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Riva del Garda. Al centro congressi il convegno internazionale “The Transformation of Europe in the Third Millennium BC” in presenza e on line. Focus sul fenomeno campaniforme e sui meccanismi della sua grande diffusione, uno dei misteri più persistenti della preistoria europea

riva-del-garda_centro-congressi_convegno-the-transformation-of-europe-in-the-third-millennium-bc_locandinaCosa rivelano le recenti ricerche sulle comunità umane del terzo millennio avanti Cristo? Quali sono le dinamiche sociali e i processi culturali che caratterizzano il nostro continente in quel periodo cruciale per la nostra storia comune? A quali cambiamenti sono soggette le compagini sociali stanziate nell’Europa di 5000 anni fa? Ne discuteranno archeologi provenienti da molti paesi europei in occasione del convegno internazionale “The Transformation of Europe in the Third Millennium BC” che si terrà al Centro Congressi di Riva del Garda dal 25 al 28 ottobre 2023. L’incontro, a cura di Franco Nicolis, già direttore dell’Ufficio Beni archeologici provinciale, e Volker Heyd docente dell’università di Helsinki, Finlandia, è organizzato dall’Ufficio beni archeologici dell’Umst soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’appuntamento in Trentino è il primo di due convegni scientifici coordinati (il secondo si terrà a Budapest dal 24 al 27 aprile 2024) che hanno come temi principali l’evoluzione culturale, sociale ed economica, la preistoria linguistica, la mobilità umana e le conseguenti interazioni genetiche che hanno trasformato il quadro del popolamento europeo tra il IV e il III millennio a.C. La partecipazione ai lavori, che si svolgeranno in lingua inglese e che potranno essere seguiti anche da remoto, è gratuita previa iscrizione sul sito www.transformeurope1riva2023.com. L’evento è realizzato con la collaborazione e il sostegno di Trentino Marketing, Garda Trentino, MAG Museo Alto Garda, Riva del Garda Fierecongressi e On The Go. Il fitto programma prevede nel corso delle quattro giornate 26 interventi suddivisi in sei sessioni. Studiosi e specialisti di istituti di ricerca e università italiani e di altri Paesi europei avranno modo di confrontarsi al fine di tracciare il quadro aggiornato delle attuali conoscenze in questo particolare settore della disciplina archeologica che vede la collaborazione di molte altre scienze, come l’antropologia, la genetica, la genomica e addirittura la linguistica. Nell’ambito del convegno è inoltre prevista la visita al sito palafitticolo di Fiavé, patrimonio mondiale UNESCO, con il museo delle Palafitte e il Parco Archeo Natura.

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Particolare del fondo decorato di bicchiere campaniforme (seconda meta III millennio a.C.) da Santa Cristina di Fiesse (Brescia) (foto soprintendenza bc-tn)

Il terzo millennio avanti Cristo corrisponde a parte di quella che viene comunemente chiamata l’età del Rame, un periodo di notevoli cambiamenti che hanno interessato anche il territorio trentino. Uno degli aspetti salienti più interessanti di questa fase è il tema che sarà affrontato nell’intervento di Franco Nicolis ed Elisabetta Mottes dell’Ufficio beni archeologici provinciale. Si tratta del cosiddetto “fenomeno del Bicchiere Campaniforme” (in inglese Bell Beaker). Con questa espressione si identificano le manifestazioni culturali relative alla presenza di un particolare tipo di vaso, dalla tipica forma di campana rovesciata e solitamente decorato con caratteristici motivi a fasce orizzontali. Nel corso del III millennio a.C. questo tipo di recipiente è largamente diffuso nei siti archeologici e nelle sepolture su buona parte del continente europeo, dal Portogallo alla Polonia, dalla Scozia alla Sicilia, arrivando persino alle coste dell’Africa Settentrionale.

