Archivio tag | soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale

Viterbo. Al museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz apre la mostra “Sfingi, Leoni e mani d’argento. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” con le raffinate produzioni vulcenti emerse dalle recenti campagne di scavo

viterbo_rocca-albornoz_mostra-sfingi-leoni-mani-d-argento_locandina-inaugurazioneLe campagne di scavo condotte negli ultimi anni nella città etrusca di Vulci e nelle sue necropoli hanno permesso di rileggere e integrare in modo sostanziale quanto emerso dalle ricerche, dalle indagini archeologiche e dai ritrovamenti fortuiti che dalla fine del Settecento hanno interessato quest’area coinvolgendo personalità e istituzioni locali e internazionali, quali la famiglia Campanari o il principe di Canino Luciano Bonaparte. I nuovi dati emersi testimoniano la straordinaria raffinatezza delle produzioni vulcenti, rispondente alle esigenze di una aristocrazia locale in cerca di autocelebrazione, e i contatti commerciali e culturali con il Mediterraneo: reperti e strutture hanno fornito importanti dati per la comprensione della religiosità etrusca, dell’architettura sacra e funeraria così come del gusto delle classi sociali più agiate. Per capire queste novità e queste ricerche ecco la mostra “Sfingi leoni e mani d’argento. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” che apre il 24 febbraio 2023, alle 11, negli spazi espositivi del museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo, dove il pubblico la potrà visitare dal 25 febbraio al 15 giugno 2023. Raffinate fibule di ambra, argento e bronzo; decorazioni con pendenti a scarabei, di chiara derivazione egiziana; una coppia di mani d’argento, certamente appartenenti ad una statua polimaterica come se ne vedevano in Grecia e che si diffusero in area vulcente; e poi vasi attici, di committenza etrusca ma di fattura greca: tanti gli oggetti rinvenuti, studiati, esposti provenienti dalle tombe scavate di recente, che offrono uno spaccato fortemente rappresentativo di quanto emerso negli ultimi anni di ricerche. La mostra, promossa e organizzata dalla soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale in collaborazione con la Fondazione Vulci e con la Direzione regionale Musei Lazio, arriva al museo nazionale Etrusco di Viterbo dopo il successo ottenuto nell’esposizione presso il museo Archeologico di Francoforte in Germania, rappresenta la ripresa di mostre di carattere archeologico nazionale al museo di Viterbo.

Barbarano Romano (Vt). Presentazione del libro “San Giuliano e Barbarano Romano” di Stephan Steingräber: focus su storia e archeologia di questo suggestivo angolo della Tuscia

barbarano-romano_presentazione-libro_San Giuliano e Barbarano Romano_locandinaFocus su storia e archeologia di un suggestivo angolo della Tuscia che, anche grazie agli sforzi congiunti dell’amministrazione comunale e del parco regionale Marturanum, sta acquistando rinomanza a livello internazionale. Appuntamento venerdì 24 febbraio 2023, alle 16.30, in sala Sant’Angelo, nel centro storico di Barbarano Romano (Vt), per la presentazione del libro “San Giuliano e Barbarano Romano” di Stephan Steingräber.

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Copertina del libro “San Giuliano e Barbarano Romano” di Stephan Steingräber

Dopo i saluti del sindaco di Barbarano Romano, Rinaldo Marchesi, seguiranno gli interventi introduttivi di Stefano Celletti, direttore del parco regionale Marturanum, e Barbara Barbaro della Sabap per l’Etruria Meridionale. Poi il prof. Steingräber e Carlo Casi, direttore scientifico della collana “Antiqua Res” nonché direttore del parco archeologico naturalistico di Vulci, parleranno del libro illustrandone i contenuti. A introdurre il dibattito e a far da moderatrice, Francesca Ceci, archeologa in servizio ai Musei Capitolini. Al termine dell’incontro Rosa Lucidi, direttrice del museo Archeologico delle Necropoli rupestri di Barbarano Romano, condurrà una speciale visita guidata tra le sale e le teche del Museo. Il professor Steingräber, archeologo ed esperto etruscologo, già docente nelle università di Monaco, Magonza, Tokyo e RomaTre, ha realizzato una preziosa guida ai principali monumenti etruschi presenti nel territorio di Barbarano, analizzandoli e descrivendoli in maniera approfondita, soffermandosi su ogni singola necropoli e aggiornando le informazioni in nostro possesso con le nuove scoperte venute alla luce nel corso delle campagne di scavo intraprese in questi ultimi anni.

