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Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per il ciclo ETRUlegge presentazione del libro di Pupi Avati “Rinnamorarsi. Cronaca di sentimenti veri e immaginari” (Solferino edizioni)

Per il ciclo ETRUlegge, martedì 21 ottobre 2025, alle 17.45, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del nuovo libro di Pupi Avati “Rinnamorarsi. Cronaca di sentimenti veri e immaginari” (Solferino libri). L’autore dialogherà con Simonetta Sciandivasci. Ingresso libero in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com

Rinnamorarsi. “Mi sono rinnamorato di mia moglie a ottantasei anni, ed è qualcosa che ha a che fare con l’ineffabile. O con la demenza senile”.  Non c’è dubbio, la vecchiaia è la stagione più crudele della vita: il corpo ti tradisce, i ricordi ti tormentano, ogni giorno diventa un tiro di dadi con il Fato. Ma è proprio in questo tramonto che si ritorna all’essenza, delle cose e di sé, e tutto appare più prezioso. Così, può capitare di rinnamorarsi, magari della stessa donna che hai incontrato e scelto più di mezzo secolo fa sotto un portico di Bologna. E può succedere di provare tenerezza per il cinema, che vive una stagione così difficile e che meriterebbe nuove passioni. Di certo si ritrovano volti e voci ormai sfumati nel tempo, le ragazze che illuminavano le feste dell’adolescenza, un antico corteggiamento a suon di balli lenti e singolari regali, le anziane parenti che ti portavano a baciare i morti: tutto ciò che si credeva perduto torna, e lo scopriamo vivo, come vivi ancora siamo noi. Sul filo dei suoi giorni, in cui ricordi e affetti, successi e fallimenti coesistono in un eterno presente, Avati indaga i sentimenti alla base dell’esistenza umana, la saggezza che sta nel coltivarli e la difficoltà di conservarli di fronte alle minacce del mondo contemporaneo. Un racconto poetico e ironico, attraversato da una misteriosa e solida energia, che ha al cuore la dichiarazione d’amore verso una donna ma si allarga a includere la vita e l’arte tutte intere.

Napoli. A Palazzo Corigliano la conferenza “L’avventura dei Marmi del Partenone: una storia travagliata tra archeologia e politica” con la prof.ssa Eirini Vallera Rickerson

Per iniziativa dell’università di Napoli L’Orientale e del Ceisma – Centro studi su interazioni e scambi nel mondo antico e medievale nella sede di Palazzo Corigliano in piazza S. Domenico Maggiore 12 a Napoli, la conferenza “L’avventura dei Marmi del Partenone: una storia travagliata tra archeologia e politica” con Eirini Vallera Rickerson, professore emerito Orange Coast College (California). Appuntamento martedì 21 ottobre 2025, alle 10.30, in sala conferenze al II Piano.

Pompei. Grazie all’utilizzo delle tecniche digitali a cura del Parco e dell’università Humboldt di Berlino ipotizzata la presenza di una domus con torre, simbolo di potere e ricchezza, da cui si poteva ammirare la città e il golfo: ecco in sintesi la ricerca pubblicata sull’E-Journal Scavi di Pompei “La torre della casa del Tiaso”

Ricostruzione del complesso della Casa del Tiaso nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Non si arrivava ai livelli delle città medievali come Bologna o San Giminiano, ma anche a Pompei i grandi palazzi delle famiglie emergenti potevano essere dotate di torri, quali simboli del potere e della ricchezza dell’élite locale. È questa l’ipotesi che viene sostenuta in un nuovo articolo “La torre della casa del Tiaso. Un nuovo progetto di ricerca per la documentazione e la ricostruzione digitale della Pompei perduta’, pubblicato oggi sull’e-journal degli scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/. La ricerca si inserisce in un progetto di “archeologia digitale” che mira a ricostruire i piani superiori di Pompei, spesso perduti. Nel caso particolare, gli archeologi guidati dal direttore Gabriel Zuchtriegel e dalla prof.ssa Susanne Muth del dipartimento di Archeologia classica dell’università Humboldt di Berlino (Winckelmann-Institut) in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, hanno preso spunto da una scala monumentale nella Casa del Tiaso che sembra condurre nel nulla. Da lì l’ipotesi che servisse per raggiungere una torre per osservare la città e il golfo, ma anche le stelle di notte, come sono attestate sia nella letteratura (si pensi alla torre di Mecenate da cui Nerone avrebbe osservato l’incendio di Roma), sia nell’arte. Infatti, molti dipinti pompeiani di ville mostrano torri come elemento architettonico. Le ville a loro volta diventano il modello per le case urbane dell’élite. “La ricerca archeologica a Pompei è molto complessa”, spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Oltre a quella sul campo con gli scavi che restituiscono contesti intatti sulla vita nel mondo antico e nuove storie da raccontare sulla tragedia dell’eruzione, esiste anche la ricerca non invasiva, fatta di studio e di ipotesi ricostruttive di ciò che non si è conservato, ma che completa la nostra conoscenza del sito”.

