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Pompei. Dal 19 luglio riaprono la Villa dei Misteri e il Lupanare. Si amplia l’offerta di visita con l’apertura di ulteriori edifici: ecco tutte le opportunità

Il triclinio della Villa dei Misteri a Pompei con il ciclo di affreschi sui riti misterici in onore di Dioniso (foto Pier Paolo Metelli / parco archeologico di Pompei)

Dal 19 luglio 2021 a Pompei riaprono al pubblico la Villa dei Misteri e il Lupanare. E dal 26 luglio nuove domus disponibili nel percorso di visita. “Pompei è un grande museo a cielo aperto. Tra edifici pubblici, case, botteghe, strade è possibile vivere l’atmosfera della vita quotidiana dell’epoca romana visitando luoghi unici”, ricordano al parco archeologico di Pompei. “Per questo, al fine di migliorare l’esperienza di visita al sito, dal 19 luglio il Parco apre ulteriori monumenti con ampliamento del percorso di visita”.

Le megalografie nel triclinio della Villa dei Misteri con il ciclo di affreschi sui riti misterici in onore di Dioniso (foto Pier Paolo Metelli / parco archeologico di Pompei)

In particolare, dal 19 luglio 2021, al seguito di interventi di manutenzione riaprono la Villa dei Misteri e il Lupanare, entrambi edifici noti di Pompei, tra i più richiesti dai visitatori. Lo straordinario complesso suburbano della Villa dei Misteri, un tempo con affaccio panoramico sul mare,  prende il nome dal famoso salone degli affreschi (megalografie), raffiguranti riti misterici in onore di  Dioniso – al centro della parete centrale assieme alla sua sposa Arianna – che saranno illustrati, nelle figure salienti, anche da una nuova pannellistica. Il complesso che comprendeva un quartiere destinato alla produzione del vino, risale al II secolo a.C., ma trovò la sua forma attuale negli anni 80-70 a.C., periodo al quale risale anche il fregio dei misteri. Per arrivare alla villa si potrà percorrere la via Consolare e la via dei Sepolcri che attraversa la Necropoli di Porta Ercolano. L’accesso all’edificio prevede l’uscita obbligata dalla Villa.

Uno scorcio dell’interno del Lupanare di Pompei (foto parco archeologico di pompei

Riapre anche il Lupanare, un edificio a due piani destinato all’esercizio della prostituzione, pratica attestata in città anche in alcuni ambienti di domus o osterie. Caratteristica la carrellata di immagini con scene erotiche che decora i corridoi del piano terra, che illustravano come in un catalogo le prestazioni. 

Gli antichi granai del Foro di Pompei oggi sono il più grande deposito archeologico della città (foto parco archeologico di Pompei)

Le proposte di visita al sito, oltre al tradizionale itinerario nei luoghi simbolo di Pompei, a partire dal Foro con i suoi templi e gli edifici pubblici, proseguendo lungo la via dell’Abbondanza con domus e botteghe, o con ingresso dal lato dell’Anfiteatro, con la vicina Palestra grande e le bellissime domus con giardino – i Praedia di Giulia Felice,  la casa di Octavio Quartio e la casa del Menandro – prevede alcune aperture straordinarie. Tra di esse la visita ai depositi/granai, normalmente non aperti al pubblico, possibile ogni mercoledì dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16 o durante le aperture serali di Pompei, consultabili su www.pompeiisites.org. Inoltre dall’ingresso di Piazza Esedra è consigliato l’accesso all’Antiquarium, di recente apertura.

L’altro lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

Dal 26 luglio 2021 rientrano tra le domus visitabili anche la casa dell’Efebo e la casa di Sirico. Mentre per agosto è in programma l’apertura del thermopolium nella Regio V, l’area dei nuovi scavi. Permane la doppia fascia tariffaria: ingresso giornaliero a 16 euro o biglietto ridotto al costo di 10 euro a partire dalle 15.30. Nel pomeriggio, oltre all’itinerario del Foro e ai principali edifici pubblici (templi, teatri, anfiteatro, palestra, le terme centrali) e alla passeggiata lungo le strade di Pompei sarà possibile visitare diverse domus: la Villa dei Misteri, la casa del Menandro, la domus Cornelia, la casa del Fauno, e dal 26 luglio 2021 la casa dell’Efebo e di Sirico e l’edificio del Lupanare. La mappa con gli edifici visitabili è scaricabile dal sito www.pompeiisites.org nella sezione informazioni per la visita.