“Cerveteri, Roma e Tarquinia. Seminario di studi in ricordo di Mauro Cristofani e Mario Torelli”, in presenza e on line: una tre giorni in tre sedi per un’analisi dei differenti rapporti di Cerveteri e Tarquinia con Roma, in epoca Orientalizzante e repubblicana

roma-cerveteri-tarquinia_seminario-in-ricordo-di-cristofani-e-torelli_locandinaUn’analisi dei differenti rapporti di Cerveteri e Tarquinia con Roma, in epoca Orientalizzante e repubblicana. Un tributo a due figure di spicco dell’archeologia. Questi i punti focali di “Cerveteri, Roma e Tarquinia. Seminario di studi in ricordo di Mauro Cristofani e Mario Torelli”: una tre giorni (il 25, 26 e 27 gennaio 2023) organizzata dall’Istituto di scienze del patrimonio culturale (ISPC) del Cnr e dal parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. L’evento, patrocinato dall’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici, con la partecipazione attiva della soprintendenza ABAP VT-EM e il supporto dei comuni di Cerveteri e Tarquinia, della Fondazione Luigi Rovati e della Società Tarquiniense d’Arte e Storia, si svolgerà in ben tre sedi: il 25 nella sala convegni del CNR (di piazzale Aldo Moro 7 a Roma); il 26 a Palazzo del Granarone a Cerveteri (di via del Granarone); e il 27 alla Biblioteca Cardarelli di Palazzo Bruschi Falgari di Tarquinia (di via Umberto I, 34). Ingresso libero. L’evento sarà trasmesso in streaming sui canali social del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Le giornate di Studi intendono riesaminare i rapporti incrociati tra le tre città, tra l’Orientalizzante e l’età repubblicana, per fare emergere le linee di sviluppo e gli eventuali snodi che ne hanno caratterizzato la storia politica, economica e sociale. L’argomento sarà affrontato, in maniera multidisciplinare, da studiosi italiani e stranieri, da diversi punti di vista, utilizzando tutte le fonti documentarie disponibili.

Con l’istituzione del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia è nata una realtà culturale bicipite, che ratifica quanto già l’Unesco aveva sancito con l’inserimento congiunto delle necropoli etrusche dei due centri nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità. L’Unesco prima e il ministero della Cultura poi hanno così unito i destini delle due antiche metropoli etrusche. Le due città non furono però alleate, se non di rado, nei vari tornanti della storia: basti considerare i differenti rapporti di Cerveteri e Tarquinia con Roma, sia in epoca arcaica, sia in epoca repubblicana. L’Istituto di Scienze del Patrimonio culturale del CNR dedica da molti anni una specifica ricerca all’organizzazione territoriale e ai complessi archeologici della città e delle necropoli di Cerveteri e, di recente, ha stipulato una specifica convenzione scientifica con il Parco. In virtù di questo e dei comuni interessi di ricerca, il Parco e l’ISPC hanno organizzato questo convegno internazionale. In tale occasione le funzionarie della soprintendenza, l’archeologa Rossella Zaccagnini e l’arch. Gloria Galanti, relazioneranno, con Gilda Benedettini, su “La Soprintendenza a Cerveteri: ricerca, tutela e valorizzazione”, perché tali sono le tre azioni messe in campo dall’Ufficio, nel segno dell’esempio lasciato da Mauro Cristofani e Mario Torelli. Del primo ricorrono i 25 anni dalla sua scomparsa, e verrà ricordato il 26 il direttore del Parco, Vincenzo Bellelli. Il secondo, invece, scoprì il porto etrusco di Tarquinia di Gravisca e fu autore di numerosi volumi tra cui The Etruscans (2000) e Gli Spurinas (2019). Nella prima giornata in programma al CNR, il funzionario archeologo della Soprintendenza, Daniele F. Maras, interverrà su “Miti greci e donne etrusche alla luce delle fonti: tra le accuse di Teopompo e le mogli dei Tarquini”. Le fonti letterarie e iconografiche dimostrano l’alta considerazione delle figure femminili (soprattutto mitologiche), in parallelo alla speciale condizione sociale delle donne etrusche, più libere, emancipate e con più diritti di quelle romane e greche. D’altro canto, in un’ottica greca, fra le accuse mosse dal retore Teopompo agli Etruschi e in primis alle donne, vi sono quelle di libertinaggio, licenziosità, prostituzione, promiscuità, il vizio di essere grandi bevitrici e di amare la ‘nudità’, di essere dedite più alla cura del proprio corpo che all’educazione dei propri figli.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” presentazione, in presenza e on line, di un volume della serie dei Quaderni Vulcenti, editi da Antiqua Res Edizioni: “Regisvilla. Scavi e Ricerche (1968 – 1983)” di Carlo Regoli