Modello digitale dello scavo della Casa del Tiaso nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nel contributo sull’E-Journal pubblicato il 20 ottobre 2025 si presentano i primi risultati di un progetto di ricerca non invasivo, POMPEII RESET, che ha l’obiettivo di utilizzare le tecniche digitali per documentare, in una prima fase ciò che è stato conservato degli edifici sotto forma di modello 3D e, in una seconda fase di ricostruire ciò che è andato perduto sulla base del twin digitale e con l’uso della ricostruzione digitale e della simulazione virtuale. “La Pompei perduta consiste soprattutto nei piani superiori, che sono essenziali per comprendere la vita nella città antica. Mettendo insieme i dati in un modello digitale 3D possiamo sviluppare ipotesi ricostruttive che ci aiutano a comprendere l’esperienza, gli spazi e la società dell’epoca”. Il progetto utilizza le più recenti tecnologie di documentazione digitale e ricostruzione virtuale, che aprono nuove possibilità per la ricerca, la conservazione dei monumenti e la trasmissione delle conoscenze nel campo dell’archeologia. Sulla base di scansioni digitali dettagliate degli spazi architettonici conservati, ciò che è andato perduto viene ricostruito digitalmente, rendendo possibile comprendere il complesso architettonico come spazio della vita e dell’abitare nell’antichità. La Casa del Tiaso nell’Insula 10 della Regio IX è un caso studio di grande interesse, dal momento che i recenti scavi promossi dal parco archeologico di Pompei hanno fornito molti dati nuovi che sono stati analizzati dal gruppo di ricerca internazionale nell’ambito del progetto POMPEII RESET, che ha visto coinvolti, oltre ai funzionari del Parco, numerosi ricercatori e studenti della Università Humboldt di Berlino.

Planimetria della Casa del Tiaso nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Un esempio di studio particolare: l’ambiente 21 della casa del Tiaso La Casa del Tiaso nell’Insula 10 della Regio IX, recentemente riportata alla luce (vedi Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto, in una sala per banchetti, un eccezionale fregio a figure grandi con Baccanti satiri e il corteo di Dioniso per l’iniziazione di una donna: nuova luce sui misteri dionisiaci a 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri. Gli interventi del direttore Zuchtriegel e del ministro Giuli | archeologiavocidalpassato), costituisce un reperto che riveste un ruolo speciale nella ricerca delle tracce dei piani superiori andati perduti. “L’impressione generale del complesso residenziale”, scrivono Susanne Muth, Dirk Mariaschk, Elis Ruhemann, Maximilian von Mayenburg nell’e-journal n° 9 del 20 ottobre 2025, “è dominata principalmente da grandi e alte sale di rappresentanza e da ampi peristylia; solo ai margini della domus si trovano singole stanze più piccole con piani superiori, la cui accessibilità dalla strada o dalla Casa del Tiaso rimane per ora poco chiara. Tuttavia, in una posizione prominente all’interno della domus, c’è uno spazio a più piani che appare tanto più sensazionale e singolare nella tradizione di Pompei.

