archivio | Grecia e Mediterraneo RSS per la sezione

Paestum. “Diari di Archeologia”: nel terzo episodio l’assistente Manuel Crisci ci porta a scoprire le lastre tombali lucane, dalla Tomba degli Atleti alla Tomba del Magistrato nella sezione “Oltre il Museo” dei depositi dell’Archeologico nazionale

Dopo aver seguito lo scavo del Tempietto dorico di Paestum con Tiziana D’Angelo, direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia, e aver partecipato con Teresa Marino, funzionario archeologo del parco, al sopralluogo effettuato con l’Opificio delle Pietre Dure alla Tomba del Sequestro della Finanza (vedi Paestum. “Diari di Archeologia”: nel secondo episodio l’archeologa Teresa Marini ci fa seguire il sopralluogo dell’Opificio delle Pietre Dure alla Tomba del Sequestro della Finanza nel deposito “Oltre il Museo” dell’Archeologico nazionale | archeologiavocidalpassato), nel terzo episodio della rubrica “Diari di Archeologia”, Manuel Crisci, assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza, ci accompagna nei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum, precisamente nella sezione “Oltre il museo”, in una visita unica nel cuore del Museo di Paestum, dove sono conservate le lastre dipinte delle tombe di età lucana.

paestum_archeologico_depositi_oltre il museo_lastre-tombali-lucane_foto-pa-paeve

Lastre tombali lucane nella sezione “Oltre il museo” nei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Manuel Crisci dà il benvenuto nei depositi del museo di Paestum. “In quest’area è possibile vedere principalmente le lastre tombali che andavano a costituire i loculi di quella che era l’élite della società lucana”, spiega Crisci. “Uno degli esemplari meglio conservati nell’area dei depositi raffigura il rito funebre, i giochi funebri che susseguivano appunto la dipartita del defunto. Più della scena di per sé quello che colpisce è lo stato di conservazione, sicuramente, e la capacità di realizzazione dell’artista. Occorre notare appunto i dettagli, le mani, le dita, anche il tocco di fantasia. Un’altra area dei depositi è dedicata alla tomba a camera, una tipologia di tumulazione successiva a quella tomba a cassa. L’opera di restauro che viene qui effettuata è molto semplice. Viene giusto rimossa la fanghiglia con dell’acqua distillata, dei piccoli attrezzi come trapani, bisturi.

paestum_archeologico_depositi_oltre il museo_tomba-degli-atleti_foto-pa-paeve

La Tomba degli Atleti nella sezione “Oltre il museo” nei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

“C’è la Tomba detta degli Atleti – continua Crisci – perché al di là della tumulazione doppia in questo caso presenta quell’affare appeso al muro che si chiama strigile. Lo strigile era uno strumento usato dagli atleti successivamente l’attività fisica con il quale si detergeva la pelle e si rimuovevano le impurità.

paestum_archeologico_depositi_oltre il museo_tomba-del-magistrao_dettaglio-anello_foto-pa-paeve

Dettaglio dell’anello del magistrato nella Tomba del Magistrato conservata nella sezione “Oltre il museo” nei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

“Come nella Tomba degli Atleti anche nella Tomba del Magistrato possiamo notare un cambiamento notevole nella società romana, ossia si passa dal rappresentare la scena del guerriero, della lotta, della forza fisica che aveva una preminenza nella società lucana, al mostrare invece quello che era il benessere terreno, – conclude Crisci – quindi la servitù, le borse piene di beni, il vestiario molto più appariscente e, in questo caso, la tomba culmina nel dettaglio dell’anello del magistrato”.

 

Napoli. Al Complesso Monumentale dei SS. Marcellino e Festo il convegno internazionale “Magna Grecia nel secondo dopoguerra tra scoperte e tutela: politiche culturali e protagonisti. Omaggio a Juliette de La Genière”, in presenza e on line: due giorni di confronto sulle politiche culturali riguardanti il patrimonio archeologico della Magna Grecia nel corso della seconda metà del Novecento