roma_dialoghi-in-cuiria_regisvilla-scavi-e-ricerche_carlo-regoli_locandinaNuovo appuntamento con i “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo. Giovedì 10 novembre 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la presentazione, in presenza e on line, di un volume della serie dei Quaderni Vulcenti, editi da Antiqua Res Edizioni: “Regisvilla. Scavi e Ricerche (1968 – 1983)” di Carlo Regoli, dedicato alla ricostruzione delle indagini archeologiche e allo studio delle strutture e dei materiali rinvenuti nel sito costiero di Regisvilla (Montalto di Castro, VT), oggetto di scavi tra il 1977 e il 1980 da parte dell’Istituto di Topografia Antica dell’università La Sapienza di Roma. Oltre a queste ricerche, edite solo in parte, sono state riesaminate tutte quelle attività che hanno interessato l’area, come ricognizioni di superficie e recuperi di emergenza, testimoniate da documenti d’archivio databili tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta. Presenta Stephane Verger, direttore del museo nazionale Romano; intervengono Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e Gianni Bonazzi, presidente Fondazione Vulci. Introduce Alfonsina Russo, direttore del PArCo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it.

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La copertina del libro Nuovo appuntamento “Regisvilla. Scavi e Ricerche (1968 – 1983)” di Carlo Regoli

Il volume si articola in due Parti, divise in sei capitoli. La Parte Prima si apre con un’introduzione al territorio costiero vulcente (Cap. 1), a cui segue un riesame di tutte le fonti e i documenti d’archivio riguardanti il sito di Regisvilla (Cap. 2). Sono poi descritte e interpretate le attività di scavo svolte tra il 1977 e il 1980 (Cap. 3) e analizzati nel dettaglio i vari gruppi di reperti rinvenuti (Cap. 4). Concludono questa prima sezione alcune considerazioni interpretative sul sito e i suoi frequentatori (Cap. 5). La Parte Seconda, invece, è composta essenzialmente dal Catalogo analitico dei materiali diagnostici (Cap. 6), presentati per schede seguendo l’ordine di scavo, cioè per saggio, “strato” o “livello”, e per classe di produzione, all’interno della quale sono, a loro volta, divisi per forme e tipi. Seguono le abbreviazioni bibliografiche e le tavole con l’apparato grafico. Da sempre Regisvilla ha suscitato grande interesse ed attenzione. Nel suo periodo di massima espansione Vulci vantava ben due porti. Il primo, il più antico, era quello situato alla foce del fiume Fiora, canale navigabile dove le merci potevano essere veicolate da chiatte trainate da funi e trasportate sino alla città. Poi c’era appunto l’altro porto di Regisvilla. Il nome Regisvilla significa “Città del Re” e viene citata da Strabone, che narra come qui regnò Maleos, re dei Pelasgi, per poi procedere alla volta di Atene. Detto anche Regae, da “Regai” cioè “scogliera”, perché vicino a Punta delle Murelle a Montalto Marina. I reperti rinvenuti, databili al VI e al V sec. a. C. permettono di datare il porto all’età tardo arcaica. Un ulteriore tassello è stato aggiunto dalla ricognizione ad opera dell’Associazione Subacquea Assopaguro di Montalto, che ha scoperto strutture sommerse, formate da ciottoli fluviali: forse proprio la struttura originaria del Porto. Ciò, dunque, permetterebbe persino di associare Regisvilla, per tipologia, ad altri porti del Mediterraneo in siti che hanno caratteristiche geomorfologiche simili a quelle delle coste di Montalto. Di recente, la Soprintendenza ha provveduto ad acquisire, attraverso la procedura della prelazione, una parte delle aree un tempo collegate al porto di Regisvilla, vincolate con DM del 05.08.1985.

