Tag Archive | soprintendenza Archeologia Belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara

Bologna. Con il Gabo e la soprintendenza incontro su Funo di Argelato: “Dalla necropoli villanoviana al villaggio medievale: la pianura bolognese tra VIII secolo a.C. e X secolo d.C.”.

Tiziano Trocchi, archeologo delal soprintendenza Sapab-Bo

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Società Phoenix Archeologia

 

 

 

“A seguito di sondaggi preventivi avviati nel 2014 in seno al progetto della nuova Strada provinciale Sp4”, si legge nell’introduzione al saggio “Un villaggio ai confini del Saltopiano. Funo e la pianura bolognese tra X e XIII secolo” di Claudio Negrelli, Marco Palmieri e Tiziano Trocchi, “è emerso a Funo, località del Comune di Argelato (Bo), un interessante complesso pluristratificato. Grazie alla proficua collaborazione tra la Città metropolitana di Bologna, la soprintendenza Sapab-Bo ha avviato un cantiere di scavo in estensione, curato dalla società Phoenix Archeologia e tuttora in corsa. Si tratta di un sito di grande complessità stratigrafica, caratterizzato dalla presenza di testimonianze, più o meno strutturate, che attraversano a ritroso l’età medievale, l’età romana, e infine la seconda e la prima età del Ferro, con una notevole e significativa continuità della vocazione insediativa del comparto, nonostante la documentata attestazione di eventi di forte impatto anche dal punto di vista dell’assetto idrogeologico”. Martedì 27 novembre 2018, alle 21, al centro “G.Costa” di Bologna, nell’ambito del ciclo “Comunicare l’archeologia” promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese fino all’11 dicembre 2018 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/10/12/arezzo-iran-templari-astrologi-etruschi-villanoviani-idoli-al-via-con-un-ricco-programma-il-ciclo-di-incontri-comunicare-larcheologia-promosso-dal-g/), il Gabo e la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara promuovono l’incontro con Tiziano Trocchi, archeologo della soprintendenza, sul tema “Dalla necropoli villanoviana al villaggio medievale: Funo di Argelato e la pianura bolognese tra VIII secolo a.C. e X secolo d.C.”.

Modena dedica due giornate a Fernando Malavolti, grande archeologo e speleologo modenese: sabato, presentazione del volume con i “Diari”; domenica escursione nella Val Secchia

La locandina della due giorni dedicata all’archeologo e speleologo modenese Fernando Malavolti

Due giornate – sabato 20 e domenica 21 ottobre 2018 – dedicate alla figura di Fernando Malavolti, il grande archeologo e speleologo modenese (1913 – 1954) cui si devono tante scoperte nei territori di Modena e Reggio Emilia. A promuoverle i musei civici di Modena, in collaborazione con soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Poliedrica figura di archeologo, geologo e speleologo, Fernando Malavolti (Modena, 1913–1954) condusse a partire dagli anni Trenta del secolo scorso un’instancabile attività di ricerca, con indagini sistematiche nel territorio modenese, bolognese e reggiano, che hanno fornito un fondamentale contributo allo studio della preistoria e in particolare del Neolitico dell’Italia settentrionale. Leggendarie rimangono le spedizioni organizzate nel 1938 e nel 1945 per studiare gli aspetti geologici, idrologici, botanici, faunistici, meteorologici, paletnologici e toponomastici dell’area carsica dei Gessi Triassici della Val Secchia (Reggio Emilia).

Il gruppo degli esploratori dei Gessi Triassici dell’alta val Secchia in posa di fronte alla risorgente del Cunicolo del Fontanino presso Pradale (Villa Minozzo), 12/8/1945. In alto da sinistra: Rodolfo de Salis, Fernando Malavolti, Mario Bertolani. Gli altri componenti del gruppo sono Celso Guareschi, Carlo Moscardini, Mario Levrini e Enrico Bombardi

Gita del Centro Emiliano di Studi Preistorici alla Grotta della Spipola, 19 marzo 1949