La pianta degli scavi di Pompei con indicati i percorsi e i monumenti visitabili (foto parco archeologico di pompei)

Inoltre per approfondire l’esperienza del sito è possibile acquistare la tessera di abbonamento annuale MyPompeii card al costo di 35 euro (8 euro per gli under 25) valida anche per tutti i siti del Parco archeologico (Pompei, Villa di Poppea/Oplontis, Antiquarium di Boscoreale e Villa Regina, Ville di Stabia e museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi/Reggia di Quisisana). Un nuovo modo di vivere Pompei e i siti del parco archeologico, a un prezzo accessibile a tutti e con la possibilità di partecipare ed essere informati sulle iniziative in corso.

Azioni di legalità anti abusi. Acquisito fabbricato accanto a Villa dei Misteri a Pompei e casolare vicino a Villa San Marco a Stabiae: ciò permetterà al parco archeologico di Pompei di valorizzare i due siti e di estendere gli scavi archeologici

Il casolare accanto alla villa dei Misteri acquisito allo Stato dall’ufficio Tutela del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

A Pompei l’acquisizione al patrimonio dello Stato dell’area antistante l’antico ingresso di Villa dei Misteri, e a Castellammare la presa in possesso dell’immobile rurale in prossimità della Villa San Marco, abusivamente occupato da anni: sono due importanti azioni di legalità portate a termine in questi mesi dall’ufficio Tutela del parco archeologico di Pompei. Entrambi gli interventi concludono complesse e annose vicende, che oltre a eliminare abusi sul territorio, consentiranno di avviare, anche grazie alla proficua collaborazione con la Procura di Torre Annunziata, una adeguata attività di valorizzazione dei siti e di tutela dell’aree circostanti.

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Il logo del parco archeologico di Pompei

Le attività svolte  si incardinano nella più ampia azione dell’ufficio Tutela del Patrimonio Culturale del Parco che, a seguito della riorganizzazione del ministero, con il Decreto Ministeriale n. 44 del 23 gennaio 2016, ha assunto, nel territorio circostante i siti archeologici di propria competenza (Pompei, Torre Annunziata (Oplontis), Scafati, Castellammare di Stabia, Poggiomarino e Torre del Greco), tutte le funzioni di tutela di competenza delle soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. A partire dalle zone più prossime ai siti archeologici, sono attualmente in corso altre attività finalizzate al contrasto all’abusivismo ed alla riqualificazione del territorio, tra le quali l’abbattimento dello Chalet Paradiso, un chiosco abusivo situato in un’area privata all’interno degli scavi di Pompei e la riacquisizione del suolo circostante, la rimozione della cartellonistica abusiva e nelle aree di tutela indiretta, la riqualificazione di piazza Esedra e la sistemazione delle aree su cui si esercita il commercio ambulante. Attività per la quale il Parco auspica di poter contare sulla collaborazione dell’Amministrazione comunale e degli altri enti territoriali coinvolti.

La posizione del fabbricato acquisito allo Stato rispetto alla Villa dei Misteri (foto parco archeologico di Pompei)

Il 19 febbraio 2021, con l’immissione in possesso da parte del Parco, è stata acquisita al patrimonio dello Stato l’area sovrastante l’antico ingresso di Villa dei Misteri, che ospita un vecchio casolare, ampliato abusivamente nel corso degli anni. L’operazione è stata assistita e supportata dall’Arma dei Carabinieri. L’acquisizione delle aree era stata intrapresa sin dal 2006 senza giungere a conclusione, poi ripresa nel 2017 con l’avvio della procedura espropriativa e finalmente ad oggi terminata. Il Parco potrà finalmente riqualificare l’area circostante l’antica Villa, che è patrimonio Unesco, rimuovendo gli abusi, perpetrati sin dal 1989 e contrastati invano, ed avrà la possibilità di estendere lo scavo archeologico, esplorando e mettendo in luce le sue relazioni con la città di Pompei e il territorio circostante.