napoli_complesso-san-marcellino_convegno-internazionale-magna-grecia-nel-secondo-dopoguerra_locandina“Magna Grecia nel secondo dopoguerra tra scoperte e tutela: politiche culturali e protagonisti. Omaggio a Juliette de La Genière” è il titolo del convegno internazionale, organizzato dal Dipartimento federiciano di Studi umanistici (con la responsabilità scientifica di Bianca Ferrara) e in collaborazione con il Centre Jean Bèrard di Napoli, in programma il 27 e 28 novembre 2023 nel Complesso di San Marcellino di Napoli, a partire dalle 9.30. Teams diretta streaming ID riunione: 311 312 168 060 Passcode: ruWHxv. L’evento richiama l’attenzione sulle politiche culturali riguardanti il patrimonio archeologico della Magna Grecia nel corso della seconda metà del Novecento. Si tratta di anni che hanno visto profonde trasformazioni sia nel campo della ricerca sia nel campo delle idee e delle pratiche relative alla gestione e alla valorizzazione dei beni culturali dell’Italia meridionale e della Sicilia.

Juliette-de-La-Genière_foto-centre-jean-bérard

L’archeologa Juliette de La Genière (1927-2022) (foto Centre Jean Bérard)

L’incontro è dedicato alla memoria di Juliette de La Genière, che è stata una protagonista della ricerca archeologica in Magna Grecia durante questi stessi anni. Ricordarla diventa occasione per riflettere sulla storia degli studi nella prospettiva di un confronto con le più recenti tendenze di analisi e tutela di un patrimonio di interesse mondiale. Il convegno riunisce sia storici e archeologi, specialisti della Magna Grecia, di ambito nazionale e internazionale, sia rappresentanti istituzionali dei beni culturali dell’Italia meridionale e della Sicilia, proprio per discutere insieme sullo stato degli studi nello scenario culturale e politico della vita contemporanea, dove si tratta di distinguere ma non separare ricerca, tutela e promozione del territorio.

PROGRAMMA LUNEDÌ 27 NOVEMBRE 2023 Chiesa del Complesso Monumentale dei SS. Marcellino e Festo, largo San Marcellino 10, Napoli. Alle 9.30, saluti di apertura: Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli; Matteo Lorito, magnifico rettore dell’università di Napoli “Federico II”; Arturo De Vivo, professore emerito dell’università di Napoli “Federico II”; Andrea Mazzucchi, direttore del dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II”; Massimo Osanna, direttore generale Musei del MiC, università di Napoli “Federico II”; Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del Mic; Teresa Elena Cinquantaquattro, segretario regionale del MiC per la Campania; Alessandro Naso, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’università di Napoli “Federico II”; Giampaolo D’Andrea, presidente dell’associazione nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (ANIMI). Alle 11, Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”), Introduzione. Presidente: Giovanna Greco (università di Napoli “Federico II”); 11.15, Gianfranco Maddoli (ANIMI) “Memoria del mio primo incontro con le problematiche della Magna Grecia”; 11.45, Mario Lombardo (università del Salento) “I convegni di Taranto e il loro contributo alla ricerca sulla storia dell’archeologia della Magna Grecia: qualche osservazione”; 12.15, Massimo Osanna (direttore generale Musei del MiC, università di Napoli “Federico II”) “Gli organi di tutela nella seconda metà del Novecento”; 12.45, discussione. Dopo la pausa pranzo, presidente: Carmela Capaldi (università di Napoli “Federico II”). Alle 14.30, Rosalba Panvini (università di Catania) “L’attività di tutela in Sicilia tra storia e nuova organizzazione dell’amministrazione”; 15, Alfonsina Russo (parco archeologico del Colosseo) “I Parchi archeologici e le prospettive future: il caso del Parco archeologico del Colosseo”; 15.30, Fabio Pagano (parco archeologico dei Campi Flegrei) “La modernità ripensata. Presupposti e determinazioni nella nascita di un Parco archeologico”; 16, Francesco Sirano (parco archeologico di Ercolano) “Ercolano. I molti futuri di una città. Scoperte, tutela, valorizzazione e interazione con il territorio”; Dopo la pausa caffè, alle 17, Tiziana D’Angelo (parco archeologico di Paestum e Velia) “Nuove antichità pestane: storie e progetti di un Parco archeologico in trasformazione”; 17.30, Filippo Demma (parco archeologico di Sibari) “Proporre, progettare, realizzare. Sperimentazione e nuovi modelli di gestione dai Parchi archeologici della Calabria”; 18, Francesca Spatafora (archeologa, dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana) “I parchi archeologici siciliani: variazioni sul tema”; 18.30, discussione.

