Vetulonia (Gr). In piazza Vetluna la conferenza “Miti e storie dalla Grecia all’Etruria” con Giuseppina Carlotta Cianferoni (già direttrice della sezione Etrusca del museo Archeologico nazionale di Firenze) apre gli appuntamenti di “Archeologia sotto le stelle”

Per “Archeologia sotto le Stelle 2026”, secondo degli appuntamenti serali di agosto dedicati all’archeologia, sotto le stelle di piazza Vetluna a Vetulonia (Castiglione della Pescaia, Gr): un viaggio tra miti, dèi, ceramiche figurate e racconti che attraversano il mondo greco ed etrusco, ispirati alla mostra “Un Mecenate e i suoi tesori. La Collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona in Roma”. Martedì 11 agosto 2026, alle 21, la conferenza “Miti e storie dalla Grecia all’Etruria” con Giuseppina Carlotta Cianferoni, già direttrice della sezione Etrusca del museo Archeologico nazionale di Firenze. Ingresso libero e gratuito. Info: 0564927245; museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it
Paestum (Sa). Quinta edizione della Notte Bianca tra i Templi: musica, danza, teatro, poesia, laboratori del gusto e performance accompagneranno i visitatori in un viaggio tra i monumenti dell’antica Poseidonia

Una notte intera per lasciarsi sorprendere dalla bellezza senza tempo di Paestum. L’11 agosto 2026 torna la Notte Bianca tra i Templi, giunta alla sua quinta edizione. Dalle 20 alle 2 di notte (chiusura biglietteria e ultimo ingresso ore 1.15) l’intera area archeologica si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto. Musica, danza, teatro, poesia, laboratori del gusto e performance accompagneranno i visitatori in un viaggio tra i monumenti dell’antica Poseidonia, dal Santuario Meridionale al Tempio di Athena, dal Foro all’Heroon. Un appuntamento speciale in cui archeologia e creatività contemporanea si incontrano per regalare un’esperienza immersiva nel cuore della storia. La partecipazione alla Notte Bianca non prevede alcuna prenotazione.
Locri (RC). Per il Mese dei Bronzi di Riace al museo e parco archeologico il percorso narrativo “Tra Uomini e Dei” e nella Corte del Palazzo Comunale concerto di Gualazzi

Un percorso tra storia, mito e musica nel cuore della Magna Grecia. Lunedì 10 agosto 2026, per gli appuntamenti del “Mese dei Bronzi di Riace – La Calabria del Mito”, alle 17, al museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, “Tra Uomini e Dei”: Il pubblico sarà accompagnato lungo un percorso narrativo articolato in cinque tappe, della durata di circa 20 minuti ciascuna, guidato da quattro figure che hanno segnato la storia e il mito di Locri: Nosside, Persefone, Zaleuco e Senocrito. Archeologia, performance, musica e degustazioni di prodotti del territorio si intrecciano in un’esperienza che conduce i visitatori in un viaggio simbolico dal mondo degli uomini a quello degli dèi, valorizzando uno dei luoghi più significativi della Magna Grecia. A chiudere la serata, nella Corte del Palazzo Comunale di Locri, alle 21.30, sarà il concerto del cantautore e pianista Raphael Gualazzi, in un dialogo tra patrimonio culturale e musica contemporanea.
Reggio Calabria. Il museo Archeologico nazionale rivoluziona l’esperienza di visita: nuovi spazi dedicati alla sosta e contenuti multimediali e immersivi, percorsi e mappe tattili, quiet room, wayfinding e nuovi pannelli informativi. Grazie all’intervento di “Potenziamento dell’accessibilità senso-percettiva culturale e cognitiva” finanziato da PNRR

