Torre Annunziata (Na). Apertura straordinaria della Villa B a Oplontis

Panoramica della Villa B di Oplontis (foto parco archeologico di pompei)
Da mercoledì 12 giugno fino a domenica 16 giugno 2024 apre la cosiddetta Villa B di Oplontis, nota anche come Villa di Lucius Crassius Tertius. Il complesso sarà visitabile grazie all’università del Texas e al team del professore John Clarke che, durante la campagna di scavo in corso, accompagnerà i visitatori. L’apertura sarà garantita dai custodi Mic. Dal piano terra si potrà ammirare l’antico complesso architettonico. L’apertura è dalle 16 alle 18, durante la quale i ricercatori potranno descrivere le attività in corso. Si accede con il biglietto acquistato per la villa A.
Esclusivo. Con la prof.ssa Silvia Paltineri primo bilancio della campagna 2024 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, una tavola di legno e dei vinaccioli che aprono nuovi scenari per le future ricerche

Campagna di scavo 2024: l’area di scavo del sito etrusco-romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) allagata (foto unipd)
La campagna di scavo 2024 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), diretto da Silvia Paltineri del dipartimento di Beni culturali dell’Università di Padova, nell’ambito del progetto “San Basilio – Archeologia e Natura sul Delta del Po” si è chiuso da poche settimane. È tempo di un primo bilancio sui risultati raggiunti e sulle prospettive di questa ricerca che gode del sostegno economico di Cariparo. La professoressa Paltineri ne parla in esclusiva ad archeologiavocidalpassato.com.
CAMPAGNA 2024. “Quest’anno a San Basilio abbiamo scavato dal 29 aprile al 24 maggio e ci siamo concentrati in un’area che era quella nella quale l’anno scorso avevamo messo in luce completamente uno strato costituito principalmente da materiale edilizio frammentato, le cosiddette “mattonelle” o lastrine cotte, rotte e depositate intenzionalmente su una vasta superficie. Non potevamo scavare tutto, e quindi abbiamo deciso di concentrarci in un saggio di scavo limitato. Abbiamo scavato un’area di 3 metri per 8 e abbiamo incominciato a lavorare su questo strato, abbiamo asportato lo strato delle mattonelle e abbiamo messo in luce un deposito antropico (perché interessato da una frequentazione) con ceramica, resti ossei, resti botanici.

San Basilio (Ariano nel Polesine): Battuto pavimentale in cocciopesto, con canalette basali per sostenere l’alzato in graticcio e buche di palo (foto unipd)
Lo scavo ha visto un progressivo approfondimento della stratigrafia in quest’area e abbiamo capito alcune cose. Per esempio, ristudiando le sezioni dello scavo – quindi proprio le pareti della nostra trincea – abbiamo capito che lo strato soprastante, cioè il primo che abbiamo tolto, quello delle mattonelle, era uno strato sicuramente ricavato da materiale di risulta che era stato depositato con la finalità di creare una superficie ben isolata, estesa, sulla quale successivamente riportare degli strati prevalentemente sabbiosi sui quali poi impostare l’ultima pavimentazione, in coccio pesto, che avevamo rinvenuto fin dalla campagna 2019.

Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): lo svuotamento della trincea di scavo allagata durante la campagna 2024 (foto unipd)

Un’anforetta in ceramica depurata riaffiora nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)
Al di sotto di questo strato di mattonelle, che quindi in un certo senso segna l’inizio di una fase seriore della frequentazione di san Basilio, ci siamo approfonditi su questo strato antropico che poi anche il prossimo anno continueremo a scavare e direi anche più in estensione, perché si tratta di un livello di frequentazione precedente, con materiale che copre un arco cronologico tra il VI e il V secolo sulla base dei rinvenimenti effettuati e che probabilmente è da riferire a un’area che presumiamo fosse all’aperto, perché non abbiamo evidenze di pavimentazioni.

Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): la tavola di legno posta verticalmente ed emersa svuotando dall’ acqua un settore della trincea completamente allagato (foto unipd)

Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): lo svuotamento della trincea di scavo allagata durante la campagna 2024 (foto unipd)
Ci sono poi altre novità significative da un’altra zona dello scavo, posta più a Ovest. Poiché quest’anno siamo stati perseguitati dalla risalita della falda e dai temporali, abbiamo avuto tutta una serie di disavventure con l’acqua. E nel continuare a svuotare la trincea dall’acqua – cosa che ha comportato anche l’acquisto di due pompe perché altrimenti non saremmo riusciti a lavorare serenamente – ci siamo resi conto che liberando dalla falda e dall’acqua dei temporali l’area Ovest della trincea di scavo emergeva, in corrispondenza della quota a cui altrove si trovano le famose mattonelle, una lunga tavola di legno posta di taglio, verticalmente. Probabilmente era un contenimento costituito da questa lunga tavola che è conservata per circa due metri e mezzo. L’abbiamo campionata. E poi sicuramente di un elemento strutturale di questo tipo faremo le datazioni.

