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Roma. Alle Terme di Diocleziano chiude la prima parte della mostra “Ulisse e gli altri” nell’ambito del progetto “Depositi (ri)scoperti” del museo nazionale Romano: opere solitamente custodite all’interno dei depositi

roma_terme-di-diocleziano_mostra-ulisse-e-gli-altri_locandinaUltimi giorni per visitare alle Terme di Diocleziano la mostra “Ulisse e gli altri” (8 dicembre 2022 – 8 gennaio 2023), prima tappa del viaggio tra i depositi del museo nazionale Romano. Il museo nazionale Romano ha infatti aperto le porte dei propri depositi per svelare alcuni straordinari reperti, rendendo accessibile un patrimonio culturale inaspettato. Attraverso “Depositi (ri)scoperti” si è avviato il progetto di valorizzazione, costituito da un ciclo di brevi esposizioni, che permetterà di far conoscere al pubblico una grandissima quantità di opere solitamente custodite all’interno dei depositi: migliaia sono i reperti conservati in questo “museo nel museo”, quali sculture, mosaici, affreschi, oggetti in terracotta, in vetro e in bronzo. Reperti rinvenuti nel corso di più di un secolo di vita del museo nazionale Romano che raccontano non solo l’antichità di Roma, ma anche la storia della sua trasformazione e dei suoi scavi, dall’istituzione di Roma Capitale ad oggi.

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Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano: testa di Ulisse in marmo greco proveniente dal sepolcreto degli Statili (prima età imperiale) (foto mnr)

Il protagonista di questa prima mostra è dunque Ulisse che, con la sua inappagabile sete di conoscenza, incarna l’incapacità di arrendersi di fronte a un mondo inaccessibile. Viaggiatore per eccellenza, Ulisse è guida ideale per iniziare questo percorso alla scoperta di opere sconosciute, (ri)scoperte ed esposte nelle maestose Aule delle Terme di Diocleziano. Il viaggio di Ulisse continuerà idealmente nel secondo momento espositivo dedicato a “gli altri” (14 gennaio – 19 febbraio 2023), approfondendo il rapporto tra gli antichi Romani e le altre culture. Una riflessione sul modo in cui gli antichi percepivano e rappresentavano popolazioni diverse tra stereotipi, diffidenza e curiosità. Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno di ANAGINA – Associazione Nazionale Agenti Imprenditori Assicurativi e l’allestimento a cura di Contemporanea Progetti – che da oltre venti anni organizza mostre in Italia e nel mondo – si avvale di un’esposizione immersiva e multimediale ad alto contenuto emozionale.

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Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano: grande mosaico di Ulisse e le Sirene (da Quarto di Corzano, provincia di Rieti, II secolo d.C.) (foto mnr)

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Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano: testa di Circe in marmo greco rinvenuta nel 1928 sul promontorio del Circeo (foto mnr)

Il percorso espositivo inizia dal grande mosaico di Ulisse e le Sirene (da Quarto di Corzano, provincia di Rieti, II secolo d.C.), che sarà presentato in un suggestivo allestimento multimediale che immerge il visitatore nel racconto del viaggio di Ulisse. Intelligente, intraprendente, tenace e assetato di sapere e di avventura, Ulisse è rappresentato nelle sue fattezze dalla testa di Ulisse in marmo greco (proveniente dal sepolcreto degli Statili, prima età imperiale): un uomo maturo, con chioma fluente e fitta barba, riconoscibile dal caratteristico copricapo, il pileus, suo comune attributo. A dare risalto alle virtù di Ulisse contribuiscono le numerose figure femminili che animano il mito: l’amata moglie Penelope (esposta una testa in marmo del II secolo d.C.); l’affascinante Circe, con i suoi magici sortilegi (esposto un suo ritratto in marmo greco rinvenuto nel 1928 sul promontorio del Circeo); e la sua protettrice divina Atena, rappresentata da un busto rinvenuto nel suburbio di Roma.

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Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano: sarcofago con raffigurazione di Achille tra le figlie di Nicomede (da Isola Sacra, seconda metà del II secolo d.C.) (foto mnr)

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Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano: urna con scena della contesa per le armi di Achille (proveniente da Ostia Antica, seconda metà del II secolo d.C.) (foto mnr)

A raccontare le avventure di Ulisse, e degli altri personaggi che gravitano intorno alla sua figura, sono inoltre esposti un sarcofago con raffigurazione di Achille tra le figlie di Nicomede (da Isola Sacra, seconda metà del II secolo d.C.) e un’urna con scena della contesa per le armi di Achille (proveniente da Ostia Antica, seconda metà del II secolo d.C.). A partire dal 14 gennaio 2023 (fino al 19 febbraio 2023), un secondo momento espositivo sarà dedicato a coloro che ruotano intorno alla figura di Ulisse, ovvero “gli altri”: altri popoli, altre culture, altri mondi. Lo sguardo si amplia e dal viaggio di un solo eroe si passa a quello dell’intero popolo dei Romani, qui raccontati per la loro capacità di rapportarsi con genti diverse – dai barbari ai minuscoli pigmei – e di confrontarsi con le tante popolazioni sconfitte e assoggettate. Il progetto di valorizzazione dei depositi proseguirà (ri)scoprendo e restituendo ai visitatori altri straordinari reperti del museo nazionale Romano.

Roma. Al museo nazionale Romano al via a gennaio il progetto “Urbs, dalla città alla campagna romana”. In quattro anni saranno restaurati, ampliati e riorganizzati gli edifici storici di competenza: Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi. Ecco tutto il programma dei lavori

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Stéphane Verger, direttore del museo nazionale Romano (foto Graziano Tavan)

roma_Museo-Nazionale-Romano_logoIl museo nazionale Romano si prepara a divenire uno dei principali cantieri culturali della Capitale. Il progetto “Urbs: dalla città alla campagna romana”, finanziato dal programma nazionale per gli investimenti complementari al PNRR, permetterà la realizzazione nei prossimi anni di un articolato programma di lavori nelle quattro sedi del museo nazionale Romano, diretto da Stéphane Verger, per completare il restauro degli edifici storici di sua competenza, rispondere alle emergenze legate all’invecchiamento degli impianti e aprire nuovi monumentali spazi espositivi. Il risultato sarà l’ampliamento e la riorganizzazione del percorso museale in tutte e quattro le sedi, con la restituzione al pubblico di molte opere finora invisibili. Si racconterà la storia di Roma, dalle origini all’epoca contemporanea, anche attraverso i risultati più recenti dell’archeologia, privilegiando una visione innovativa, che renda il percorso accessibile a tutti i tipi di pubblico.

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Palazzo Massimo a Roma, una delle quattro sedi del museo nazionale Romano (foto mnr)

Il museo nazionale Romano, insieme al parco archeologico dell’Appia Antica, è tra i 14 “grandi attrattori culturali” scelti dal MiC aventi ad oggetto interventi strategici per il rilancio della cultura e del turismo in Italia. Il Museo ha ottenuto uno stanziamento di 71 milioni di euro, che si aggiunge ad altri finanziamenti pregressi, per un totale di circa 100 milioni complessivi. Il programma interessa le quattro sedi delle Terme di Diocleziano, di Palazzo Massimo, di Palazzo Altemps e della Crypta Balbi, tutte al centro di un progetto di restauro e riallestimento che, conformemente al cronoprogramma del PNRR, durerà quattro anni. Durante il completamento dei lavori, che comporterà parziali chiusure nelle quattro sedi del Museo, si alterneranno presentazioni tematiche temporanee per mostrare opere poco note o mai viste, pezzi finora relegati nei depositi e artefatti restaurati recentemente. Il ripensamento del museo nazionale Romano attraverso un progetto unitario e lungimirante, che coinvolge edifici ed opere, si impone dunque come scelta necessaria e prioritaria, rispondente a esigenze, non più procrastinabili, di tutela, di riqualificazione e di valorizzazione urbana e sociale.

