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Pisa. Al museo delle Navi antiche, per il mese degli innamorati, “AMOR AMORIS: un viaggio nell’Ars amatoria”: visita tematica speciale e laboratorio per adulti

pisa_navi-antiche_amor-amoris_viaggio-nell-arte-amatoria_locandinaSabato 10 febbraio 2024 appuntamento con l’Amore. Dove? Al museo delle Navi antiche di Pisa che In occasione del mese degli innamorati propone una speciale attività “AMOR AMORIS: un viaggio nell’Ars amatoria”: alle 15.30 con la visita guidata e alle 16.30 con il laboratorio; durata 2 ore, costo 12 euro a persona + ingresso al museo. Per info sui costi di ingresso: https://www.navidipisa.it/informazioni/. Prenotazione obbligatoria allo 05047029 o a prenotazioni@navidipisa.it, nel fine settimana al numero 0508057880. L’attività verrà realizzata con un minimo di 15 partecipanti. In un mondo che corre veloce e si fa sopraffare dalla ricerca della novità a tutti i costi, anche l’amore è diventato qualcosa da ottenere in poco tempo. Ecco che il museo delle Navi Antiche di Pisa propone allora una visita tematica speciale, in cui gli operatori del museo accompagneranno i partecipanti alla scoperta dell’amore al tempo degli antichi romani, attraverso i reperti provenienti dallo scavo delle Navi di San Rossore. A conclusione della visita sarà possibile partecipare al laboratorio per adulti, in cui si realizzeranno olii afrodisiaci profumati e si potranno conoscere altri appassionati e appassionate di storia e archeologia.

Bologna. Al museo civico Archeologico visita guidata speciale con azione teatrale “Gli Etruschi tornano in città: 150 anni del Carnevale degli etruschi”

bologna_archeologico_gli-etruschi-tornano-in-città_visita-guidata_locandinaIl 15 febbraio 1874 la Società del Dottor Balanzone decise di dedicare agli Etruschi la grande parata di Carnevale, assecondando il grande interesse che la scoperta dei grandi sepolcreti felsinei aveva suscitato nei bolognesi. Una gigantesca sfilata con oltre mille figuranti attraversò quel giorno la città, fingendo il ritorno a Felsina, ormai diventata Bologna, degli antichi abitanti etruschi. Alla preparazione di quell’evento parteciparono alcuni dei più importanti archeologi dell’epoca, da Giovanni Gozzadini ad Antonio Zannoni: saranno loro, insieme ad altri personaggi illustri dell’epoca, ad accogliere in museo sabato 10 febbraio 2024, alle 14.30 e alle 15.15, i visitatori nella visita guidata con azione teatrale “Gli Etruschi tornano in città: 150 anni del Carnevale degli etruschi”, con Marinella Marchesi e i rievocatori di 8cento APS. Saranno loro a raccontare aneddoti curiosi su quella straordinaria giornata, mostrando gli oggetti archeologici che servirono da ispirazione per costumi e utensili. Visita gratuita compresa nel biglietto per il museo. Prenotazione obbligatoria.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia Valeria de Scarpis ci porta “Sulla rotta di Spina”, terzo appuntamento con gli itinerari guidati alla mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”

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Coppa con delfini esposta nella mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” (foto etru)

roma_villa-giulia_sulla-rotta-di-spina_visite-guidate-alla-mostra_locandinaAl museo nazionale Etrusco di Villa Giulia terzo incontro “Sulla rotta di Spina”: ciclo di itinerari guidati alla mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”. Appuntamento sabato 10 febbraio 2024, alle 11.30, visita guidata a cura di Valeria de Scarpis, compresa nel costo del biglietto su prenotazione all’indirizzo: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi all’accoglienza salvo disponibilità. A testimoniare il complesso intreccio di rapporti culturali ed economici fra il mondo greco e gli Etruschi, c’è una coppa che presenta sul fondo interno tre delfini che guizzano in sincronia, quasi danzando al ritmo del doppio flauto che il più grande sta suonando. Secondo la maggior parte degli studiosi la scena allude al mito di Dioniso e dei “Pirati Tirreni”, ovvero uno dei modi in cui i Greci identificavano gli Etruschi, i quali ebbero per molto tempo uno stretto controllo sulle rotte commerciali nel mare Tirreno (ovvero il “mare etrusco”). Questa è una delle storie che si conoscono attraversando le sale della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per gli “Incontri al MArRC” conferenza “L’arte e l’architettura a Roma nel Cinquecento” con Francesca Paolino, già università Mediterranea