I vinaccioli ritrovati nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)
CURIOSITÀ: I VINACCIOLI. Tra i materiali che abbiamo trovato nello scavo di quest’anno, direi che la maggior parte delle classi ci conferma il quadro degli anni precedenti. Quindi abbiamo trovato molta ceramica etrusco-padana, frammenti di bucchero, frammenti di ceramica zonata veneta, alcuni frammenti di ceramica attica a figure nere. Tra le curiosità, le novità più interessanti, che meriteranno un approfondimento, vi è il rinvenimento di vinaccioli che provengono proprio dallo strato antropico che sta sotto le mattonelle. Li abbiamo identificati, li abbiamo campionati, e la studiosa che collabora con noi per lo studio proprio dei resti botanici, poi farà tutta una serie di analisi che ci diranno di che tipo di vite si tratta, e questo poi aprirà il campo a tutta una serie di ipotesi di lettura sul consumo delle bevande, sulla produzione di determinate bevande, e più in generale sulle abitudini alimentari e non solo della società multietnica di San Basilio preromano.
IL FUTURO: LA RICERCA CONTINUA. Due parole sul futuro. Innanzitutto dobbiamo assolutamente allargare l’area di indagine e quindi mettere in luce gli strati antropici che stanno sotto le mattonelle n tutta l’area dello scavo. Quest’anno abbiamo fatto un saggio abbastanza grande, ma che non copriva tutta l’area nella quale appunto le mattonelle erano stese e quindi vogliamo vedere in estensione se quell’antropico che noi riteniamo riferibile alla frequentazione di un’area aperta è davvero esteso per una superficie molto ampia. E poi abbiamo già impostato un nuovo saggio di scavo proprio in corrispondenza di quella tavola lignea che siamo riusciti a vedere, a intercettare togliendo l’acqua di falda da un’area della trincea che era completamente allagata. Lì faremo un altro saggio di scavo che ci consentirà di mettere in relazione le evidenze che abbiamo scoperto e scavato tra il 2019 e oggi, e quello che probabilmente stava più a Ovest che potrà essere approfondito aprendo anche magari un’area nuova, forse già nel 2025, e si spera nel 2026, perché sicuramente l’insediamento aveva una continuazione. Doveva essere un insediamento abbastanza grande e quindi sarà importante aprire nuove aree e poi provare anche a fare un discorso di tipo urbanistico-funzionale.
Pompei. Al Teatro Grande con “Odissea cancellata” di Emilio Isgrò al via la settima edizione del Pompeii Theatrum Mundi 2024 un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei
Con la messa in scena di “Odissea cancellata” di Emilio Isgrò al via la settima edizione del Pompeii Theatrum Mundi 2024 un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei dal 13 giugno al 13 luglio 2024 al Teatro Grande del sito di Pompei: quattro titoli con riletture inedite e rivisitazioni di testi e delle grandi opere del teatro classico (vedi Pompei. Aprono le prevendite dei biglietti per la settima edizione del Pompeii Theatrum Mundi: quattro titoli in scena al Teatro grande dal 13 giugno al 13 luglio 2024 | archeologiavocidalpassato).