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Le Terme di Diocleziano a Roma, una delle sedi del museo nazionale Romano (foto rnm)

TERME DI DIOCLEZIANO. Rifacimento dell’impiantistica, verifiche statiche e controlli antisismici sono necessari per il ripristino e l’apertura al pubblico delle sette Grandi Aule attorno alla basilica di Santa Maria degli Angeli. Gli ambienti maestosi, che ospitarono nel 1911 la grande mostra archeologica per il cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, amplieranno la superficie espositiva del Museo, permettendo la presentazione permanente e ciclica di opere e di contesti molto importanti, ma da decenni nascosti al pubblico.

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Chiostro di Michelangelo alle Terme di Diocleziano a Roma (foto mnr)

Inoltre, grazie a un accordo stipulato con la soprintendenza speciale di Roma e il parco archeologico dell’Appia Antica, saranno restituiti al percorso museale i piani superiori delle quattro ali del chiostro di Michelangelo, in tutto quasi 400 metri di lunghezza di portico (circa 100 metri per lato), e quelle del chiostro piccolo della Certosa, 160 metri di estensione (40 metri per lato). Spazi importanti, quelli della Certosa di S. Maria degli Angeli, che, per il nuovo allestimento del Museo, accoglieranno la storia della città nel contesto del Latium Vetus (Lazio antico), dalle origini fino all’epoca di Diocleziano. Al primo piano del Chiostro di Michelangelo, saranno esposti i contesti che raccontano la storia più antica della città, dalle origini fino alla fine della repubblica, cioè dal X al I secolo a.C. Dalle necropoli protostoriche, già presentate, di Roma e dell’Osteria dell’Osa a Gabi, si continuerà con quelle, orientalizzanti, di Castel di Decima, Laurentina e Ficana (VII sec. a.C.). Grazie a un finanziamento della Confederazione Elvetica, è in corso il restauro di una grande tomba principesca della necropoli della Laurentina, la n. 93, mentre con un contributo della Fondazione Droghetti si lavora al recupero della ricca tomba femminile 359 di Castel di Decima.

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Il chiostro piccolo della Certosa di Santa Maria degli Angeli alle Terme di Diocleziano (foto mnr)

Nella terza ala saranno presentati i centri del Lazio arcaico come Crustumerium, Fidene, Gabi e Lanuvio, con la famosa Tomba del Guerriero, mentre nella quarta ala verrà raccontata la trasformazione di Roma e dei centri del Lazio antico dall’epoca medio-repubblicana (IV sec. a.C.) fino al II-I secolo a.C., con santuari ed ex voto provenienti dal Tevere e da centri come Ariccia. Nelle gallerie al primo piano del Chiostro piccolo della Certosa, sarà presentata la città imperiale: a partire dai recenti ritrovamenti della soprintendenza speciale di Roma, sì racconterà la “città dei vivi” dall’epoca di Augusto fino a quella di Diocleziano. Una sezione a parte è riservata alla “città dei morti”, con la documentazione funeraria. Verranno esposte in un unico racconto iscrizioni funerarie, sarcofagi, rilievi, urne, ritratti e corredi funerari databili tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C. Il percorso sulle necropoli continuerà nei giardini, con moltissimi reperti, e nella forica, cioè nella latrina termale antica. Ci sarà anche una sezione dedicata alla storia del complesso delle Terme di Diocleziano e alla sua trasformazione in Certosa nel Cinquecento; infine un’ultima sezione, ricavata all’interno delle Grandi Aule, offrirà un’introduzione breve e spettacolare alla storia di Roma per chi, arrivando alla stazione Termini, avrà solo un tempo limitato da dedicare alla visita.

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Il giardino immaginario: affresco dalla villa di Livia a Prima Porta conservato a Palazzo Massimo a Roma (foto mnr)

PALAZZO MASSIMO. A Palazzo Massimo il progetto principale è quello di coprire il cortile interno in modo da ampliare il percorso di visita esponendo le tante opere oggi conservate nei magazzini e fornendo la possibilità di creare un ambiente immersivo dove evocare l’Impero romano attraverso la ricostituzione di un luogo iconico, come un santuario. Il tema del percorso sarà quello di Roma come centro dell’Impero, dall’epoca di Augusto fino a quella di Massenzio (dal I all’inizio del IV sec.): la vita e la successione degli imperatori; la complessità della religione e la diversità dei culti; le conquiste e i loro effetti sull’economia e sulla rappresentazione romana del mondo; il lusso privato, l’otium, la cultura e la vita nelle residenze aristocratiche. Al piano terra verranno esposti i documenti più significativi per la storia dell’Impero, dai Fasti e i Ludi secolari alle celebri insegne del potere di Massenzio. Il primo piano sarà dedicato all’Impero, alle sue conquiste, alle tante religioni che vi erano praticate e rappresentate, dall’Egitto all’Oriente. In sintesi la grandezza di Roma. Qui troveranno posto materiali esotici provenienti da Asia e Africa, con un allestimento multisensoriale. Il secondo piano resta dedicato all’otium, con le grandi ville suburbane come quella di Livia e della Farnesina, animate da splendide pitture, ma anche da una ricca e raffinata vita intellettuale, con la letteratura greca e latina. Sarà inoltre riaperto il Medagliere, il più grande e antico che si conservi, chiuso per l’emergenza Covid, e sarà ampliato il numero di monete esposte, che saranno inserite in tutti i percorsi tematici del museo nazionale Romano per creare una sorta di medagliere diffuso nelle quattro sedi.

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Il Trono Ludovisi conservato a Palazzo Altemps a Roma (foto stefano castellani / mnr)

PALAZZO ALTEMPS. Palazzo Altemps rimarrà il luogo del collezionismo, incentrato sulla collezione Boncompagni Ludovisi, che farà da filo conduttore alla visita. Ma il nuovo percorso, più didattico, farà capire i tanti modi in cui, dall’antichità all’epoca rinascimentale e moderna, la scultura greca era reinterpretata e trasformata, a seconda dei vari contesti sociali e intellettuali in cui era utilizzata. Il nuovo percorso inizierà, al piano terra, con una presentazione sintetica della lunga storia del Palazzo e delle famiglie che l’hanno creato e trasformato. La sezione successiva mostrerà in modo concreto cos’era una collezione di scultura nella Roma nel Seicento: attraverso la collezione Boncompagni Ludovisi si racconterà come venivano scelte le opere, come venivano restaurate, come venivano realizzate creazioni originali a partire da frammenti, pastiches, o create delle versioni moderne di opere antiche. Si illustreranno poi i diversi usi della scultura greca in età imperiale. Nei nuovi spazi intorno alla sala del Gioiello si succederanno gli originali greci, come il Trono Ludovisi, le copie romane di opere di Mirone, Policleto e Fidia, anche trasferite da Palazzo Massimo e dalle Terme di Diocleziano, e le creazioni romane elaborate a partire da modelli greci, come le Erme Ludovisi.

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L’altana di Palazzo Altemps, la più antica di Roma (foto mnr

Il primo piano accoglierà le rielaborazioni romane delle opere dei grandi maestri come Prassitele e Lisippo, per mostrare quanto è labile il confine tra originali greci e copie romane e, infine, i rapporti tra scultura greca e romana in epoca ellenistica, con un contesto eccezionale e poco conosciuto quale il gruppo di sculture da giardino di Fianello Sabino di fine II – inizi I sec. a.C., che costituisce la più antica collezione di sculture greche conservata nella zona di Roma. Lo scrigno straordinario di Palazzo Altemps, uno dei più begli edifici nobiliari rinascimentali di Roma, situato a due passi dalla piazza Navona, sul percorso turistico più importante del centro storico, è il luogo ideale per presentare, oltre alla collezione Boncompagni Ludovisi, i più grandi capolavori della scultura antica, quali il discobolo Lancellotti, il pugile seduto e il principe ellenistico di bronzo. I lavori di restauro della sede, in parte già avviati, riguardano il recupero del secondo cortile, la sala del Gioiello, e il suo portico realizzato agli inizi del Cinquecento, così da restituire al pubblico un vasto ambiente di 400 mq, spazio straordinario, coperto da un lucernario agli inizi del Novecento. L’intervento riguarda anche il restauro dell’altana, la più antica di Roma; il ripristino del teatro, l’unico conservato in un palazzo privato romano, e la fruizione della Chiesa, dove Gabriele D’Annunzio sposò Maria Hardouin di Gallese, che ospiteranno concerti ed eventi culturali.

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L’area archeologica della Crypta Balbi a Roma (foto mnr)

CRYPTA BALBI. Attualmente, la Crypta Balbi è conosciuta come il museo in cui si presenta la trasformazione della città tra la tarda Antichità e il Medioevo. In realtà, questo museo copre solo una minima parte della sede di Crypta Balbi. Attualmente, il 90% circa della superficie dell’isolato di competenza del museo nazionale Romano non è accessibile, a causa dello stato drammatico di degrado degli edifici e dell’impossibilità, per ragioni di sicurezza, di aprire al pubblico il percorso archeologico. Il progetto prevede il ripristino dell’intera area comprendente il convento cinquecentesco voluto da Ignazio di Loyola e gli edifici circostanti, che presentano una stratigrafia che va dal 1300 a tutto il 1900. La Crypta Balbi conserva inoltre preziose testimonianze della storia recente, di cui abbiamo il dovere di conservare la memoria, dalle vicende più tragiche della Seconda Guerra Mondiale, come il rastrellamento del 16 ottobre 1943 nel Ghetto, agli Anni di Piombo, con la scoperta del corpo di Aldo Moro il 9 maggio 1978.

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Ambiente di una domus a Sud-Est dell’esedra nella Crypta Balbi a Roma (foto mnr)

L’intervento, da 71 milioni di euro, conserverà e valorizzerà queste memorie attraverso restauri filologici che non privilegeranno un’epoca o un’altra, ma che si soffermeranno su ogni fase della storia di Roma, restituendola al grande pubblico ed ai romani. Una volta concluse le operazioni di sgombero e di messa in sicurezza degli edifici, la fase dei lavori partirà a breve, rendendo necessaria una chiusura temporanea della sede museale a partire da gennaio per tutto l’anno 2023. Il primo obiettivo è quello di ampliare il percorso espositivo, presentando la storia di Roma da Costantino fino all’epoca contemporanea. Sarà organizzato in tre grandi sezioni: nella prima, su via delle Botteghe Oscure, sarà presentata Roma e le sue trasformazioni dall’epoca di Costantino fino al Medioevo. Lo spazio espositivo sarà fortemente ampliato, con il ripristino del cortile interno. Il piano terra sarà dedicato alle trasformazioni della tarda Antichità, dal IV al V secolo. Al primo piano sarà presentato l’inizio del Medioevo, con i Longobardi, dal VI fino all’VIII secolo, mentre al secondo piano il percorso cronologico si estenderà dall’età Carolingia fino all’XI secolo.

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L’area antistante l’esedra della Crypta Balbi a Roma (foto mnr)

Si passerà nella seconda sezione del museo attraverso le gallerie sotterranee del complesso monastico. Il percorso riguarderà il quartiere antico della Crypta Balbi, con la visita dei resti archeologici intorno all’esedra, al mitreo e al quartiere abitativo. La terza sezione, su via dei Delfini, verso il Ghetto, si concentrerà sulla storia moderna e contemporanea di Roma, da Ignazio di Loyola fino ad Aldo Moro. Nel progetto complessivo, che sarà portato a termine grazie al programma Urbs del PNC, il museo è solo una parte del quartiere culturale che l’isolato della Crypta Balbi diventerà nei prossimi anni. L’area centrale e i cortili annessi saranno liberamente accessibili e fruibili dai cittadini e dai visitatori, attraverso un passante urbano che prevede quattro accessi, uno su ciascun lato dell’isolato, a cominciare da via Caetani e poi via delle Botteghe Oscure, via dei Polacchi e via dei Delfini. Saranno presenti dei luoghi di ristoro e dei laboratori artigianali, nonché delle zone di incontro e di convivialità. L’isolato di Crypta Balbi sarà anche dotato di un centro studi, di un centro d’archivio e di produzioni digitali, di una foresteria per studenti, studiosi e artisti e da un centro per gli eventi e per le mostre temporanee. Si tratta quindi di restituire alla comunità un pezzo straordinario della città, che diventerà a tutti gli effetti un grande quartiere culturale nel cuore di Roma, in un contesto storico e archeologico di eccezionale rilevanza.

Roma. Alle Terme di Diocleziano presentazione del libro “101 Storie Svelate. Le iscrizioni del Museo Nazionale Romano raccontano Roma” di Carlotta Caruso, nato dalla raccolta delle storie raccontate sui social durante il lockdown 2020: il fascino delle epigrafi per non “addetti ai lavori”

roma_nazionale-romano_libro_101-storie-svelate_le iscrizioni del museo nazionale romano_presentazione_locandina“L’uomo lo ascoltò continuando a scolpire parole. Fu felice di sapere che qualcuno comprendesse davvero il senso del suo lavoro: quelle parole, incise faticosamente, avevano il compito di tramandare la storia delle loro vite alle generazioni del futuro”. Comincia così il libro “101 Storie Svelate. Le iscrizioni del Museo Nazionale Romano raccontano Roma” di Carlotta Caruso nato dalla raccolta delle storie comparse nella rubrica dei canali social del museo nazionale Romano (#StoriedaMNR) e pubblicato nell’ambito dei progetti condivisi del Servizio Educativo e dell’Ufficio Social Media. Domenica 13 novembre 2022, alle 16.30, il libro “101 Storie Svelate” (Dielle editore) viene presentato nella sala delle Piccole Mostre alle Terme di Diocleziano che fanno parte del museo nazionale Romano. Intervengono Stéphane Verger, direttore del museo nazionale Romano; Cinzia Vismara, già docente di Archeologia delle province romane nell’università di Cassino; Clara di Fazio, CNR; e l’autrice Carlotta Caruso, assistente tecnico del museo nazionale Romano. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

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Concetta Caruso con il libro “101 Storie Svelate” (foto mnr)

“101 Storie Svelate”. Le storie raccolte in questo libro nascono dal ricchissimo patrimonio del museo nazionale Romano: personaggi reali, storie immaginate, possibili, tratte dalle poche parole che gli antichi hanno scelto di affidare a qualcosa che potesse durare a lungo, possibilmente per sempre: un’epigrafe. Attraverso lo strumento dello storytelling, un accurato lavoro di ricostruzione storica e un po’ di immaginazione, quelle poche parole rivivono, recuperano il loro potere di comunicare, di raccontare e permettono di entrare in contatto con il mondo antico e con le persone che lo hanno popolato. Nate nei mesi di lockdown del 2020, sulla rubrica social #StoriedaMNR dei canali del Museo, queste storie svelano il fascino delle epigrafi anche a un pubblico di non “addetti ai lavori”.

Roma. La Svizzera finanzia un progetto del museo nazionale Romano per il restauro del corredo funerario della principesca “Tomba 93”, una delle più ricche della necropoli protostorica di via Laurentina Acqua Acetosa

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Una fase del restauro del corredo della principesca Tomba 93 (foto mnr-roma)

Lo scorso mese di febbraio ha avuto inizio, presso le Terme di Diocleziano, il restauro del corredo funerario della principesca “Tomba 93”, una delle più ricche della necropoli protostorica di via Laurentina Acqua Acetosa a Roma, databile all’ultimo quarto del VIII secolo a.C. Scoperta a metà degli anni’80 del secolo scorso da Alessandro Bedini, funzionario dell’allora soprintendenza Archeologica di Roma, la tomba è oggi al centro di un progetto di restauro del museo nazionale Romano selezionato dall’Ufficio Federale della Cultura della Confederazione Svizzera come assegnatario del finanziamento “destinato al mantenimento del patrimonio culturale mobile in altri Stati contraenti della Convenzione dell’UNESCO del 1970”.

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La principesca “Tomba 93”, una delle più ricche della necropoli protostorica di via Laurentina Acqua Acetosa a Roma (foto mnr-roma)

La definizione “principesca” è dovuta all’eccezionalità del rituale della sepoltura, caratterizzata dallo sfarzo e dalla ricchezza del corredo; sepolture con queste caratteristiche si rinvengono lungo l’intera penisola italiana, in particolare tra l’VIII e il VII secolo a.C., e connotano defunti di sesso maschile e femminile appartenenti a una élite. In questo caso la tomba è di un personaggio maschile, probabilmente un capo-guerriero con un ruolo politico e sacerdotale, simboleggiato da attributi specifici. Il ricchissimo corredo funebre, costituito da più di 100 oggetti, molti in metallo prezioso, comprende, infatti, l’elmo e gli scudi, la spada, le lance in ferro e bronzo, oltre a un carro e a un articolato apparato di oggetti in lamina di bronzo quali un vassoio-incensiere, un bacile, alcuni tripodi, un flabello e uno sgabello. Del corredo fanno parte inoltre numerose ceramiche, di produzione locale e di importazione, come l’anfora vinaria fenicia che, insieme agli alari, agli spiedi e ai coltelli, simboleggia la celebrazione del banchetto. Al defunto fu riservato il rito funerario dell’incinerazione, insolito per l’epoca, a richiamare pratiche più antiche e modelli eroici omerici; i suoi resti furono posti all’interno di un lebete, un bacile in bronzo con coperchio ricoperto da una stuoia.

Il museo nazionale Romano riapre le porte ai visitatori: si inizia il 1° febbraio con Crypta Balbi, poi l’8 febbraio Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo e Palazzo Altemps. Il direttore Stéphane Verger racconta i lavori fatti in lockdown e annuncia le novità per il 2021

Il museo nazionale Romano torna ad aprire le porte ai suoi visitatori. Si comincia con la Crypta Balbi lunedì 1° febbraio 2021, un sito tutto da esplorare e ancora da scoprire: stanno infatti per iniziare nuovi lavori di restauro che consentiranno un ulteriore ampliamento del percorso espositivo. I nuovi orari di visita sono: lunedì-venerdì, dalle 14 alle 19.45. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria a 2 euro. Le visite di gruppo, accompagnate e non, sono consentite fino a un massimo di 14 partecipanti, comprensivi dell’accompagnatore/guida turistica. Da lunedì 8 febbraio  2021 riapriranno le loro porte anche le altre sedi: Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo e Palazzo Altemps.

La strada con botteghe nel percorso archeologico-museale della Crypta Balbi (foto museo nazionale Romano)

La Crypta Balbi è un complesso collegato all’antico teatro Balbo. Prezioso e raffinato, il più piccolo dei tre teatri dell’antica Roma fu costruito nel 13 a.C. da Lucio Cornelio Balbo, spagnolo di Cadice, con il bottino delle vittorie riportate sulle popolazioni libiche. Al teatro era annesso un vasto cortile porticato, piuttosto angusto, chiamato crypta. Era qui che gli spettatori trovavano riparo in caso di pioggia o si radunavano durante le pause degli spettacoli, ed è proprio qui che duemila anni dopo, in quelle stesse strutture, sorge il Museo. La specificità della Crypta Balbi, nel contesto del Museo nazionale romano, è di essere un museo di archeologia urbana, che ricerca e documenta l’evoluzione di quello spazio, dei suoi insediamenti e delle sue destinazioni d’uso lungo i secoli.

Il direttore Stéphane Verger racconta l’esperienza del museo nazionale Romano durante la fase epidemiologica del Covid 19 e le attività messe in campo in occasione della chiusura al pubblico. “Durante questo periodo di chiusura”, racconta, “si lavora molto al museo nazionale Romano. Si lavora già per inventare nuovi modi per presentare le collezioni del museo. Per il pubblico ovviamente è difficile seguire queste chiusure e riaperture, e quindi noi diamo una continuità col nuovo sito web e dei social che permettono ogni giorno di avere un appuntamento per il pubblico che può rivisitare virtualmente un’ala del museo, un oggetto rivederlo, sia quelli più famosi come il Pugile di Palazzo Massimo sia quelli meno noti. Il museo nazionale Romano è costituito da quattro sedi: le Terme di Diocleziano sono una sede immensa, quindi dobbiamo lavorare per riaprire. Ma c’è poi Crypta Balbi: adesso se ne vede solo un decimo. Poi ci sono anche lavori a Palazzo Altemps dove c’è un nuovo cortile che sarà aperto nel 2021. E a Palazzo Massimo c’è tanto da fare nei magazzini che sono un patrimonio enorme e che pure in questo caso lo si deve far vedere di più. Si lavora anche per preparare la riapertura. Nel 2021 ci sarà una grande mostra e quindi il pubblico deve vedere che si è arricchito il museo, e che si arricchirà la visita. C’è stato veramente un lavoro molto importante e fatto a porte chiuse. E quindi si deve far vedere al pubblico qual è la ricchezza delle competenze della squadra; e quel lavoro deve essere valorizzato nelle visite che permettono di mostrare tutto quello che c’è dietro le quinte”.

Cosa porta il 2021. Al Colosseo, appena saranno riammessi i visitatori, si potrà ammirare la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (che doveva aprire il 5 novembre, alla vigilia del nuovo lockdown). Ecco tutte le anticipazioni presentate on line dagli archeologi del Parco archeologico del Colosseo

L’home page della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” sul sito del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

È tutto pronto. Anzi, a dire la verità, è tutto pronto dal 5 novembre 2020, data fissata per la vernice della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (che però – solo due giorni prima – si è saputo sarebbe stato chiuso dal giorno dopo, 6 novembre). E quindi non si è fatto nulla (vedi Roma. Chiudono per Dpcm i quattro siti del parco archeologico del Colosseo: Foro Romano, Palatino, Colosseo e Domus Aurea. Sospesa la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”, in programma dal 5 novembre. Resta aperto il sito web: dirette dai cantieri di restauro, nuove rubriche ed eventi speciali. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato). Ora si attende solo l’ok alla riapertura dei musei e dei parchi archeologici da parte del Governo. Si spera nel 16 gennaio 2021. Comunque, se la mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” dovrebbe essere aperta non prima di marzo 2021, a un anno esatta dalla sua programmazione iniziale (vedi Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato), la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo potrebbe essere il primo regalo del 2021.

La mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” allestita nel II ordine del Colosseo attende solo i visitatori (foto Bruno Angeli)

Ma non sarà un’apertura “al buio”. Perché in questi due mesi lo staff del Parco archeologico del Colosseo ci ha regalato una serie di anticipazioni che ci fanno capire la portata della mostra e la qualità dei pezzi esposti, un’esperienza online ricca e approfondita sul complesso dialogo che lega le due realtà più famose dell’archeologia italiana, Roma e Pompei. La mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo è stata ideata dal compianto Mario Torelli, che ci ha lasciato il 15 settembre 2020 (vedi Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma | archeologiavocidalpassato). “Le opere esposte”, spiegano al PArCo, “sintetizzano senza mai banalizzare le molteplici relazioni, di carattere economico, sociale, culturale ed artistico, che hanno accompagnato Roma e Pompei dall’età sannitica fino all’eruzione del Vesuvio”.

Il manifesto della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” realizzato da Lorenzo Mattotti (foto PArCo)

“Ho scelto un’immagine tradizionale, vicina ai film peplum, in grado di attrarre l’attenzione di un pubblico ampio”, così l’illustratore Lorenzo Mattotti spiega il procedimento creativo che lo ha portato a visualizzare l’elemento grafico che accompagna il racconto, la narrazione e, in seguito, il ricordo della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”. “L’immagine del manifesto è epica e mitologica insieme, ma con un segno simbolista, quasi metafisico. La statua di Lare è incandescente, come se fosse stata appena fusa. Emerge dalla terra tra i due forti simboli di Pompei e Roma: le linee evocative del Colosseo e il vortice del fumo dell’eruzione del Vesuvio, in una sintesi alchemica dove l’assenza dei dettagli, che avrebbero distratto lo spettatore, trova una sintesi efficace nei pochi segni essenziali e nella forza visiva data dai colori accesi della composizione”.

La statua di Eumachia apre la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (foto PArCo)
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Il prof. Mario Torelli, etruscologo, archeologo, docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana, è morto all’età di 83 anni

La statua di Eumachia è collocata all’ingresso della sezione dedicata ad Augustus Pater Patriae. L’ha immaginata così la ricca nobildonna pompeiana, Eumachia, il professor Torelli, “grande Maestro che ci ha lasciato troppo presto”, scrivono gli archeologi del PArCo. “Studioso del mondo antico a tutto campo, ma anche intellettuale impegnato, Torelli è stato un padre fondatore della nuova scuola archeologica italiana, riuscendo a lasciare in eredità la passione militante per una conoscenza interdisciplinare e senza frontiere, di cui la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” allestita nell’Anfiteatro Flavio ne è una testimonianza”. Con la sua guida li archeologi del PArCo ci fanno scoprire qualcosa di più della nobildonna pompeiana: “Eumachia, vissuta in età augustea, era figlia di un ricco produttore di vino campano che si era trasferito a Pompei pochi decenni prima. La sua famiglia era forse discendente di Eumachos, lo storico greco di Napoli. Quel che è certo è che la donna andò in sposa ad un influente membro della famiglia pompeiana dei Numistrii e, divenuta vedova, ereditò dal marito la sua attività commerciale, affermandosi così come una delle persone più ricche ed influenti della città. A lei si deve la costruzione di un importante edificio pubblico nel foro di Pompei, noto come Edificio di Eumachia, destinato al culto imperiale, dal quale proviene la statua in mostra. La vita di Eumachia e la sua immagine ci raccontano così del ruolo di primo piano giocato dalle nobildonne romane sulla nuova scena pubblica fondata da Augusto”.

Busto in bronzo della dea Artemide proveniente da Pompei (foto Bruno Angeli)

Giardini porticati, terme domestiche, opere d’arte e decori preziosi: spazi per gli intimi piaceri di Afrodite e Dioniso. Una pratica del lusso – nel lessico dell’epoca etichettata come luxuria -, quella sperimentata tra II e I secolo a.C. in questa periferia sospesa fra il potere romano e il gusto ellenistico, a cui si deve il mito del “secolo d’oro” di Pompei. Con l’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo orientale, si assiste infatti ad una lenta ma inesorabile osmosi tra culture diverse fra loro, tanto a Roma quanto nelle altre città alleate della penisola. Gli intellettuali romani individuarono fin da subito il 146 a.C. come data-simbolo dell’inizio di questo grande mutamento, ossia l’anno della distruzione di Cartagine e Corinto: è proprio a partire da questo momento che i conquistatori romani sarebbero stati conquistati dal raffinato benessere e dalla cultura dell’ostentazione proveniente dall’Oriente.

Efebo in bronzo da Pompei (foto Bruno Angeli)
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Ricostruzione in mostra della Domus del Gianicolo (foto Bruno Angeli)

Se a Roma l’ostentazione del lusso veniva tollerata solamente nella dimensione pubblica, con la costruzione da parte dei generali vittoriosi di templi, teatri e terme, nelle province italiche (e in particolare a Pompei) lo sfoggio privato del lusso trovava un più ampio spazio di manovra. Videro così la luce alcune delle più straordinarie residenze come la Villa dei Misteri, mentre alcune case dell’élite pompeiana – prima fra tutte le Casa del Fauno – che si estendeva per quasi 3000 mq, iniziarono a fare a gara, per dimensioni e sfarzo, con le regge ellenistiche.

Pavimento in mosaico con pesci di mare dalla Casa del Fauno di Pompei (foto Bruno Angeli)

La “pratica del lusso” interessò tanto la città vesuviana quanto Roma tra il II e il I sec. a.C., favorita dall’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo orientale. Tra il III e il II sec. a.C., a seguito delle vittorie nelle Guerre puniche e in quelle macedoniche, il Mediterraneo era infatti ormai divenuto il mare nostrum dei Romani, permettendo ai mercatores italici di moltiplicare le opportunità di fare affari e ponendo le basi di un vero imperialismo economico. I numerosi schiavi giunti in Italia a seguito delle vittorie romane in Oriente permisero inoltre agli imprenditori di elaborare un nuovo modello produttivo, basato sul sistema servile ad uso della villa rustica: un modello che si diffuse rapidamente nell’Italia centromeridionale trasformando le coltivazioni locali in vere e proprie produzioni intensive, soprattutto di olio e vini pregiati.

La ricostruzione in mostra di una nave oneraria con le anfore per il trasporto del vino (foto PArCo)

I due prodotti più emblematici del grande commercio marittimo tardorepubblicano furono proprio il vino, proveniente in particolare dai vigneti della Campania costiera e pedemontana, e l’olio dell’area apula. Le rotte commerciali che trasportavano tali beni “di lusso” vengono oggi ricostruite dagli archeologi grazie allo studio delle anfore stipate in grandi navi mercantili, i cui resti sono oggetto di studio e ricerca da parte dell’archeologia subacquea. In mostra la ricostruzione di una nave mercantile (navis oneraria) lunga circa 35 metri e con una stiva di circa 30×3 metri. Permetteva il carico di due strati sovrapposti di circa 450 anfore (come quelle esposte in mostra e prestate dal museo nazionale Romano alle Terme di Diocleziano), del tipo “Dressel 1”, usate principalmente per il trasporto e commercio del vino. “È stato stimato – spiegano gli archeologi – che il peso totale del carico poteva arrivare a quasi 20 tonnellate, delle quali circa 10 di vino pregiato. Il prezzo della vendita di questo vino (principalmente Falerno) variava dai 4 ai 5 sesterzi al litro, equivalente a circa 25 euro di oggi. Con la stiva piena quindi questa nave poteva trasportare un carico di grande valore pari a 1.125.000 euro!”.

Ritratto di Livia da Palestrina (foto Bruno Angeli)
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Statuetta di una dea indiana trovata a Pompei (foto Bruno Angeli)

Roma e Pompei: una capitale, la cui storia è universalmente nota, e una città di provincia, “fotografata” nel tragico istante della catastrofe. Una mostra e un catalogo Electa che offrono uno sguardo inedito sul rapporto, ancora attuale, che ha intimamente legato due realtà sociopolitiche. “Con la mostra “Pompei 79 d-C. Una storia romana” e il suo catalogo si è voluto ricostruire, con materiali di alto contenuto storico e di grande impatto visivo, il rapporto tra Roma e Pompei, un rapporto che vede sin dalla piena età repubblicana Roma in posizione dominante, e che conosce una prima fase, quella dell’alleanza, nella quale Pompei, come gran parte del mondo italico, affianca Roma nella conquista dell’Oriente, traendone grandi bottini ed enormi masse di schiavi, risorse in grado di generare un’economia agraria e manifatturiera capace di invadere con i suoi prodotti l’intera area mediterranea: in questa fase la ricchezza e il lusso dell’aristocrazia della capitale si espandono nella periferia, che a volte può perfino superare i livelli del centro”.

Affresco da Moregine con processione sacra (foto Bruno Angeli)

In seguito, nel corso del I secolo a.C., le convulsioni che scuotono l’intera Penisola riducono Pompei allo stato di colonia di Roma: il racconto di questa seconda fase disegna una periferia che entusiasticamente segue il modello del centro, senza mai poterne uguagliare gli splendori, fino al declino sopraggiunto per l’intera Penisola e per Pompei, in particolare nel breve periodo tra il devastante terremoto del 62 d.C. e la tragica fine dell’eruzione del 79 d.C.

#iorestoacasa. “Passeggiata archeologica” da Nord a Sud con i video promossi dal Mibact per portare il patrimonio culturale nella casa degli italiani in piena emergenza da coronavirus: “La cultura non si ferma”

#iorestoacasa è l’invito che da qualche settimana è chiesto a tutti noi, un mantra che ci accompagna in ogni comunicazione ufficiale. Lo ha recepito molto bene il ministero per i Beni e le Attività culturali che però assicura: “La cultura non si ferma”. E lancia una serie di brevi video promozionali per far conoscere, stando a casa, le bellezze del nostro patrimonio culturale. Ecco una breve carrellata di immagini, da Nord a Sud, che diventa una vera e propria “passeggiata archeologica”.

Il museo Archeologico nazionale di Aquileia è tra le principali e più antiche istituzioni museali del Friuli Venezia Giulia. Inaugurato il 3 agosto del 1882, e rinnovato il 3 agosto 2018, è parte del Polo museale del Friuli Venezia Giulia e conferito in uso alla Fomdazione Aquileia. Il complesso museale, con la sua notevole estensione e l’ingente ed eccezionale collezione archeologica, fortemente legata al territorio e alle indagini archeologiche effettuate nel sito, rappresenta una delle più importanti istituzioni museali dell’Italia settentrionale.

Museo Archeologico nazionale del Mare di Caorle. La visita inizia con “TERREDACQUE da mostra a museo”, allestita già nel 2014 dall’allora Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto. In queste sale, situate al primo piano del Museo, sono stati esposti i reperti più significativi rinvenuti a Caorle e in siti limitrofi, databili in un ampio arco cronologico che va dall’età del Bronzo recente (XIII—prima metà XII secolo a.C.) all’epoca moderna. Nelle sale al piano terra è invece raccontata la storia del brick Mercurio, un’imbarcazione da guerra a due alberi, armata con due vele quadre e una vela trapezoidale con un solo ponte, costruita in età napoleonica e ceduta dai Francesi alla flotta italiana. Il vascello saltò in aria il 22 febbraio del 1812, perché colpito al Santa Barbara, cioè nelle polveri poste a poppa, durante la battaglia di Grado, combattuta dagli Italo-francesi contro gli Inglesi.

Museo Archeologico nazionale di Ferrara. Allestito nel cinquecentesco palazzo tradizionalmente attribuito a Ludovico Sforza detto il Moro, Duca di Milano, appartenne in realtà ad Antonio Costabili, segretario di Ludovico e personalità di spicco della corte del Duca Ercole I d’Este, palazzo progettato da Biagio Rossetti per Antonio Costabili, il museo conserva le testimonianze della necropoli e dell’abitato di Spina, il fiorente porto commerciale etrusco che tra il VI e il III sec. a.C. rappresentò uno dei centri focali della regione. Sono esposti alcuni dei corredi ritrovati nelle oltre 4.000 tombe, reperti di impressionante bellezza tra cui spicca un’imponente raccolta di vasi attici a figure rosse del V sec. a.C. Recentemente ampliato e riallestito con apparati all’avanguardia, il museo vanta una Sala del Tesoro affrescata dal Garofalo, la Sala delle Piroghe, imbarcazioni monossili di età tardo romana (III-IV secolo d.C.), e la Sala degli Ori con gioielli d’oro, argento, ambra e pasta vitrea risalenti al V e IV sec. a.C. Al piano terra, quattro sale – di cui due affrescate dal Garofalo e dalla sua scuola – sono dedicate “alla città dei vivi”, all’abitato di Spina, ai culti e ai miti, ai popoli e alle scritture. Chiude il percorso una delle “biblioteche virtuali” che introduce alla necropoli. Il piano nobile, in consonanza con l’originario allestimento degli anni Trenta, è dedicato alla necropoli della città etrusca e annovera capolavori della pittura vascolare attica, bronzi etruschi, preziosi oggetti di importazione da tutto il Mediterraneo.

Il Colosseo, il Foro e il Palatino risplendono in questo video realizzato in piena emergenza coronavirus per permettere alle persone di continuare a godere del patrimonio culturale nazionale. Dall’attenzione alle famiglie con le numerose attività e laboratori per bambini e ragazzi alle attività di studio e ricerca, con la possibilità di ammirare luoghi meno noti come la domus di Scauro; dagli scavi realizzati insieme a studenti e specializzandi per la formazione specialistica sul campo ai percorsi multimediali attraverso i luoghi di Nerone, Augusto e Livia; dalle opere di manutenzione e restauro all’Arco di Tito, con l’inconsueto accesso a una scala interna al monumento trionfale, al lavoro quotidiano del personale nel Parco Archeologico del Colosseo. Questo e molto altro è visibile nel video che illustra uno dei luoghi iconici del patrimonio culturale mondiale, pronto ad accogliere nuovamente appena possibile chi vorrà godere dal vivo dei suoni e delle luci che animano le memorie più preziose della nostra storia.

“Classico pop”: curioso video con i tesori del museo nazionale Romano. Nato nel 1889 come uno dei principali centri di cultura storica ed artistica dell’Italia unita, oltre ad accogliere ed esporre le opere di collezioni storiche passate allo Stato e le numerose antichità che emergevano dai lavori di adeguamento di Roma al suo nuovo ruolo di Capitale del Regno d’Italia, il Museo era destinato ad accrescere il patrimonio storico ed artistico della città e contribuire con esso nel modo più efficace all’incremento della cultura. Circa un secolo dopo la sua istituzione nelle Terme di Diocleziano, il Museo è stato riorganizzato in quattro sedi distinte: alle Terme si sono aggiunti Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e la Crypta Balbi.

Le Terme di Diocleziano, che fanno parte del museo nazionale Romano, rivivono in questa ricostruzione 3D, che mostra gli straordinari resti del grande impianto d’età imperiale come appariva ai Romani del IV secolo d.C.

Il Parco Archeologico dell’Appia Antica si sviluppa da Porta Capena sino alla località di Frattocchie nel comune di Marino, tra la via Ardeatina e l’Appia Nuova, includendo la Valle della Caffarella e l’area di Tormarancia. Il Parco Archeologico ha in consegna un ampio tratto dell’antica via Appia, di proprietà del Demanio dello Stato, dal civico n. 195 fino alla località di Frattocchie, con i monumenti sui lati, e i siti di Cecilia Metella e Castrum Caetani, Capo di Bove, Villa dei Quintili e Santa Maria Nova, il Parco delle Tombe della via Latina, il complesso degli Acquedotti, la Villa dei Sette Bassi, l’Antiquarium di Lucrezia Romana.

Museo e parco archeologico Nazionale di Egnazia. Il museo, intitolato a Giuseppe Andreassi, direttore del museo e dell’area archeologica dal 1976 al 1985 e Soprintendente Archeologo della Puglia dal 1990 al 2009, sorge all’esterno delle mura di cinta dell’antica Gnathia, nell’area della necropoli messapica. La città, citata dagli autori classici per la sua posizione geografica privilegiata, fu scalo commerciale strategico nel collegamento tra Occidente e Oriente. Della fase messapica di Egnazia restano le poderose mura di difesa e le necropoli, con tombe a fossa, a semicamera e le monumentali tombe a camera. Della città romana si possono ammirare i resti della Via Traiana, della Basilica Civile con l’aula delle Tre Grazie, del Sacello delle divinità orientali, della piazza porticata, del criptoportico e delle terme. Tra gli edifici di culto cristiano, sorti tra il IV ed il VI sec. d.C., si segnalano la Basilica Episcopale con il battistero e la Basilica Meridionale, originariamente pavimentate con mosaici. Il nuovo museo è stato inaugurato nel luglio 2013. Il percorso espositivo, diviso in 7 sezioni, narra le vicende che hanno caratterizzato la ricerca archeologica ad Egnazia e l’evoluzione storica del sito dal XVI sec. a.C. fino al XIII secolo d.C., epoca dell’abbandono.

Anfiteatro Romano di Lecce. Collocato nel cuore di Lecce, in piazza S. Oronzo, l’Anfiteatro romano testimonia l’importanza raggiunta dall’antica Lupiae in epoca imperiale. Scoperto agli inizi del Novecento, dell’edificio originario è oggi visibile circa un terzo, con parte dell’arena e della cavea, mentre la restante porzione è celata al di sotto della piazza e dei fabbricati prospicenti.

Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia è stato istituito nel 1969 e intitolato al conte Vito Capialbi (1790-1853). Erudito del luogo animato da spirito antiquario, per primo raccolse e custodì le testimonianze della vita della città, ricostruendone la storia dalla fondazione della colonia locrese di Hipponion alla costituzione della colonia romana di Valentia. Dal 1995 il Museo ha sede nel Castello Normanno-Svevo della città che, nella sua struttura originaria e più antica, risale all’epoca di Federico II. I materiali esposti provengono dagli scavi effettuati nella città e nel suo territorio a partire dalle prime ricerche effettuate da Paolo Orsi nel 1921. Accanto ai reperti rinvenuti nelle indagini archeologiche, sono presenti quelli provenienti dalle prestigiose raccolte Capialbi, Cordopatri e Albanese. Le collezioni del Museo illustrano la storia e l’archeologia del territorio, dalla preistoria (primo piano) all’età greca (piano terra e primo piano) e a quella romana e medioevale (piano terra). L’allestimento, basato su criteri cronologici e topografici, ha inizio con manufatti di età protostorica e con reperti provenienti dagli scavi condotti nelle aree sacre della città magnogreca. L’area sacra di Scrimbia ha restituito manufatti databili tra la fine del VII e la fine del V secolo a.C. Il piano terra espone reperti ritrovati nelle necropoli di Hipponion (fine VII – IV secolo a.C.), tra i quali spicca una laminetta aurea attestante il culto orfico con un’iscrizione in dialetto dorico-ionico che fornisce consigli per il passaggio del defunto nel mondo dei morti. L’itinerario prosegue con i materiali di età romana. All’archeologia subacquea è dedicata ampia attenzione: tra i vari reperti viene presentata la ricostruzione parziale della chiglia di un’imbarcazione e alcune anfore e ancore di diverse epoche rinvenute in buona parte nei fondali vibonesi.

Con i bronzetti nuragici del museo Archeologico nazionale “Giorgio Asproni” di Nuoro alcuni consigli per chi è costretto a stare a casa. Il museo è stato inaugurato nel 2002, nel palazzo ottocentesco appartenuto a Giorgio Asproni, intellettuale e uomo politico sardo del XIX secolo. L’esposizione offre un’intensa testimonianza del ricco patrimonio paleontologico e archeologico proveniente dalla provincia di Nuoro: dalle testimonianze di vertebrati del Monte Tuttavista e della Grotta Corbeddu, ai reperti del Paleolitico di Ottana ed alla collezione di oggetti di vita quotidiana del Neolitico. Seguono i materiali delle culture dell’Età del Rame di Filigosa, Abealzu, Monte Claro, del vaso Campaniforme e della cultura di Bonnanaro, a cui si data lo scheletro di Sisaia, ritrovato nell’omonima grotta. Gli oggetti del periodo nuragico, l’età del Bronzo e del Ferro provengono da importanti siti quali Su Tempiesu ad Orune, Sa Sedda ‘e Sos Carros, ad Oliena; la collezione include inoltre la ricostruzione della fonte sacra di Oliena.

Protostoria dei popoli latini. A Roma, nella nuova sezione al museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano, prendono forma le sepolture delle principesse dell’antica Collatia

Il ricco corredo dalla Tomba 81 dalla necropoli dell'antica Collatia ora esposto nella nuova sala al museo nazionale Romano di Roma

Il ricco corredo dalla Tomba 81 dalla necropoli dell’antica Collatia ora esposto nella nuova sala al museo nazionale Romano di Roma

Il nome di Collatia ai più dice poco. Era uno dei centri minori che si sviluppano nel Latium vetus intorno al IX sec. a.C., fiorito grazie alla sua posizione strategica su alcune delle principali vie di comunicazione e di scambio: la via Collatina e il fiume Aniene. Ne parlano le fonti storiche – è vero – per il suo collegamento con la storia più antica di Roma. Collatia infatti è ricordata da Tito Livio per la vicenda di Lucrezia, la virtuosa moglie di Lucio Tarquinio Collatino: dopo essere stata violentata da Sesto Tarquinio, figlio del re Tarquinio il Superbo, si uccise per l’oltraggio subito e, stando alle fonti, sarebbe stata proprio la sua morte a scatenare la rivolta contro la tirannia etrusca che portò alla istituzione della repubblica. Siamo nel V sec. a.C. e Collatino sarebbe stato eletto primo console insieme a Bruto. Ma come si vede siamo sempre a conoscenze molto specialistiche. Ma con l’apertura al primo piano del museo nazionale Romano alle terme di Diocleziano a Roma della nuova sala all’interno della sezione dedicata alla “Protostoria dei popoli latini”, l’antica Collatia con le sue principesse è destinata a diventare famosa.

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Le Terme di Diocleziano a Rom sede del museo nazionale Romano

Le Terme di Diocleziano a Rom sede del museo nazionale Romano

Principesse e principi dall'antica Collatia: è la nuova sala della sezione "Protostoria dei popoli latini"

Principesse e principi dall’antica Collatia: è la nuova sala della sezione “Protostoria dei popoli latini”

Tre corredi principeschi, uno maschile e due femminili, risalenti al periodo tra l’VIII e il VII secolo a.C., di cui è stata appena concluso il restauro e lo studio, sono esposti per la prima volta nella nuova sala museo Nazionale Romano: la collezione permanente, che illustra lo sviluppo della cultura laziale tra il XI e il VI secolo a.C., si arricchisce così di uno dei più importanti ritrovamenti degli ultimi decenni, rimasto inedito fino a oggi. Sono stati gli scavi condotti dalla soprintendenza speciale per il Colosseo, il museo nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, a consentire di localizzare con certezza, in corrispondenza della borgata di La Rustica, l’antico centro di Collatia. La scoperta del sepolcreto e dell’abitato arcaici in corrispondenza di La Rustica risale al 1972, quando si stava costruendo il tratto di penetrazione urbana dell’autostrada Roma-L’Aquila. Tra il 2009 e il 2012 i lavori di archeologia preventiva per l’ampliamento di questo tratto autostradale hanno portato alla luce le tre tombe principesche esposte ora alle terme di Diocleziano insieme ad altre sepolture ancora in fase di studio e restauro. Alle indagini sul campo come al successivo lavoro in laboratorio sui reperti hanno partecipato studiosi di diverse discipline e specializzazioni. Questo lavoro interdisciplinare ha consentito di ricostruire il quadro dello stile di vita e dell’organizzazione della comunità dell’antica Collatia in epoca protostorica. L’apertura di questa nuova sala della sezione di “Protostoria dei popoli latini” arricchisce dunque la collezione permanente che illustra e valorizza lo sviluppo della cultura laziale, compreso tra la fine dell’età del Bronzo (XI secolo a.C.) e l’età del Ferro fino al cosiddetto periodo “orientalizzante” (X sec. a.C. – inizio del VI sec. a.C.). “La vicenda di Collatia è una vicenda particolare e significativa, perché riesce ad inquadrare la nascita e la crescita di Roma nell’ambiente in cui il seme della città ha germinato”, spiega il soprintendente dell’area archeologica di Roma, Francesco Prosperetti.

Lo scavo archeologico in località La Rustica riporta alla luce un carro da guerra a due ruote

Lo scavo archeologico in località La Rustica riporta alla luce un carro da guerra a due ruote

La scoperta del sito archeologico. “Il sito archeologico di La Rustica, oggi certamente identificabile con l’antico centro di Collatia”, riassumono gli archeologi della soprintendenza, “è stato individuato nel 1972, in seguito ai lavori per la costruzione del tratto di penetrazione urbana dell’autostrada Roma-L’Aquila. Collatia, situata lungo l’antica via Collatina, si trovava non lontano dall’Aniene e in posizione intermedia fra Roma e Gabii. Sorgeva su un’altura di forma allungata e dalle pareti ripide, immediatamente a sud di una seconda collina occupata dalla necropoli. Proprio i lavori per la costruzione della A24 sono stati determinanti per la scoperta del sito, ma al tempo stesso hanno causato la distruzione di un ampio settore della necropoli e la perdita di alcune centinaia di tombe”. In totale della necropoli di La Rustica fino a oggi sono state scavate 418 tombe, per la maggior parte databili fra l’VIII e gli inizi del VI sec. a.C. (III e IV periodo della cultura laziale). Circa 30 sepolture senza corredo possono probabilmente essere datate al VI-V secolo a.C.; le tombe più recenti, circa 10, si datano al III-II secolo a.C. Le tombe più antiche offrono la documentazione più ampia e completa per la fase avanzata del III periodo laziale (VIII secolo a.C.): un totale di 155 sepolture a inumazione in fossa, per la maggior parte femminili e con corredi molto ricchi. Al IV periodo (fine VIII-inizi VI secolo a.C.), che coincide con il momento di massimo sviluppo dell’insediamento, si data un gruppo di 224 tombe: sono fosse più larghe spesso con un loculo scavato al centro di uno dei lati lunghi per contenere il corredo. Le tombe più importanti sono a pseudo-camera (grandi fosse quadrangolari senza ingresso e con copertura di tavole di legno). In tutte le sepolture di questo periodo sono presenti vasi da rituale: olle di impasto rosso e soprattutto anfore di impasto bruno, rotte intenzionalmente e gettate nella fossa prima della deposizione del cadavere e del corredo, durante una cerimonia di libagione in onore del defunto.

Lo scettro trovato nella Tomba 3: un bastone di legno di corniolo con pomo sferico di bronzo decorato con animali fantastici, contenuto in una scatola di legno di faggio.

Lo scettro trovato nella Tomba 3: un bastone di legno di corniolo con pomo sferico di bronzo decorato con animali fantastici, contenuto in una scatola di legno di faggio.

Le tombe principesche. La “tomba 3” appartiene a un principe che ha esercitato il potere politico sul centro di Collatia ed è databile alla metà del VII secolo a.C. (orientalizzante medio). La struttura a pseudo-camera ha conservato un ricco corredo che comprende oltre alla fibula, all’affibbiaglio (un prezioso ferma mantello in argento) e alla spada di ferro anche uno scettro, costituito da un bastone di legno di corniolo con pomo sferico di bronzo decorato con animali fantastici ottenuti con intarsi in ferro, contenuto in una scatola di legno di faggio. “Si tratta di un ritrovamento straordinario perché documenta per la prima volta la presenza sicura di uno scettro nel Latium vetus. Alla sinistra principe era posto un carro da guerra a due ruote. Il resto del corredo era composto da vasi di bronzo e di impasto, due coltelli, due spiedi e due lance di ferro”.

Lo scavo della Tomba 81: la tomba della principessa di Collatia

Lo scavo della Tomba 81: la tomba della principessa di Collatia

La “tomba 81” è invece riferibile a una giovane tra i 16 e i 18 anni. La defunta era collocata all’interno di un tronco di quercia avvolta in un sudario orlato con anellini di bronzo. Gli ornamenti personali, fra i quali un cinturone di lamina di bronzo, sono straordinari per la quantità e la fattura. Anche la ceramica mostra elementi non comuni: due vasi sono probabilmente importati dall’Etruria meridionale, forse da Veio, e sono presenti due vasetti da filtro. “Lo straordinario cinturone di bronzo compare solo in pochissimi importanti corredi della necropoli, ritrovati esclusivamente in tombe di giovani donne di età compresa fra 16 e 20 anni. Questo elemento specifico potrebbe indicare un ruolo collegato con attività di culto”.

Lo scavo della Tomba 238 appartenuta a una donna adulta, con un ricchissimo corredo

Lo scavo della Tomba 238 appartenuta a una donna adulta, con un ricchissimo corredo

Una cista in bronzo del corredo funerario della Tomba 238

Una cista in bronzo del corredo funerario della Tomba 238

La “tomba 238”: una grande fossa isolata in cui era deposta una donna adulta, avvolta in un sudario fermato ai lati da fibule di piccole dimensioni. Il corredo, ricchissimo di ornamenti personali, comprende una fascia di lamina di bronzo sulla fronte, fibule e collane di perle di pasta vitrea e ambra, cinque vasi di bronzo e cinque di impasto. Avvolti in una stoffa sono stati trovati anche un grande coltello e tre spiedi. In uno dei vasi di bronzo erano contenute alcune ghiande che potrebbero indicare che la morte è avvenuta nei mesi autunnali. La sepoltura è in fase di restauro. Infine la “tomba 64”, che ha restituito un principe. “L’ipotesi è data dal ritrovamento di un poggiapiedi di lamina di bronzo con decorazione a sbalzo che suggerisce la presenza di un trono di legno, materiale deteriorabile e per questo probabilmente non conservato”. Come nella tomba 3 era presente un carro a due ruote, adatto all’andatura veloce. Del carro si conservano solo le parti in ferro: i cerchioni e i morsetti fermagavelli delle ruote, le fasce copri-mozzo, gli acciarini. Gli altri elementi strutturali, costituiti da materiali organici come legno e cuoio, sono andati perduti quasi completamente.

Il cinturone in bronzo della principessa di Collaatia esposto alle Terme di Diocleziano

Il cinturone in bronzo della principessa di Collaatia esposto alle Terme di Diocleziano

“Lo studio sulle comunità protostoriche”, interviene Prosperetti, “è frutto di decenni di ricerche archeologiche, che hanno avuto l’opportunità di riconnettere tante informazioni sul momento in cui Roma comincia a nascere e sulla crescita del suo potere sui popoli del Lazio ad essa preesistenti. Di Collatia si sono perse le tracce durante i secoli e si sono susseguite ipotesi di dove fosse questa città. Le uniche tracce certe sono quelle lasciate dalle sepolture, riemerse dai lavori dell’A24. Non sono tombe qualsiasi – conclude – perché destinate a principesse e principi. I corredi ritrovati sono corredi speciali, unici per la loro importanza, a testimonianza di questa realtà che si potrebbe definire “feudale”, precedente all’egemonia di Roma. Erano luoghi in cui esistevano importanti personaggi che avevano forza e potere su limitate porzioni di territorio, spesso in lite tra loro. Per questo motivo troviamo, in due sepolture, veri carri da guerra di cui sono rimaste intatte le parti metalliche”.