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Pompei. Tre nuovi video “Lungo le strade di Pompei” con sottotitoli in italiano per la massima inclusione alla fruizione del patrimonio. Ilaria Donati (CoopCulture), percorrendo Via dell’Abbondanza, ci fa conoscere la Fontana, il Termopolio, e la Casa della Venere in conchiglia

Un incrocio su via dell’Abbondanza con un cardo a Pompei (foto Graziano Tavan)

Tre nuovi video “Lungo le strade di Pompei”: Ilaria Donati, guida di CoopCulture, ci accompagna lungo la via dell’Abbondanza a conoscere la Fontana in travertino, il Termopolio di Vetulius Placidus, e la Casa della Venere in conchiglia. Il Parco archeologico di Pompei in occasione della “Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità” in programma il 3 dicembre 2020 aveva proposto una serie di iniziative per promuovere l’importanza dell’accesso al patrimonio culturale secondo i principi della massima inclusione di ciascun cittadino, senza limitazioni o distinzioni. Tra queste la rubrica “Lungo le strade di Pompei” , che settimanalmente illustra i principali edifici di Pompei, attraverso il racconto di una guida, con la collaborazione di CoopCulture nell’ambito delle attività didattiche del Parco. I video sono sottotitolati in italiano, con l’auspicio di rendere più immediata la comprensione alle persone con difficoltà uditive e garantire la massima inclusione di tutti i cittadini alla fruizione del patrimonio culturale.

La Fontana. Ci troviamo sulla cosiddetta Via dell’Abbondanza. “In realtà”, spiega Ilaria Donati, “questo è il luogo dedicato alla Concordia Augusta. La strada è il Decumano Massimo della città, l’arteria principale che collegava il lato Est con quello Ovest. Tutta la città è impostata proprio sull’incrocio tra strade Est-Ovest, i decumani, con i cardini, cioè strade Sud-Nord. Quindi una distribuzione regolare di cui Via dell’Abbondanza costituiva l’arteria principale che percorre tutta la città fino a Porta di Sarno, fino al limitare con le campagne e il fiume. La fontana che precede l’ingresso al Foro è l’unica in travertino, ed è proprio dedicata alla Concordia, all’Abbondanza. La figura femminile reca con sé infatti un corno pieno di frutti. Interessante è la conformazione di questa strada, una sorta di schiena d’asino, che favorisce il refluire delle acque, e per facilitare l’attraversamento dei pedoni all’asciutto, al riparo dall’acqua e dai ristagni, vi erano grandi massi di forma ovale, paralleli tra di loro, che permettevano appunto di passare da un marciapiede all’altro. Infine alla sommità dell’ingresso laterale dell’edificio di Eumachia vi è l’iscrizione che ricorda appunto il fatto che questa sacerdotessa di Venere, Eumachia, a nome suo e del figlio Numistro Marco Frontone, aveva fatto costruire a sue spese quest’edificio dedicandolo ai cittadini di Pompei”.

Il Termopolio di Vetulius Placidus. La vita dei pompeiani si svolge prevalentemente per strada tra commerci, incontri e attività di vario genere. “In particolare via dell’Abbondanza”, ricorda Ilaria Donati, “era sempre brulicante di persone che spesso si fermavano ai thermopolia, ovvero delle tavole calde, luoghi dove si poteva consumare un pasto in maniera più o meno frugale, o anche essere ospitati nell’ambiente retrostante, una sorta di bar, dove si poteva anche sedere. Questo di Vetulius Placidus è il termopolio più importante di Via dell’Abbondanza, o almeno si mostra come tale, visto che il proprietario ha voluto la decorazione del bancone rivestendolo di marmi colorati, e ne ha curato i particolari. Tra l’altro troviamo un’edicola, dove sono rappresentate appunto le divinità che devono in qualche modo proteggere questa attività, come Bacco dio del vino, Mercurio la divinità che predispone ai commerci e ai guadagni, i Lares, il Genius loci, al centro probabilmente colui che si identifica con il proprietario. Nel bancone erano incassate le giare, grandi dolia, recipienti panciuti, che contenevano cibi caldi o freschi: il vino per esempio, che veniva servito condito di spezie, e zuppe di cereali o di legumi. Venivano servite focacce, olive, uova, formaggi. Pasti che si potevano consumare in maniera abbastanza veloce durante l’attività quotidiana. All’interno di uno dei dolia sono stati trovati circa 30 chili di sesterzi, pari a 670 sesterzi, ovvero l’incasso della giornata che il proprietario intendeva evidentemente proteggere nel momento in cui dovette scappare a causa dell’eruzione. Per verificare che le monete spese in questo termopolio fossero autentiche, il proprietario si era premunito di una sorta di forma che ne testasse la giusta misura. Per tale motivo sul ripiano del suo bancone c’erano degli incavi dentro i quali il proprietario provava le monete per verificarne l’autenticità. Era un modo per proteggersi dalla circolazione di monete false”.