PROGRAMMA MARTEDÌ 28 NOVEMBRE 2023 Chiesa del Complesso Monumentale dei SS. Marcellino e Festo, largo San Marcellino 10, Napoli. Presidente: Luigi Cicala (università di Napoli “Federico II”). Alle 9.30, Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi) “Dalla frana di Agrigento al Parco della Valle dei Templi: tutela, ricerca e valorizzazione di Akragas/Agrigentum”; 10, Luigi Maria Gattuso (parco archeologico di Gela) “Parco archeologico di Gela: tutela e valorizzazione”; 10.30, Brigitte Marin (École française de Rome), Valérie Huet (Centre Jean Bérard), Claude Pouzadoux (Université Paris Nanterre), Priscilla Munzi (Centre Jean Bérard) “Dal secondo dopoguerra agli anni ‘80, 40 anni di collaborazione italo-francese per la conoscenza della Magna Grecia e della Sicilia: attori, spazi e strategie della ricerca archeologica”; dopo la pausa caffè, presidente: Priscilla Munzi (Centre Jean Bérard): alle 11.30, Tiziana D’Angelo (parco archeologico di Paestum e Velia), Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”) “Heraion alla foce del Sele: questi ultimi trent’anni di ricerca”; 12, Raffaella Bonaudo (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino), Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”) “Roscigno – Monte Pruno tra valorizzazione e tutela. I progetti della Soprintendenza Archeologica e dell’Università degli Studi di Napoli”; 12.30, Rosalba Panvini (università di Catania), Marina Congiu (archeologa, soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Caltanissetta), Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”) “Gela: una lunga collaborazione tra Università e Soprintendenza”; 13, discussione. Dopo la pausa pranzo, tavola rotonda “Omaggio a Juliette de La Genière: tra didattica, scavi e ricerche”, 15.30, introduce: Giovanna Greco “Didattica e ricerca tra Lille e Parigi”: Nathalie De Chaisemertin, Françoise Gaultier, Michel Gras, Stéphane Verger. Scavi E Ricerche A Paestum: Giuliana Tocco, Marina Cipriani, Bianca Ferrara, Antonella Tomeo; a Sala Consilina: Luigi Cicala, Maria Luisa Tardugno; in Basilicata: Annamaria Mauro, Carmelo Colelli; in Calabria: Elena Lattanzi, Raffaella Pierobon Benoit, Claudio Sabbione, Roberto Spadea; in Sicilia: Rosalba Panvini. Alle 18.30, Massimo Osanna (direttore generale Musei del MiC, università di Napoli “Federico II”) conclusioni.

Ischia (Na). Nell’area archeologica di Mazzola (Lacco Ameno) si torna a scavare dopo 50 anni il quartiere metallurgico (VII sec. a.C.) dell’antica Pithekoussai

ischia_lacco-ameno_area-archeologica-di-mazzola_quartiere-metallurgico_foto-sabap-met-na

Resti del quartiere metallurgico (VII sec. a.C.) dell’antica Pithekoussai nell’area archeologica di Mazzola a Lacco Ameno sull’isola d’Ischia (foto sabap-met-na)

Dopo quasi 50 anni dai primi scavi, in novembre 2023 sono ripresi i lavori nell’area archeologica di Mazzola (Lacco Ameno, isola d’Ischia), sulla collina di Mezzavia, indagata negli anni sessanta del Novecento dall’archeologo tedesco Giorgio Buchner. Le evidenze, costituite da strutture databili a partire dall’VIII sec. a.C., sono riferibili ad un quartiere metallurgico, come dimostrano le varie tipologie di oggetti rinvenuti. Grazie ad un finanziamento del ministero della Cultura, gli scavi, diretti dalla funzionaria archeologa Maria Luisa Tardugno, consentiranno di approfondire le conoscenze sul quartiere artigianale dell’antica Pithekoussai e di risistemare l’area attraverso interventi di manutenzione e messa in sicurezza.

