attrezzature comuni da cantiere (pale, rastrelli ecc.), recuperando la stessa graniglia che ha subito movimenti a seguito del passaggio delle persone e dei mezzi, o dell’azione dell’acqua piovana. Infine, l’impianto di illuminazione contribuisce ad arricchire ancor di più la percezione dell’invaso della spiaggia ed a valorizzare il fronte mare della città antica durante le visite e gli eventi serali.
Venezia. Allo scavo archeologico della villa romana di Lio Piccolo nuovo aperitivo archeologico con doppio incontro: gli archeobotanici Marchesini e Lambertini con l’archeologa Daniela Cottica sullo sfruttamento delle risorse economiche in laguna, e l’archeologa Cecilia Rossi sulle nuove scoperte agli Alberoni
Nuovo “aperitivo archeologico” allo scavo della villa romana di Lio Piccolo a Cavallino-Treporti (Ve). Appuntamento giovedì 20 giugno 2024, alle 17, con un doppio incontro moderato dall’archeologo Diego Calaon dell’università Ca’ Foscari di Venezia: Marco Marchesini e Fabio Lambertini, archeobotanici del centro “G. Nicoli”, conversano a bordo scavo con l’archeologa Daniela Cottica dell’università Ca’ Foscari di Venezia, su “Ambiente lagunare, ville e sfruttamento delle risorse economiche in epoca romana: il caso Lio Piccolo”; quindi l’archeologa Cecilia Rossi della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna conversa su “Nuove scoperte: infrastrutture costiere agli Alberoni”. L’accesso allo scavo è gratuito e avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Le Saline, in via della Sparesera 4 a Lio Piccolo. Ricordiamo che Lio Piccolo è Zona tutelata a rilevanza urbanistica. Non sono ammesse autovetture se non quelle in possesso del pass. È necessaria la prenotazione (vivereacqua@unive.it) che dà diritto al pass. In caso di maltempo l’evento sarà annullato con comunicazione via e-mail e sui social.
Ercolano. Dopo un impegnativo progetto di recupero apre al pubblico l’antica spiaggia: a tagliare il nastro il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano

Francesco Sirano e Domenico Camardo sul cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano, tra il banco tufaceo e la rampa per le Terme Suburbane (foto paerco)
Mercoledì 19 giugno 2024, alle 15, apre al pubblico l’antica spiaggia di Ercolano, di nuovo fruibile in seguito a un progetto di recupero, attuato dal Parco archeologico, in partenariato pubblico-privato con il Packard Humanities Institute (PHI) e con un finanziamento CIS Vesuvio (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2021/01/28/ercolano-dopo-40-anni-il-parco-archeologico-riprende-lo-scavo-dellantica-spiaggia-lobiettivo-e-aprire-ai-visitatori-la-passeggiata-sul-litorale-di-herculaneum-dai-fornici-dei-pesca/). Ma alle 11, a tagliare ufficialmente il nastro sarà il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano accompagnato dal direttore Francesco Sirano. Si tratta di un sito di straordinario interesse che corrisponde al luogo dove, secondo le ricerche archeologiche, più di 300 uomini cercarono inutilmente di salvarsi durante l’eruzione del 79 d.C. grazie a una vera e propria operazione di protezione civile diretta dall’ammiraglio e insigne studioso romano Plinio il Vecchio.
Novità editoriali: “Le forme della città Iran, Gandhara e Asia Centrale”, scritti offerti a Pierfrancesco Callieri in occasione del suo 65° compleanno a cura di Luca Colliva, Anna Filigenzi, Luca Maria Olivieri con Marco Baldi

Copertina del libro “Le forme della città Iran, Gandhara e Asia Centrale” (Scienze e Lettere)