La Casa della Venere in conchiglia. Lungo via dell’Abbondanza si trovano le domus, le case più importanti di Pompei, le case aristocratiche. “Tra queste c’è la Casa della Venere in conchiglia”, interviene Ilaria Donati, “cosiddetta perché ispirata all’affresco della casa che si trova in fondo al giardino. La domus pompeiana ha più  meno sempre la stessa struttura: si entra in un ambiente che si chiama atrio, dove è raccolta l’acqua piovana che entra dal tetto e cade all’interno dell’impluvio, una sorta di piccola piscina quadrangolare collegata alla cisterna sottostante. Intorno all’atrio si aprono i primi ambienti, i cubicula, cioè le stanze da letto, le stanze dove erano ospitate le persone che vivevano in casa o gli ospiti che provenivano dall’esterno. In una domus vi era anche il triclinio, luogo dove erano impostati tre letti, dove si mangiava; poi c’era il tablino, cioè lo studio del proprietario di casa, dove erano conservati i documenti più importanti, l’archivio familiare. Seguiva più all’interno il peristilio, ovvero il giardino porticato, circondato da colonne e – anche qui – da ambienti di ospitalità. In questo caso è decorato con una parete di fondo che rappresenta appunto la Venere in conchiglia. La Venere si trova in un giardino paradisiaco, forse un luogo vagheggiato. Era molto in voga questo stile a Pompei, ovvero di rappresentare dei paradisi all’interno delle case dove evidentemente si trovavano spazi ideali e all’interno dei quali – con un po’ di immaginazione – si poteva anche entrare scavalcando la staccionata”.

Pompei. Nuova scoperta eccezionale nella Regio V: torna alla luce un termopolio (una tavola calda dell’epoca) intatto, con ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione. Il direttore del parco archeologico Osanna descrive la scoperta. E il ministro Franceschini: “Pompei esempio di tutela e gestione”

Una Nereide in groppa a un cavallo marino ben visibile a decoro del bancone della tavola calda attirava l’attenzione dei potenziali avventori che nella piccola piazzetta di Pompei, si godevano la frescura di una fontana:  lì si potevano trovare bevande e cibi caldi per poter pranzare fuori casa senza problemi. A Pompei queste tavole calde, molto simili ai nostri street food, che i romani chiamavano con termine greco termopoli (thermopolium), erano molto diffuse – se ne contano un’ottantina -, ma è certo che quello scoperto nella Regio V, e annunciato oggi, 26 dicembre 2020, da Massimo Osanna, direttore generale ad interim del parco archeologico di Pompei, è particolarmente importante: “Una scoperta eccezionale”, è stata definita anche dal ministro ai Beni e alle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini. “Il termopolio della Regio V, una delle antiche tavole calde di Pompei, con l’immagine della Nereide a cavallo”, spiegano gli archeologi, “già parzialmente scavato nel 2019, è riaffiorato per intero con altre ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione”.

Veduta d’insieme del termopolio venuto alla luce durante gli scavi nella Regio V del parco archeologico di Pompei (foto Luigi Spina)
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Le anfore trovate davanti al bancone del termopolio della Regio V scoperte nel 2019 (foto Parco archeologico di Pompei)

L’impianto commerciale era stato indagato solo in parte nel 2019, durante gli interventi del  Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici (vedi: Pompei. Nuova scoperta dallo scavo della Regio V: è emerso un termopolio (tavola calda) con “l’insegna commerciale” e anfore davanti al bancone | archeologiavocidalpassato). Considerate l’eccezionalità delle decorazioni e al fine restituire la completa configurazione del locale, ubicato  nello slargo all’ incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi, si è deciso estendere il progetto e di  portare a termine lo scavo dell’intero ambiente. Di fronte al termopolio, nella piazzetta antistante, erano già emerse una cisterna, una fontana, e una torre piezometrica (per la distribuzione dell’acqua), dislocate a poca distanza  dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento (vedi: Pompei: nuova eccezionale scoperta nel cantiere della Regio V. Nel sottoscala di una bottega con alloggio (forse con prostitute) riemerge l’affresco realistico di due gladiatori: uno, soccombendo, chiede la grazia | archeologiavocidalpassato).