Casolare sequestrato presso villa San Marco a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico di Pompei)

Allo stesso modo, il 4 gennaio 2021 a Stabia è stata effettuata la presa di possesso del fabbricato rurale e del terreno di pertinenza situati in località poggio di Varano a Castellammare di Stabia. In tal caso si tratta di un vecchio casolare, che ricade in prossimità del sito archeologico di Villa San Marco, al di sopra delle strutture archeologiche di pertinenza del ninfeo della villa romana nel sito dell’antica Stabiae, in un’area dichiarata di particolare interesse archeologico sin dal 1951. A seguito della compravendita di tali beni da parte di privati, avvenuta nel 1992, il parco archeologico di Pompei aveva esercitato la prelazione, ma la presa di possesso dei beni era stata ostacolata dall’occupazione abusiva da parte degli acquirenti. L’occupazione si è conclusa grazie all’emissione di un ordine di sgombero e dalla successiva immissione nel possesso dei beni che, pur essendosi svolta con il prezioso supporto delle forze di Polizia, non ha reso necessario il ricorso allo sgombero coatto. Nell’ottica della valorizzazione del sito archeologico di Stabia, l’obiettivo per il prossimo futuro è quello di prevedere un intervento capace di conciliare la conservazione e il riuso del fabbricato, e al contempo l’estensione degli scavi di Villa San Marco.

Cosa porta il 2021. Al Colosseo, appena saranno riammessi i visitatori, si potrà ammirare la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (che doveva aprire il 5 novembre, alla vigilia del nuovo lockdown). Ecco tutte le anticipazioni presentate on line dagli archeologi del Parco archeologico del Colosseo

L’home page della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” sul sito del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

È tutto pronto. Anzi, a dire la verità, è tutto pronto dal 5 novembre 2020, data fissata per la vernice della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (che però – solo due giorni prima – si è saputo sarebbe stato chiuso dal giorno dopo, 6 novembre). E quindi non si è fatto nulla (vedi Roma. Chiudono per Dpcm i quattro siti del parco archeologico del Colosseo: Foro Romano, Palatino, Colosseo e Domus Aurea. Sospesa la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”, in programma dal 5 novembre. Resta aperto il sito web: dirette dai cantieri di restauro, nuove rubriche ed eventi speciali. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato). Ora si attende solo l’ok alla riapertura dei musei e dei parchi archeologici da parte del Governo. Si spera nel 16 gennaio 2021. Comunque, se la mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” dovrebbe essere aperta non prima di marzo 2021, a un anno esatta dalla sua programmazione iniziale (vedi Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato), la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo potrebbe essere il primo regalo del 2021.

La mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” allestita nel II ordine del Colosseo attende solo i visitatori (foto Bruno Angeli)

Ma non sarà un’apertura “al buio”. Perché in questi due mesi lo staff del Parco archeologico del Colosseo ci ha regalato una serie di anticipazioni che ci fanno capire la portata della mostra e la qualità dei pezzi esposti, un’esperienza online ricca e approfondita sul complesso dialogo che lega le due realtà più famose dell’archeologia italiana, Roma e Pompei. La mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo è stata ideata dal compianto Mario Torelli, che ci ha lasciato il 15 settembre 2020 (vedi Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma | archeologiavocidalpassato). “Le opere esposte”, spiegano al PArCo, “sintetizzano senza mai banalizzare le molteplici relazioni, di carattere economico, sociale, culturale ed artistico, che hanno accompagnato Roma e Pompei dall’età sannitica fino all’eruzione del Vesuvio”.

Il manifesto della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” realizzato da Lorenzo Mattotti (foto PArCo)

“Ho scelto un’immagine tradizionale, vicina ai film peplum, in grado di attrarre l’attenzione di un pubblico ampio”, così l’illustratore Lorenzo Mattotti spiega il procedimento creativo che lo ha portato a visualizzare l’elemento grafico che accompagna il racconto, la narrazione e, in seguito, il ricordo della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”. “L’immagine del manifesto è epica e mitologica insieme, ma con un segno simbolista, quasi metafisico. La statua di Lare è incandescente, come se fosse stata appena fusa. Emerge dalla terra tra i due forti simboli di Pompei e Roma: le linee evocative del Colosseo e il vortice del fumo dell’eruzione del Vesuvio, in una sintesi alchemica dove l’assenza dei dettagli, che avrebbero distratto lo spettatore, trova una sintesi efficace nei pochi segni essenziali e nella forza visiva data dai colori accesi della composizione”.

La statua di Eumachia apre la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (foto PArCo)
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Il prof. Mario Torelli, etruscologo, archeologo, docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana, è morto all’età di 83 anni

La statua di Eumachia è collocata all’ingresso della sezione dedicata ad Augustus Pater Patriae. L’ha immaginata così la ricca nobildonna pompeiana, Eumachia, il professor Torelli, “grande Maestro che ci ha lasciato troppo presto”, scrivono gli archeologi del PArCo. “Studioso del mondo antico a tutto campo, ma anche intellettuale impegnato, Torelli è stato un padre fondatore della nuova scuola archeologica italiana, riuscendo a lasciare in eredità la passione militante per una conoscenza interdisciplinare e senza frontiere, di cui la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” allestita nell’Anfiteatro Flavio ne è una testimonianza”. Con la sua guida li archeologi del PArCo ci fanno scoprire qualcosa di più della nobildonna pompeiana: “Eumachia, vissuta in età augustea, era figlia di un ricco produttore di vino campano che si era trasferito a Pompei pochi decenni prima. La sua famiglia era forse discendente di Eumachos, lo storico greco di Napoli. Quel che è certo è che la donna andò in sposa ad un influente membro della famiglia pompeiana dei Numistrii e, divenuta vedova, ereditò dal marito la sua attività commerciale, affermandosi così come una delle persone più ricche ed influenti della città. A lei si deve la costruzione di un importante edificio pubblico nel foro di Pompei, noto come Edificio di Eumachia, destinato al culto imperiale, dal quale proviene la statua in mostra. La vita di Eumachia e la sua immagine ci raccontano così del ruolo di primo piano giocato dalle nobildonne romane sulla nuova scena pubblica fondata da Augusto”.

Busto in bronzo della dea Artemide proveniente da Pompei (foto Bruno Angeli)

Giardini porticati, terme domestiche, opere d’arte e decori preziosi: spazi per gli intimi piaceri di Afrodite e Dioniso. Una pratica del lusso – nel lessico dell’epoca etichettata come luxuria -, quella sperimentata tra II e I secolo a.C. in questa periferia sospesa fra il potere romano e il gusto ellenistico, a cui si deve il mito del “secolo d’oro” di Pompei. Con l’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo orientale, si assiste infatti ad una lenta ma inesorabile osmosi tra culture diverse fra loro, tanto a Roma quanto nelle altre città alleate della penisola. Gli intellettuali romani individuarono fin da subito il 146 a.C. come data-simbolo dell’inizio di questo grande mutamento, ossia l’anno della distruzione di Cartagine e Corinto: è proprio a partire da questo momento che i conquistatori romani sarebbero stati conquistati dal raffinato benessere e dalla cultura dell’ostentazione proveniente dall’Oriente.

Efebo in bronzo da Pompei (foto Bruno Angeli)
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Ricostruzione in mostra della Domus del Gianicolo (foto Bruno Angeli)

Se a Roma l’ostentazione del lusso veniva tollerata solamente nella dimensione pubblica, con la costruzione da parte dei generali vittoriosi di templi, teatri e terme, nelle province italiche (e in particolare a Pompei) lo sfoggio privato del lusso trovava un più ampio spazio di manovra. Videro così la luce alcune delle più straordinarie residenze come la Villa dei Misteri, mentre alcune case dell’élite pompeiana – prima fra tutte le Casa del Fauno – che si estendeva per quasi 3000 mq, iniziarono a fare a gara, per dimensioni e sfarzo, con le regge ellenistiche.

Pavimento in mosaico con pesci di mare dalla Casa del Fauno di Pompei (foto Bruno Angeli)

La “pratica del lusso” interessò tanto la città vesuviana quanto Roma tra il II e il I sec. a.C., favorita dall’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo orientale. Tra il III e il II sec. a.C., a seguito delle vittorie nelle Guerre puniche e in quelle macedoniche, il Mediterraneo era infatti ormai divenuto il mare nostrum dei Romani, permettendo ai mercatores italici di moltiplicare le opportunità di fare affari e ponendo le basi di un vero imperialismo economico. I numerosi schiavi giunti in Italia a seguito delle vittorie romane in Oriente permisero inoltre agli imprenditori di elaborare un nuovo modello produttivo, basato sul sistema servile ad uso della villa rustica: un modello che si diffuse rapidamente nell’Italia centromeridionale trasformando le coltivazioni locali in vere e proprie produzioni intensive, soprattutto di olio e vini pregiati.

La ricostruzione in mostra di una nave oneraria con le anfore per il trasporto del vino (foto PArCo)

I due prodotti più emblematici del grande commercio marittimo tardorepubblicano furono proprio il vino, proveniente in particolare dai vigneti della Campania costiera e pedemontana, e l’olio dell’area apula. Le rotte commerciali che trasportavano tali beni “di lusso” vengono oggi ricostruite dagli archeologi grazie allo studio delle anfore stipate in grandi navi mercantili, i cui resti sono oggetto di studio e ricerca da parte dell’archeologia subacquea. In mostra la ricostruzione di una nave mercantile (navis oneraria) lunga circa 35 metri e con una stiva di circa 30×3 metri. Permetteva il carico di due strati sovrapposti di circa 450 anfore (come quelle esposte in mostra e prestate dal museo nazionale Romano alle Terme di Diocleziano), del tipo “Dressel 1”, usate principalmente per il trasporto e commercio del vino. “È stato stimato – spiegano gli archeologi – che il peso totale del carico poteva arrivare a quasi 20 tonnellate, delle quali circa 10 di vino pregiato. Il prezzo della vendita di questo vino (principalmente Falerno) variava dai 4 ai 5 sesterzi al litro, equivalente a circa 25 euro di oggi. Con la stiva piena quindi questa nave poteva trasportare un carico di grande valore pari a 1.125.000 euro!”.

Ritratto di Livia da Palestrina (foto Bruno Angeli)
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Statuetta di una dea indiana trovata a Pompei (foto Bruno Angeli)

Roma e Pompei: una capitale, la cui storia è universalmente nota, e una città di provincia, “fotografata” nel tragico istante della catastrofe. Una mostra e un catalogo Electa che offrono uno sguardo inedito sul rapporto, ancora attuale, che ha intimamente legato due realtà sociopolitiche. “Con la mostra “Pompei 79 d-C. Una storia romana” e il suo catalogo si è voluto ricostruire, con materiali di alto contenuto storico e di grande impatto visivo, il rapporto tra Roma e Pompei, un rapporto che vede sin dalla piena età repubblicana Roma in posizione dominante, e che conosce una prima fase, quella dell’alleanza, nella quale Pompei, come gran parte del mondo italico, affianca Roma nella conquista dell’Oriente, traendone grandi bottini ed enormi masse di schiavi, risorse in grado di generare un’economia agraria e manifatturiera capace di invadere con i suoi prodotti l’intera area mediterranea: in questa fase la ricchezza e il lusso dell’aristocrazia della capitale si espandono nella periferia, che a volte può perfino superare i livelli del centro”.

Affresco da Moregine con processione sacra (foto Bruno Angeli)

In seguito, nel corso del I secolo a.C., le convulsioni che scuotono l’intera Penisola riducono Pompei allo stato di colonia di Roma: il racconto di questa seconda fase disegna una periferia che entusiasticamente segue il modello del centro, senza mai poterne uguagliare gli splendori, fino al declino sopraggiunto per l’intera Penisola e per Pompei, in particolare nel breve periodo tra il devastante terremoto del 62 d.C. e la tragica fine dell’eruzione del 79 d.C.

Arriva in anteprima esclusiva al cinema “Pompei. Eros e Mito” di Pappi Corsicato, un viaggio indietro nel tempo di duemila anni tra miti e personaggi che hanno reso immortale questo sito archeologico unico al mondo

Locandina del film “Pompei. Eros e mito” di Pappi Corsicato

Gli scavi di Pompei sono frequentati milioni di visitatori

Arriva in anteprima esclusiva al cinema “Pompei. Eros e Mito” di Pappi Corsicato. Con quattro milioni di visitatori all’anno provenienti da ogni parte del globo, Pompei è il sito archeologico più famoso al mondo, un luogo unico, una città perduta e ritrovata, animata nel corso dei secoli da passioni violente e dotata di un estro e una vitalità straordinari. I giochi di potere, i legami amorosi, l’ambizione smodata e il genio creativo si percepivano per le strade, si respiravano nei templi e si possono ammirare ancora oggi negli affreschi, nelle rovine, nei reperti sopravvissuti alla drammatica eruzione del 79 d.C.

Affresco pompeiano con “Leda e il Cigno” conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Il regista Pappi Corsicato

In uscita al cinema solo il 9, 10, 11 novembre 2020, “Pompei. Eros e Mito” è diretto dal poliedrico Pappi Corsicato, che di recente ha firmato anche il documentario dedicato a Julian Schnabel. Prodotto da Sky, Ballandi e Nexo Digital, in collaborazione e con il contributo scientifico del parco archeologico di Pompei e con la partecipazione del Mann, museo Archeologico nazionale di Napoli, “Pompei. Eros e Mito” è un viaggio che ci guida indietro nel tempo di duemila anni. Vengono messi a nudo i miti e i personaggi che hanno contribuito a rendere immortale questo sito archeologico unico al mondo che l’Unesco ha inserito nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dalla storia d’amore tra Bacco e Arianna nella celebre Villa dei Misteri al rapporto ambiguo tra Leda e il Cigno, dalle lotte gladiatorie sino alla disperata ricerca dell’immortalità di Poppea Sabina (seconda moglie dell’imperatore Nerone), il docu-film metterà in scena e analizzerà anche i lati meno noti e più segreti della città. Gli stessi che nel XVIII secolo portarono la Chiesa Cattolica a nascondere alcuni dei reperti più scandalosi e scabrosi recuperati duranti gli scavi.

L’attrice Isabella Rossellini narratrice d’eccezione attraverso le strade di Pompei (foto Daniele Cruciani)

Gladiatori a Pompei nel film “Pompei. Eros e mito” di Pappi Corsicato (foto di Federica Belli)

A condurci attraverso le strade di Pompei sarà una narratrice d’eccezione: la pluripremiata Isabella Rossellini. La sua presenza e la sua voce accompagneranno gli spettatori in un percorso elegante e serrato che mostrerà come i miti e le opere ritrovate abbiano ammaliato e influenzato artisti come Pablo Picasso e Wolfgang Amadeus Mozart. Arricchiscono il percorso tra storia e arte anche le rievocazioni dei miti in chiave contemporanea ideate da Pappi Corsicato: Bacco, Arianna, Teseo, Leda, solo per citarne alcuni, indossano abiti moderni e sono sospesi in un tempo che appartiene sia al passato che al presente, per mostrare quanto l’eredità di Pompei sia ancor oggi una continua fonte di ispirazione artistica.

Il mito di Arianna e Teseo ricostruito nel film “Pompei. Eros e mito” di Pappi Corsicato (foto Federica Belli)

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei (foto Still)

La colonna sonora originale del docu-film, in uscita per Nexo Digital/Sony Masterworks dal 6 novembre 2020, è firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino, che ormai da anni si cimenta raccontando in musica l’arte mondiale, tanto da essere stato premiato ai Nastro d’Argento 2019 con una Menzione Speciale per le colonne sonore originali dei film. Tra gli interventi del film quelli di Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Andrew Wallace-Hadrill, professore emerito di Studi classici, università di Cambridge; Catharine Edwards, professore di Studi classici e Storia antica – Birkbeck, università di Londra; Darius Arya, direttore American Institute for Roman Culture; Ellen O’Gorman, professore associato di Studi classici, università di Bristol.

Il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna mostra l’affresco dei gladiatori scoperto nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Carlo di Borbone: promosse gli scavi di Ercolano e Pompei

Era il 1748 quando re Carlo III di Borbone promosse i primi scavi ufficiali a Pompei a seguito dei primi ritrovamenti della vicina Ercolano. Fu da quel momento che cominciarono a riemergere con sempre maggior chiarezza i dettagli della catastrofe del 79 d.C., anno in cui il Vesuvio seppellì intere città, tra cui Pompei ed Ercolano, e tutto il territorio circostante. Nel corso degli scavi di Pompei sono stati rinvenuti tesori, statue, affreschi, mosaici, reperti di vita quotidiana, ma anche ville e abitazioni private che ancor oggi ci raccontano la vita di una città vivace, con giardini, fontane e imponenti apparati decorativi. Sarà lungo queste antiche vie e grazie alle opere conservate al Mann – museo Archeologico nazionale di Napoli, che si avrà modo di conoscere la vita degli abitanti di Pompei prima dell’eruzione. Attenzione particolare sarà dedicata al Gabinetto Segreto del Mann, istituito dai Borbone per custodire i reperti più “scandalosi” ed esplicitamente erotici.