Pierfrancesco Callieri co-direttore a Tol-e Ajori (Persepoli, Iran) con Alireza Askari Chaverdi
Novità editoriali in commercio dal 3 giugno 2024. Per i tipi della casa editrice Scienze e Lettere, è stato pubblicato il libro “Le forme della città Iran Gandhara e Asia Centrale”, scritti offerti a Pierfrancesco Callieri in occasione del suo 65° compleanno a cura di Luca Colliva, Anna Filigenzi, Luca Maria Olivieri con Marco Baldi. “La preparazione da parte di ISMEO di questo volume in onore di Pierfrancesco Callieri”, scrive nella premessa Adriano V. Rossi, “rappresenta qualcosa di più dell’edizione di un insieme di studi con cui allievi e amici rendono solitamente omaggio a un collega internazionalmente stimato nel momento della sua massima maturità scientifica. Come spiegano i curatori di questo volume, è stata determinante in ogni fase della biografia scientifica di Pierfrancesco Callieri la scuola di Domenico Faccenna, con la particolare accentuazione da essa veicolata della dimensione pragmatica dello scavo, da una parte, e della meticolosità della documentazione e dello studio che seguono l’acquisizione dei dati, dall’altra. Il ‘metodo Faccenna’ (“un sistema forse un po’ spartano, ma efficace […] fatto di grande rispetto, regole precise, tanto rigore”, nelle parole di Pierfrancesco stesso), su cui l’amico qui festeggiato è tornato più volte, guidò il giovanissimo studioso, poco più che ventenne, fin dal suo esordio, con lo scavo della missione IsMEO nello Swat nel monastero buddhista di Saidu Sharif. Le cinque campagne di scavo che ne seguirono furono impeccabilmente illustrate in P.C., Saidu Sharif I (Swat, Pakistan). 1. The Buddhist Sacred Area. The Monastery (IsMEO Reports and Memoirs, XXIII 1, Rome 1989), dove, nelle pagine introduttive della pubblicazione (ibid., p. ix), Pierfrancesco ricorda i dettagli degli insegnamenti del suo maestro, relativi perfino al modo di predisporre il rapporto di scavo stesso”.
Ferrara. Per GEA 2024 il museo Archeologico nazionale propone la mostra “Che Delizia Belfiore! Un progetto di archeologia partecipata per Ferrara: work in progress” su uno scavo in corso a Ferrara sulle tracce della Delizia estense di Belfiore

Lo scavo archeologico della Delizia estense di Belfiore a Ferrara (foto sabap-fe)
Al museo Archeologico nazionale dei Ferrara, per le Giornate europee dell’archeologia, sabato 15 e domenica 16 giugno 2024, viene aperta una piccola esposizione ospitata nella settecentesca Sala degli Stucchi dal titolo “Che Delizia Belfiore! Un progetto di archeologia partecipata per Ferrara: work in progress”. La mostra espone i risultati di uno scavo archeologico attualmente in corso a Ferrara grazie ad un progetto triennale di archeologia partecipata e pubblica, ideato e diretto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Bologna Modena Reggio Emilia e Ferrara e realizzato a cura del Gruppo archeologico ferrarese, con l’apporto degli studenti del liceo Scientifico “A. Roiti” e del liceo Classico “L. Ariosto” di Ferrara, con il supporto della Provincia di Ferrara, del Consorzio di Bonifica di Ferrara e finanziato dal Comune di Ferrara. Il progetto si popone di riscoprire la storia dell’antico Palazzo Belfiore costruito da Alberto d’Este attorno al 1388 e andato in rovina nei secoli successivi; coinvolgere studenti e cittadinanza sull’importanza della conoscenza e della conservazione dei propri beni culturali ed infine valorizzare un’area verde dalle grandi potenzialità e restituirla alla cittadinanza.
Esclusivo. Con la prof.ssa Silvia Paltineri primo bilancio della campagna 2024 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, una tavola di legno e dei vinaccioli che aprono nuovi scenari per le future ricerche

