Ferrara. Nel giardino del museo Archeologico nazionale va in scena il “Miles gloriosus. Il soldato fanfarone” di Tito Maccio Plauto
Sabato 28 giugno 2025, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Ferrara viene rappresentato il “Miles gloriosus. Il soldato fanfarone”, una delle più divertenti commedie di Tito Maccio Plauto, che racconta le disavventure di Pirgoplinice, un vanaglorioso militare tanto pieno di sé quanto facilmente ingannabile. Lo spettacolo, arricchito da interventi danzanti eseguiti dal gruppo danza “L’Unicorno”, sarà presentato e introdotto dallo storico e scrittore Francesco Scafuri. L’iniziativa è a cura della Contrada di Santa Maria in Vado e dell’associazione Bal’danza. In questa occasione il museo effettuerà un’apertura straordinaria fino alle 21 (ultimo ingresso ore 20.30). Lo spettacolo è incluso nel biglietto di visita al giardino: 1 euro. Bigliettazione ordinaria nel caso si preferisca includere la visita all’intero museo.
Roma. “Viaggi nel passato”: apertura serale della Villa di Massenzio sulla via Appia antica con tre postazioni didattiche
Sabato 28 giugno 2025 apertura serale della Villa di Massenzio, nel parco archeologico dell’Appia antica, dalle 19 alle 21.30 (ultimo ingresso alle 21.30 con chiusura alle 22]. “Viaggi nel passato”: a partire dal tramonto, quando la Villa di Massenzio è catturata dall’illuminazione artistica, tre postazioni didattiche, dislocate nei punti chiave del complesso monumentale, raccontano in Italiano e in inglese, la vita della grande villa Imperiale. Tra il secondo e il terzo miglio della via Appia antica si estende una delle aree archeologiche più belle della campagna romana, la villa dell’imperatore Massenzio, lo sfortunato avversario di Costantino il Grande nella battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C. Il complesso archeologico, è costituito da tre edifici principali: il palazzo, un circo e un mausoleo dinastico. Il monumento più noto del complesso è il circo per le corse dei carri, molto bel conservato. Il mausoleo dinastico, allineato lungo la via Appia, era un edificio a pianta circolare, chiuso all’interno di un quadriportico. Si può visitare la camera sepolcrale, nella quale fu sepolto il figlio di Massenzio, Romolo Augusto, morto prematuramente.
Trissino (Vi). In biblioteca per la rassegna “Incontri tra natura e storia”, la conferenza “Il restauro delle lamine figurate” con Federica Santinon, restauratrice della soprintendenza, a corollario della mostra “Con gli occhi della divinità” al museo “Zannato” di Montecchio Maggiore
Un appuntamento imperdibile dedicato all’affascinante mondo del restauro archeologico. Venerdì 27 giugno 2025, alle 18, nella biblioteca civica di Trissino (Vi), nell’ambito della rassegna “Incontri tra natura e storia”, la conferenza “Il restauro delle lamine figurate” con Federica Santinon, restauratrice della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Padova Belluno e Treviso. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Sarà Federica Santinon a condure i partecipanti in un viaggio tra le tecniche e gli strumenti utilizzati per riportare alla luce la bellezza nascosta di antichi manufatti, con un focus speciale sulle misteriose e preziose lamine figurate. Si potrà così capire meglio quali sono le difficoltà e le tecniche migliori da utilizzare per restaurare dei reperti archeologici, in particolare le lamine figurate. L’incontro si collega alla mostra “Con gli occhi della divinità”, attualmente visitabile al museo civico “Zannato” di Montecchio Maggiore (Vi), aperta fino alla fine di luglio 2025.