Sabato 20 ottobre 2018, al Palazzo dei Musei di Modena, viene presentato il volume “Fernando Malavolti. I diari delle ricerche 1935-1948” (editore All’Insegna del Giglio, Firenze 2018 (30 euro edizione a stampa – 21 euro edizione digitale). Fra il 1935 e il 1948, infatti, Malavolti affida la narrazione meticolosa di 13 anni di ricerche pionieristiche a una serie di Diari, con la caratteristica copertina nera dei quaderni di una volta, che oggi il museo Archeologico, grazie alla disponibilità dei figli Marco e Mara, pubblica integralmente, arricchiti dai contributi di specialisti dei diversi campi di ricerca che Malavolti attraversò. Appuntamento, dunque, sabato 20 alle 17, in sala Crespellani dei Musei Civici di Modena, per la presentazione del volume a cura di Silvia Pellegrini e Cristiana Zanasi (All’Insegna del Giglio Editore). Intervengono: Gianpietro Cavazza, assessore alla Cultura; Francesca Piccinini, direttrice Musei Civici; Cristina Ambrosini, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna; Monica Miari, presidente Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Saranno presenti Mara e Marco Malavolti. La presentazione è a cura di Maria Bernabò Brea (Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria) e Andrea Cardarelli (università La Sapienza di Roma). A seguire, reading dell’attore Santo Marino (Compagnia Peso Specifico Teatro) che riporterà idealmente fra il pubblico la figura dello studioso, grazie alla lettura di alcuni brani tratti dai Diari. In occasione della presentazione del volume, la Sala dell’Archeologia ospiterà una piccola esposizione di oggetti che accompagnarono Malavolti nelle sue escursioni come la bussola, il coltello usato per prelevare campioni di rocce da analizzare, la cordella, la livella e il compasso per i rilievi, gentilmente concessi dalla famiglia, oltre agli originali contenitori con cui raccoglieva e conservava i reperti. Brani dei Diari, con osservazioni, disegni e descrizioni installati sulle vetrine permetteranno ai visitatori di percorrere il Museo Archeologico seguendo il filo rosso delle ricerche dello studioso. Della sua attività di speleologo resta anche un frammento di lastra di gesso prelevato da una grotta esplorata nei gessi bolognesi (Spipola-Acquafredda) e firmata da Malavolti e dall’amico e compagno di avventure Salvatore Mascarà (esplorazione del 1932).

Sala Floriana nel sistema Spipola-Acquafredda (Foto Gsb-Usb)

I Diari sono editi in formato digitale accessibile a tutti, scaricabile e stampabile. Si tratta complessivamente di 2.647 pagine interamente trascritte e corredate da un indice dei nomi di persona e dei toponimi. I Diari sono accompagnati da un volume a stampa (acquistabile anche in formato digitale) che accoglie saggi critici sulla biografia di Malavolti (A. Saltini), sull’importanza dello studioso nel panorama della ricerca archeologica del suo tempo (M. Tarantini), sul fondamentale contributo nello studio della preistoria e del neolitico in Italia Settentrionale (A. Pessina), sulla ricerca archeologica delle terramare emiliane (A. Cardarelli, G. Pellacani) e di siti dell’età del Ferro (S. Campagnari), sul rapporto con il Museo Civico e la città, negli anni del secondo conflitto mondiale (S. Pellegrini, F. Piccinini) e sulla sua importanza come geologo, naturalista e speleologo (S. Lugli e S. Piastra).

Escursione di Unimore ai Gessi Triassici nel Reggiano

L’archeologo preistorico Andrea Cardarelli

Domenica 21 ottobre 2018, seconda giornata dedicata a Fernando Malavolti. In programma l’escursione “Itinerario sulle orme di Fernando Malavolti. La Val Secchia fra archeologia, geologia e speleologia: rupe di Pescale, Pietra di Bismantova, Fonti di Paiano, grotte nei Gessi Triassici”, promossa da Musei Civici e UNIMORE. L’iniziativa, su prenotazione, prevede un percorso lungo la Val Secchia fra archeologia, geologia e speleologia guidato e illustrato da Andrea Cardarelli, dell’università La Sapienza di Roma – Dipartimento di Scienze dell’Antichità; Stefano Lugli, università di Modena e Reggio Emilia – Dipartimento di Scienze della Terra; Marco Malavolti; il Gruppo Speleologico Emiliano e il Gruppo Speleologico e Paletnologico G. Chierici di Reggio Emilia. L’escursione è realizzata in collaborazione con Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia Romagna e Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Info e modalità di partecipazione: http://www.museicivici.modena.it In caso di maltempo l’escursione sarà rimandata a domenica 28 ottobre.

