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Al via il 30mo campo scuola di Arte rupestre della Valcamonica: tre settimane di ricerca con esperti dal tutto il mondo. A Cerveno ci sono gli Archeoincontri per tutti

Al via il 30mo campo scuola di Arte rupestre della Valcamonica

Arte rupestre della Valcamonica

Ci siamo. È al via il 30mo campo scuola di Arte rupestre della Valcamonica che terrà impegnati i partecipanti per tre settimane dal 19 luglio al 9 agosto 2018. Il campo scuola della Valcamonica, che si tiene a Paspardo, Comune della Valcamonica (Bs), è un’occasione unica per partecipare a ricerche archeologiche sull’arte rupestre. Questa valle alpina può vantare infatti uno dei più importanti esempi di arte rupestre nel mondo e rappresenta il primo sito italiano inserito dall’Unesco nella lista del Patrimonio dell’Umanità. Il team di esperti guiderà i ragazzi nel lavoro di ricerca, utilizzando varie tecniche di registrazione (come il Gps), e confronti con altri esempi d’arte rupestre attraverso escursioni locali ai siti della regione.

Partecipanti a un precedente campo scuola di Arte rupestre della Valcamonica

Nel corso dell’esperienza sono previsti alcuni interessanti interventi. Marisa Down Giorgi del Queensland Museum di Brisbane parlerà di “Carnarvon Gorge, Australia: paesaggi di genere, immagini ricorrenti di figure di fertilità nell’arte rupestre”; Linda Bossoni, archeologa della cooperativa archeologica Le orme dell’Uomo di Cerveno (Bs), introdurrà un tema intrigante: “Ludus in tabula: breve storia dei giochi da tavolo nel mondo antico”; Giorgio Fea, curatore del civico museo di Cherasco (Cn), attraverso lezioni in laboratorio e letture guiderà i partecipanti alla scoperta del misterioso mondo delle monete celtiche: “Alla fine dell’arcobaleno. Una pentola di monete celtiche tra mito e realtà”; Nicoletta Gelfi, altra archeologa della coop di Cerveno, illustrerà invece “Tessuti e telai nell’arte rupestre della Valcamonica”; Giacomo Camuri, filosofo della coop archeologica, ha intenzione di discutere su “L’enigma della Sfinge e i segreti delle Aquane”, che nell’arte rupestre della Valcamonica, sono le Sirene delle Alpi.

La locandina di Archeoincontri 2018 a Cerveno (Bs)

Parallelamente al campo scuola, a Cerveno, nella Casa Museo, sono previsti gli Archeoincontri, aperti al pubblico, con inizio sempre alle 21. Il ciclo apre venerdì 20 luglio 2018 con James D. Kayser della Oregon Archeological Society di Portland (Usa) su “Il potere soprannaturale del castoro presso i Piedi Neri, Usa”; martedì 24 luglio 2018 sarà la volta di Dario Sigari dell’università di Ferrara con un “Breve viaggio nell’arte rupestre paleolitica della penisola italiana”; con Carl Pause del Clemens Sels Museum di Neuss (Germania) venerdì 27 luglio 2018 si cambia periodo: “Ricostruire il mondo dei Romani”; martedì 31 luglio 2018, Silvia Sandrone del museo Dipartimentale di Tenda (Francia) parlerà di “Arte rupestre e depositi votivi: un santuario alpino presso il Colle di Tenda (Alpi Marittime)”; venerdì 3 agosto 2018 Marisa Down Giorgi del Queensland Museum di Brisbane propone al pubblico di appassionati quanto già approfindito con i partecipanti del campo scuola: “Carnarvon Gorge, Australia: paesaggi di genere, immagini ricorrenti di figure di fertilità nell’arte rupestre”; infine martedì 7 agosto 2018 con Yang Cai della Carnagie Mellon University di Pittsburgh si approfondiscono le nuove tecnologie applicate alla ricerca archeologica: “L’utilizzo dei droni in archeologia”.

TourismA 2017. Alla scoperta del santuario megalitico di Pat in Valcamonica tra massi-menhir, stele istoriate, allineamenti, recinti sacri

Raffaella Poggiani Keller s TourismA 2017 introduce l'incontro sul megalitismo in Europa

Raffaella Poggiani Keller s TourismA 2017 introduce l’incontro sul megalitismo in Europa

