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Torino. Al museo Egizio l’egittologo Dietrich Raue parlerà di “The sun temple of Heliopolis. Egyptian-German Excavations 117 years after Ernesto Schiaparelli”.  Conferenza, in presenza e on line, in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-the-sun-temple-of-heliopolis_dietrich-raue_locandinaEliopoli è un’icona della religione e della cultura dell’antico Egitto. Il culto di Eliopoli spiega l’ordine politico dell’Egitto attraverso il mito della creazione. Pochi altri luoghi al mondo vantano una tradizione di culto ininterrotta, sponsorizzata dai governanti per un periodo di almeno 2400 anni. La sua reputazione come fonte di saggezza dell’antico Egitto avrebbe portato i progenitori della scienza e della filosofia europea (ad esempio Platone) in questo tempio e nella sua biblioteca. Se ne parla martedì 28 febbraio nel nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del museo Egizio: alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, incontro con Dietrich Raue su “The sun temple of Heliopolis. Egyptian-German Excavations 117 years after Ernesto Schiaparelli”. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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Lo scavo archeologico nel sito di Eliopolis nel 1906 a cura della missione archeologica italiana in Egitto diretta da Ernesto Schiaparelli (foto archivio museo egizio)

In epoca moderna il sito urbano del temenos era ampiamente considerato privo di monumenti. I primi scavi sistematici intrapresi dalla Missione Egizio-Tedesca (2012-2021) hanno tuttavia rivelato le prime prove del paleo-paesaggio e della topografia del sito nel tempo, oltre a importanti monumenti e caratteristiche individuali del IV-I millennio a.C. Il progetto affronta l’architettura e l’epigrafia del temenos nella sua ultima fase, che rappresenta l’ultimo periodo in cui ebbe fama internazionale. Gli strati superiori del IV secolo a.C. possono ancora essere documentati quasi ovunque nel sito da indagini geofisiche e da scavi. Soprattutto la coesistenza di strutture e monumenti di vari periodi non è ancora ben compresa. Il progetto intende inoltre ricontestualizzare il considerevole numero di monumenti eliopolitani che sono stati spediti da Alessandria a Roma e in altre località, al fine di generare un’idea più precisa sulla natura visiva del santuario eliopolitano in Egitto. Una seconda componente del progetto proposto indaga le ragioni dell’abbandono storico di Eliopoli. Il tempio perse improvvisamente il patrocinio reale alla fine del IV secolo a.C., con il conseguente riutilizzo e spostamento di oggetti durante il periodo greco-romano, mentre Eliopoli continuò a vivere nella cultura testuale. Quindi, Eliopoli fu l’unico grande santuario in Egitto a essere smantellato durante il periodo romano, mentre la maggior parte degli altri santuari del Paese rimase attiva.

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L’egittologo Dietrich Raue

Dietrich Raue ha studiato Egittologia, Archeologia del Vicino Oriente e Archeologia classica alle università di Heidelberg e di Berlino. Nel 1996 ha conseguito il dottorato di ricerca all’università di Heidelberg (tesi: Heliopolis und das Haus des Re. Eine Prosopographie und ein Toponym im Alten Reich). Dal 1987 al 2017 ha partecipato a scavi a Elefantina, Dra Abu el-Naga, Tomba Theben 95, Hierakonpolis, Dahschur, Saqqara, Giza, Heliopolis/Matariya. Dal 2010 al 2022, custode del museo Egizio Georg Steindorff dell’università di Lipsia, Germania; dal 2022, professore onorario di Egittologia all’università di Lipsia; dall’ottobre 2022, primo direttore dell’Istituto Archeologico Germanico – Sezione del Cairo.

Firenze. L’accademia toscana “La Colombaria” organizza “La Tarquinia degli Spurinas”, giornata di studi, in presenza e on line, in ricordo di Mario Torelli

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Il prof. Mario Torelli, etruscologo, archeologo, docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana, è morto all’età di 83 anni nel settembre 2020

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Copertina del libro “Gli Spurinas. Una famiglia di principes nella Tarquinia della “rinascita” “

“Scrivere una storia di famiglia per epoche diverse da quella moderna è quasi sempre un azzardo”, scriveva Mario Torelli nella premessa del suo libro Gli Spurinas. Una famiglia di principes nella Tarquinia della “rinascita” (L’Erma di Bretschneider, 2019). “Nelle mani di un archeologo la vicenda di una famiglia antica, così come ce la fanno conoscere iscrizioni e rare e occasionali menzioni delle fonti letterarie, solo di rado è riuscita a diventare trama storica significativa, da leggere eventualmente sullo sfondo di eventi più generali, capaci di dare un senso a comportamenti, a documenti figurati o a evidenze monumentali. La famiglia al centro di queste pagine è quella degli Spurinas-Spurinnae, una potente gens tarquiniese, forse la più potente della città nella prima metà del IV secolo a.C., emersa come tutte le altre dell’età della “rinascita” dalla “notte oligarchica” del V secolo a.C. Di costoro ci parlano alcuni eccezionali documenti epigrafici in latino, i c.d. Elogia Tarquiniensia, fatti incidere su una lastra di marmo in età giulio-claudia; abbiamo così i resti della breve biografia, redatta secondo le regole codificate degli elogia latini, di tre personaggi vissuti fra la fine del V e la metà del IV secolo a.C., il capostipite Velthur Spurinna Lartis f., e il figlio e il nipote (o il figlio natu minor) di questi, Velthur Spurinna Velthuris f. e Aulus Spurinna Velthuris f. Queste brevi biografie, giunte a noi purtroppo con gravi lacune, erano destinate a fornire allo spettatore l’identità di tre statue, ovviamente perdute, erette all’inizio dell’età imperiale per celebrare gli antenati (pretesi) di una famiglia senatoria romana di fresca nomina, quella dei Vestricii Spurinnae nel luogo più augusto della città, il grandioso tempio poliadico di Tarquinia detto dell’Ara della Regina, dove si concentravano le memorie religiose più importanti della città e, per aspetti particolari come l’aruspicina, dell’intera nazione etrusca”.