In libreria “Il tuffatore di Paestum.Cultura del corpo, eros e mare nella Grecia antica” di Tonio Hölscher (Carocci editore): una delle opere d’arte più belle ed enigmatiche dell’antichità

libro_il-tuffatore-di-paestum_di-Tonio-Hölscher_locandina

Copertina del libro “Il tuffatore di Paestum. Cultura del corpo, eros e mare nella Grecia antica” di Tonio Hölscher (Carocci editore)

È in libreria una nuova opera sulla famosa Tomba del Tuffatore di Paestum: “Il tuffatore di Paestum. Cultura del corpo eros e mare nella Grecia antica” di Tonio Hölscher (Carocci editore). Il tuffatore di Paestum è una delle opere d’arte più belle ed enigmatiche dell’antichità. È un soggetto inconsueto, la cui unicità rappresenta una sfida per gli studiosi di arte e archeologia classica. Si tratta di un’immagine simbolica o di una scena di vita reale? E qual è il suo significato nel contesto di una tomba? La lettura che ne dà Hölscher – illustre studioso fra i massimi esperti al mondo di archeologia classica – è un viaggio avvincente negli spazi e nei tempi che caratterizzavano la vita dei giovani nella Grecia antica, nella delicata fase di passaggio alla condizione adulta.

hoelscher_tonio_archeologia-classica

Il prof. Tonio Hölscher

Tonio Hölscher è professore emerito di Archeologia classica alla Ruprecht-Karls-Universität di Heidelberg. In italiano sono stati tradotti: Monumenti statali e pubblico (L’Erma di Bretschneider, 1994), Il linguaggio dell’arte romana (Einaudi, 2002), Il mondo dell’arte greca (Einaudi, 2008) e L’Archeologia Classica. Un’introduzione (L’Erma di Bretschneider, 2010).

Roma. A Villa Caffarelli (Musei Capitolini) apre la mostra “Fidia” dedicata al più grande scultore greco dell’età classica, prima di cinque esposizioni dedicate a “I Grandi Maestri della Grecia antica”: 100 opere dai più importanti musei del mondo

roma_capitolini_villa-caffarelli_mostra-fidia_locandina

Per la prima volta in Italia, dal 24 novembre 2023 al 5 maggio 2024 ai musei Capitolini – Villa Caffarelli a Roma, una esposizione monografica dedicata a Fidia, il più grande scultore greco dell’età classica. Protagonista dell’Atene di Pericle, il cui nome è noto a tutti per la realizzazione di opere come il Partenone e le sue decorazioni scultoree e il colosso di Zeus ad Olimpia, descritto quale una delle Sette Meraviglie del mondo antico, il suo genio creativo ha impresso un marchio indelebile nell’immaginario collettivo e continua a essere fonte di ispirazione per i contemporanei. La mostra “Fidia”, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Claudio Parisi Presicce con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, inaugura il ciclo di cinque esposizioni “I Grandi Maestri della Grecia Antica” che intende far conoscere al grande pubblico i principali protagonisti della scultura greca. Una serie che acquisisce ancora più significato a Roma, città da cui provengono importantissime testimonianze dell’attività di Fidia e di altri artisti greci, tramite le preziose copie di età romana di capolavori originali per la maggior parte andati perduti.

Scudo Strangford_Replica scudo di Atena Parthenos_© The Trustees of the British Museum

Scudo di Atena Parthenos cd. Stragford, da Atene, in marmo pentelico (III secolo d.C.), conservato al British Museum (foto The Trustees of the British Museum)

La prima esposizione, dedicata a “Fidia”, guiderà i visitatori alla scoperta di questo artista simbolo dell’arte greca classica, proponendo un percorso inaspettato e sorprendente che ripercorre la vita, la carriera e il clima storico-culturale in cui operò, tra istallazioni multimediali, reperti archeologici, originali greci e repliche romane, dipinti, manoscritti, disegni. Oltre 100 opere provenienti dai più importanti musei del mondo, quali il British Museum di Londra, il museo dell’Acropoli e museo Archeologico nazionale di Atene, il museo di Olimpia, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Metropolitan Museum of Art di New York, i Musei Vaticani, il museo del Louvre di Parigi, nonché da importanti istituzioni italiane come il museo Archeologico di Bologna, l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, il museo Archeologico di Napoli e l’Archivio Cambellotti.