Sulle orme dei nostri lontani antenati di 6-7mila anni fa. È stata una passeggiata alla scoperta dei santuari megalitici della Valcamonica quella che Raffaella Poggiani Keller, specialista in Preistoria, già soprintendente ai Beni archeologici della Lombardia, ha presentato a TourismA 2017, il salone internazionale dell’Archeologia, portando per mano il numeroso pubblico presente al palazzo dei congressi di Firenze alla scoperta di “Culti e cerimonie dell’età del Rame in Valcamonica”, e focalizzando l’attenzione sul santuario megalitico di Pat. “Per megaliti”, introduce l’archeologa preistorica, “si intendono le stele e i menhir che troviamo distribuiti pressoché contemporaneamente in molte regioni d’Europa, e con caratteristiche molto simili”. Particolarmente ricche le aree alpine. Famosi i siti megalitici di Sion, Aosta, Val d’Adige, Riva-Alto Garda, Valtellina e Valcamonica: queste ultime collegate tra loro attraverso il passo dell’Aprica. “Negli ultimi trent’anni”, ricorda, “sono stati catalogati una trentina si siti megalitici, 12 in Valtellina, 20 in Valcamonica, tra santuari e siti con singoli monoliti istoriati”. Tra i santuari, abbiamo quelli sugli altopiani (soprattutto in Valtellina) e quelli di fondovalle, spesso collegati ad abitati: questo si riscontra tra la fine del Neolitico (II metà del V millennio a.C.) e la romanizzazione (età del Ferro).

Un mosaico di immagini con il paesaggio in cui è stato fondato il santuario megalitico di Pat e dettagli dei circoli votivi a nord e dei tumuli a sud

Un mosaico di immagini con il paesaggio in cui è stato fondato il santuario megalitico di Pat e dettagli dei circoli votivi a nord e dei tumuli a sud

Particolarmente interessante il santuario megalitico di Ossimo-Pat, una struttura molto articolata che si estende su una superficie di 4mila mq., frequentato dalla metà del IV millennio per tutto il III millennio, con una persistenza nel I millennio a.C. quando nei pressi sorge un abitato dei camuni che dialoga ancora con il santuario. Fu un appassionato del posto, Giancarlo Zerla, che nel 1994 individuò la prima stele istoriata, scivolata a valle tra gli alberi del bosco, dando il via alle ricerche che continuano tuttora. Il santuario di Ossimo-Pat fa parte di un singolare complesso di luoghi di culto dell’età del Rame (Pat, Anvòia, Passagròp e Ceresolo- Bagnolo), posti alla distanza di circa 400 m l’uno dall’altro e in relazione visiva tra di loro, ad una altezza di 800 metri. I pianori su cui si trovano i siti furono “ritagliati” tra i boschi con incendi, all’atto dell’impianto dei santuari calcolitici.

L'archeologa preistorica Raffaella Poggiani Keller a Tourisma 2017

L’archeologa preistorica Raffaella Poggiani Keller a Tourisma 2017

“Il sito”, spiega Poggiani Keller, “inserito in un paesaggio rituale di grande suggestione presenta due distinti contesti: un santuario calcolitico (metà IV-III-inizi II millennio a.C.) nel quale si rinnovano attività di culto sul finire dell’età del Bronzo e per tutto il I millennio a.C.; un abitato dei camuni, formato da sette case a pianta rettangolare, costruito nell’avanzata età del Ferro appena a monte. Il santuario, esteso per oltre 4000 mq all’estremità orientale del terrazzo di Pat affacciato sulla Valle dell’Inferno, comprende un’area con allineamenti di monoliti, posta al centro di due aree con tumuli e recinti. Il primo ciclo di vita (fondazione, frequentazione con varie fasi d’uso e di ristrutturazione, abbandono) inizia tra tardo Neolitico ed età del Rame, verso la metà del IV millennio a.C., e si conclude con il Bronzo Antico. Per ora si è raggiunto il livello di impianto del santuario solo nell’area cerimoniale posta a Sud dell’allineamento megalitico, dove si sono evidenziati tre tumuli circolari (diametro tra 5 e 6.40 m) in pietre originariamente coperte da terra e con perimetro in sassi, in alcuni tratti su più corsi”. Si tratta di tumuli-cenotafio perché, anche se all’interno si riproduce una struttura funeraria, non hanno mai ospitato sepolture ma solo offerte votive: collane, vasi, punte di freccia. In questi tumuli, databili 3700-3500 a.C. (età del Rame), erano poste delle stele incise, capovolte ritualmente, con cosiddette “figure topografiche”, vere e proprie raffigurazioni del territorio. “È proprio in questo periodo”, sottolinea l’ex soprintendente, “che l’uomo preistorico inizia a costruire il paesaggio”. L’area dei tumuli Sud fu abbandonata con il Bronzo Antico: il focolare, acceso tra piattaforma A e B, data la conclusione del primo ciclo di frequentazione al 1890-1520 a.C. L’area torna ad essere frequentata nel corso del I millennio a.C. quando sopra i tumuli calcolitici, ormai coperti dal colluvio, furono accesi piccoli fuochi. “Ne abbiamo scavato una trentina. La scansione cronologica di questa nuova frequentazione del santuario, sul finire della tarda età del Bronzo e per l’intera età del Ferro fino al II-I secolo a.C., è basata, oltre che su frammenti ceramici significativi, seppur rari, su una serie di datazioni radiometriche, effettuate sui carboni dei numerosi focolari accesi accanto e sopra monumenti e strutture. Lo studio paleobotanico chiarisce il contenuto di alcuni fuochi rituali e la stagione di accensione: piccoli fiori o boccioli fiorali di crataegus monogyna, misti a gusci e rami di corylus avellana e di coniferae (focolare acceso in primavera); bacche e semi di Rosa canina con rami di Fagus sylvatica e corylus avellana (fcoolare acceso sul finire dell’estate). Rituali che ricordano i floralia di epoca storica”.