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Tomba dell’Arciere di Amesbury (Inghilterra) o “The King of Stonehenge” (foto wikipedia)

Il fenomeno campaniforme e i meccanismi della sua grande diffusione rappresentano uno dei misteri più persistenti della preistoria europea. Numerose teorie sono state avanzate per dare una risposta plausibile a tale diffusione, da quella che ha considerato il popolo portatore del vaso campaniforme come una vera e propria realtà etnica, a quella che vi ha identificato invece piccoli gruppi itineranti dediti al commercio e depositari delle conoscenze legate alla metallurgia, alla teoria che ha visto nel vaso campaniforme un simbolo di ricchezza detenuto da un ristretto segmento della popolazione, oppure un elemento connesso ad attività rituali o infine un recipiente destinato a contenere particolari bevande fermentate (birra, idromele). Sembra indubbio, tuttavia, che il bicchiere campaniforme possedesse un alto valore simbolico e una grande forza di rappresentazione dello stato sociale. Ne è una esemplificazione il rinvenimento ad Amesbury, a pochi chilometri da Stonehenge in Inghilterra, di una sepoltura di un individuo adulto con un corredo funerario ricchissimo composto da più di cento oggetti. Tra questi figuravano cinque bicchieri campaniformi, due bracciali da arciere (un altro elemento tipico dell’armamentario campaniforme), numerose punte di freccia, tre pugnali in rame e due orecchini in oro. L’individuo sepolto è stato ribattezzato “The King of Stonehenge”, il re di Stonehenge. Infatti, il massimo sviluppo del celeberrimo monumento megalitico, con l’erezione degli enormi monoliti, risale proprio alla fase campaniforme, tra il 2400 e il 2100 a.C.

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 25 OTTOBRE 2023. Alle 9, Franco Nicolis & Volker Heyd, “Introduzione all’incontro”. SESSIONE 1 “Origini e significato del fenomeno del bicchiere a campana: paradigmi e dati”: alle 9.30, relazione di apertura João Luís Cardoso, “La necropoli della grotta di Verdelha dos Ruivos e la genesi del complesso del bicchiere a campana nell’Estremadura portoghese”; 10.15, Karsten Wentink, “Viaggiare nello spazio e nel tempo. Tumuli funerari, stereotipi e cosmologia del bicchiere a campana”; 10.45, pausa caffè; 11.15, Maria de Jesus Sanches e Maria Helena Lopes Barbosa, “Il fenomeno del bicchiere a campana nel nord-ovest della penisola iberica: considerazioni sulla sua cronologia, sui contesti archeologici e sugli stili ceramici”; 11.45, keynote paper Martin Furholt “I Bell Beaker hanno davvero un’origine?”; 12.30, discussione dopo la prima sessione; 13, pranzo. SESSIONE 2 “Terre di confine del Bell Beaker: interazione e trasformazione nel Mediterraneo centrale”; 14.30, keynote paper Stašo Forenbaher, “L’enigma al bivio: stile, cultura e fenomeno Cetina”; 15.15, Maja Gori, “Vivere nelle terre di confine senza percepire i confini: i Bell Bekers e i Balcani”; 15.45, Elisabetta Borgna e Giulio Simeoni, “Componenti culturali d’impatto marittimo e alpino nell’Adriatico settentrionale agli albori del Bronzo Antico”; 16.15, pausa caffè; 16.45, Franco Nicolis ed Elisabetta Mottes, “Relazioni, connessioni, interazioni, risorse, mobilità umana: i bicchieri (fuzzy) nel Nord Italia”; 17.15, keynote paper Giulia Recchia, “Cross-cultural encounters and transformation: overlapping spheres of interactions in the 3rd millennium BC Central Mediterranean”; 18, final discussion of the day.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 26 OCTOBER 2023. SESSION 3 “Bell Beaker Ideology, Religion, Cosmology, Ritual and Social Practice”. Alle 9, keynote paper Marc Vander Linden, “Places of shared belief, places of collective action: on the role of ideologies in the maintenance of the Bell Beaker network”; 9.45, Ralph Grossmann, “Bell Beaker, Corded Ware, Schönfeld: Material links and the Reflux Theory – A Reconsideration”; 10.15, coffee break; 10.45, Eni Soriano, “From east to west: sex/gender system in Bell Beaker elite”; 11.15, Volker Heyd, “The Trinity of the Bell Beaker Phenomenon or a network of the Rising Sun?”; 11.45, keynote paper Alfredo Mederos Martín and Thomas X. Schuhmacher, “Social and ideological change with the first bell beakers in the Iberian Peninsula (2550-2400 BC)”; 12.30, discussion after the third session; 13, lunch. SESSION 4 “Bell Beaker Economies, Technology, Diets and Lifeways”. Alle 14.30, keynote paper Marie Besse, Jessica Ryan-Despraz, Florian Cousseau, Claudine Abegg, “When craftspeople move: a social approach of the Bell Beaker societies around the Alps”; 15.15, Eve Derenne and Delia Carloni, “Beakers, jars and dolmens: A history of Western Alpine societies and their constellations of practice between 3300 and 1600 BCE”; 15.45, coffee break; 16.15, Quentin Favrel, “Beyond the standard: the organisation of Bell Beaker ceramic production”; 16.45, keynote paper Mike Parker Pearson, “Transformations and continuities in subsistence and society: Bell Beaker-users in Britain”; 17.30, final discussion of the day; 20.30, Conference Dinner in Riva del Garda.