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria rivoluziona l’esperienza di visita: nuovi spazi dedicati alla sosta e contenuti multimediali e immersivi, percorsi e mappe tattili, quiet room, wayfinding e nuovi pannelli informativi. Presentato nei giorni scorsi al MArRC il nuovo volto, a seguito di una profonda trasformazione, non solo fisica ma culturale, grazie all’intervento di “Potenziamento dell’accessibilità senso-percettiva, culturale e cognitiva”.
“Grazie ai lavori del PNRR – spiega Fabrizio Sudano, direttore del MarRC -, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ha avuto l’opportunità di rinnovarsi. Quindi un museo nuovo, plurale, accessibile a tutti i pubblici”. E Antonino Giordano, responsabile unico del procedimento: “L’intervento di potenziamento dell’accessibilità del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria è un intervento che parte da lontano, dall’epoca post-pandemia, e che si sviluppa essenzialmente in due grandi fasi. Una prima fase di ascolto dei bisogni e delle esigenze di tutti i pubblici. E una fase progettuale che ha condotto poi agli interventi che oggi hanno trasformato il museo in maniera decisamente importante”. “Partendo da quelle che sono le maggiori criticità emerse durante la fase di analisi”, interviene Elena Nicolò, progettista e direttore per l’esecuzione, “abbiamo pensato a una serie di soluzioni integrate tra loro che incidono profondamente sull’intero percorso di visita”. “L’aspetto più rilevante dell’intero processo che abbiano messo in atto – continua Giordano – è stato quello di poter conoscere le reali necessità dei pubblici e così definire un modello di museo ritagliato esattamente sulle richieste che questi pubblici hanno manifestato”.
“Abbiamo rielaborato i pannelli informativi che risultavano difficilmente accessibili alla maggior parte dei pubblici”, interviene Nicolò, “articolandoli su più livelli e rielaborandoli con un linguaggio più semplice e arricchito anche di elementi grafici. Lungo il percorso abbiamo anche inserito anche diverse aree multimediali con videoproiezioni e anche una sala immersiva che non si sostituiscono ai pannelli informativi né tanto meno ai reperti, ma contribuiscono a consentire al visitatore di approfondire alcune tematiche e, come anche le aree di sosta, a rallentare il ritmo di visita a rallentare il ritmo di visita, invitandolo a fermarsi e a osservare i reperti.
“Una scelta sicuramente di forte impatto – continua Nicolò – è stata quella di aver dotato il museo di un percorso tattilo-plantare. Un percorso che si arricchisce anche di targhe e mappe tattili e che, pur essendo nato per un pubblico specifico che è quello dei non vedenti, in realtà aiuta qualsiasi tipo di pubblico a orientarsi e a comprendere meglio gli spazi e i contenuti del museo. Un altro importante elemento di novità è la Quiet Room, uno spazio tranquillo e isolato dedicato a chi ha bisogno di allontanarsi temporaneamente dagli stimoli dl museo, come ad esempio i soggetti neurodivergenti”.
“Siamo riusciti ad offrire un’accessibilità, un’accoglienza e una inclusione a tutti i tipi di pubblici”, assicura Giordano. E Sudano: “Questo progetto ci ha dato l’opportunità di ripensare al concetto di museo contemporaneo: un museo accessibile a tutti, aperto a tutti, dove il visitatore viene, fruisce degli spazi in modo libero, consapevole, e si crea un proprio percorso. Un museo dove si può sostare, dove si può tornare, dove si può vivere in modo diverso finalmente una collezione archeologica”.
“Il museo si sta trasformando in un luogo sempre più da vivere in maniera coinvolgente e condivisa”, assicura Nicolò. E Sudano conclude: “L’accessibilità in questa prospettiva non ha riguardato solamente l’eliminazione delle barriere ha restituito un museo migliore per tutti”.

Finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 1, Componente 3 “Cultura 4.0” (Investimento 1.2), l’intervento segna una nuova tappa nella storia del museo reggino e trae origine dalle indicazioni contenute nel Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.) del Museo, a cui si è affiancato un articolato percorso di ascolto che ha coinvolto associazioni, visitatori e portatori di interesse in modo da individuare le principali criticità e trasformarle in occasioni di miglioramento. Alla base dell’intervento vi è, dunque, una nuova idea di museo, inteso non soltanto come luogo della conservazione e della conoscenza con percorsi prestabiliti, ma come uno spazio in cui ogni visitatore possa trovare il proprio modo di entrare in relazione con il patrimonio culturale. Un’idea di museo che invita a rallentare il ritmo della visita, a sostare, osservare, ascoltare, condividere il tempo con la propria famiglia o con gli altri, lasciando che ogni visitatore costruisca liberamente la propria esperienza.

Le innovazioni introdotte non alterano l’attuale allestimento museale, ma lo integrano con strumenti, tecnologie e servizi capaci di rendere più efficace la comunicazione del patrimonio e più agevole l’esperienza di visita. Percorsi tattilo-plantari, mappe e targhe tattili, nuovi contenuti multimediali e immersivi, pannelli informativi pensati secondo differenti livelli di approfondimento, una segnaletica più chiara e intuitiva, insieme ai nuovi spazi dedicati alla sosta, uno spazio calmo/quiet room, costituiscono strumenti integrati attraverso i quali ciascuno può scegliere come vivere il Museo, secondo i propri tempi, i propri interessi e le proprie esigenze.

Il progetto rappresenta un investimento strategico che guarda al futuro del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Non costituisce un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso di miglioramento costante, orientato a consolidare un modello di museo sempre più aperto, accogliente e capace di rispondere alle esigenze, in continua evoluzione, del pubblico. Con questa iniziativa il MArRC conferma il proprio impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale come bene comune, promuovendo un’esperienza di visita in cui conoscenza, partecipazione e accessibilità diventano elementi fondamentali della propria missione istituzionale.
Monasterace (RC). “Alla scoperta dell’Antica Kaulonia: visita guidata al museo e parco archeologico

“Alla scoperta dell’antica Kaulonia”: nel mese di agosto 2026 il museo e parco archeologico dell’Antica Kaulonia (Monasterace, RC) promuove un ciclo di visite guidate alla scoperta della colonia, dei suoi monumenti, dei reperti e delle storie che ancora oggi raccontano la vita dell’antica città. Appuntamento domenica 9 agosto 2026, alle 18, con ritrovo all’ingresso del museo dell’Antica Kaulonia. Un’occasione da non perdere per conoscere più da vicino uno dei luoghi più affascinanti della Magna Grecia, accompagnati da archeologi che guideranno i visitatori lungo un percorso tra museo e area archeologica. La visita guidata è gratuita ed è inclusa nel costo del normale biglietto d’ingresso, fatte salve le gratuità previste dalla normativa vigente. Per partecipare è consigliata la prenotazione, chiamando il numero 0964 735154 oppure scrivendo a drm-cal.kaulon@cultura.gov.it.
Soriano Calabro (VV). Per il Mese dei Bronzi di Riace al polo museale va in scena “Alle origini del Mito” con la rappresentazione della Medea di Euripide

Dove nasce il mito, prende vita anche il teatro. Nell’ambito del Mese dei Bronzi di Riace – La Calabria del Mito, il polo museale di Soriano Calabro (VV) ospita una serata dedicata alla grande tradizione del teatro classico. Sabato 8 agosto 2026, alle 20.30, va in scena “Alle origini del Mito” con la rappresentazione della Medea di Euripide, uno dei capolavori più intensi della tragedia greca. Lo spettacolo, con la regia di Carlo Emilio Lerici, trae ispirazione dai miti, dai personaggi e dall’eredità culturale della Magna Grecia, offrendo al pubblico un viaggio nelle radici della civiltà mediterranea attraverso una delle figure più emblematiche del teatro antico. Un appuntamento che unisce patrimonio, spettacolo e memoria, confermando il legame profondo tra la Calabria e la cultura classica, nel ricco programma di eventi che celebra i Bronzi di Riace e il loro straordinario valore storico e identitario.
Un libro al giorno. “Gli uccelli nella pittura funeraria tarquiniese” di Cristiana Zaccagnino che affronta il tema delle relazioni tra esseri umani e animali, concentrandosi su un gruppo particolarmente affascinante: gli uccelli

È uscito per i tipi di Dario Cimorelli Editore il libro “Gli uccelli nella pittura funeraria tarquiniese” di Cristiana Zaccagnino. Il libro, parte della collana Scritti, affronta il tema, oggi centrale negli studi sulle civiltà del Mediterraneo antico, delle relazioni tra esseri umani e animali, concentrandosi su un gruppo particolarmente affascinante: gli uccelli. Creature capaci di camminare, volare e talvolta tuffarsi, i volatili occupano un posto unico nell’immaginario antico, anche per il loro legame con il ritmo delle stagioni, segnato dalle migrazioni. Se per il mondo greco-romano esistono studi d’insieme dedicati all’avifauna, un’analoga ricognizione mancava per l’Etruria, dove gli uccelli sono spesso associati alla sfera della divinazione. Attraverso l’analisi di un nucleo selezionato di immagini tratte dalle tombe tarquiniesi di età arcaica e classica, l’autrice identifica – quando possibile – le diverse specie rappresentate, ne esamina le abitudini e le peculiarità naturali, e ne ricostruisce le valenze simboliche, religiose e culturali. Ne emerge un quadro articolato, in cui il mondo aviario diventa chiave di lettura privilegiata per comprendere credenze, rituali e sensibilità dell’Etruria antica.
Grande Pompei. Nuove ricerche bioarcheologiche sulle vittime scoperte nella Villa B di Oplontis attestano una dieta prevalentemente composta da grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali. Le nuove ricerche pubblicate sul Journal of Archaeological Science: Reports