reggio-calabria_archeologico_incontro-9-febbraio_locandinaPer il ciclo “Incontri al MArRC” 2024, appuntamento venerdì 9 febbraio 2024, alle 17, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria con la conferenza “L’arte e l’architettura a Roma nel Cinquecento”, promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria in sinergia con il MArRC. Aprono l’incontro i saluti di Fabrizio Sudano, direttore del MArRC, e di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di slide, relaziona Francesca Paolino, già professore associato di Storia dell’Architettura dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del Cis.

Povegliano (Vr). Al centro sociale per il ciclo “Viaggio nell’Alto Medioevo” conferenza di Luca Dossi su “Ferocissima gens Langobardorum: l’avventura di un popolo germanico dalle origini a Verona”

povegliano_centro-sociale_viaggio-nell-alto-medioevo_luca-dossi_conferenzaA Povegliano Veronese inizia un “Viaggio nell’Alto Medioevo”, con due incontri culturali organizzati dall’associazione Anteas La Madonnina: il primo è dedicato ai longobardi. Appuntamento venerdì 9 febbraio 2024, alle 20.30, al centro sociale, in via Rosselli 3 a Povegliano Veronese, con la conferenza del prof. Luca Dossi su “Ferocissima gens Langobardorum: l’avventura di un popolo germanico dalle origini a Verona”. Anticipa Luca Dossi: “Fu papa Gregorio Magno a definire questo popolo germanico la ferocissima gens Langobardorum. Questo popolo certamente enigmatico, ma dotato di grande fascino, è stato protagonista di una fase importantissima della storia italiana, traghettando l’Italia dal mondo antico al Medioevo. Seguiremo il popolo dei Longobardi dalle origini fino all’arrivo in Italia e al loro insediamento a Verona e nel Veronese, con particolare attenzione alle fonti scritte tramandate da questo popolo così affascinante che, per qualche tempo, si cullò nell’idea di unificare l’intera penisola”.

Siderno. In sala consiliare focus sulla “Brattea di Siderno. Il racconto di uno straordinario reperto”, splendida laminetta aurea conservata nel Complesso museale del Casino Macrì del parco di Locri Epizefiri

locri_parco_casino-macri_la-brattea-di-siderno_conferenza_locandinaIl museo Archeologico di Locri Epizefiri va “Fuori museo”. Giovedì 8 febbraio 2024, alle 17, nell’aula consiliare di Siderno focus sulla “Brattea di Siderno. Il racconto di uno straordinario reperto”, scelto dal museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri per la card di auguri del Natale 2023 che – ricordano al museo – ha suscitato moltissima curiosità e un rinnovato interesse del pubblico. Introduce e modera Giusy Massara, capogruppo di maggioranza del Comune di Siderno. Dopo i saluti del sindaco di Siderno Mariateresa Fragomeni, intervengono Vito Pirruccio, presidente dell’associazione museo della scuola “I care!”, ed Elena Trunfio, direttore del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri. Conclusioni affidate a Giacomo Maria Oliva, direttore del museo Diocesano e del Tesoro della cattedrale di Gerace.

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La brattea di Siderno, laminetta aurea conservata nel complesso museale del Casino Macrì nel parco archeologico di Locri Epizefiri (foto drm-calabria)

Questa splendida laminetta aurea è conservata ed esposta nel Complesso museale del Casino Macrì sito entro il Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri. La laminetta è stata rinvenuta nel territorio di Siderno nel 1886, recuperata entro un podere della famiglia De Moja ed è datata al VII sec. d.C. Si tratta di una brattea aurea (sottile lamina d’oro lavorata a sbalzo) con raffigurata la celebre scena dell’adorazione dei Magi. Sulla superficie sono infatti ben visibili i tre sapienti (a destra) che offrono i doni al Bambino Gesù, sorretto dalla Madonna assisa in trono.