Frammento dal fregio nord del Partenone con oplita_© Hellenic Ministry of Culture Acropolis Museum

Frammento dal fregio nord del Partenone con oplita, dall’acropoli di Atene, in marmo pentelico (447-438 a.C.), conservato al Museo dell’Acropoli di Atene (foto Hellenic Ministry of Culture /Acropolis Museum)

Statuetta in bronzo di un artigiano_metà del I secolo AC__© The Metropolitan Museum of Art, New York

Statuetta di artigiano (Fidia?) dal Nord Africa, forse Chercell (Algeria), bronzo; occhi in argento (Intorno al 50 a.C.) conservato a The Metropolitan Museum of Art, New York (foto The Metropolitan Museum of Art, New York – Rogers Fund, 1972)

Tra i reperti esposti segnaliamo alcuni frammenti originali del fregio partenonico, prestati eccezionalmente dal museo dell’Acropoli di Atene e mai usciti prima dalla Grecia; il vaso con incisa la scritta “Pheidiou eimi” (Sono di Fidia) proveniente dal museo Archeologico di Olimpia, uno dei rari oggetti personali appartenuti a un personaggio celebre dell’antichità e giunti fino a noi; la replica dello scudo dell’Atena Parthenos, il cosiddetto scudo Strangford –  copia di epoca romana in marmo pentelico dell’originale appartenente alla statua di Atena realizzata in oro e avorio e collocata nella cella nel Partenone – proveniente dalla collezione del British Museum; la statuetta in bronzo di un artigiano, della metà del I secolo a. C., raffigurante probabilmente Fidia stesso e proveniente dal Metropolitan Museum of Art di New York; la testa dell’Atena Lemnia in marmo, copia augustea di un originale fidiaco, del Museo Civico Archeologico di Bologna; il Codice Hamilton 254 (Staatsbibliothek zu Berlin), manoscritto quattrocentesco contenente la prima immagine del Partenone arrivata in Europa, uno schizzo eseguito dall’umanista Ciriaco de’ Pizzicolli di Ancona.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia incontro sulla Valle dei Templi con presentazione del libro “La Valle dei Templi” (Carocci) di Valentina Caminneci, Maria Concetta Parello e Maria Serena Rizzo

roma_villa-giulia_libro-la-valle-dei-templi_presentazione_locandinaAl museo nazionale Etrusco di Villa Giulia si parte dalla presentazione di un libro per parlare della Valle dei Templi di Agrigento. Giovedì 23 novembre 2023, alle 17, in sala Fortuna l’incontro a partire dal volume edito da Carocci “La Valle dei Templi” di Valentina Caminneci, Maria Concetta Parello e Maria Serena Rizzo, funzionarie archeologhe del parco archeologico e naturalistico della Valle dei Templi (Agrigento). Modera Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Interviene Giovanni Di Stefano, università Tor Vergata. Sarà presente la curatrice Maria Serena Rizzo. Ingresso libero in sala fino a esaurimento posti. Per prenotazioni scrivere a presentazioni@carocci.it.

libro_la-valle-dei-templi_copertina

Copertina del libro “La Valle dei Templi” (Carocci editore)

I luoghi dell’archeologia. La Valle dei Templi. Fondata nel 580 a.C. da abitanti della colonia rodio-cretese di Gela, Akragas divenne presto la città siceliota più importante dopo Siracusa, insieme alla quale inflisse una dura sconfitta ai Cartaginesi nel 480 a.C. Nei decenni successivi alla storica battaglia di Himera, lungo le mura meridionali della città venne costruita la maggior parte di quei grandiosi templi che hanno talmente colpito l’immaginazione di visitatori e studiosi da dare il loro nome all’intera area archeologica. Ma storia e archeologia della Valle dei Templi non si esauriscono certo in essi, né nel periodo della loro costruzione. Il volume racconta la lunga storia del sito archeologico e ne illustra i principali monumenti, anche alla luce delle scoperte più recenti.

Disponibile il libro “Passeggiate italiane” di Semni Karouzou nella tradizione italiana a cura di Maurizio De Rosa e Mattio Fino (EPTbooks) con introduzione di Emanuele Papi, direttore della Scuola archeologica italiana di Atene

libro_passeggiate-italiane_di-Semni Karouzou_copertina

Copertina del libro “Passeggiate italiane” di Semni Karouzou nella tradizione italiana a cura di Maurizio De Rosa e Mattio Fino (EPTbooks) con introduzione di Emanuele Papi