“Sere d’estate al parco archeologico dell’antica Kainua”: a Marzabotto, quattro appuntamenti con visita al museo Etrusco, apericena e spettacolo teatrale

Il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e l’area archeologica di Marzabotto

Locandina delle “Sere d’estate al parco archeologico dell’antica Kainua”

Immergersi fra arte e natura, storia e boschi, tra i paesaggi e l’ospitalità tutta emiliana dell’Appennino bolognese. Entrare al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e farsi guidare attraverso l’unica città etrusca interamente visibile e poi, dopo un aperitivo e un piccolo buffet, sedersi in un anfiteatro realizzato con i ballini di paglia per assistere a spettacoli di altissima qualità legati al mondo classico e alle sue reinterpretazioni in epoca moderna e contemporanea. Non è uno slogan, ma l’estate di Marzabotto. Tornano infatti le “Sere d’estate al parco archeologico dell’antica Kainua” nella suggestiva cornice dell’area verde del Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” a Marzabotto (via Porrettana Sud, 13). Dal 18 giugno al 18 luglio quattro appuntamenti con protagonisti come Moni Ovadia, Marco Paolini, Anna Bonaiuto e Silvio Orlando, per una rassegna che si annuncia il più importante evento teatrale dell’estate nell’Appennino bolognese.

Il caratteristico teatro di paglia che ospita gli spettacoli teatrali al parco archeologico di Marzabotto

Marco Montanari cura la direzione artistica delle “Sere d’estate”, promosse da Comune di Marzabotto, Unione Comuni Appennino Bolognese, Regione Emilia-Romagna assessorato alla Cultura, Distretti Culturali–Città metropolitana di Bologna, Polo museale dell’Emilia Romagna e soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Anche quest’anno gli spettacoli sono allestiti nel “teatro di paglia” realizzato con ballini di fieno (consigliamo al pubblico di dotarsi di cuscino per maggiore confort); prima di ogni spettacolo, si può partecipare alla visita guidata gratuita al museo e agli scavi (ore 19, info 051 932353) e godere dell’apericena al tramonto. In caso di maltempo gli spettacoli si terranno al Teatro di Marzabotto. Gli spettacoli iniziano alle 21. Alle 19, prima di ogni spettacolo, visita guidata al museo e al parco archeologico a cura della direzione del Museo (info 051 932353). Ogni sera aperitivo e piccolo buffet sul far del tramonto (8 euro) all’interno dell’area archeologica. Per il confort dei partecipanti, è consigliato portare un cuscino. Prenotazione obbligatoria Marco Tamarri: 3401841931 – marco.tamarri@unioneappennino.bo.it . Abbonamento ai quattro spettacoli 50 euro, ingresso singolo 15 euro, gratuito per under 14.

L’attore Moni Ovadia

Le “sere” a Marzabotto iniziano lunedì 18 giugno 2018, alle 21, con Moni Ovadia che presenta “Cabaret Yiddish”. Aperitivo a cura di Antica Osteria Etrusca. La lingua, la musica e la cultura Yiddish, quell’inafferrabile miscuglio di tedesco, ebraico, polacco, russo, ucraino e romeno, la condizione universale dell’Ebreo errante, il suo essere senza patria sempre e comunque, sono al centro di “Cabaret Yiddish” spettacolo da camera da cui è poi derivato il più celebre Oylem Goylem. Si potrebbe dire che lo spettacolo abbia la forma classica del cabaret comunemente inteso. Alterna infatti brani musicali e canti a storielle, aneddoti, citazioni che la comprovata abilità dell’intrattenitore sa rendere gustosamente vivaci. Ma la curiosità dello spettacolo sta nel fatto di essere interamente dedicato a quella parte di cultura ebraica di cui lo Yiddish è la lingua e il Klezmer la musica. Uno spettacolo che “sa di steppe e di retrobotteghe, di strade e di sinagoghe”. Tutto questo è ciò che Moni Ovadia chiama “il suono dell’esilio, la musica della dispersione”: in una parola della diaspora.