Campagna di scavo 2024: l’area di scavo del sito etrusco-romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) allagata (foto unipd)
La campagna di scavo 2024 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), diretto da Silvia Paltineri del dipartimento di Beni culturali dell’Università di Padova, nell’ambito del progetto “San Basilio – Archeologia e Natura sul Delta del Po” si è chiuso da poche settimane. È tempo di un primo bilancio sui risultati raggiunti e sulle prospettive di questa ricerca che gode del sostegno economico di Cariparo. La professoressa Paltineri ne parla in esclusiva ad archeologiavocidalpassato.com.
CAMPAGNA 2024. “Quest’anno a San Basilio abbiamo scavato dal 29 aprile al 24 maggio e ci siamo concentrati in un’area che era quella nella quale l’anno scorso avevamo messo in luce completamente uno strato costituito principalmente da materiale edilizio frammentato, le cosiddette “mattonelle” o lastrine cotte, rotte e depositate intenzionalmente su una vasta superficie. Non potevamo scavare tutto, e quindi abbiamo deciso di concentrarci in un saggio di scavo limitato. Abbiamo scavato un’area di 3 metri per 8 e abbiamo incominciato a lavorare su questo strato, abbiamo asportato lo strato delle mattonelle e abbiamo messo in luce un deposito antropico (perché interessato da una frequentazione) con ceramica, resti ossei, resti botanici.

San Basilio (Ariano nel Polesine): Battuto pavimentale in cocciopesto, con canalette basali per sostenere l’alzato in graticcio e buche di palo (foto unipd)
Lo scavo ha visto un progressivo approfondimento della stratigrafia in quest’area e abbiamo capito alcune cose. Per esempio, ristudiando le sezioni dello scavo – quindi proprio le pareti della nostra trincea – abbiamo capito che lo strato soprastante, cioè il primo che abbiamo tolto, quello delle mattonelle, era uno strato sicuramente ricavato da materiale di risulta che era stato depositato con la finalità di creare una superficie ben isolata, estesa, sulla quale successivamente riportare degli strati prevalentemente sabbiosi sui quali poi impostare l’ultima pavimentazione, in coccio pesto, che avevamo rinvenuto fin dalla campagna 2019.

Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): lo svuotamento della trincea di scavo allagata durante la campagna 2024 (foto unipd)

Un’anforetta in ceramica depurata riaffiora nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)
Al di sotto di questo strato di mattonelle, che quindi in un certo senso segna l’inizio di una fase seriore della frequentazione di san Basilio, ci siamo approfonditi su questo strato antropico che poi anche il prossimo anno continueremo a scavare e direi anche più in estensione, perché si tratta di un livello di frequentazione precedente, con materiale che copre un arco cronologico tra il VI e il V secolo sulla base dei rinvenimenti effettuati e che probabilmente è da riferire a un’area che presumiamo fosse all’aperto, perché non abbiamo evidenze di pavimentazioni.

Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): la tavola di legno posta verticalmente ed emersa svuotando dall’ acqua un settore della trincea completamente allagato (foto unipd)

Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): lo svuotamento della trincea di scavo allagata durante la campagna 2024 (foto unipd)
Ci sono poi altre novità significative da un’altra zona dello scavo, posta più a Ovest. Poiché quest’anno siamo stati perseguitati dalla risalita della falda e dai temporali, abbiamo avuto tutta una serie di disavventure con l’acqua. E nel continuare a svuotare la trincea dall’acqua – cosa che ha comportato anche l’acquisto di due pompe perché altrimenti non saremmo riusciti a lavorare serenamente – ci siamo resi conto che liberando dalla falda e dall’acqua dei temporali l’area Ovest della trincea di scavo emergeva, in corrispondenza della quota a cui altrove si trovano le famose mattonelle, una lunga tavola di legno posta di taglio, verticalmente. Probabilmente era un contenimento costituito da questa lunga tavola che è conservata per circa due metri e mezzo. L’abbiamo campionata. E poi sicuramente di un elemento strutturale di questo tipo faremo le datazioni.