Il libro è stato presentato alla Scuola archeologica italiana di Atene. Parliamo di “Passeggiate italiane” di Semni Karouzou nella tradizione italiana a cura di Maurizio De Rosa e Mattio Fino (EPTbooks) con introduzione di Emanuele Papi, direttore della Scuola archeologica italiana di Atene. Semni Karouzou (1897-1994), la prima donna a entrare nel Servizio archeologico greco, era stata istruita per un’archeologia fatta di statue (ne fece quasi una religione), specialmente quelle scolpite nel marmo, prima di tutto capolavori della Grecia, insieme alle tipiche ceramiche dipinte di nero e arancione, di cui era grandissima esperta. In giro per Roma nell’inverno 1929-’30 e per l’Italia del dopoguerra ha una visione singolare, un occhio straniato e una prospettiva patriottica. Aveva ricevuto una Bildung (formazione scolastica) germanica, che ai suoi tempi era considerata il non plus ultra, e che si percepisce nelle “Passeggiate italiane”. Reminiscenze e citazioni provengono dal fior fiore dei filelleni teutonici, come il suo eroe Winckelmann o l’inevitabile Goethe. Atene e Bisanzio sono l’endiadi della grecità attraverso il tempo, che ha i suoi incrollabili vessilli nel Partenone di Atene e nella Santa Sofia di Costantinopoli. Ed è “la sopravvivenza e la rinascita greca nel Bel Paese” a ravvivare nuovamente la nostra Periegeta: S. Maria Antiqua e San Clemente, i nomi dei luoghi che tramandano la memoria di comunità greche, il sepolcro di Bessarione (diventato cardinale di Santa Romana Chiesa), Santa Maria in Cosmedin “dove i greci si concentrarono grazie al loro intuito infallibile”, le tombe degli elleni nel cimitero a Porta San Paolo, il monastero di San Nilo a Grottaferrata. Insieme all’ammirazione per Bisanzio è il rimpianto che la storia non sia andata per il verso giusto e che la dominazione ottomana abbia impedito la rinascenza dei greci, con l’emigrazione dei “saggi belli e immortali” che tanto fecero per l’umanesimo italiano. Ecco allora le rimembranze degli intellettuali costantinopolitani a Firenze, “Novella Atene”: il poeta Michele Marullo Tarcaniota, Manuele Crisolora, primo professore di greco allo Studium, Giovanni Argiropulo, maestro del Poliziano, insieme a tutti i fiorentini devoti alla Grecia, come Marsilio Ficino e Lorenzo dei Medici, che accendevano ceri a Platone, grati per tutto quello che “Atene inviava per inondarli di luce divina”.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale per “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: in programma il concerto “Onde del Mediterraneo. Un percorso musicale lungo le sponde del Mare Nostrum” con Gianfranco Saponaro (flauto) e l’Orchestra della Magna Grecia diretti da Ermir Krantja

taranto_marta-in-musica_onde-del-mediterraneo_locandinaUndicesimo appuntamento dell’anno con la rassegna “MArTA in Musica”, le matinée domenicali tra musica e archeologia nate dalla collaborazione tra Orchestra della Magna Grecia, con la cura dei maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro del L.A. Chorus, e museo Archeologico nazionale di Taranto. Domenica 19 novembre 2023 le sale del museo Archeologico nazionale di Taranto ospiteranno il concerto “Onde del Mediterraneo. Un percorso musicale lungo le sponde del Mare Nostrum” con Gianfranco Saponaro (flauto) e l’Orchestra della Magna Grecia diretti da Ermir Krantja. Ingresso consentito dalle 11.15. Inizio alle 11.45. Il costo del biglietto è di 8 euro. Il biglietto per assistere al concerto potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi, 28) e su https://www.ticketsms.it/it/event/NcnjcCRI. All’ingresso del MArTA il giorno del concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del concerto un coupon della validità di una settimana che darà diritto a un ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concerto fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. L’ingresso al Museo del possessore del coupon è condizionato in ogni caso al numero di posti disponibili nella fascia oraria selezionata.

taranto_archeologico_skyphos-a-figure-nere_pittore-di-teseo_foto-marta

Skyphos attico a figure nere databile al 500 a.C. e attribuito al Pittore di Teseo conservato almuseo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)