Ariano nel Polesine (Ro). Al centro turistico culturale di San Basilio per “Incontri di archeologia” la conferenza “Novità dallo scavo etrusco” con la professoressa Giovanna Gambacurta, direttrice dello scavo dell’abitato etrusco, a conclusione della campagna 2025 dell’università Ca’ Foscari
Venerdì 27 giugno 2025, ultimo giorno di campagna di scavo 2025 dell’università Ca’ Foscari nell’abitato etrusco di San Basilio, ad Ariano nel Polesine (Ro). E al pomeriggio per “Incontri di archeologia” gran finale al centro turistico culturale San Basilio, alle 18.30, con “Novità dallo scavo etrusco”, terza conferenza nell’ambito del progetto San Basilio, sostenuto dalla fondazione Cariparo. La professoressa Giovanna Gambacurta, direttrice dello scavo, illustrerà le novità emerse dallo scavo etrusco. Per info e prenotazioni: + 39 392-9259875
Marzabotto (Bo). Al parco archeologico dell’antica Kainua “scavo aperto” con Elisabetta Govi (UniBo) “La città continua a raccontarsi”. Pic nic con prodotti del territorio. E la sera per Crinali “Da grande volevo fare l’aggettivo” con Andrea Santonastaso
Giornata speciale al parco archeologico dell’antica Kainua di Marzabotto (Bo) giovedì 26 giugno 2025 con “Scavo aperto”, occasione per vivere e conoscere l’archeologia da vicino, e “Serate d’Estate”, appuntamento della rassegna Crinali Teatro. Si inizia alle 18.30, con “la città continua a raccontarsi”, una speciale visita tematica al cantiere di scavo 2025 nell’area archeologica della città etrusca di Kainua. Elisabetta Govi, direttrice degli scavi e professoressa ordinaria della Cattedra di Etruscologia e Antichità italiche dell’università di Bologna, in occasione della conclusione della XXXVIII campagna di scavo restituirà una panoramica su quanto emerso durante le cinque settimane di indagine archeologica. Assieme a lei interverranno le archeologhe e gli archeologi che hanno condotto lo scavo nel santuario urbano della città di Kainua. L’evento è gratuito e aperto a tutti.
Dalle 19.30 possibilità di fare aperitivo con un cestino gratuito da pic nic con prodotti del territorio (cestini solo su prenotazione scrivendo a iat@comune.marzabotto.bo.it)
A seguire, alle 21, l’area archeologica ospiterà una serata di teatro della rassegna Crinali con “Da grande volevo fare l’aggettivo” con Andrea Santonastaso, monologo di Nicola Bonazzi e Andrea Santonastaso. Un omaggio a Fellini, costruito a partire dai racconti familiari di Andrea Santonastaso, in cui l’attore si interroga sulla sua vocazione-non vocazione al mestiere dell’attore. Racconta la meraviglia di appartenere a una famiglia speciale eppure normalissima e, come in un quaderno di appunti sorretto da preziosissime registrazioni sonore, costruisce il proprio personale “amarcord”.
Costo dello spettacolo 15 euro, gratuito per i minori di 18 anni. Sconto con Card Cultura. Il biglietto comprende lo spettacolo e la visita guidata tematica al parco archeologico. Per prenotazioni: iat@comune.marzabotto.bo.it – www.crinalibologna.it; per informazioni: 051 93 10 26 – 349 753 6667.
Palermo. Al museo Archeologico regionale per le “Conversazioni al Salinas” l’incontro “Il progetto mediterraneo normanno: Adelasia del Vasto e Ruggero II d’Altavilla” con Patrizia Sardina (UniPa) e Francesco Paolo Tocco (UniMe)
Come si costruisce un regno multiculturale nel cuore del Mediterraneo medievale? Quale fu il ruolo delle regine e delle reggenti nel plasmare l’identità politica della Sicilia normanna? E come riuscirono i sovrani normanni a creare una sintesi tra culture latine, greche e arabe che divenne modello per l’Europa del tempo? Giovedì 26 giugno 2025, alle 18, al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo, per le “Conversazioni al Salinas”, l’incontro “Il progetto mediterraneo normanno: Adelasia del Vasto e Ruggero II d’Altavilla”. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo e l’associazione culturale Lympha, che organizza il Festival delle Filosofie di Palermo, rinnovano la loro collaborazione per un ciclo di conversazioni che pone al centro il valore della cultura come strumento di crescita e consapevolezza. Nell’Agorà del Salinas si esplorerà la straordinaria figura di Adelasia del Vasto e l’eredità politica e culturale che trasmise al figlio Ruggero II, primo re di Sicilia. La conversazione vuole promuovere un approccio che analizzi il ruolo delle donne di potere nella Sicilia medievale, esplori i meccanismi di integrazione culturale nel regno normanno, e stimoli la riflessione sui modelli di convivenza multietnica nel Mediterraneo. Al centro dell’incontro, l’analisi di come Adelasia del Vasto, pur non essendo stata una regina, seppe gestire il potere per conto dei figli minori e come il suo progetto politico si concretizzò nel regno multiculturale di Ruggero II. Un’opportunità per comprendere meglio le dinamiche del potere femminile medievale e le strategie di costruzione identitaria di uno stato plurireligioso e plurilingue. La conversazione sarà preceduta dai saluti di Giuseppe Parello, direttore del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo, e dall’introduzione di Lorenzo Palumbo, presidente del Festival delle Filosofie di Palermo. Ne discuteranno Patrizia Sardina, professoressa ordinaria di Storia medievale (UniPa), dipartimento di Culture e Società; Francesco Paolo Tocco, professore ordinario di Storia medievale (UniMe), dipartimento di Scienze cognitive, psicologiche, pedagogiche e degli studi culturali. Modera Patrizia Spallino, professoressa ordinaria di Lingua e Letteratura araba, dipartimento di Culture e società (UniPa).