L’attore Marco Paolini

Seconda serata mercoledì 27 giugno 2018, alle 21, con Marco Paolini che presenta “U. Piccola Odissea tascabile”. Aperitivo a cura di agriturismo La Quercia. U è un’odissea tascabile ridotta ad un oratorio diviso in movimenti, rapsodie ballate e frottole. È preceduta da un’invocazione, un Preludio diviso in cadenze che anticipa brevemente sia la vicenda che le chiavi di lettura. La storia di U non finisce con il ritorno in Patria. Un epilogo serve a narrare la morte di U non come prevista dall’indovino Tiresia, ma come immaginata da Dante, in mare. La narrazione di Paolini viaggia su invenzioni di linguaggio immediato, pop, politicamente scorretto ma che mantiene fedelmente tutte le corrispondenze con le tappe, gli incontri e le peripezie del viaggio omerico. L’oralità riassume i canti dell’Odissea attraverso una sorta di verso libero che a tratti si fa ritmo sonoro, ballata che viaggia tra luoghi comuni, gli oggetti simbolo e feticci del nostro tempo trattati come isole di spazzatura galleggianti in mare. Non c’è compassione nella lingua quando descrive la terra, il mare è l’unico luogo dove essa può ancora avere un senso. È una storia tagliente questa narrata dal punto di vista di chi per salvarsi deve mentire, travestirsi, ingannare, combattere. La rotta tortuosa di U incrocia altre traiettorie di naufraghi. La barca di U è diventata una flotta. Per ridare dignità a un milione di odissee serve immaginarne il coraggio, la bellezza e l’astuzia e non solo l’orrore. Serve stupore e non solo pietà, serve ironia dentro la tragedia.

L’attrice Anna Bonaiuto

Terza serata giovedì 05 luglio 2018, alle 21, con Anna Bonaiuto che presenta “L’amica geniale”. Aperitivo a cura di az. agricola La Casetta. Del “Mistero Ferrante” si è cominciato a parlare fin dal suo esordio con “L’amore molesto” e si è continuato a farlo con ogni libro fino a diventare la “Ferrante fever” dopo il successo internazionale de “L’amica geniale”. Tutti si chiedono chi si nasconda dietro lo pseudonimo ma la scrittrice taglia corto dicendo che “se vedessimo passeggiare Tolstoj con Anna Karenina i nostri sguardi andrebbero tutti su Anna…”. Contano le parole e non la persona che le ha scritte. Anna Bonaiuto legge dei brani tratti da ciascuno dei 4 libri seguendo il tema principale: l’amicizia tormentata tra due donne, nata sui banchi delle elementari e continuata per 50 anni, isolandola dalla storia di decine di personaggi che raccontano per quasi 2000 pagine anche la storia dell’Italia. Come nei grandi romanzi dell’Ottocento.

L’attore Silvio Orlando

Ultima serata mercoledì 18 luglio 2018, alle 21, con Silvio Orlando che presenta “La vita davanti a sé”. Aperitivo a cura di locanda A Casa Dalla Ross. “La vita davanti a sé” un “reading” dal romanzo di Romain Gary, interpretato da Silvio Orlando, Momò musulmano, dieci anni forse e molta vita davanti, vive a pensione da Madame Rosa, ex prostituta ebrea «con più chiappe e seni di chiunque altro» che ora sbarca il lunario prendendosi cura degli «incidenti sul lavoro» delle colleghe più giovani. Intorno a lui la variopinta, vitalissima e a volte disperata sarabanda del quartiere di Belleville, tra spazzini mangia fuoco e transessuali campioni di boxe, ruffiani cardiopatici e traslocatori di anziani moribondi, esorcismi tribali, vite che vanno alla rovescia e un’improbabile storia d’amore toccata dalla grazia. alla ricerca dell’infanzia perduta… Un romanzo splendido, per vitalità e drammaticità. Una storia narrata dal punto di vista di un bambino. Del bambino conserva la creatività linguistica, lo sguardo che a volte trasfigura le cose e a volte è capacissimo di cogliere la realtà.

