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Lunedì speciale a Pompei: riapre via del Vesuvio con la recente scoperta della Casa di Leda e il cigno, e la casa degli Amorini dorati. E per la prima volta il pubblico ammirerà le Terme centrali. In questa occasione anteprima del libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” che racconta i recenti scavi attraverso lo sguardo del direttore del parco archeologico Massimo Osanna

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

La copertina di Massimo Osanna libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (ed. Rizzoli)

“Come ogni città viva Pompei è un sistema di relazioni, un fluire incessante di cambiamenti, un laboratorio di sperimentazioni, di emozioni, di conoscenza”, scrive Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, nel suo libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (ed. Rizzoli) che verrà presentato in anteprima stampa lunedì 25 novembre 2019, alle 11, nella sala convegni di San Paolino all’interno del parco archeologico di Pompei. E poi, due presentazioni per il pubblico, lunedì 25 novembre 2019, alle 18, al teatro di Costanzo Mattiello, in via Sacra 37, a Pompei (Na) e martedì 26 novembre 2019, alle 17.30, al teatro Mercadante, in piazza Municipio, a Napoli. Il volume sarà in distribuzione nelle librerie dal 26 novembre. Affreschi, dipinti, mosaici. E ancora domus, taverne, tombe. Il direttore del Parco Archeologico di Pompei ci guida nel più grande museo a cRegio ielo aperto del mondo, in un percorso avvincente tra le nuove scoperte.

La domus degli Amorini Dorati a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Le Terme centrali di Pompei aprono al pubblico (foto parco archeologico Pompei)

Lunedì 25 novembre 2019 è un giorno speciale per Pompei. Proprio in occasione della presentazione del libro che racconta i recenti scavi attraverso lo sguardo del direttore del parco archeologico, riaprono via del Vesuvio con la casa di Leda e il cigno, e le terme centrali, per la prima volta visibili al pubblico. La riapertura, alle 11, di via del Vesuvio arriva al termine degli interventi di messa in sicurezza dei fronti di scavo che stanno interessando i 3 chilometri di perimetro che costeggia l’area non scavata dell’antica città, nell’ambito del Grande Progetto Pompei. La restituzione alla fruizione della strada e degli edifici che vi si affacciano, permetterà al pubblico di ammirare, per la prima volta la domus di Leda e il cigno (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/11/19/pompei-a-luci-rosse-dalla-camera-da-letto-della-casa-di-via-del-vesuvio-leccezionale-sensuale-affresco-con-leda-moglie-del-re-di-sparta-ingravidata-da-zeus-trasformatosi-in-cigno-e-l/, https://archeologiavocidalpassato.com/2019/02/14/pompei-nuova-eccezionale-scoperta-nella-regio-v-liberata-tutta-la-stanza-con-leda-e-il-cigno-unalcova-raffinata-e-sensuale-e-nellatrio-trovato-un-affresco-di-narciso-am/) rinvenuta nel corso degli scavi alla Regio V e, a seguito dei recenti restauri, il complesso delle Terme Centrali, mai finora accessibile (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/04/25/pompei-aveva-cercato-di-salvarsi-dalleruzione-del-vesuvio-nelle-terme-centrali-invano-dopo-duemila-anni-trovato-lo-scheletro-di-un-bambino-giovane-vittima-delleruzione-ritrovame/). Riapre al pubblico anche la Casa degli Amorini Dorati al termine degli interventi di manutenzione.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V (foto parco archeologico Pompei)

Gli straordinari ritrovamenti frutto dei nuovi scavi, tra cui quello della vasta area del “cuneo” – posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio Frontone – sono stati raccontati nel loro aspetto storico scientifico, ma anche più romantico legato all’emozione delle scoperte stesse, nel libro del direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, che ne ha curato gli scavi. Massimo Osanna è professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli Federico II. Ha insegnato nell’università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la soprintendenza speciale di Pompei; dal 2016 è direttore generale del Parco Archeologico, riconfermato per un altro mandato nel 2019.

Il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna mostra l’affrresco dei gladiatori scoperto nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Quanto restava della Schola Armatorarum dopo il crollo del 2010 (foto coordinamento Uil beni culturali)

Il Grande Progetto Pompei deve essere ultimato entro il dicembre 2019

È l’alba del novembre 2010. Poco prima che aprano i cancelli ed entrino i visitatori, a Pompei collassa uno degli edifici più celebri, la Schola Armaturarum. La notizia fa il giro del mondo, i giornali italiani e internazionali denunciano a gran voce lo stato di incuria in cui versa il fiore all’occhiello del patrimonio archeologico del nostro Paese. Sono passati quasi dieci anni da allora. Anni intensi e di duro lavoro, che hanno permesso, grazie soprattutto all’avvio del Grande Progetto Pompei, di mettere in sicurezza la maggior parte delle rovine, di riprendere le indagini e gli interventi di scavo, di valorizzare al meglio quello che Chateaubriand definiva “il più meraviglioso museo della Terra”. Massimo Osanna, oggi al secondo mandato da direttore generale del Parco Archeologico, è – insieme a una nutrita squadra di collaboratori – uno dei protagonisti della “resurrezione”, ed è lui a guidarci in queste pagine tra le nuove scoperte realizzate negli ultimi anni. Affreschi, come la celebre immagine di Leda e il cigno rinvenuta nel 2018; splendidi mosaici come nella Casa di Orione, ricchissime domus rimaste sepolte fino a oggi, e ancora pitture, graffiti, architetture che vengono qui presentati per la prima volta in forma estesa al grande pubblico. Al contempo, Osanna ci restituisce “il presente di duemila anni fa”, illustrando con registro divulgativo ma approccio scientifico dove e come vivevano gli uomini e le donne travolti dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., cittadini di una città che non è mai morta davvero. Una biografia dei pompeiani che passa anche per gli oggetti (monete, gioielli, vasi, amuleti) e per le abitudini (dai ludus con i gladiatori e le bestie alla dieta), fino al momento fatale in cui il vulcano irrompe e immobilizza il fluire della vita. Un libro non solo per specialisti, corredato da immagini inedite, capace di farci “ritrovare” il tempo di Pompei, un eterno quotidiano – per molti versi così simile al nostro – conservato nei secoli sotto una spessa coltre di ceneri e lapilli.