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ultima occasione per visitare il cantiere di restauro del sarcofago degli Sposi prima della pausa estiva con la restauratrice Miriam Lamonaca

Fase di restauro di un elemento del sarcofago degli Sposi nel laboratorio del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ultima occasione per visitare il cantiere di restauro del sarcofago degli Sposi prima della pausa estiva. Giovedì 26 giugno 2025, dalle 10 alle 13, le restauratrici aspettano i visitatori per raccontarvi le battute finali di questo straordinario intervento. Dopo la fase di pulitura, la restauratrice di Etru Miriam Lamonaca illustra come si arriva alla stuccatura perfetta. Provini di colore per avvicinarsi alla cromia originale e per migliorare la leggibilità di questo manufatto unico, sempre nel rispetto delle parti originali. Il restauro è appena cominciato e ci sta riservando già molte sorprese (vedi https://www.facebook.com/reel/770154835518739/?rdid=F1C6JiOKwKHFEz7E#).
Archeologia subacquea. Dai fondali del porto romano di Misenum (Bacoli, Na) riaffiorano antichi frammenti di storia: due architravi marmorei con modanature in rilievo e un frammento di colonna in marmo. Dopo i restauri saranno esposti nelle sale del Palazzo dell’Ostrichina, voluto da Ferdinando IV di Borbone. Il soprintendente Nuzzo: “Risultato di straordinaria rilevanza storica e scientifica per i Campi Flegrei”. Il sindaco Della Ragione: “Così il Parco Vanvitelliano diventerà ancor di più polo museale di epoche diverse”
Dai fondali del porto romano di Misenum riaffiorano antichi frammenti di storia: due architravi marmorei con modanature in rilievo e un frammento di colonna in marmo cipollino sono stati recuperati nel tratto di mare tra Punta Terone e Punta Pennata, al largo di Bacoli. Reperti di eccezionale valore storico e archeologico, sommersi dal bradisismo e ora restituiti alla comunità. L’importante operazione di recupero archeologico è stata condotta con successo nei fondali marini antistanti il porto di Miseno a Bacoli, in particolare nei pressi dell’imboccatura del porto romano dell’antica colonia di Misenum, base navale della Classis Misenensis, la più importante flotta dell’impero Romano nel mar Tirreno, portando alla luce reperti di eccezionale valore storico e culturale, risalenti all’epoca imperiale. Un’operazione delicatissima, coordinata dalla soprintendenza con l’Ufficio Archeologia Subacquea diretto da Simona Formola, insieme a Carabinieri Subacquei, TPC, Guardia di Finanza, Guardia Costiera e Comune di Bacoli, nell’ambito di un protocollo d’intesa nato per studiare, tutelare e valorizzare il patrimonio sommerso dei Campi Flegrei, uno dei poli archeologici subacquei più rilevanti del Mediterraneo, avviando un’attività di documentazione e recupero di un cumulo archeologico di notevoli proporzioni, unico nel suo genere.