PROGRAMMA VENERDÌ 27 OCTOBER 2023. SESSION 5 “Beaker Folk versus Regional Identities”. Alle 9, keynote paper Pilar Prieto Martinez, “Defining levels of identity through materiality: inquiring into the North and Northwest of Iberia”; 9.45, Ana Catarina Basílio and António Valera, “We don’t want those pots: interpreting the Bell Beaker absence at Santa Vitória ditched enclosure (Southern Portugal)”; 10.15, coffee break; 10.45, Neil Carlin, “Understanding Bell Beaker identities in Ireland – people, places and identities”; 11.15, keynote paper Olivier Lemercier, “Humans and Cups: an archaeological perspective”; 12, discussion after the fifth session; 12.30, Lunch & Poster Session; 14, Leaving for Excursion to Fiavè Archaeological Dwelling Site, Park and Museum.

PROGRAMMA SABATO 28 OCTOBER 2023. SESSION 6 “Special session as link to the 2nd part of the ‘Transformation of Europe’. Bell Beakers, Corded Wares and Steppe Ancestry”. Alle 9, keynote paper Ian Armit, “A sea change? Mobility, genetics and the Beaker Complex in Britain”; 9.45, Alissa Mittnik, Claudio Cavazzuti et alii, “Investigating the 4th-2nd millennium BCE transition in Italy”; 10.15, Coffee Break; 10.45, giornale online Iñigo Olalde, “L’arrivo degli antenati delle steppe nella penisola iberica”; 11.15, Guus Kroonen, “Sulle tracce dei principali gruppi indoeuropei d’Europa: problemi linguistici riguardanti le culture archeologiche derivate dalla steppa del Terzo millennio a.C.”; 11.45, keynote paper Wolfgang Haak, Sandra Penske, Luka Papac, Adam Ben Rohrlach, “I profili genomici degli individui associati a Bell Beaker nell’Europa centrale e orientale”; 12.30, discussione generale, guidata dai relatori principali della sessione (uno per ogni sessione); 13.30, Volker Heyd e Franco Nicolis, conclusione dell’incontro e invito al secondo incontro dal 24 al 27 aprile 2024 a Budapest.

