Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale l’evento speciale “Aeternum”, una riflessione sul tempo, sulla memoria e sul legame profondo che unisce le persone ai luoghi della storia

Ci sono luoghi che non appartengono a un solo tempo. Luoghi che continuano a parlare, a trasformarsi, a generare domande e meraviglia. Il 13 Febbraio 2026, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Paestum, i parchi archeologici di Paestum e Velia invitano il pubblico a partecipare a “Aeternum” un evento speciale, pensato come un momento di incontro, racconto e condivisione. Un appuntamento che non nasce per svelare subito, ma per aprire uno spazio di ascolto e di attesa, in cui la storia viene osservata non come qualcosa di concluso, ma come una presenza viva, capace di dialogare con il presente. Durante l’evento verrà presentata una nuova visione legata al modo di vivere e attraversare il patrimonio archeologico: una riflessione sul tempo, sulla memoria e sul legame profondo che unisce le persone ai luoghi della storia. Un filo conduttore accompagnerà l’incontro e ne anticipa il senso più profondo: la storia è Aeternum. Un’espressione che racchiude il valore di ciò che dura, di ciò che ritorna, di ciò che non si esaurisce in una sola visita, ma continua a esistere attraverso lo sguardo e l’esperienza di chi sceglie di esserci. L’evento è aperto a visitatori, appassionati e a tutti coloro che sentono che la storia non è solo racconto del passato, ma scelta del presente.

In questi luoghi il tempo non si arresta: continua a parlare, a intrecciarsi con le storie di chi le attraversa. Nei parchi di Paestum e Velia, l’eternità non è solo quella dei templi o delle statue, ma vive nella connessione profonda tra le comunità del passato e quelle di oggi. Conoscere la storia degli antichi abitanti significa riconoscere gesti, scelte e valori che ancora ci appartengono, e che guidano il nostro presente. E se l’eterno non avesse una durata illimitata nel tempo, ma fosse ciò che non conosce né passato né futuro ma solamente il puro presente? Nel suo poema Parmenide lo chiama τὸ ἐόν, che letteralmente significa “ciò che è”. Esso non ha nascita né morte ma, dice il sapiente di Elea, “è ora”, identico a sé stesso. L’eterno come ciò che dura in ogni tempo; l’eterno come “ciò che è”. Due sensi diversi dell’eternità, che però parlano entrambi della storia di Paestum e di Elea-Velia, del loro patrimonio, delle loro comunità e del pensiero che vi ebbe luogo. Il senso dell’eternità continua a interrogarci sfidando le nostre intuizioni. Lo farà ancora una volta il 13 febbraio 2026.

 

Tag:, , ,

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.