Archivio tag | Via dell’Abbondanza

Parco archeologico di Pompei. Al ministro Franceschini in visita presentato il bilancio del Grande Progetto Pompei: conclusa la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III. Risultati raggiunti e scoperte in cifre

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Pompei, obiettivo raggiunto: si è conclusa con la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III il piano straordinario di salvaguardia delle strutture archeologiche della città antica, avviato nel 2014 con il Grande Progetto Pompei. In cinque anni sono stati eseguiti 76 interventi relativi ai 5 piani di intervento previsti dal Grande Progetto Pompei, di cui 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche), 8 per il piano della conoscenza, 2 per il piano della sicurezza, 7 per il piano della capacity building, 8 per la fruizione e comunicazione. 75 sono gli interventi conclusi, di cui su 5 cantieri sono in corso le fasi di collaudo. Resta in via di conclusione il cantiere “di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo” (GPPM), ovvero dei 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei. Di questo grande cantiere è stato già portato a termine l’intervento sui fronti di via del Vesuvio, di recente restituita alla fruizione con l’apertura della casa di Leda e il cigno, e nell’area del cosiddetto “cuneo”, dove sono venute in luce due domus di pregio con suggestivi affreschi, mosaici e reperti e il vicolo dei balconi, che ha ricongiunto il vicolo delle Nozze d’argento con l’arteria principale di via di Nola. Il totale della spesa al 30 gennaio 2020 è di 92 milioni di euro. “Pompei è una storia di rinascita e riscatto, un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari”, commenta Dario Franceschini, ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, in visita ufficiale nell’area degli scavi. “Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari che sono sotto gli occhi di tutti e che sono motivo di orgoglio per l’Italia“. E il direttore generale Massimo Osanna: “A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”.

Il grande cantiere di via dell’Abbondanza a Pompei dove si affacciano le sei domus restaurate (foto parco archeologico Pompei)

Messa in sicurezza nelle Regiones I, II e III. Il cantiere diretto da un team di architetti, archeologi, ingegneri e restauratori si è concluso dopo quindici mesi di lavoro, interessando una vasta area – le Regiones I e II nel quadrante sud orientale della città e la Regio III, solo parzialmente scavata, che si sviluppa tra via dell’Abbondanza a Sud e via di Nola a Nord, comprendente le botteghe e i numerosi thermopolia lungo la via Stabiana, le domus poste tra via dell’Abbondanza e via di Castricio, le grandi dimore urbane di Octavio Quartio e Giulia Felice, la casa del Triclinio all’aperto e il Foro Boario con gli annessi vigneti fino all’Anfiteatro. I lavori hanno attuato interventi specifici di restauro strutturale delle murature, messa in sicurezza degli apparati decorativi e rifacimento delle coperture, oltre che nella messa in opera controllata di presidii per salvaguardare situazioni specifiche di instabilità delle strutture murarie. In particolare, l’utilizzo di presidii statici sempre più snelli e sofisticati ha consentito di liberare le strade e le antiche strutture da ingombranti puntelli. Il rifacimento dei battuti dei pavimenti ha poi migliorato il livello di fruizione delle aree. Resta in via di completamento il grande intervento di consolidamento dei fronti di scavo, con i 3 chilometri di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei con il cosiddetto cuneo nella Regio V. Già alla fine del 2018, lungo via del Vesuvio, la restituzione alla fruizione della strada ha permesso di rendere visibile per la prima volta al pubblico la domus di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti più recenti e suggestivi dei nuovi scavi della Regio V.