Il bancone del termopolio della Regio V dal lato che dà sulla piazzetta con fontana di Pompei (foto Luigi Spina)
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L’altro lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

Le decorazioni del bancone – le prime emerse dallo scavo – presentano sul fronte, l’immagine  di una  Nereide a cavallo in ambiente marino, e sul lato  più corto l’illustrazione, probabilmente, della bottega stessa alla stregua di un’insegna commerciale. Il ritrovamento, al momento dello scavo, di anfore poste davanti al bancone rifletteva non a caso l’immagine dipinta. In questa nuova fase di scavo, sull’ultimo braccio di bancone portato alla luce sono emerse altre pregevoli scene di nature morte, con rappresentazioni di animali, probabilmente macellati e venduti nel locale. Frammenti ossei, pertinenti gli stessi animali, sono stati inoltre rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita. Come le due anatre germane esposte a testa in giù,  pronte ad essere preparate e consumate, un gallo  e  un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem. Una sbeffeggiante iscrizione graffita “Nicia cineade cacator” si legge sulla cornice che racchiude il dipinto del cane: Nicia ( probabilmente un liberto proveniente dalla Grecia) Cacatore, invertito! Forse lasciata da un buontempone che aveva voluto prendere in giro il proprietario o da qualcuno che lavorava nel termopolio.

Ossa umane scoperte dietro il bancone del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

Altro dato interessante è il rinvenimento di ossa umane, ritrovate, purtroppo, sconvolte a causa del passaggio di cunicoli realizzati nel XVIII secolo da scavatori clandestini in cerca di oggetti preziosi. Alcune sono pertinenti ad un individuo di almeno 50 anni, che verosimilmente al momento dell’arrivo della corrente piroclastica era posizionato su un letto o una branda, come testimoniano il vano per l’alloggiamento del giaciglio e una serie di chiodi e residui di legno rinvenuti al di sotto del corpo. Altre ossa, ancora da indagare sono di un altro individuo, e sono state  rinvenute all’interno di un grande dolio, forse qui riposte sempre dai primi scavatori.

Decorazione del termopolio della Regio V di Pompei con anfore appoggiate al bancone e sopra materiale da dispensa e trasporto (foto Luigi Spina)

Inoltre nel termopolio è stato rinvenuto diverso materiale da dispensa e da trasporto: nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche, un’olla di ceramica comune da mensa. Il piano pavimentale di tutto l’ambiente è costituito da uno strato di cocciopesto (rivestimento impermeabile composto da frammenti in terracotta), in cui  in alcuni punti sono stati inseriti frammenti di marmi policromi (alabastro, portasanta, breccia verde e bardiglio). I termopoli, dove si servivano bevande e cibi caldi, come indica il nome di origine greca, conservati in grandi dolia (giare)  incassati nel bancone in muratura, erano molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine consumare il prandium (il pasto) fuori casa.

“Oltre a trattarsi di una ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei”, dichiara il direttore Massimo Osanna, “le possibilità di analisi di questo termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un simile ambiente per intero ed è stato possibile condurre tutte le analisi che le tecnologie odierne consentono. I materiali rinvenuti  sono stati, infatti,  scavati e studiati sotto ogni aspetto da un team interdisciplinare composto da: antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo. I materiali saranno ulteriormente analizzati in  laboratorio e  in particolari i resti rinvenuti nei dolia (contenitori in terracotta) del bancone, rappresenteranno dei  dati eccezionali per capire cosa veniva venduto e quale era la dieta alimentare”.

“Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone”, interviene il ministro Dario Franceschini, “oggi Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati in Italia in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa”.

Dettaglio delle due anatre germane dipinte davanti al bancone del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

“Le prime analisi confermano come le pitture sul bancone rappresentino, almeno in parte, i cibi e le bevande effettivamente venduti all’interno del termopolio”, spiega Valeria Amoretti, funzionario antropologo del parco archeologico di Pompei: “tra i dipinti del bancone sono raffigurate due anatre germane, e in effetti un frammento osseo di anatra è stato rinvenuto all’interno di uno dei contenitori, insieme a suino, caprovini, pesce e lumache di terra, testimoniando la grande varietà di prodotti di origine animale utilizzati per la preparazione delle pietanze. D’altro canto, le prime analisi archeobotaniche hanno permesso di individuare frammenti di quercia caducifoglie, probabilmente pertinente a elementi strutturali del bancone. Sul fondo di un dolio – identificato come contenitore da vino sulla base della bottiglia per attingere, rinvenuta al suo interno –   è stata individuata la presenza di fave, intenzionalmente frammentate/macinate. Apicio nel De re Coquinaria (I,5) ce ne fornisce il motivo, asserendo che venivano usate per modificare il gusto e il colore del vino, sbiancandolo”.

Dettaglio del cane al guinzaglio dipinto davanti al bancone del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

Nell’angolo tra le due porte (angolo nord occidentale della stanza) del termopolio è stato rinvenuto uno scheletro completo di cane. “Non si tratta di un grande cane muscoloso come quello dipinto sul bancone”, spiega l’antropologa, “ma di un esemplare estremamente piccolo, alto 20-25 cm alla spalla, pur essendo un cane adulto. Cani di queste piccolissime dimensioni, sebbene piuttosto rari, attestano selezioni intenzionali avvenute in epoca romana per ottenere questo risultato”.

Ossa umane appartenute a un uomo di 50 anni trovate nel termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

Erano presenti inoltre, all’interno della stanza – e in particolare dietro al bancone dove sono state trascinate dai primi scavatori – un buon numero di ossa umane pertinenti ad un individuo maturo -senescente, di almeno 50 anni di età.  Una prima analisi permette di associare queste ossa trascinate a ciò che resta di un individuo rinvenuto nell’angolo più interno della bottega, che verosimilmente al momento dell’arrivo della corrente piroclastica era posizionato al di sopra di un letto o una branda, come testimoniano il vano per l’alloggiamento del giaciglio e una serie di chiodi e residui di legno rinvenuti al di sotto del corpo.

Ossa umane ritrovate all’interno di un dolio del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

“Ancora da indagare – conclude Amoretti – sono le ossa pertinenti ad almeno un altro individuo, rinvenute all’interno di un grande dolio, probabilmente risistemate in tale posizione sempre dai primi scavatori. Questi sono solamente i primi dati macroscopici forniti dallo scavo in corso, ma non saranno sicuramente gli ultimi: infatti i reperti prelevati e portati in laboratorio, verranno ulteriormente indagati tramite indagini specifiche in dipartimenti e università in convenzione, che permetteranno di affinare sempre più i dati a nostra disposizione e quindi la conoscenza del termopolio e del sito”.

Pompei. Nuova scoperta dallo scavo della Regio V: è emerso un termopolio (tavola calda) con “l’insegna commerciale” e anfore davanti al bancone

Il termopolio, ancora in corso di scavo, emerso dalle ricerche nella Regio V di Pompei (foto Parco archeologico di Pompei)

Le anfore trovate in situ davanti al bancone (foto Parco archeologico di Pompei)

Trovata una nuova tavola calda degli antichi abitanti di Pompei. È l’ultima, importante scoperta che viene dallo scavo in corso nella Regio V della città romana rimasta sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Il Termopolio, questo il termine usato dai romani per un locale pubblico molto simile alle nostre tavole calde, è emerso nello slargo che fa da incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi, ormai interamente portato in luce nel cantiere di scavo. L’impianto commerciale è parzialmente scavato, in quanto collocato lungo uno dei fronti di scavo, oggetto dell’intervento di messa in sicurezza e consolidamento del Grande Progetto Pompei, che sta interessando gli oltre 3km di perimetro dell’area non scavata del sito.

La figura di Nereide su cavallo in ambiente marino rappresentata su un lato del bancone del termopolio della Regio V (foto Parco archeologico di Pompei)

Le anfore trovate davanti al bancone (foto Parco archeologico di Pompei)

Le decorazioni del bancone raffigurano su un lato, una bella figura di Nereide su cavallo in ambiente marino e dall’altro l’illustrazione, molto probabilmente, dell’attività stessa che si svolgeva nella bottega, quasi come un’insegna commerciale. Il ritrovamento di anfore poste davanti al bancone, al momento dello scavo, rifletteva difatti esattamente l’immagine dipinta. I termopoli, dove si servivano bevande e cibi caldi, come indica il nome di origine greca, conservati in grandi dolia (giare) incassate nel bancone di mescita in muratura, erano molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine consumare il prandium (il pasto) fuori casa. Nella sola Pompei se ne contano una ottantina.

La raffigurazione di anfore davanti al bancone su un lato del bancone del termopolio (foro Parco archeologico di Pompei)

“Per quanto strutture come queste, siano ben note nel panorama pompeiano”, dichiara la direttrice ad interim, Alfonsina Russo, “il rinnovarsi della loro scoperta, con anche gli oggetti che accompagnavano l’attività commerciale e dunque la vita di tutti i giorni, continua a trasmettere emozioni intense che ci riportano a quegli istanti tragici dell’eruzione, che pur ci hanno consegnato testimonianze uniche della civiltà romana”.