I vinaccioli ritrovati nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)
CURIOSITÀ: I VINACCIOLI. Tra i materiali che abbiamo trovato nello scavo di quest’anno, direi che la maggior parte delle classi ci conferma il quadro degli anni precedenti. Quindi abbiamo trovato molta ceramica etrusco-padana, frammenti di bucchero, frammenti di ceramica zonata veneta, alcuni frammenti di ceramica attica a figure nere. Tra le curiosità, le novità più interessanti, che meriteranno un approfondimento, vi è il rinvenimento di vinaccioli che provengono proprio dallo strato antropico che sta sotto le mattonelle. Li abbiamo identificati, li abbiamo campionati, e la studiosa che collabora con noi per lo studio proprio dei resti botanici, poi farà tutta una serie di analisi che ci diranno di che tipo di vite si tratta, e questo poi aprirà il campo a tutta una serie di ipotesi di lettura sul consumo delle bevande, sulla produzione di determinate bevande, e più in generale sulle abitudini alimentari e non solo della società multietnica di San Basilio preromano.
IL FUTURO: LA RICERCA CONTINUA. Due parole sul futuro. Innanzitutto dobbiamo assolutamente allargare l’area di indagine e quindi mettere in luce gli strati antropici che stanno sotto le mattonelle n tutta l’area dello scavo. Quest’anno abbiamo fatto un saggio abbastanza grande, ma che non copriva tutta l’area nella quale appunto le mattonelle erano stese e quindi vogliamo vedere in estensione se quell’antropico che noi riteniamo riferibile alla frequentazione di un’area aperta è davvero esteso per una superficie molto ampia. E poi abbiamo già impostato un nuovo saggio di scavo proprio in corrispondenza di quella tavola lignea che siamo riusciti a vedere, a intercettare togliendo l’acqua di falda da un’area della trincea che era completamente allagata. Lì faremo un altro saggio di scavo che ci consentirà di mettere in relazione le evidenze che abbiamo scoperto e scavato tra il 2019 e oggi, e quello che probabilmente stava più a Ovest che potrà essere approfondito aprendo anche magari un’area nuova, forse già nel 2025, e si spera nel 2026, perché sicuramente l’insediamento aveva una continuazione. Doveva essere un insediamento abbastanza grande e quindi sarà importante aprire nuove aree e poi provare anche a fare un discorso di tipo urbanistico-funzionale.
Ostia antica. In un pozzo davanti al tempio di Ercole nell’Area Sacra scoperti ceramiche, lucerne, vetri, marmi, ossa animali e noccioli di pesca: oggetti utilizzati nella vita imperiale e legati ai rituali del culto. I complimenti del ministro Sangiuliano, le osservazioni del direttore del parco D’Alessio

Veduta d’insieme degli oggetti scoperti nel pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

La scalinata del tempio di Ercole nel l’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Ecco ceramiche di varia tipologia, anche miniaturistiche; e poi lucerne, frammenti di contenitori in vetro, lacerti di marmo, ossa animali combuste e noccioli di pesca, sicuramente utilizzati in specifici rituali sacri all’interno dell’area archeologica. Nuovi frammenti archeologici di oggetti utilizzati nella vita imperiale e legati ai rituali del culto emergono dagli scavi nell’Area Sacra del Parco archeologico di Ostia antica. La scoperta, dopo il recupero di due frammenti dei Fasti Ostienses venuti alla luce l’anno scorso, è avvenuta nel corso di un recente intervento, attuato con fondi CIPE, e finalizzato alla risistemazione generale dell’area per la sua prossima riapertura al pubblico con il restauro dei templi e il ripristino delle canalizzazioni che garantivano lo smaltimento delle acque meteoriche.