Il Grande Progetto Pompei doveva essere ultimato entro il dicembre 2019

Pompei in cifre. Ecco alcuni dati che danno un’idea dell’impegno e della misura degli interventi nel cuore del parco archeologico di Pompei che, in questi anni, ha visto crescere progressivamente il numero di visitatori, dai 2.668.178 del 2014 ai 3.937.468 del 2019, pari a un +47,5%. Il Grande Progetto Pompei ha contato su un importo complessivo di 105 milioni, il 75% del quale coperto da un cofinanziamento Ue e il 25% da una quota nazionale, con il quale sono stati finanziati 76 interventi. La messa in sicurezza del sito archeologico ha interessato 50 km di colmi murari, con 30mila mc di murature e 10mila mq di intonaci. E la messa in sicurezza ha interessato 2,7 chilometri di fronti di scavo, con l’indagine archeologica di oltre 2mila mq, noti come il “cuneo”. Per il GPP sono state coinvolte 781 imprese. E oggi, nell’ambito del progetto “Percorso Pompei per tutti”, sono disponibili 4 chilometri di itinerario facilitato per persone con difficoltà motoria.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V (foto parco archeologico Pompei)

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

Scoperte nella Regio V. È stata portata in luce un’ulteriore parte della città antica, con vicoli e domus, rivelando apparati decorativi (affreschi, mosaici) di grande pregio oltre a numerosi reperti (tra cui diversi oggetti di uso quotidiano) e a ritrovamenti di vittime dell’eruzione. Nell’area del cosiddetto cuneo, posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio frontone sono emerse 2 domus e “il vicolo dei balconi”, che ha permesso di ricongiungere la grande arteria di via di Nola, già alla luce e visitabile dai turisti, con il vicolo delle Nozze d’argento, finora non interamente riportato in luce. Durante l’intervento sono stati rimossi 30mila mc di materiale di scavo (lapilli, cenere e terreno), con la scoperta di 1167 cassette e 168 colli di reperti archeologici (tra frammenti di intonaci, marmi, gocciolatoi, vasi in vetro, oggetti in bronzo e altro ), 73 anfore di cui 52 integre, 7 ricomponibili e 14 tagliate e riutilizzate per altri scopi. Nelle ricerche sono stati coinvolti archeologi, architetti, restauratori, ingegneri, geologo, vulcanologo, antropologo, paleobotanico, zooarcheologo. E nei cantieri di scavo sono state utilizzate tecniche di rilievo (Drone, asta telescopica, laser scanner, georadar); Indagini di conoscenza delle strutture e tecniche murarie (endoscopia, prove soniche, prelievo di campioni di malte nella fase immediatamente successiva allo scavo); indagini sui reperti durante le attività di scavo (indagini paleobotaniche sui reperti rinvenuti nei giardini, analisi morfologiche e chimico fisico per la determinazione dei materiali utilizzati, analisi palinologiche); analisi antropologiche.

Pompei. Per due giorni aperti i cubicoli floreali della Casa del Frutteto: restauratori a disposizione dei visitatori. E per le feste natalizie itinerario alla scoperta dei più bei giardini interni alle domus

La vegetazione lussureggiante dipinta sulle pareti, ad avvolgere il riposo degli antichi abitanti della Casa del Frutteto a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Porte aperte per due giorni ai cubicoli floreali (stanze da letto) della Casa del Frutteto a Pompei decorati con limoni e corbezzoli, piante da frutto e ornamentali, uccelli svolazzanti, e un albero di fico a cui è avvinghiato un serpente. Una vegetazione lussureggiante dipinta sulle pareti, ad avvolgere il riposo degli antichi abitanti di questa dimora posta su via dell’Abbondanza, che conserva uno dei più begli esempi di pittura di giardino rinvenuti nella città. Il 19 e il 20 dicembre 2019 i visitatori potranno osservare da vicino il delicato lavoro di restauro che sta interessando questi affreschi. L’intervento in corso, a cura dei restauratori del Parco Archeologico di Pompei, è realizzato con fondi ordinari. I restauratori saranno a disposizione durante le due giornate, per mostrare e raccontare le minuziose tecniche di restauro applicate alle pitture. Un’occasione per ammirarne in anteprima i colori e i dettagli, in attesa dell’apertura della domus prevista per il 1° febbraio 2020, al termine dei lavori.

