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#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un sesto reperto “imperdibile”: una collana d’oro di produzione tarantina della fine II-I sec. a.C.

Vado al Parco archeologico di Paestum per vedere la Tomba del Tuffatore. E vado ad Altino per vedere…? È la sesta “provocazione” del museo Archeologico nazionale per presentare il sesto reperto “imperdibile”: una collana d’oro (fine II-I sec. a.C.) da un rinvenimento sporadico del 1985 presso la via Claudia Augusta Altinate. Nel video di Francesca Farroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

La collana d’oro di produzione tarantina (fine II-I sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto SABAP-Veneto)

La collana d’oro ci porta ad Altino in un periodo turbolento della Repubblica romana. “Erano tempi duri”, ci racconta Marianna Bressan “Giulio Cesare era appena stato assassinato a Roma. Dopo il colpo di Stato si erano scatenate le lotte per il potere: Antonio, Lepido, Ottaviano, tra i principali contendenti, sorretti dai rispettivi eserciti, avevano stretto un patto, ma continuavano a lottare per la supremazia. In quegli anni Antonio teneva la Cisalpina. Il suo esercito era guidato dal generale Asinio Pollione. Veniva sempre in città per cercare uomini da reclutare e soldi per finanziare le proprie imprese di guerra. Avevamo un piccolo tesoro in famiglia, una collana d’oro arriva a noi da chissà da quale progenitrice. Era antica. Era stata fatta almeno cento anni prima da un artigiano di Taranto che aveva imparato la tecnica dai greci, o era greco lui stesso, chissà. La lavorazione era raffinatissima, una fascia che aderiva perfettamente al collo composta da due coppie di catenelle collegate da elementi biconici cavi. Sulle clavicole cadevano una trentina di pendaglietti a forma di foglia. Il fermaglio a gancio era preceduto da due cordoncini con la superficie zigrinata. La indossavamo per le grandi occasioni, ci sentivamo delle regine. Ma erano tempi duri. Non potevamo di cedere questo tesoro di famiglia agli appetiti che finiranno per distruggere la Repubblica. Così un giorno chiudemmo la collana d’oro in uno scrigno e lo sotterrammo fuori città, vicino alla strada che saliva verso il Sile. Non la rivedemmo mai più”.