“Pompei. La città viva”: è il primo podcast prodotto per il parco archeologico di Pompei con la collaborazione di Electa. Sei episodi da ascoltare raccontano la storia e l’evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano

La copertina di “Pompei. La città viva”, il primo podcast prodotto da Piano P per il parco archeologico di Pompei con la collaborazione di Electa

“Vivere” Pompei ascoltando. Dall’8 gennaio 2021 si potrà ascoltare “Pompei. La città viva”, il primo podcast prodotto da Piano P, piattaforma italiana dei podcast giornalistici, per il Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con Electa, in occasione della prossima riapertura al pubblico dell’Antiquarium di Pompei. “Pompei è la città morta più viva che mai…”, “Pompei è un pilastro della nostra cultura e della nostra memoria…”, “Pompei è un mondo ed è anche il mio mondo…”, “Pompei continua a stupirci e lo farà sempre…” sono solo alcune delle dichiarazioni che si possono ascoltare nel trailer di presentazione del podcast (Trailer. Dall’8 gennaio 2021 il primo podcast su Pompei – Pompei. La città viva | Podcast on Spotify). Autori dei testi: Carlo Annese, Enrico Racca, Lucia Stipari; speaker: Matteo Alì, Arianna Granata; illustrazione della cover: Joey Guidone; musiche originali: Nicola Scardicchio, Michele Bozzi, flauto; Antonella Pecoraro, arpa; montaggio e post-produzione: Giacomo Qualcuno; Editing: Giulia Pacchiarini.

Il direttore generale del Parco archeologico di Pompei Massimo Osanna nella cucina ricostruita alla Fullonica di Stephanus (foto parco archeologico Pompei)

La serie prevede 6 episodi, con uscita settimanale il venerdì dall’8 gennaio 2021. Gli episodi saranno disponibili all’ascolto su Spotify, Spreaker, Apple Podcast e su tutte le principali app gratuite per l’ascolto dei Podcast. Sei episodi, condotti da Carlo Annese, nei quali ventisei tra accademici, archeologi, artisti e scrittori, insieme al direttore Massimo Osanna, raccontano la storia e l’evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano: dalla tragica eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. fece scomparire una città intera sotto una coltre di cenere e lapilli alla scoperta casuale che diede inizio agli scavi nel 1748, fino all’ultimo straordinario rilancio del Parco archeologico. Da alcuni anni, infatti, Pompei è una delle mete più richieste del turismo mondiale e non smette di rivelare sempre nuove, sorprendenti testimonianze del suo passato.

Il corto “Pompei. Eternal emotion” di Pappi Corsicato rientra in un progetto di valorizzazione dell’area pompeiana

Valeria Parrella, Pappi Corsicato, Catharine Edwards, Maurizio De Giovanni, Andrea Marcolongo e molti altri contribuiscono a ricostruire la vita quotidiana, le arti e i costumi della città antica – dal cibo all’erotismo, dall’architettura delle domus ai giardini – mettendoli in relazione con i nostri tempi. Insieme a Cesare De Seta e Anna Ottani Cavina analizzano l’influenza che Pompei ha esercitato sulla cultura degli ultimi tre secoli, dal pensiero illuminista sulla catastrofe alla fascinazione dei viaggiatori romantici del Grand Tour fino ai best-seller sugli ultimi giorni prima della tragedia. E con Maria Pace Ottieri scoprono innumerevoli punti di contatto con la realtà di oggi, a cominciare dal rischio che corrono i 700mila abitanti dei sette Comuni dell’area vesuviana. “Quelle rovine ci dicono che siamo sostanzialmente gli stessi”, dice il popolare scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. “Quella città, con i suoi mercati e le sue case, con la sua divisione tra una borghesia commerciale e i suburbi popolari, ricalca nella stessa identica maniera quella che sarebbe oggi la città, se la si fotografasse in una situazione simile. E speriamo che non avvenga mai”.