Il grande albero di fico con il serpente dipinto nella Casa del Frutteto a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Gli affreschi raffigurano in uno degli ambienti un giardino luminoso, immaginato di giorno nel pieno rigoglio del verde, con una tale precisione di dettagli da rendere possibile il riconoscimento delle specie vegetali e nell’altro, un giardino immerso nel buio della notte, con tre alberi di diversa grandezza, tra cui il grande fico con il serpente, auspicio di prosperità. A differenza di quanto attestato in altre case dove la pittura di giardino era riservata alle sale di rappresentanza, qui la si trova nei cubicoli. In alcuni ambienti, le raffigurazioni sono, inoltre, arricchite da motivi egittizzanti con riferimenti a Iside, probabile segno di devozione alla dea da parte del proprietario.

Il giardino della Casa del Frutteto a Pompei è popolata di uccelli svolazzanti (foto parco archeologico Pompei)

La domus, scavata parzialmente nel 1913 e poi nel 1951, presenta il classico impianto ad atrio, attorno al quale si dispongono vari ambienti e nella parte posteriore uno spazio verde con un triclinio estivo, utilizzato durante la stagione calda in alternativa al più interno triclinio. I giardini ornamentali, sia raffigurati sulle pareti ad ampliare lo spazio visivo degli ambienti, sia come spazi verdi interni, laddove la dimora lo consentiva, caratterizzavano molte delle abitazioni dell’antica città. Due splendidi esempi di giardini interni sono quelli della Casa dell’Efebo e di Trittolemo, di recente restituiti al loro splendore, a seguito degli interventi di manutenzione del verde, che ne hanno previsto la risistemazione secondo progetti non impattanti e criteri storico-botanici nella scelta dell’essenze.

Ambienti affrescati nella Casa del Frutteto a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Durante le festività natalizie – dal 23 dicembre 2019 – i visitatori di Pompei potranno ammirare queste e altre domus caratterizzate da bella vegetazione, in un vero e proprio itinerario del verde. Oltre alla casa di Trittolemo e dell’Efebo, tra le belle domus dotate di ampi giardini interni meritano una visita: la casa degli Amorini Dorati, anche essa riaperta da poco dopo gli interventi di manutenzione, la Casa dell’Ancora con il singolare giardino sottoposto, la Casa del Menandro, i Praedia di Giulia Felice, la Casa della Venere in Conchiglia, la Casa di Marco Lucrezio su via Stabiana.

Dal Foro Triangolare al Tempio di Esculapio, dalle botteghe di Via dell’Abbondanza nell’Insula VII: nuovi scavi e ricerche a Pompei in collaborazione con università italiane e straniere

Il tempio di Esculapio nel quartiere dei teatri a Pompei

Dal Foro Triangolare al Tempio di Esculapio, dalle fulloniche della Regio VI alla Necropoli di Porta Sarno, dalle botteghe di Via dell’Abbondanza nell’Insula VII, alla Casa del Leone presso l’Insula Occidentalis: sono diverse le campagne di studio condotte dal Parco archeologico in collaborazione con l’università Federico II di Napoli o le concessioni come quelle dell’università di Genova, l’École Française de Rome e l’università di Rouen, la universidad Europea de Valencia sotto la supervisione del Parco, nonché l’attività di scavo presso il sito di Civita Giuliana con il supporto della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. A Pompei proseguono le attività di ricerca e di studio condotte in collaborazione con università italiane e straniere in città e nel suburbio per approfondire la conoscenza delle fasi più antiche della città e acquisire ulteriori elementi relativi alla storia degli spazi urbani, al loro impiego nel tempo e alla influenza sulla vita sociale ed economica della città. Una conoscenza che è alla base della tutela e della salvaguardia del sito.