Anguillara Sabazia (Roma). All’ex consorzio “Anguillara riscoperta. Recenti ritrovamenti archeologici dal territorio comunale”: evento per promuovere il ricco patrimonio archeologico e far conoscere al pubblico i recenti ritrovamenti

anguillara-sabazia_anguillara-riscoperta_locandinaSabato 22 ottobre 2022, alle 10, all’ex consorzio agrario in via Anguillarese 145, ad Anguillara Sabazia (Roma) è in programma “Anguillara riscoperta. Recenti ritrovamenti archeologici dal territorio comunale”: evento che vuole promuovere la conoscenza del ricco e variegato patrimonio archeologico di Anguillara Sabazia, cui la soprintendenza aderisce, ma anche un momento partecipativo per spiegare al pubblico i recenti ritrovamenti avvenuti in occasione di lavori pubblici; delle attività di studio e valorizzazione dei beni archeologici del territorio comunale promosse da istituti universitari, ricercatori indipendenti, realtà imprenditoriali attive nel settore dei beni culturali. Frutto di una collaborazione interistituzionale e della forte sinergia fra Soprintendenza, Comune e atenei (italiani e stranieri), l’evento vede coinvolti anche gli studenti del liceo artistico ‘Luca Paciolo’, che hanno realizzato un’opera scultorea per il museo della Piroga. Tanti gli interventi in programma. Alle 10, saluti del sindaco Angelo Pizzigallo; alle 10.30, apre gli interventi, moderati da Carlotta Schwarz, funzionaria archeologo della soprintendenza ABAP di Viterbo e dell’Etruria meridionale, G. Cordiano (università di Siena) su “Angularium: la villa romana e il suo porto sommerso dal lago d Bracciano; Le Mura di Santo Stefano: una villa latifondistica e i suoi proprietari venuti dall’Africa”. Alle 11.15, gli archeologi liberi professionisti M. Amadei, C. Di Tommaso, G. Francozzi, F. Galiffa su “Frammenti di storia dai cantieri stradali: ritrovamenti archeologici ad Anguillara”; alle 11.45, A. Averini (coop. Archeologia) su “Nuove scoperte dai lavori Italferr presso l’acqua Claudia”; dopo il break, alle 13, T. Sgrulloni, ricercatrice indipendente, su “Spanora e il suo casale: analisi e trasformazioni di un edificio antico del distretto sabatino”; alle 13.30, M. Mineo (università La Sapienza Roma), F. Nomi (università di Roma Tre) e M. Truffi (università di Roma Tre) su “Il villaggio de La Marmotta. Nuove indagini di ricerca multidisciplinari e rinnovate attività di tutela e valorizzazione di un importante patrimonio archeologico anguillarino”; alle 14, P. Lorizzo (parco archeologico dell’Acqua Claudia) su “Analisi storica della villa romana dell’Acqua Claudia”; alle 14.30, i ricercatori indipendenti M. Marino e G. Bitti su “Testimonianze di epoca paleocristiana ad Anguillara Sabazia”.

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La villa romana delle Mura di Santo Stefano ad Anguillara Sabazia (Roma) (foto regione lazio)

Anguillara Sabazia è ricca di rilevanze archeologiche: da testimonianze di epoca paleocristiana; ad altri beni culturali di epoca romana: come il complesso della villa romana delle Mura di Santo Stefano (della fine del II secolo d.C.) dove, tra il 1977 e il 1981, la Scuola britannica svolse una campagna di scavi. O il villaggio del neolitico antico in località ‘La Marmotta’, risalente a circa 8.000 anni fa, ora sommerso. Simbolo per eccellenza poi della città, sicuramente, è l’Acqua Claudia: la fonte, ma anche l’omonima villa romana (complesso della fine dell’età Repubblicana), di cui verrà fornita un’analisi storica. Scoperta nel 1934, è un capolavoro di architettura curvilinea romana databile alla I metà del I secolo a.C. E questi sono soltanto degli esempi. Ancora molto c’è da scoprire e conoscere. Ma soprattutto questo è solo un punto di partenza e non d’arrivo per una duplice azione (messa in campo in primis dalla Soprintendenza): da una parte di salvaguardia, tutela e conservazione, dall’altra di indagine e ricerca, finalizzate a una migliore valorizzazione di tale patrimonio. Passato, presente e futuro si fondono per descrivere l’evoluzione socio-culturale della città, dei suoi usi e costumi, anche attraverso casali come quello di Spanora. Tradizioni millenarie (r)innovate e riscoperte, testimonianza di memoria storica; come nel caso del torrione medievale, oggi sede del Museo della civiltà contadina e della cultura popolare, dove l’architettura si fa manifestazione di beni demo-etno-antropologici.