Si parte dunque giovedì 13 giugno 2024 con la prima assoluta di “Odissea cancellata” di Emilio Isgrò, con la regia di Giorgio Sangati su installazione scenica di Emilio Isgrò, in una produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. Su progettazione scenica di Claudio Lucchesi, costumi di Eleonora Rossi, disegno luci di Luigi Biondi e musiche di Giovanni Frison, in scena recitano Luciano Roman con Clara Bocchino, Francesca Cercola, Eleonora Fardella, Francesca Fedeli, Gianluigi Montagnaro, Antonio Turco. Cura del movimento del coreografo Norman Quaglierini. Il maestro Emilio Isgrò propone per l’apertura della rassegna la sua Odissea in versi insieme a un’installazione concepita in situ. Lo spettacolo, infatti, è progettato come un’opera nell’opera: le gradinate del Teatro Grande si trasformeranno in una gigantesca video-installazione dell’artista autore. Mentre i versi dell’Odissea impressi sulla pietra dei gradini verranno cancellati a vista, dalle cancellature stesse prenderà vita il testo. Di fatto la drammaturgia di Isgrò procede allo stesso modo: cancella Omero (tornando alla fonte primaria dell’epica) selezionando solo i frammenti che ritiene essenziali e, sradicandoli dal loro contesto, restituisce loro nuova e inaspettata forza. Repliche venerdì 14 e sabato 15 giugno 2024.
Padova. Visita guidata gratuita all’ex chiesa di Sant’Agnese con l’archeologa Debora Tosano grazie alla collaborazione tra soprintendenza e fondazione Alberto Peruzzo
Grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza e la Fondazione Alberto Peruzzo, al fine di approfondire la conoscenza delle vicende storiche dell’ex chiesa di Sant’Agnese a Padova, delle attività di scavo archeologico, dei restauri e dei reperti (i frammenti di intonaco affrescato e le lapidi sepolcrali), continuano le visite guidate gratuite condotte da Debora Tosato della Soprintendenza, secondo un calendario che viene definito mensilmente. La prossima visita guidata è prevista mercoledì 12 giugno 2024, alle 11, con obbligo di prenotazione fino a esaurimento dei posti disponibili. L’adesione va inviata indicando il numero dei partecipanti e un recapito telefonico, alla casella di posta istituzionale di Debora Tosato (debora.tosato@cultura.gov.it). Ritrovo davanti all’ingresso principale dell’ex Chiesa di Sant’Agnese in via Dante 63 a Padova.

La zona espositiva ipogea dell’ex chiesa di Sant’Agnese a Padova (foto sabap-met-ve)

I frammenti di intonaco dipinto recupoerati nello scavo archeologico dell’ex chiesa di Sant’Agnese di Padova (foto sabap-met-ve)
Le attività di scavo archeologico hanno permesso di recuperare significative testimonianze di varie epoche – a partire da quella preromana – sia sotto il pavimento che nei locali retrostanti alla ex chiesa di Sant’Agnese, oltre cinquemila frammenti di intonaco dipinto, databili al tardo Trecento e rintracciati esclusivamente grazie agli scavi. La selezione dei frammenti ora visibile all’interno delle due vetrine espositive collocate nel vano ipogeo dell’edificio, attuale sede della Fondazione Alberto Peruzzo, testimonia l’esito di uno studio effettuato dalla Soprintendenza – in collaborazione tra la storica dell’arte Debora Tosato e il restauratore Giordano Passarella – e finalizzato alla suddivisione dei lacerti sopravvissuti e alla loro classificazione, al fine di catalogare i pezzi nell’osservanza di criteri distintivi, quali: la tecnica di costituzione degli intonaci; le caratteristiche della pellicola pittorica; lo stato di conservazione; gli elementi riconducibili a caratteri di omogeneità morfologica e stilistica. In mancanza di qualsiasi fonte iconografica di documentazione visiva delle scene affrescate, e l’esiguità dei frammenti superstiti rispetto alla totalità del ciclo decorativo, si è dapprima proceduto alla ricomposizione di modelli decorativi, geometrici e figurativi attraverso l’indagine stilistica e formale della materia, e in seguito al confronto con analoghe rappresentazioni pittoriche realizzate da maestranze attive in area veneta nel XIV secolo. La ricomposizione, condotta manualmente tramite la ricerca della corrispondenza dei punti di attacco lungo i bordi dei frammenti, ha permesso di ricostruire, seppure parzialmente, alcune parti di architettura illusionistica, brani di panneggi, di aureole, di capelli e di mani, che comparati a livello stilistico con frammenti anche singoli di occhi, bocche, ciuffi di barbe e incarnati hanno rivelato la notevole qualità esecutiva e la stringente affinità stilistica con la pittura di Guariento, al quale sono stati attribuiti per la prima volta anche grazie al confronto con analoghi brani pittorici individuati a seguito di una campagna fotografica appositamente realizzata sui cicli decorativi dipinti a fresco dall’autore sulle pareti della Cappella Carrarese (attuale sede dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti) e dell’abside della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, nota come la chiesa degli Eremitani a Padova.
Ostia antica. In un pozzo davanti al tempio di Ercole nell’Area Sacra scoperti ceramiche, lucerne, vetri, marmi, ossa animali e noccioli di pesca: oggetti utilizzati nella vita imperiale e legati ai rituali del culto. I complimenti del ministro Sangiuliano, le osservazioni del direttore del parco D’Alessio

Veduta d’insieme degli oggetti scoperti nel pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

La scalinata del tempio di Ercole nel l’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Ecco ceramiche di varia tipologia, anche miniaturistiche; e poi lucerne, frammenti di contenitori in vetro, lacerti di marmo, ossa animali combuste e noccioli di pesca, sicuramente utilizzati in specifici rituali sacri all’interno dell’area archeologica. Nuovi frammenti archeologici di oggetti utilizzati nella vita imperiale e legati ai rituali del culto emergono dagli scavi nell’Area Sacra del Parco archeologico di Ostia antica. La scoperta, dopo il recupero di due frammenti dei Fasti Ostienses venuti alla luce l’anno scorso, è avvenuta nel corso di un recente intervento, attuato con fondi CIPE, e finalizzato alla risistemazione generale dell’area per la sua prossima riapertura al pubblico con il restauro dei templi e il ripristino delle canalizzazioni che garantivano lo smaltimento delle acque meteoriche.

L’esplorazione del pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

L’esplorazione del pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Durante lo svuotamento di un pozzo, posto davanti alla scalinata del tempio di Ercole, profondo circa 3 metri e ancora pieno d’acqua, è emersa una cospicua quantità di reperti databili in gran parte tra la fine del I e il II d.C., molto ben conservati in quanto immersi in un fango povero d’ossigeno. L’attività di ricerca nel sito è stata coordinata dal responsabile scientifico dell’intervento, Dario Daffara, mentre l’esplorazione del pozzo e lo scavo dei sedimenti sono stati condotti dall’archeologo Davide I. Pellandra e da Mario Mazzoli e Marco Vitelli dell’Associazione A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione), ente del terzo settore specializzato in scavi e rilevamenti in zone e luoghi sotterranei a valenza storica e archeologica. Affidati alle cure dell’Ufficio Restauro del Parco, i legni sono ora in corso di studio e consentiranno di fare nuova luce sulla suppellettile in uso nei santuari romani d’età imperiale.
“Ostia antica è una meraviglia”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Rappresenta uno dei più importanti siti archeologici della nostra Nazione, all’interno del quale ci sono grandi valori e soprattutto c’è una grande storia, la storia dell’antica Roma. In questo momento in Italia sono attivi tantissimi scavi. In Legge di Bilancio, abbiamo voluto rifinanziare le attività di scavo perché, coerentemente con l’articolo 9 della Costituzione, c’è da tutelare ma anche da valorizzare. Faccio i complimenti a chi sta lavorando a questi scavi e a chi consente di riportare alla luce testimonianze molto importanti, che sono la geografia identitaria della nostra Nazione”.

La statua di Cartilio Poplicola nel riallestimento del museo Ostiense (foto parco ostia antica)
“L’intervento di restauro si è rivelato un’occasione unica di studio e di approfondimento della conoscenza sulle funzioni e sulle attività che si svolgevano nel santuario”, afferma il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna: “un momento importante per fare ricerca in un’area che al momento della sua scoperta, negli anni 1938-40, restituì opere di scultura identitarie per Ostia antica e che saranno ospitate nel Museo Ostiense di prossima riapertura: la statua di Cartilio Poplicola, il busto di Asclepio e il rilievo dell’aruspice Fulvius Salvis con scena di pesca miracolosa di una statua di Ercole da parte di pescatori ostiensi. Ancora una volta la ricerca, nelle sue varie forme, si conferma elemento chiave per coniugare le diverse istanze legate, oltre che alla tutela, alla valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale”.

Il tempioi dell’Ara rotonda nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
“Il progetto di restauro dell’Area Sacra, redatto dallo Studio Strati e diretto dall’architetto del Parco Valeria Casella”, sottolinea il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, “consentirà a breve di riaprire al pubblico uno dei complessi più antichi e suggestivi di Ostia, permettendo ai visitatori di accedere alla cella del Tempio di Ercole, finora interdetta. Verranno inoltre ricollocati i pavimenti del vicino Tempio dell’Ara Rotonda, del quale si sta anche ricostruendo la copertura”.