firenze_la-tarquinia-degli-spurinas_giornata-di-studi_locandinaProprio in ricordo di Mario Torelli, che è mancato nel settembre 2020 (vedi Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma | archeologiavocidalpassato), l’Accademia toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria” organizza in presenza nella propria sede, in via Sant’Egidio 23 a Firenze, e on line (Link al collegamento zoom ID riunione: 862 4690 8148), una giornata di studi dal titolo “La Tarquinia degli Spurinas”. Appuntamento venerdì 13 maggio 2022, alle 10. La giornata di studi si apre con i saluti istituzionali: Sandro Rogari (accademia “La Colombaria”), Giuseppe Sassatelli (istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici), Concetta Masseria (università di Perugia), Massimo Osanna (università “Federico II” di Napoli; ministero della Cultura). Introduce i lavori Stefano Bruni (università di Ferrara). Alle 11, PRIMA SESSIONE, presieduta da Luciano Agostiniani (accademia “La Colombaria”). Intervengono: Tonio Hoelscher (università di Heidelberg) su “Pompe funebri tra Grecia, Roma e Tarquinia”; Lucio Fiorini (università di Perugia) su “Arath Spuriana, la Tomba dei Tori e Tarquinia arcaica”; Luca Cerchiai (università di Salerno) su “Le Tombe dell’Orco e gli Spurina: elogio di un paradigma”. 14.30, SECONDA SESSIONE, presieduta da Giuseppe Sassatelli (istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici). Intervengono: Carmine Ampolo (Scuola Normale Superiore) su “Gravisca e la riscoperta degli empori (tra ‘epigrafia, culti e storia’)”; Vincenzo Bellelli (Cnr; parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia) su “Note tarquinesi”; Giovanna Bagnasco (università di Milano) su “Un volto nuovo per un’antica dea. Il Mediterraneo e Tarquinia in epoca ellenistica”; Attilio Mastrocinque e Fiammetta Soriano (università di Verona) su “Il Foro romano di Tarquinia”; Stefano Bruni (università di Ferrara) su “Quinto Spurina, exemplum virtutis dal mondo antico alle soglie dell’umanesimo”.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Luigi Prada su “I geroglifici dei Cesari: un caso di appropriazione culturale nell’antichità?”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Sembra un paradosso, ma oggigiorno ci sono più obelischi eretti a Roma di quanti ce ne siano in qualunque altra città al mondo, persino in Egitto. Martedì 13 luglio 2021 alle 18 il museo Egizio di Torino, in collaborazione con ACME, presenta la conferenza online “I geroglifici dei Cesari: un caso di appropriazione culturale nell’antichità?”, tenuta da Luigi Prada. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

L’obelisco egizio al Pincio a Roma (foto museo egizio)

A cominciare dall’imperatore Augusto, i Romani rimossero dal suolo egiziano decine di obelischi, per esibirli a Roma e in altre località dell’impero come monumenti al proprio potere. Ma i Romani usarono gli obelischi egizi non solo come mezzi di propaganda politica. In alcuni casi, imperatori e anche cittadini facoltosi commissionarono nuovi obelischi, facendoli ricoprire con iscrizioni geroglifiche composte su misura per celebrare il nuovo mondo dell’impero romano attraverso il filtro della cultura antico-egizia. Questi monumenti si ergono non come banali spoglie di guerra, ma come espressioni di un progetto di appropriazione culturale, che fece uso delle tradizioni linguistiche, religiose, e artistiche dell’Egitto antico per il tornaconto di Roma. La conferenza presenterà in dettaglio specifici esempi di obelischi romani, fra cui la celebre coppia di quelli eretti a Benevento in onore della dea Iside e dell’imperatore Domiziano.

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L’egittologo Luigi Prada

Luigi Prada è egittologo specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano. Formatosi all’estero, è stato membro dei dipartimenti di Egittologia alle Università di Oxford, Heidelberg, e Copenhagen, e di recente è stato promosso ad assistant professor in Egittologia all’università di Uppsala. Vice-direttore della missione egittologica di Oxford ad Elkab, nell’Alto Egitto, partecipa anche a spedizioni nel Deserto Sudanese. Uno dei suoi progetti al momento include lo studio degli obelischi romano-egizi. Come parte di questa ricerca, ha preparato un nuovo studio degli obelischi di Benevento per il Getty Museum di Los Angeles.