L'allineamento di stele e menhir del santuario megalitico di Pat

L’allineamento di stele e menhir del santuario megalitico di Pat

A Nord dei tumuli-cenotafi c’è un allineamento di stele istoriate e massi-menhir, databili all’inizio del IV millennio, che si protrae per una cinquantina di metri: finora 27 monumenti, integri e frammentari, con andamento N-S in direzione della montagna Cimon della Bagozza, con le facce principali istoriate nella parte apicale con il motivo del sole e rivolte verso oriente. Sono contenuti in fosse con un alloggiamento di pietre o poggiano su piattaforme rettangolari, anch’esse con orientamento costante Nord-Sud. “Lo scavo ha raggiunto i livelli di frequentazione dell’avanzata età del Rame, ma non ancora quelli di impianto dell’allineamento, che risulta più volte ristrutturato; la stratigrafia mostra che il santuario è il risultato di più fasi di costruzione e di distruzione, con abbattimento di alcuni monumenti e innalzamento di nuovi, e che si sviluppa almeno in tre differenti fasi. Nella fase finale di frequentazione, tra tardo Calcolitico e Bronzo Antico, alcuni monumenti risultano ormai caduti a terra e parzialmente coperti, oppure spezzati. Dopo l’abbandono, strati di colluvio seppelliscono via via lentamente i pochi massi e stele ancora ritti nel terreno, senza che si perda nel tempo la cognizione del luogo sacro”.

Una collana di perle trovata in uno dei recinti votivi del santuario megalitico di Ossimo-Pat

Una collana di perle trovata in uno dei recinti votivi del santuario megalitico di Ossimo-Pat

A Nord dell’allineamento si estende un’area priva di monoliti e occupata da una tomba a cista e da recinti circolari. “La tomba a cista”, sottolinea Poggiani Keller, “conteneva le spoglie di un individuo adulto che, dopo 3-4 secoli dalla deposizione, vengono raccolte e ammucchiate per lasciar posto ai resti di un infante, che così è in collegamento con l’antenato. I due recinti finora scavati mostrano all’interno di un doppio cerchio concentrico di pietre (alcune delle quali sono frammenti di stele riutilizzati) una struttura rettangolare con perimetro in sassi, in forma di sepoltura, ma contenente solo offerte (in una, nove cuspidi di freccia in selce, nell’altra un vaso e una collana di perle, secondo un rituale già praticato nell’area Sud)”.

Le stele e i menhir del santuario megalitico di Pat allineati nel museo nazionale della Preistoria della Valcamonica (Mupre)

Le stele e i menhir del santuario megalitico di Pat allineati nel museo nazionale della Preistoria della Valcamonica (Mupre)

Antenati o dei? “Sono riconoscibili varie fasi di incisione nel corso dell’età del Rame, ben scandita, oltre che dalle sovrapposizioni, dalla tipologia delle armi raffigurate (asce, asce-martello; pugnali tipo Remedello, tipo Ciempozuelos; alabarde tipo Villafranca). La sequenza iconografica connessa alla sequenza stratigrafica ci fa intravvedere la possibilità di definire anche una articolazione molto più dettagliata delle fasi di istoriazione dei monumenti nel corso del IV e del III millennio a.C. Le raffigurazioni presenti sulle stele e sui massi-menhir suggeriscono che si possano distinguere due tipi di composizioni monumentali: una mostra attributi più propriamente antropomorfi, maschili e femminili, organizzati in schemi araldici; la seconda, in genere costituita da imponenti massi- menhir, presenta associazioni più complesse dove le incisioni sono fittamente distribuite su tutta la superficie, con frequenti interventi di sovrapposizione a indicare successive fasi di istoriazione. La presenza di tumuli e di circoli con offerte, induce ad attribuire al sito cerimoniale anche una valenza di culto degli antenati ed a considerare, perciò, alcuni dei monumenti incisi come raffigurazioni degli antenati”.