Nuove ricerche a Pompei in collaborazione con le università

Nell’area del Foro Triangolare si è concluso il progetto di scavi in collaborazione con il dipartimento di Studi Umanistici dell’università di Napoli “Federico II”, avviato nel 2016, volto a definire le diverse fasi edilizie del circuito murario urbano in questo settore della città e a stabilirne le relazioni con il vicino portico occidentale e con il cosiddetto Tempio Dorico. Le indagini di scavo del 2017 avevano portato alla luce due tratti murari posti in prossimità della Schola (tomba a esedra): il primo, una porzione di muro in grandi blocchi di tufo, rinvenuto dal Maiuri, l’altro un muro in opera incerta. Le indagini hanno analizzato il rapporto tra i due tratti murari rintracciati, per chiarirne la cronologia e contribuire a definire lo sviluppo delle mura urbane in questo tratto e la loro strutturazione nel corso del tempo. È molto probabile che questo settore del Foro Triangolare fosse interessato tra III e II secolo a.C. dalla presenza di un imponente sistema difensivo costituito da una struttura a doppia cortina e nucleo interno.

Scavi nell’area del tempio di Esculapio con studenti dell’università Federico II di Napoli

Nell’ambito dello stesso progetto è stato condotto e concluso lo scavo al Tempio di Esculapio (Asclepio in greco), posto nel Quartiere dei Teatri, all’incrocio tra via di Stabia e la cosiddetta via del Tempio di Iside, allo scopo di riesaminare la struttura dell’edificio per ricostruirne le fasi edilizie, dalla sua costruzione all’eruzione del 79 d.C. Per molto tempo, l’attribuzione di questo luogo di culto è stata controversa. Si riteneva che il tempio fosse dedicato a Giove Meilichio, divinità ctonia e funeraria, il cui culto difficilmente trova spazio all’interno delle città. Studi recenti tendono ad attribuire la titolarità del culto al dio della medicina e della guarigione, Asclepio. Attribuzione già sostenuta da J. J. Winckelmann sulla base del rinvenimento di due statuette (secondo lo studioso, raffiguranti Asclepio stesso e Salus), e rafforzata dal rinvenimento di una cassetta contenente strumenti chirurgici e decorata da un rilievo in bronzo raffigurante il dio.

Scavi negli spazi urbani della produzione a Pompei

L’evoluzione delle installazioni produttive e le produzioni tessili e dell’antica Pompei sono, invece, oggetto del programma di ricerca “Spazi urbani di produzione e storia delle tecniche a Pompei e Delo” condotto dall’ École Française de Rome e dall’Università di Rouen sulle fulloniche e su una bottega della Regio VI, con l’obiettivo di comprendere il funzionamento dell’economia urbana attraverso le attività produttive di due città antiche. Presso la necropoli di Porta Sarno, invece, durante uno scavo di emergenza del 1998-‘99 furono scoperte alcune tombe sannitiche e due recinti funerari romani. Quest’estate si è avviata la prima campagna del progetto di studio e indagine scientifica , oggetto della convenzione con il Colegio de Doctores y Licenciados de Valencia, la Universidad Europea de Valencia e l’Institut Valencià de restauració I Conservació sotto la direzione di R. Albiach e L. Alapont, finalizzata al restauro dei monumenti funerari e alla documentazione fotogrammetrica e planimetrica della necropoli.