Un nuovo studio multidisciplinare sui resti umani rinvenuti a Oplontis (Torre Annunziata, Na) offre dati inediti sull’alimentazione e sulle condizioni di vita della popolazione vesuviana al momento dell’eruzione del 79 d.C. Attestato un maggior numero di vittime e una dieta prevalentemente composta da prodotti della terra. La ricerca, frutto della collaborazione tra il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei e il DiSTABiF – università della Campania “Luigi Vanvitelli”, è stata pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Archaeological Science: Reports. L’articolo A multidisciplinary bioarchaeological approach to diet at Oplontis (Pompeii): evidence for predominantly terrestrial resources, a cura di Valentina Giacometti, Simona Altieri, Noemi Mantile, Maria Rosa di Cicco, Chiara Comegna, Valeria Amoretti, Gabriel Zuchtriegel e Carmine Lubrito (disponibile in open access al link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352409X26004219), espone i risultati dello studio che ha riguardato i resti umani delle vittime rinvenute a Oplontis e che ha applicato un approccio bioarcheologico multidisciplinare per ricostruire alcuni aspetti della loro alimentazione.
“Ricostruire le pratiche alimentari del passato è fondamentale per comprendere i contesti culturali, economici e ambientali delle società antiche”, si legge nell’introduzione dell’articolo. “Tuttavia, gli studi sulla paleodieta sono spesso limitati dal recupero sporadico di materiali archeologici e dalla difficoltà di integrare diverse categorie di evidenze provenienti dal medesimo contesto deposizionale. Il sito vesuviano di Oplontis, nei pressi di Pompei, offre un potenziale analitico eccezionale grazie alla straordinaria conservazione di resti antropologici, archeobotanici e zooarcheologici sigillati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Questo studio rappresenta la prima indagine interdisciplinare sul sito di Oplontis che utilizza l’analisi degli isotopi stabili (δ13C e δ15N) sul collagene osseo — condotta su 46 campioni umani e 3 di fauna — per determinare il contributo proporzionale delle diverse fonti alimentari alla dieta degli individui. I valori di δ13C per i campioni umani variano da −19,5 a −17,8‰ (media −18,7 ± 0,7‰), mentre i valori di δ15N oscillano tra 7,7 e 11,7‰ (media 10,1 ± 0,8‰). I risultati isotopici indicano una dieta basata prevalentemente su risorse terrestri di tipo C3 — verosimilmente cereali quali frumento e orzo, legumi e prodotti agricoli locali — integrata da proteine di origine animale, come carne e/o latticini. Integrati con le evidenze antropologiche e paleopatologiche, questi risultati contribuiscono a una ricostruzione più dettagliata delle pratiche alimentari e delle strategie di sussistenza della comunità che viveva a Oplontis poco prima dell’eruzione del 79 d.C.”.

L’indagine ha preso avvio da una revisione critica del contesto rinvenuto nell’ambiente 10 della cosiddetta “Villa B” di Oplontis, dove furono recuperati i resti di persone che cercavano di sfuggire all’eruzione del 79 d.C. e trovarono la morte in un ambiente antistante il porto. La nuova lettura del contesto, condotta attraverso analisi bioarcheologiche, ha permesso di stabilire che il numero delle vittime era maggiore rispetto a quanto identificato finora e ha rappresentato un primo passo verso uno studio complessivo dell’alimentazione della popolazione vesuviana in età romana. Le analisi isotopiche dei resti scheletrici hanno evidenziato differenze tra gli individui, ma anche una dieta tendenzialmente basata su risorse terrestri, in particolare alimenti vegetali integrati da una componente proteica di origine animale, e non su risorse marine, come invece ci si sarebbe potuti aspettare data la vicinanza al mare. In sintesi è emerso che nella dieta quotidiana rientravano soprattutto cereali, come grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali. A questi alimenti si aggiungeva una quantità moderata di proteine animali, probabilmente attraverso il consumo di carne e latticini. Il pesce era presente tra le possibili risorse alimentari, ma i dati hanno indicato un peso marginale nella dieta.

“Ciò conferma”, commenta il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “che quando il Vangelo dice dacci oggi il nostro pane quotidiano, non si trattava tanto di una metafora, nel senso di cibo e più in generale di sostentamento, quanto della realtà della maggioranza della popolazione, che mangiava principalmente pane e cereali”. Lo studio ha inoltre rilevato che le differenze alimentari tra uomini e donne non erano particolarmente marcate, mentre alcuni animali venivano probabilmente nutriti in modo diverso rispetto ad altre specie. Oplontis si configura, quindi, come un caso di studio fondamentale per comprendere l’alimentazione e le modalità di vita degli abitanti dell’area vesuviana, in un percorso di ricerca che in futuro includerà anche le vittime degli altri siti della Grande Pompei.





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