Canino (Vt). Al museo della Ricerca archeologica conferenza del direttore degli scavi Marco Pacciarelli (università Federico II di Napoli) su “SCAVI 2020-2022 nella necropoli di Ponte Rotto. Nuove conoscenze sulle origini e la società di Vulci”: riconosciuta per la prima volta un’organizzazione topografica per gruppi familiari

canino_museo_scavi-necropoli-ponte-rotto_locandinaIn occasione della conclusione della campagna di scavo 2022 presso la Necropoli di Ponte Rotto a Vulci, il prof. Marco Pacciarelli presenta al pubblico i risultati. Appuntamento venerdì 21 ottobre 2022, alle 17.30, al museo della Ricerca archeologica di Canino (Vt), nel Complesso del San Francesco, con la conferenza “SCAVI 2020-2022 nella necropoli di Ponte Rotto. Nuove conoscenze sulle origini e la società di Vulci”. Con il relatore prof. Marco Pacciarelli dell’università “Federico II” di Napoli interverranno Simona Carosi della soprintendenza dell’Etruria meridionale e Carlo Casi direttore del Parco di Vulci. Ingresso libero.

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Veduta da drone della necropoli di Ponte Rotto a Vulci (foto sabap-etru-mer)

Il programma di scavo archeologico condotto tra 2020 e 2022 dal dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli Federico II (direttore del Dipartimento: Andrea Mazzucchi; direttore dello scavo: Marco Pacciarelli), in collaborazione con la competente Soprintendenza (SABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale) e con la Fondazione Vulci (nelle persone rispettivamente di Simona Carosi e Carlo Casi) è ricco di novità. Le oltre cento tombe indagate a Ponte Rotto dal 2020 offrono infatti una grande quantità di nuove conoscenze, sia quantitative che relativamente ai rituali funerari. Lo scavo ha permesso di esplorare scientificamente un ampio settore della necropoli di Ponte Rotto, celebre per eccezionali sepolture come la tomba François e il tumulo della Cuccumella. Per la prima volta è stato possibile riconoscere un’organizzazione topografica per gruppi familiari, che si formano nella fase primigenia detta villanoviana (IX e VIII secolo) e continuano a svilupparsi nella fase orientalizzante (fine VIII e VII secolo a.C.). Questi gruppi utilizzano con sorprendente continuità gli stessi appezzamenti per due-tre secoli, dunque per non meno di dieci generazioni. Nella fase villanoviana i resti ossei cremati dei defunti, prelevati dalla pira, erano deposti entro urne cinerarie coperte da una scodella e sepolte verticalmente in pozzetti cilindrici. Si è scoperto che per alcuni bambini le urne, piuttosto piccole, erano invece sistemate in posizione orizzontale.

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Lo scavo di una sepoltura a inumazione nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci (foto sabap-etru-mer)

La comunità sepolta a Ponte Rotto mantiene un tenace attaccamento al rito della cremazione ancora fino alla fase orientalizzante, quando appaiono nuovi tipi tombali tra cui quello a cassetta di lastre litiche. Lo scavo ha permesso però di scoprire anche un significativo numero di sepolture a inumazione entro fossa, relative a individui che non seguono il rito tradizionale della cremazione e che perlopiù non sono accompagnati da manufatti di particolare pregio. Lo studio dei resti scheletrici, molto ben conservati, offrirà prospettive di conoscenza del tutto nuove. La studiosa Carmen Esposito, che si è laureata alla “Federico II” e ha conseguito il dottorato all’università di Belfast, condurrà analisi volte a ricavare il DNA antico, che permetterà di accertare il sesso e i rapporti di parentela, e anche di indagare il profilo genetico di questa comunità. Da altre analisi (anche sui resti cremati) si otterranno gli isotopi dello stronzio, considerati affidabili indicatori dell’area di nascita e dunque anche della mobilità degli individui. Da tutto ciò si potranno finalmente ricavare solidi elementi scientifici sulle origini e sulla composizione della prima società etrusca.