Le cassettine con i materiali rinvenuti nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
I nuovi reperti sono stati rinvenuti nell’Area Sacra, importante santuario ostiense sorto a partire dal III secolo a.C. nei pressi della sorgente chiamata Aqua Salvia, lungo l’antico tracciato della cosiddetta Via della Foce. All’interno del complesso, dominato dalla mole del tempio di Ercole e occupato da due altri edifici di culto minori come il tempio Tetrastilo (o di Esculapio) e quello dell’Ara Rotonda, i sacerdoti predicevano l’esito delle spedizioni militari ai generali in procinto di partire per le campagne militari. Si trattava dunque di un culto oracolare.

Ossa combuste rinvenute nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Il ritrovamento di ossa combuste conferma in primo luogo lo svolgimento nel santuario di sacrifici animali (maiali e bovini, certamente), mentre le ceramiche comuni, anch’esse recanti tracce di fuoco, indicano che la carne veniva cotta e consumata durante i banchetti in onore della divinità. I resti di uno o più pasti rituali furono gettati nel pozzo, gli ultimi verosimilmente quando se ne era ormai dismessa la funzione.

Imbuto/calice in legno rinvenuto nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

Imbuto/calice in legno rinvenuto nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Fra i reperti più significativi rinvenuti c’è un oggetto in legno lavorato, a forma di imbuto o di calice, non comune e incredibilmente moderno, la cui funzione è ancora da chiarire. Oltre al calice-imbuto, decorato con una serie di leggere incisioni e cerchi concentrici all’interno (in prossimità del foro che lo attraversa), sono stati recuperati altri reperti dotati di modanature “a incastro” e costolature esterne, che fanno pensare a innesti reciproci e che sono complessivamente riferibili a un elemento cilindrico vagamente simile a un tubolo.
Duino Aurisina (Ts). Alla Grotta del Mitreo passeggiata naturalistica, visita all’area archeologica col mitreo di epoca romana, e concerto “Acqua chiara”, per il progetto “Quattro passi SOTTOeSOPRA”

Il mitreo frequentato dal II al V secolo d.C. nella grotta omonima nel Carso in comune di Duino Aurisina (foto sabap-fvg)
La Grotta del Mitreo, nel Carso, in Comune di Duino Aurisina (Ts), col concerto “Acqua Chiara”, è protagonista del terzo appuntamento del progetto “Quattro passi SOTTOeSOPRA”, realizzato dall’associazione culturale Opera Viva in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. L’evento, dedicato alla conoscenza del Carso epigeo e ipogeo, prevede una passeggiata naturalistica insieme al Gruppo Speleologico Flondar per raggiungere le pendici del monte Ermada, dove si trova la Grotta del Mitreo, frequentata già dal Neolitico e adattata in età romana (dal II al V secolo d.C.) a luogo di culto del dio. Una visita guidata dell’area archeologica a cura della Soprintendenza precederà quindi il concerto dal titolo “Acqua chiara”, organizzato in collaborazione con il Conservatorio di musica “Giuseppe Tartini” di Trieste. Nella suggestiva grotta si potranno ascoltare duetti di J. S. Bach per tromba (da Balay: metodo per tromba, ed. Leduc) con due talentuosi musicisti Massimo Fabbro e Anna Poropat allievi del Maestro Massimiliano Morosini. L’evento è gratuito, con obbligo di prenotazione all’e-mail: assoc.operaviva@libero.it (posti limitati).
Programma. Alle 17, passeggiata naturalistica a cura del Gruppo Speleologico Flondar (il ritrovo è previsto alle 17 davanti all’edificio della Guardia Forestale); 17.30, visita guidata all’area archeologica della Grotta del Mitreo a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio FVG. A seguire il concerto “Acqua chiara” a cura del Conservatorio di musica “Giuseppe Tartini” di Trieste. Duetti di J. S. Bach per tromba (da Balay: metodo per tromba, ed. Leduc) con Massimo Fabbro e Anna Poropat.
Roma. Al parco archeologico dell’Appia antica entra nel vivo la rassegna artistica “ATTRAVERSAMENTI. La via Appia tra Pietra e Visione”. Al Ninfeo della Villa dei Quintili due eventi: l’incontro “Il verde che cura” e la performance di danza “De Rerum Natura” da Lucrezio
Dopo la presentazione e inaugurazione, giovedì 30 maggio 2024, nella chiesa di San Nicola al Castrum Caetani (vedi Roma. Al parco archeologico dell’Appia antica al via la rassegna artistica “ATTRAVERSAMENTI. La via Appia tra Pietra e Visione” dieci appuntamenti di teatro, musica, danza, ma anche botanica, scienze mediche e arte della cura, tra arte, natura e paesaggio | archeologiavocidalpassato), entra nel vivo la rassegna artistica “ATTRAVERSAMENTI. La via Appia tra Pietra e Visione”, promossa dal parco archeologico dell’Appia Antica con il sostegno del ministero della Cultura – direzione generale dello Spettacolo, ideata in collaborazione con la Rete dei Teatri di Pietra, in programma nei siti del Parco dal 30 maggio al 12 luglio 2024, portando i partecipanti alla scoperta del legame indissolubile tra arte, natura e paesaggio in un programma ricco di eventi.
Appuntamento sabato 8 giugno 2024, alle 18.30, al Ninfeo di Villa Dei Quintili sull’Appia Antica (ingresso Santa Maria Nova) con due eventi: “Il verde che cura”, incontro con Leonardo Scuderi e Rosario Schicchi, e “De Rerum Natura” da Lucrezio, performance con Elisa Carta Carosi, Camillo Ciorciaro, Paola Saribas; musiche live Marcello Fiorini. Ingresso 8 euro , link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7….