Il Grande Progetto Pompei, quinquennale, è stato avviato nel 2014

Episodio 1. Il museo vivente. La città più antica del mondo vive nel presente e parla al futuro. Il clamoroso “effetto Pompei”, che ha portato il Parco archeologico quasi a raddoppiare i visitatori nel giro di pochi anni sfiorando i 4 milioni nel 2019, è il frutto di uno dei più ambiziosi interventi mai visti in Italia. Il Grande Progetto Pompei, avviato nel 2014 dopo decenni di incuria e cattiva gestione, coincide con l’ennesima rinascita della città, un patrimonio unico al mondo che il direttore Massimo Osanna ha trasformato in un brand internazionale e in un luogo che non smette di rivelare sempre nuove, straordinarie tracce della sua storia. Intervengono: Maurizio De Giovanni, scrittore; Catharine Edwards, docente di Classici e Storia Antica al Birkbeck College di Londra; Antonia Falcone, archeoblogger; Francesco Jodice, artista visuale; Andrea Marcolongo, giornalista e scrittrice; Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei e direttore generale dei musei italiani; Luana Toniolo, funzionario archeologo; Andrea Viliani, responsabile del Centro di Ricerca del Castello di Rivoli.

L’altro lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

Episodio 2. Vivere a Pompei: dall’arte allo street food. Pompei, museo a cielo aperto, è la maggiore fonte di informazioni sulla vita quotidiana degli antichi romani. E ogni nuovo ritrovamento, come in un puzzle, compone un’immagine in perenne mutamento e regala infinite sorprese. Seguendo idealmente due uomini nel loro ultimo giorno, prima dell’eruzione del Vesuvio, passeggeremo tra le strade traboccanti di vita e scopriremo la Pompei delle botteghe e la Pompei città d’arte, le taverne e le domus affrescate, simbolo di status sociale. Assaggeremo il vino che si è ripreso a produrre da alcuni anni e osserveremo gli edifici ancora intatti che all’inizio del ‘900 offrirono a Le Corbusier le basi per la sua idea di architettura. Intervengono: Giuseppe Di Napoli, docente di Disegno e Colore allo IED di Milano; Massimo Montanari, docente di Storia dell’Alimentazione all’università di Bologna; Fabrizio Pesando, docente di Archeologia e Storia dell’Arte romana all’università Orientale di Napoli; Carlo Rescigno, docente di Archeologia classica all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Grete Stefani, funzionario archeologo; Marida Talamona, docente di Storia dell’Architettura contemporanea all’università Roma 3; Luana Toniolo, funzionario archeologo.

“L’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.” dipinto di Pierre-Henri de Valenciennes (1813) conservato al musée des Augustins di Tolosa

Episodio 3. Cinquantamila volte Hiroshima. Vivere sotto la minaccia della catastrofe, ieri e oggi. Senza saperlo, come accadde ai pompeiani del primo secolo dopo Cristo, oppure essendone perfettamente consapevoli, com’è oggi per i 700mila abitanti dei sette Comuni della vasta area vesuviana che vivono all’ombra del vulcano. La tragica eruzione che in meno di venti ore, il 24 ottobre dell’anno 79, proiettò in aria dieci miliardi di tonnellate di magma, vapori e gas, seppellendo la città, ha influenzato la scienza, da Plinio il Giovane alla vulcanologia moderna. E ha dato origine a una filosofia del disastro che ha avuto in Rousseau e negli Illuministi i principali interpreti. Intervengono: Francesca Bianco, direttore dell’Osservatorio vesuviano di vulcanologia di Napoli; Luigi Gallo, storico dell’arte e direttore della Galleria nazionale delle Marche di Urbino; Maria Pace Ottieri, giornalista e scrittrice; Valeria Parrella, scrittrice; Andrea Tagliapietra, docente di Storia della Filosofia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