“Il Castrum di Santo Stefano a Novi di Modena e il Vescovo di Reggio”: da villaggio perduto a bene vincolato. A Reggio Emilia seduta di studio sul sito di Novi di Modena

Disegno con la ricostruzione del primo castrum di Santo Stefano (X – XIII secolo)

Da villaggio perduto a bene vincolato. Le carte d’archivio nell’alto Medioevo lo ricordano come Vicus Longus e poi, a partire dal Mille, Santo Stefano, cioè come la pieve reggiana cui era soggetto. La millenaria storia del castrum medievale di Santo Stefano, a Novi di Modena, è la protagonista della seduta di studio, dal titolo “Il Castrum di Santo Stefano a Novi di Modena e il Vescovo di Reggio” che la sezione di Reggio Emilia della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi terrà venerdì 8 giugno 2018 alle 16.30 nella sala conferenze della Cassa Padana, in via Emilia Santo Stefano 25-27, a Reggio Emilia. Le relazioni di Sara Campagnari, archeologa della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, e Mauro Librenti, dell’università Ca’ Foscari di Venezia, illustreranno le antiche vicende del castrum fatto costruire dal vescovo di Reggio, inquadrandolo nel fenomeno dell’incastellamento del territorio emiliano (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/02/23/nella-campagna-tra-novi-di-modena-e-concordia-del-secchia-in-25-anni-di-ricerche-scoperto-e-salvato-dal-passaggio-di-unautostrada-un-castrum-villaggio-rurale-e-castello-altomedievale-ora-a/).

Ricostruzione della trasformazione del castrum in fortilizio signorile (XIII – XIV secolo)

Frequentata fin dall’epoca romana, l’area dove sorgeva il villaggio fa parte di un dosso fluviale generato da un paleoalveo del torrente Crostolo, posta oggi al confine tra Novi di Modena e Concordia sulla Secchia. Nelle fonti documentarie il villaggio è ricordato già a partire dall’841, in età carolingia. Su richiesta di Pietro, vescovo di Reggio (900 – 915) e proprietario di vari beni a Vicolongo, il re italico Berengario I concesse nel 911 il permesso di erigervi un castrum. Dopo la costruzione delle strutture difensive, il sito doveva mostrarsi come un piccolo gruppo di edifici protetti da un fossato, un terrapieno e una palizzata lignea. Nel 1287 il castrum – divenuto ormai un fortilizio signorile munito anche di torre, come suggeriscono i resti architettonici ritrovati – fu occupato e devastato da milizie mantovane e veronesi. Il castello fu però ricostruito, facendo ancora parlare di sé nei decenni successivi fino alla definitiva demolizione nella seconda metà del XIV secolo.

Placchetta in rame del XIII secolo, circolare decorata con racemi, probabilmente fissata all’abito a scopo ornamentale, simbolo della mostra (foto Roberto Macrì, Archivio fotografico SABAP-BO)

Il secolare oblio del castrum di Novi di Modena è stato interrotto da un lungo e complesso processo di ricerca sfociato nella recente emissione del vincolo archeologico. Ripetute ricognizioni di superficie, iniziate 27 anni fa, e sondaggi più approfonditi, propiziati nel 2011 dal progetto dell’Autostrada Regionale Cispadana, hanno non solo recuperato decine di reperti ceramici, metallici, numismatici, laterizi e lapidei, ma individuato in un areale di circa un ettaro, perfettamente visibile anche dalle foto aeree, un sito ad altissima potenzialità archeologica che sarà oggetto di future e approfondite ricerche.

A Bologna due giorni di studi con archeologi ed esperti a confronto su scoperte e dati archeologici più significativi emersi dagli scavi di epoca medievale più recenti. Una panoramica su quasi un millennio di storia a margine della mostra “Medioevo svelato”

Bacino (piatto) in maiolica con l’immagine di frate Simone dalla facciata di San Giacomo Maggiore di Bologna