La tragedia di Pompei si “vive” nei calchi dei suoi abitanti sepolti dall’eruzione del Vesuvio

Le storie esplorate sono quelle di uomini e donne di cui ci restano tracce concrete perché quando il flusso piroclastico ad altissima temperatura che investì Pompei ne provocò la morte istantanea per shock termico, i corpi delle vittime rimasero nella posizione in cui si trovavano lasciando la propria impronta dopo la decomposizione. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, poco più di un centinaio di calchi sono stati realizzati da queste impronte, ispirando poeti e artisti, tra cui lo stesso Roberto Rossellini, che dedicò alla scoperta di alcuni calchi una celebre scena del “Viaggio in Italia”.

Da Stromboli a Pompei per raccontare “La parabola della morte”: Volcano Extravaganza, il festival di arte contemporanea, approda alle falde del Vesuvio con una performance tra la Villa dei Misteri e la Villa delle Colonne a Mosaico

La villa dei Misteri a Pompei accoglie i partecipanti al festival Volcano Extravaganza 2019 (foto Graziano Tavan)

“La parabola della morte”: dall’isola di Stromboli a Pompei, alla Villa dei Misteri e alla Villa delle Colonne a Mosaico. La morte e il destino ineluttabile sono il tema di un intervento artistico che, partendo dall’isola di Stromboli, si conclude al Parco Archeologico di Pompei il 21 luglio 2019, nell’ambito di Volcano Extravaganza, Festival di arte contemporanea. A curare il festival, alla sua nona edizione, concepito e promosso dal Fiorucci Art Trust, ogni anno viene invitato un artista internazionale che – insieme al direttore del Trust Milovan Farronato – definisce un tema e seleziona gli altri artisti partecipanti. Il titolo di questa edizione, co-curata da Farronato con l’artista Maria Loboda, prende ispirazione da “Appuntamento a Samarra”, la parabola della morte inevitabile che apparve per la prima volta nel Talmud Babilonese (III-V sec. d.C.) nella storia mesopotamica del Sukkah 53°, come raccontato da W. Somerset Maugham nel 1933. L’oratore è la Morte e racconta: “Un mercante di Bagdad mandò il suo servo al mercato per fare provviste, dopo poco il servo tornò, pallido e tremante, e disse: ‘Padrone, proprio adesso mentre ero al mercato, sono stato spintonato da una donna nella folla e quando mi sono girato ho visto che era la Morte. Lei mi ha guardato e mi ha fatto un gesto minaccioso. Presto, prestami il tuo cavallo, cavalcherò via da questa città ed eviterò così il mio destino. Andrò a Samarra e là la Morte non mi troverà’. Il mercante gli prestò il suo cavallo, il servo lo montò affondando i suoi speroni nei fianchi dell’animale e, veloce quanto il cavallo riusciva a galoppare, scappò. Quindi anche il padrone andò al mercato e mi vide in mezzo alla folla, venne da me e disse: ‘Perché hai fatto un gesto minaccioso al mio servitore quando l’hai visto stamattina?’, ‘Non era affatto un gesto di minaccia’, disse, ‘era solo un sussulto di sorpresa. Ero stupito di vederlo a Bagdad, perché stasera avevo un appuntamento con lui a Samarra’.”