Architravi marmorei con modanature in rilievo sui fondali del porto romano di Misenum (foto sabap-na)
Si tratta di un contesto archeologico di materiali eterogenei, che si estende per circa 90 m di lunghezza nel tratto di mare che va da Punta Terone a Punta Pennata, largo mediamente 22-23 m, alto circa 2 m, e che si trova ad una profondità variabile da 5 a 9 m sotto il livello del mare. Ad esso si riferiscono, a partire dagli inizi degli anni ‘80 del secolo scorso, numerosi quanto sorprendenti rinvenimenti occasionali, mentre uno scavo sistematico condotto nel 1996, portò alla luce, nonostante la parzialità dell’indagine, una messe di reperti di pregio e dati storico-archeologici di grande rilevanza (statue, basi iscritte, frammenti di architravi, basi di colonne), ora conservati al museo Archeologico dei Campi Flegrei.
Si tratta evidentemente di elementi scultorei e decorativi appartenenti agli edifici pubblici della colonia romana che costellavano l’insenatura, prima che il bradisismo li sommergesse. Il cumulo archeologico, che costituisce dunque un bacino inestimabile di informazioni e dati storici, rappresenta un intervento post-antico, creato non dal sovrapporsi di strutture crollate, ma da un accumulo intenzionale di materiali edilizi, probabilmente con lo scopo di ottenere una barriera di protezione soffolta, alla stessa stregua della funzione esercitata dalla moderna diga foranea, contro le ingressioni marine generate in particolare dai venti di Scirocco. A suggerire l’interpretazione è lo stato di conservazione dei reperti, che mostrano la faccia inferiore corrosa dai litodomi, sebbene non sia a diretto contatto con l’ambiente marino, e alcuni segni di percolazioni che conservano in superficie alcuni architravi, come se fossero stati a lungo esposti agli agenti atmosferici, e quindi accantonati dopo il crollo o lo smontaggio intenzionale, per essere poi utilizzati come materiali di reimpiego.

Operazioni dei Carabinieri Subacquei del Nucleo di Napoli nello specchio d’acqua di Capo Miseno (foto sabap-na)
Pertanto, sia in ragione della tutela di reperti archeologici alla mercè degli agenti naturali, sia dell’alto interesse che riveste dal punto di vista archeologico la conoscenza della consistenza di tali reperti conservati sul fondale, è stato stipulato un anno fa un Protocollo d’intesa tra la Soprintendenza e il Comune di Bacoli, grazie anche al vivo interesse del sindaco Josi Gerardo della Ragione e di Mauro Cucco, vicesindaco del Comune di Bacoli con delega alla Cultura, finalizzato alla realizzazione di indagini indirette nell’area del Porto di Misenum, nell’ottica di promuovere e sostenere, congiuntamente, ricerche, studi e altre attività conoscitive sul patrimonio culturale sommerso e di promuovere azioni di sensibilizzazione relative ai temi della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale costiero e marino. Sono stati pertanto eseguiti un rilievo completo dell’intero cumulo, comprensivo di caratterizzazione 3D, foto di dettaglio, rilievi iperspettrali delle sezioni più rappresentative del cumulo e del fondale marino su cui esso s’imposta, che hanno consentito di individuare alcuni reperti notevoli giudicati idonei al recupero e all’acquisizione al patrimonio dello Stato, mediante una delicata operazione di recupero, con l’utilizzo di palloni di sollevamento, con carico sommerso sospeso, e trasportati via mare con l’ausilio della motovedetta dei Carabinieri Subacquei. Nello specifico si tratta di due architravi marmorei con modanature in rilievo e un frammento di colonna in marmo cipollino. L’importanza di tali reperti consiste nel dato archeologico e storico che essi restituiscono, fornendo un importante tassello ricostruttivo sulla vicenda insediativa della colonia romana di Misenum e dei suoi monumenti pubblici, di cui ancora poco si conosce.