Marzabotto. Denise Tamborrino confermata alla direzione del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica di Kainua per il triennio 2024-’27: “Realizzerò il riallestimento dell’intero museo Etrusco”

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L’architetto Denise Tamborrini confermata direttore del museo nazionale Etrusco ““Pompeo Aria” (foto drm-er)

Denise Tamborrino confermata alla direzione del museo nazionale Etrusco di Marzabotto e dei luoghi della cultura statali del territorio bolognese a partire dal 1° gennaio 2024 per il triennio 2024-2027, un mandato importante durante il quale sarà realizzato il riallestimento dell’intero museo Etrusco. “Un passo importante”, commenta il direttore regionale Giorgio Cozzolino, “per mantenere una continuità scientifica di alto profilo professionale. Grazie infatti alle competenze dell’architetta Tamborrino si sono potuti attuare molti interventi e collaborazioni al museo e l’area archeologica di Kainua e l’ex chiesa di San Mattia che hanno contribuito ad aumentare del 22%, rispetto al 2022, il flusso dei visitatori dell’anno appena concluso”. Direttrice già dal 2015 delle sedi bolognesi dell’ex chiesa di San Mattia, dell’ex chiesa di San Barbaziano e del complesso di Torre Jussi a Castel d’Aiano, Tamborrino ha anche ricoperto l’incarico di direttrice del museo nazionale Etrusco di Marzabotto dal 2020 al 2023. Nell’ultimo triennio, la sua attività di direzione ha promosso un approccio multidisciplinare innovativo nella lettura e valorizzazione del patrimonio culturale, con una serie di collaborazioni e progetti con importanti istituzioni pubbliche e private del territorio, tra cui il dipartimento Storia culture e civiltà dell’università di Bologna, la Fondazione Golinelli, il Festival Danza Urbana e l’associazione Fontanamix.  “È per me un piacere e una sfida poter continuare a dirigere i siti statali nel territorio della città metropolitana di Bologna, luoghi straordinari che consentono al pubblico di fare esperienza con molteplici aspetti del patrimonio culturale dall’archeologia al paesaggio all’arte contemporanea”, interviene Denise Tamborrino. “Grazie a questa continuità, il triennio 2024-2027 vedrà la realizzazione del nuovo riallestimento dell’intero museo Etrusco, con un’attenzione particolare ai temi dell’accessibilità, il progetto di riqualificazione paesaggistica “Kainua. Manuale d’uso” che propone un approccio innovativo nella gestione delle aree archeologiche e il progetto “Under the Same Sky” ad opera di Eva Marisaldi, vincitore del Piano dell’Arte Contemporanea 2022-2023 e che vedrà una importante collaborazione con il Metropolitan Museum di New York. All’ex chiesa di San Mattia, sarà prevista, tra le varie attività, l’attivazione di una residenza d’artista a cui accedere tramite bando per la realizzazione di opere site specific che andranno a costituirne la collezione. Il 2024 vedrà, inoltre, la fine del cantiere all’ex chiesa di San Barbaziano con una presentazione pubblica alla comunità dei lavori e del progetto culturale di prossima realizzazione”.

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L’architetto Denise Tamborrini (da FB)

Denise Tamborrino (1977) è architetta e storica dell’architettura. Dopo la laurea in Progettazione Architettonica all’università di Ferrara (2003), è dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e Urbanistica (2007) allo IUAV-Istituto Universitario Architettura Venezia. Nel 2021 si perfeziona in Antropologia Museale e dell’Arte all’università di Milano –Bicocca. Dal 2006 al 2012 è docente a contratto in Storia dell’Architettura alla Facoltà di Ingegneria dell’università di Bologna, sedi di Bologna e Ravenna, ed ha al suo attivo collaborazioni con la Facoltà di Architettura dell’università di Ferrara. Nel 2012 a Detroit ha presieduto, in collaborazione, una sessione tematica all’interno del 65° meeting annuale della SAH (Society of Architectural Historians) dal titolo: “Not the Jesuits: “other” Counter-Reformational architecture”. È membro di CAA-College Art Association, EAHN-European Architectural History Network, e SAH-Society of Architectural Historians. Dal 1° gennaio 2012 è funzionario architetto per il ministero della Cultura. Alla direzione regionale per i Beni culturali dell’Emilia-Romagna si è occupata di tematiche legate alla tutela e pianificazione paesaggistica e progetti speciali di valorizzazione. Dal 5 novembre 2015 è direttrice dell’ex chiesa di San Mattia a Bologna, dell’ex chiesa di San Barbaziano a Bologna e del Complesso di Torre Jussi a Castel D’Aiano, musei non autonomi non aventi qualifica dirigenziale della direzione regionale Musei Emilia-Romagna. Dal novembre 2020 è anche direttrice del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica di Kainua a Marzabotto. Durante l’attività di direzione, ha curato ed organizzato numerose mostre, eventi e progetti, tra cui il progetto ZERO (Weak Fist) dell’artista Patrick Tuttofuoco, che ha vinto la prima edizione del bando Italian Council, promosso dalla direzione generale Arte e Architettura Contemporanee edil progetto “ArcheoMinecraft. Costruisci una città come farebbe un etrusco”, menzione speciale al Premio Gianluca Spina per l’Innovazione Digitale nei Beni e Attività culturali 2022. Dal 2019 al 2022 è stata membro del comitato tecnico scientifico per l’Arte e l’Architettura contemporanee del ministero della Cultura in qualità di vicepresidente e membro supplente del Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici.