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei

Il direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, dà il benvenuto suo e di tutto il Parco Archeologico di Pompei all’evento: “La vita come la morte, la grande Storia come le storie – intese come i racconti dei singoli, le leggende, le opere degli artisti o le teorie dei filosofi… – sono la materia stessa di cui è costituita non solo la realtà ma anche il mito di Pompei. Sono felice che questa realtà e questo mito sempre contemporanei continuino a svilupparsi anche grazie a progetti di rilievo internazionale come il festival Volcano Extravaganza, la cui artistic leader quest’anno è Maria Loboda, artista già presente nella mostra “Pompei@Madre. Materia Archeologica”. Un ringraziamento va quindi innanzitutto a lei e a tutti gli artisti partecipanti, insieme al co-curatore Milovan Farronato, quest’anno anche direttore artistico del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, a Andrea Viliani, direttore artistico del Madre, che ha creato questo nuovo e sorprendente rapporto, e a Nicoletta Fiorucci e al Fiorucci Art Trust, che generosamente supporta questo progetto che dal vulcano di Stromboli il 21 luglio giunge, con l’entusiasmo fecondo dei suoi partecipanti, alle falde del Vesuvio. Un ringraziamento particolare va inoltre allo staff del Parco Archeologico di Pompei che, con passione, ha coordinato questo evento. Benvenuta a Pompei, Volcano Extravanganza”.

L’isola di Stromboli, prima tappa del festival Volcano Extravaganza 2019

In passato la durata del festival variava, alcune edizioni sono perdurate per una settimana, altre invece si sono estese per due mesi, costellate da eventi a intervalli regolari. Da qualche anno, Volcano Extravaganza si svolge durante un fine settimana di luglio; il fatto che performance, interventi e mostre siano concepite e prodotte in situ, e il valore dato alla collaborazione tra gli artisti e all’improvvisazione, è da sempre una costante del progetto. Questo anno il festival Volcano Extravaganza è durato quattro giorni ed è iniziato sull’isola di Stromboli (18,19 e 20 luglio 2019), per poi continuare e concludersi a Pompei (la sera del 21 luglio 2019). Come il servo nella parabola, i visitatori avranno l’opportunità di sperimentare la traslazione tra due luoghi e due contesti diversi: da Baghdad a Samarra così come da Stromboli a Pompei. Per la durata del festival, i due luoghi ospitano una serie di situazioni visive e performative. Alcuni accadono simultaneamente, altri si ripetono in modo identico o con delle varianti. Seguendo lo spirito della parabola e l’incontro inevitabile con il destino, qualora qualcosa sfuggisse allo spettatore sull’isola, sarà probabilmente ad aspettarlo sulla terraferma. Ogni intervento artistico può essere percepito o intuito attraverso furtive occhiate, essi non sono necessariamente spiegati o segnalati ma diventano gradualmente parte della storia. Alcuni performer, come personaggi di una pièce Fin de Siècle, immergono il pubblico nelle loro realtà. Simbolicamente una domanda (Stromboli) e una risposta (Pompei), i due luoghi sono come lo scenario di un giallo; tutto quello che non è successo nel primo, sarà risolto nel secondo. Anche i due vulcani, lo Stromboli e il Vesuvio, sono fonti di potere a due facce, da amare e temere.

La locandina del festival di arte contemporanea “Volcano Extravaganza 2019” tra Stromboli e Pompei

L’artista Prem Sahib

Domenica 21 luglio 2019 gli ospiti si trasferiranno in aliscafo dall’isola alla terraferma, e verranno portati al Parco Archeologico di Pompei per la serata di chiusura di Volcano Extravaganza 2019. La prima tappa della serata (ore 19,40) consisterà in una passeggiata che li condurrà attraverso la Villa dei Misteri. Lungo il percorso i visitatori incontreranno alcuni performer, che fanno parte del contributo di Maria Loboda al festival. Saranno personaggi ispirati al cinema, alla letteratura o a precedenti performance dell’artista. Queste figure, avvistate nei giorni precedenti a Stromboli, si riveleranno in modo più definitivo a Pompei. All’interno della Villa dei Misteri gli ospiti avranno anche l’opportunità di visitare una breve mostra di dipinti di Lucas Arruda, composta esclusivamente da piccoli e ripetitivi paesaggi marini. A conclusione della visita guidata si arriverà alla Villa delle Colonne a Mosaico dove all’imbrunire il filosofo Federico Campagna, come un oracolo, illuminerà gli stanti sui concetti di morte e di destino, e sulle loro circostanze e le loro conseguenze. Alla fine dell’intervento, gli ospiti torneranno sui loro passi, verso la Villa dei Misteri, e lungo il percorso incontreranno anche la performance di Prem Sahib, Cruising Pompeii. Il ricevimento offerto da Nicoletta Fiorucci per celebrare la conclusione del festival avrà luogo presso l’atrio della Villa di Diomede.