Manifesto della mostra “Medioevo svelato” a Bologna

Archeologi ed esperti a confronto sulle infinite sfaccettature del Medioevo: una panoramica su quasi un millennio di storia, dalla tarda antichità  (IV-V secolo) agli inizi del Trecento. È quanto si propone di affrontare la due giorni del convegno “Medioevo al margine”, promosso da soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, istituto per i Beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna e università Ca’ Foscari di Venezia a margine della mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia” in corso al museo civico Medievale di Bologna fino al 17 giugno 2018 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/01/quarantanni-di-ricerche-lungo-la-via-emilia-nella-mostra-medioevo-svelato-storie-dellemilia-romagna-attraverso-larcheologia-al-museo-medievale-di-bologna/). Il convegno “Medioevo al margine” punta a sviluppare ulteriormente gli argomenti affrontati nella mostra, passando in rassegna le scoperte e i dati archeologici più significativi emersi dagli scavi di epoca medievale effettuati in anni recenti. I vari interventi coprono un arco cronologico di quasi un millennio (dal IV-V secolo agli inizi del Trecento) tracciando un quadro delle trasformazioni delle città tardo-antiche e degli insediamenti rurali, evidenziando il potere dei nuovi ceti dirigenti (Goti, Bizantini e Longobardi) attraverso la ritualità funeraria. In occasione del convegno viene presentato il catalogo scientifico della mostra a cura di Sauro Gelichi, Massimo Medica e Cinzia Cavallari.

Pettine in osso al momento del rinvenimento a Rimini

Il pettine in osso scoperto a Rimini dopo il restauro nei laboratori della soprintendenza

La locandina del convegno “Medioevo al margine” a Bologna

Veduta dall’altro dell’area di scavo 2017 nella Casa del Fabbro (foto Paolo Nanni)

Appuntamento dunque mercoledì 30 e giovedì 31 maggio 2018 all’auditorium della Regione Emilia-Romagna in viale Aldo Moro a Bologna (ingresso libero).  Intenso il programma. Si inizia mercoledì 30 maggio 2018, alle 10, con i saluti di  Roberto Balzani, presidente dell’istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna. Seguiranno gli interventi di Sauro Gelichi e Luigi Malnati su “Le ragioni di una mostra e di un convegno. Introduzione”; Giancarlo Grillini su “Analisi scientifiche dei lapidei e delle malte della cripta dell’Abbazia di Valsenio (RA)”; Katiuscia Doppiu e Isabella Rimondi su “La cintura ageminata di Rezzanello (PC): un contributo alla lettura dopo i recenti restauri”; Monica Zanardi del laboratorio di restauro della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio Bo-Mo-Re-Fe su “Il restauro del pettine in osso di via A. Da Brescia, Rimini”. Alle 13 pausa, si riprende alle 15, con Paolo De Vingo su “La necropoli longobarda di Spilamberto: un centro di potere e di scambio nel Modenese altomedievale”; Massimiliano David su “Ostia tardoantica. La lenta agonia di una città alla luce della ricerca archeologica”; Francesca Romana Stasolla su “Aspetti archeologici della vita sociale di una città del pieno medioevo: spazi di vita e di lavoro a Cencelle”; Sauro Gelichi e Luigi Malnati, con la presentazione del volume “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”, catalogo della Mostra, Bologna 2018; Maria Grazia Fichera su “Elementi di cintura bronzei di tradizione bizantina: confronto fra contesti siciliani e contesti dell’Emilia-Romagna”; Fabio Bracci e Alessandro Alessio Rucco su “Claterna: le trasformazioni di una città tardoantica attraverso l’evidenza della domus del Fabbro”; Alberto Stignani su “Alcuni dati preliminari sui rinvenimenti numismatici della domus del Fabbro”; Renata Curina, Valentina Di Stefano e Mauro Librenti su “Il cimitero ebraico medievale di Bologna. Considerazioni preliminari”.

La cella vinaria della villa romana di Bordonchio (Rimini)

Ricostruzione della trasformazione del castrum in fortilizio signorile (XIII – XIV secolo)