Operazioni per il sollevamento e il recupero dei reperti dai fondali del porto romano di Miseno (foto sabap-na)
I reperti recuperati saranno sottoposti ad un accurato lavoro di restauro e conservazione dopo le operazioni di desalinizzazione in vasche, predisposte presso il Parco Borbonico del Fusaro, con l’obiettivo di essere a breve esposti al pubblico, nelle sale del Palazzo dell’Ostrichina, voluto da Ferdinando IV di Borbone, messe a disposizione dal Comune di Bacoli, in una mostra permanente. Le operazioni, coordinate dal responsabile dell’Ufficio Archeologia Subacquea della Soprintendenza, Simona Formola, sono state rese possibili grazie al supporto operativo e tecnico specialistico dei Carabinieri Subacquei del Nucleo di Napoli, con cui sono state effettuate numerose ricognizioni preliminari, documentazione video-fotografica di tutte le operazioni svolte nell’area e infine il sollevamento e il trasporto via mare dei reperti, il Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), e grazie alla disponibilità della base logistica del Reparto di Supporto tecnico della Guardia di Finanza di Miseno, offerta dal colonnello Biagio Looz – comandante del Gruppo di Ricerca, Sviluppo, Standardizzazione e Supporto Tecnico della GdF di Nisida – e del ten. col. Nicola Attollino, per tutte le attività di terra relative al sollevamento, carico e trasporto dei reperti. A garantire la sicurezza della navigazione sono intervenute le unità navali della Guardia Costiera dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Pozzuoli, grazie alla disponibilità del comandante tenente di Vascello Edoardo Russo, e del comando Locamare di Baia, grazie alcComandante Marco D’ Angiolella. Ad assicurare invece l’idonea cornice di sicurezza in mare, anche in considerazione dell’avvento del periodo estivo, caratterizzato da numerose unità da diporto nell’area teatro delle operazioni, hanno offerto il necessario supporto le motovedette della Guardia di Finanza del Reparto operativo Aeronavale di Napoli, comandate dal colonnello Emilio Vitrone.
Si è voluto condividere, anche in linea con gli auspici della Convenzione Unesco per la protezione del patrimonio culturale subacqueo, questa eccezionale operazione di recupero, la prima di numerose altre in programma, anche con una diretta streaming subacquea realizzata con tecnologia Naumacos di Gabriele Gomez de Ayala, che ha consentito al vasto pubblico collegato on line di seguire in tempo reale le operazioni di recupero su tutte le piattaforme social istituzionali della Soprintendenza.

Architrave recuperata dai fondali del porto romano di Miseno: da sinistra, il sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione; il soprintendente Mariano Nuzzo; la responsabile dell’Ufficio Archeologia Subacquea della Soprintendenza, Simona Formola (foto sabap-na)
“Il recupero di questi reperti rappresenta un risultato di straordinaria rilevanza storica e scientifica”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo, che ha seguito di persona l’intera operazione da mare, illustrando le procedure seguite e le diverse fasi del recupero. “I frammenti marmorei rinvenuti testimoniano la ricchezza e l’importanza anche simbolica di complessi pubblici che caratterizzavano l’intera colonia. Si tratta di elementi architettonici che con ogni probabilità appartenevano ad edifici rappresentativi del potere imperiale, strettamente connessi alla Classis Misenensis. Questi reperti non solo arricchiscono le nostre conoscenze del paesaggio urbano dell’epoca, ma ci restituiscono anche un’immagine viva e tangibile della dimensione politica, sociale e culturale di Miseno nel contesto del Mediterraneo antico. Desidero esprimere un sentito ringraziamento all’Ufficio Archeologia Subacquea della nostra Soprintendenza, per la professionalità e la competenza dimostrate in tutte le fasi dell’intervento, nonché agli operatori subacquei e tecnici specializzati che hanno lavorato con dedizione e rigore scientifico al recupero. È grazie alla sinergia di queste forze che oggi possiamo restituire alla comunità un tassello prezioso della nostra memoria storica”.

Autorità e tecnici sulla banchina attorno a una delle architravi recuperate dai fondali del porto romano di Miseno (foto sabap-na)
E il sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione, presente anch’egli durante l’intervento di recupero: “È una giornata storica per Bacoli ed i Campi Flegrei. Recuperare meraviglie d’epoca romana dal nostro fondale, significa ridare luce a tesori che arricchiranno l’offerta turistica della città. E qualifica il mare flegreo come scrigno di tesori ancora da scoprire. Accade anche questo in un angolo di mondo che convive da millenni con il bradisismo. Da Baie a Misenum, all’intera costa bacolese. Così il Parco Vanvitelliano diventerà ancor di più polo museale di epoche diverse, culture interconnesse. Ringrazio per la grande sensibilità il soprintendente Mariano Nuzzo, con il quale continua una sinergia capace di valorizzare l’archeologia, i paesaggi e la cultura come volano indiscusso dello sviluppo sostenibile a cui deve tendere il nostro territorio”.













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