Performance sul verde sacro e profanato (foto parco appia antica)
“Il verde che cura” – Riflessioni su verde sacro e verde profanato. Il mondo vegetale costituisce di fatto la maggiore componente della biomassa vivente presente sulla terra. Il verde è ovunque, le piante ci precedono sul pianeta terra e hanno evoluto nel tempo strategie complesse per vivere pur restando ferme. Sono di fatto un laboratorio di sostanze chimiche che pian piano l’uomo ha imparato a usare per la propria salute. Per millenni dalle piante è dipeso tutto: le case, il combustibile, l’alimentazione di base e le medicine. Per millenni le piante sono state viste con sacralità e sono state fonte di miti presso tutti i popoli della terra. Ma oggi… oggi abbattere un albero secolare non crea più rimorsi, foreste millenarie vengono abbattute e profanate per fare piantagioni a monocoltura di mais e di soia. Il sacro viene profanato… ma dalle piante dipende ancora la nostra vita!
“De Rerum Natura” da Lucrezio. Danza ispirata al poema “De rerum natura” (sulla natura), capolavoro di Lucrezio. Diviso in sei libri che iniziano ciascuno con una raffinata introduzione, si articola con armonioso disegno in tre gruppi di due libri ciascuno dedicati alla fisica, all’antropologia e alla cosmologia. Lucrezio non intende dare una spiegazione fredda e razionale dei fenomeni dell’universo, ma un’interpretazione poetica di essi, dell’armonioso aggregarsi e disgregarsi degli atomi, per cui tutte le cose nascono e muoiono. Anche l’uomo ne fa parte, senza dispersione, perché nulla nasce dal nulla e nulla muore riducendosi al nulla. Il movimento va a raccontare l’infinita mutazione del mondo e la ciclica rigenerazione, lo spazio/tempo dove l’uomo si forma e si trasforma. E poi il corpo, tra materia ed energia, tra dinamiche armoniche e infiniti conflitti “innaturali”.
Pompei. Sabato speciale agli scavi con “L’altra Pompei prende vita” a corollario della mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio”: 17 personaggi della vita quotidiana di duemila anni fa animeranno altrettanti i luoghi della città antica. Una mappa per incontrarli

Popidio il fornaio, la schiava Luperca e la sua padrona, Gaius il fullone (lavandaio), Verecundus il venditore ambulante, Primigenia la seguace di Iside sono alcuni dei personaggi della vita quotidiana di Pompei che sabato 8 giugno, dalle 10 alle 15, animeranno i luoghi della città antica. Protagonisti della vita di tutti i giorni di 2000 anni fa – cui la mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” allestita nella Palestra grande ha dedicato attraverso le sue sezioni un narrazione – racconteranno, intenti alle loro occupazioni, le loro storie ed accompagneranno i visitatori alla scoperta della attività lavorative e non solo di tutti i giorni.