Seconda giornata di convegno di studi giovedì 31 maggio 2018. Si inizia alle 9.30 con Cristian Tassinari su “Le ultime fasi della villa di Bordonchio (RN)”; Cristina Anghinetti, Manuela Catarsi e Patrizia Raggio su “Una necropoli gota lungo l’antica strada Parma-Lucca”; Francesca Frasca e Adelmo Garuti su “Tecniche orafe di età medievale”; Daniele Sacco e Siegfried Vona su “Archeologia medievale nella provincia di Rimini: la riorganizzazione del tessuto insediativo nel Medioevo”; Fabrizio Benente e Giada Molinari su “Le città della Liguria marittima tra V e VIII secolo: evidenze di crisi e di trasformazione del paesaggio urbano”; Sara Campagnari e Mauro Librenti su “Il castrum di Vicolongo a Novi di Modena. L’evoluzione di un castello nella pianura modenese”; Enrico Cirelli e Debora Ferreri su “Il castello di Rontana (Brisighella, RA)”; Claudio Negrelli, Marco Palmieri e Tiziano Trocchi su “Un villaggio medievale al nuovo sottopasso della SP3. Funo e la pianura bolognese tra X e XIII secolo”. Alle 13 pausa. Si riprende alle 15, con Fabrizio Benente e Simona Caleca su “L’Alta Valle Scrivia tra fonti documentarie e fonti archeologiche: popolamento e fortificazioni dell’habitat tra XII-XVI secolo”; Manuela Catarsi su “Da Fidenza a Borgo San Donnino”; Chiara Guarnieri su “Ferrara, da città in legno a città in mattoni: nuovi dati dalle indagini archeologiche urbane”; Matteo Casadei, Cinzia Cavallari e Claudio Negrelli su “Cesena, il palinsesto di via Strinati dalla tarda antichità all’età postmedievale”; Lara Sabbionesi su “Pro maiore sanitate hominum civitatis… et burgorum: lo smaltimento dei rifiuti nelle città medievali dell’Emilia-Romagna”; Simone Biondi e Cinzia Cavallari su “Archeologia urbana a Cesena, piazza della Libertà”. I lavori si concludono alle 18.

Agli scavi archeologici nel Modenese nel 2017 è dedicata la seduta di studio della deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi: focus sull’insediamento neolitico di Corletto, le strutture altomedievali di Formigine e la mansio di Forum Gallorum

L’Aedes Muratoriana a Modena

Dall’insediamento in località Corletto alla cittadella altomedievale di Formigine alla mansio romana di Forum Gallorum, sono solo alcune, le principali, tra le ultime novità e ricerche in campo archeologico nel territorio modenese cui è dedicata la seduta di studio del 26 maggio 2018 della deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi, con relatori Sara Campagnari e Donato Labate, archeologi della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Appuntamento dunque sabato 26 maggio 2018, alle 16, all’Aedes Muratoriana, in via Pomposa a Modena con “Gli scavi archeologici nel Modenese nel 2017”, ingresso libero. Campagnari e Labate illustreranno gli scavi archeologici realizzati nell’ambito della città di Modena e della sua provincia nel corso del 2017, seguiti dalla soprintendenza.

Sepolture a inumazione databili al Neolitico scoperte in località Corletto (frazione di Modena tra Marzaglia e Baggiovara)

Tra gli scavi del 2017 va segnalata, per il particolare interesse, la scoperta in località Corletto (frazione di Modena tra Marzaglia e Baggiovara) di un insediamento di età Neolitica che continua a restituire resti di strutture abitative, infrastrutture (tre pozzi) e tombe, portate alla luce in seguito ai controlli eseguiti dalla Soprintendenza in aree soggette ad attività estrattive. Nelle cave di Corletto sono anche emerse alcune tombe alla cappuccina messe in relaziona alla presenza di un rustico di età tardo antica scoperto nelle vicinanze.
Gli scavi effettuati nel 2017 nella provincia di Modena derivano in massima parte dalle indagini archeologiche preliminari contemplate nella pianificazione comunale, come a Formigine, dove sono state messe in luce sia le strutture dell’ospitale costruito in prossimità della chiesa di Colombaro, sia altre strutture come una calcara, una strada e un piccolo cimitero.

Sepolture medievali rinvenute a Formigine nell’area della chiesa di Colombaro

Le recenti indagini archeologiche a Formigine hanno infatti svelato la fisionomia di un grande monastero risalente al XII secolo e quindi contemporaneo alla Pieve romanica di San Giacomo Maggiore, che era luogo di sosta per i pellegrini in viaggio per Roma. Durante le ultime fasi di scavo sono state anche messe alla luce sei sepolture ubicate in un’area che all’epoca presumibilmente fungeva da sagrato. Si tratta, con ogni probabilità, di abitanti del luogo. I corpi erano collocati in una semplice fossa terragna e la disposizione di tutti i defunti segue l’orientamento canonico est-ovest con la testa ad ovest e il volto che guardava verso oriente, simbolo della rinascita nel mondo ultraterreno. Nessun elemento era posto a corredo: l’anima, nella cultura cristiana, doveva presentarsi completamente spoglia davanti a Dio. Solo nel caso della sepoltura di un bambino, è stata trovata una moneta, elemento essenziale per la datazione dei resti.