Roma. Presentazione del libro “Augusto. Città e territorio, potere e immagini: l’esempio del Latium e dell’Etruria meridionale” (edito da Quasar) che raccoglie gli atti del Convegno tenutosi a Nepi il 26 e 27 maggio 2017

roma_soprintendenza_presentazione-libro-augusto_locandinaLa soprintendenza ABAP dell’Etruria meridionale celebra Augusto, presentando gli atti del convegno di Nepi 2017. Palazzo Patrizi Clementi (via Cavalletti 2, Roma) ospita venerdì 30 settembre 2022 la presentazione del volume a cura di Alfonsina Russo, Stefano De Angeli e Stefano Francocci “Augusto. Città e territorio. Potere e immagini: l’esempio del Latium e dell’Etruria meridionale” (edito da Quasar), che raccoglie gli atti del Convegno tenutosi a Nepi il 26 e 27 maggio 2017, in occasione del rientro nel comune in provincia di Viterbo della testa marmorea di Ottaviano Augusto, nota come “Augusto di Bruxelles”. Oltre agli autori, parteciperanno all’incontro il soprintendente Margherita Eichberg; il sindaco di Nepi, Franco Vita; il prof. Eugenio Polito, docente di Archeologia classica all’università di Cassino e del Lazio Meridionale; Daniele Federico Maras, funzionario archeologo responsabile per il territorio di Nepi; il prof. Mario Mazza, emerito di Storia romana dell’università di Roma ‘La Sapienza’ e accademico dei Lincei. Una giornata dedicata soprattutto alla figura di Augusto, 35 anni dopo la prima edizione del celebre volume di Paul Zanker, Augusto e il potere delle immagini (Monaco, 1987), alla quale allude il titolo stesso del nuovo volume. Dal culto del Princeps alla propaganda imperiale, dalla società romana alla Pax Augustea, con un occhio soprattutto al territorio di Nepi e all’Etruria meridionale, che faceva parte della VII delle Regiones in cui Augusto divise l’Italia, prefigurando l’attuale divisione amministrativa. Con la presentazione di un libro miscellaneo, che raccoglie il frutto del lavoro di ricerca di diversi studiosi, la Soprintendenza partecipa così idealmente alla “Notte Europea dei ricercatori e delle ricercatrici”, che animerà gli istituti e luoghi della cultura italiani a partire dalla serata di venerdì 30 settembre.

Archeologia partecipata a Pyrgi. Dal Castello di Santa Severa ogni giovedì accesso del pubblico al cantiere di scavo di Sapienza Università a Pyrgi porto e nel grande santuario marittimo della città etrusca di Caere

santa-severa_pyrgi_scavo-sapienza_aperto-al-pubblico_locandinaAppuntamento con l’archeologia partecipata a Pyrgi per far conoscere il territorio e il patrimonio culturale. Oltre alle aperture straordinarie e visite guidate il sabato e la domenica che proseguiranno per tutto il mese di settembre, il giovedì è previsto l’accesso allo scavo in corso, alle 11 e alle 15, dall’ingresso del castello di Santa Severa, in modalità libera e gratuita. Le attività di valorizzazione sono in collaborazione con la Regione Lazio. È infatti partita da qualche giorno la 57ma campagna di scavo della Sapienza Università di Roma, svolta su concessione del MIC- Soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. In via inedita, sarà possibile visitare il cantiere di scavo e vedere in azione gli archeologi e ricercatori della Sapienza Università di Roma (da sempre impegnata qui in indagini) nel comprensorio archeologico di Pyrgi porto e del grande santuario marittimo della città etrusca di Caere (Cerveteri).