Silvia Pallecchi (università di Genova)

Luigi Cicala (università di Napoli)

Gli scavi archeologici in alcune botteghe di Via dell’Abbondanza (in corrispondenza della Regio VII, Insula 14) condotti dall’università di Genova (coordinamento equipe universitaria prof. Silvia Pallecchi), hanno permesso il recupero di varie tipologie di materiali (ceramica, intonaci, metalli, reperti faunistici, malacofauna, monete, carporesti), utili per la comprensione di questi spazi e della loro articolazione in un periodo compreso tra il II sec. a.C. e il 79 d.C. Lo studio, attualmente in corso, dei reperti qui ritrovati è preziosa fonte di informazione sugli aspetti della vita quotidiana, degli usi e costumi degli abitanti di Pompei. Presso l’Insula Occidentalis, un nuovo tratto del peristilio della Casa del Leone (VI 17, 25), è emerso nel corso delle recenti indagini condotte dal Parco, in collaborazione con l’università di Napoli Federico II, (coordinatore dell’equipe universitaria prof. Luigi Cicala). L’area del peristilio, posta su uno dei terrazzamenti inferiori del complesso abitativo era, difatti, stata reinterrata dopo gli scavi borbonici. Oggi lo studio di tali ambienti è fondamentale, anche in funzione del progetto di musealizzazione del soprastante Laboratorio di Ricerche Applicate.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana

Nel suburbio settentrionale dell’antica Pompei, in località Civita Giuliana, infine, il parco archeologico di Pompei ha ripreso gli scavi nell’area di una grande villa rustica oggetto di cunicoli clandestini intercettati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Gli scavi negli scorsi mesi hanno portato in luce cinque ambienti pertinenti al quartiere servile della villa. E’ stato possibile realizzare i calchi di due letti e per la prima volta, il calco integro di un cavallo, rinvenuto con gli elementi della bardatura nella stalla di fronte a una mangiatoia. L’intervento, da poco avviato in un’ottica di tutela del territorio, mira a completare lo scavo della stalla dove è stato rinvenuto l’equino, riportando in luce tutto l’ambiente e le murature perimetrali.

Pompei. Nuove scoperte negli ambienti dietro la Schola Armatorarum, crollata nel 2010: trovato un deposito di anfore intatte. Osanna: “Importanti per capire la vera destinazione della domus dei Gladiatori”

Il deposito di anfore intatte trovato negli ambienti mai scavati della Schola Armatorarum in via dell’Abbondanza a Pompei

Quanto restava della Schola Armatorarum dopo il crollo del 2010 (foto coordinamento Uil beni culturali)

Sono passati sette anni da quel tragico 6 novembre 2010, ma le immagini drammatiche del crollo della Schola Armatorarum di Pompei che sollevarono l’indignazione del mondo intero sono ancora vive nella nostra memoria. Fu proprio da quel disastro, che costò il posto all’allora ministro Sandro Bondi, che un anno dopo avrebbe preso forma il Grande Progetto Pompei (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/11/pompei-si-restaura-la-schola-armaturarum-a-piu-di-cinque-anni-dal-crollo-che-costo-il-posto-al-ministro-bondi-dalle-macerie-della-domus-dei-gladiatori-al-grande-progetto-pompei/). Oggi il visitatore del parco archeologico di Pompei che percorre via dell’Abbondanza all’altezza della domus dei Gladiatori c’è un grande cantiere di restauro e di scavo. Sì, avete capito bene. L’evento drammatico del crollo ha dato il là all’avvio di ricerche sistematiche di tutto il complesso visto che finora l’unico ambiente portato alla luce è quello ben conosciuto che affacciava su via dell’Abbondanza scavato nel 1915 da Vittorio Spinazzola. E i risultati raggiunti sono molto incoraggianti non solo perché sono emersi reperti intatti ma anche perché lo scavo di questi altri  ambienti dovrebbe chiarire la reale destinazione dell’edificio. Se il suo carattere pubblico militare fu infatti chiaro fin dall’inizio per via delle grandi dimensioni e della sua decorazione (i trofei all’ingresso e le figure alate e armate che decorano le pareti), tuttavia la sua esatta destinazione, deposito di armi o scuola di formazione della gioventù pompeiana, continua a non essere certa.