È lo skyphos attico a figure nere databile al 500 a.C. e attribuito al Pittore di Teseo (contrada Cortivecchie, proprietà D. Acclavio, tomba, 17.III.1914), il reperto testimonial dell’appuntamento di domenica 19 novembre 2023 con la rassegna “MArTA in MUSICA”. Sul lato principale è raffigurato Eracle, seduto su un rialzo roccioso in atto di dialogare con Helios. Il dio del sole siede su un cocchio trainato da due cavalli alati, emergente dalla superficie del mare nel quale nuotano tre delfini. Il concerto racconta di un viaggio musicale nel cuore del Mare Nostrum, con l’Ensemble della Magna Grecia e il flaustista Giancarlo Saponaro, diretti dal Maestro Emir Krantja. Il titolo della matinée è in stretta sintonia con il reperto ed è “Onde del Mediterraneo”, le stesse che probabilmente lambirono il corpo di Eracle, l’eroe greco raffigurato nello skyphos custodito all’interno delle sale espositve del MArTA, in dialogo con il dio Helios e nell’atto di compiere la sua decima fatica che lo portò verso l’estremo Occidente, ai limiti del mondo conosciuto. Così come Eracle attraversò la Libia, l’isola di Tartesso fino alle pendici dei monti Calpe e Abila, fino a Erizia e poi verso l’Oceano, così il concerto di “MArTA in Musica” ci condurrà fino ai suoni e ai ritmi di comunità del Mediterraneo che hanno contribuito alla formazione di una civiltà unica e da sempre ricchissima delle più disparate esperienze artistiche.

Rovereto (Tn). Prende forma il progetto “Le eredità di Paolo Orsi”: due giorni di confronto, coordinati dall’archeologo Maurizio Battisti, per creare una rete di enti – dal Trentino a Calabria e Sicilia – interessati a valorizzare la straordinaria figura dell’archeologo roveretano

rovereto_paolo-orsi_foto-fmcr

L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

Due giorni per mettere le basi del progetto “Le eredità di Paolo Orsi”, promosso dalla Fondazione Museo Civico, sotto l’egida del Comune di Rovereto e nella cornice di progetti culturali supportati da Fondazione Caritro. Con un obiettivo: creare una rete di enti interessati a valorizzare la straordinaria figura dell’archeologo roveretano. L’appuntamento è al museo della Città di Rovereto il 17 e il 18 novembre 2023 dove si ritroveranno alcuni degli enti che hanno già dato adesione tra cui l’Accademia degli Agiati, la Biblioteca civica “G. Tartarotti”, la soprintendenza per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, l’università di Trento, il museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri (RC), la direzione regionale dei Musei della Calabria, il parco archeologico e naturalistico della Valle dei Templi, il Comune di Santa Severina (Kr), del Comune di Locri (RC), la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici di Siracusa, la soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo, il parco archeologico e paesaggistico di Siracusa e museo Archeologico regionale “Paolo Orsi”. Inoltre la rete ha già l’adesione informale di altri soggetti nazionali e internazionali, come ad esempio la Scuola Archeologica Italiana di Atene, e l’obiettivo comune è quello di continuare ad ampliarla.

paolo-orsi-la-meravigliosa-avventura_di-andrea-andreotti

Frame del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti

Paolo Orsi, archeologo che ha visto l’inizio della sua straordinaria carriera a Rovereto e in particolare al Museo Civico, è stato uno studioso eccezionale e instancabile, capace di tessere legami che vivono ancora oggi tra la sua terra d’origine e le regioni dove maggiormente ha operato, in Sicilia e in Calabria. Ma la sua influenza è sentita in tutta Italia e all’estero grazie alla capacità di intrattenere relazioni scientifiche e a un metodo di lavoro che è diventato uno dei cardini della ricerca archeologica. La Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno del Comune di Rovereto, non ha mai smesso di lavorare alla valorizzazione di uno dei suoi personaggi più illustri, e ha realizzato eventi, pubblicazioni e mostre in suo onore. Negli ultimi anni, di particolare rilievo è l’acquisizione dagli eredi del suo epistolario privato, il cui studio e messa in rete nell’ambito di alcuni progetti sostenuti dalla fondazione Caritro hanno permesso di gettare una luce del tutto unica sul grande archeologo.

rovereto_fondazione_paolo-orsi_ritratto_foto-fmcr

Ritratto dell’archeologo Paolo Orsi, nato a Rovereto nel 1859 (foto fmcr)

L’incontro, coordinato dall’archeologo del museo civico Maurizio Battisti, prevede la presentazione del progetto e dei soggetti presenti, e una giornata “operativa”, dove verranno concordati da parte degli esperti aggiornamenti alla pagina di Wikipedia relativa all’archeologo, grazie anche alla presenza di un rappresentante di Wikimedia Italia. Sarà inoltre presentato un progetto di realizzazione di una pagina dedicata a Paolo Orsi sulla piattaforma Vikidia, l’enciclopedia on line dei ragazzi (classe III C, SSPG “Degasperi”, I.C. Isera-Rovereto).