Tarquinia sotterranea: scoperta una rete di ambienti sotterranei dimenticati nel sottosuolo dell’ex-Ospedale di Santa Croce

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Ambienti sotterranei scoperti sotto l’ex ospedale di Santa Croce a Tarquinia (foto sabap-etru mer)

Tarquinia sotterranea: una scoperta inattesa nell’ospedale di Santa Croce. Una rete di ambienti sotterranei dimenticati è stata portata alla luce a Tarquinia nel sottosuolo dell’ex-Ospedale di Santa Croce, in via Garibaldi, durante i lavori di risanamento conservativo, effettuati sotto la supervisione della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale. L’ operazione di restauro dell’immobile sito al civico 23, da destinare alla nuova sede dell’ufficio anagrafe del comune di Tarquinia, ha richiesto la rimozione della pavimentazione moderna esistente. Sono stati così scoperti alcuni ambienti sotterranei, ai quali si è potuto accedere attraverso un vecchio lucernaio, un tempo chiuso da una griglia di ferro e poi murato all’epoca dell’abbandono del piano interrato.

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Ex ospedale di Santa Croce a Tarquinia: esplorazione degli ambienti sottostanti da parte degli archeo-speleologi dell’associazione Asso (foto asso)

Dopo una ripresa con una telecamera, una prima esplorazione degli ambienti sottostanti è stata effettuata dagli archeo-speleologi dell’associazione Asso (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione), nell’ambito di un accordo di collaborazione con la soprintendenza. Sono stati così visitati in sicurezza e documentati tre ambienti, più un quarto quasi interamente riempito di detriti, che sembrano far parte di un sistema esteso sotto l’intera superficie di calpestio dell’immobile comunale. Con ogni probabilità i sotterranei sono stati abbandonati e poi sigillati nella prima parte del Novecento. Nel corso dell’avventurosa esplorazione, alla quale hanno preso parte di persona anche i funzionari della soprintendenza, Giuseppe Borzillo e Daniele F. Maras, e il sindaco Alessandro Giulivi, sono stati presi accordi per la continuazione delle indagini da parte del Comune di Tarquinia in sinergia con la soprintendenza.

Chieti. L’università D’Annunzio presenta, in presenza e on line, i risultati della prima campagna di scavi nella necropoli settentrionale di Vulci nell’area, localmente, denominata come Poggio o Punta delle Urne: finora identificate 25 sepolture ad incinerazione sia del tipo a pozzetto circolare che a fossa con risega

chieti_università_scavi-a-vulci_preentazione-risultati_locandinaNel mese di novembre 2021, tra il giorno 8 e il 26, si è svolta la prima campagna di scavi nella necropoli settentrionale di Vulci nell’area, localmente, denominata come Poggio o Punta delle Urne. L’origine del nome, non presente nella cartografia, si deve al ritrovamento, occasionale, da parte di scavatori clandestini, nel 1964, della “famosa” urna capanna in bronzo attualmente esposta nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Le ricerche, autorizzate con concessione per il triennio 2021-2024 dalla Direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del ministero per la Cultura su parere favorevole della soprintendenza Abap di Viterbo e l’Etruria meridionale, sono state condotte, in piena e totale collaborazione con il parco archeologico e naturalistico di Vulci, dall’università Gabriele D’Annunzio di Chieti Pescara, titolare il professor Carmine Catenacci, direttore il professor Vincenzo d’Ercole. Giovedì 19 maggio 2022, incontro in presenza e on line sugli scavi Ud’A a Vulci “Risultati della campagna di scavo archeologico 2021”. Appuntamento alle 11, in aula Giuntella, Edificio di Lettere e Beni culturali, Campus universitario di Chieti. E on line al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3aM-vxYp2sRXlKmV0MSxpzpHazhXlip4GGjXn_5n7qtRY1%40thread.tacv2/1651076556425?context=%7b%22Tid%22%3a%2241f8b7d0-9a21-415c-9c69-a67984f3d0de%22%2c%22Oid%22%3a%226ab30605-6d99-4ae7-8d14-6d23169ad66d%22%7d.