Reggio Calabria. Il dg musei Massimo Osanna in tour nella Calabria Meridionale tra Il MArRC, Locri Epizefiri e Vibo Valentia: “Collezioni straordinarie che raccontano le origini greche della cultura occidentale e che hanno bisogno di essere presentate al pubblico in maniera sempre più comprensibile ed accessibile”

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Il direttore generale Musei Massimo Osanna con il direttore del MArRC Fabrizio Sudano e tutto il personale del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria sulla terrazza sullo Stretto (foto marrc)

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Il direttore generale Musei Massimo Osanna nella sala dei Bronzi di Riace con il direttore Fabrizio Sudano e il personale del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Due giorni a tu per tu con le realtà museali della Calabria meridionale. È stato questo l’obiettivo della visita del direttore generale Musei Massimo Osanna agli istituti e ai luoghi della cultura statali della Calabria meridionale il 1° e 2 febbraio 2024. Il tour è iniziato dal MArRC – museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Ad accompagnare Osanna il neodirettore del Museo Fabrizio Sudano, in carica dal 15 gennaio 2024, che dopo una prima presentazione del personale e degli uffici, ha guidato il direttore generale tra le diverse sale del museo e nei depositi. Un’occasione per discutere anche dei vari progetti di miglioramento dell’accessibilità, del legame con il contesto territoriale e della possibilità di avviare nuove ricerche scientifiche e collaborazioni, sulla base di un programma di gestione e valorizzazione del Museo, condiviso in un’ottica di rilancio dell’immagine dell’istituto e della città. “Abbiamo ascoltato con interesse le proposte del direttore generale sull’allestimento”, dichiara Sudano, “e ne faremo tesoro per la futura programmazione”. Un’ulteriore tappa reggina è stata la visita allo scavo archeologico di Piazza Garibaldi, dove stanno emergendo importanti novità con la scoperta di un tempio su podio di età romana.

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Al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri la direttrice Elena Trunfio, il direttore generale Musei Massimo Osanna, e il direttore regionale Musei Filippo Demma (foto drm-calabria)

Il viaggio è proseguito venerdì 2 febbraio 2024 con il museo e il parco archeologico di Medma-Rosarno, il piccolo polo museale che ruota intorno all’importante sito di Locri Epizefiri: accompagnato dal direttore della direzione regionale Musei Calabria Filippo Demma e dalla direttrice Elena Trunfio ha visitato le tre sedi espositive, il parco archeologico e il teatro. Durante l’incontro sono stati condivisi i progetti in corso e quelli futuri, ricevendo spunti e suggerimenti concreti. Il tour si è chiuso al castello di Vibo Valentia, dove ha sede il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi”. “La visita del Direttore Generale dei Musei in Calabria”, commenta Demma, “è solo l’ultima di una lunga serie e testimonia l’attenzione delle strutture centrali del Ministero nei confronti dei temi e dei problemi della nostra regione cui si aggiunge il deciso sostegno della Direzione Generale Musei all’azione di tutti gli istituti periferici calabresi. Grazie a questo ed all’impegno corale della nostra squadra sul territorio abbiamo raggiunto in questi anni importanti risultati che, d’accordo con il professor Osanna, concepiamo come un punto di partenza”. E Osanna, a margine del tour, chiude: “I musei della Calabria, in particolare quelli che ho visitato in questi due giorni contengono l’essenza stessa delle nostre radici culturali. Collezioni straordinarie che raccontano le origini greche della cultura occidentale e che hanno bisogno di essere presentate al pubblico in maniera sempre più comprensibile ed accessibile. Il lavoro del Ministero della Cultura in Calabria punta e deve puntare sempre più decisamente in questa direzione”.

Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, presentazione del libro “Le tombe dipinte di Tarquinia. Vicenda conservativa, restauri, tecnica di esecuzione” di Adele Cecchini (Nardini Editore)

roma_curia-iulia_libro-le-tombe-dipinte-di-tarquinia_di-adele-cecchini_presentazione_locandinaPer iniziativa del parco archeologico del Colosseo mercoledì 7 Febbraio 2024, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la presentazione del libro “Le tombe dipinte di Tarquinia. Vicenda conservativa, restauri, tecnica di esecuzione” di Adele Cecchini, edito da Nardini Editore. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Interviene Maurizio Sannibale dei Musei Vaticani. Sarà presente l’autrice Adele Cecchini, da decenni principale riferimento insieme al marito Franco Adamo, scomparso nel maggio 2022, per gli interventi conservativi e di restauro alle tombe. Altri contributi di Germana Barone, Maria Cristina Caggiani, Alessia Coccato, Maura Fugazzotto, Paolo Mazzoleni, Alfonsina Russo. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite → https://7febbraio_tombetarquinia.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia. L’incontro sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.

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Copertina del libro “Le tombe dipinte di Tarquinia” di Adele Cecchini

Le tombe dipinte di Tarquinia. Con il supporto di inedite e circostanziate ricerche d’archivio viene presentata la storia conservativa delle tombe dipinte di Tarquinia a partire dalla prima metà dell’Ottocento – epoca a cui risalgono la scoperta di gran parte dei sepolcri a oggi noti e i primi provvedimenti di tutela – fino ai tempi odierni. Sono illustrati sia le avanzate metodologie di conservazione e valorizzazione sia i provvedimenti che hanno consentito alla Soprintendenza di conciliare tutela e fruizione delle tombe dipinte. Vengono descritte le attuali metodologie di restauro che fanno ben sperare circa la definitiva salvaguardia di questo irripetibile patrimonio archeologico. Infine, un nuovo studio dell’università di Catania approfondisce e arricchisce quello già svolto dal Laboratorio Scientifico dei Musei Vaticani sulla tecnica di esecuzione, sui pigmenti e sugli strati preparatori delle pitture ipogee. Questo libro costituisce un punto fermo per chi dovrà in futuro provvedere al restauro e alla manutenzione delle tombe dipinte e garantire che questo straordinario patrimonio culturale possa essere trasmesso alle generazioni future.

Roma. Nel giardino di Villa Caffarelli realizzata la replica del Colosso di Costantino, in scala 1:1, uno degli esempi più significativi della scultura romana tardo-antica, partendo dai frammenti conservati nel cortile di Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini. Il sindaco Gualtieri: “A Roma stiamo cercando di recuperare le dimensioni dell’antichità e la nostra conoscenza e percezione dei capolavori del passato”

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La riproduzione del Colosso di Costantino domina il giardino di Villa Caffarelli ai Musei Capitolini (foto musei in comune)

Tra le opere più importanti dell’antichità, con i suoi 13 metri circa di altezza, la statua colossale di Costantino (IV secolo d.C.) è uno degli esempi più significativi della scultura romana tardo-antica. Dell’intera statua, riscoperta nel XV secolo presso la Basilica di Massenzio, oggi rimangono solo pochi monumentali frammenti marmorei, ospitati nel cortile di Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini: testa, braccio destro, polso, mano destra, ginocchio destro, stinco destro, piede destro, piede sinistro. Da martedì 6 febbraio 2024 nel giardino di Villa Caffarelli è possibile ammirare, in tutta la sua imponenza, la straordinaria ricostruzione del Colosso in scala 1:1, risultato della collaborazione tra la sovrintendenza Capitolina, Fondazione Prada e Factum Foundation for Digital Technology in Preservation con la supervisione scientifica di Claudio Parisi Presicce, sovrintendente capitolino ai Beni Culturali.