“L’altra Pompei predne vita”: la domina Emilia la si può incontrare nella Casa del Menandro (foto parco archeologico pompei)
17 antichi pompeiani riprenderanno vita, grazie alla collaborazione di alcuni gruppi di rievocazione storica, nelle strade e negli edifici di Pompei. Li si potrà incontrare nelle case e nelle botteghe in cui vivevano, sulle strade principali ma anche nei punti più sconosciuti della città in cui è rimasta traccia del loro passaggio. Una mappa, scaricabile dal sito del Parco o attraverso un QR code agli ingressi, fornirà tutte le indicazioni dei luoghi di incontro: alla Casa della Venere in conchiglia incontreremo la schiava Luperca e la sua padrona Iusta; alla Casa di Octavius Quartio la domina Livia; alla Bottega e casa il vasaio Flavius; all’Orto dei Fuggiaschi lo schiavo fuggitivo; alla Casa della Nave Europa il marinaio Severus; alla Casa del Frutteto Antonia e la sua mamma; alla Caupona di Vetutius Placidus il padrone Vetutius Placidus; alla Taberna Pomaria di Felix il fruttivendolo Felix; all’Officina di Granio Romano l’usuraia Faustilla; alla Casa del Menandro la domina Emilia, il procuratore Quintus Poppaeus e il cliente Lucio; alla Fullonica di Stephanus il fullone (lavandaio) Gaius; alla Caupona di Demetrius l’avventore della caupona, Demetrius e la moglie Helpis Afra; al Tempio di Iside Primigenia, la seguace di Iside, e il mendicante Rusticus; al Panificio di Popidio Prisco il fornaio Popidio e l’ambulante Verecundus; alla Casa dei Vettii la prostituta Eutychis e il portinaio Filocalo; alla Casa del Fauno il dominus e Libella, la levatrice; infine alle Terme del Foro lo schiavo fornacator (addetto alla fornace) Nicia. Proviamo a conoscere meglio qualcuno di questi antichi pompeiani.

L’altra Pompei prende vita”: la domina Iusta si può incontrare alla Casa della Venere in conchiglia (foto parco archeologico pompei)
“Sono Iusta. Amo gli abiti e i trucchi: tutte le mattine, con l’aiuto della mia schiava Luperca, dedico parte del mio tempo a farmi bella e a scegliere il colore della tunica che indosserò. Dopo il bagno Luperca, preparato tutto ciò che occorre per la mia toeletta, si occupa della pettinatura e del trucco. Deve fare molta attenzione, mi arrabbio per un nonnulla, soprattutto se, pettinandoli, mi tira i capelli”.

“L’altra Pompei prende vita”: il procuratore Quintus Poppaeus lo si può incontrare alla Casa del Menandro (foto parco archeologico pompei)
“Sono Q. Poppaeus Eros, il procurator della famiglia dei Poppei. Da sempre sono al servizio di questa famiglia. Il padrone mi ha dato l’incarico di controllare il lavoro degli schiavi, i loro orari, le loro uscite: ogni giorno un gruppo considerevole lascia la casa per andare a lavorare i fondi e le vigne della famiglia Poppaea. Sono finalmente libero e in alcun modo voglio perdere la stima che ho conquistato in tanti anni. Puoi incontrarmi nella Casa del Menandro. Per controllare il lavoro degli schiavi vivo nel quartiere servile della casa ma certo non in quelle piccole stanzette: il padrone mi ha dato un piccolo appartamento con atrio, larario e alcune camere. Al momento sono in corso alcuni lavori in casa quindi offro i miei spazi per conservare importanti oggetti in bronzo”.