Un restauratore al lavoro sugli affreschi della Schola Armatorarum di Pompei danneggiati dal bombardamento del 1943

Gli ambienti retrostanti della domus dei Gladiatori hanno restituito dunque un deposito di anfore. Alla Schola Armaturarum, ormai simbolo di rinascita per Pompei, dove è in corso il restauro degli affreschi originali salvatisi dal bombardamento del 1943, dallo scorso luglio è stato infatti avviato anche lo scavo degli ambienti retrostanti, mai prima indagati. “Siamo solo all’inizio di questa avventura”, sottolineano in soprintendenza, “e già iniziano a emergere reperti intatti che aggiungono elementi nuovi alla lettura della storia dell’antica città”. È stato riportato alla luce un deposito di anfore, al momento formato da quattordici reperti immersi nel lapillo. Si tratta di uno dei tre ambienti individuati alle spalle della parte di struttura più nota della Schola Armatorarum. Le anfore rinvenute intatte, dovevano contenere olio, vino e salse di pesce: un’anfora presenta iscrizioni dipinte in cui si leggono numeri, a indicare i quantitativi, e, verosimilmente, il prodotto contenuto. L’uso come deposito dell’ambiente è confermato dai graffiti visibili su una delle pareti dell’ambiente, che ribadiscono l’attività di stoccaggio.

Sulle anfore ritrovate nel deposito della Schola Armatorarum presenti iscrizioni dipinte

“Siamo contenti delle scoperte che stanno emergendo”, dichiara Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico. “Pompei ha iniziato una nuova stagione, quella di una ricerca archeologica intensa e del prosieguo della conoscenza del sito. Dopo il suo recupero, attraverso le messe in sicurezza di tutte le sue regiones, l’apertura di nuove domus restaurate, la restituzione alla fruizione di interi quartieri finora inaccessibili, grazie al recupero della percorribilità di quasi tutte le vie urbane, ci si può dedicare  anche ad attività di scavo, che si affiancano alla manutenzione programmata e che consentiranno  di fornire nuove ipotesi alla storia della vita quotidiana degli antichi, in alcuni casi dando risposta a quesiti  irrisolti, come potrebbe essere per la Schola armatorarum”. Al termine dello scavo, previsto per il mese di dicembre 2017, le anfore saranno ricollocate in situ nell’ambito del più ampio progetto di valorizzazione del “museo diffuso” che il parco archeologico sta adottando in più aree degli scavi per ri-contestualizzare i reperti nei luoghi di provenienza.

Un affresco restaurato della Schola Armatorarum di Pompei

L’esplorazione della struttura completa della Schola non è il solo intervento del genere previsto a Pompei. In corso è anche il grande cantiere di scavo nella Regio V, il cosiddetto “cuneo” (un’area di oltre 1000 mq nella zona posta tra la casa delle Nozze d’Argento e gli edifici alla sinistra del vicolo di Lucrezio Frontone), dal quale ci si aspetta di portare in luce  ulteriori strutture e reperti di ambienti privati e pubblici. In quest’area (sul pianoro delle regiones IV e V), inoltre,  sarà previsto l’allestimento di un laboratorio di studio archeologico dei reperti che verranno alla luce e un deposito per la loro conservazione temporanea.

Pompei “trasloca” in Etruria. Notte speciale dei Musei a Vetulonia con la mostra “L’arte del vivere al tempo di Roma. I luoghi del tempo nelle domus di Pompei”: protagonista assoluto l’Efebo di Via dell’Abbondanza con molti altri capolavori concessi dal Mann

Il “bellissimo Efebo”, come lo definì Amedeo Maiuri, scoperto il 25 maggio 1925 in via dell’Abbondanza a Pompei