Statuette fittili provenienti da Prato dei Monti in mostra a Castelfranco Emilia

Alla procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico si deve inoltre l’importante scoperta di una mansio, una stazione di posta di epoca romana a Castelfranco Emilia, la quale, oltre ad integrare i pochi dati di scavo attualmente a disposizione sull’antico centro di Forum Gallorum, rappresenta un raro caso di studio di una struttura messa a disposizione del cursus publicus, ovvero il servizio di posta di epoca romana, riorganizzato dall’imperatore Augusto. Fra il II e il I secolo a.C. il fertile territorio agricolo di Castelfranco Emilia, compreso nella colonia di Mutina (l’odierna Modena), viene suddiviso in lotti da assegnare ai coloni romani e inserito nelle maglie della centuriazione, lungo la via Emilia realizzata nel 187 a.C. dal console Marco Emilio Lepido. Proprio a Marco Emilio Lepido e alla sua politica di pacificazione si deve probabilmente la nascita – a partire dal 173 a.C. – di Forum Gallorum (oggi identificata nell’odierna Castelfranco Emilia), un centro caratterizzato dall’integrazione con i coloni italici di genti dell’antico substrato etrusco-padano, celti e liguri sopravvissuti alle sanguinose guerre con Roma (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/10/06/a-castelfranco-emilia-nel-rinnovato-museo-archeologico-simonini-apre-la-mostra-alle-soglie-della-romanizzazione-storia-e-archeologia-di-forum-gallorum-viaggio-in/).

Due progetti sul patrimonio ebraico e sui luoghi della storia della comunità ebraica bolognese presentati a Bologna nella tavola rotonda “Bologna Ebraica. Storia e Patrimonio della Città”

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)

Anello d’oro recuperato dagli scavi del cimitero ebraico medievale di Bologna (foto Roberto Macrì)

Da una parte la pubblicazione “Il Cimitero ebraico medievale di Bologna: un percorso tra memoria e valorizzazione”, finanziata dalla Fondazione Del Monte, dall’altra il progetto “Sui passi della Bologna ebraica”, finanziato dalla Fondazione Carisbo: sono i due progetti sul patrimonio ebraico e sui luoghi della storia della comunità ebraica bolognese che saranno presentati da soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dalla Comunità Ebraica di Bologna nella tavola rotonda “Bologna Ebraica. Storia e Patrimonio della Città” in programma giovedì 10 Maggio 2018, alle 17, nella sala della Cultura di Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna, in via Castiglione a Bologna. Alla tavola rotonda, condotta dal direttore del Corriere di Bologna, Enrico Franco, partecipano Fabio Roversi Monaco, presidente Genus Bononiae; Marco Lombardo, assessore Relazioni europee e internazionali, Cooperazione internazionale, ONG, Lavoro, Attività produttive, Politiche per il Terzo Settore, Progetto “Insieme per il Lavoro”, Comune di Bologna; Daniele De Paz, presidente Comunità Ebraica di Bologna; Leone Sibani, presidente Fondazione Carisbo; Sabina Magrini, segretariato regionale del MiBACT per l’Emilia Romagna; Guido Ottolenghi, presidente Fondazione Museo Ebraico di Bologna. Nel corso della tavola rotonda i progetti saranno presentati dalle archeologhe del MiBACT, Renata Curina e Valentina Di Stefano, dall’antropologa Maria Giovanna Belcastro, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, e da Giacomo Sanzani, consulente di comunicazione multimediale. L’iniziativa si avvale del patrocinio del Comune di Bologna e dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Bologna (per la scoperta del cimitero ebraico vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/02/archeologia-medievale-scoperto-in-via-orfeo-a-bologna-il-cimitero-ebraico-soppresso-450-anni-fa-con-le-sue-408-sepolture-e-il-piu-grande-ditalia-e-il-secondo-in-europa-sara-il-fulcro-di-un/).