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I frammenti del Colosso di Costantino posizionati sulla ricostruzione digitale della statua ad opera di Factum Foundation (foto Irene Gaumé / Factum Foundation)

La replica del monumento è stata presentata al pubblico martedì 6 febbraio 2024 dal sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, dall’assessore alla Cultura di Roma Capitale Miguel Gotor, dal sovrintendente Claudio Parisi Presicce, dal componente del Comitato di indirizzo di Fondazione Prada Salvatore Settis, e da Adam Lowe, della Factum Foundation for Digital Technology in Preservation. Il progetto è promosso da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e realizzato in collaborazione con Fondazione Prada che ha presentato per la prima volta l’opera a Milano dal 17 novembre 2022 al 27 febbraio 2023, in occasione della mostra “Recycling Beauty” a cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola con Denise La Monica. “A Roma stiamo cercando di recuperare le dimensioni dell’antichità e la nostra conoscenza e percezione dei capolavori del passato, di cui conserviamo tracce e frammenti”, spiega il sindaco Roberto Gualtieri. “Lo abbiamo fatto poco tempo fa con il Museo della Forma Urbis, lo facciamo andando in profondità con gli scavi della Metropolitana, lo facciamo attraverso l’anastilosi della Basilica Ulpia e adesso rendendo fruibile da tutti questa statua colossale, sia per essere ammirata in sé, sia per essere una porta di accesso a quello scrigno di tesori che è il Colle Capitolino e che sono i Musei Capitolini. Voglio davvero ringraziare tutti quelli che hanno reso possibile questa creazione e questa ricostruzione che contribuisce a farci comprendere meglio il passato e quindi a capire meglio chi siamo”.

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La riproduzione del Colosso di Costantino domina il giardino di Villa Caffarelli ai Musei Capitolini (foto musei in comune)

L’allestimento del Colosso a Villa Caffarelli. Il Giardino di Villa Caffarelli, dove orai la riproduzione integrata in scala 1:1 del Colosso di Costantino è allestita, insiste in parte sull’area occupata dal Tempio di Giove Ottimo Massimo, che un tempo ospitava la statua di Giove, la stessa forse da cui il Colosso fu ricavato o che comunque ne costituisce il modello di derivazione. I resti del tempio sono oggi visibili all’interno dell’Esedra di Marco Aurelio.

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Terrecotte architettoniche dalla via Latina: la Triade Capitolina – Giove, Giunone, Minerva (inizi I secolo a.C.) conservata ai Musei Capitolini (foto zetema)

Il tempio fu dedicato nel 509 a.C. dal primo console della Repubblica, M. Horatius Pulvillus, alla triade capitolina: Giove, Giunone, Minerva. La prima statua di culto di Giove era in terracotta ed era opera dello scultore Vulca di Veio. Quest’ultima venne sostituita, nel 69 a.C., in occasione della ricostruzione promossa da Silla, con una nuova statua ispirata al celebre Zeus di Olimpia di Fidia: seduto in trono, il torso scoperto, un mantello a coprire le gambe. Dopo l’incendio dell’80 d.C., durante il regno dell’imperatore Tito, si intraprende un ulteriore rifacimento, concluso da Domiziano, suo fratello e successore. Anche in questo caso, le statue di culto di Giove, Giunone e Minerva furono sostituite. Per il Giove Capitolino il modello è sempre la statua di Fidia, riprodotta come acrolito in marmo. Del tempio di Domiziano si conserva ormai ben poco, ma la fastosa decorazione del frontone è documentata da un celebre rilievo storico oggi ai Musei Capitolini, proveniente da un monumento onorario di Marco Aurelio e raffigurante il sacrificio al tempio di Giove Capitolino. Tra il 217 e il 222 d.C., un fulmine danneggiò gravemente la statua di Giove. Tale evento potrebbe avere creato il presupposto per il suo riutilizzo per celebrare il nuovo imperatore Costantino agli inizi del IV secolo d.C. Quale che sia la statua rilavorata per la realizzazione del Colosso, Costantino si appropria comunque di uno dei simboli della religione romana per legittimare la sua ascesa al potere, collocandolo in una sede di grande significato: la basilica di Massenzio lungo la Via Sacra, l’ultimo monumento architettonico pubblico di carattere civile realizzato a Roma antica.