“Improvvisamente”, era il 25 maggio 1925, “veniva in luce la testa e la parte superiore del corpo di una statua bronzea che si rivelò subito quale opera di incomparabile bellezza”: così scriveva l’archeologo Amedeo Maiuri, soprintendente alle Antichità di Napoli e del Mezzogiorno dal 1924 al 1961, sulla scoperta dell’Efebo di Via dell’Abbondanza a Pompei. “Rimosso tutt’intorno lo strato di lapillo e di cenere che l’aveva sepolta e fortunatamente preservata tra la rovina delle cadenti murature, un bellissimo Efebo emerse a grado a grado con la sua calda patina di bronzo dal grigio uniforme strato dei materiali eruttivi e parve all’attonita e commossa meraviglia degli astanti, quasi una divina apparizione, una bellezza viva e palpitante miracolosamente risorta dalla morta città”. Quel “bellissimo Efebo” di via dell’Abbondanza, capolavoro indiscusso della statuaria in bronzo restituita da Pompei, copia romana di originale greco del V sec. a.C., è il protagonista assoluto di una speciale Notte dei Musei a Vetulonia. Alle 18, di sabato 20 maggio 2017, al museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, viene infatti inaugurata la mostra evento “L’arte del vivere al tempo di Roma. I luoghi del tempo nelle domus di Pompei” che rimarrà aperta fino al 5 novembre. “Unica ad oggi, fra le città etrusche, ad ospitare la più bella statua di Pompei, come la definì l’archeologo Amedeo Maiuri all’indomani della sua scoperta”, sottolinea con orgoglio la direttrice del museo, Simona Rafanelli, “Vetulonia rappresenta oggi la destinazione del celeberrimo Efèbo dalla via dell’Abbondanza, dopo quella di Pompei, sul suolo nazionale, e le tappe estere segnate dalla Corea e dal Giappone e, infine, dal Paul Getty Museum di Los Angeles, da dove la splendida statua in bronzo è rientrata nel 2012”.

L’archeologo Amedeo Maiuri a Pompei: il 25 maggio 1925 scoprì l’Efebo in bronzo

L’Efebo di Via dell’Abbondanza, copia romana da originale greco del V sec. a.C.

Riemerso dalle ceneri, che ancora ricoprivano i vani della ricca domus pompeiana di Publius Cornelius Tages, aperta sulla via dell’Abbondanza e da allora nota anche come “Casa dell’Efebo”, lo straordinario fanciullo di bronzo, utilizzato come porta-lampade per far luce fra il tablino (sala di rappresentanza) e il triclinio (sala da pranzo) estivo, ritornò alla luce – come detto – il 25 maggio del 1925 per mano dell’archeologo Amedeo Maiuri. Il lungo e complesso restauro, durato per quasi un secolo, si è svolto fra Campania, Toscana e Stati Uniti d’America. “Un’opportunità e un privilegio”, continua Rafanelli, “il senso intrinseco della mostra di Vetulonia. Il privilegio, concesso in primo luogo dal direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, e dal curatore capo delle collezioni, Valeria Sampaolo, di collaborare con il principale museo archeologico d’Italia, per allestire una mostra che vanta la prerogativa di ospitare, per la prima volta in Toscana, una selezione straordinaria di reperti provenienti da Pompei e dalle altre importanti realtà dell’area vesuviana (Ercolano e Stabia) e conservati a Napoli sin dal tempo della loro scoperta”. Particolarmente soddisfatto il sindaco di Castiglione della Pescaia, Giancarlo Farnetani: “Questa mostra è un evento culturale di prim’ordine che segna un’ulteriore e significativa tappa lungo un itinerario di sviluppo, capace di coniugare cultura, sport, turismo, economia. Obiettivo primario è quello di candidare Castiglione della Pescaia al ruolo di destinazione ambita, mèta ideale dei turisti e luogo privilegiato per i residenti, sviluppando le potenzialità del territorio a 360 gradi tramite un’offerta che tenga conto delle risorse marittime, agroalimentari, artistiche, archeologiche di una terra che reca in sé tutte le possibilità per attrarre sempre nuove e molteplici fasce di turisti”. Guarda il video:

 