L’archeologo Amedeo Maiuri tra gli scavi di Pompei

Episodio 4. I volti della ricerca. La storia di Pompei è anche la storia epica degli scavi, iniziati nel 1748 sotto Re Carlo di Borbone e tuttora in corso, e con la prospettiva di altri importanti ritrovamenti nei 22 ettari ancora da scoprire. Raccontiamo il romanzo della rinascita della città antica, una saga popolata da uomini e donne che, spesso con colpi di genio, hanno restituito Pompei alla vita: da Giuseppe Fiorelli, l’inventore della celebre tecnica dei calchi, a Vittorio Spinazzola, che ebbe l’intuizione del museo diffuso; da Amedeo Maiuri, il “principe degli archeologi” (come lo definì Guido Piovene), ad Annamaria Ciarallo, che ha ricostruito la flora del tempo, fino a Massimo Osanna, che ha traghettato il Parco Archeologico in una nuova dimensione. Intervengono: Andrea Marcolongo, giornalista e scrittrice; Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei e direttore generale dei musei italiani; Valeria Parrella, scrittrice; Grete Stefani, funzionario archeologo; Luana Toniolo, funzionario archeologo; Andrea Viliani, responsabile del Centro di Ricerca del Castello di Rivoli.

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Episodio 5. La città dell’amore. Uno dei ritrovamenti più recenti è anche il più affascinante: un piccolo, splendido affresco, sulla parete di una ricca domus, che ritrae Leda sedotta da Zeus. Per poterla avvicinare, il dio ha assunto l’aspetto di un cigno e si protende verso di lei quasi a chiederle un bacio. Le immagini a tema erotico sono molto frequenti, e non solo nelle stanze da letto, confermando l’idea, maturata nei secoli, di Pompei città del piacere, dove la vanità veniva alimentata da gioielli, profumi e unguenti. Fra verità e leggenda, entriamo nei luoghi che da sempre colpiscono l’immaginario popolare e degli studiosi: il lupanare, le terme pubbliche, ma anche gli spazi privati dove si svolgeva la prostituzione. Ancora oggi la città trasuda sensualità e ci racconta un’idea di bellezza che rappresenta un punto di riferimento anche per i canoni estetici attuali. Intervengono: Ria Berg, docente di Archeologia e Studi classici all’università di Helsinki; Pappi Corsicato, regista; Catharine Edwards, docente di Classici e Storia antica al Birkbeck College di Londra; Valeria Parrella, scrittrice; Fabrizio Pesando, docente di Archeologia e Storia dell’Arte romana all’università Orientale di Napoli; Danda Santini, direttore di Amica e IoDonna.

Un frame del video “Pink Floyd. Live at Pompeii” girato nell’anfiteatro nel 1971

Episodio 6. Dal Grand Tour a Lonely Planet. La scoperta di Pompei, a metà del Settecento, è una vera rivoluzione, che sposta il baricentro dell’attenzione verso Sud. L’apertura degli scavi fa cambiare le rotte del Grand Tour europeo, e a Pompei arrivano in visita intellettuali e grandi artisti: da Winckelmann a Goethe, da Mozart a Picasso, fino ai… Pink Floyd. Nel frattempo cresce anche l’attrazione per il momento più drammatico per la città antica: l’eruzione del Vesuvio. Gli ultimi giorni di Pompei diventano un best seller nella letteratura, nella lirica e nel cinema, da Edward Bulwer-Lytton a Robert Harris, da Giovanni Pacini a Sergio Leone. Pompei diventa così un generatore di storie, che i nuovi ritrovamenti continuano a rendere praticamente inesauribile. Intervengono: Maurizio De Giovanni, scrittore; Cesare De Seta, professore emerito di Storia dell’Architettura all’università Federico II di Napoli; Luigi Farrauto, autore delle guide Lonely Planet; Luigi Gallo, storico dell’arte e direttore della Galleria nazionale delle Marche di Urbino; Anna Ottani Cavina, docente di Storia dell’Arte alla Johns Hopkins University di Bologna; Paola Villani, docente di Letteratura italiana all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli.