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Cividale. Il progetto di A.C.CulturArti “Anche le statue parlano” arriva al Tempietto Longobardo: tre repliche, pochi posti disponibili

cividale_tempietto_anche-le-pietre-parlano_locandinaPochissimi posti ancora disponibili per le tre repliche di mercoledì 17 agosto 2022 (alle 18, 19, 20) delle visite guidate teatralizzate “Anche le statue parlano… al Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli (Ud). Prenotazioni via mail: biglietteria.monastero@cividale.net o telefono: 0432700867. Il nuovo progetto di A.C.CulturArti “Anche le statue parlano”, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e organizzato in partenariato con il Comune di Cividale del Friuli, arriva dunque al Tempietto Longobardo di Cividale. Il progetto nasce dall’idea che i Musei non vadano solo visti, ma anche ascoltati. Mercoledì 17 agosto 2022 gli attori Caterina Bernardi e Alessandro Maione e il cantautore Edoardo De Angelis – autore di tutti i testi del progetto – ci porteranno alla scoperta delle storie che il Tempietto Longobardo conserva. Il percorso itinerante si snoda tra gli spazi del Tempietto e del Monastero di Santa Maria in Valle, invitando i visitatori a scoprire storie, vibrazioni ed emozioni che portano in sé la sedimentazione del tempo. Sono previsti tre turni di visita. Come detto i posti per le visite guidate teatralizzate sono limitati. È obbligatoria la prenotazione. L’evento è incluso nel biglietto del Museo.

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Rilievi del tempietto longobardo di Cividale del Friuli (foto Ulderica Da Pozzo)

Il cosiddetto Tempietto longobardo, oggi oratorio di Santa Maria in Valle, si trova a Cividale del Friuli (Udine). Si tratta della più importante e meglio conservata testimonianza architettonica dell’epoca longobarda ed è particolarmente importante perché segna la convivenza di motivi prettamente longobardi (nei fregi, per esempio) e una ripresa dei modelli classici, creando una sorta di continuità aulica ininterrotta tra l’arte romana, l’arte longobarda e l’arte carolingia (nei cui cantieri lavorarono spesso maestranze longobarde, come a Brescia) e ottoniana. Fu edificato verso la metà dell’VIII secolo nel luogo in cui un tempo sorgeva la gastaldia (o gastaldaga, o gastalderia), ovvero il palazzo del gastaldo, signore della città; si trattava quindi di una cappella palatina. L’iniziativa si deve probabilmente ad Astolfo, duca del Friuli dal 744 al 749 e re dei Longobardi dal 749 al 756, e a sua moglie Giseltrude.

Cividale. Al Tempietto Longobardo chiuse le indagini archeologiche della soprintendenza, primo passo di una serie di interventi interdisciplinari di progetti di analisi, restauro e valorizzazione di uno dei monumenti più rilevanti dell’alto medioevo italiano

Il Tempietto Longobardo a Cividale, uno dei monumenti più rilevanti dell’alto medioevo italiano (foto sabap-fvg)

Chiuse le indagini archeologiche all’interno dell’oratorio di Santa Maria in Valle a Cividale del Friuli, meglio noto come Tempietto Longobardo, effettuate dalla Arc-Team srl sotto la direzione scientifica di Angela Borzacconi per conto della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio FVG, primo passo di una serie di interventi, che mirano a verificare e meglio definire le caratteristiche del deposito archeologico esistente. I lavori si inseriscono in un insieme interdisciplinare di progetti di analisi, restauro e valorizzazione di questo bene, che costituisce uno dei monumenti più rilevanti dell’alto medioevo italiano. Si tratta infatti di un edificio legato a una committenza regia e frutto di una fase costruttiva e decorativa unitaria e coerente datata all’VIII secolo, un tempo in cui l’età longobarda conosce la sua maturità mescolando in un’armonia di linguaggi elementi bizantini, orientali e mediterranei. L’insieme si compone di interventi diversificati che vanno dallo scavo archeologico alla messa in sicurezza sismica, al consolidamento strutturale, al restauro degli apparati lapidei, di tutte le superfici dipinte e degli stucchi promossi dall’Amministrazione comunale, dalla soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e dall’Istituto centrale del Restauro del ministero della Cultura. Interventi differenti per tipologia, caratteristiche e obiettivi, ma riuniti dal comune obiettivo di assicurare, attraverso la conoscenza, la corretta conservazione dell’edificio nell’ambito di una pianificazione progettuale più ampia di restauro e valorizzazione dell’intero complesso di Santa Maria in Valle prevista dal Piano di Gestione del 2010 World Heritage List – Italia Langobardorum. I Longobardi in Italia – I luoghi del potere (568-774 d.C.).

Indagini archeologiche all’interno del Tempietto Longobardo a Cividale (foto sabap-fvg)

Gli scavi hanno interessato l’intera aula del Tempietto e parte della zona absidale, evidenziando una situazione estremamente compromessa da ripetute escavazioni condotte in passato che hanno intaccato la stratigrafia originaria: interventi che, dall’epoca medievale in poi, hanno caratterizzato tutte le fasi di utilizzo dell’edificio, con ripetuti abbassamenti della quota di calpestio, fino alle numerose esplorazioni archeologiche susseguitesi dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta del secolo scorso. Dunque uno scavo molto difficile per la presenza di rilevanti rimaneggiamenti, necessario tuttavia per registrare ogni evidenza e leggerla alla luce dei dati scientifici attualmente disponibili, anche in relazione agli esiti delle recenti indagini svolte nell’area del Monastero, nella prospettiva di elaborare nuovi dati di conoscenza.

Indagini archeologiche nell’abside del Tempietto Longobardo a Cividale (foto sabap-fvg)

Utilizzando un rigoroso metodo di scavo manuale stratigrafico di grande dettaglio, unito a una documentazione tecnologica qualitativamente efficace, è stato possibile individuare residui di stratigrafia ancora conservata che, unitamente ad una serie di datazioni al carbonio (attualmente in corso) e allo studio dei materiali archeologici rinvenuti, potranno supportare sia la cronologia delle fasi edilizie legate all’edificio che le dinamiche insediative precedenti alla costruzione del Tempietto. Di grande interesse è infatti il riconoscimento di alcune murature relative ad un edificio preesistente al Tempietto, già note da precedenti scavi ma mai documentate e comprese correttamente. Si tratta di strutture che definiscono spazi articolati di una certa ampiezza, pavimentati con preparazioni di malta spessa e tenace che parrebbe presupporre l’utilizzo di lastre di pietra pesanti (forse le stesse utilizzate poi per il piano pavimentale del Tempietto, oggi ancora visibili). Elementi di pregio che, abbinati all’opus sectile, si prestavano al frequente reimpiego in relazione al progressivo innalzamento di piani pavimentali utilizzati durante le fasi di vita dell’oratorio.

Le indagini archeologiche sotto l’altare del Tempietto Longobardo a Cividale (foto sabap-fvg)

Non sappiamo a cosa si riferisca questa preesistenza, che sembra avere una certa evidenza monumentale, ma pare ragionevole collegarla all’antica Gastaldaga, sede della classe dirigente longobarda. Parte di tale contesto dovette essere poi obliterato dalla costruzione di quello straordinario edificio di culto utilizzato come cappella palatina eretta nella matura età longobarda, forse in concomitanza con una generale monumentalizzazione del complesso di potere, successivamente inglobato nel monastero menzionato dalle fonti a partire dal IX secolo. Tradizione vuole che quest’ultimo fosse stato fondato da Piltrude, badessa del monastero di Salt di Povoletto, i cui resti furono messi in relazione con le reliquie individuate nel XIII secolo durante alcuni lavori di sistemazione del presbiterio dell’oratorio di Santa Maria. Scoperta che, per le forti connotazioni ideologiche assunte in quella fase di rinnovamento duecentesca, consolidò sensibilmente il legame di Piltrude con la tradizione di fondazione.

La cassetta di legno con resti umani trovata sotto l’altare del Tempietto Longobardo a Cividale (foto sabap-fvg)

La ricognizione sotto l’altare, effettuata nel dicembre scorso a conclusione delle indagini nell’aula del Tempietto, ha portato alla luce una cassetta di legno contenente resti umani, già noti da varie ricognizioni (ultima delle quali avvenuta nel 1968) e tradizionalmente attribuiti proprio a Piltrude. Tali resti, in origine sistemati in un sarcofago assemblato in età medievale reimpiegando pezzi scultorei di epoca longobarda databili all’VIII secolo, furono traslati sotto l’altare in tempi recenti. Si tratta di una selezione di resti scheletrici pertinenti a diversi individui, attualmente in corso di studio.