Una sala del museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia

Il manifesto della mostra di Vetulonia

Pompei dunque “trasloca” in Etruria. La mostra “L’arte di vivere al tempo di Roma. I luoghi del tempo nelle domus di Pompei”, argomento al quale Seneca dedicò uno dei suoi celebri Dialoghi (De vita beata), come ben illustra Simona Rafanelli sul sito dei Musei della Maremma (www.museidimaremma.it) , “si dispiega attraverso i diversi linguaggi espressivi (pittura a fresco, scultura, toreutica, ceramica, vetro) che creano la trama del racconto espositivo, dipanato entro i confini di una residenza immaginaria, articolata, al pari di un’abitazione reale, negli spazi riservati alle attività pratiche e speculative. Spazi ideali eletti a luoghi del tempo nei quali si snodano le tappe del vivere quotidiano, ispirate dagli interessi e dalle occupazioni che dettano i tempi dell’otium nella sua dimensione domestica. Negli ambienti di una casa romana”. Al museo di Vetulonia, continua la direttrice, “entro i confini di uno spazio chiuso, rievocato intorno a un atrio custodito dalle divinità domestiche, alcuni arredi, come il portalucerne o i candelabri in bronzo, scandiscono, con i tempi del giorno, il percorso di visita. In corrispondenza delle vetrine, un’apertura, intesa come una falsa porta, introduce metaforicamente agli altri vani della domus, cui alludono gli oggetti esposti, ai quali è affidata la descrizione della toeletta maschile e femminile, dell’allestimento della tavola, dell’organizzazione della cucina-dispensa”.

La domus dell’Efebo, una ricca dimora di mercanti, tra le case pompeiane riaperte

La ricostruzione di uno spazio esterno si traduce poi nella suggestiva allusione a un giardino, inteso come luogo della cultura, dell’educazione dei giovani alle Arti delle Muse e popolato da arredi marmorei quali la statuetta di Venere al bagno, le erme, gli oscilla, le maschere teatrali, le riproduzioni di animaletti da cortile, come la tartaruga o il coniglietto, sul fondo di un immaginario tablinum, luogo di eccellenza di una domus, arredato a imitazione di una sorta di “quadreria” dell’antichità. “Qui il varco centrale aperto sul portico”, fa notare Rafanelli, “diviene la cornice reale e fantastica atta a inquadrare, stagliata sulla quinta di paesaggio offerta dal giardino, la statua dell’Efebo lychnophoros  (portatore di lampada), ove si concentra, nella morbida flessione del corpo e nell’espressione meditativa del volto, il significato intrinseco della mostra”.

Simona Rafanelli, direttrice del museo Archeologico di Vetulonia

Un oscillum da Pompei: decorava lo spazio tra peristilio e giardino

La mostra affronta anche il rapporto dell’area vesuviana con l’arte greca. In nostro aiuto interviene ancora Simona Rafanelli: “Osservatorio privilegiato per cogliere il senso dell’arte di vivere – nel concetto in sé e nella mostra di Vetulonia – sono quei brani di un fraseggiare al contempo didascalico e allusivo rappresentati dai frammenti delle pitture a fresco che formano il compendio del lascito, assolutamente unico e per questo ancor più prezioso, delle domus di Pompei e delle altre città del comprensorio vesuviano. Ogni aspetto che, nell’educazione dei giovani aristocratici, concorreva a comporre la sintesi riuscita della loro formazione, plasmata sulla paidéia greca, trova la più alta espressione nella gestualità delle figure, sottratte per sempre al filo di una narrazione sinottica per divenire icone assolute di un gesto bloccato nella fissità dell’istante nel quale sono state immortalate. Così la piccola filatrice, intenta nell’occupazione emblematica dell’attività domestica, diviene simbolo sempiterno di quella occupazione, nella quale risiede il significato più profondo della presenza e dell’identità della donna romana, eterna Lucrezia, nel cuore della dimora signorile”.