Planimetria della Casa del Tiaso: dettaglio, con evidenziato l’ambiente 21 (foto parco archeologico pompei)

Si tratta dell’ambiente 21, che confina a sud con il grande salone nero (amb. 24) e a ovest con il peristilio termale (amb. 47). A prima vista, la stanza in sé non sembra particolarmente spettacolare. Ha una pianta rettangolare di grandi dimensioni e misura all’interno 5,15-5,17 m (nord-sud) x 3,85-3,97 m (est-ovest), all’esterno 6 m (nord-sud) x 4,75-4,80 m (est-ovest). Le sue mura sono con servate fino a un’altezza di circa 5,43 m. L’ambiente 21 è accessibile tramite una porta sulla parete sud. Durante gli scavi all’interno dello spazio sono state osservate una serie di tegole in diversi strati di riempimento: ciò indica uno spazio coperto e un crollo piuttosto graduale della struttura del tetto nel 79 d.C. Diversi buchi di trave si trovano sulle pareti interne dell’ambiente. Tutti i buchi delle travi sono di forma rettangolare, variano nell’orientamento orizzontale e verticale e misurano ca. 0,09-0,17 x 0,09-0,16 m; nessuno dei buchi attraversa il muro. Ciò che rende questo ambiente interessante per la ricerca di tracce dell’architettura dei piani è la monumentale scala in pietra, che si collega all’ambiente da ovest e che in alto trovava il suo ingresso nell’ambiente. Questa scala testimonia quindi l’esistenza di un piano superiore di qualche tipo. La scala è addossata alla parete esterna sud del complesso del salone nero e conduce all’angolo nord-ovest dell’ambiente 21. L’ingresso dalla scala al piano superiore dell’ambiente 21 è stato confermato dai risultati delle indagini. Durante gli scavi sono stati osservati i resti del gradino superiore e l’apertura nel muro nella zona della soglia della porta”.

Modello digitale dello scavo della Casa del Tiaso nella Regio IX di Pompei:dettaglio della scala in pietra dell’ambiente 21 (foto parco archeologico pompei)

Il cantiere di scavo della scala dell’ambiente 21 della Casa del Tiaso nelal Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dove conduce la scala? Come ricostruire il piano superiore perduto dell’ambiente 21, al quale conduceva la grande scala in pietra? A queste domande cerca di dare una risposta il contributo di Susanne Muth, Dirk Mariaschk, Elis Ruhemann, Maximilian von Mayenburg: “Anche se questo scenario non è verificabile, sembra comunque un’ipotesi abbastanza plausibile, sulla base della quale è possibile spiegare in modo coerente i danni subiti dalle due parti del muro”, spiegano. “Il fatto che alcuni buchi attraversassero completamente la parete indica una particolare funzione portante di queste travi. A nostro avviso, queste travi trasversali più corte sostenevano a loro volta delle travi verticali che a loro volta sostenevano una trave orizzontale situata più in alto, che attraversava l’ambiente in questo punto da est a ovest. Il fatto che questa trave dovesse essere particolarmente sostenuta nella parte superiore può essere spiegato da un carico di peso speciale proprio in quel punto: ovvero dall’installazione di una scala in legno che conduceva direttamente dall’apertura della porta verso l’alto, in continuazione della scala in pietra.

Ipotesi di ricostruzione della scala di legno nella torre dell’ambiente 21 della Casa del Tiaso a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nella ricostruzione della scala in legno si presentano fondamentalmente due opzioni, analogamente a quanto riscontrato nelle scale di Pompei ed Ercolano: da un lato come una scala più semplice con gradini inseriti, dall’altro come una scala con gradini a cuneo in legno massiccio, posizionati su due travi squadrate. Si può anche supporre – continuano – che la struttura in legno della scala non fosse aperta lateralmente o verso il basso nell’ambiente, ma fosse chiusa da una parete in legno, creando un corridoio separato e separando la scala dall’ambiente che si apriva lateralmente e al di sotto. La scala in legno così presunta conduceva quindi dall’ingresso direttamente al piano superiore. Se si trasferisce la pendenza della scala in pietra alla scala in legno, questa supererebbe un’altezza di ca. 5,53 m e condurrebbe a un livello superiore a un’altezza totale di 7,84 m. Non è tuttavia da escludere che la scala in legno avesse una pendenza diversa e che l’ambiente superiore fosse leggermente più alto. Questa proposta di ricostruzione si basa quindi sull’architettura di una torre più alta (altezza circa 12 m).

Ipotesi di ricostruzione dell’organizzazione degli spazi interni della torre dell’ambiente 21 della Casa del Tiaso a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Questa torre era accessibile tramite un’imponente scala rettilinea: nella parte inferiore sotto forma di monumentale scalinata in pietra, poi tramite una scala in legno all’interno della sala 21. Al piano superiore si può presumere la presenza di una sala con funzione rappresentativa, una sala per banchetti o per il soggiorno del dominus. Da questa sala si poteva godere della vista sulla città e sul paesaggio, motivo per cui nella ricostruzione proponiamo finestre più grandi e chiudibili su tutte le pareti. La parte inferiore della sala 21 deve essere chiaramente separata dal salone di rappresentanza situato nella parte superiore della torre. La struttura tangibile rimanda a uno spazio socialmente meno importante: è possibile che qui si trovasse uno spazio di servizio, nel quale venivano preparati i cibi per i banchetti nella torre (e anche in altre sale della domus) e dove venivano conservati gli utensili necessari per i banchetti (alimenti, anfore, stoviglie ecc.) con l’uso di scaffali”.

Ipotesi di ricostruzione della torre dell’ambiente 21 della Casa del Tiaso a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“La casa del Tiaso rappresenta senza dubbio un caso eccezionale nell’ambito dell’architettura residenziale pompeiana”, scrivono Susanne Muth e Gabriel Zuchtriegel, tirando le fila della ricerca. “Il sensazionale oecus corinthius, il magnifico salone nero, le terme private: tutti questi ambienti testimoniano il carattere straordinario di questa domus, recentemente riportata alla luce. Le nostre riflessioni sulla stanza 21 e la proposta di ricostruzione di una torre fuori dal comune suggeriscono che la domus presentasse un ulteriore elemento architettonico che, al pari degli ambienti sopra citati, risultava anch’esso di grande impatto e sottolineava nuovamente l’ambizione di un’architettura residenziale altamente rappresentativa e sontuosa. Soprattutto, la presenza della torre introduceva all’interno del contesto urbano un elemento tipico del lusso proprio delle ville di campagna o suburbane. A differenza degli altri spazi spettacolari della domus, la torre – grazie alla sua altezza – era visibile da lontano, annunciando visivamente il rango elitario e la straordinaria ricchezza del proprietario della casa del Tiaso. Mentre per ambienti come l’oecus corinthius, il salone nero o il complesso termale, gli scavi hanno immediatamente rivelato il loro carattere spettacolare, nel caso della torre, conservata solo parzialmente nella stanza 21, l’impressione iniziale risulta piuttosto modesta: soltanto la scala in pietra suggerisce l’esistenza di un piano superiore oggi perduto. In questo caso, è dunque soltanto grazie alla ricostruzione digitale, basata su una documentazione accurata di tutte le tracce presenti nel twin digitale dell’ambiente conservato, che è possibile restituire un’idea plausibile della torre perduta. Pur trattandosi di un’ipotesi ricostruttiva – e essa consente comunque di immaginare la torre come doveva probabilmente apparire in origine: un elemento architettonico di grande impatto visivo, decisamente rappresentativo e lussuoso, perfettamente in grado di competere con gli altri ambienti spettacolari della casa del Tiaso. Diversamente però dagli spazi effettivamente riportati alla luce, come l’oecus corinthius o il salone nero, la nostra proposta per la torre rimane, in ultima analisi, un’ipotesi; la sua ricostruzione digitale – concludono – non può che essere una forma di approssimazione. Per quanto suggestive possano risultare le immagini dei modelli 3D, la nostra ricostruzione va intesa come una proposta provvisoria, pensata per alimentare la discussione intorno alla torre, e non come una conclusione definitiva”.

Pompei (Na). All’Hotel Forum presentazione del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (Arbor Sapientiae Editore)

Lunedì 20 ottobre 2025, alle 17, all’Hotel Forum Pompei in via Roma 99 a Pompei (Na), presentazione del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (Arbor Sapientiae Editore), incontro promosso dal Nuovo Circolo Culturale Pompei. Dialogheranno con l’autrice Rita Montemarano e Giuseppe Di Leva.

Copertina del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (Arbor Sapientiae Editore)

Donne e Grand Tour. Sul Grand Tour è stato detto e scritto moltissimo, tuttavia è un argomento che può ancora riservare risvolti interessanti se lo si guarda da una prospettiva diversa, quella del viaggio al femminile. Negli ultimi anni si è aperto un filone di studi su questo argomento che ha toccato periodi, modalità e fini diversi, ma ancora molto resta da fare. Basti pensare che mentre gran parte dei resoconti di viaggio maschili sono facilmente accessibili, pubblicati e anche tradotti in varie lingue, i resoconti di viaggio delle donne sono spesso di difficile reperimento o mai dati alle stampe. Da un recente studio è stato calcolato che tra il 1770 e il 1870 il 20% della letteratura odeporica è scritta da donne, ma solo il 6% è pubblicato. Questo libro non ha la pretesa di colmare tali lacune, né di affrontare il complesso mondo dei viaggi al femminile, ma solo di contribuire a divulgare una tematica ancora poco nota ad un pubblico più vasto di quello degli addetti ai lavori e di restituire visibilità ad opere che avrebbero meritato una maggiore fortuna.

L’archeologa Luciana Jacobelli

Luciana Jacobelli ha insegnato Antichità Pompeiane all’università ‘Bicocca’ di Milano e Metodologia dello scavo archeologico all’università del Molise. È docente del Master “Museologia, gestione e valorizzazione dei Beni culturali’ dell’università Niccolò Cusano. Ha condotto scavi a Cuma, Napoli, Pompei, Stabia, Positano. Ha tenuto conferenze in Italia e all’Estero (Europa, Stati Uniti, Brasile). È autrice di oltre 60 pubblicazioni tra cui: ‘Le pitture erotiche delle Terme Suburbane di Pompei’ (1995); ‘Gladiators at Pompeii’ (2003); ‘Pompei la costruzione di un mito’ (2008); e con Eva Cantarella ‘Pompei i volti dell’amore’ (1999).

I parchi di Paestum e Velia chiusi tutti i lunedì fino a metà dicembre

La direzione dei parchi archeologici di Paestum e Velia comunica che dal 20 ottobre al 15 dicembre 2025, ogni lunedì (eccetto l’8 dicembre) il Museo e l’area archeologica di Paestum e l’area archeologica di Velia saranno chiusi al pubblico.

Roma. L’archeologa Federica Rinaldi, a meno di tre mesi dalla nomina ministeriale, si è insediata alla direzione del museo nazionale Romano: “Sono emozionata e onorata di dirigere uno tra i più prestigiosi musei al mondo”

Federica Rinaldi, al centro, tra il personale del museo nazionale Romano (foto mnr)

A metà luglio 2025 la nomina di Federica Rinaldi, già archeologa direttore del Colosseo, alla direzione del museo nazionale Romano da parte del ministro della Cultura Alessandro Giuli (vedi Il ministro Giuli ha nominato i direttori dei musei di prima fascia: Contessa alla Galleria dell’Accademia di Firenze, Sirano al museo Archeologico nazionale di Napoli, Rinaldi al museo nazionale Romano, D’Agostino ai musei Reali di Torino e Quilici al parco archeologico del Colosseo | archeologiavocidalpassato), il 6 ottobre 2025 Federica Rinaldi ha preso servizio come direttrice del museo nazionale Romano, istituto museale di livello generale già diretto da Stéphan Verger fino al 2024 e poi, come direttrice generale ad interim, da Edith Gabrielli, direttrice del ViVe.

Federica Rinaldi al suo insediamento alla direzione del museo nazionale Romano (foto mnr)

“Sono emozionata e onorata di dirigere il museo nazionale Romano tra i più prestigiosi musei al mondo”, le prime parole della direttrice al suo insediamento, “noto per il suo patrimonio, le sue collezioni, i suoi straordinari depositi. Le sfide che ci aspettano sono numerose, in primis la restituzione della Crypta Balbi, l’apertura del Medagliere, i nuovi allestimenti museali, la riattivazione dei servizi al pubblico, ma anche la conferma di rappresentare un ruolo di riferimento unico per la Storia di Roma e del suo territorio dalle origini fino alla contemporaneità”.