rovereto_paolo-orsi-a-punta-alice_tempio.apollo-aleo_foto-fmcr

L’archeologo Paolo Orsi raccoglie appunti seduto su un capitello del tempio di Apollo Aleo, appena scoperto a Punta Alice nel Crotonese (foto fmcr)

Il programma. Venerdì 17 novembre 2023, museo della Città. Alle 15.30, accoglienza; 15.45, saluti istituzionali: Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico Rovereto; Micol Cossali, assessore alla Cultura del Comune di Rovereto; 16, Maurizio Battisti, responsabile sezione Archeologia della Fmcr, presenta il progetto “Le eredità di Paolo Orsi”; 16.30, presentazione degli enti invitati a collaborare; 18, Maurizio Battisti presenta il programma della giornata successiva con intervento di Matteo Ruffoni di Wikimedia Italia. Sabato 18 novembre 2023. Sala conferenza della Fondazione Caritro. Alle 9, Maurizio Battisti descrizione della pagina web di Wikipedia dedicata a Paolo Orsi; 9.30, tavola rotonda: proposte e registrazione correzioni, modifiche e implementazioni alla pagina (da mettere in opera nei giorni successivi). La discussione continua anche dopo la pausa caffè; 12, presentazione del progetto di una pagina dedicata a Paolo Orsi sulla piattaforma Vikidia, l’enciclopedia on line per i ragazzi, a cura della III C dell’istituto “Alcide Degasperi” di Rovereto.

paolo-orsi_archeologo

L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della giornata di studi al museo della Città di Rovereto

“Il museo sta lavorando da molto tempo sugli archivi di Paolo Orsi”, dichiara Giovanni Laezza, “e questo nuovo progetto permetterà di rinnovare legami con istituzioni di tutta Italia per favorire gli scambi, promuovere occasioni di approfondimento, verificare anche la correttezza delle informazioni sul web. Con la creazione di una rete, sebbene informale, auspichiamo il fiorire di tante altre iniziative nel tempo”. E Micol Cossali: “Paolo Orsi è l’incarnazione di una città che ha saputo affiancare la vocazione commerciale con quella per la cultura e dove l’archeologo roveretano ha potuto trovare terreno fertile per coltivare la propria passione fino a diventare lo straordinario archeologo che tante pagine della nostra storia ha riscoperto. La rete che attorno alla sua figura si è venuta a creare grazie alla Fondazione Museo Civico e a tutti gli attori coinvolti, rappresenta una occasione di crescita nel solco da lui tracciato”.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale ogni mercoledì “Ti racconto chi ero… dal corredo al personaggio. Religiosità e culto dei morti”: percorso speciale per i visitatori. Prenotazione obbligatoria

taranto_archeologico_ti-racconto-chi-ero_8-novembre_locandinaPer il mese di novembre 2023 il museo Archeologico nazionale di Taranto predispone una attività tematica dedicata al culto dei morti. Alle 17 di ogni mercoledì del mese, infatti, il personale del MArTA accompagnerà i visitatori in un percorso guidato “Ti racconto chi ero… dal corredo al personaggio. Religiosità e culto dei morti”. Un viaggio a ritroso nel tempo verso gli abitanti delle civiltà precedenti che nelle loro sepolture raccontano molto delle comunità del passato. Si parte, infatti, dai corredi funerari più importanti della necropoli tarantina per risalire agli uomini e alle donne di secoli fa. La traccia del racconto sarà uno svelamento continuo, tra reperti, a volte tutti da scoprire: iscrizioni funerarie, oggetti rinvenuti nelle tombe e persino tecniche di sepoltura. Attraverso tutti questi elementi “Ti racconto chi ero…” consentirà ai visitatori di entrare in contatto con i proprietari delle sepolture e conoscere appunto da chi discendiamo. Nel corso dell’attività tematica, il personale del MArTA, illustrerà anche le metodologie con cui si svolgeva il rito funebre nell’antica Grecia, le varie tipologie tombali e le pratiche dell’inumazione e dell’incinerazione. La prenotazione è obbligatoria.