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Il colosso di Costantino nel cortile dei musei Capitolini a Roma (foto graziano tavan)

Il Colosso di Costantino. Dalla fine del Quattrocento il cortile del Palazzo dei Conservatori ospita nove frammenti in marmo pario di una delle statue più imponenti di Roma antica, il Colosso di Costantino (306-337 d.C.), imperatore a cui si devono iniziative che avrebbero profondamente modificato l’Impero Romano: il riconoscimento ufficiale della religione cristiana (313 d.C.) e il trasferimento della capitale da Roma a Costantinopoli (326 d.C.). Il ritratto è rimasto senza una identità certa fino alla fine dell’Ottocento, quando fu correttamente identificato con l’imperatore Costantino. Successivi studi hanno permesso di riconoscere sicuri segni di rilavorazione, soprattutto in corrispondenza del mento e del sottogola, a indicare che il personaggio originariamente raffigurato avesse la barba. Il Colosso è dunque il risultato del riadattamento di una statua più antica. Secondo una recente ipotesi di lavoro si potrebbe trattare della statua di culto di Giove Ottimo Massimo, collocata all’interno del tempio a lui dedicato sul Campidoglio, il più importante della romanità. In ogni caso, essa, nota da diverse repliche o imitazioni, dovette costituire il modello per la realizzazione del Colosso di Costantino. Una delle sue riproduzioni più fedeli in formato ridotto, databile in età flavia (69-96 d.C.), è quella conservata oggi all’Ermitage di San Pietroburgo. La statua è un acrolito, con le parti nude realizzate in marmo, montate su una struttura portante rivestita da panneggi in bronzo dorato o in preziosi marmi colorati. Il dio, seduto in trono, è avvolto in un mantello che lascia scoperti il torso, le braccia e il ginocchio. Quest’ultimo è un motivo iconografico di tradizione omerica associato quasi esclusivamente all’immagine di Giove e successivamente degli imperatori, che ad essa si ispira come segno della devozione rivolta a loro dai sudditi. Con il ginocchio nudo, Giove si mostra su monete e medaglioni di epoca immediatamente pre-costantiniana, con dedica a Iuppiter Conservator. Nel 312 d.C., dopo la vittoria su Massenzio al Ponte Milvio, Costantino diventa il padrone assoluto della parte occidentale dell’impero e di Roma. A questi anni iniziali del suo regno risalirebbe la realizzazione del Colosso, che, nella sua fissità ieratica, costituisce una delle manifestazioni più impressionanti dell’arte costantiniana. La celebrazione dell’imperatore avviene dunque attraverso il reimpiego di una statua colossale già esistente, raffigurante un imperatore o una divinità, quale Giove Ottimo Massimo. Attraverso di essa Costantino si mostra come comes (compagno) degli dèi e la natura stessa del suo potere si manifesta come divina.

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Basilica di Massenzio, navata settentrionale: il nicchione centrale, opposto al nuovo ingresso, fu dotato di un’ abside sul fondo, coperta da una semi-cupola e con le pareti arricchite da nicchie destinate ad ospitare statue su due ordini. Sul fondo dell’abside era realizzato un podio in muratura destinato ad ospitare il tribunal dei giudici (foto PArCo)

Le vicende dei frammenti. Il trasferimento della maggior parte dei frammenti del cortile del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio risale al 1486. L’eccezionale scoperta avvenne in un edificio al tempo identificato con il Templum Pacis, correttamente riconosciuto, agli inizi dell’Ottocento, come la basilica eretta nel 308 d.C. da Massenzio lungo la Via Sacra, poi dedicata da Costantino dopo la vittoria del Ponte Milvio del 312 d.C. Un ulteriore frammento, rinvenuto nel 1951, è in procinto di essere trasferito dai depositi del parco archeologico del Colosseo al Campidoglio.

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I bronzi del Laterano nell’esedra di Marco Aurelio ai musei Capitolini: la testa, la mano e il globo del colosso di Costantino (foto Zeno Colantoni)

Il carattere eccezionale del ritrovamento indusse ad acquisire i frammenti nel cortile del Palazzo, al tempo sede dei Conservatori, la più importante magistratura capitolina, che già ospitava il prezioso nucleo dei bronzi antichi, tra cui la celebre Lupa e i frammenti del colosso di Costantino in bronzo, donati al Popolo romano da papa Sisto IV nel 1471. L’evento è ricordato da un’importante iscrizione murata nel cortile del Palazzo dei Conservatori sormontata dagli stemmi del senato romano, di papa Innocenzo VIII (reg. 1484 – 1492) e del cardinale Raffaele Riario. Disegni e stampe realizzati sin dalla prima metà del Cinquecento costituiscono preziose testimonianze del modo in cui, nel corso dei secoli, sia mutato l’allestimento dei frammenti, ben presto divenuti simbolo stesso della maestà perduta e recuperata di Roma.