“L’altra Pompei prende vita”: l’oste Vetutius Placidus lo si può incontrare nella sua caupona (foto parco archeologico pompei)
“Sono Lucio Vetuzio Placido, l’oste di questa locanda; ho trentacinque anni e da almeno quindici faccio questo lavoro. Ho delle serve decisamente operative che sanno tenere a bada i clienti della locanda, non proprio gentiluomini soprattutto se brilli e infervorati dal gioco. La sua posizione è molto buona, su via dell’Abbondanza e gli affari vanno bene. A tutte le ore del giorno passano i miei clienti a cui servo ottimi cibi e del buon vino. Nelle stanzette sul retro i miei clienti più affezionati dopo il lavoro vengono a bere e a giocare. Se durante il gioco litighino per la vittoria e diventino molesti e quindi sono costretto a cacciarli fuori”.
L’iniziativa che non prevede alcun biglietto aggiuntivo, oltre al normale costo di accesso agli scavi, è una iniziativa del Parco archeologico di Pompei, in collaborazione con i gruppi di rievocazione storica: Gruppo storico oplontino, Gruppo archeologico Kyme, Legio XXX UlpiaVictrix, Schola Militum, Diva Camenae.
Gruppo Archeologico Kyme, associazione di promozione sociale, ha come obiettivo principale la conservazione, valorizzazione e diffusione del patrimonio storico-archeologico (materiale e immateriale) e naturalistico che sviluppa attraverso laboratori didattici, visite guidate ed eventi culturali. Punta di diamante dell’associazione è la Living History.
Gruppo Storico Oplontino (G.S.O.) è una associazione di rievocazione storica attiva nel territorio vesuviano, in particolar modo a Oplontis. Il periodo storico trattato è quello della dinastia Giulio Claudia, dal I sec. a C. al I sec. d. C. con le vicende di Poppea, Nerone, Agrippina, Seneca. Inoltre l’associazione da circa un decennio si occupa anche della vita quotidiana nell’antica Pompei, con un focus particolare sugli schiavi e sui vari aspetti della città antica, anche con l ‘ ausilio di laboratori, banchi didattici e teatralizzazioni. L ‘ Ass.ne vanta la partecipazione a programmi televisivi dedicati a questi argomenti e campagne di promozione turistica del territorio vesuviano.
Militum Schola è un progetto rievocativo che si occupa della vita militare e civile dei campi Flegrei ambientato intorno al I/II d.C. Collabora con associazioni ed enti del territorio per la valorizzazione storica e culturale dei Campi Flegrei.
Divae Camenae sono un’associazione culturale di danze antiche impegnate nella divulgazione di una proposta di danza basata sullo studio delle fonti letterarie e reperti legati alla civiltà romana, anche grazie alle sue associate, archeologhe e storiche dell’arte; portano, oltre alla passione per l’antica Roma, anche le competenze individuali, fondamentali per un risultato non solo armonioso esteticamente ma puntuale dal punto di vista storico. Il loro nome ha origine dalle Camenae, ninfe delle sorgenti che vivevano in una grotta circondata da un bosco sacro; Egeria era la più importante di esse.
La Legio XXX Vlpia Victrix è una Associazione di Promozione Sociale, che opera nella ricerca, ricostruzione e sperimentazione storica tramite l’archeologia sperimentale e studi puntuali delle fonti. Svolge attività destinate alla promozione, valorizzazione e divulgazione della cultura e delle civiltà italiche e di Roma antica nell’arco temporale compreso tra il periodo monarchico e il raggiungimento del massimo splendore (II sec. d.C.).
Este (Pd). Al museo nazionale Atestino per “1984-2024: a 40 anni dalla riapertura. Work in progress” Elisabetta Govi dell’università di Bologna presenta il libro “Aria di famiglia. Identità e società nel Veneto preromano” (Sap libri) di Fiorenza Bortolami dell’università Ca’ Foscari di Venezia

Per il ciclo di incontri “1984-2024: a 40 anni dalla riapertura. Work in progress” del museo nazionale Atestino in collaborazione con l’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici – sezione Etruria padana e Italia settentrionale, Elisabetta Govi dell’università di Bologna presenta il libro “Aria di famiglia. Identità e società nel Veneto preromano” (Sap libri) di Fiorenza Bortolami dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Appuntamento al museo nazionale Atestino di Este (Pd) venerdì 7 giugno 2024, alle 17.30. Ingresso libero.

Copertina del libro “Aria di famiglia. Identità e società nel Veneto preromano” (Sap libri) di Fiorenza Bortolami
Aria di famiglia. Come si è modificata la struttura sociale dei Veneti antichi durante l’età del Ferro? Questo volume esamina la forma dei gruppi familiari attraverso un’analisi approfondita della documentazione funeraria di quattro siti: Padova, Este, Altino e Oderzo. Mette in luce lo sviluppo nel corso dei secoli ed evidenzia le differenze tra i diversi comparti della regione. La ricerca si articola attraverso l’esame di tumuli e nuclei di sepolture selezionati, caratterizzati da una notevole continuità d’uso nel tempo e composti da soggetti diversi per genere ed età. Queste caratteristiche suggeriscono legami interpersonali che, in vita, coinvolgevano le persone, enfatizzati da pratiche peculiari come le deposizioni plurime e la riapertura delle tombe per il ricongiungimento dei defunti. L’analisi stratigrafica e planimetrica delle sepolture, insieme alle similitudini nei corredi e ai dati osteologici, rivelano l’adozione di costumi funerari condivisi all’interno delle stesse famiglie. Questi elementi costituiscono la chiave di lettura per approfondire le relazioni ereditarie ed affettive tra gli individui, contribuendo a ricostruire l’articolazione dei gruppi di parentela e a delineare l’evoluzione delle comunità venetiche nel I millennio a.C.



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