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I vasti panorami che ci regala il parco archeologico naturalistico di Vulci (foto graziano tavan)

È stata esplorata un’area di 100 mq situata nel punto più alto della lingua di terra che si trova fra Casaletto Mengarelli ad Est e il Casale dell’Osteria ad Ovest. Nell’area di scavo, non esaustivamente esplorata, sono state, finora, identificate 25 sepolture ad incinerazione sia del tipo a pozzetto circolare che a fossa con risega. La maggior parte delle sepolture era stata manomessa sia dalle lavorazioni agricole, che avevano tagliato ed asportato la parte superiore delle urne cinerarie (colli ed orli dei biconici), che dagli interventi dei clandestini particolarmente devastanti nei casi delle tombe più monumentali: a fossa e a camera? Alcune sepolture a pozzetto, tombe 2, 3 e 6, collocate nella porzione di banco geologicamente più solido, nell’angolo nord ovest dell’area indagata, risultavano vuote, prive cioè di ogni reperto archeologico e antropologico: asportato in antico? Potrebbe infatti trattarsi dei resti di contesti ad incinerazione scavati nei secoli scorsi e non posizionate esattamente sul terreno. Sul lato orientale dello scavo si individua un altro pozzetto già svuotato, tomba 24, eccezion fatta per i resti di rogo rinvenuti sul fondo. Visibili solo in parte e pertanto non indagate risultano una fossa posizionata nell’angolo nord ovest, tomba 5, e i pozzetti numero 14, 17, 18 e 23 collocati nel settore orientale dello scavo. L’area meglio conservata è risultata essere quella sud-orientale dello scavo nella quale il banco di base risultava meno solido e compatto non permettendo ai “forini” dei tombaroli di distinguere, con precisione, tra il terreno in posto, di maggiore consistenza, e quello di riempimento delle sepolture più morbido e “penetrabile” con le punte degli spiedi (gli strumenti in ferro a forma di T). In questa zona è stato individuato un “grappolo” di pozzetti per incinerazioni manomessi solamente dalle arature meccaniche degli ultimi 70/80 anni. In particolare è stata portata alla luce la tomba 1, di 50 cm di diametro, pertinente ad un individuo femminile di circa 18/20 anni di età con un corredo composto da un biconico tagliato poco sopra il punto di massima espansione, all’interno del quale erano state deposte due fibule in bronzo, frammenti di lamina in bronzo decorata a sbalzo, gancetti metallici ed una fuseruola biconica in ceramica. La tomba 1 era stata tagliata dalla sepoltura numero 7 nella quale si rinvengono frammenti dell’urna cineraria con la base ancora in situ e degli anellini in bronzo. Sul lato sud-ovest della sepoltura precedente, di 80 cm di diametro, una lastra quadrangolare in pietra copriva un pozzetto di circa 40 cm di diametro che conteneva, ancora in situ, un biconico coperto da una scodella (tomba 7bis). All’interno dell’urna, oltre ai resti di un individuo infantile di 2/3 anni di età alla morte, vi era una fibula in bronzo. Ai margini occidentali di questo gruppo di sepolture è venuta alla luce la tomba 11 che ha restituito, oltre alla scodella e al biconico in frammenti, un “ricco” corredo, sempre di carattere femminile, con due scaraboidi in fayence con incastonatura mobile in argento, una tazza carenata, 158 borchiette di bronzo, vaghi in ambra, pasta vitrea ed argento, tre elementi tubolari di collana in bronzo. Il “grappolo” di sepolture si chiude, per ora, con la tomba 25 contenente l’urna biconica ed una armilla in bronzo. L’area centrale dello scavo è caratterizzata dalla presenza di grandi pozzetti circolari di oltre un metro di diametro che hanno suscitato l’interesse degli scavatori clandestini: tra questi si segnala la tomba 16, coperta da un grande lastrone circolare, con un orciolo decorato a lamelle metalliche, un rocchetto, due fibule in bronzo, vaghi ed anellini in ambra e bronzo, tre pendenti tubolari, biconici, in bronzo. La sepoltura più recente (seconda metà VIII secolo a. C.) portata alla luce è la tomba 4, una corta fossa con risega su cui poggiavano le lastre di copertura rinvenute cadute in cui era deposto un incinerato in biconico con articolato corredo femminile formato da uno scaraboide, una coppia di alari in ferro, una fuseruola, elementi in bronzo, coppe baccellate in impasto bruno della caratteristica produzione vulcente ed almeno una decina di vasi scampati al saccheggio dei violatori di tombe etrusche. Allo scavo hanno partecipato, oltre a studenti e laureati delle Università di Chieti-Pescara, Roma Sapienza e Padova, specializzandi dell’Istituto Centrale per il Restauro coordinati da Vilma Basilissi, antropologi fisici diretti da Alfredo Coppa e Francesco di Gennaro.