Colossus of Constantine

Ricostruzione del Colosso di Costantino: i rappresentanti di Factum Foundation, Sovrintendenza Capitolina e Fondazione Prada nel workshop di Factum Foundation (foto factum foundation)

Il progetto di ricostruzione della statua colossale di Costantino è partito da un importante lavoro di analisi archeologica, storica e funzionale dei frammenti, supportata dalla lettura delle fonti letterarie ed epigrafiche. I nove frammenti in marmo pario, attualmente conservati presso i Musei Capitolini, si pensava che appartenessero a una statua dell’imperatore Commodo e, data la loro eccezionale importanza, furono allestiti nel Palazzo dei Conservatori durante i lavori di ristrutturazione dello stesso eseguiti su progetto di Michelangelo tra il 1567 e il 1569. I frammenti sono stati identificati come ritratto colossale dell’imperatore Costantino solo alla fine dell’Ottocento. Lo studio archeologico dei frammenti ha permesso di ipotizzare che il Colosso fosse seduto e che fosse realizzato come acrolito, ovvero con le parti nude in marmo bianco e il panneggio in metallo o in stucco dorato. Secondo uno schema iconografico tipico del tempo, che assimilava l’imperatore alla divinità, Costantino è rappresentato come Giove con la parte superiore del corpo scoperta e il mantello adagiato sulla spalla; il braccio destro che impugna lo scettro ad asta lunga e la mano sinistra che sorregge il globo.

Colossus of Constantine

La ricostruzione del Colosso di Costantino a cura di Factum Foundation (foto factum foundation)

A fine marzo 2022 un team della Factum Foundation ha trascorso tre giorni nel cortile dei Musei Capitolini per scansionare i frammenti presenti con la tecnica della fotogrammetria. Ogni frammento è stato modellato in 3D e posizionato sul corpo digitale della statua creata utilizzando come esempio iconografico altre statue di culto di età imperiale in pose simili, tra cui la colossale statua di Giove (I secolo d.C.) conservata al Museo statale Ermitage di San Pietroburgo, probabilmente ispirata allo Zeus di Olimpia ad opera di Fidia e la grande copia in gesso della statua dell’imperatore Claudio, ritratto come Giove, allestita al Museo dell’Ara Pacis. I dati digitali sono stati stampati in 3D a grandezza naturale e usati per realizzare un calco in resina rinforzata. Per le copie facsimile dei frammenti, sul calco è stato adoperato uno stucco apposito, dipinto per suggerire l’effetto del marmo pario invecchiato dall’esposizione agli elementi; le parti ricostruite sono state realizzate in poliuretano, rinforzato da diversi strati di resina mista a polvere di marmo e mica per ottenere un effetto marmoreo bianco neutro. I panneggi e le parti in bronzo dorato sono stati realizzati in polistirene patinato in resina e polvere di bronzo, su cui è stata applicata foglia d’oro.

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Un momento della ricostruzione del Colosso di Costantino nei giardini di Villa Caffarelli ai Musei Capitolini a Roma (foto musei in comune)

La complessa operazione di ricostruzione realizzata da Factum ha tenuto conto di molteplici fattori: il tipo di marmo delle parti originali, i restauri e le aggiunte; i dettagli del panneggio mancante e l’aspetto del bronzo dorato di cui era composto; il rapporto tra la ricostruzione e i frammenti superstiti, le condizioni di questi e la loro esatta posizione. Dopo aver ultimato il modello 3D ad altissima risoluzione, si è poi proceduto con la ricostruzione materiale del Colosso. Il Colosso originale, alto circa 13 metri, aveva una struttura interna ipoteticamente fatta di mattoni, legno, elementi in metallo. Per la ricostruzione, Factum Foundation ha fatto ricorso a una struttura portante in alluminio, che ne permette il montaggio e lo smontaggio.

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Suggestiva immagine della riproduzione del Colosso di Costantino nei giardini di Villa Caffarelli ai Musei Capitolini a Roma (foto musei in comune)

Il risultato finale permette di ammirare, in una magnifica illusione, il Colosso nel suo complesso, in cui si distinguono visivamente le “ricuciture” tra le parti ri-materializzate e le copie dei frammenti originali presenti nel cortile di Palazzo dei Conservatori.