L’esplorazione del pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

L’esplorazione del pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Durante lo svuotamento di un pozzo, posto davanti alla scalinata del tempio di Ercole, profondo circa 3 metri e ancora pieno d’acqua, è emersa una cospicua quantità di reperti databili in gran parte tra la fine del I e il II d.C., molto ben conservati in quanto immersi in un fango povero d’ossigeno. L’attività di ricerca nel sito è stata coordinata dal responsabile scientifico dell’intervento, Dario Daffara, mentre l’esplorazione del pozzo e lo scavo dei sedimenti sono stati condotti dall’archeologo Davide I. Pellandra e da Mario Mazzoli e Marco Vitelli dell’Associazione A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione), ente del terzo settore specializzato in scavi e rilevamenti in zone e luoghi sotterranei a valenza storica e archeologica. Affidati alle cure dell’Ufficio Restauro del Parco, i legni sono ora in corso di studio e consentiranno di fare nuova luce sulla suppellettile in uso nei santuari romani d’età imperiale.
“Ostia antica è una meraviglia”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Rappresenta uno dei più importanti siti archeologici della nostra Nazione, all’interno del quale ci sono grandi valori e soprattutto c’è una grande storia, la storia dell’antica Roma. In questo momento in Italia sono attivi tantissimi scavi. In Legge di Bilancio, abbiamo voluto rifinanziare le attività di scavo perché, coerentemente con l’articolo 9 della Costituzione, c’è da tutelare ma anche da valorizzare. Faccio i complimenti a chi sta lavorando a questi scavi e a chi consente di riportare alla luce testimonianze molto importanti, che sono la geografia identitaria della nostra Nazione”.

La statua di Cartilio Poplicola nel riallestimento del museo Ostiense (foto parco ostia antica)
“L’intervento di restauro si è rivelato un’occasione unica di studio e di approfondimento della conoscenza sulle funzioni e sulle attività che si svolgevano nel santuario”, afferma il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna: “un momento importante per fare ricerca in un’area che al momento della sua scoperta, negli anni 1938-40, restituì opere di scultura identitarie per Ostia antica e che saranno ospitate nel Museo Ostiense di prossima riapertura: la statua di Cartilio Poplicola, il busto di Asclepio e il rilievo dell’aruspice Fulvius Salvis con scena di pesca miracolosa di una statua di Ercole da parte di pescatori ostiensi. Ancora una volta la ricerca, nelle sue varie forme, si conferma elemento chiave per coniugare le diverse istanze legate, oltre che alla tutela, alla valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale”.

Il tempioi dell’Ara rotonda nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
“Il progetto di restauro dell’Area Sacra, redatto dallo Studio Strati e diretto dall’architetto del Parco Valeria Casella”, sottolinea il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, “consentirà a breve di riaprire al pubblico uno dei complessi più antichi e suggestivi di Ostia, permettendo ai visitatori di accedere alla cella del Tempio di Ercole, finora interdetta. Verranno inoltre ricollocati i pavimenti del vicino Tempio dell’Ara Rotonda, del quale si sta anche ricostruendo la copertura”.

Le cassettine con i materiali rinvenuti nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
I nuovi reperti sono stati rinvenuti nell’Area Sacra, importante santuario ostiense sorto a partire dal III secolo a.C. nei pressi della sorgente chiamata Aqua Salvia, lungo l’antico tracciato della cosiddetta Via della Foce. All’interno del complesso, dominato dalla mole del tempio di Ercole e occupato da due altri edifici di culto minori come il tempio Tetrastilo (o di Esculapio) e quello dell’Ara Rotonda, i sacerdoti predicevano l’esito delle spedizioni militari ai generali in procinto di partire per le campagne militari. Si trattava dunque di un culto oracolare.

Ossa combuste rinvenute nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Il ritrovamento di ossa combuste conferma in primo luogo lo svolgimento nel santuario di sacrifici animali (maiali e bovini, certamente), mentre le ceramiche comuni, anch’esse recanti tracce di fuoco, indicano che la carne veniva cotta e consumata durante i banchetti in onore della divinità. I resti di uno o più pasti rituali furono gettati nel pozzo, gli ultimi verosimilmente quando se ne era ormai dismessa la funzione.

Imbuto/calice in legno rinvenuto nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

Imbuto/calice in legno rinvenuto nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Fra i reperti più significativi rinvenuti c’è un oggetto in legno lavorato, a forma di imbuto o di calice, non comune e incredibilmente moderno, la cui funzione è ancora da chiarire. Oltre al calice-imbuto, decorato con una serie di leggere incisioni e cerchi concentrici all’interno (in prossimità del foro che lo attraversa), sono stati recuperati altri reperti dotati di modanature “a incastro” e costolature esterne, che fanno pensare a innesti reciproci e che sono complessivamente riferibili a un elemento cilindrico vagamente simile a un tubolo.
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