Federica Rinaldi, al centro, tra il personale del museo nazionale Romano (foto mnr)

Archeologa, specialista di mosaico antico, architettura e tecnologie applicate alla gestione e valorizzazione dei beni culturali, si è laureata e ha conseguito specializzazione e dottorato di ricerca all’università di Padova e di seguito un Master Executive di II Livello in Management, Promozione e Innovazioni tecnologiche nella Gestione dei Beni culturali all’università Roma Tre. Dal 2010 come funzionario archeologo del ministero ha prestato servizio nella soprintendenza Archeologica del Veneto dirigendo il museo Archeologico nazionale Concordiese di Portogruaro (2010-2014), quindi nella soprintendenza speciale di Roma (2014-2017) e infine nel parco archeologico del Colosseo dove dal 2020 al 2025 è stata responsabile dell’Anfiteatro Flavio.

Marzabotto (Bo). A Villa Aria l’incontro “Dentro la città e oltre il Reno. Dal lavoro degli esperti archeologi le ultime novità sulla città di Kainua” con gli archeologi dell’università di Bologna

Domenica 19 ottobre 2025, alle 16, a Villa Aria di Marzabotto (Bo), con accesso pedonale da Via Porrettana Sud 12 (SS64 Porrettana), e parcheggio al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, l’incontro “Dentro la città e oltre il Reno. Dal lavoro degli esperti archeologi le ultime novità sulla città di Kainua”. Gli archeologi dell’università di Bologna racconteranno le ultime novità sulle indagini nella città etrusca di Kainua e nei luoghi che la circondano: area archeologica di Marzabotto, parco di Villa Aria, Sperticano e Valle Reno. Intervengono: Elisabetta Govi “L’università di Bologna a Marzabotto. Una lunga storia di ricerche e scavi”; Enrico Zampieri “Indagini geofisiche nel parco di Villa Aria e a Sperticano. Nuove tracce della città etrusca”; Andrea Gaucci “Appenninescape. Produzione e risorse negli Appennini al tempo degli Etruschi”; Scuola di specializzazione in beni archeologici “La ricognizione lungo la valle del Reno”. Prenotazione obbligatoria: 349 753 6667.

Cavallino-Treporti (Ve). Ultima visita guidata dell’anno allo scavo di Lio Piccolo. E nel pomeriggio visita guidata alla mostra “Fare la laguna, fare in laguna”

Ultimo appuntamento domenica 19 ottobre 2025 per poter visitare lo scavo di Lio Piccolo (Ve) quest’anno. Il ritrovo è alle 11 all’Agriturismo Le Saline di Lio Piccolo. Nel pomeriggio, alle 15.30, in compagna dell’associazione Il Borgo di Lio Piccolo ci sarà invece la visita guidata alla mostra “Fare la laguna, fare in laguna: comunità e risorse tra Lio Piccolo e Altino” nel museo del Borgo di Lio Piccolo (vedi Cavallino-Treporti (Ve). Al Centro Espositivo Borgo di Lio Piccolo apre la mostra “Fare la laguna, fare in laguna: comunità e risorse fra Lio Piccolo e Altino” a cura di Diego Calaon e Daniela Cottica | archeologiavocidalpassato). È necessario prenotarsi tramite la mail: vivereacqua@unive.it

Altino (Ve). Al parco archeologico c’è “Altino 2×1. Visita doppia”: visita guidata al museo e alle aree archeologiche

Pannello d’ingresso con il nome 𝘈𝘭𝘵𝘪𝘯𝘰 in latino e venetico (foto parco archeologico altino)

Dettaglio del 𝘙𝘦𝘱𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘙𝘪𝘴𝘤𝘰𝘱𝘦𝘳𝘵𝘰 all’ingresso del Museo (foto parco archeologico altino)

L’hanno chiamata “Altino 2×1. Visita doppia”, ed è l’iniziativa in programma al parco archeologico di Altino (Ve): una doppia visita nella quale il personale del Parco archeologico di Altino condurrà visitatrici e visitatori attraverso le 𝘤𝘰𝘭𝘭𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘔𝘶𝘴𝘦𝘰 e le 𝘢𝘳𝘦𝘦 𝘢𝘳𝘤𝘩𝘦𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘤𝘩𝘦, alla scoperta della storia della antica Altino e dei suoi reperti, come ben esemplificano le immagini a corredo che mostrano il pannello d’ingresso con il nome 𝘈𝘭𝘵𝘪𝘯𝘰 in latino e venetico; dettaglio del 𝘙𝘦𝘱𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘙𝘪𝘴𝘤𝘰𝘱𝘦𝘳𝘵𝘰 all’ingresso del Museo; mosaici della 𝘋𝘰𝘮𝘶𝘴 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘗𝘢𝘯𝘵𝘦𝘳𝘢 nell’𝘈𝘳𝘦𝘢 𝘢𝘳𝘤𝘩𝘦𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘋𝘦𝘤𝘶𝘮𝘢𝘯𝘰.

Dettaglio dei mosaici della 𝘋𝘰𝘮𝘶𝘴 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘗𝘢𝘯𝘵𝘦𝘳𝘢 nell’𝘈𝘳𝘦𝘢 𝘢𝘳𝘤𝘩𝘦𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘋𝘦𝘤𝘶𝘮𝘢𝘯𝘰 (foto parco archeologico altino)

La visita è dedicata particolarmente a quanti vogliono scoprire Altino per la prima volta. È possibile abbonarsi al Parco archeologico di Altino con Altino365, la card che permette l’accesso gratuito e illimitato alle sale museali, alla mostra “Antenati Altinati”, alla Torretta panoramica e alle Aree archeologiche, e che include gli eventi promossi dal Parco. La visita è su prenotazione; è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Per info e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it; 0422789443.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale al via gli approfondimenti tematici a corollario della mostra “Archè, il principio e l’acqua”: al mattino, i restauri delle opere; al pomeriggio, i paesaggi dell’acqua

Domenica 19 ottobre 2025, al museo Archeologico nazionale di Taranto al via gli approfondimenti tematici a corollario della mostra “Archè. Il principio e l’acqua”, inaugurata il 26 settembre 2025 e che rimarrà aperta fino al 1° febbraio 2026: un percorso che esplora l’acqua dolce come bene naturale e culturale, attraverso reperti mai esposti prima, provenienti dai ricchissimi depositi del MArTA; un viaggio che si estende fino all’epoca medievale e moderna, per raccontare una città stratificata e viva come Taranto. Al mattino, alle 10 e alle 12, una funzionaria restauratrice del MArTA guiderà i partecipanti in un percorso dedicato al restauro delle opere esposte, svelando le tecniche e le scoperte che ne hanno restituito la forma originaria. Nel pomeriggio, alle 16 e alle 18, una funzionaria architetto del MArTA condurrà l’approfondimento “Paesaggi dell’acqua”, un racconto tra archeologia e fotografia per esplorare il legame profondo tra l’acqua, il paesaggio e la memoria.

La mostra “Archè. Il principio e l’acqua”. “Nello scenario contemporaneo, in cui sono sempre più percepibili gli effetti del cambiamento climatico, in cui si avverte la necessità di un uso equo e solidale delle risorse idriche”, interviene Stella Falzone, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, “occorre ripartire dalle origini, dalla storia più antica delle genti che hanno abitato il nostro territorio: un tema di memoria, di consapevolezza e di riscoperta del passato comune, per costruire al meglio il nostro futuro. Nel progettare la mostra sull’acqua, si è scelto infatti di richiamare il termine Archè, il principio di tutto, caro alla filosofica greca.  Il progetto espositivo nasce con l’obiettivo di presentare al pubblico, in un panorama articolato, diacronico, e con diverse narrazioni e vari approfondimenti tematici, le forme dei vasi e quegli oggetti legati alla quotidianità dell’acqua, e ai diversi usi antichi, che provengono da Taranto e dai territori vicini. Un lavoro di “emersione” – continua la direttrice Stella Falzone – che ci consente di riportare alla luce reperti che solo per questioni di spazio rimangono al buio dei depositi, e che in occasioni come queste ci permettono inoltre di ampliare il racconto fino all’epoca medievale e moderna di questa città così stratificata”.